Villa d’Este di Tivoli

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Villa d’Este, a Tivoli, con il suo palazzo e il suo giardino, illustra in maniera esemplare la cultura rinascimentale al culmine della sua raffinatezza. La sua innovativa progettazione, unita alle componenti architettoniche del giardino (fontane, bacini ornamentali, etc.) la rende un esempio incomparabile di giardino italiano del XVI secolo. Villa d’Este, uno dei primi giardini delle meraviglie, è stato uno dei modelli su cui si è basato lo sviluppo del giardino in Europa.

  • Valore UNESCO

    Villa d’Este a Tivoli, con il palazzo e i suoi giardini, è una delle più importanti e significative manifestazioni della cultura del Rinascimento. Le componenti architettoniche e gli apparati decorativi, formati da fontane, bacini, grotte, viali e padiglioni degli eccezionali giardini, sono un esempio unico e straordinario del giardino all’italiana del XVI secolo. Tra i primi “giardini delle meraviglie”, i giardini di Villa d’Este sono una pietra miliare nella storia europea del giardino e hanno determinato innumerevoli influenze in tutto il mondo.

    Un progetto grandioso per la villa del cardinale Ippolito d’Este
    Nel 1550, il cardinale Ippolito II d’Este, governatore di Tivoli, iniziò la costruzione di una principesca residenza rinascimentale con annesso un giardino che è considerato ad oggi un capolavoro insuperato. Villa d’Este fa parte del sistema di sfarzose ville di campagna che, tra il XVI e XVII secolo, l’aristocrazia romana di cardinali e nobili famiglie edificò per rivaleggiare con la magnificenza papale, come le Ville di Frascati, Villa Farnese a Caprarola, Villa Gambara a Bagnaia. Villa d’Este, tuttavia, si distingue per l’eccezionale contesto paesaggistico, per il ruolo dell’acqua e le opere di ingegneria idraulica e per le caratteristiche uniche del programma decorativo vegetale e scultoreo. Ai piedi dei Monti Tiburtini, nei pressi del borgo di Tivoli, l’ideatore del progetto architettonico e iconologico della Villa, Pirro Ligorio, operò dei profondi cambiamenti nell’ambiente naturale e nel tessuto dell’abitato, per ottenere quelle condizioni di spettacolarità scenografica che il suo illustre committente desiderava: venne deviato il corso dell’Aniene convogliato in una galleria sotterranea per alimentare le fontane e furono creati rampe e terrazzamenti artificiali per effetti prospettici.
    Il palazzo
    La Villa è un’architettura cinquecentesca, ristrutturata e ampliata a partire dall’antico convento annesso al preesistente Palazzo del Governatore. Per decorare gli interni Ligorio chiamò gli artisti del tardo manierismo ammirati nelle corti romane e schiere di raffinati artigiani – stuccatori, doratori, falegnami. Il salone d’onore è affrescato dalla scuola di Girolamo Muziano e Federico Zuccari, e presenta temi mitologici classici inerenti a Ercole, protettore della casa d’Este, e a Ippolito. Tali temi sono ricorrenti anche negli affreschi degli appartamenti del Cardinale, nelle altre sale di rappresentanza e nei motivi scultorei del giardino.
    Il giardino
    Il sistema dei giardini e delle fontane rappresenta un capolavoro dell’ingegno rinascimentale e il più celebre prototipo del giardino all’italiana, in grado di influenzare profondamente la moda francese ed europea. Vennero impiegate spese ingenti e maestranze altamente qualificate, artisti nella realizzazione di fontane e giardinieri, che realizzarono sotto la guida di Ligorio un elaborato complesso di viali, padiglioni, terrazze, ninfei, fontane dove colture rare e pregiate di fiori arrivati dalle Indie ed altri esotismi si mescolavano armoniosamente a strutture architettoniche e apparati scultorei. La celebrazione del casato estense è affidato a temi mitologici che in ciascuna fontana vengono sviluppati in un quadro spettacolare e sublime. Anche sotto l’aspetto tecnologico, le fontane di Villa d’Este sono strabilianti poiché gli incredibili giochi d’acqua sono originati dalla naturale pressione dell’acqua e vennero introdotte anche animazioni meccaniche e musicali che impressionarono nei secoli, quasi fossero dei prodigi, gli illustri visitatori.
    Il declino e il recupero
    Il Parco di Villa d’Este divenne meta obbligata di artisti, intellettuali e giovani aristocratici in visita in Italia. Durante il XVIII secolo la Villa subì un periodo di declino quando entrò nelle proprietà degli Asburgo; bisogna attendere la seconda metà dell’Ottocento, per vedere la Villa ritornare a nuova vita grazie agli interventi di recupero e tutela messi in atto dal cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst.
    Per saperne di più
    Fontane celebri
    Le Cento Fontane. Si tratta di un viale nel quale si trova una sequenza di circa un centinaio di fontane, le quali allegoricamente rappresentano le acque dei tre fiumi di Tivoli – Albuneo, Aniene, Ercolaneo – e che richiamano i simboli del casato estense con la presenza di gigli e aquile. È uno dei luoghi più ritratti e fotografati di tutto il giardino, amato da artisti e cineasti. Fontana del Bicchierone. È attribuita a Gian Lorenzo Bernini che, su commissione del cardinale Rinaldo d’Este, vi lavorò tra il 1660 e il 1661. È caratterizzata da una coppa poggiata su una conchiglia, che ha la funzione di innalzare il calice e aumentare l’effetto scenografico. Dalla coppa zampillano innumerevoli getti d’acqua. Il tema della conchiglia viene ripreso dalla Fontana del Tritone di Roma, anch’essa del Bernini. Fontana dei Draghi. È dedicata a papa Gregorio XIII, il quale aveva un drago nello stemma di famiglia e venne in visita alla villa nel 1573. Il disegno della fontana è di Ligorio e rappresenta il tema dell’undicesima fatica di Ercole, dove l’eroe sconfigge il drago dalle cento teste che custodiva i pomi d’oro nel giardino delle Esperidi. Nella fontana vi erano degli automi; i giochi d’acqua si dispiegano oggi  in intrecci fantasiosi di zampilli.

    Fontana di Nettuno. Spettacolare fontana caratterizzata da una cascata centrale e da due alte colonne di zampilli. La statua di Nettuno si trova nella nicchia al di sotto della cascata.

    Fontana dell’Ovato. Presenta una enorme vasca di forma ellittica, da cui prende il nome e nella sua complessità stilistica mostra già un’estetica barocca a celebrazione del paesaggio tiburtino. La cascata centrale richiama le cascate di Tivoli, le grotte richiamano il colle di Tivoli e il ninfeo ad esedra presenta nicchie con statue di ninfe, opera di Giovanni Battista della Porta.

    La Fontana dell’Organo. La monumentale Fontana dell’Organo, inizialmente chiamata della Natura o del Diluvio, ha una scenografia spettacolare. Disegnata da Ligorio e costruita nel 1567-68, azionava complessi meccanismi idraulici in grado di mettere in funzione alcune trombe nascoste nelle statue di tritoni e di far risuonare statue di animali della grande nicchia centrale. Un organo musicale venne successivamente posto nell’edicola superiore, opera del Bernini, su cui campeggia l’aquila estense. La fontana rimase funzionante fino al Settecento e poi cadde in abbandono. Il cardinale Ippolito II era un conoscitore della musica antica e volle che le sue fontane musicali fossero ispirate alla Pneumatica di Erone Alessandrino.

    Franz Liszt a Villa d’Este
    Quando il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst divenne proprietario di Villa d’Este e in quanto amante della musica e delle arti, invitò anche il compositore Franz Liszt a trascorre una villeggiatura nella villa. Una epistola di Liszt all’amico Franz Brendel racconta del primo soggiorno nell’estate del 1865; l’esperienza fu tanto piacevole che venne ripetuta e seguita da altri soggiorni autunnali negli anni successivi fino all’ultimo nel 1885, anno precedente alla morte. Liszt si ritirava nella villa a comporre, godendo della bellezza del paesaggio, della pace della campagna romana, dell’ispirazione che i giardini della villa gli suscitavano. Si legò molto a questo luogo, divenendone un personaggio abituale per quasi vent’anni, tenendo alcuni concerti e intessendo cordiali rapporti con alcuni appartenenti alla popolazione locale. A Villa d’Este Liszt compose diverse opere, tra cui Aux cyprès de la Villa d’Este e Les jeux d’eaux à la Villa d’Este.
    Villa d’Este e il giardino di Fontainebleau in Francia

    Il palazzo e il giardino di Fontainebleau, in Francia, può essere collegato a Villa d’Este di Tivoli, poiché sono entrambi testimonianza della reciproca influenza e dei legami tra le corti francesi ed italiane dell’epoca. Voluto dal re Francesco I nel XVI secolo, il giardino di Fontainebleau manifesta la combinazione degli elementi rinascimentali tipici italiani con le tradizioni francesi. Il gusto per il meraviglioso caratterizza entrambi i Beni, iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale. È inoltre da ricordare che Ippolito II fece erigere nel 1546 a Fontainebleau un proprio palazzo dove ricevere gli esponenti della corte francese e organizzare feste e banchetti. Tale residenza vide il contributo di illustri artisti dell’epoca: l’architetto Sebastiano Serlio per il progetto, Giulio Romano per i disegni dei cartoni degli arazzi, Primaticcio per gli stucchi e Niccolò Abbati per gli affreschi.

    Protagonisti
    Ippolito II d’Este
    Ippolito II d’Este (Ferrara, 1509 – Roma, 1572)

    Figlio di Lucrezia Borgia e Alfonso I duca di Ferrara, visse la sua vita tra Ferrara, Parigi e Roma. Amante dei piaceri, della bellezza, delle arti, fu mecenate raffinato, appassionato d’arte antica, d’archeologia, di musica e protettore degli artisti, tra cui Benvenuto Cellini e Luigi Alamanni. Cardinale e vicario della corte francese, fu abile diplomatico. Nonostante il suo potere e la sua ricchezza, non riuscì mai ad essere eletto papa, anche se il suo nome figurò in più occasioni tra i “papabili”.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    La musica dell’Organo – ché si tratta di musica vera e propria e d’un organo naturale, per quanto intonante sempre un medesimo suono- si produce in seguito al violento precipitar dell’acqua in una cavità rotonda e a volta, dove agita l’acqua che vi si trova, costringendola per uscire a raggiungere le canne dell’organo e a rifornirle d’aria. Altra acqua, ponendo in moto una ruota per mezzo di certe sporgenze, abbassa – secondo un ordine prestabilito – la tastiera dell’organo, e si ha pure l’imitazione del suono delle trombe”

    Michel de Montaigne (Viaggio in Italia, 1581)

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Villa d’Este e... Ville medicee
    La grandezza di Villa d’Este è da confrontare alla sontuosità delle Ville medicee e fiorentine, poiché sono ascrivibili a un analogo quadro culturale. In particolare, è curioso ricordare che, come a Villa d’Este e negli stessi anni anche nel Giardino di Pratolino – che nel 1569 Buontalenti stava realizzando per Francesco I de Medici – vennero inseriti degli automi idraulici, ad opera di artigiani francesi.
    Villa d’Este e... Ferrara
    Le vicende biografiche di Ippolito II d’Este, anche detto “il Cardinale di Ferrara”, intrecciano il destino di Villa d’Este, che nacque per volere di Ippolito, e la sua città natale, Ferrara. Non solo i simboli araldici del casato d’Este compaiono ricorrenti sia nel giardino che negli affreschi del palazzo, ma anche i temi mitologici sviluppati provengono dall’ideologia di famiglia. Inoltre, personalità della corte estense furono coinvolte nella realizzazione della villa del Lazio, come Pirro Ligorio e Giovanni Battista Aleotti, ingegnere e architetto della corte estense, che lavorò nella villa e pare abbia studiato per uno dei saloni uno dei primi impianti moderni di ventilazione artificiale.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Franz Liszt. Nelle fotografie d’epoca collezione Ernst Burger, Tivoli, Villa d’Este, 13 aprile-5 giugno 2011, De Luca editori d’arte, Roma, 2011

    P. Barbieri, Organi e automi musicali e idraulici di Villa d’Este a Tivoli, “L’Organo”, XXIV, 1986

    M.A. Bernoni, Gustavo Adolfo de Hohenlohe enfitèuta di Villa d’Este e l’ospite suo Franz Liszt, Atena, Roma, 1985

    A. Centroni, Villa d’Este a Tivoli: quattro secoli di storia e restauri, Gangemi Editore, Roma, 2008

    L.B. Dal Maso, La villa di Ippolito II D’ Este a Tivoli, Bonechi, Firenze, 1978

    C.L. Frommel, Ippolito d’Este e la villa del Rinascimento, in Delizie estensi: architetture di villa nel Rinascimento italiano ed europeo, a cura di F. Ceccarelli e M. Folin, Olschki, Firenze, 2009

    G. Mancini, Villa adriana e Villa d’Este, Istituto poligrafico dello Stato, Roma, 1973

    C. Occhipinti, Giardino delle Esperidi: le tradizioni del mito e la storia di Villa d’Este a Tivoli, Carocci, Roma, 2009

    L. Puppi, G.C. Sciolla, I. Belli Barsali, Le grandi ville italiane. Veneto, Toscana e Lazio, De Agostini, Novara, 1986

    M. Quercioli, Villa d’Este, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2003

  • Valore UNESCO

    Villa d’Este a Tivoli, con il palazzo e i suoi giardini, è una delle più importanti e significative manifestazioni della cultura del Rinascimento. I giardini della villa, formati da fontane, bacini, grotte, viali, padiglioni, sono un esempio unico e straordinario del giardino all’italiana del XVI secolo. Tra i primi “giardini delle meraviglie”, i giardini di Villa d’Este sono una pietra miliare nella storia europea del giardino e hanno determinato innumerevoli influenze in tutto il mondo.

    Un progetto grandioso per la villa del cardinale Ippolito d’Este
    Nel 1550, il cardinale Ippolito II d’Este, governatore di Tivoli, iniziò la costruzione di una principesca residenza rinascimentale con annesso un giardino che è considerato all’oggi un capolavoro insuperato. Villa d’Este fa parte del sistema di sfarzose ville di campagna edificate dall’aristocrazia romana, tra il XVI e XVII – come le Ville di Frascati, Villa Farnese a Caprarola, Villa Gambara a Bagnaia. Villa d’Este tuttavia si distingue per l’eccezionale paesaggio, per il ruolo dell’acqua e le opere di ingegneria idraulica, e per le caratteristiche uniche del suo giardino. L’ideatore del progetto della Villa fu Pirro Ligorio, che operò anche dei cambiamenti nell’ambiente naturale: venne deviato il corso dell’Aniene convogliato in una galleria sotterranea per alimentare le fontane e furono creati rampe e terrazzamenti artificiali per effetti prospettici.
    Il palazzo
    La Villa è un’architettura cinquecentesca, ristrutturata ed ampliata a partire da un antico convento. Per decorare gli interni Ligorio chiamò gli artisti del tardo manierismo ammirati nelle corti romane e schiere di raffinati artigiani  – stuccatori, doratori, falegnami.
    Il giardino
    Il sistema dei giardini e delle fontane rappresenta un capolavoro dell’ingegno rinascimentale e il più celebre prototipo del giardino all’italiana, in grado di influenzare profondamente la moda francese ed europea. Vennero impiegate spese ingenti e maestranze altamente qualificate tra cui artisti nella realizzazione di fontane e giardinieri che realizzarono sotto la guida di Ligorio un elaborato complesso di viali, padiglioni, terrazze, ninfei, fontane. La celebrazione del casato estense è affidato a temi mitologici che in ciascuna fontana vengono sviluppati in un quadro spettacolare e sublime. Anche sotto l’aspetto tecnologico, le fontane di Villa d’Este sono strabilianti poiché gli incredibili giochi d’acqua sono originati dalla naturale pressione dell’acqua e vennero introdotte anche  animazioni meccaniche e musicali che impressionarono nei secoli, quasi fossero dei prodigi, gli illustri visitatori.
    Il declino e il recupero
    Il Parco di Villa d’Este divenne meta obbligata di artisti, intellettuali e giovani aristocratici in visita in Italia. Durante il XVIII secolo la Villa subì un periodo di declino quando entrò nelle proprietà degli Asburgo; bisogna attendere la seconda metà dell’Ottocento, per vedere la Villa ritornare a nuova vita grazie agli interventi di recupero e tutela messi in atto dal cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst.
    Per saperne di più
    Fontane celebri
    Le Cento Fontane. Si tratta di un viale nel quale si trova una sequenza di circa un centinaio di fontane, le quali rappresentano le acque dei tre fiumi di Tivoli – Albuneo, Aniene, Ercolaneo – e che richiamano i simboli del casato estense con la presenza di gigli e aquile. È uno dei luoghi più ritratti e fotografati di tutto il giardino, amato da artisti e cineasti.

    Fontana del Bicchierone. È attribuita a Gian Lorenzo Bernini che, su commissione del cardinale Rinaldo d’Este, vi lavorò tra il 1660 e il 1661. È caratterizzata da una coppa poggiata su una conchiglia, che ha la funzione di innalzare il calice e aumentare l’effetto scenografico. Dalla coppa zampillano innumerevoli getti d’acqua. Il tema della conchiglia viene ripreso dalla Fontana del Tritone di Roma, anch’essa del Bernini.

    Fontana dei Draghi. È dedicata a papa Gregorio XIII, il quale aveva un drago nello stemma di famiglia e venne in visita alla villa nel 1573. Il disegno della fontana è di Ligorio e rappresenta il tema dell’undicesima fatica di Ercole, dove l’eroe sconfigge il drago dalle cento teste che custodiva i pomi d’oro nel giardino delle Esperidi. Nella fontana vi erano degli automi; i giochi d’acqua si dispiegano oggi in intrecci fantasiosi di zampilli.

    Fontana di Nettuno. Spettacolare fontana caratterizzata da una cascata centrale e da due alte colonne di zampilli. La statua di Nettuno si trova nella nicchia al di sotto della cascata.

    Fontana dell’Ovato. Presenta una enorme vasca di forma ellittica, da cui prende il nome e nella sua complessità stilistica mostra già un’estetica barocca a celebrazione del paesaggio tiburtino. La cascata centrale richiama le cascate di Tivoli; le grotte richiamano il colle di Tivoli; il ninfeo ad esedra ha nicchie con statue di ninfe, opera di Giovanni Battista della Porta.

    La Fontana dell’Organo. La monumentale Fontana dell’Organo, inizialmente chiamata della Natura o del Diluvio, ha una scenografia spettacolare. Disegnata da Ligorio, e costruita nel 1567-8, azionava complessi meccanismi idraulici in grado di mettere in funzione alcune trombe nascoste nelle statue di tritoni e di far risuonare statue di animali della grande nicchia centrale. Un organo musicale venne successivamente posto nell’edicola, opera del Bernini, su cui campeggia l’aquila estense. La fontana rimase funzionante fino al Settecento e poi cadde in abbandono. Il cardinale Ippolito II era un conoscitore della musica antica e volle che le sue fontane musicali fossero ispirate alla Pneumatica di Erone Alessandrino.

    Franz Liszt a Villa d’Este
    Quando il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst divenne proprietario di Villa d’Este, e in quanto amante della musica e delle arti, invitò anche il compositore Franz Liszt a trascorre una villeggiatura nella villa. Una epistola di Liszt all’amico Franz Brendel racconta del primo soggiorno nell’estate del 1865; l’esperienza fu tanto piacevole che venne ripetuta e seguita da altri soggiorni autunnali negli anni successivi – fino all’ultimo nel 1885, anno precedente alla morte. Liszt si ritirava nella villa a comporre, godendo della bellezza del paesaggio, della pace della campagna romana, dell’ispirazione che i giardini della villa gli suscitavano. Si legò molto a questo luogo, divenendone un personaggio abituale per quasi vent’anni e tenendo alcuni concerti. A Villa d’Este Liszt compose diverse opere, tra cui Aux cyprès de la Villa d’Este e Les jeux d’eaux à la Villa d’Este.
    Villa d’Este e il giardino di Fontainebleau in Francia
    Il palazzo e il giardino di Fontainebleau, in Francia, può essere collegato a Villa d’Este di Tivoli, poiché sono entrambi testimonianza della reciproca influenza e dei legami tra le corti francesi ed italiane dell’epoca. Voluto dal re Francesco I nel XVI secolo, il Giardino di Fontainebleau manifesta la combinazione degli elementi rinascimentali tipici italiani con le tradizioni francesi. Il gusto per il meraviglioso caratterizza entrambi i Beni, iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale. È inoltre da ricordare che Ippolito II fece erigere nel 1546 a Fontainebleau un proprio palazzo dove ricevere gli esponenti della corte francese e organizzare feste e banchetti. Tale residenza vide il contributo di illustri artisti dell’epoca: l’architetto Sebastiano Serlio per il progetto, Giulio Romano per i disegni degli arazzi, Primaticcio per gli stucchi e Niccolò Abbati per gli affreschi.
    Protagonisti
    Ippolito II d’Este
    Ippolito II d’Este (Ferrara, 1509 – Roma, 1572)

    Figlio di Lucrezia Borgia e Alfonso I duca di Ferrara, visse la sua vita tra Ferrara, Parigi e Roma. Amante dei piaceri, della bellezza, delle arti, fu mecenate raffinato, appassionato d’arte antica, d’archeologia, di musica e protettore degli artisti, tra cui Benvenuto Cellini e Luigi Alamanni. Cardinale e vicario della corte francese, fu abile diplomatico. Nonostante il suo potere e la sua ricchezza, non riuscì mai ad essere eletto papa, anche se il suo nome figurò in più occasioni tra i “papabili”.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Villa d’Este e... Ville medicee
    La grandezza di Villa d’Este è da confrontare alla sontuosità delle Ville medicee e fiorentine, poiché sono ascrivibili a un analogo quadro culturale. In particolare, è curioso ricordare che, come a Villa d’Este e negli stessi anni anche nel Giardino di Pratolino – che nel 1569 Buontalenti stava realizzando per Francesco I de Medici – vennero inseriti degli automi idraulici, ad opera di artigiani francesi.
    Villa d’Este e... Ferrara
    Le vicende biografiche di Ippolito II d’Este, anche detto “il Cardinale di Ferrara”, intrecciano il destino di Villa d’Este, che nacque per volere di Ippolito, e la sua città natale, Ferrara. Non solo i simboli araldici del casato d’Este compaiono ricorrenti sia nel giardino che negli affreschi del palazzo, ma anche i temi mitologici sviluppati provengono dall’ideologia di famiglia. Inoltre, personalità della corte estense furono coinvolte nella realizzazione della villa del Lazio, come Pirro Ligorio e Giovanni Battista Aleotti, ingegnere e architetto della corte estense, che lavorò nella villa e pare abbia studiato per uno dei saloni uno dei primi impianti moderni di ventilazione artificiale.
    Glossario
    Glossario

    automa, s.m., macchina semovente che imita animali o l’uomo. Il mito dell’automa risale all’epoca classica e da esso discende l’idea moderna di robot.

    maestranza, s.f., insieme di operai e artigiani impegnati in una fabbrica o in un cantiere.

    ninfeo, s.m., struttura monumentale dalla forma variabile – rettangolare, quadrata o ellittica – che contiene una fontana o una vasca d’acqua. Spesso è decorata con nicchie, colonnati e grotte artificiali. Di effetto scenografico, veniva impiegata in età ellenistica e romana per nobilitare i complessi architettonici. Venne ripresa nelle più grandi ville italiane rinascimentali e barocche.

    ovato, s.m., si usa con lo stesso significato di ovale, ma riferito più precisamente a ciò che che abbia più o meno la forma dell’uovo

    vicario, s.m., è colui che rappresenta le veci di un altro e ne assume i poteri. Nella cultura latina occidentale, il papa è considerato il vicario di Cristo in terra.

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Iscrizione UNESCO

2001, Helsinki, Finlandia, 25a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Rinascimento


Italia centrale
Regione Lazio


Criteri di Iscrizione

(i) Villa d’Este è uno tra gli esempi eccellenti della cultura del Rinascimento al suo apogeo.
(ii)
 I giardini della Villa d’Este, nella loro specifica tipologia tra i primi al mondo, hanno profondamente influenzato lo sviluppo e la progettazione dei giardini in tutta Europa.
(iii)
 I principi del design e dell’estetica del Rinascimento sono illustrati in modo eccezionale dai giardini di Villa d’Este.
(iv)
 I giardini di Villa d’Este sono tra i primi e i più raffinati giardini delle meraviglie e simboleggiano la fioritura della cultura del Rinascimento.

(vi) Villa d’Este, con il suo palazzo e i suoi giardini, è una eccezionale testimonianza del Rinascimento italiano ed è stata fonte di ispirazione artistica sin dalla sua creazione.

Autenticità
Il grado di autenticità sia del palazzo che del giardino è molto elevato e i diversi periodi del complesso sono chiaramente visibili e riconoscibili. I resti della villa romana e il monastero su cui è stato costruito il palazzo sono ancora visibili. Inoltre, una grande parte della struttura spaziale e ornamentale del giardino è stata conservata. Il restauro dei dipinti murali è metodico e rigoroso. Altre opere barocche di rilievo, come quelle del Bernini, sono state ben conservate e restaurate.
Estensione del bene

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