Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

<<L’insieme degli edifici costituenti il sito di “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” rappresenta un esempio materiale di convivenza, interazione e interscambio tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea. Tale sincretismo ha generato un originale stile architettonico e artistico, di eccezionale valore universale, in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e latini, capace di volta in volta di prodursi in combinazioni uniche, di eccelso valore artistico e straordinariamente unitarie. Il sincretismo arabo-normanno ebbe un forte impatto nel medioevo, contribuendo significativamente alla formazione di una koinè mediterranea, condizione fondamentale per lo sviluppo della civiltà mediterraneo-europea moderna>>.

(“Dossier di Candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List del sito seriale “Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, dicembre 2014. All right reserved ©)

  • Valore UNESCO

    Il sito seriale “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” è costituito dalla selezione delle più significative realizzazioni, espressione di un sincretismo socioculturale che, durante il periodo di dominazione normanna, tra l’ XI e il XII secolo, dette vita ad uno straordinario patrimonio edilizio unico al mondo.

    Gli elementi inseriti sono stati scelti per il loro ottimo stato di conservazione e per le particolari variazioni dello stile “sincretico” che ciascuno di essi ha assunto.

    Infatti, benché ogni edificio è parte di un tutto organico, essi singolarmente assumono delle caratteristiche uniche che, in ognuno dei casi, si coniugano in modi nuovi e diversi, ognuno riflettendosi autonomamente sulle tradizioni culturali di questo luogo, da quella islamica alla bizantina, la tradizione romana, e quella latina.

    Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina
    Il Palazzo Reale di Palermo costruito tra l’XI e il XII sec., custodisce originali e rare combinazioni di stile islamico e romanico, frutto della convivenza tra diverse componenti culturali; più conosciuto come Palazzo dei Normanni, è il luogo in cui nel Medioevo era fissato il centro di potere: infatti esso sorse sulle rovine del precedente castello arabo, il Qasr, che a sua volta sorgeva su precedenti costruzioni bizantine, romane e addirittura puniche, ancora adesso visibili. Inizialmente i Normanni lasciarono sostanzialmente inalterata la vecchia struttura musulmana, ma non appena si insediò al potere il grande Ruggero II le cose cambiarono repentinamente: il re normanno infatti voleva una sontuosa reggia ed inaugurò grandi lavori che fecero completamente cambiare aspetto al Palazzo.
    La fortuna del Palazzo reale continuò sotto il grande Federico II di Svevia, che lo fece diventare il simbolo del potere politico siciliano e un luogo di aggregazione culturale: i grandi poeti della Scuola siciliana si riunivano proprio qui.
    Alla metà del XVI secolo i Viceré spagnoli decisero di trasformare il Palazzo reale nella loro sede ufficiale, dando così avvio ad un profondo restauro che probabilmente permise la salvezza stessa dell’edificio ma che lo trasformò rendendolo quasi irriconoscibile rispetto al suo aspetto originario.
    Al centro della reggia troviamo la Cappella Palatina, oggi riconosciuta come una delle più belle tra tutte quelle costruite in età medievale.
    La Cappella Palatina nacque dall’idea di Ruggero II di costruire una chiesa che doveva essere all’altezza del suo grande regno e perciò chiunque vi fosse entrato sarebbe dovuto restare colpito dal suo splendore. La Palatina è ancora una volta un esempio di incontro tra stile e modelli culturali e religiosi molto diversi tra loro, da un compromesso tra il clero greco e quello latino, entrambi intenzionati ad utilizzare la nuova chiesa di Ruggero. In origine la Cappella era un edificio a sé stante e solo in un secondo momento venne inglobata all’interno del Palazzo. La Cappella Palatina, dedicata all’apostolo Pietro, fonde elementi di entrambe le tipologie di architettura religiosa greca e latina, e le stesse scritte dedicatorie le troviamo bilingue. Emergono inoltre elementi stilistici tipicamente orientali e musulmani come nel pavimento in marmo decorato a cosmastesche, inserti in mosaico con motivi di ascendenza orientale.
    L’interno della Cappella è disseminato di meravigliosi mosaici bizantini, caratterizzati dal loro classico sfondo in oro.
    Oggi della struttura propriamente normanna restano intatte soltanto la Cappella Palatina, la Torre Pisana e la Joharia. La Torre Pisana e la Joharia presentano caratteri prevalentemente islamici
    Chiesa di San Giovanni degli Eremiti
    Il complesso monumentale di San Giovanni degli Eremiti comprende la chiesa con il chiostro, facenti parte del monastero fondato da Ruggero II nel 1132, e la “sala Araba” a pianta rettangolare, plausibile preesistenza di una moschea di epoca islamica. La pianta dell’edifico è a croce commissa; l’interno presenta una sola navata e sul transetto si presentano le tre absidi. (La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, fondata in epoca ruggeriana, tra il 1130 e il 1150)
    Internamente San Giovanni si presenta scarna, sobria, immersa in un completo rigore, che non prevede alcun gioco di luce per il visitatore. Solo le cupole presentano dei giochi chiaroscurali che in qualche modo ravvivano l’ambiente, altrimenti privato di qualunque vivacità. Al contrario all’esterno si presenta come una struttura vivacissima e ricca di particolarità come il posizionamento sfalsato delle cupole.
    In origine San Giovanni degli Eremiti venne utilizzato come cimitero per gli alti dignitari della dinastia reale normanna, a dimostrazione del fatto che questo sito ebbe un’importanza notevole durante il periodo medievale, per poi gradualmente perdere rilevanza con le dominazioni successive.
    Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (detta Chiesa della Martorana, Concattedrale dell'Eparchia di Piana degli Albanesi)
    Santa Maria dell’Ammiraglio, simbolo della purezza del genio bizantino ortodosso, è adorna di mosaici tra i più stupefacenti e meglio conservati nel panorama della produzione di epoca comnena, realizzati da maestranze bizantine tra il 1143 e il 1148. La pregevole pavimentazione marmorea in opus sectile, ben conservata, rispecchia fedelmente modelli bizantini, mentre alcuni motivi ornamentali denunciano chiaramente l’influenza della cultura islamica. Venne costruita nella prima metà del XII secolo per volere di Giorgio d’Antiochia, l’ammiraglio del re normanno Ruggero II. In origine l’edificio era ovviamente nelle mani di religiosi di rito greco, fedeli all’ortodossia. Nel tempo però finì anche sotto il controllo dei Benedettini, per poi tornare alle origini ed ospitare oggi la più grossa comunità religiosa greco-albanese della Sicilia: la chiesa appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi, una diocesi cattolica che però adotta il rito greco – bizantino. Pur conservando molti tratti originali, i diversi culti che qui si praticavano modificarono nel tempo le decorazioni e le strutture.
    Chiesa di San Cataldo
    La chiesa di San Cataldo (1160 ca.) rappresenta un esempio di elaborazione formale concepita da maestranze islamiche secondo criteri romanico-occidentali. La costruzione di questa chiesa è tutt’ora avvolta nel mistero, dato che non sappiamo con certezza né in quale data fu fatta costruire (di certo siamo attorno alla metà del XII secolo), né tanto meno siamo certi di chi ne ordinò la costruzione. Pare però ormai assodato che San Cataldo venne edificata per volere di un importante ammiraglio e gran cancelliere del re normanno Guglielmo I, un certo Maione di Bari, che in ogni caso ne fu di certo il primo proprietario. Nel 1182 però Guglielmo II diede in dono la chiesa ai Benedettini di Monreale, che la tennero sino al 1787. San Cataldo è forse l’unico edificio religioso costruito a Palermo sotto il regno di Guglielmo I. La chiesa non subì particolari rifacimenti nel tempo e subì un importante restauro nel XIX secolo che cancellò di fatto ogni modifica avvenuta nei secoli, riportando San Cataldo al suo aspetto. I capitelli che si trovano tra le colonnine e le abside sono invece più antichi della chiesa stessa: essi vennero infatti riutilizzati dopo esser stati presi ad altri edifici sicuramente precedenti di età precedenti alla costruzione di San Cataldo. I capitelli più belli sono senza alcun dubbio quelli che richiamano i classici motivi a fogliame. Da notare il pavimento originale medievale in opus sectile decorato a cosmatesche che testimonia la presenza di artigiani islamici capaci di interpretare in modo nuovo e originale la tradizione orientale di matrice bizantina. Anche l’altare, costituito da una lastra marmorea, è quello risalente alla costruzione della chiesa e presenta delle decorazioni a incisione che raffigurano l’Agnus Dei attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti. Oggi invece San Cataldo appartiene all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
    Il Ponte dell'Ammiraglio
    Il Ponte dell’Ammiraglio, costruito nel secondo quarto di secolo XII (1132 ca.), chiamato così perché voluto da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio del regno al servizio del re Ruggero II dal 1125, presenta la configurazione caratteristica a schiena d’asino, con due rampe simmetriche rette da sette campate ad arco ogivale e ghiere a rincasso. L’intera struttura è realizzata in conci regolari di calcarenite e richiama per tecnica costruttiva e morfologia una tipologia diffusa in area maghrebina. La solida struttura permetteva al ponte di sopportare dei carichi pesantissimi, senza subire alcun danno. Ben pochi furono gli interventi effettuati su quello che oggi consideriamo un vero e proprio monumento della Palermo arabo normanna: soltanto il Senato palermitano promosse nel XVII e nel XVIII secolo delle opere per consolidare la struttura, poiché il fiume Oreto, che oggi ci appare più come un fiumiciattolo che altro, un tempo straripava spesso.
    Cattedrale di Palermo
    La sua storia è molto antica e affonda le sue radici già in età cristiana (IV secolo d.C.), quando l’imperatore Costantino proclamò un editto di tolleranza nei confronti di tutti i cristiani, permettendo perciò anche ai Palermitani di costruire la propria Chiesa. Questa primissima struttura però venne interamente distrutta nel corso di una delle incursioni dei famigerati Vandali, nel periodo delle invasioni barbariche (V secolo d.C.). Di essa oggi non rimane più nulla. Sotto la dominazione bizantina iniziò la costruzione di una nuova chiesa nello stesso punto in cui era stata distrutta quella precedente. Perciò all’inizio del VII secolo (604 d.C.) venne consacrato alla Vergine Maria questa nuova struttura, di cui oggi ci resta soltanto cripta di forma quadrata. La storia di questa seconda fase di quella poi diverrà la nostra Cattedrale, è un susseguirsi di e cambiamenti radicali: non appena infatti gli Arabi conquistarono Palermo la prima cosa che fecero fu quella di convertire immediatamente il luogo di culto principale dei cristiani in una grande moschea che prese il nome di ‘Gami’ (831 d.C.). È molto probabile che anche i musulmani attuarono delle modifiche stilistiche interne ed esterne, ciò nonostante si è certi del fatto che non buttarono a terra l’intero edificio per costruirne uno quasi completamente nuovo, ma lasciarono sostanzialmente inalterato l’originario aspetto di quella che era stata, sotto i Bizantini, la chiesa madre dei cristiani di Palermo. Quando però i Normanni conquistarono la Sicilia, riportandola di fatto nel Medioevo europeo, le cose cambiarono ancora per quella che un attimo prima era diventata moschea: Roberto il Guiscardo e Ruggero I decisero infatti di non edificare alcun nuovo edificio, né di buttare a terra quella chiesa profanata dagli ‘infedeli’, ma semplicemente si limitarono anche loro a riconvertirla, questa volta però al cristianesimo. Inizialmente dunque, con i Normanni non si ebbe alcuna modifica del vecchio edificio e forse non ci sarebbe mai stata perché la storia della Cattedrale inizia con una disputa celebre anche tra i il re Normanno Guglielmo II, detto ‘Il Buono’, e l’arcivescovo di Palermo, Gualtiero. Alla fine del XII secolo infatti Guglielmo si era messo in testa di costruire una nuova splendida chiesa che sarebbe diventata quella di riferimento per tutta l’area palermitana; c’era un solo problema, che Gualtiero intendeva costruire tale ‘Duomo’ a Monreale e non a Palermo. Il Vescovo Gualtiero, però, intendeva già costruire una grande Cattedrale a Palermo per riaffermare il suo prestigio. Così, ignorando completamente il fatto che il re avesse già iniziato la costruzione di quello che diventerà lo splendido Duomo di Monreale, il vescovo di Palermo diede ordine di iniziare i lavori per la costruzione della nuova Cattedrale. Molti personaggi importanti della storia di Palermo e della Sicilia vollero che il loro corpo fosse conservato proprio nella Cattedrale; tra i tanti, spiccano per la loro particolare bellezza i sepolcri di Costanza d’Altavilla, Ruggero II, Federico II e Arrigo VI.
    Palazzo della Zisa
    Contrariamente a quanto si pensò per secoli, il palazzo della Zisa non è un edificio ‘arabo’. Per molto tempo infatti questo magnifico monumento fu ritenuto a torto frutto della dominazione musulmana, quando nella realtà dei fatti esso venne fatto costruire nel periodo normanno dal Re Guglielmo I, al quale serviva una residenza estiva poco fuori dalla città. A quel tempo oltre la Zisa vi era solo la foresta, estesissima, che era la riserva di caccia dei sovrani: era il parco reale del Genoardo (dall’arabo Jannat al-ar”, giardino o paradiso della terra), che si estendeva ad occidente della città. Quando Guglielmo I pensò a far costruire un edificio destinato al suo svago, pensò subito alle meravigliose residenze dei signori musulmani del Nord Africa, e perciò decise che il suo palazzo sarebbe stato sontuoso e bello al pari di esse. Per far questo si affidò quasi unicamente ad artisti ed architetti arabi che riuscirono ampiamente a soddisfare i desideri del loro sovrano: la Zisa infatti sembrava davvero la dimora di un Emiro. A completamento del loro lavoro, le maestranze arabe che avevano costruito questo meraviglioso palazzo proposero al sovrano di dargli un nome, così com’era in uso fare presso il mondo musulmano. La richiesta venne subito accolta da Guglielmo e il nuovo palazzo prese il nome di ‘Zisa’, che deriva presumibilmente dalla parola arabo ‘Al-Azîz’ che significa ‘Splendido’. Il palazzo della Zisa non è stato sempre come lo vediamo. Numerosi interventi vennero effettuati sull’edificio nel corso dei secoli. Il più evidente di tutti è la merlatura in cima all’edificio, che venne realizzata nel XIV secolo con scopi difensivi. Da un punto di vista architettonico la Zisa inaugura la stagione delle opere realizzate in altezza, tant’è che si estende per ben tre piani, ha la forma di un parallelepipedo con pianta rettangolare; sui lati corti dell’edificio si trovano due brevi avancorpi. Le fonti storiche parlano spesso del fatto che la prima cosa a colpire il visitatore medievale fosse proprio l’altezza di questo palazzo, certamente inconsueta nei secoli precedenti. La grande sala principale ha una pianta a croce greca e presenta una fontana con fantastici effetti: l’acqua che scorre a ‘zig zag’ per poi terminare la sua discesa in due vasche quadrate, che hanno al loro interno degli ottagoni sfalsati. La presenza di fontane con questi giochi d’acqua e decori è tipica della cultura araba. Tutta la sala è decorata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile che incorniciano le pareti e arricchiscono il pavimento. Agli angoli delle pareti si trovano colonnine annicchiate con capitelli marmorei di chiara acendenza islamica
    Cattedrale di Monreale
    É uno dei monumenti più solenni dell’architettura normanna. L’intero complesso monumentale, costituito dalla chiesa, dal convento benedettino e dal palazzo reale, venne edifi­cato per volere del re Guglielmo II dal 1172. L’impianto riprende in linea generale il modello della Cattedrale di Cefalù, ma ne differisce per lo sviluppo volumetrico del santuario, dove transetto e absidi, avendo uguale lunghezza, formano un unico grande corpo centrale. L’esterno è quello tipico delle chiese normanne: un edificio fortificato, affiancato da due torri, di cui quella di destra e divenuta campanile nel ‘600. Il portico, che si affaccia sulla piazza, nasconde uno splendido portale del 1186, detto “Porta Regia”, in bronzo, decorato con immagini a rilievo, con le cornici chiuse da una fascia bordata di foglie di acanto e gli stipiti contenenti quaranta quadretti raffiguranti episodi del Vecchio e Nuovo. Da notare per il forte accento arabeggiante sono le decorazioni geometriche e policrome a tarsie di calcare e di pietra lavica delle tre absidi. Le pareti all’interno sono coperte da uno straordinario rivestimento musivo, su fondo in oro, dominato dalla figura del Cristo Pantocratore, il quale occupa l’intera superficie del catino absidale. I mosaici, realizzati unitariamente e completati quasi del tutto entro il 1182, sorprendono per la loro armonia con l’architettura. Il pavimento, completato nel XVI secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate. Il duomo è dedicato a Santa Maria la Nova. Adiacente all’abbazia benedettina troviamo il chiostro, funge da perno di tutto il complesso abbaziale che si sviluppa intorno ad esso e rappresenta uno splendido esempio di architettura bizantina.
    Cattedrale di Cefalù
    La cattedrale fu fondata nel 1131 da re Ruggero II, che ripristinò, nel 1145, il vescovado di rito latino, per riportare alla cristianità questa parte di territorio già fortemente islamizzata. E’ stata concepita come mausoleo degli Altavilla e custodisce mosaici che i più autorevoli studiosi di arte bizantina considerano essere una delle più raffinate e meglio conservate espressioni dell’arte del mosaico bizantino comneno. La decorazione musiva che ricopre le pareti del presbiterio e la grande abside centrale, dove campeggia l’imponente figura del cristo Pantocratore, è opera di maestri bizantini, realizzata intorno al 1148. Annesso alla Cattedrale è il Chiostro capitolare del XII sec., quadrato e per tre lati circondato da un portico a colonne binate con capitelli figurati che sorreggono archi ogivali.
    Per saperne di più
    I richiami arabi in Palazzo Reale
    Alcuni spazi più di altri sono fortemente caratterizzati dalla stile arabo. Tra questi ricordiamo la Sala di Ruggero, splendido esempio di ciò che fu davvero la Palermo arabo normanna, in questa sala infatti gli artisti arabi che vi lavorarono, crearono per il loro re delle caratteristiche decorazioni orientali; le stupende decorazioni, si devono al figlio Guglielmo I detto il “Malo”. Questi mosaici sono di grande pregio, perché non raffigurano elementi sacri, ma vegetali ed animali. Vengono raccontate battute di caccia con arcieri e cervi, rappresentati pavoni e vari animali esotici tra cui leopardi, tutto nel tentativo di mostrare un’allegoria della corte normanna. Anche la struttura stessa del Palazzo reale,presenta tratti arabi: è suddiviso in due grandi cortili, quella ‘della fontana’, costruito attorno al 1584, e quello ‘Maqueda’, edificato nel 1600.
    Le decorazioni all'interno della Cappella Palatina
    Una delle caratteristiche più interessanti della Palatina è costituita dal fatto che al suo interno non vi è rappresentato un solo Cristo Pantocratore, bensì due. In cima alla cupola infatti il visitatore potrà ammirare ancora una volta il Cristo nell’atto stavolta di benedire l’umanità intera. Questo secondo Pantocratore venne realizzato seguendo alla perfezione i dettami artistico religiosi dei bizantini: il Cristo infatti, per la particolare posizione della mano destra, benedice secondo il modo greco, ed inoltre viene racchiuso all’interno di un cerchio, una figura geometrica che per il mondo orientale era da considerarsi perfetta. Altra particolarità del Pantocratore benedicente è il libro chiuso tenuto nella sua mano sinistra: se infatti sino ad ora siamo stati abituati a vedere il Cristo bizantino con il libro dei Vangeli aperto, indicante la rivelazione, questa volta invece egli tiene in mano un libro chiuso, ad indicare che la verità non è stata ancora rivelata. Altra nota artistica importante da sottolineare è la presenza intorno alla figura del Pantocratore di una schiera di Angeli ed Arcangeli, stilisticamente bellissimi da vedere. Le tre navate sono coperte da soffitti lignei dipinti eseguiti da artisti islamici. Unica nel suo genere è la straordinaria macchina lignea a muqarnas, poligoni stellati e cupolette della navata centrale.
    Decorazioni chiesa ammiraglio
    Tra le splendide decorazioni musive spiccano inevitabilmente quelle collocate sul fronte del corpo originario: in esse sono raffigurati Ruggero II, nell’atto della sua incoronazione, e lo stesso fondatore della chiesa, Giorgio d’Antiochia, ai piedi della Vergine Maria. Alla base della cupola si può ancora leggere un’iscrizione in arabo, una preghiera, risalente al periodo della fondazione della chiesa: ancora una volta un elemento diversissimo dall’intero contesto dell’edificio sta a dimostrare la forte sinergia culturale creatasi in quella Palermo arabo normanna che si ritrovava ad essere nello stesso momento storico latina, greca e musulmana, senza che questo animasse contrasti. Non si possono inoltre non citare le magnifiche rappresentazioni dell’Annunciazione realizzate sull’arco trionfale. Nelle volte a botte poi si possono ammirare figure dei Santi.
    I diavoli della Zisa
    La leggenda del tesoro custodito dai diavoli inizia con Azel Comel e El-Aziz, due innamorati in fuga dal padre, il sultano, che osteggiava il loro amore. Una volta giunti a Palermo, con il tesoro preso al padre, Azel fece erigere il palazzo, ma El-Aziz, venuta a conoscenza del suicidio della madre a causa della loro fuga, volle raggiungerla e si uccise a sua volta. Azel, pazzo di dolore, viaggiò per il mondo, finché il mare, impietosito dalla sua sofferenza, pose fine alla sua vita. Il loro immenso tesoro rimase nei sotterranei della Zisa, protetto dai diavoli e la leggenda vuole che se il tesoro verrà trovato porrà fine alla povertà a Palermo, l’unico modo per riuscire nell’impresa sarebbe riuscire a contare i diavoli il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, ma fissandoli li si vedrebbe storcere la bocca, muovere la coda, nascondersi e tornare, per ostacolare il conto, ecco perché sono considerati diabolici. Un’altra credenza popolare vuole che quando a Palermo soffia forte il vento, siano i diavoli della Zisa a provocarlo. Tale leggenda è nata probabilmente dalle correnti d’aria fresca presenti nel palazzo, generate, per contrastare il caldo estivo, da un efficace impianto di areazione ottenuto grazie a una esposizione ottimale a nord-est, per mezzo di una fonte interna, di fori nel pavimento e di scanalature laterali. Queste leggende hanno dato luogo a modi di dire in passato molto usati, con l’espressione E chi su, li diavoli di la Zisa? (E cosa sono, i diavoli della Zisa?) si indica una situazione in cui i conti non tornano; mentre Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa è un commento al fatto che il vento è piuttosto violento.
    La diatriba tra Guglielmo e Gualtiero
    Una delle tante storie narrate e tramandate nei secoli, su Palermo e le sue dominazioni mette a stretto contatto il Duomo di Monreale e la Cattedrale di Palermo. Si narra che Guglielmo II, soprannominato “Il buono”, si addormentò sotto un albero di carrubo. Nel sogno la Madonna gli disse che sotto il posto in cui lui dormiva era nascosto un grande tesoro e che, se l’avesse trovato, avrebbe dovuto utilizzarlo per edificare una grande chiesa. Appena sveglio, scavato sotto l’albero lo trovò e lo usò appunto per edificare il duomo di Monreale. L’impianto è basilicale a croce latina e le colonne delle tre navate di ispirazione classica. All’incrocio fra i bracci non c’è la solita cupola, ma un parallelepipedo bizantino con soffitto decorato in modo arabo. Nel frattempo, Gualtiero Offamilio, allora arcivescovo della Diocesi di Palermo ed ex istitutore di Guglielmo II, stava facendo edificare la Cattedrale. Egli, per contrastare Guglielmo il buono, decise di rendere bello l’esterno e quindi cercò in tutti i modi di realizzare una facciata senza precedenti. Guglielmo si preoccupò di abbellire con meravigliosi mosaici che narrano storie del Nuovo e Vecchio Testamento l’interno del Duomo tralasciando i dettagli estetici della facciata, mentre Gualtiero puntò molto sulla bellezza e imponenza della facciata arricchendola di archi a sesto acuto ispirati all’architetture islamica, colonnine con statue di santi, torri campanarie, ghiere, merlature, pinnacoli… lasciando l’interno quasi anonimo. L’interno è molto semplice, quasi cupo. Non rispecchia minimamente lo splendore dell’esterno. La leggenda narra che i due, essendo invidiosi l’uno dell’altro e avendo vissuto queste costruzioni come una sfida personale, morirono d’infarto dopo aver dato un’occhiata ai rispettivi progetti. Guglielmo senza dubbio pensò che la Cattedrale di Palermo dentro fosse bella come fuori e viceversa dovette pensare Gualtiero del Duomo di Monreale.
    Protagonisti
    Ruggero II
    Ruggero II (Mileto o Palermo, 1095 – Palermo, 1154)
    Conosciuto anche come Ruggero il normanno, figlio e successore di Ruggero I di Sicilia della dinastia degli Altavilla, iniziò a regnare nel 1112. Era figlio secondogenito di Ruggero I d’Altavilla e di Adelasia di Monferrato. Alla morte del padre avvenuta a Mileto nel 1101, sua madre riuscì a governare la Sicilia con l’aiuto di valenti consiglieri, mentre lui ed il fratello erano ancora in tenera età. Nel 1105 morì suo fratello maggiore Simone e a soli dieci anni Ruggero divenne Conte di Sicilia. Visse la sua infanzia a Palermo ed ebbe precettori greci e arabi, tanto che imparò la lingua greca, latina e araba. Divenuto maggiorenne nel 1112, si dimostrò subito in grado di governare con autorità e saggezza, continuando la linea di espansionismo del padre. Quando nel luglio del 1127 Guglielmo, duca di Puglia, morí senza figli, Ruggero reclamò tutti i possedimenti degli Altavilla e la Signoria di Capua. Sbarcò allora nel continente e conquistò senza difficoltà Amalfi e Salerno, dove venne incoronato. Tuttavia l’unione di Sicilia e Puglia era osteggiata dai Signori locali e da Papa Onorio II che promosse una “crociata” contro Ruggero, mettendo Roberto II di Capua e Rainulfo di Alife (cognato di Ruggero) contro di lui. Tuttavia questa coalizione fallì miseramente e nell’agosto 1128 il Papa fu costretto dalla superiorità militare a nominare nella città di Benevento Ruggero II Duca di Puglia. Per legare assieme tutti questi stati, il titolo reale sembrava essenziale e la morte di Onorio II nel febbraio 1130, seguita da una duplice elezione di un Papa e un Antipapa avvenne nel momento per lui decisivo. Nell’elezione del nuovo Pontefice scoppiò uno scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. Nella confusione che ne seguí, Innocenzo, pur riconosciuto dalla maggior parte della cristianità, fu costretto a rifugiarsi in Francia; rimase a Roma invece Anacleto II che tuttavia aveva bisogno di maggiori consensi. Ruggero lo appoggiò ed il prezzo fu la corona: il 27 settembre 1130 una Bolla di Anacleto II fece Ruggero Re di Sicilia. L’incoronazione avvenne a Palermo il 25 dicembre 1130. Tutto ciò spinse Ruggero in una guerra di dieci anni; Bernardo di Chiaravalle, che appoggiava Innocenzo II, mise in piedi una coalizione contro Anacleto ed il suo “Re mezzo pagano”. Ad esso si aggiunsero Luigi VI di Francia, Enrico I di Inghilterra e l’Imperatore Lotario III del Sacro Romano Impero. Nel frattempo il Meridione d’Italia insorse. Alcuni nobili feudatari normanni, che già da tempo mordevano il freno, non accettarono il nuovo sovrano. Nel 1137 Lotario cominciò a spostarsi verso il Sud, fu raggiunto dai ribelli e conquistò Bari. Innocenzo II e Lotario e costringono Ruggero II alla fuga; Innocenzo II delegittimò Ruggero II, in favore di Rainulfo di Alife, nuovo Duca di Puglia. L’Imperatore rientrò in Germania. Ruggero, liberato dal pericolo incombente, riprese terreno, saccheggiò Capua e costrinse Sergio VII ad accettarlo come Signore di Napoli. A Rignano Garganico Rainulfo di nuovo sconfisse il Re, ma nell’aprile del 1139 morì e Ruggero sottomise gli ultimi ribelli. A questo punto Ruggero volle avere la conferma del titolo da Innocenzo II che invece lo scomunicò, invase il Regno con un grande esercito, ma cadde in una astuta imboscata a Galluccio. Dopo la vittoria del Re, il Papa lo investì del titolo di Re di Sicilia, del ducato di Puglia e del principato di Capua. Ruggero II era così divenuto uno dei più potenti sovrani d’Europa. Il suo regno sopravviverà con alterne vicende, anche perché dopo i Vespri i regni divennero due. A Palermo Ruggero attrasse intorno a sé i migliori uomini di ogni etnia, come il famoso geografo arabo al-Idrisi, lo storico Nilus Doxopatrius e altri eruditi. Il Re mantenne nel regno una completa tolleranza per tutti i credi, razze e lingue. Egli fu servito da uomini di ogni nazionalità come l’anglonormanno Thomas Brun nella Curia, il rinnegato musulmano Christodoulos nella flotta e il bizantino Giorgio di Antiochia. Ruggero rese la Sicilia la potenza dominante del Mediterraneo. Grazie ad una potente flotta, costituita sotto diversi ammiragli, effettuò una serie di conquiste sulla costa africana (1135 – 1153), che andavano da Tripoli a Capo Bon. Il Re morì a Palermo il 26 febbraio 1154, e suo successore fu il quarto dei suoi figli, Guglielmo.
    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    Una delle cose degli infedeli più degne di nota da noi qui osservate è la chiesa detta dell’Antiochieno […] Vedemmo tale costruzione a cui ogni descrizione vien meno, ed è indiscutibile che essa è il monumento più bello del mondo. Le sue pareti interne sono tutte dorate. Hanno lastre di marmo a colori, di cui mai si son vedute l’eguali, tutte lavorate a mosaico in oro, contornate di fogliame in mosaico verde. Dall’alto si aprono finestre in bell’ordine, con vetri dorati che accecano la vista col bagliore de’ loro raggi e destano negli animi una suggestione da cui Dio ci tenga lontani.

    L’arabo Ibn Giubayr, vissuto nel XII secolo, parla della Chiesa di santa Maria dell’Ammiraglio.

    Sulla facciata principale dell’edificio vi è un grande ingresso a sesto acuto, che si ritrova ai lati altri due portali di uguale stile ma di più piccole dimensioni. Una volta entrati ci si ritrova, passando per un vestibolo, nel vero cuore della Zisa e cioè l’amplissima sala centrale della fontana, che si sviluppa in altezza per ben due piani. Sull’arcata d’ingresso alla sala si trova un’epigrafe araba che recita così: “Quantunque volte vorrai, tu vedrai il più bel possesso del più splendido tra i reami del mondo, de’ mari e la montagna che li [domina], le cui cime sono tinte di narciso; e vedrai il [gran] re del secolo in un bel soggiorno, [ché] a lui conviensi la magnificenza e la letizia. Questo è il paradiso terrestre che si apre agli sguardi; questo è il Musta’izz e questo [palazzo] l’Aziz

    Romualdo Salernitano, descrive la Zisa nel suo Chronicon (XII secolo).

    Si passava per piazze, porte, cortili regi e vedevamo palazzi eccelsi, circhi ben disposti, giardini e sale destinati ai pubblici ufficiali, cose da abbagliare la vista e sbalordire le menti… fra le altre cose notammo un’aula in un ampio cortile circondato da un giardino e fiancheggiato da portici. L’aula occupa tutta la larghezza di codesto cortile, talchè restammo meravigliati a mirare la sua estensione, l’altezza dei suoi belvederi. Sapemmo che questo è il luogo ove suol mangiare il re col suo seguito. Di faccia stanno detti portici e gli uffici dove siedono i magistrati, i pubblici ufficiali e gli agenti di finanza.

    Ibn Gyubair nel 1184 descrive così il Palazzo Reale.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale... i monumenti Paleocristiani di Ravenna
    Entrambi i siti devono la loro ricchezza e varietà decorativa alla presenza e convivenza nelle stesse aree di etnie e culture differenti durante il Medioevo. Il frutto di queste commistioni tra il mondo latino e l’oriente ha portato alla creazione di uno stile nuovo per l’epoca.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    F. Maurici, Palermo Normanna. Vicende urbanistiche d’una città imperiale (1072-1194), Kalòs, Palermo, 2015

    G. Di Stefano, Monumenti della Sicilia normanna, Palermo, Flaccovio Editore, 1979

    Dossier di candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List del sito seriale “Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, dicembre 2014. All right reserved ©

  • Valore UNESCO

    Il sito seriale “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” è costituito dalla selezione delle più significative realizzazioni, espressione di un sincretismo socioculturale che, durante il periodo di dominazione normanna, tra l’ XI e il XII secolo, dette vita ad uno straordinario patrimonio edilizio unico al mondo. Gli elementi inseriti sono stati scelti per il loro ottimo stato di conservazione e per le particolari variazioni dello stile “sincretico” che ciascuno di essi ha assunto. Infatti, benché ogni edificio è parte di un tutto organico, essi singolarmente assumono delle caratteristiche uniche che, in ognuno dei casi, si coniugano in modi nuovi e diversi, ognuno riflettendosi autonomamente sulle tradizioni culturali di questo luogo, da quella islamica alla bizantina, la tradizione romana, e quella latina.

    Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina
    Il Palazzo Reale di Palermo (secc. XI-XII) custodisce originali e rare combinazioni di stile islamico e romanico, frutto della convivenza tra diverse componenti culturali. Ruggero II promuove la costruzione della Torre Greca, di cui rimane la più tarda ricostruzione di età rinascimentale; della Torre Pisana, ancora esistente; della Joharia (metà del XII secolo), dall’arabo al-jawhariyya, che significa “l’ingioiellata”, nella quale è possibile ammirare la Sala dei Venti e la Stanza di Ruggero. La Cappella Palatina è l’esempio più rappresentativo delle arti mediterranee nell’ambito della Sicilia normanna e il risultato tra le diverse culture che qui si sono confrontate: al suo interno convivono infatti stili diversi: islamico, bizantino, occidentale. L’edifi­cio è uno dei monumenti medievali meglio conservati. Sono infatti quasi inalterati: la decorazione marmorea in opus sectile dei pavimenti e delle pareti, i mosaici bizantini del presbiterio e delle navate e le pitture islamiche dei soffitti lignei. Unica nel suo genere è la straordinaria macchina lignea a muqarnas, poligoni stellati e cupolette della navata centrale.
    Chiesa di San Giovanni degli Eremiti
    La chiesa, fondata sotto Ruggero II tra il 1130 e il 1150, presenta una volumetria regolare e compatta, cui fanno da contrappunto, ad altezze diverse, le cupole intonacate di rosso all’esterno. La pianta della chiesa è a croce commissa, il transetto presenta tre absidi di cui la centrale sporgente all’esterno. L’esterno è realizzato in blocchi squadrati di pietra calcare che contrastano col colore rosso delle cupole. Dall’interno della chiesa, attraverso un piccolo corridoio, si accede a un ambiente adiacente, denominato “sala araba”.
    Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (detta Chiesa della Martorana
    Tra i monumenti arabo-normanni, Santa Maria dell’Ammiraglio, detta la Martorana, rappresenta il legame più forte con l’arte bizantina. In origine la chiesa aveva davanti un portico con atrio e un campanile, visibile ancora oggi. Venne costruita nella prima metà del XII secolo per volere di Giorgio d’Antiochia, l’ammiraglio del re normanno Ruggero II, a cui deve il suo nome. La porta lignea costituisce un’eccezionale opera d’intaglio islamico. L’interno della chiesa è decorato con eccellenti mosaici eseguiti tra il 1143 e il 1148: uno dei migliori esempi di mosaico bizantino del periodo comneno. La pregevole pavimentazione marmorea in opus sectile rispecchia fedelmente i modelli bizantini. Alla base della cupola si trova un fregio in legno d’abete con un’iscrizione in lingua araba che reca un inno della liturgia bizantina.
    Chiesa di San Cataldo
    La chiesa di San Cataldo (1160 ca.) rappresenta un esempio di rielaborazione dello stile romanico-occidentale da parte di maestranze islamiche. Le pareti nude, prive di qualsiasi decorazione, esaltano l’architettura della chiesa, ingentilita dalle colonnine angolari del santuario e dagli archi a sesto acuto retti da colonne e capitelli dei quali alcuni di spoglio. A rendere ancor più preziosa la chiesetta, contribuisce il pavimento in opus sectile, unico esempio dell’epoca di Guglielmo I: esso manifesta l’affermarsi della nuova corrente promossa da Ruggero II, assicurata dalla presenza di artigiani islamici capaci di interpretare in modo nuovo e innovativo la tradizione orientale di origine bizantina.
    Il Ponte dell'Ammiraglio
    Il Ponte dell’Ammiraglio (1132 ca.), importante testimonianza dell’architettura civile di età normanna, rappresenta uno dei massimi prodotti d’ingegneria medievale in area mediterranea. Costruito in pietra da taglio, di straordinarie dimensioni per l’epoca, deve il suo nome al fondatore Giorgio di Antiochia, ammiraglio del regno al servizio del re Ruggero II dal 1125 e che ha voluto anche la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. E’ realizzato a schiena d’asino, con due rampe simmetriche rette da sette campate. Per realizzare i blocchi di pietra è stata usata la calcarenite.
    Cattedrale di Palermo
    Gualtiero Offamilio, arcivescovo della città dal 1169 al 1190 fondò la chiesa nello stesso luogo dove prima sorgevano una basilica del IV secolo, distrutta dai Vandali, e una costruzione del VI di cui troviamo traccia nella pianta della Cripta. Trasformata in moschea al tempo della dominazione islamica, fu restituita al culto cristiano nel 1072 da Roberto e Ruggero d’Altavilla. All’arcivescovo Gualtiero si deve la ricostruzione dell’edifi­cio normanno a tre navate. Lungo le navate laterali sono dislocate varie cappelle: nelle prime due cappelle della navata meridionale si trovano le tombe degli imperatori e dei reali di Sicilia.
    Palazzo della Zisa
    Il palazzo della Zisa, dall’arabo al-Azīz, il glorioso,lo splendido, realizzato dal re Guglielmo I sorgeva fuori le mura dell’antica città di Palermo, costituendo il monumento più importante e rappresentativo del Genoardo (dall’arabo Jannat al-ar, “giardino” o “paradiso della terra”) che s’ispirava ai giardini di ascendenza islamica. Si sviluppa su tre piani, marcati all’esterno da sottili cornici e da archi ciechi, caratteristica che lo rende già un caso raro per l’epoca. Al centro del piano terreno, si trova la sala della fontana, un l’ambiente di rappresentanza, che costituisce il cuore di tutto il palazzo; aperta sull’ingresso attraverso un ampio arco ogivale sorretto da colonne ai lati delle quali resta una scritta in stucco con il nome del palazzo e il riferimento a Guglielmo II. Tutta la sala è decorata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile, ampie nicchie voltate a muqarnas e un raro pannello di mosaico bizantino con temi profani e iconogra­fie islamiche.
    Cattedrale di Cefalù
    L’edi­ficio (1131) è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo. La facciata del 1240 è caratterizzata da archetti ciechi e archi intrecciati. L’interno della basilica è caratterizzato da tre navate scandite da sedici colonne di granito che sostengono gli archi. L’abside centrale, le pareti del presbiterio e la volta del coro sono rivestite da mosaici realizzati da maestranze bizantine. Le ­figure sono disposte in processione secondo un preciso principio gerarchico; al centro troviamo il Cristo Pantocratore benedicente; nella fascia sottostante, la Vergine e quattro Arcangeli. Annesso alla Cattedrale è il Chiostro capitolare del XII sec., quadrato e per tre lati da un portico a colonne binate con capitelli figurati che sorreggono archi ogivali.
    La Cattedrale di Monreale
    L’intero complesso monumentale, costituito dalla chiesa, dal convento benedettino e dal palazzo reale, venne edi­ficato per volere del re Guglielmo II (1166-1189). L’impianto riprende in linea generale il modello della Cattedrale di Cefalù, ma risulta diverso nella pianta; transetto e absidi, avendo uguale lunghezza, formano un unico grande corpo. All’interno la luce naturale colpisce l’oro usato per le tessere dei mosaici, che rappresentano uno dei cicli più vasti del mondo medievale (oltre seimila metri quadri). Nell’abside centrale, emergono il Cristo Pantocratore e la Vergine col Bambino tra angeli e santi.
    Per saperne di più
    I diavoli della Zisa
    La leggenda del tesoro custodito dai diavoli inizia con Azel Comel e El-Aziz, due innamorati in fuga dal padre, il sultano, che osteggiava il loro amore. Una volta giunti a Palermo, con il tesoro preso al padre, Azel fece erigere il palazzo, ma El-Aziz, venuta a conoscenza del suicidio della madre a causa della loro fuga, volle raggiungerla e si uccise a sua volta. Azel, pazzo di dolore, viaggiò per il mondo, finché il mare, impietosito dalla sua sofferenza, pose fine alla sua vita.

    Il loro immenso tesoro rimase nei sotterranei della Zisa, protetto dai diavoli e la leggenda vuole che se il tesoro verrà trovato porrà fine alla povertà a Palermo, l’unico modo per riuscire nell’impresa sarebbe riuscire a contare i diavoli il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, ma fissandoli li si vedrebbe storcere la bocca, muovere la coda, nascondersi e tornare, per ostacolare il conto, ecco perché sono considerati diabolici.

    Un’altra credenza popolare vuole che quando a Palermo soffia forte il vento, siano i diavoli della Zisa a provocarlo. Tale leggenda è nata probabilmente dalle correnti d’aria fresca presenti nel palazzo, generate, per contrastare il caldo estivo, da un efficace impianto di areazione ottenuto grazie a una esposizione ottimale a nord-est, per mezzo di una fonte interna, di fori nel pavimento e di scanalature laterali.

    Queste leggende hanno dato luogo a modi di dire in passato molto usati, con l’espressione E chi su, li diavoli di la Zisa? (E cosa sono, i diavoli della Zisa?) si indica una situazione in cui i conti non tornano; mentre Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa è un commento al fatto che il vento è piuttosto violento.

    La diatriba tra Gugliemo e Gualtiero
    Una delle tante storie narrate e tramandate nei secoli, su Palermo e le sue dominazioni mette a stretto contatto la Cattedrale di Monreale e la Cattedrale di Palermo.

    Si narra che Guglielmo II, soprannominato “Il buono”, si addormentò sotto un albero di carrubo. Nel sogno la Madonna gli disse che sotto il posto in cui lui dormiva era nascosto un grande tesoro e che, se l’avesse trovato, avrebbe dovuto utilizzarlo per edificare una grande chiesa. Appena sveglio, scavato sotto l’albero lo trovò e lo usò appunto per edificare il duomo di Monreale. L’impianto è basilicale a croce latina e le colonne delle tre navate di ispirazione classica. All’incrocio fra i bracci non c’è la solita cupola, ma un parallelepipedo bizantino con soffitto decorato in modo arabo.

    Nel frattempo, Gualtiero Offamilio, allora arcivescovo della Diocesi di Palermo ed ex istitutore di Guglielmo II, stava facendo edificare la Cattedrale. Egli, per contrastare Guglielmo il buono, decise di rendere bello l’esterno e quindi cercò in tutti i modi di realizzare una facciata senza precedenti. Guglielmo si preoccupò di abbellire con meravigliosi mosaici che narrano storie del Nuovo e Vecchio Testamento l’interno della Cattedrale tralasciando i dettagli estetici della facciata, mentre Gualtiero puntò molto sulla bellezza e imponenza della facciata arricchendola di archi a sesto acuto ispirati all’architetture islamica, colonnine con statue di santi, torri campanarie, ghiere, merlature, pinnacoli… lasciando l’interno quasi anonimo.

    La leggenda narra che i due, essendo invidiosi l’uno dell’altro e avendo vissuto queste costruzioni come una sfida personale, morirono d’infarto dopo aver dato un’occhiata ai rispettivi progetti. Guglielmo senza dubbio pensò che la Cattedrale di Palermo dentro fosse bella come fuori e viceversa dovette pensare Gualtiero della Cattedrale di Monreale.

    Protagonisti
    Ruggero II
    Ruggero II (Mileto o Palermo, 1095 – Palermo, 1154)
    Figlio di Ruggero I conte di Sicilia, fu sino al 1113 sotto la reggenza della madre, Adelaide degli Aleramici. Morto il duca Guglielmo senza eredi, Ruggero avanzò i suoi diritti; fattosi nominare duca di SalDopo ave vinto in Calabria, in Lucania, a Benevento e più tardi in Puglia ottenne il ducato. Alla morte di Onorio parteggiò per l’antipapa Anacleto II, il titolo di re di Sicilia, Puglia, Calabria, Capua benché buona parte del territorio dovesse ancora essere conquistata. Ma il papa Innocenzo II si strinse in lega con Lotario di Supplimburgo, imperatore d’Occidente, con Giovanni Comneno, imperatore d’Oriente, con i Veneziani e i Pisani, gelosi della nuova potenza, e intraprese una guerra, che durò ben nove anni. Dopo alterne vicende R. ebbe la meglio sui suoi nemici: nel 1139 il papa dovette riconoscerlo come nuovo re. Mentre l’esercito normanno conquistava l’Abruzzo, Capua e Napoli passavano a Ruggero che unificava così sotto il suo dominio tutta l’Italia meridionale e la Sicilia. Puntò quindi verso l’Africa, per rendere la Sicilia il centro d’un regno mediterraneo, affidando il suo piano all’ammiraglio Giorgio d’Antiochia; fu conquistata Gerba, poi Tripoli, e quindi Susa, Sfax, Gabes; inoltre si toglieva ai Bizantini Corfù, costringendo Costantinopoli a rinunciare per sempre ai suoi territorî dell’Italia meridionale. Geniale organizzatore, Ruggero II protesse le arti, le scienze e le lettere; insigni monumenti, come la Cappella Palatina a Palermo e il duomo di Cefalù, rimangono a testimoniare lo spirito splendidamente realizzatore di questo re.
    Legami tra i siti Unesco italiani
    Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale... i monumenti Paleocristiani di Ravenna
    Entrambi i siti devono la loro ricchezza e varietà decorativa alla presenza e convivenza nelle stesse aree di etnie e culture differenti durante il Medioevo. Il frutto di queste commistioni tra il mondo latino e l’oriente ha portato alla creazione di uno stile nuovo per l’epoca.
    Glossario
    Glossario

    Opus sectile, è un’antica tecnica artistica che utilizza marmi pietre dure o paste vitree, tagliati per realizzare pavimentazioni e decorazioni murarie a intarsio.

    Muqarnas, è una soluzione decorativa propria dell’architettura musulmana. Viene usato nelle cupole, in volte di ogni tipo, in nicchie di portali, come elemento di raccordo tra parete e cornice, e d è realizzato in pietra, mattoni, stucco, legno o ceramica.

    Croce commissa, una pianta dell’edificio in cui della navata principale termina con il transetto formando una T.

    Abside, s. f. è una struttura architettonica a pianta semicircolare, di norma posta a chiusura della navata centrale della chiesa, ma la si può trovare anche sul fondo delle navate laterali o del transetto.

    Periodo comneno, prendo questo nome il periodo sotto il governo dei Comneni, imperatori di Bisanzio.

    Maestranza, s. f. I maestri operai che lavorano per la realizzazione di un cantiere o di un oggetto d’artigianato.

    Schiena d’asino, espressione usata per indicare la forma rialzata al centro e spiovente verso i lati del piano di una strada.

    Presbiterio, s. m., parte della basilica cristiana riservata al vescovo e al clero, situata in fondo alla navata centrale e terminata dall’abside. In genere è leggermente rialzata e ospita l’altare maggiore e gli scranni per i preti officianti.

    Cristo Pantocratore, Cristo viene mostrato come signore e dominatore del mondo.

Iscrizione UNESCO

2015, Bonn, Germania, 39a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale, Sito Seriale


Antichità


Italia del Sud, Isole
Regione Sicilia
Provincia di Palermo


Criteri di Iscrizione

Criterio (ii): il sito Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale è la materiale testimonianza di una particolare condizione politica e culturale caratterizzata da una proficua convivenza di genti di diversa provenienza (musulmani, bizantini, latini, ebrei, lombardi e francesi) che favorì l’interscambio di valori umani e la fioritura di una vivace stagione di sincretismo culturale. In campo monumentale ciò generò emblematicamente una consapevole ed eccezionale combinazione di elementi architettonici e di tecniche artistiche, attinti dalla tradizione bizantina, dal mondo dell’Islam e da quello occidentale e propose nuovi modelli di sinergia tra natura ed edificio i cui esiti influirono sugli sviluppi dell’architettura dell’Italia meridionale nel suo versante tirrenico e si estesero in larga parte del bacino mediterraneo.
Criterio (iv): l’insieme di monumenti del sito “Palermo arabo – normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” mostra in maniera esemplare le caratteristiche di una straordinaria sintassi stilistica che, rielaborando in maniera originale e unitaria elementi appartenenti a diverse culture, diede vita a nuove concezioni spaziali, costruttive e decorative. Il forte impatto di tali manifestazioni nell’orizzonte medievale contribuì significativamente alla formazione della koinè mediterranea, prototipo e segno tangibile della nascita della civiltà mediterraneo- europea moderna, dall’Impero di Federico II di Svevia alla formazione degli stati nazionali.

Integità
Il Bene seriale comprende tutti gli elementi necessari per esprimere la sua proposta di valore universale eccezionale, incluse opere di ingegneria civili e religiose, ed è di dimensioni adeguate per garantire la rappresentazione completa delle caratteristiche e dei processi che trasmettono il significato della struttura. Il Bene non soffre eccessivamente dagli effetti negativi di sviluppo o negligenza.
Autenticità
Il valore culturale del Bene e dei suoi singoli componenti è veritiero e credibile, espresso attraverso gli attributi, come le loro posizioni e le impostazioni, forme e disegni, materiali e sostanze, e gli usi e funzioni. L’autenticità dei mosaici, in particolare, è stata confermata da esperti nel campo dei mosaici bizantini.
Estensione del bene

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