Le città tardo barocche del Val di Noto

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Le otto città della Sicilia sud orientale (Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) furono ricostruite dopo il 1693 sopra o nelle vicinanze dei resti di quelle distrutte nello stesso anno dal terremoto. Rappresentano il risultato di un considerevole impegno collettivo condotto con successo e con risultati architettonici e artistici di alto livello. Vincolate allo stile tardo Barocco dell’epoca, esse sono un unicum per le importanti innovazioni apportate nel campo della pianificazione e della progettazione urbanistica.

  • Valore UNESCO

    Le otto città del sud-est della Sicilia (Catania, Militello Val di Catania, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Noto e Scicli) furono ricostruite dopo il 1693 in seguito a un devastante terremoto. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva portata con successo a un alto livello di architettura e compimento artistico. Riconosciute come tesori del Tardo Barocco, esibiscono particolari innovazioni nella progettazione urbanistica della città e negli apparati decorativi monumentali.

    Le radici: dai romani ai normanni
    Dalle primitive testimonianze di utensili in osso, in metallo e soprattutto in ceramica dei siti più antichi (Sant’Ippolito presso Caltagirone, Trefontane presso Paternò e Torricella presso Ramacca), si giunge alla fine del secolo VIII a.C., quando i greci cominciarono a colonizzare la Sicilia. Secondo lo storico ateniese Tucidide la fondazione della città di Catania avvenne nel 729 a.C., mentre l’assoggettamento ai Romani si attuò prima attraverso forme burocratiche di controllo (il pagamento della decima, un tributo dovuto dagli agricoltori) e in un secondo tempo (21 a.C.) ufficialmente col riconoscimento di Catania come colonia romana. In quell’epoca la città era il luogo dove si stanziavano i ricchi patrizi con lussuose abitazioni e tutte le testimonianze architettoniche e ornamentali dimostrano che fu un periodo di grande benessere. I Bizantini dominarono Catania a partire dal 535 d.C. fino all’arrivo degli Arabi (875) ai quali succedettero i Normanni dal 1060. Quando si estinse la dinastia normanna degli Altavilla, il Regno di Sicilia (istituito nel 1130) passò sotto il dominio degli Svevi fino all’ultimo re svevo, Manfredi, al quale seguirono il periodo angioino, quello aragonese e quello spagnolo.
    La scossa tellurica del 1693
    Durante il regno di Carlo II d’Asburgo, re di Spagna, una parte della Sicilia venne rasa al suolo da un terremoto catastrofico per proporzioni e intensità che interessò la faglia Ibleo-Maltese: l’antico borgo medievale di Occhiolà venne completamente distrutto e da allora mai più ricostruito; a Militello si salvò soltanto una parte della chiesa di S. Maria la Vetere; a Caltagirone rimasero in piedi soltanto il ponte di San Francesco e poche case; Noto venne completamente distrutta e ricostruita in un altro sito; crollarono quasi tutte le abitazioni di Palazzolo Acreide, Modica e Scicli; Catania venne dichiarata distrutta. L’evento sismico dell’11 gennaio 1693 raggiunse una magnitudo di 7.4 sulla scala Richter e rappresenta uno dei terremoti più devastanti della storia moderna d’Italia. Fu preceduto da due scosse meno intense e seguito da una scia sismica molto lunga, costituita da un migliaio di episodi. Il numero delle vittime fu stimato dal viceré spagnolo attorno alla cifra sconvolgente di 54.000 morti (a Catania perse la vita oltre il 60% della popolazione), con 45 centri coinvolti; la scossa si propagò fino alla costa tunisina. Nell’area interessata avvennero fenomeni notevoli anche sotto il profilo ambientale, con mutamenti dell’assetto idrogeologico: frane, sparizione di specchi d’acqua, apertura di fenditure nel terreno, dove in alcuni casi vi furono fuoriuscite di acqua sulfurea e sabbia, alcune fonti cambiarono la loro portata e il loro corso, altre scomparvero. Un giurista di Occhiolà scrisse il resoconto di quel momento duro e triste per gli abitanti delle zone colpite dal sisma: “Perdurò si fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que miseri scampati dagli offendenti sassi e cadute maramme, semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gli occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra, si abbagliò dalle lacrime la vista, e dal fremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare” (Mario Centorbi, Ragguaglio Lacrimevole). Le culture classica e spagnola, che crebbero con la Sicilia, furono gli importanti punti di riferimento in quel panorama desolato ma pronto a ristabilirsi che seguì il 1693. In un clima di azione collettiva, la ricostruzione si alimentò di precise concezioni spaziali all’insegna sia della sicurezza antisismica che del valore estetico.
    Ricostruzione e conservazione di un patrimonio artistico e architettonico
    Nel 1693 la Sicilia era ancora ufficialmente sotto il dominio spagnolo ma di fatto vigeva un controllo esercitato da poteri aristocratici autoctoni. Il programma di ricostruzione fu avviato dal Duca di Camastra con la collaborazione dell’ingegnere militare Carlos de Grunembergh: all’epoca il viceré di Spagna era solito trascorrere sei mesi a Palermo e sei a Catania, dunque ciascuna città possedeva una corte dove avevano dimora i membri dell’aristocrazia. Lo schema adottato per Palermo e Catania venne scelto anche per il rinnovo delle città secondarie, fino alle residenze di campagna, per esempio con nuove facciate barocche su antichi castelli. Le otto città del Val di Noto, accomunate fin dalle origini perché sorte attorno a un castello o derivate da un nucleo di fondazione monastica, furono diversamente colpite dal terremoto ed ebbero percorsi di ricostruzione differenti eppure omogenei, sotto la comune egida degli intenti di un’opera civile collettiva. In linea generale le ricostruzioni scelsero sempre assi viari dritti e larghi accostati ad ampie piazze e decori eleganti, elementi di esuberante valore scenografico e senso cromatico tipicamente barocchi. Le città e le zone ricostruite si prospettavano idealmente come teatri per grandi processioni e cortei trionfali. Al lavoro si misero molti architetti formatisi a Roma che seppero coniugare architettura colta e tradizione artigianale locale, realizzando progetti sofisticati e dai connotati precisi, quelli che divennero e sono i tratti identificativi del Barocco siciliano. Le ricche e pregiate facciate di Caltagirone, l’impianto difensivo murario a Militello, fedelmente ricostruito nel Barocco così come era prima del terremoto, il piano urbano geometrico e unitario di Catania interamente ricostruita sulle proprie rovine, Modica coi suoi imponenti monumenti e i suoi due centri urbani (uno dei quali riposizionato in seguito al terremoto), il disegno urbano e il progetto architettonico della città “ideale” di Noto ricostruita sul nuovo sito del colle “Meti” che si combinano a realizzare un meraviglioso e spettacolare effetto barocco, il nuovo nucleo cittadino (una sorta di “città nuova”) costruito a Palazzolo Acreide dopo il 1693, Ragusa coi suoi palazzi e chiese barocchi e i suoi due centri, uno dei quali rinnovato dopo il terremoto, infine a Scicli, lo scenografico Palazzo Beneventano con fantastiche decorazioni: questi gli elementi che caratterizzano il Tardo Barocco siciliano del Val di Noto, un complesso di opere che nella loro globalità affrontarono gloriosamente e con entusiasmo la ricostruzione e che oggi rappresentano il grande valore artistico, estetico e architettonico di un’epoca.
    Per saperne di più
    Monumenti inseriti nel Riconoscimento
    La Piazza del Duomo di Catania prese forma in epoca normanna diventando il centro della città spostato rispetto all’acropoli greca che sorgeva più a ovest e assumendo il nome di “platea magna”. Dopo l’elegante sviluppo di palazzi ed edifici nobiliari e religiosi in epoca aragonese, la piazza venne completamente rasa al suolo nel 1693 e ricostruita un anno dopo. Secondo l’ideale di chi guidò e organizzò le opere di ricostruzione, il Duca di Camastra, essa assunse pienamente i caratteri del Barocco ma sapendo allo stesso tempo esprimere grande libertà compositiva. Tra gli elementi che appartengono alla personalità barocca della città sono da ricordare: la Cattedrale, opera di Palazzotto e Giovanni Battista Vaccarini (1702-1768), geniale abate e architetto siciliano; la direttrice stradale di Via dei CrociferiPalazzo Municipale o Palazzo degli Elefanti (1732); la Chiesa di San Benedetto, con la facciata in pietra calcarea dall’alto potere suggestivo per l’imponente apparato decorativo; la Chiesa della Badia di Sant’Agata (1735) realizzata da Giovanni Battista Vaccarini (1702-1768) a pianta ellittica e con raffinate decorazioni in cui si alternano moduli concavi e convessi che la rendono eccezionale esempio di ‘architettura in movimento’; la Collegiata (“Regia Cappella” dal 1396, dedicata alla Madonna dell’Elemosina) che rappresenta splendidamente il classicismo italiano ispirato dal Barocco romano; il Monastero dei Benedettini o Monastero di San Nicolò l’Arena, che per le sue dimensioni è considerato il secondo complesso monumentale del suo genere in Europa. A Militello, la chiesa madre di San Nicolò, ricostruita anch’essa dopo il terremoto, conserva del precedente edificio il grandioso altare maggiore; la Chiesa di Santa Maria della Stella sorge nell’omonima piazza, ed è stata edificata tra il 1722 e il 1741, mostra un’elegante facciata dal prospetto ricco e armoniosamente decorato con spettacolari cornici e capitelli. Nel tempio è conservato il Tesoro del Santuario mariano (Tesoro di Santa Maria della Stella), costituito da una ricca collezione di gioielli ex voto. Caltagirone venne ricostruita grazie all’opera dei più importanti architetti siciliani: Rosario Gagliardi, Giuseppe Venanzio Marvuglia, Francesco Battaglia e Natale Bonaiuto. La Chiesa di San Francesco d’Assisi, annessa al convento e risalente al XIII secolo, venne ricostruita dopo il terremoto e conserva dell’edificio originario una cappella con volta a crociera. La Chiesa di Santa Chiara, realizzata da Rosario Gagliardi tra il 1743 e il 1748, presenta pianta poligonale, prospetto curvilineo e al suo interno un pavimento riccamente maiolicato. L’interno della Chiesa di San Salvatore, a pianta ottagonale, conserva una Madonna di Antonello Gagini (scultore rinascimentale locale); di fronte a San Salvatore si trova la Chiesa di San Domenico, oggi un auditorium musicale. La Chiesa di Santa Maria del Monte si trova nella parte più alta della città. Ex chiesa madre, si pensa che avesse origini normanne prima di essere ricostruita una prima volta nel 1542 e poi a seguito del terremoto. L’opera, venne eseguita dopo il 1693 su progetto di Francesco Battaglia. Dedicata al santo patrono della città, la Chiesa di San Giacomo sorse nel 1090 per volere del conte Ruggero e venne ricostruita dopo il terremoto: al suo interno si possono ammirare eleganti portali in pietra e in bronzo. Accanto a questi vi sono i monumenti di valore civile che rappresentano la maestria degli artisti, artigiani e progettisti locali: la Corte Capitanale, il Museo Civico, il Monte delle Prestanze e il Ponte di San Francesco. A Palazzolo Acreide la Chiesa di San Sebastiano, i cui lavori di ricostruzione terminarono intorno al 1782, con la sua maestosa facciata fu realizzata dopo il terremoto dall’architetto siracusano Mario Diamante. La Chiesa di San Paolo fu ricostruita grazie alle elemosine e la meravigliosa facciata barocca (di cui non si conosce con certezza l’autore) è stata terminata entro il secolo XVIII. Ragusa anticamente nota con il nome di Ibla, si trova  posizionata sulla sommità di un colle ai margini del quale si aprono tre vallate profonde. È composta anch’essa due nuclei, uno ricostruito sull’antico tracciato medievale e l’altro, la città alta odierna, nuovamente costruito dopo il 1693. Conta dieci magnifiche chiese e sette palazzi altrettanto eccezionali, tutti barocchi. La  Chiesa di San Giorgio a Modica alta è stata dichiarata chiesa madre, come la Chiesa di San Pietro a Modica bassa. A San Pietro resistette al terremoto del 1693 una cappella laterale dedicata all’Immacolata. San Giorgio, risultato finale dell’opera di ricostruzione sei-settecentesca, ha tutte le caratteristiche per poter essere considerato eccellente simbolo del Barocco siciliano. La critica ha individuato un legame tra la Chiesa di San Giorgio di Modica con la Chiesa Madre di Dresda e con l’architettura dell’area tedesca. In epoca araba (IX- XI secolo d.C.) Noto aveva funzione di ‘capovallo’, cioè di centro amministrativo di riferimento, da cui Vallo o Val di Noto; il Vallo, in arabo waal o wali, era un distretto amministrativo poiché la Sicilia era stata divisa dagli Arabi in tre circoscrizioni: il Val di Noto che copriva la Sicilia meridionale, il Val Demone che comprendeva la parte nord-orientale dell’isola e il Val di Mazara che individuava le zone centro-occidentali. Nel 1091 Noto fu persa dagli arabi cadendo in mano al normanno Ruggero d’Altavilla; fu l’ultima città a cadere in mano normanna: dopo decenni di guerra, l’isola diventò interamente normanna. Noto è anche detta “il giardino di pietra” per la straordinaria concentrazione di apparati decorativi barocchi che caratterizzano gli edifici urbani con innumerevoli volute, colonne tortili e riccioli di pietra rosata. La Cattedrale di Noto, o Chiesa Madre di San Nicolò, è una vera perla del Barocco siciliano per la facciata classicheggiante che si eleva da una ampia e spettacolare scalinata. Palazzo Nicolaci di Villadorata esprime in modo insuperabile l’essenza dello spirito barocco con la fantasiosa rassegna di figure che adornano le  balconate dove si osservano cavalli alati, ippogrifi, sirene, sfingi, maschere, putti. Il Palazzo Beneventano di Scicli rappresenta uno splendido esempio di barocco siciliano, la Chiesa di San Michele Arcangelo con il suo impianto trapezoidale è espressione tipicamente settecentesca, assieme a questa sono inserite nel Sito UNESCO anche la Chiesa di San Giovanni Evangelista (pianta ellittica e decorazioni interne del XIX secolo) e la Chiesa di Santa Teresa, la quale rappresenta in modo straordinariamente ricco l’architettura ecclesiastica tardo barocca.
    San Giorgio a Modica: eccellente esempio del Barocco siciliano
    La Chiesa di San Giorgio è considerata l’architettura più imponente e significativa non soltanto della città di Modica ma anche di tutta la Sicilia sud-orientale. Secondo la leggenda il fondatore fu il condottiero normanno Ruggero d’Altavilla (secolo XII), del quale all’interno, sul portale principale, è ancora conservata ed esposta l’armatura. L’edificio religioso è di notevole interesse sia per la sua bellezza che per la sua posizione rispetto al disegno urbano: si trova infatti al centro della città, contornata da vie tortuose e scalinate oltre che da spazi ampi su piani irregolari. Dopo un primo radicale intervento nel 1643, la scossa di terremoto del 1693 rese necessaria la ricostruzione di molte strutture fortemente danneggiate. La Chiesa di San Giorgio racchiude preziose opere pittoriche, ma l’elemento per cui forse è maggiormente interessante e celebre è la facciata. Il lavori di ricostruzione cominciarono, secondo gli studiosi, attorno al 1761 e sono unanimemente attribuiti a Rosario Gagliardi, ma la presentazione dei progetti “in gara” cominciò dal 1716 ed è riconosciuto un ruolo anche all’architetto Paolo Labisi. Si tratta di una facciata decorata in stile molto ricco e sofisticato, rivolta su una piazza antistante che nel Settecento doveva essere disegnata con orti, giardini e terrazzamenti. Gli studi sul Barocco mettono in luce un legame straordinariamente interessante tra quanto accadde in questa Sicilia sud-orientale e quanto accadde, sulla stessa linea stilistica e architettonica, in Germania, Baviera e Austria: opere che testimoniano tutte un comune gusto per l’esuberanza delle linee curve e sinuose, i motivi ricchi e policentrici all’insegna della teatralità, in deciso contrasto con il razionalismo illuminista che ispirò lo stile neoclassico.
    Dopo il 1693: le modalità di ricostruzione nella Sicilia orientale post-terremoto
    La ricostruzione degli insediamenti abitativi impegnò il governo centrale e le amministrazioni locali per molti anni. L’analisi di questo lungo e complesso processo di ricostruzione ha dimostrato che gli interventi si attuarono secondo modalità diverse da caso a caso raggruppabili in tre situazioni tipiche: città ricostruite in siti diversi dagli originari; città ricostruite ex novo sul vecchio sito, cambiando lo schema planimetrico; città ricostruite rispettando l’andamento viario originario. I cambiamenti di sito furono complessivamente pochi perchè richiedevano l’assenso della popolazione e il parere favorevole del vicerè. Questo tipo di soluzione fu adottata per Noto, Avola, Occhiolà (l’attuale Grammichele), Giarratana, Sortino, Biscari (Acate), Monterosso, Fenicia Moncata (Belpasso); a questi va aggiunto lo sdoppiamento di Ragusa, con la creazione di un nuovo abitato. Oltre ai veri e proprio cambiamenti di sito vanno segnalati alcuni ‘slittamenti’, cioè quegli insediamenti che abbandonarono picchi o declivi e furono ricostruiti sui pianori o nelle vallate adiacenti come Scicli, Buscemi, Ferla. Gli altri centri vennero ricostruiti in situ. La maggior parte delle città, come Siracusa e Caltagirone, furono riscotruite seguendo la piante originaria. […] In altri, come si vedrà per Catania, venne tracciata una nuova pianta urbana, tenendo conto di ciò che rimaneva delle antiche strutture della città e delle nuove esigenze”.Enzo Boschi, Emanuela Guidoboni, Catania terremoti e lave. Dal mondo antico alla fine del Novecento, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – SGA Storia Geofisica Ambiente, Compositori, 2001, Bologna, p. 126
    La “scalazza” di Caltagirone
    La scalinata di Santa Maria del Monte fu sistemata sulla base di un progetto dell’architetto Giovanni Giacalone, nel 1606, unendo, quasi come una spina dorsale, la parte ‘alta’ della città, sede simbolica del potere religioso, a quella ‘bassa’ che è sede del potere civile. La “scalazza” copre uno sbalzo altimetrico di 50 metri e, partendo dalla piazza della chiesa, offre una discesa spettacolare. Nel corso degli anni ha subito diverse modifiche e nel 1954 le alzate dei gradini sono state rivestite di maioliche policrome e lava nera con disegni e stili che richiamano le origini sicule, arabe, normanne e spagnole. Ogni 24 e 25 luglio, in occasione della Festa di San Giacomo, la scala viene scenograficamente decorata con cilindri di carta colorata, i tradizionali “coppi”, che contengono migliaia di candele, per un favoloso effetto di illuminazione scenografica.
    La fontana dell’Elefante a Catania
    L’Elefante di pietra lavica è posizionato al centro della Piazza del Duomo, ed è considerato il simbolo della città. La storia di questo monumento è curiosa e ricca di dettagli rocamboleschi, per metà avvolta nella leggenda dei tempi antichi. Quel che è certamente noto è che l’architetto Giovanni Battista Vaccarini trovò la statua di lava dell’elefante nel Palazzo di città e lo pose, assieme ad altri cimeli dell’Antichità, al centro del progetto di una fontana monumentale ispirata alla Minerva romana del Bernini. Prima di questo lavoro, alle sue origini, la statua dell’elefante era un simbolo pagano. Detto ancor oggi popolarmente “Liotru” o “Diotru”, l’elefante era simbolo di Eliodoro, il quale (personaggio dotato di valenze semi-leggendarie e tradizionalmente ricordato per i suoi poteri magici) alle fine del secolo VIII era uno degli ultimi rappresentanti della cultura pagana destinata a scomparire. Il carattere semi-magico di Eliodoro, che nottetempo si diceva cavalcasse il pachiderma lavico, si scontrò con un vescovo cristiano (Leone detto il Taumaturgo) e così Eliodoro venne condannato a morte. Rimase la presunta cavalcatura del mago Eliodoro, di cui tutti si dimenticarono per lungo tempo fino alla costruzione del portale di Liodoro o Liòduro e infine alla scoperta e al riutilizzo per volere del Vaccarini.
    Protagonisti
    Giuseppe Lanza
    Giuseppe Lanza, Duca di Camastra (Palermo, 1630 ca. – 1708)

    Fu un valoroso ed energico difensore del potere siciliano a fronte delle pressioni francesi. Da capitano di giustizia di Palermo nel 1672, venne promosso sergente generale e pretore di Palermo nel 1679. Quando, l’11 gennaio del 1693, il terremoto investì la Sicilia orientale distruggendo Catania e molti paesi, venne nominato dal viceré spagnolo, Francisco Pachedo duca d’Uzenda, vicario generale per il Val di Noto e il Val Demone, con poteri in pratica assoluti. Ancora una volta dimostrò di possedere ottime competenze organizzative, pianificando in modo razionale gli interventi per risollevare le zone colpite dal disastro naturale, dall’operazione di soccorso ai superstiti, alla direzione dello sgombero delle macerie e dei cadaveri (che rappresentavano un grosso fattore di rischio per la salute pubblica), dall’approvvigionamento dei viveri alla applicazione di provvedimenti economici speciali per facilitare l’economia delle aree colpite dal sisma. Si adoperò con lungimiranza sul piano della ricostruzione, da un lato gestendo i lavori per la costruzione di baracche provvisorie, dall’altro collaborando attivamente con le due giunte speciali, istituite dal viceré spagnolo, l’una civile per elaborare i progetti di ricostruzione di città regie e baronali, e l’altra religiosa mirata agli edifici sacri come chiese e monasteri.

    Rosario Gagliardi
    Rosario Gagliardi (Siracusa, 1698 – Noto, 1762)  

    Fu architetto di grande rappresentatività per il barocco siciliano. Fu il maggiore tra gli illustri artefici della grande ricostruzione nel Val di Noto dopo il terremoto del 1693 e tra i fautori del grande piano di ricostruzione, un’opera che vide coinvolta la collettività in modo corale e affiatato, sotto la guida di personaggi politici, maestri artigiani, architetti e benefattori di ogni genere. Relazionandosi sia al Barocco romano che a quello austriaco, seppe lavorare con maestria a Noto, Modica e Ragusa.

    Giovanni Battista Vaccarini
    Giovanni Battista Vaccarini (Palermo, 1702 – Milazzo, 1769)

    Formatosi a Roma, si stabilì a Catania a partire dal 1730 per dirigere i lavori e in particolare occuparsi dell’inserimento degli edifici nel contesto urbano. Opere sua furono la facciata della Cattedrale, la Fontana dell’Elefante, il Siculorum Gymnasium (Corte dell’Università), il capolavoro di architettura religiosa della Badia di Sant’Agata e la Chiesa di San Giuliano. Tra gli edifici civili si ricordano il Palazzo Valle, la Corte del Collegio Cutelli e varie case patrizie. La caratteristica distintiva di Vaccarini, così come il connotato principale di tutte le città tardo barocche della Sicilia sud-orientale, fu un felice connubio di stile classico e tradizione locale.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    «Tutti dovettero avere una grande superbia, un grande orgoglio, un alto senso si sé, di sé come individui e di sé come comunità, se subito dopo il terremoto vollero e seppero ricostruire miracolosamente quelle città, con quelle topografie, con quelle architetture barocche: scenografiche, ardite, abbaglianti concretizzazioni di sogni, realizzazioni di fantastiche utopie. Sembrano nei loro incredibili movimenti, nelle loro aeree, apparenti fragilità, una suprema provocazione, una sfida ad ogni futuro sommovimento della terra, ad ogni ulteriore terremoto; e sembrano insieme, le facciate di quelle chiese, di quei conventi, di quei palazzi pubblici e privati, nei loro movimenti, nel loro ondeggiare e traballare “a guisa di mare”, nel loro gonfiarsi e vibrare come vele al vento, la rappresentazione, la pietrificazione, l’immagine, apotropaica o scaramantica, del terremoto stesso: la distruzione volta in costruzione, la paura in coraggio, l’oscuro in luce, l’orrore in bellezza, l’irrazionale in fantasia creatrice, l’anarchia incontrollabile della natura nella leibniziana, illuministica anarchia creatrice; il caos in logos, infine. Che è sempre il cammino della civiltà e della storia».

    Vincenzo Consolo, Anarchia equilibrata in V. Consolo, G. Leone, Il Barocco in Sicilia. La rinascita del Val di Noto, Bompiani, 1991

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Val di Noto e... le Residenze della Casa Reale di Savoia in Piemonte
    Il Sito seriale piemontese permette di raffrontare i canoni del Barocco sabaudo del geniale Filippo Juvarra e di Benedetto Alfieri, con quelli del Tardo Barocco siciliano. In entrambi si ritrovano la rappresentazione illusionistica dello spazio, la teatralità scenografica, l’espressività attraverso la dinamica di luce e ombra, il dinamismo vivace, la spettacolarizzazione della natura e il trionfalismo delle forme.
    Val di Noto e... il centro storico di Napoli

    La capitale partenopea è fortemente caratterizzata da una produzione architettonica secondo i moduli tardobarocchi, su iniziativa della nobilità cittadina e ad opera di artisti tra i quali Domenico Vaccaro e Ferdinando Sanfelice.
    Val di Noto e... Siracusa e la Necropoli rupestre di Pantalica
    Nel paesaggio urbano di Siracusa, città dall’impronta storica e culturale profondamente e costitutivamente sincretica, sono individuabili elementi comuni rintracciabili nei centri del Val di Noto: il legame con il Mediterraneo, le origini classiche, la presenza caratterizzante dell’estetica barocca, i materiali locali iblei impiegati nei beni monumentali.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    V. Consolo, G. Leone, Il barocco in Sicilia : la rinascita del Val di Noto , Milano, Bompiani, 1991

    L. Trigilia, Il terremoto del 1693 e la ricostruzione, in Storia della Sicilia, vol. X, Editalia/Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1999

    G. Sgarzini, Il Barocco del Val di Noto, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 2005

    S. Piazza, Le città tardobarocche del Val di Noto nella World Heritage List dell’UNESCO / saggi introduttivi Mariella Muti et al., Palermo, Edibook Giada, 2008

    Catania e provincia. Le città barocche, il mar Ionio l’Etna e le aree naturalistiche, Touring Club Italiano, Azienda Provinciale Turismo Catania, 2000

    L. Trigilia, La valle del barocco, città siciliane del Val di Noto “patrimonio dell’umanità”, Sanfilippo Editore, Palermo 2002

    L. Trigilia, Un viaggio nella Valle del Barocco, Pantalica, Siracusa e le città del Val di Noto “patrimonio dell’umanità”, Introduzione di M. Fagiolo, Palermo 2007, Domenico Sanfilippo Editore

    E. Boschi, E. Guidoboni, Catania terremoti e lave. Dal mondo antico alla fine del Novecento, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – SGA Storia Geofisica Ambiente, Compositori, 2001, Bologna

  • Valore UNESCO

    Le otto città del sud-est della Sicilia (Catania, Militello Val di Catania, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Noto e Scicli) furono ricostruite dopo il 1693 in seguito a un devastante terremoto. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva portata con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico. Riconosciute come tesori del Tardo Barocco, esibiscono particolari innovazioni nella progettazione urbanistica della città e negli apparati decorativi monumentali.

    Le radici: dai romani ai normanni
    Dalle primitive testimonianze di utensili in osso, in metallo e soprattutto in ceramica dei siti più antichi (Sant’Ippolito presso Caltagirone, Trefontane presso Paternò e Torricella presso Ramacca), si giunge alla fine del secolo VIII a.C., quando i Greci cominciarono a colonizzare la Sicilia. Nel III secolo a.C. i Romani conquistarono la Sicilia e la resero provincia romana, avviando un periodio di dominazione molto lungo che arrivò fino al VI secolo d.C. quando i Bizantini iniziarono ad occupare via via l’isola. Ai Bizantini subentrarono gli Arabi (IX secolo d.C.) ai quali succedettero i Normanni dal 1060. Quando si estinse la dinastia normanna degli Altavilla, il Regno di Sicilia (istituito nel 1130) passò sotto il dominio degli Svevi fino all’ultimo re svevo, Manfredi, al quale seguirono il periodo angioino, quello aragonese e quello spagnolo.
    La scossa tellurica del 1693
    Durante il regno di Carlo II d’Asburgo, re di Spagna, una parte della Sicilia venne rasa al suolo da un terremoto catastrofico. L’evento sismico dell’11 gennaio 1693 raggiunse una magnitudo di 7.4 sulla scala Richter e rappresenta uno dei  terremoti più devastanti della storia moderna d’Italia. Il numero delle vittime fu stimato dal viceré spagnolo attorno alla cifra sconvolgente di 54.000 morti (a Catania perse la vita oltre il 60% della popolazione), con 45 centri coinvolti. Nell’area interessata avvennero fenomeni notevoli anche sotto il profilo ambientale, con mutamenti dell’assetto idrogeologico: frane, sparizione di specchi d’acqua, apertura di fenditure nel terreno, dove in alcuni casi vi furono fuoriuscite di acqua sulfurea e sabbia, alcune fonti cambiarono la loro portata e il loro corso, altre scomparvero. Dopo il disastro, in un clima di azione collettiva, la ricostruzione delle città annientate venne realizzata seguendo programmi razionali e ispirati precisi modelli artistici.
    Ricostruzione e conservazione di un patrimonio artistico e architettonico
    Nel 1693 la Sicilia era ancora ufficialmente sotto il dominio spagnolo, ma di fatto vigeva un controllo esercitato da poteri aristocratici autoctoni. Il programma di ricostruzione fu avviato dal Duca di Camastra  su incarico del viceré di Spagna. Le otto città del Val di Noto, accomunate fin dalle origini perché sorte attorno a un castello o derivate da un nucleo di fondazione monastica, furono colpite dal terremoto in modi diversi ed ebbero diversi percorsi di ricostruzione che tuttavia sono da considerare omogenei, nell’ambito di una impresa civile collettiva. In linea generale le ricostruzioni scelsero sempre assi viari dritti e larghi accostati ad ampie piazze e decori eleganti, con elementi esuberanti e scenografici tipicamente barocchi. Al lavoro si misero molti architetti formati a Roma che seppero coniugare architettura colta e tradizione artigianale e materiali locali. Le ricche e pregiate facciate di Caltagirone; a Militello l’impianto difensivo murario fedelmente ricostruito nel Barocco così come era prima del terremoto; il piano urbano geometrico di Catania interamente ricostruita sulle proprie rovine; Modica coi suoi imponenti monumenti e i suoi due centri urbani (uno dei quali riposizionato in seguito al terremoto); il disegno urbano e il progetto architettonico della città di Noto che si combinano a realizzare un meraviglioso e spettacolare effetto barocco; il nuovo nucleo cittadino (una sorta di “città nuova”) costruito a Palazzolo Acreide dopo il 1693; Ragusa coi suoi palazzi e chiese barocchi e i suoi due centri, uno dei quali rinnovato dopo il terremoto; infine a Scicli, lo scenografico Palazzo Beneventano con fantastiche decorazioni: questi gli elementi che caratterizzano il Tardo Barocco siciliano del Val di Noto, un complesso di opere che nella loro globalità risolsero gloriosamente e con entusiasmo la ricostruzione e che oggi rappresentano il grande valore artistico e architettonico di un’epoca.
    Per saperne di più
    Monumenti inseriti nel Riconoscimento
    Scopriamo brevemente ciascuna delle otto città del Sito Patrimonio Mondiale.

    Catania. La Piazza del Duomo di Catania prese forma in epoca normanna, diventando il centro della città spostato rispetto all’acropoli greca che sorgeva più a ovest. Dopo l’elegante sviluppo di palazzi ed edifici nobiliari e religiosi, la piazza venne completamente rasa al suolo nel 1693, e ricostruita un anno dopo. Secondo l’ideale del Duca di Calastra, che guidò e organizzò le opere di ricostruzione, essa assunse i caratteri del Barocco e oggi è considerata la regina di tale stile architettonico. A Militello, la Chiesa di Santa Maria della Stella sorge nell’omonima piazza ed è stata edificata tra il 1722 e il 1741. Nel tempio, è conservato il Tesoro del Santuario mariano (Tesoro di Santa Maria della Stella), costituito da una ricca collezione di gioielli ex voto. Caltagirone venne ricostruita grazie all’opera dei più importanti architetti siciliani: Rosario Gagliardi, Giuseppe Venanzio Marvuglia, Francesco Battaglia e Natale Bonaiuto. Da ricordare la Chiesa di Santa Maria del Monte che si trova nella parte più alta della città; ex-chiesa madre, si pensa che avesse origini normanne prima di essere ricostruita una prima volta nel 1542 e poi a seguito del terremoto. Dalla chiesa parte una famosa scalinata che scende fino alla Piazza del Municipio e collega la città vecchia a quella nuova. A Palazzolo Acreide la Chiesa di San Sebastiano, i cui lavori di ricostruzione terminarono intorno al 1782, con la sua maestosa facciata venne realizzata dopo il terremoto dall’architetto siracusano Mario Diamante. La Chiesa di San Paolo fu ricostruita grazie alle elemosine e la meravigliosa facciata barocca (di cui non si conosce con certezza l’autore) è stata terminata entro il secolo XVIII. Ragusa anticamente nota con il nome di Ibla, si trova posizionata sulla sommità di un colle ai margini del quale si aprono tre vallate profonde. Conta anch’essa due nuclei, uno ricostruito sull’antico tracciato medievale e l’altro, la città alta odierna, nuovamente costruito dopo il 1693. Conta dieci magnifiche chiese e sette palazzi altrettanto eccezionali, tutti barocchi. La Chiesa di San Giorgio a Modica, risultato finale dell’opera di ricostruzione sei-settecentesca, ha tutte le caratteristiche per poter essere considerato il simbolo del Barocco siciliano. La critica ha individuato un legame tra la Chiesa di San Giorgio di Modica con la Chiesa Madre di Dresda e con l’architettura dell’area tedesca. In epoca araba (IX- XI secolo d.C.) Noto aveva funzione di ‘capovallo’, cioè di centro amministrativo di riferimento, da cui Vallo o Val di Noto. Nel 1091, Noto fu persa dagli arabi cadendo in mano al normanno Ruggero d’Altavilla e fu l’ultima città a cadere in mano normanna: dopo decenni di guerra, l’isola diventò interamente normanna. Noto è anche detta “il giardino di pietra” per la straordinaria concentrazione di apparati decorativi barocchi che caratterizzano gli edifici urbani con innumerevoli volute, colonne tortili e riccioli di pietra rosata. La Cattedrale di Noto, o Chiesa Madre di San Nicolò, è una vera perla del Barocco siciliano per la facciata classicheggiante che si eleva da una ampia e spettacolare scalinata. Palazzo Nicolaci di Villadorata esprime in modo insuperabile l’essenza dello spirito barocco con la fantasiosa rassegna di figure che adornano le  balconate dove si osservano cavalli alati, ippogrifi, sirene, sfingi, maschere, putti. Il Palazzo Beneventano di Scicli rappresenta uno splendido esempio di barocco siciliano, la Chiesa di San Michele Arcangelo con il suo impianto trapezoidale è espressione tipicamente settecentesca.

    ‘Il Val’ o ‘la Val’ di Noto?
    Noto aveva funzione di ‘capovallo’, cioè di centro amministrativo di riferimento, da cui Vallo o Val di Noto. Il Vallo, in arabo waal o wali, era un distretto amministrativo e la Sicilia venne divisa dagli Arabi in tre circoscrizioni: il Val di Noto che copriva la Sicilia meridionale, il Val Demone che comprendeva la parte nord-orientale dell’isola e il Val di Mazara che individuava le zone centro-occidentali.
    La “scalazza” di Caltagirone
    La Scala di Santa Maria del Monte fu sistemata sulla base di un progetto dell’architetto Giovanni Giacalone, nel 1606, unendo, quasi come una spina dorsale, la parte ‘alta’ della città sede simbolica del potere religioso a quella ‘bassa’, sede del potere civile. La “scalazza” copre uno sbalzo altimetrico di 50 metri e, partendo dalla piazza della chiesa, offre una discesa spettacolare. Nel corso degli anni ha subito diverse modifiche e nel 1954 le alzate dei 142 gradini sono state rivestite di maioliche policrome e lava nera con disegni e stili che richiamano le origini sicule, arabe, normanne e spagnole. Ogni 24 e 25 luglio, in occasione della Festa di San Giacomo, la scala viene scenograficamente decorata con cilindri di carta colorata, i tradizionali “coppi”, che contengono migliaia di candele per un favoloso effetto di illuminazione scenografica.
    La fontana dell’Elefante a Catania
    L’Elefante di pietra lavica è posizionato al centro della Piazza del Duomo ed è considerato il simbolo della città. La storia di questo monumento è curiosa e ricca di dettagli rocamboleschi, per metà avvolta nella leggenda dei tempi antichi. Quel che è certamente noto è che l’architetto Giovanni Battista Vaccarini trovò la statua di lava dell’elefante nel Palazzo di città e la pose, assieme ad altri cimeli dell’Antichità, al centro del progetto di una fontana monumentale ispirata alla Minerva romana del Bernini. Prima di questo lavoro, alle sue origini, la statua dell’elefante era un simbolo pagano. Detto ancor oggi popolarmente “Liotru” o “Diotru”, l’elefante era simbolo di Eliodoro, il quale (personaggio dotato di valenze semi-leggendarie e tradizionalmente ricordato per i suoi poteri magici) alle fine del secolo VIII era uno degli ultimi rappresentanti della cultura pagana destinata a scomparire.
    Protagonisti
    Giuseppe Lanza
    Giuseppe Lanza, Duca di Camastra (Palermo, 1630 ca. – 1708)

    Fu un valoroso ed energico difensore del potere siciliano. Quando l’11 gennaio del 1693 un terremoto investì la Sicilia orientale distruggendo Catania e molti paesi, fu nominato dal vicerè spagnolo vicario generale per il Val di Noto e il Val Demone, con poteri in pratica assoluti. Dimostrò ottime competenze organizzative, pianificando gli interventi per risollevare le zone colpite dal disastro: dall’operazione di soccorso ai superstiti, alla direzione dello sgombero delle macerie e dei cadaveri, dall’approvvigionamento dei viveri alla applicazione di provvedimenti economici speciali per facilitare l’economia delle aree colpite dal sisma.

    Rosario Gagliardi
    Rosario Gagliardi (Siracusa, 1698 – Noto, 1762)  

    Fu architetto di grande rappresentatività per il Barocco siciliano. Fu il maggiore tra gli illustri artefici della grande ricostruzione nel Val di Noto dopo il terremoto del 1693 e tra i fautori del grande piano di ricostruzione.

    Giovanni Battista Vaccarini
    Giovanni Battista Vaccarini (Palermo, 1702 – Milazzo, 1769)

    Formatosi a Roma, si stabilì a Catania a partire dal 1730 per dirigere i lavori e in particolare occuparsi dell’inserimento degli edifici nel contesto urbano. Opere sua furono la facciata della Cattedrale, la Fontana dell’Elefante, il Siculorum Gymnasium (Corte dell’Università), il capolavoro di architettura religiosa della Badia di Sant’Agata e la Chiesa di San Giuliano. Tra gli edifici civili ricordiamo il Palazzo Valle, la Corte del Collegio Cutelli e varie case patrizie. La caratteristica distintiva di Vaccarini fu un felice connubio di stile classico e tradizione locale.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Val di Noto e... le Residenze della Casa Reale di Savoia in Piemonte
    Il Sito seriale piemontese permette di raffrontare i canoni del Barocco sabaudo del geniale Filippo Juvarra e di Benedetto Alfieri, con quelli del Tardo Barocco siciliano. In entrambi si ritrovano la rappresentazione illusionistica dello spazio, la teatralità scenografica, l’espressività attraverso la dinamica di luce e ombra, il dinamismo vivace, la spettacolarizzazione della natura e il trionfalismo delle forme.
    Val di Noto e... il centro storico di Napoli

    La capitale partenopea è fortemente caratterizzata da una produzione architettonica secondo i moduli tardobarocchi, su iniziativa della nobilità cittadina e ad opera di artisti tra i quali Domenico Vaccaro e Ferdinando Sanfelice.
    Val di Noto e... Siracusa e la Necropoli rupestre di Pantalica
    Nel paesaggio urbano di Siracusa, città dall’impronta storica e culturale profondamente e costitutivamente sincretica, sono individuabili elementi comuni rintracciabili nei centri del Val di Noto: il legame con il Mediterraneo, le origini classiche, la presenza caratterizzante dell’estetica barocca, i materiali locali iblei impiegati nei beni monumentali.
    Glossario
    Glossario

    autoctonipl.m. di autoctono: locale, che è natio del luogo; anche detto indigeno, d’origine.

    barocchi, pl.m. di barocco: movimento culturale che si sviluppa dopo il Rinascimento, tra i secoli XVII e XVIII. Sue caratteristiche sono la ricchezza espressiva, la fantasia, la teatralità, la vivacità, il bizzarro, il gusto per gli aspetti decorativi.

    collettivo, si riferisce a caratteristiche comuni a più cose o persone.

    dinastia, s.f., il termine indica la successione dei re saliti al potere in un determinato regno o stato. Più in generale, la parola comprende l’insieme dei membri di una famiglia importante, per titolo nobiliare, per ricchezza economica, per contributi artistici. È sinonimo di stirpe, casato.

    idrogeologicos.m., come indicano le due radici che formano la parola: [ud], ‘acqua’ e [ge], ‘terra’, il significato indica il rapporto tra l’acqua e la terra. L’assetto idrogeologico di un territorio è il risultato della reciproca influenza  tra corsi e specchi d’acqua e morfologia del terreno.

    magnitudo, s.f., (dal latino magnitudo, ‘grandezza’, ‘forza’) è l’ordine di grandezza per stimare la quantità di energia generata da un terremoto. È stata introdotta dal sismologo Charles Francis Richter nel 1935, che elaborò tale sistema di calcolo – che da lui prese il nome di Scala Richter.

    omogeneipl.m. di omogeneo: dello stesso tipo; quando un insieme di elementi  esibisce caratteristiche comuni e uniformi.

    vicerè, s.m., colui che ha l’incarico di governare al posto e per conto del re; il vicerè esercita i suoi poteri su un territorio che, pur facendone parte, si trova geograficamente al di fuori dei confini del regno.

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Iscrizione UNESCO

2002, Budapest, Ungheria, 26° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito culturale e seriale


Età moderna e contemporanea


Italia Isole
Regione Sicilia


Criteri di Iscrizione

(i) Questo gruppo di città del sud-est della Sicilia fornisce una notevole testimonianza del genio esuberante dell’arte e dell’architettura del tardo Barocco.
(ii) Le città del Val di Noto rappresentano l’apice e la fioritura finale dell’arte barocca in Europa.
(iv) L’eccezionale qualità dell’arte e dell’architettura del tardo Barocco del Val di Noto la posizionano in una omogeneità geografica e cronologica, così come la sua ricchezza è il risultato della ricostruzione dopo il terremoto che distrusse l’area nel 1693.
(v) Le otto città del sud-est della Sicilia sud-orientale incluse nell’iscrizione, caratteristiche del modello di insediamento e delle forme di urbanizzazione dell’area, sono costantemente soggette al rischio di terremoti e delle eruzioni dell’Etna.

Integrità
La proprietà comprende tutti gli attributi necessari per esprimere il suo eccezionale valore universale, in quanto include i centri più rappresentativi del periodo tardo barocco del Val di Noto. Gli otto componenti del bene rispecchiano la gamma degli sviluppi architettonici e urbanistici derivanti dalla ricostruzione post-sismica in Val di Noto dopo il terremoto del 1693. Questo terremoto ha creato l’occasione per un grande rinnovamento artistico, architettonico e antisismico delle città. I centri mantengono la loro funzione residenziale, insieme a una animata società di abitanti.
Autenticità
Gli otto componenti della proprietà continuano a dimostrare con notevole omogeneità l’arte tardo barocca e lo stile architettonico della Sicilia sud-orientale nei singoli edifici e nell’urbanistica. In particolare, i piani urbanistici quasi completamente conservati, che hanno visto solo poche modifiche, esprimono una varietà di reazioni alla distruzione causata dal terremoto. Anche se la proprietà soddisfa i requisiti per l’autenticità, è stata colpita da ulteriori attività sismiche nonché da un degrado a lungo termine, e un gran numero di edifici e complessi monumentali richiedono importanti interventi di restauro, consolidamento e manutenzione.
Estensione del bene

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