Le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Due grandi cimiteri etruschi che riflettono i diversi tipi di pratiche di sepoltura dal IX al I secolo a.C. e che testimoniano le realizzazioni della cultura etrusca. Alcune delle tombe sono monumentali, tagliate nella roccia e sormontate da tumuli sepolcrali. Molte hanno sulle loro pareti sculture caratteristiche, altre presentano pitture murali di ottima qualità. La necropoli nei pressi di Cerveteri, nota come Banditaccia, contiene migliaia di tombe organizzate come in un piano urbanistico, con strade, piazzette e quartieri. Il sito contiene diversi tipi di tombe: fosse tagliate nella roccia e tumuli, alcune anche scolpite nella roccia, a forma di capanne o case con una ricchezza di dettagli strutturali. Queste forniscono l’unica testimonianza rimasta di architettura residenziale etrusca. La necropoli di Tarquinia, nota come Monterozzi, contiene 6.000 tombe tagliate nella roccia. E’ famosa per le sue 200 tombe dipinte, le prime delle quali risalgono al VII secolo a.C.

  • Valore UNESCO

    Le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia sono due ampie aree di sepoltura monumentali che risalgono ad un periodo compreso tra il IX e il I secolo a.C. e testimoniano, in modo eccezionale, l’antica civiltà etrusca, ripercorrendone la storia e mostrandone le caratteristiche distintive. Nelle necropoli sono presenti differenti tipologie tombali, contraddistinte da architetture monumentali e incomparabili affreschi funebri che documentano la vita materiale e culturale del popolo etrusco, che ebbe il suo nucleo di sviluppo nell’Italia centrale, in particolare nelle regioni della Toscana, parte dell’Umbria e del Lazio settentrionale, tra i fiumi Arno e Tevere e le costa tirrenica.

    Il salto dalla protostoria alla storia: gli Etruschi
    Gli Etruschi rappresentano l’unico esempio di civiltà urbana dell’Italia pre-romana; la fase più antica coincide con il passaggio dall’età del Bronzo alla prima età del Ferro (fine X – inizio IX secolo a.C.), si caratterizza per la presenza di insediamenti abitativi sparsi: piccoli villaggi costituiti da capanne, distribuiti su alture. Sul finire dell’VIII secolo a.C. assistiamo a un importante mutamento:  questi piccoli villaggi vengono progressivamente abbandonati e la popolazione tende a concentrarsi in più grandi agglomerati urbani che sorgono sempre su alture, circondati da mura o da difese naturali e con una prima organizzazione degli spazi pubblici; nascono così le prime città. In questo periodo, detto orientalizzante e corrispondete al VII secolo a.C., si affermano potenti oligarchie che si pongono a capo delle principali città etrusche; questa forte gerarchizzazione della società è facilmente riscontrabile dallo studio delle necropoli, i grandi tumuli sepolcrali che, soprattutto a Cerveteri  raggiungono dimensioni monumentali, sono l’esempio più rappresentativo del potere dei prìncipi etruschi. Due sono le aree che compongono il Sito archeologico iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale: la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri (RM) e la Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia (VT). La necropoli della Banditaccia è la principale e più conosciuta dell’antica Caere, si estende per decine di ettari e comprende tombe monumentali con caratteri di assoluta unicità. La necropoli dei Monterozzi, famosa per la presenza di centinaia di tombe dipinte, rappresenta uno dei complessi archeologici più straordinari dell’intera area mediterranea.
    La Banditaccia: la città dei morti di Cerveteri
    La Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri, costituisce il maggior esempio di architettura funeraria della cultura etrusca e uno dei più importanti siti archeologici del Mediterraneo. L’area visitabile, circa dieci ettari, è detta “del Recinto” e fu scavata sistematicamente dal 1909 fino al 1933 da Raniero Mengarelli (vecchio recinto) e, dal secondo dopoguerra, da Mario Moretti (nuovo recinto). Questo antico cimitero si estende per centinaia di ettari su di un pianoro tufaceo, a ovest della antica Civita. Le tombe furono scavate all’interno del banco tufaceo, riproducendo fedelmente la pianta e gli arredi delle coeve abitazioni. Percorrendo un itinerario cronologico, è possibile seguire e comprendere l’evoluzione di oltre sei secoli dell’architettura funeraria etrusca. Le tombe più antiche, risalenti agli inizi del VII secolo a.C. sono contraddistinte dalla caratteristica forma a tumulo, all’interno di queste enormi strutture circolari, furono realizzate una o più tombe, utilizzate dalla diverse generazioni di una stessa famiglia. Il VII secolo a.C. corrisponde alla fase orientalizzante: l’Etruria, come molte altre regioni del Mediterraneo antico, è influenzata dall’arte del Vicino Oriente. Gli interni delle tombe mostrano una planimetria comune, due o tre camere disposte lungo un asse longitudinale e il soffitto, a doppio spiovente molto displuviato, allude a una struttura abitativa ancora simile a una capanna. La necropoli, nella sua prima fase VII – VI secolo a.C., si presenta come un’area costellata da enormi tumuli, attorno ai quali si dispongono edifici monumentali di identica forma, ma di dimensioni minori. Questo tipo di disposizione dei sepolcri suggerisce l’immagine di una società arcaica, che ruota intorno alla figura di principi aristocratici. Verso la seconda metà del VI secolo a.C. (periodo arcaico) le tombe vengono costruite lungo assi stradali paralleli, assumendo una forma più regolare detta “a dado” è il riflesso di una società urbana di tipo egualitario, con una distribuzione più omogenea della ricchezza, nella quale anche le tombe assumono un aspetto standard. Il VI secolo a.C. coincide con la massima espansione territoriale dell’Etruria, con colonie di nuova fondazione in Pianura Padana e sulle coste adriatiche, il monopolio delle rotte commerciali sul Mediterraneo occidentale e, a Roma, con l’insediamento dei re etruschi alla guida della città. Successivamente, tra il IV e il I secolo a.C., a causa dell’esaurimento dello spazio disponibile in superficie, si inizia ad utilizzare il sottosuolo, abbassando i livelli stradali e ricavando a notevole profondità una serie di ipogei, alcuni di grandi dimensioni come la Tomba dei Rilievi, altri più modesti, allineati lungo precisi schemi. Ancora una volta la divaricazione all’interno della società etrusca appare evidente. Questa ultima fase della storia degli Etruschi è caratterizzata dalla perdita del controllo delle rotte commerciali del Tirreno e dalle guerre contro Roma, che in un secolo e mezzo, conquisterà tutte le città etrusche.
    Tarquinia e le tombe dipinte
    Tarquinia sorge a poca distanza dalla costa tirrenica, come gran parte dei centri dell’Etruria meridionale. Secondo la tradizione fu fondata da Tarconte per ordine dell’eroe mitico Tirreno; sempre a Tarquinia, da un solco d’aratro, sarebbe balzato fuori il genio Tagete, nipote di Giove, il quale donò alle dodici città del popolo etrusco i fondamenti della disciplina aruspicale. Il mito sembra concordare con la documentazione archeologica, attribuibile alla prima età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), fase in cui si assiste al consolidarsi di antichi legami di tipo tribale sul piano religioso-culturale e al convergere dei diversi abitati sparsi verso l’area di Pian di Civita. Le necropoli di questa fase sono caratterizzate da tombe ad incinerazione, con corredi composti da oggetti semplici ma dalla grande valenza simbolica. In seguito alla crescita economica dell’VIII secolo a.C. e ai numerosi contatti con il mondo esterno, si assiste, al cambiamento del rito funerario con il passaggio all’inumazione. Le tombe a tumulo diventano il simbolo territoriale del potere dei principi tarquiniesi, ricche di oggetti di pregio importati dalla Fenicia, dalla Grecia e dall’Oriente. Il nascere di produzioni artigianali e di relazioni commerciali e culturali saranno i caratteri distintivi della Tarquinia del VII secolo a.C., ormai totalmente aperta ad accogliere influenze esterne. In questo periodo, infatti, la tradizione pone l’arrivo a Tarquinia di Demarato, ricco commerciante della città greca di Corinto, diffusore di diverse arti presso gli Etruschi e padre di Lucio Tarquinio Prisco, primo re etrusco di Roma. Ciò concorda con i ritrovamenti archeologici di un’importante area sacra, adibita a culti greci, fondata nel 600 circa a.C. presso il principale porto della città. Inoltre, sotto l’impulso di pittori greco-orientali, nel VI secolo a.C. si assiste al grande sviluppo di una delle produzioni artistiche più originali di Tarquinia: la pittura funeraria. Scene di vita quotidiana del defunto e dei rituali funerari sono le rappresentazioni più frequenti. Questa eccezionale stagione, definita dal grande etruscologo Massimo Pallottino “primo capitolo della storia della pittura italiana”, accompagnerà Tarquinia fino al periodo ellenistico (IV-III secolo a.C.). La crisi che attraversò l’Etruria dopo la sconfitta subita dagli Etruschi a Cuma nel 474 a.C., toccò solo in parte la “grande e fiorente” Tarquinia. Nel IV secolo a.C. il principale tempio della città, detto dell’Ara della Regina, fu ristrutturato e dotato di una nuova decorazione con terrecotte architettoniche di grande qualità, ne è un esempio il gruppo dei Cavalli Alati rinvenuto nel 1938. Il progressivo affermarsi del potere romano, sembra mettere a dura prova la città, per tutto il IV secolo, fino a quando nel 281 a.C. Tarquinia viene sconfitta e posta sotto il controllo di Roma. Come sempre le necropoli fungono da specchio fedele della vita urbana, registrando una riduzione di numero delle tombe gentilizie, segno dell’inequivocabile tramonto della “più ricca città d’Etruria”. 
    Per saperne di più
    La donna nella società etrusca
    Diversamente dalle donne greche e romane, le donne etrusche avevano un’ intensa vita sociale. Prendevano parte al banchetto, vero e proprio momento di aggregazione culturale, politica e religiosa; nella  società greca e romana, ruoli  riservati solo agli uomini.
    Ricognizione sui nomi
    Cerveteri. Per il suo carattere cosmopolita, l’antica Caere (nome latino della città), era nota tra i Greci con il nome di Agylla. Da due iscrizioni rinvenute in contesti tombali, conosciamo anche il nome etrusco: Caisra o Ceisra. L’attuale nome Cerveteri deriva   invece dalla contrazione del nome latino Caere con l’aggettivo Vetus, aggiunto in epoca medievale quando, a causa della malaria e delle frequenti invasioni saracene, gli abitanti si trasferirono nell’attuale borgo di Ceri (9 km a nord est della città) chiamato allora Caere Novum.

    Tarquinia. La storiografia greca lega la fondazione di questa città all’eroe Tarconte, figlio del re lidio Attis e fratello di Tirreno, eroe eponimo della stirpe etrusca. Il nome etrusco del-la città, testimoniato da diverse iscrizioni, era Tarchna o Tarchuna, mentre i Romani la chiamavano Tarquinii. Secondo la tradizione, la famosa dinastia dei re etruschi che regnò su Roma (seconda metà e fine del VI secolo a.C.) sarebbe stata originaria di questa città. Toscana.  Nella  ripartizione  augustea  della  penisola  italiana,  la  VII  Regio  corrispondeva all’Etruria, in latino Tuscia da cui deriva l’attuale nome della regione.

    Le origini degli Etruschi: il processo di formazione di un popolo
    La storiografia antica ha dedicato moltissima attenzione all’origine dei popoli mediterranei, collegandole spesso a circostanze mitiche. Nel caso degli Etruschi, questo interesse si è ulteriormente accentuato a causa delle strette relazioni commerciali, economiche e politiche tra Greci ed Etruschi e per la diversa fisionomia delle loro strutture economiche e sociali. Oggi il metodo di analisi della storiografia è notevolmente mutato, concentrandosi su aspetti di tipo culturale. Tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro (X – IX secolo a.C.) l’area dell’Italia centro- settentrionale è caratterizzata dalla presenza uniforme di una cultura, detta villanoviana. Con l’intensificarsi degli scambi commerciali ed economici con l’esterno (mondo greco e greco-orientale) tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C., questa cultura si sviluppò rapidamente, accogliendo spesso mercanti e artigiani stranieri che, con il loro apporto, influenzarono le popolazioni locali. La nascita della cultura etrusca è quindi da intendersi come il  risultato tra questi due elementi.
    I caratteri del popolo etrusco
    Gli Etruschi furono famosi presso gli antichi per le loro qualità marinare, furono abili navigatori dediti, secondo alcuni autori classici, alla pirateria. Nella prima metà del VI secolo a.C. ebbero un controllo pressoché totale delle rotte commerciali del Mediterraneo occidentale, il Mar Tirreno deve il suo nome proprio a loro, infatti, i Greci chiamavano gli Etruschi Tirreno.  Presso i Romani furono considerati esperti dell’arte divinatoria. I sacerdoti etruschi si dividevano in tre categorie: gli aruspici erano in grado di predire il futuro attraverso la lettura delle viscere degli animali, gli àuguri interpretavano la volontà divina leggendo il volo degli uccelli e i fulgurari praticavano la mantica della folgore. Un altro aspetto distintivo, forse quello più noto di questa antica civiltà, è quello riguardante il culto dei defunti.  Gli Etruschi credevano in una vita ultraterrena che continuava all’interno della tomba. Gli splendidi affreschi di Tarquinia ci documentano come questo passaggio fosse visto, almeno fino all’età arcaica, come un proseguimento naturale della vita terrena, gare e giochi sportivi, musici e danzatori animavano i lussuosi banchetti degli aristocratici, adagiati su klinai, intenti a consumare vino servito all’interno di coppe e calici preziosi. Va evidenziata la presenza femminile nei banchetti:  la donna etrusca, distesa vicino al proprio coniuge che  sembra partecipare alla vita sociale. Infine, la spinosa questione della lingua etrusca, non più misteriosa come veniva definita fino a qualche decennio fa, ma ancora non del tutto comprensibile.  Le  moltissime  iscrizioni  giunte  fino  a  noi,  provengo  quasi  tutte  da  contesti  funerari, possiamo quindi leggerla, capire alcuni significati e identificare alcune forme verbali.
    Protagonisti
    Le figure nella Tomba delle Leonesse a Tarquinia
    Sul frontone della parete di fondo della Tomba delle Leonesse (scoperta nel 1874 e risalente all’ultimo quarto del VI secolo a.C.) sono dipinte due leonesse affrontate. Sotto, la scena principale, presenta al centro un cratere (grande vaso usato per mescolare vino e acqua nelle feste) con ai lati da due musici, un flautista e un citaredo; a sinistra una danzatrice elegantemente vestita con lungo chitone e il capo coperto dal tutulus (copricapo); sulla estrema destra due danzatori, una giovane donna in vesti trasparenti e un giovane muscoloso completamente nudo, dalla pelle scura e dai capelli biondi. L’alto livello qualitativo del disegno e la vivacità cromatica ascrivono la realizzazione di questa tomba ad artisti greco-orientali.
    Il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri
    Il Sarcofago degli Sposi è sicuramente il capolavoro dell’arte etrusca più noto al grande pubblico. Questa grande urna cineraria presenta una coppia semicoricata su un letto di tipo greco- orientale. Il motivo del banchetto oltremondano ben sintetizzava i valori della classe aristocratica del periodo arcaico   (VI secolo a.C.), coniugando aspetti del banchetto cerimoniale e dei riti funebri. L’opera si data tra il 530 – 510 a.C. e fu prodotta da una bottega  ceretana  che  realizzò  diverse  copie  dello  stesso  soggetto,  due,  seppur  restaurate, giunte sino a noi integre (sarcofago di Villa Giulia a Roma e sarcofago del Museo del Louvre a Parigi) alle quali va aggiunto un frammento di un terzo sarcofago e una serie di urente di dimensioni minori.
    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

      “Una strana immobilità, una quiete particolare aleggiano nei luoghi etruschi dove sono stato, un’atmosfera ben differente dall’incanto sinistro dei paesaggi celtici, dalla sensazione un po’ repellente che danno Roma e la sua vecchia campagna, dall’orrore delle grandi piramidi del Messico, Teotihuacan, Cholula e Mitla al sud, o dall’idolatria gentile dei luoghi del Budda a Ceylon. Intorno a questi grandi tumuli erbosi, cinti da antichi basamenti in muratura, c’è una certa dolce tranquillità, una sensazione di intimità felice che spira ancora per il viale principale. È  vero che era un sereno pomeriggio di sole in aprile, e che le allodole si alzavano in volo dall’erba soffice dei tumuli, ma nell’aria tutt’attorno c’era un’immobilità suadente e si sentiva che star lì, in quel posto mezzo infossato, faceva bene all’anima…”.

    D.H. Lawrence, Etruscan Places

      “Bella è anche la Tomba delle Leonesse. Nel timpano due leonesse maculate fanno oscillare le mammelle simili a campane, fronteggiandosi araldicamente ai due lati dell’altare. Sotto c’è un grande vaso, e ai suoi due lati un flautista e un liutista suonano rivolti al suo sacro contenuto. Ai due lati di questi corre un sottile fregio di danzatori, molto energici e vivaci nell’incedere. Sotto al fregio di danzatori c’è uno zoccolo di foglie di loto, e sotto ancora, tutt’intorno alla stanza, i delfini fanno balzi, tutti all’ingiù, nel mare increspato, mentre su di essi volano uccelli.

    D.H. Lawrence, Etruscan Places

      “La storia di Roma, e con essa lo sviluppo culturale dell’intero Occidente, non si può intendere se non si conosce la civiltà dell’Oriente, presa e adattata dagli Etruschi alla loro tradizione e al loro genio” .

    Axel Boethius, 1958

     

      “La donna aveva una posizione di rilievo tra gli aristocratici etruschi poiché questi ultimi

    erano pochi e spesso impegnati in guerra. Spettava alla donna, in caso di morte dell’uo-

    mo, il compito di assicurare la conservazione delle ricchezze e la continuità della famiglia:

    attraverso di lei avveniva anche la trasmissione dell’eredità. […] Le donne nobili avevano il

    privilegio di indossare abiti un po’ più raffinati e di sfoggiare numerosi tipi di gioielli, scelti

    tra i più pregiati. Gli Etruschi, dato che erano un popolo matriarcale, usavano dare il co-

    gnome della donna al bambino appena nato

    (Roberto Bosi, Il paese degli Etruschi: storia, archeologia, ambiente, gastronomia, Calderini, 1993).

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Cerveteri, Tarquinia e... Roma
    Il legame tra la civiltà etrusca di Cerveteri e Tarquinia e Roma trova le sue fondamenta nella vicinanza geografica . Va ricordato, inoltre, che Tarquinio Prisco, uno dei re di Roma, è originario proprio della città di Tarquinia. È inevitabile, quindi, che alcuni aspetti della cultura etrusca si ritrovino in quella romana.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    M. Pallottino, La necropoli di Cerveteri, Roma 1939;

    B. Pace et al., Caere. Scavi di R. Mengarelli, Monumenti Antichi dei Lincei, XLII, 1955;

    AA.VV., Cerveteri. Scavi della Banditaccia, Notizie degli Scavi, 1955, 46-113;

    F. Prayon, Früetruskische Grab- und Hausarchitektur, Heidelberg 1975;

    M. Moretti, Cerveteri, Roma 1977;

    F. Enei, La via degli Inferi, Archeologia, 1985, 11-14;

    G. Proietti, Cerveteri, Roma 1986;

    M. Cristofani et al., Caere 1. Il parco archeologico, Roma 1988;

    M. Cristofani, Cerveteri. Tre itinerari archeologici, Roma 1991;

    M. Cristofani et al., Caere 3.1. Lo scarico arcaico della Vigna Parrocchiale, Roma 1992;

    M. Cristofani et al., Caere 3.2. Lo scarico arcaico della Vigna Parrocchiale, Roma 1993;

    R. Cosentino, Cerveteri e il suo territorio, Roma 1995;

    A.M. Moretti Sgubini, Veio, Cerveteri, Vulci. Città d’Etruria a confronto, Catalogo della Mostra, Roma 2001;

    M. Cristofani et al., Caere 4. Vigna Parrocchiale: scavi 1983-1989. Il santuario, la ‘residenza’ e l’edificio ellittico, Roma 2003;

    L. Drago, Cerveteri, Roma 2006;

    M. Torelli, A.M. Sgubini Moretti, Etruschi. le antiche metropoli del Lazio, Catalogo della Mostra, Milano 2008;

    AA.VV., Munera Ceretana in ricordo di Mauro Cristofani, Mediterranea, V, 2008.

  • Valore UNESCO

    Le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia sono due aree in cui sono state ritrovate numerose tombe etrusche, che risalgono ad un periodo compreso tra il IX e il I secolo a.C. e testimoniano, in modo eccezionale, l’antica civiltà etrusca. Nelle necropoli si possono osservare diversi tipi di tombe, alcune più antiche altre monumentali e arricchite di affreschi. Tali dipinti sulle pareti delle camere funebri raccontano la vita quotidiana, le abitudini, le credenze, le passioni del popolo etrusco, il quale si sviluppò nell’Italia centrale, in particolare nelle regioni della Toscana, parte dell’Umbria e del Lazio settentrionale, tra i fiumi Arno e Tevere e le costa tirrenica.

    Il salto dalla protostoria alla storia: gli Etruschi
    Gli Etruschi sono l’unico esempio di civiltà urbana in Italia prima dei Romani; la fase più antica coincide con il passaggio dall’età del Bronzo alla prima età del Ferro (fine X – inizio IX secolo a.C.), si caratterizza per la presenza piccoli villaggi costituiti da capanne e distribuiti sulle alture. Sul finire dell’VIII secolo a.C., i villaggi vengono abbandonati e la popolazione si concentra in più grandi agglomerati urbani, circondati da mura o da difese naturali. In questo periodo (VII secolo a.C.), le città sono governate dalle potenti famiglie principesche, come testimoniano i grandi tumuli sepolcrali che, soprattutto a Cerveteri, raggiungono dimensioni giganti. Due sono le aree che costituiscono il sito archeologico iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale: la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri (Roma) e la Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia (Viterbo). La Banditaccia è la principale e più conosciuta necropoli dell’antica città etrusca di Caere e si estende per decine di ettari e comprende tombe monumentali uniche. La necropoli dei Monterozzi, famosa per la presenza di centinaia di tombe dipinte, rappresenta uno dei complessi archeologici più straordinari dell’intera area mediterranea.
    La Banditaccia: la città dei morti di Cerveteri
    La Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri costituisce il maggior esempio di architettura funeraria della cultura etrusca ed è uno dei più importanti siti archeologici del Mediterraneo. L’area visitabile, circa dieci ettari, è detta “del Recinto” e fu scavata sistematicamente soltanto a partire dall’inizio del XX secolo.  Questo antico cimitero si estende su di un pianoro tufaceo, nel quale le tombe furono scavate, riproducendo fedelmente la struttura, le abitazioni, gli arredi tipici delle città etrusche. Ecco il motivo per cui è così importante la necropoli della Banditaccia: essa è una città dei morti che specchia la città dei vivi, permettendo agli studiosi di conoscere il popolo etrusco.
    Tarquinia e le tombe dipinte
    Tarquinia sorge a poca distanza dalla costa tirrenica, come gran parte dei centri dell’Etruria meridionale. Secondo la tradizione fu fondata da Tarconte per ordine dell’eroe mitico Tirreno; sempre a Tarquinia, da un solco d’aratro, sarebbe balzato fuori il genio Tagete, nipote di Giove, il quale donò alle dodici città del popolo etrusco i fondamenti della disciplina aruspicale. Il mito sembra concordare con la documentazione archeologica, attribuibile alla prima età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), fase in cui si assiste al consolidarsi di antichi legami di tipo tribale. Le necropoli di questa fase sono caratterizzate da tombe ad incinerazione, con corredi composti da oggetti semplici ma dalla grande valenza simbolica. In seguito alla crescita economica dell’VIII secolo a.C. e ai numerosi contatti con il mondo esterno, si assiste, come per gran parte dei centri etruschi costieri, al cambiamento del rito funerario con il passaggio all’inumazione. Le tombe a tumulo diventano il simbolo del potere dei principi tarquiniesi, ricche di oggetti di pregio importati dalla Fenicia, dalla Grecia e dall’Oriente. Il nascere di produzioni artigianali e di relazioni commerciali e culturali saranno i caratteri distintivi della Tarquinia del VII secolo a.C. Inoltre, sotto l’impulso di pittori greco-orientali, dal VI secolo a.C. e fino al III secolo a.C., si assiste al grande sviluppo di una delle produzioni artistiche più originali di Tarquinia: la pittura funeraria. Scene di vita quotidiana del defunto e dei rituali funerari sono le rappresentazioni più frequenti. La crisi che attraversò l’Etruria dopo la sconfitta subita dagli Etruschi a Cuma nel 474 a.C., toccò solo in parte la “grande e fiorente” Tarquinia. Il progressivo affermarsi del potere romano, sembra mettere a dura prova la città per tutto il IV secolo, fino a quando, nel 281 a.C., Tarquinia viene sconfitta e posta sotto il controllo di Roma. Come sempre le necropoli fungono da specchio fedele della vita urbana, registrando una riduzione di  numero delle tombe gentilizie, segno dell’inequivocabile tramonto della “più ricca città d’Etruria”.
    Per saperne di più
    La donna nella società etrusca
    Diversamente dalle donne greche e romane, le donne etrusche avevano una intensa vita sociale. Prendevano parte al banchetto, vero e proprio momento centrale della vita culturale, politica e religiosa; nella società greca e romana, era riservato solo agli uomini.
    Ricognizione sui nomi
    Cerveteri. Per il suo carattere cosmopolita, l’antica Caere (nome latino della città), era nota tra i Greci con il nome di Agylla. Da due iscrizioni tombali, conosciamo anche il nome etrusco: Caisra o Ceisra. L’attuale nome Cerveteri deriva invece dalla contrazione del nome latino Caere con l’aggettivo latino vetus, aggiunto in epoca medievale quando, a causa della malaria e delle frequenti invasioni saracene, gli abitanti si trasferirono nell’attuale borgo di Ceri (9 km a nord est della città) chiamato allora Caere Novum.

    Tarquinia. La storiografia greca lega la fondazione di questa città all’eroe Tarconte, figlio del re lidio Attis e fratello di Tirreno. Il nome etrusco della città, testimoniato da diverse iscrizioni, era Tarchna o Tarchuna, mentre i Romani la chiamavano Tarquinii. Secondo la tradizione, la famosa dinastia dei re etruschi che regnò su Roma (seconda metà e fine del VI secolo a.C.) sarebbe stata originaria di questa città.

    Le origini degli Etruschi: il processo di formazione di un popolo
    La storiografia antica ha dedicato moltissima attenzione all’origine dei popoli mediterranei, collegandola spesso a circostanze mitiche. Nel caso degli Etruschi, questo interesse si è ulteriormente accentuato a causa delle strette relazioni commerciali, economiche e politiche tra Greci ed Etruschi. Oggi il metodo di analisi della storiografia è notevolmente mutato, concentrandosi su aspetti di tipo culturale. Tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro (X – IX secolo a.C.) l’area dell’Italia centro-settentrionale è caratterizzata dalla presenza uniforme di una cultura, detta villanoviana. Con l’intensificarsi degli scambi commerciali ed economici con l’esterno (mondo greco e greco-orientale) tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C., questa cultura si sviluppò rapidamente, accogliendo spesso mercanti e artigiani stranieri che, con il loro apporto, influenzarono le popolazioni locali. La nascita della cultura etrusca è quindi da intendersi come la risultante tra questi due elementi (autoctono e allogeno).
    Tarquinia e Roma
    Nel VII secolo a.C., la tradizione pone l’arrivo a Tarquinia di Demarato, ricco commerciante della città greca di Corinto, diffusore di diverse arti presso gli Etruschi e padre di Lucio Tarquinio Prisco, primo re etrusco di Roma. Ciò concorda con i ritrovamenti archeologici di un’importante area sacra, adibita a culti greci, fondata nel 600 circa a.C. presso il principale porto della città.
    I caratteri del popolo etrusco
    Gli Etruschi furono famosi presso gli antichi per le loro qualità marinare, furono abili navigatori dediti, secondo alcuni autori classici, alla pirateria. Nella prima metà del VI secolo a.C. ebbero un controllo pressoché totale delle rotte commerciali del Mediterraneo occidentale; il Mar Tirreno deve il suo nome proprio a loro, infatti, i Greci chiamavano gli Etruschi Tirrenoi. Presso i Romani furono considerati esperti dell’arte divinatoria. I sacerdoti etruschi si dividevano in tre categorie: gli aruspici erano in grado di predire il futuro attraverso la lettura delle viscere degli animali, gli àuguri interpretavano la volontà divina leggendo il volo degli uccelli e i fulgurari che leggevano il futuro interpretando i fulmini. Un altro aspetto distintivo, forse quello più noto di questa antica civiltà, è quello riguardante il culto dei defunti. Gli Etruschi credevano in una vita ultraterrena che continuava all’interno della tomba. Gli splendidi affreschi di Tarquinia ci documentano come questo passaggio fosse visto, almeno fino all’età arcaica, come un proseguimento naturale della vita terrena, gare e giochi sportivi, musici e danzatori animavano i lussuosi banchetti degli aristocratici, adagiati su klìnai, intenti a consumare vino servito all’interno di coppe e calici preziosi. Va evidenziata la presenza femminile nei banchetti in cui la donna etrusca era distesa vicino al proprio coniuge e sembra partecipare alla vita sociale. Infine, la spinosa questione della lingua etrusca, non più misteriosa come veniva definita fino a qualche decennio fa, ma ancora non del tutto comprensibile; le moltissime iscrizioni giunte fino a noi, provengo quasi tutte da contesti funerari, possiamo quindi leggerla, capire alcuni significati e identificare alcune forme verbali.
    Protagonisti
    Le figure nella Tomba delle Leonesse a Tarquinia
    Sul frontone della parete di fondo della Tomba delle Leonesse (scoperta nel 1874 e risalente all’ultimo quarto del VI secolo a.C.) sono dipinte due leonesse affrontate. Sotto, la scena principale, presenta al centro un cratere con ai lati da due musici, un flautista e un citaredo; a sinistra una danzatrice elegantemente vestita; sulla estrema destra due danzatori, una giovane donna in vesti trasparenti e un giovane muscoloso completamente nudo, dalla pelle scura e dai capelli biondi. L’alto livello qualitativo del disegno e la vivacità dei colori ascrivono la realizzazione di questa tomba ad artisti greco-orientali.
    Il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri
    Il Sarcofago degli Sposi è sicuramente il capolavoro dell’arte etrusca più noto. Questa grande urna cineraria presenta una coppia semicoricata su un letto di tipo greco-orientale. Il motivo del banchetto ben sintetizzava i valori della classe aristocratica del periodo arcaico (VI secolo a.C.), coniugando aspetti del banchetto cerimoniale e dei riti funebri. L’opera si data tra il 530 – 510 a.C. e fu prodotta da una bottega  ceretana  che  realizzò  diverse  copie  dello  stesso  soggetto, delle quali due,  seppur  restaurate, sono giunte sino a noi integre (il sarcofago esposto a Villa Giulia a Roma e il sarcofago del Museo del Louvre a Parigi).
    Legami tra i siti Unesco italiani
    Cerveteri, Tarquinia e... Roma
    Il legame tra la civiltà etrusca di Cerveteri e Tarquinia e Roma trova le sue fondamenta nella vicinanza geografica . Va ricordato, inoltre, che Tarquinio Prisco, uno dei re di Roma, è originario proprio della città di Tarquinia. È inevitabile, quindi, che alcuni aspetti della cultura etrusca si ritrovino in quella romana.
    Glossario
    Glossario

    allogeno, di altra stirpe o nazione. Dal greco ἀλλογενής «straniero».

    arte divinatoria, è la capacità di ottenere informazioni da fonti soprannaturali, attraverso rituali sacri.

    aruspicale, s.m., aggettivo che proviene da aruspice, il quale, nell’antichità romana e nell’area  mediterranea più in generale  era il sacerdote che esaminava particolari aspetti della natura per interpretare il volere degli dei. Gli aruspici ‘leggevano’  le viscere di animali sacrificati e formulavano  le loro predizioni del futuro secondo alcuni schemi tradizionali e stabiliti della propria arte divinatoria.

    autoctono, riferito a un popolo e alla sua cultura, originario del luogo stesso in cui vive, in cui si sviluppa. Dal greco αὐτός «stesso» e χϑών «terra».

    camere funebri, luoghi di edifici appositamente costruiti per ospitare il corpo o i resti del defunto.

    cratere, nell’Antichità classica era un grande vaso usato per mescolare vino e acqua nelle feste. La sua forma ricorda vagamente quella di una grande imbuto, perché la bocca del vaso era più ampia rispetto alla base inferiore.

    gentilizie, pl.f. di gentilizio, aggettivo che proviene dal latino gens, che significa stirpe, famiglia. L’aggettivo indica perciò “che appartiene ad una famiglia nobile, di potere”.

    incinerazione, s.m., usanza funebre di bruciare i corpi dei morti per ridurli in cenere.

    inumazione, s.m., usanza funebre di seppellire sotto terra i corpi dei morti.

    Klìnai, pl. di Klìne, letto in legno, che nelle culture antiche veniva utilizzato durante il banchetto. Dal greco κλίνη «letto».

    pianoro, s.m., altopiano non molto esteso né elevato.

    tufaceo, s.m., aggettivo derivato da tufo, particolare roccia di origine vulcanica.

    tumuli, pl.m. di tumulo, monumento funebre di forma circolare composto da un tamburo (cioè da una parte inferiore all’interno della quale sono scavati gli ambienti tombali) e da un dosso (cioè una parte superiore a forma di calotta).

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Iscrizione UNESCO

2004, Suzhou, Cina, 28a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale e Seriale


Età Antica


Italia Centrale
Regione Lazio


Criteri di Iscrizione

(i) Le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia rappresentano un capolavoro del genio creativo dell’uomo: l’estensione delle pitture decorative di Tarquinia è eccezionale sia per le forme che per i contenuti poiché rivelano gli aspetti della vita, della morte e delle credenze religiose degli antichi Etruschi. Cerveteri presenta, nel contesto funerario, le stesse concezioni urbanistiche e architettoniche di una città antica.

(iii) Le due Necropoli costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, unica tipologia di civilizzazione urbana dell’Italia pre-romana. La descrizione della vita quotidiana, rappresentata sugli affreschi delle tombe, molti dei quali presenti nelle abitazioni etrusche, costituisce una testimonianza unica della scomparsa di questa cultura.

(iv) Molte delle tombe di Tarquinia e di Cerveteri rappresentano le tipologie di costruzione che non esistono in nessuna altra forma. I cimiteri, progettati come le città etrusche, sono tra i più antichi della Regione.

Estensione del bene

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