Illustrazione Elena Prette
Il Comitato ha deciso di inserire l’area sulla base dei criteri (i), (ii), (iii) e (iv) considerando che Agrigento è stata una delle più grandi città del bacino mediterraneo nell’antichità e che si è conservata in condizioni di eccezionale integrità. L’insieme dei suoi templi dorici rappresenta una delle testimonianze più notevoli dell’arte e della cultura greca.
- Valore UNESCO
Agrigento è stata una delle più grandi città del Mediterraneo antico e si è conservata intatta in condizioni eccezionali. Fondata nel VI secolo a.C., oggi esibisce un complesso di templi dorici che è uno dei principali esempi mondiali dell’arte e della cultura magnogreca. Le campagne di scavi archeologici – ancora in corso – hanno permesso di comprendere lo sviluppo del Sito in epoca ellenistica e romana e hanno portato alla luce testimonianze di sepolture paleocristiane.
La Valle dei Templi di Agrigento
Dell’antica colonia greca di Akràgas, da cui proviene l’odierno nome Agrigento, rimane un Patrimonio archeologico sensazionale che ha nome di Valle dei Templi, per le rovine dei monumentali templi dorici che ne caratterizzano il paesaggio in senso fisico e culturale. Il lirico greco Pindaro definì Akragas “la più bella tra le città dei mortali” e nei secoli l’area archeologica è stata meta di viaggiatori da ogni parte del mondo.La storia di Akràgas
La città di Akragas fu fondata da coloni greci nel 582 a.C., in cerca di nuove terre fertili, forse nel luogo di un insediamento protocoloniale del VII secolo a.C. La fondazione di Akragas ebbe scopo agrario, anche se il commercio ebbe un ruolo crescente e determinò la fortuna della città. La colonia si sviluppò sui pendii terrazzati del plateau compreso tra il Colle di Girgenti, la Rupe Atenea e la lunga collina dei Templi che definisce a sud il sito. L’acropoli viene localizzata sulla Rupe Atenea mentre il porto si trovava alla foce congiunta dei fiumi Akragas e Hypsas. Una cinta muraria a scopo difensivo venne eretta dopo la fondazione della città assieme ai templi ctonii nell’area sud-occidentale della celebre Collina dei Templi. Nel corso del V secolo a.C. Akragas estese il suo controllo su gran parte della Sicilia nord-orientale in seguito alla vittoria sui Cartaginesi nella battaglia di Imera (480/79 a.C.). Seguì un periodo di prosperità eccezionale nel corso del quale la polis magnogreca eresse i grandi templi dorici nell’area della collina meridionale. Nel 406 a.C. subì l’assedio e la conquista da parte dei Cartaginesi; fu una devastazione immensa con saccheggi e distruzioni che determinarono il definitivo tramonto di Akragas come potenza politica, economica e culturale della Sicilia greca. Coinvolta negli scontri tra cartaginesi e romani, Akragas venne conquistata definitivamente dai Romani nel 210 a.C. e ribattezzata Agrigentum, vivendo una nuova stagione di ricchezza recuperando la portata dei suoi traffici commerciali. L’indebolimento dell’Impero segnò il declino e lo spopolamento della città che poi cadde in mano araba (829) e successivamente normanna (1086). Gli abitanti erano ormai ritirati sul colle di Girgenti, dove si trova l’Agrigento moderna, e chiamavano la città Girgenti, dall’arabo Gergent o Kerkent; solo nel 1927 la città fu rinominata con la forma classica del suo nome divenendo Agrigento. Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi è l’ente che si occupa della conservazione e della valorizzazione dell’area archeologica.La polis della Magna Grecia
Nell’età della tirannia di Falaride, Akràgas aveva ancora l’aspetto di una giovane colonia con l’emporio sul mare e santuari arcaici. Fu a partire dalla metà del VI secolo a.C. che sviluppò il suo centro urbano anche attraverso terrazzamenti sui fianchi collinari e con una più regolare strutturazione. Il suo carattere monumentale lo acquisì dalla metà del V secolo a.C. con la costruzione dei grandi templi dorici e degli spazi pubblici. Alcuni studi sistematici sul territorio hanno evidenziato tracce del tipico impianto urbanistico classico, basato sul reticolato ortogonale ippodameo con gli assi viari intersecati a novanta gradi. Di questo sistema fanno parte sei ampie vie principali. Il rinvenimento di sepolcri e santuari, oltre a edifici pubblici, come l’agorà e il ginnasio, ha permesso di indagare la zona in ulteriori direzioni e reperire informazioni relative alle rovine riconducibili all’età ellenistica, romana e paleocristiana. Vi sono anche necropoli, utilizzate dall’età arcaica all’età tardo antica.Akràgas città di cultura e di ricchezze
Akràgas crebbe come importante centro del Mediterraneo, sia per i commerci che per la cultura: vi soggiornarono i poeti Pindaro e Simonide e fu la patria del filosofo Empedocle – famoso per la dottrina delle quattro radici dell’essere e della dialettica di odio e amore come legge dell’universo. Gran parte di Akràgas attende ancora sepolta sotto i campi e gli ulivi secolari ma la Collina dei Templi – in cui spiccano il Tempio di Era Lacinia, della Concordia, di Eracle, di Zeus Olimpio, di Vulcano, dei Dioscuri – è stata meta e ispirazione di scrittori, poeti, pittori di tutte le epoche, tra gli altri Dante, Goethe, Dumas e Pirandello.Per saperne di più
Il Tempio di Zeus Olimpio
Era considerato il più spettacolare tempio greco e possedeva caratteristiche uniche. Risale alla prima metà del V secolo a.C. ed era lungo 113 metri per 56 metri di larghezza. Venne descritto da Polibio e Diodoro Siculo e costituiva una delle meraviglie della Sicilia. Era dedicato a Zeus, il signore supremo degli dei dell’Olimpo, considerato il principio dell’ordine e della giustizia dell’universo.
Il monumento venne depredato e lungamente utilizzato come cava di materiali. Il suo aspetto era atipico, perchè si ergeva su di un imponente basamento di cinque gradini ed invece della peristasi (colonnato aperto) tradizionale presentava un muro con 14 semicolonne sui lati lunghi. Nella fascia superiore delle pareti erano posizionati dei telamoni, di 8 metri di altezza. Davanti alla fronte sul lato orientale si trovava un monumentale altare per i sacrifici.Il Tempio di Ercole
Si tratta del più antico tempio in stile dorico di Agrigento. Poggiava su un basamento a tre gradini, con sei colonne sulla fronte e 15 sui lati lunghi. All’interno presentava una cella con pronao ed opistodomo.Il Tempio della Concordia
Databile agli anni 440/430 a.C., è il più famoso tempio della Valle ed è costruito in blocchi di calcarenite, una tipologia di roccia locale. Deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei suoi pressi, che tuttavia non c’entra con l’edificio sacro. Su un basamento di quattro gradini, presenta sei colonne sulla facciata e tredici sui lati lunghi e si è conservato fino ai frontoni. Il suo eccellente stato di conservazione è dovuto alla sua trasformazione in chiesa cristiana nel VI secolo d.C.Il Tempio dei Dioscuri
È risalente alla metà del V secolo a.C. in stile dorico e presenta sei colonne sui frontoni e tredici sui lati lunghi. Probabilmente dedicato alle Divinità ctonie, come l’area sacra che si sviluppa intorno ad esso, fu in parte ricostruito nell’800.Protagonisti
Falaride
Falaride (VI sec. a.C.) Si impose come tiranno di Akragas (570-555 a.C.) dopo pochi anni dalla nascita della città. La sua figura è avvolta dal mito e perciò risulta difficile distinguere i fatti storici dalle notizie che ci sono state tramandate dalle fonti.
Ricoprì una magistratura cittadina e in breve riuscì ad assumere il controllo sull’intera polis, guidando incursioni militari per assoggettare nuove terre in cui vivevano i Sicani. La sua tirannide venne rovesciata da una congiura di aristocratici.
Il personaggio di Falaride è stato indicato dalla storiografia greca come il prototipo del tiranno crudele: senza pietà, perverso, dispotico, sprezzante delle leggi, sacrilego, vendicativo. Il mito più celebre che riguarda Falaride racconta che il tiranno avesse ordinato a Perilao, artista-artigiano della sua corte, di costruirgli un toro di metallo nel quale cuocere arrosto le sue vittime; in tale infernale e proverbiale ‘toro della morte’ – che rievoca il toro di bronzo che Dedalo costruì per congiungere Pasifae e il toro di Minosse – Falaride si sarebbe divertito ad uccidere nobili ribelli, prigionieri di guerra, traditori.
La fama di Falaride venne riscattata poi da un falso epistolario tardo-antico che lo descriveva come un regnante giusto e saggio. Tale filone interpretativo favorevole proseguì anche nel Medioevo e si diffuse poi nelle corti dell’Europa rinascimentale.Terone
Terone (V secolo a.C.) fu tiranno di Akragas dal 488 al 472 a.C. Appartenente alla stirpe degli Emmenidi, tra i più nobili e ricchi cittadini della città, si impossessò del potere con un colpo di stato violento. Diodoro Siculo racconta che all’epoca di Terone, ad Akragas vennero ritrovate le ossa del re cretese Minosse, che furono rispedite a Creta. La notizia del prezioso ritrovamento è da leggere come parte di un piano propagandistico per accrescere il prestigio della città greca siceliota. La tirannide di Terone fu importante perchè vide l’aumento della produzione agricola con l’estensione di vigneti e uliveti, e l’avvio di costruzioni monumentali sacre e di opere pubbliche. Già prima di Terone, Akragas possedeva numerosi templi, come quello di Eracle (fine VI secolo a.C.) e una lunga cinta muraria difensiva, ma sotto la sua tirannide sorsero i grandi templi dorici, grazie al fatto che Terone poté sfruttare l’ingente bottino e la manodopera delle migliaia di prigionieri cartaginesi ottenuti con la vittoriosa battaglia di Imera (480/79 a.C.).
A Terone successe il figlio Trasideo che tuttavia non riuscì a conservare il potere e venne ucciso.Il filosofo Empedocle
Il filosofo Empedocle (V secolo a.C.), nato ad Agrigento, fu cittadino attivo nella sua città e sostenitore di un sistema democratico, seppur di tipo timocratico, fondato sulla sovranità della boulè formata dai migliori cittadini della classe dominante. Appartenente alla ricca e antica aristocrazia fondiaria, Empedocle visse dopo l’età delle tirannidi, in una Akragas fiorentissima, magnifica, libera, tollerante e raffinata, l’Akragas classica del V secolo. Finì in esilio nel Peloponneso.Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Gli Agrigentini si godono il lusso come se domani dovessero morire ma costruiscono palazzi come per vivere in eterno”
Empedocle in Diogene Laerzio
► “A quei tempi [fine del V sec. a.C. n.d.r.] la città e il territorio di Akragas vivevano una condizione di grande benessere… C’erano vigneti di eccezionali dimensioni e bellezza, e la maggior parte delle terre era coperta di ulivi, la cui abbondantissima produzione era destinata al commercio con Cartagine. Poiché, infatti, la Libia non era coltivata, i coltivatori della terra agrigentina commerciavano con la Libia e guadagnavano enormi ricchezze”.
Diodoro Siculo, Biblioteca Historica, XIII, 81
► “La città di Agrigento differisce dalla maggior parte delle città… per la sua potenza, ma soprattutto per la sua bellezza e per la sua struttura. Sorge a 18 stadi dal mare, e così gode di tutti i vantaggi di una città marittima, mentre da ogni lato, essa è magnificamente protetta da difese naturali o fatte dall’uomo. La città è abbellita in maniera superba da templi e da portici. Il tempio di Zeus Olimpico, pur non essendo compiuto, non è secondo a nessun altro tempio per concezione e grandezza”.
Polibio, IX, 27
► “Si amalgamano in modo ammirevole i capitelli rovesciati, i tronchi di colonne sparsi, le piante, il movimento del terreno e gli alberi, costituendo un magnifico paesaggio”.
Dominique Vivant Denon, Viaggio in Sicilia, 1778
Legami tra i siti Unesco italiani
Agrigento e...l’area archeologica di Paestum
L’area archeologica di Agrigento può essere connessa al sito archeologico di Paestum, anch’esso ricco di importanti esempi di architettura dorica di cui il monumentale tempio di Poseidon (V secolo a.C.) è un modello straordinario e al sito di Velia, che conserva la famosa Porta Rosa, unico esempio di arco greco a tutto sesto del IV secolo. Paestum e Velia sono importanti città di fondazione greca, inserite nel sito del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, area che segna una vera e propria frontiera tra le colonie greche della Magna Grecia e i territori occupati dai popoli indigeni: gli etruschi e i lucani.Agrigento e...Siracusa e la Necropoli rupestre di Pantalica
Le città greche di Agrigento e Siracusa furono spesso alleate e allo stesso tempo rivali. Se nel 480 a.C. con la battaglia di Imera avevano inflitto e un duro colpo alle forze Cartaginesi, nel 446 a.C. si accese la guerra tra Agrigento e Siracusa. Siracusa ne uscì vincitrice, confermando la sua egemonia sulle città siceliote, compresa Agrigento, forte della sua ottima politica estera e della sottomissione dei Siculi. Le due poleis ebbero un destino diverso. Agrigento mantenne sempre un carattere più aristocratico: dopo l’età delle tirannidi del VI secolo, il V secolo si aprì a forme democratiche ma sempre in senso oligarchico e timocratico. A Siracusa invece si realizzò una vera democrazia, dopo il 461 a.C., con riforme istituzionali sul modello ateniese, dove la sovranità era riconosciuta all’assemblea dei cittadini.Note bibliografiche
Bibliografia
Veder greco. Le necropoli di Agrigento, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1988
Agrigento e la Sicilia greca, a c. d. L. Braccesi e di E. De Miro, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1995
G. Vallet, Sicilia greca, Lombardi, Milano, 1990
La Valle dei Templi: Tra iconografia e storia, Assessorato regionale beni culturali e P.I., Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento, Agrigento, 1994
G. Ortolani, La valle dei templi di Agrigento, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2004
F. Delle Cave, M. Golin Vienna, Agrigento, la Valle dei templi e il Museo archeologico regionale, Bolzano, Folio, 2004
- Valore UNESCO
Agrigento è stata una delle più grandi città del Mediterraneo antico e si è conservata intatta in condizioni eccezionali. Fondata nel VI secolo a.C., oggi esibisce un complesso di templi dorici che è uno dei principali esempi mondiali dell’arte e della cultura della Magna Grecia.
Le campagne di scavi archeologici – ancora in corso – hanno permesso di comprendere lo sviluppo del Sito in epoca ellenistica e romana e hanno portato alla luce testimonianze di sepolture paleocristiane.[/expand]La Valle dei Templi
Dell’antica colonia greca di Akragas, da cui proviene l’odierno nome Agrigento, rimane un patrimonio archeologico sensazionale che ha nome di Valle dei Templi, per le rovine dei monumentali templi dorici che ne caratterizzano il paesaggio in senso fisico e culturale, in un alternarsi di imponenti rovine dorate e ulivi secolari. Akragas si sviluppò tra la Rupe Atenea e il colle di Girgenti, in terrazzamenti sui pendii e nella conca sottostante affacciata sul mare e protetta a sud dalla Collina dei Templi.
Il lirico greco Pindaro definì Akragas “la più bella tra le città dei mortali” e nei secoli l’area archeologica è stata meta di viaggiatori da ogni parte del mondo.La storia di Akràgas
La città di Akràgas, l’antica Agrigento, fu fondata da coloni greci nel 582 a.C., in cerca di nuove terre fertili, forse nel luogo di un insediamento precedente all’epoca della colonizzazione greca del VII secolo a.C. La fondazione di Akragas ebbe scopo agrario, anche se il commercio ebbe un ruolo crescente e determinò la fortuna della città.
La colonia si sviluppò sui pendii terrazzati del Plateau compreso tra il Colle di Girgenti, la Rupe Atenea e la lunga collina dei Templi che definisce a sud il sito. L’acropoli venne localizzata sulla Rupe Atenea mentre il porto si trovava alla foce congiunta dei fiumi Akragas e Hypsas. Una cinta muraria a scopo difensivo venne eretta dopo la fondazione della città assieme ai templi ctonii nell’area sud-occidentale della celebre Collina dei Templi. Nel corso del V secolo a.C. Akragas estese il suo controllo su gran parte della Sicilia nord-orientale in seguito alla vittoria sui Cartaginesi nella battaglia di Imera (480/79 a.C.). Seguì un periodo di prosperità eccezionale nel corso del quale la polis magnogreca eresse i grandi templi dorici nell’area della collina meridionale. Nel 406 a.C. subì l’assedio e la conquista da parte dei Cartaginesi; fu una devastazione immensa con saccheggi e distruzioni che determinarono il definitivo tramonto di Akragas come potenza politica, economica e culturale della Sicilia greca. Coinvolta negli scontri tra cartaginesi e romani, Akragas venne conquistata definitivamente dai Romani nel 210 a.C. e ribattezzata Agrigentum, vivendo una nuova stagione di ricchezza recuperando la portata dei suoi traffici commerciali. L’indebolimento dell’Impero segnò il declino e lo spopolamento della città che poi cadde in mano araba (829) e successivamente normanna (1086). Gli abitanti erano ormai ritirati sul colle di Girgenti, dove si trova l’Agrigento moderna, e chiamavano la città Girgenti, dall’arabo Gergent o Kerkent; solo nel 1927 la città fu rinominata con la forma classica del suo nome divenendo Agrigento.
Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi è l’ente che si occupa della conservazione e della valorizzazione dell’area archeologica.La polis della Magna Graecia
Nell’età della tirannia di Falaride, Akràgas aveva ancora l’aspetto di una giovane colonia con l’emporio sul mare e santuari arcaici. Fu a partire dalla metà del VI secolo a.C. che sviluppò il suo centro urbano anche attraverso terrazzamenti sui fianchi collinari e con una più regolare strutturazione. Il suo carattere monumentale lo acquisì dalla metà del V secolo a.C. con la costruzione dei grandi templi dorici e degli spazi pubblici.
Alcuni studi sistematici sul territorio hanno evidenziato tracce del tipico impianto urbanistico classico, basato sul reticolato ortogonale ippodameo con gli assi viari intersecati a novanta gradi: di questo sistema fanno parte sei ampie vie principali. Il rinvenimento di sepolcri e santuari, oltre a edifici pubblici, come l’agorà e il ginnasio, ha permesso di indagare la zona in ulteriori direzioni e reperire informazioni relative alle rovine riconducibili all’età ellenistica, romana e paleocristiana. Vi sono anche necropoli, utilizzate dall’età arcaica all’età tardo antica.Akràgas, città di cultura e di ricchezze
Akràgas crebbe come importante centro del Mediterraneo, sia per i commerci che per la cultura: vi soggiornarono i poeti Pindaro e Simonide e fu la patria del filosofo Empedocle – famoso per la dottrina delle quattro radici dell’essere e della dialettica di odio e amore come legge dell’universo.
Gran parte di Akràgas attende ancora sepolta sotto i campi e gli ulivi secolari ma la Collina dei Templi – in cui spiccano il Tempio di Era Lacinia, della Concordia, di Eracle, di Zeus Olimpio, di Vulcano, dei Dioscuri – è stata meta e ispirazione di scrittori, poeti, pittori di tutte le epoche, tra gli altri Dante, Goethe, Dumas e Pirandello.Per saperne di più
Il Tempio di Zeus Olimpio
Il Tempio di Zeus Olimpio era considerato il più spettacolare tempio greco e possedeva caratteristiche uniche. Risale alla prima metà del V sec. a.C. ed era lungo 113 metri per 56 metri di larghezza. Venne descritto da Polibio e Siculo e costituiva una delle meraviglie della Sicilia. Il monumento venne depredato e lungamente utilizzato come cava di materiali. Il suo aspetto era atipico, perchè si ergeva su di un imponente basamento di cinque gradini ed invece della peristasi (colonnato aperto) tradizionale presentava un muro con 14 semicolonne sui lati lunghi. Nella fascia superiore delle pareti erano posizionati dei telamoni, di 8 metri di altezza, raffiguranti dei giganti. Davanti alla fronte sul lato orientale si trovava un monumentale altare per i sacrifici.
Il Tempio di Ercole
In stile dorico arcaico, è il più antico della valle. I suoi resti ci fanno immaginare quanto doveva essere elegante; oggi conserva solo 8 colonne allineate. All’interno presentava una cella con pronao ed opistodomo.
Il Tempio della Concordia
Databile agli anni 440/430 a.C., è il più famoso tempio della Valle ed è costruito in blocchi di calcarenite, una tipologia di roccia locale. Deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei suoi pressi, che tuttavia non c’entra con l’edificio sacro. Su un basamento di quattro gradini, presenta sei colonne sulla facciata e tredici sui lati lunghi e si è conservato fino ai frontoni.
Il Tempio dei Dioscuri
È risalente alla metà del V secolo a.C., in stile dorico presenta sei colonne sui frontoni e tredici sui lati lunghi. Probabilmente dedicato alle Divinità Ctonie, come l’area sacra che si sviluppa intorno ad esso, fu in parte ricostruito nell’800.
Protagonisti
Falaride
Falaride (VI sec. a.C.), si impose come tiranno di Akràgas (570-555 a.C.) dopo pochi anni dalla nascita della città. La sua figura è avvolta dal mito e risulta difficile distinguere i fatti storici dalle notizie che ci sono state tramandate.
Ricoprì una magistratura cittadina e riuscì ad assumere il controllo sull’intera polis, guidando incursioni militari per assoggettare nuove terre. La sua tirannide venne rovesciata da una congiura di aristocratici.
Il personaggio di Falaride è stato indicato come il prototipo del tiranno crudele e sacrilego.
Il mito più celebre di Falaride racconta che il tiranno avesse ordinato a un artista-artigiano della sua corte, di costruirgli un toro di metallo nel quale cuocere arrosto le sue vittime (nobili ribelli, prigionieri di guerra, traditori).Terone
Terone (V secolo a.C.) fu tiranno di Akràgas dal 488 al 472 a.C. Tra i più nobili e ricchi cittadini della città, si impossessò del potere con un colpo di stato violento. La tirannide di Terone vide l’aumento della produzione agricola con l’estensione di vigneti e uliveti, e l’avvio di costruzioni monumentali sacre e di opere pubbliche. Già prima di Terone, Akragas possedeva numerosi templi, e una lunga cinta muraria difensiva, ma sotto la sua tirannide sorsero i grandi templi dorici, grazie al fatto che Terone poté sfruttare il bottino e la manodopera delle migliaia di prigionieri cartaginesi ottenuti con la vittoriosa battaglia di Imera (480/79 a.C.).
A Terone successe il figlio Trasideo che tuttavia non riuscì a conservare il potere e venne ucciso.Il filosofo Empedocle
Il filosofo Empedocle (V secolo a.C.), nato ad Agrigento, fu cittadino attivo nella sua città e sostenitore di un sistema democratico, fondato sulla sovranità della “boulè” formata dai migliori cittadini della classe dominante. Appartenente all’antica e ricca aristocrazia, Empedocle visse, in una Akragas fiorente, libera, tollerante e raffinata. Finì in esilio nel Peloponneso.Legami tra i siti Unesco italiani
Agrigento e...l’area archeologica di Paestum
L’area archeologica di Agrigento può essere connessa al sito archeologico di Paestum, anch’esso ricco di importanti esempi di architettura dorica di cui il monumentale tempio di Poseidon (V secolo a.C.) è un modello straordinario e al sito di Velia, che conserva la famosa Porta Rosa, unico esempio di arco greco a tutto sesto del IV secolo. Paestum e Velia sono importanti città di fondazione greca, inserite nel sito del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, area che segna una vera e propria frontiera tra le colonie greche della Magna Grecia e i territori occupati dai popoli indigeni: gli etruschi e i lucani.Agrigento e...Siracusa e la Necropoli rupestre di Pantalica
Le città greche di Agrigento e Siracusa furono spesso alleate e allo stesso tempo rivali. Se nel 480 a.C. con la battaglia di Imera avevano inflitto e un duro colpo alle forze Cartaginesi, nel 446 a.C. si accese la guerra tra Agrigento e Siracusa. Siracusa ne uscì vincitrice, confermando la sua egemonia sulle città siceliote, compresa Agrigento, forte della sua ottima politica estera e della sottomissione dei Siculi. Le due poleis ebbero un destino diverso. Agrigento mantenne sempre un carattere più aristocratico: dopo l’età delle tirannidi del VI secolo, il V secolo si aprì a forme democratiche ma sempre in senso oligarchico e timocratico. A Siracusa invece si realizzò una vera democrazia, dopo il 461 a.C., con riforme istituzionali sul modello ateniese, dove la sovranità era riconosciuta all’assemblea dei cittadini.Glossario
Glossario
Magistratura, s. f., nel mondo antico, indicava in generale una carica pubblica elettiva. Oggi, invece è l’insieme degli organi e dei rappresentanti che amministrano il potere giudiziario di uno stato (giudici, tribunali, corti).
Sacrilego, s. m., di persona o atto che rappresenta un sacrilegio, cioè che oltraggia le tradizioni religiose, che non rispetta ciò che è considerato sacro dalla comunità.
Tiranno, s. m., nell’antichità greca, era così chiamato il capo carismatico che accentrava su di sé tutto il potere e governava sulla città. La parola possiede un significato dispregiativo e ne sottolinea il carattere dispotico, arbitrario, violento.
Ctonio, s. m, che si riferisce al mondo sotterraneo, delle profondità della terra. Nella Grecia antica il mondo inferiore era il regno di Ade; tradizioni mediterranee antichissime legavano il mondo ctonio anche alla Terra Madre e ad altre divinità ad essa connesse.
Pronao, s. m., portico posto davanti ad un edificio.
Telamone, s. m., è una scultura maschile, utilizzata in sostituzione a colonne o lesene, come sostegno o come decoro.
Dioscuri, vengono chiamati così Castore e Polluce, figli di Zeus e di Leda. Compivano le loro gesta sempre uniti: Castore domatore di cavalli, Polluce valente nel pugilato. Entrambi erano considerati divinità benefiche e salvatrici ed erano protettori dei naviganti nelle burrasche.
Reticolato ippodameo, è uno schema attribuito ad Ippodamo da Mileto per organizzare le città di origine greca e progettarla secondo una griglia regolare.
Boule, s. m., consiglio che nelle città stato greche affiancava l’assemblea popolare. Dotata di più ampi poteri nelle oligarchie, in cui spesso era formata da membri scelti per diritto ereditario e a vita, nelle democrazie la bulè era composta da membri sorteggiati per un solo anno.
Il sito per immagini 
1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Antichità
Italia Isole
Regione Sicilia
Criteri di Iscrizione
È considerata una delle più grandi città del mondo Mediterraneo antico e si è preservata intatta in eccezionali condizioni. I suoi grandiosi templi dorici sono tra i più importanti monumenti dell’arte e della cultura greca antica.
Criterio (i): il grande complesso di templi dorici è uno dei più insigni monumenti dell’arte e della cultura greca.
Criterio (ii): l’area archeologica di Agrigento presenta un importante interscambio di valori umani, essendo senza dubbio una delle città più importanti della regione del Mediterraneo, con la sua eccezionale testimonianza di influenza della cultura greca.
Criterio (iii) Come esempio di una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo nell’antichità, Agrigento è una straordinaria testimonianza della civiltà greca eccezionalmente ben conservata.
Criterio (iv) I templi della zona sono esempio l’architettura greca e sono considerati tra le rappresentazioni più straordinarie dell’architettura dorica in tutto il mondo.




