Crespi d’Adda, l’insediamento industriale

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Crespi d’Adda è un’eccezionale testimonianza di quei “villaggi operai” che nacquero tra il XIX e il XX secolo in Europa e negli Stati Uniti e che sono l’espressione della filosofia degli industriali illuminati, desiderosi di soddisfare i bisogni dei propri operai. Malgrado la sua sopravvivenza sia stata minacciata dall’evoluzione delle condizione socio-economiche, il villaggio di Crespi d’Adda è ancora intatto e ha conservato, in parte, la propria funzione industriale.

  • Valore UNESCO

    Crespi d’Adda è uno dei Siti d’archeologia industriale più rilevanti del mondo. Si tratta di un eccezionale esempio di villaggio operaio, sul modello delle company town nate tra XIX e XX secolo con la diffusione dell’industrializzazione nei paesi dell’Occidente moderno. Crespi d’Adda, quale insediamento produttivo cotoniero e residenziale, testimonia in modo originale e unico i valori del capitalismo illuminato, con un disegno urbanistico, una dotazione tecnologica allora d’avanguardia e un programma ideologico elaborati da una delle famiglie di industriali di maggior spicco nella storia dell’industria italiana.

    Il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda nella storia dell’industrializzazione
    Razionalità, efficienza, progresso, benessere sono le parole chiave per comprendere l’appassionante vicenda di una famiglia italiana, la famiglia Crespi, che si adoperò per realizzare una straordinaria esperienza nella storia dell’industria italiana. L’insediamento di Crespi d’Adda ricalca il modello della company town, che può essere definito come insediamento industriale e residenziale pianificato e realizzato da una singola compagnia. Le company town furono un fenomeno tipico della prima età industriale, e si diffusero a partire dalla seconda metà dell’Ottocento allo scopo di aumentare i ritmi produttivi e i profitti. Si annoverano differenti tipologie di company town, in cui la massa lavoratrice viveva in condizioni più o meno favorevoli; l’elemento identificativo di una company town è l’integrazione tra zone residenziali e aree produttive, sia che esse siano miniere o fabbriche. Si diffusero dapprima in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti e nei paesi dove fu più precoce l’ondata della meccanizzazione e dell’industrializzazione del lavoro. Spesso furono sinonimo di inquinamento e sfruttamento delle risorse ambientali, in particolare in area anglosassone, tuttavia riuscirono in molti casi a compiere esempi felici di integrazione con il territorio, dando vita a nuovi centri (vicini alle materie prime e a fonti energetiche) in cui la qualità della vita dei lavoratori era considerata un obiettivo per migliorare la produzione stessa. Crespi d’Adda è un esempio che testimonia il volto positivo della modernità industriale, in cui il paternalismo capitalistico riuscì nel delicato equilibrio di offrire ai propri lavoratori abitazioni confortevoli e standard di vita elevati, con la dotazione di servizi innovativi per l’epoca, come la rete idrica, i servizi igienici e l’illuminazione elettrica pubblica con il sistema Edison. Il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne completato negli anni Venti del Novecento, si mantenne intatto e ancor oggi è in parte abitato. È una vera occasione per l’archeologia industriale, la scienza che studia le testimonianze materiali e tecnologiche della industrializzazione, cioè quel processo di sviluppo che determinò il volto del mondo odierno, rivoluzionando l’antico mondo artigiano con la parcellizzazione delle competenze, la meccanizzazione del lavoro e la produzione seriale.
    La Città ideale del lavoro
    Il Villaggio di Crespi d’Adda nacque come complesso urbanistico armonioso e integrato al territorio. Furono necessari lavori idraulici per rendere efficiente l’impiego delle acque dell’Adda come risorsa energetica e come elemento indispensabile per alcune fasi di lavorazione. Lo stabilimento era un cotonificio e nell’area industriale-produttiva si trovavano gli edifici per la tessitura, la filatura e la tintura dei tessuti. Magazzini e altri capannoni per attività amministrative e di coordinamento erano vicini agli stabili adibiti ad officine, non solo per la fabbrica ma anche per i bisogni del villaggio. Nell’impianto urbanistico i quartieri residenziali erano disposti secondo un ordine gerarchico e razionale che rispecchiava il grado e la funzione dei lavoratori. Oltre alle palazzine per alloggiare le prime maestranze impegnate nell’edificazione e nell’avviamento dell’impianto, vennero realizzate le casette a schiera degli operai , dotate di lavatoio, orto e giardino, e le villette per capireparto e dirigenti. La struttura urbanistica del complesso perciò era progettata per ricalcare l’organizzazione del lavoro e testimonia come i rapporti umani fossero modellati sui rapporti economici; la produzione industriale arriva quindi a plasmare la forma urbana. Vi erano poi gli spazi collettivi, con i fabbricati speciali della Chiesa e del Cimitero, e quelli adibiti a scuola, asilo, cooperativa, dopolavoro, mensa, albergo, bagni pubblici, lavatoio, campo sportivo. Il villaggio, sia nella parte produttiva che nelle zone residenziali, era dotato di una uniformità estetica, dove l’essenzialità geometrica e la linearità compositiva era adornata di decorazioni in cotto neogotiche e neoromantiche. Edificio speciale era la Villa dei Crespi, che mostra il gusto neomedievale in voga all’epoca ed è dotata di una torre alta 50 metri che si staglia sul paesaggio. La Villa venne costruita tra il 1893 e il 1894 su disegno dell’architetto Ernesto Pirovano.
    La nascita del Villaggio operaio
    L’evento che determinò la nascita del Villaggio Operaio fu quando, nel 1877, Cristoforo Benigno Crespi acquistò 85 ettari di terra dal Comune di Canonica d’Adda e Capriate d’Adda;  gli fu concessa l’autorizzazione all’utilizzo delle acque del fiume Adda per le attività produttive del cotonificio “Benigno Crespi”. Lo stabilimento venne avviato nel 1878 e si iniziò la costruzione del borgo operaio vero e proprio. Il progetto venne affidato all’architetto Angelo Colla, all’ingegnere capo Pietro Brunati e ad Ernesto Pirovano. Nel 1889, Silvio Benigno Crespi, figlio di Cristoforo Benigno, subentrò al padre nella conduzione delle imprese di famiglia. Il villaggio sull’Adda si sviluppò fino agli anni Venti del Novecento.
    Per saperne di più
    Lo stabilimento: innovazione ed efficienza
    Per i corpi dello stabilimento, Cristoforo Benigno Crespi volle ricalcare il modello delle fabbriche britanniche, con il tipico tetto a copertura seghettata  a shed o a denti di sega, perché questa tipologia di copertura garantisce una diffusione ottimale e uniforme della luce negli interni. I capannoni coprivano una superficie di 7.650 metri quadri e vennero allestiti con 1.200 telai meccanici e 5.000 fusi, che nel 1884 raggiunsero la cifra di 20.000 unità. Vennero introdotte molte innovazioni tecnologiche che migliorarono la qualità dei filati e resero il cotonificio Crespi fortemente competitivo.
    Luce elettrica, collegamenti ferroviari, pane fresco, studio medico
    Dalla sua fondazione e nelle successive fasi di ampliamento, il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne via via dotato di comfort e servizi impensabili per i borghi rurali dell’epoca. Un panificio, un ospedaletto dotato di infermeria, il collegamento con la tramvia Monza-Trezzo-Bergamo, la rete elettrica per l’illuminazione pubblica (1889) oltre che per gli stabilimenti operativi, sono solo alcune delle innovazioni e delle comodità che i Crespi introdussero per gli abitanti della loro città-giardino, concepita come un armonioso e felice alveare.
    La Regina Margherita a Crespi d’Adda
    Nel 1894 venne inaugurato l’ampliamento dello stabilimento voluto da Silvio Crespi per realizzare nuove aree destinate alla fase di tessitura. Il borgo e i lavoratori vennero vestiti a festa poiché ospite d’onore per l’occasione fu la Regina Margherita. Con la sua visita la sovrana compì un omaggio di grande prestigio alla famiglia Crespi, riconoscendola come gruppo imprenditoriale di rilievo nazionale, che meritava la benevolenza della Corona per i suoi investimenti in un territorio agricolo e per l’azione modernizzatrice. La Regina visitò il villaggio, compreso un villino operaio, la scuola, la chiesa e prese parte a un pranzo nella villa dei Crespi. La visita venne riportata dai giornali con grande eco.
    La Company town nella Lista UNESCO
    Il fenomeno delle company town è un modello di sviluppo capitalistico molto diffuso a partire dal XIX secolo, che ha interessato milioni di persone in svariati settori industriali. Nella Lista del Patrimonio Mondiale vi è la Città Mineraria di Sewel, in Cile, fondata all’inizio del Novecento per lo sfruttamento di uno dei maggiori giacimenti di rame del pianeta.
    Il filantropismo della famiglia Crespi e il capitalismo paternalista
    Benigno Cristoforo Crespi, fondatore del progetto del villaggio operaio, era impegnato in una forte difesa del miglioramento della qualità della vita dei propri lavoratori, sia sul piano professionale che su quello privato. La questione sociale e politica delle abitazioni per la massa lavoratrice aveva percorso tutto l’Ottocento e il positivismo scientifico aveva dato impulso a dibattiti e azioni riformatrici quali misure antinfortunistiche, il miglioramento delle condizioni sanitarie, la dotazione di alloggi privati per contrastare l’affollamento e le proteste di classe. Il villaggio operaio era la soluzione perfetta per poter intervenire sulla quotidianità degli operai, legarli ideologicamente ai valori dell’azienda, scandire la loro vita in base alla routine lavorativa. Venivano forniti loro i servizi per i bisogni essenziali per compiere un salto di civilizzazione che avrebbe portato al benessere sociale e allo stesso tempo avrebbe garantito una maggiore produttività e maggiori profitti per il capitalista.  Il villaggio operaio risultava una fabbrica totale, un universo chiuso, fondato su valori quali l’etica del lavoro, la famiglia, la religione, la proprietà. Crespi d’Adda rappresenta un’utopia capitalista, permeata di paternalismo. La felicità sociale è generata dal capitale, le bandiere in cui credere sono la modernità e il progresso. Quando una fabbrica diventa una città il singolo è una parte del tutto a cui consacra ogni attimo e pensiero. L’ordine aziendale è onnipresente nella comunità operaia. Il concetto-guida è ‘dipendenza’: coloro che vivono e lavorano in un villaggio operaio sono dipendenti della fabbrica e della stessa comunità considerata come un tutt’uno. Il proprietario dell’industria è per loro un padre, che li sostenta, li cura, li protegge con generosità, ma che richiede disciplinaLa disciplina della fabbrica permea tutto l’impianto urbano, in una continuità spaziale che diventa continuità temporale e sociale. Fuori dallo stabilimento non si spezzano i ritmi della catena produttiva per cementare il legame con la fabbrica: i momenti del tempo libero, della famiglia, del privato ricadono entro l’universo della fabbrica; le pratiche igieniche, lo svago, l’istruzione vengono vissuti collettivamente con gli altri operai, perchè tutto è pensato in funzione della vita produttiva.
    Protagonisti
    Cristoforo Benigno Crespi
    Cristoforo Benigno Crespi (Busto Arsizio, 1833 – Milano, 1920)

    Uomo d’affari e artigiano, Cristoforo Benigno pose le basi per lo sviluppo di uno dei gruppi aziendali nel settore cotoniero più all’avanguardia nell’Italia tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Nato da una famiglia di artigiani milanesi, specializzati nella produzione e nella tintura del cotone, Cristoforo Benigno mise a frutto le sue innate qualità per il commercio e dopo alcune esperienze con alterna fortuna, riuscì ad aprire una propria filatura. Con un misero capitale iniziale ma forte di intuizioni che gli permisero di introdurre le più promettenti innovazioni tecnologiche del settore, iniziò una ascesa da far invidia ai manager contemporanei. Nel 1877 riuscì ad ottenere l’uso delle acque dell’Adda e i terreni dove impiantare un nuovo stabilimento che iniziò a funzionare nel 1878: stava nascendo il villaggio operario con il nome di famiglia. E la famiglia fu sempre al centro della sua esistenza professionale, oltre che affettiva, poiché Cristoforo era uomo dal profondo credo religioso e dall’autentica filantropia. Oltre ai filati, suo interesse professionale, Cristoforo Benigno aveva la passione per l’arte. Anche in tale diletto riuscì a fare ottimi affari e acquistare opere d’arte che andarono a costituire una collezione privata di grande valore.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

      “… ci permettiamo di presentare… un paesello moderno, che sorse in pochi anni, 15 in tutto, sulle rive dell’Adda. La legge che lo ha costituito in frazione, annettendolo al Comune di Capriate lo ha chiamato Crespi, e sotto tal nome speriamo prosperi e s’ingrandisca.”

    Silvio Benigno Crespi, Il villaggio Crespi a Capriate, 1894

     

      “[La casa operaria modello n.d.r.] deve contenere una sola famiglia ed essere circondata da un piccolo orto, separata da ogni comunione con altri. Ricordiamo le città operaie Inglesi, composte di lunghe file di abitazioni fronteggiate da un piccolo giardino, e aventi a tergo un piccolo orto. Il giardino è cintato e serve da ingresso; la porta dà poi di solito in uno stretto corridoio, che di fianco accede ad un salotto […]; la latrina è sul di dietro della casa e isolata;  le case sono unite fra loro ai lati opposti: e così sono economiche, bastevoli per qualsiasi famiglia”.

    Silvio Benigno Crespi, Il villaggio Crespi a Capriate, 1894

     

      “Ultimata la giornata di lavoro, l’operaio deve rientrare con piacere sotto il suo tetto: curi dunque l’imprenditore ch’egli vi si trovi comodo, tranquillo ed in pace, adoperi ogni mezzo per far germogliare nel cuore di lui l’affezione, l’amore alla casa. Chi ama la propria casa, ama anche la famiglia e la patria, e non sarà mai la vittima del vizio e della neghittosità”.

    Silvio Benigno Crespi, Il villaggio Crespi a Capriate, 1894

     

      “… la storia dell’industria dell’Italia settentrionale nello scorcio dell’Ottocento – e specie di questa cotoniera, dislocata lungo corsi d’acqua in zone campestri – è storia per molti riguardi romanzesca, tutta dentro una dimensione di famiglie collegate tra loro in disegni economico-sociali e persino urbanistico-estetici, infervorate nell’ambizione di arricchire in bellezza, riscattando dall’abbruttimento i loro operai a propria maggior gloria. […] L’utopia lombarda è il sogno di un nuovo feudalesimo, riscritto sulla falsariga del socialismo umanitario. Per questo suo vigore durò fintanto che quei moventi e incentivi ebbero forza e senso;  non oltre la prima guerra mondiale”.

    Rossana Bossaglia, Crespi d’Adda: l’invezione, l’idea, il monumento, in Villaggi operai in Italia. La Val Padana e Crespi d’Adda, Einaudi, Torino, 1981

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Crespi d’Adda e...la Real Colonia di San Leucio
    Tra i beni accreditati nel Sito della Reggia di Caserta, vi è la Reale Colonia di San Leucio, un borgo in cui Ferdinando IV di Borbone, nel 1778, volle realizzare la sua città ideale, una comunità produttiva e autonoma – Ferdinandopoli – forgiata dal sovrano stesso, protetta dalla Corona e in grado funzionare come fiorente centro manifatturiero. L’esperienza di San Leucio si legò ai principi di riforma sociale di matrice illuminista, che identificavano nell’azione del monarca illuminato la forza storica in grado di generare ordine e benessere sociale. Si tratta di una delle prime esperienze della Modernità in Europa e possiede perciò, seppur con le proprie specifiche caratteristiche, alcune analogie con il modello del villaggio operaio di Crespi d’Adda.
    Crespi d’Adda e... Ivrea città industriale del XX secolo

    Entrambe rappresentano un esempio innovativo e moderno, di epoche diverse e in rapporto al loro tempo, di relazione tra città e industria. Ivrea città industriale del XX secolo si differenzia però da Crespi d’Adda perché non viene realizzata ex novo secondo un univoco sistema città-fabbrica ma si innesta nel tessuto urbano e lo integra in un arco temporale di 30 anni.

    Note bibliografiche
    Bibliografia

    S. Danesi, Grandi uomini con grandi idee: i Crespi di Crespi d’Adda, Mattioli 1885, 2015

    Crespi d’Adda, SAGEP, Genova, 2015

    G. Petruzzo, Addando in bici. Tra le greenway dell’Adda e il villaggio operaio di Crespi, Bellavite, Lecco, 2015

    L’archeologia industriale in Italia. Storie e storiografia (1978-2008), a c. di A. Ciuffetti, R. Parisi, F. Angeli, Milano, 2013

    N. White, Company Towns: Corporate Order and Community, University of Toronto Press, Toronto, 2012

    G. Maifreda, La disciplina del lavoro. Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana, Mondatori, Milano, 2007

    G. Petruzzo, La valle dell’Adda, Bellavite, 2005

    P. Merisio, A. Modonesi, Crespi d’Adda, Centro Studi Valle Imagna, 2005

    A. Ciuffetti, Casa e lavoro. Dal paternalismo aziendale alla “comunità globali”: villaggi e quartieri operai in Italia tra Otto e NovecentoCentro Ricerche Ambiente Cultura Economia, 2004

    G. Sgarzini, Crespi d’Adda, Istituto Poligrafico dello Stato, 2003

    A. Castagnoli e E. Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani, Einaudi, Torino, 2003

    A. Nesti e I. Tognarini, Archeologia industriale. L’oggetto, i metodi, le figure professionali, Carocci, Roma, 2003.

    R. Eaton, Ideal cities. Utopianism and the (Un)Built EnvironmentThames & Hudson, 2002

    G. Berta, L’Italia delle fabbriche. Genealogie ed esperienze dell’industrialismo nel Novecento,Il Mulino, Bologna, 2001

    G. Fossa, A. Fossati e R. Lane, Oltre la fabbrica. I luoghi della produzione nel territorio lombardo e i riferimenti d’oltreoceano, Libreria Clup, 2001

    R. Romano, Fabbriche, operai, ingegneri. Studi di storia del lavoro in Italia tra ‘800 e ‘900Franco Angeli, 2000

    M. Amari, Guida del turismo industriale. Lombardia,Electa, 1999

    G.F. Elia, B. Clement, Th. Boll, Company town, a c. di F. Bucci, Compositori, Bologna, 1997

    P. Viscusi, Le città del sogno. Elea, Castell’Arquato, Sabbioneta, San Leucio, Crespi d’Adda, Il Sapere, 1996

    L. Cortesi, Crespi d’Adda. Villaggio ideale del lavoro, Grafica & Arte Bergamo, 1995

    S. Ortaggi Cammarosano, Libertà e servitù. Il mondo del lavoro dall’Ancien Régime alla fabbrica capitalistica, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995

    The Company Town : Architecture and Society in the Early Industrial Age, Oxford University Press, New York, 1992

    G. Privileggio, Città industriale, città aliena. Due secoli di storia degli insediamenti industriali, Cleup, 1990

    Archeologia industriale e scuola, a c. di B. Ricatti e F. Tavone, Firenze, Manzuoli, Casale Monferrato, Marietti scuola, 1989

    A. Mariani, Indicazioni pratiche e suggerimenti per una visita a Crespi d’Adda, 1989

    R. Romano, I Crespi: origine, fortuna e tramonto di una dinastia lombarda, F. Angeli, Milano, 1985

    C. Doglio, La città giardinoGangemi, Roma, 1985

    R. Assunto, La città di Anfione e la città di Prometeo. Idee e poetiche della città, Jaca Book, 1984

    AA.VV., Villaggi operai in Italia. La Val Padana e Crespi d’Adda, Einaudi, Torino, 1981

    C. Olmo, La città industriale. Protagonisti e scenari, Einaudi, Torino, 1980

    E. Mariani Travi, L. Mariani Travi, Il paesaggio italiano della rivoluzione industriale: Crespi d’Adda e Schio, Dedalo, Bari, 1979

    L. Guiotto, La fabbrica totale. Paternalismo industriale e città sociali in Italia, Feltrinelli, Milano, 1979

    R. Bossaglia, Un esempio italiano di villaggio operaio: Crespi d’Adda, Atti del convegno di archeologia industriale, Clup, Milano, 1978

    R. Schezen, Crespi d’Adda: un villaggio operaioEditphoto, 1978

    F. Choay, La città. Utopie e realtà, Einaudi, Torino, 1973

  • Valore UNESCO

    Crespi d’Adda è uno dei Siti d’archeologia industriale più rilevanti del mondo. Si tratta di un eccezionale esempio di villaggio operaio, sul modello delle company town nate tra XIX e XX secolo con la diffusione dell’industrializzazione nei paesi dell’Occidente moderno. Crespi d’Adda, quale insediamento produttivo cotoniero e residenziale, testimonia in modo originale e unico i valori del capitalismo illuminato, con un disegno urbanistico, una dotazione tecnologica allora d’avanguardia e un programma ideologico elaborati da una delle famiglie di industriali di maggior spicco nella storia dell’industria italiana.

    Il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda nella storia dell’industrializzazione
    Razionalità, efficienza, progresso, benessere sono le parole chiave per comprendere l’appassionante vicenda di una famiglia italiana, la famiglia Crespi, che si adoperò per realizzare una straordinaria esperienza nella storia dell’industria italiana. Crespi d’Adda ricalca il modello della company town, che può essere definito come insediamento industriale e residenziale pianificato e realizzato da una singola compagnia. Le company town furono un fenomeno tipico della prima età industriale, e si diffusero a partire dalla seconda metà dell’Ottocento allo scopo di aumentare i ritmi produttivi e i profitti. Si annoverano differenti tipologie di company town, in cui la massa lavoratrice viveva in condizioni più o meno favorevoli; l’elemento identificativo di una company town è l’integrazione tra zone residenziali e aree produttive (miniere o fabbriche). Si diffusero dapprima in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti e nei paesi dove fu più precoce l’ondata della meccanizzazione e dell’industrializzazione del lavoro. Spesso furono sinonimo di inquinamento e sfruttamento delle risorse ambientali, e diedero vita a nuovi centri, vicini alle materie prime e a fonti energetiche. Crespi d’Adda è un esempio che testimonia il volto positivo della modernità industriale, in cui il paternalismo capitalistico riuscì ad offrire ai proprio lavoratori standard di vita elevati e abitazioni confortevoli, con la dotazioni di servizi innovativi per l’epoca, come la rete idrica, i servizi igienici e l’illuminazione elettrica. Il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne fondato nel 1878 e completato negli anni Venti del Novecento, si mantenne intatto, ed ancor oggi è in parte abitato. È una vera occasione per l’archeologia industriale, la scienza che studia le testimonianze materiali e tecnologiche della industrializzazione, cioè quel processo cruciale di sviluppo che rivoluzionò l’antico mondo artigiano con la parcellizzazione delle competenze, la meccanizzazione del lavoro e la produzione seriale.
    La Città ideale del lavoro
    Il Villaggio di Crespi d’Adda nacque come complesso urbanistico armonioso e integrato al territorio. Furono necessari lavori idraulici per rendere efficiente l’impiego delle acque dell’Adda come risorsa energetica e come elemento indispensabile per alcune fasi di lavorazione. Lo stabilimento era un cotonificio e nell’area industriale-produttiva si trovavano gli edifici per la tessitura, la filatura e la tintura dei tessuti. Magazzini e altri edifici per le attività amministrative erano vicini agli stabili adibiti ad officine, non solo per la fabbrica ma anche per i bisogni del villaggio. Nell’impianto urbanistico i quartieri residenziali erano disposti secondo un ordine gerarchico e razionale che rispecchiava il grado e la funzione dei lavoratori. Oltre alle palazzine per alloggiare le prime maestranze impegnate nell’edificazione e nell’avviamento dell’impianto, vennero realizzate le casette a schiera degli operai, dotate di lavatoio, orto e giardino, e i villini per capireparto e dirigenti. La struttura urbanistica del complesso perciò era progettata per ricalcare l’organizzazione del lavoro, testimoniando come i rapporti umani fossero modellati sui rapporti economici. Vi erano poi gli spazi collettivi, con i fabbricati speciali della Chiesa e del Cimitero, e quelli adibiti a scuola, asilo, cooperativa, dopolavoro, mensa, albergo, bagni pubblici, lavatoio e campo sportivo. Il villaggio venne dotato di una uniformità estetica, dove essenzialità e geometria erano ingentilite da decorazioni neogotiche in cotto. Edificio speciale era la trionfale Villa dei Crespi, che esibiva il gusto neomedievale in voga all’epoca e venne dotata di una torre alta 50 metri che risulta evidente tutt’oggi  nel paesaggio. La Villa venne costruita tra il 1893 e il 1894 su disegno dell’architetto Ernesto Pirovano.
    La nascita del villaggio operaio
    La nascita del villaggio operaio avvenne quando, nel 1877, Cristoforo Benigno Crespi acquistò 85 ettari di terra dal Comune di Canonica d’Adda e Capriate d’Adda; gli fu concessa l’autorizzazione all’utilizzo delle acque del fiume Adda per le attività produttive del cotonificio. Lo stabilimento venne avviato nel 1878 e si iniziò la costruzione del borgo operaio vero e proprio. Nel 1889, Silvio Benigno Crespi, figlio di Cristoforo Benigno, subentrò al padre nella conduzione delle imprese di famiglia. Il villaggio operaio sull’Adda si sviluppò fino agli anni Venti del Novecento.
    Per saperne di più
    Lo stabilimento: innovazione ed efficienza
    Per i corpi dello stabilimento, Cristoforo Benigno Crespi volle ricalcare il modello delle fabbriche britanniche, con il tipico tetto a copertura seghettata, a shed o a denti di sega, perché questa tipologia di copertura garantisce una diffusione ottimale e uniforme della luce negli interni. I capannoni coprivano una superficie di circa 7.650 metri quadri e vennero allestiti con 1.200 telai meccanici e 5.000 fusi che nel 1884 raggiunsero la cifra di 20.000 unità. Vennero introdotte molte innovazioni tecnologiche che migliorarono la qualità dei filati e resero il cotonificio Crespi fortemente competitivo.
    Luce elettrica, collegamenti ferroviari, pane fresco, studio medico
    Dalla sua fondazione e nelle successive fasi di ampliamento, il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne via via dotato di comfort e servizi impensabili per i borghi rurali dell’epoca. Un panificio, un ospedaletto dotato di infermeria, il collegamento con la tramvia Monza-Trezzo-Bergamo, la rete elettrica per l’illuminazione pubblica (1889) oltre che per gli stabilimenti operativi, sono solo alcune delle innovazioni e delle comodità moderne che i Crespi introdussero per gli abitanti della loro città-giardino, concepita come un armonioso e felice alveare.
    La Regina Margherita di Savoia a Crespi d’Adda
    Nel 1894 venne inaugurato l’ampliamento dello stabilimento voluto da Silvio Crespi per realizzare nuove aree destinate alla fase di tessitura. Il borgo e i lavoratori vennero vestiti a festa poiché ospite d’onore per l’occasione fu la Regina Margherita. Con la sua visita la sovrana compì un omaggio di grande prestigio alla famiglia Crespi, riconoscendola come gruppo imprenditoriale di rilievo nazionale, che meritava la benevolenza della Corona per i suoi investimenti in un territorio agricolo e per l’azione modernizzatrice. La Regina visitò il villaggio, compreso un villino operaio, la scuola, la chiesa e prese parte a un pranzo nella villa dei Crespi. La visita venne riportata dai giornali con grande eco.
    La company town nella Lista UNESCO
    Il fenomeno delle company town è un modello di sviluppo capitalistico molto diffuso a partire dal XIX secolo, che ha interessato milioni di persone, in svariati settori industriali. Nella Lista del Patrimonio Mondiale vi è la Città Mineraria di Sewel, in Cile fondata all’inizio del Novecento per lo sfruttamento di uno dei maggiori giacimenti di rame del pianeta.
    Il filantropismo della famiglia Crespi e il capitalismo paternalista
    Benigno Cristoforo Crespi, fondatore del progetto del villaggio operaio sull’Adda, era impegnato in una forte difesa del miglioramento della qualità della vita dei propri lavoratori, sia sul piano professionale che su quello privato. Il villaggio operaio era la soluzione perfetta per poter intervenire sulla quotidianità degli operai, legarli ai valori dell’azienda, scandire la loro vita in base alla routine lavorativa. Fornendo loro servizi per i bisogni essenziali si poteva compiere un ‘salto di civilizzazione’, che avrebbe portato al benessere sociale e allo stesso tempo avrebbe garantito una maggiore produttività e maggiori profitti per il capitalista. Il villaggio operaio risultava una fabbrica totale, un universo chiuso, fondato su valori quali l’etica del lavoro, la famiglia, la religione, la proprietà. Crespi d’Adda rappresenta perciò un’utopia capitalista, che lascia spazio allo spirito paternalistico. La felicità sociale è generata dal capitale, le bandiere in cui credere sono la modernità e il progresso. Quando una fabbrica diventa una città, il singolo è una parte del tutto a cui consacra ogni attimo e pensiero. L’ordine aziendale è onnipresente nella comunità operaia. Il concetto-guida è ‘dipendenza’: coloro che vivono e lavorano in un villaggio operaio sono dipendenti della fabbrica e della stessa comunità considerata come un tutt’uno. Il proprietario dell’industria è per loro un padre, che li sostenta, li cura, li protegge con generosità, ma che richiede disciplinaLa disciplina della fabbrica permea tutto l’impianto urbano, in una continuità spaziale che diventa continuità temporale e sociale. Fuori dallo stabilimento non si spezzano i ritmi della catena produttiva per cementare il legame con la fabbrica: i momenti del tempo libero, della famiglia, del privato ricadono entro l’universo della fabbrica, vengono vissuti collettivamente con gli altri operai, perché tutto è pensato in funzione della vita produttiva, anche le pratiche igienico-sanitarie, lo svago, l’istruzione.
    Protagonisti
    Cristoforo Benigno Crespi
    Cristoforo Benigno Crespi (Busto Arsizio, 1833 – Milano, 1920)

    Uomo d’affari e artigiano. Nato da una famiglia di artigiani milanesi, specializzati nella produzione e nella tintura del cotone, Cristoforo Benigno mise a frutto le sue innate qualità per il commercio e dopo alcune esperienze, riuscì ad aprire una propria industria di filatura. Con un misero capitale iniziale ma forte di intuizioni che gli permisero di introdurre le più promettenti innovazioni tecnologiche del settore, iniziò una ascesa sbalorditiva. Nel 1877 riuscì a ottenere l’uso delle acque dell’Adda e i terreni dove impiantare un nuovo stabilimento che iniziò a funzionare nel 1878: stava nascendo il villaggio operaio con il nome di famiglia. E la famiglia fu sempre al centro della sua esistenza professionale, oltre che affettiva, poiché Cristoforo era uomo dal profondo credo religioso e dall’autentica filantropia. Oltre ai filati, suo interesse professionale, Cristoforo Benigno aveva la passione per l’arte. Anche in tale diletto, riuscì a fare ottimi affari e acquistare opere d’arte che andarono a costituire una collezione privata di grande valore.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Crespi d’Adda e...la Real Colonia di San Leucio
    Tra i beni accreditati nel Sito della Reggia di Caserta, vi è la Reale Colonia di San Leucio, un borgo in cui Ferdinando IV di Borbone, nel 1778, volle realizzare la sua città ideale, una comunità produttiva e autonoma – Ferdinandopoli – forgiata dal sovrano stesso, protetta dalla Corona e in grado funzionare come fiorente centro manifatturiero. L’esperienza di San Leucio si legò ai principi di riforma sociale di matrice illuminista, che identificavano nell’azione del monarca illuminato la forza storica in grado di generare ordine e benessere sociale. Si tratta di una delle prime esperienze della Modernità in Europa e possiede perciò, seppur con le proprie specifiche caratteristiche, alcune analogie con il modello del villaggio operaio di Crespi d’Adda.
    Crespi d’Adda e... Ivrea città industriale del XX secolo

    Entrambe rappresentano un esempio innovativo e moderno, di epoche diverse e in rapporto al loro tempo, di relazione tra città e industria. Ivrea città industriale del XX secolo si differenzia però da Crespi d’Adda perché non viene realizzata ex novo secondo un univoco sistema città-fabbrica ma si innesta nel tessuto urbano e lo integra in un arco temporale di 30 anni.

    Glossario
    Glossario

    archeologia industriale, disciplina nata nel Novecento che studia i complessi industriali, le tecnologie e i documenti che testimoniano le forme storiche, gli strumenti, l’organizzazione del lavoro, le condizioni materiali, gli apparati ideologici dei processi di industrializzazione. L’archeologia industriale si occupa degli aspetti architettonici, tecnologici, sociali, economici per tracciare modelli e linee di sviluppo della società industrializzata.

    capitalismo, s.m., modello economico basato sul capitale come proprietà privata. Il concetto di capitale ha subito diverse tematizzazioni nelle varie teorie socio-economiche moderne. In linea generale, si può dire che il capitale è un mezzo di produzione, ovvero una determinata ‘ricchezza’ materiale accumulata e in grado di generare un profitto.

    company town, si definisce così un villaggio operaio che si sviluppa parallelamente all’apertura di stabilimenti industriali.

    competitivo, s.m., concorrenziale, performante, ambizioso.

    filantropia, s.f., dal greco fílos, ‘amico’, e ánthropos, uomo; atteggiamento di colui che prova amore per il genere umano e si impegna affinché i suoi simili raggiungano il benessere e la felicità. L’amore del filantropo verso il prossimo può manifestarsi con donazioni, progetti umanitari, impegno civile, opere pubbliche, imprese benefiche, programmi rieducativi.

    gerarchico, s.m., che rispetta e si riferisce a una gerarchia, cioè all’ordine di importanza a scalare di un insieme di elementi.

    meccanizzazione, s.f., introdurre procedure meccaniche e automatizzate al posto del lavoro manuale, allo scopo di rendere la produzione più veloce, costante, uniforme. Processo che caratterizza la Modernità, dove le attività produttive, i servizi e le funzioni amministrative vengono via via affidati alle macchine e, più recentemente, alla tecnologia elettronica e digitale.

    Parcellizzazione delle competenze, suddivisione del lavoro in piccole parti affidate a competenze sempre più specifiche che svolgono esclusivamente quella parte del lavoro.

    paternalismo, s.m., atteggiamento paterno, protettivo, benevolo; oltre a tali tratti positivi, si associa un significato negativo che è un atteggiamento di superiorità da parte del ‘padre’: il signore-padrone considera chi è protetto incapace di provvedere a se stesso, in uno stato di minorità e inferiorità. Tale accezione acquista un significato storico e sociale preciso nel corso dell’Ottocento.

    progresso, s.m., sviluppo, miglioramento, crescita. Il termine è adottato come categoria storica che esprime la visione moderna occidentale secondo cui la storia dell’umanità è un progressivo sviluppo, un avanzamento irreversibile verso il meglio, un continuo perfezionamento della civiltà. Il concetto di progresso nasce con la rivoluzione scientifica del Seicento (la scienza è un percorso di perfezionamento continuo), e si diffonde con le filosofie illuministe della storia.

    razionalità, s.f., facoltà dei soggetti dotati di ragione, ovvero dei soggetti che operano con coerenza ed efficacia rispetto agli scopi che si sono prefissati.

    residenziale, s.m., che ha funzione abitativa; area, complesso o edificio destinato ad abitazione.

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Iscrizione UNESCO

1995, Berlino, Germania, 19a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Età Moderna


Italia Nord-Occidentale
Regione Lombardia
Provincia di Bergamo


Criteri di Iscrizione

(iv) Crespi d’Adda è un eccezionale esempio di un villaggio industriale d’Europa e del Nord America, che risale al XIX e XX secolo, e che riflette la filosofia predominante degli industriali illuminati rispetto ai loro dipendenti.

(v) Crespi d’Adda è un raro esempio di “città-fabbrica” poiché la sua struttura urbana e architettonica è inalterata, essendo sopravvissuto alla minaccia posta dalla inevitabile evoluzione delle condizioni economiche e sociali.

Autenticità
L’ambiente isolato di Crespi d’Adda, nella valle del fiume, è responsabile, in parte, della sua notevole autenticità, in confronto con le altre città-fabbrica italiane ed europee, dove i cambiamenti e le modifiche sono state effettuate dai loro proprietari a causa della loro vicinanza alle grandi città e in risposta al mutare delle condizioni economiche e delle strutture sociali. Il villaggio ha mantenuto tutti gli elementi originali di una città-fabbrica. L’autenticità nella forma e nell’architettura è evidente nella disposizione dello schema delle strade e nella sopravvivenza dei suoi edifici. Edifici pubblici, privati e industriali rimangono intatti e non sono stati demoliti o sostanzialmente modificati. Tuttavia, qualche cambiamento si è verificato, come la modifica dei colori delle abitazioni rispetto all’originale esterno bianco con mattoni rossi che circondano le finestre. Inoltre, l’alterazione nella pratica industriale ha portato ad un cambiamento di uso per molti edifici.
Integrità
Crespi d’Adda ha conservato gran parte della sua integrità così come tutti gli aspetti della città industriale rimangono ben conservati, tra cui fabbriche, alloggi e servizi. Ciò è dovuto principalmente al fatto che la produzione in fabbrica continuò fino al 2004. Di conseguenza, gli edifici pubblici, privati e industriali sono rimasti intatti e non sono state demoliti o sostanzialmente modificati. Inoltre, questa situazione ha consentito il mantenimento delle relazioni tra questi elementi costitutivi. Anche se il villaggio rimane intatto, il cambiamento delle condizioni economiche e sociali, in particolare il declino della popolazione, rappresentano una potenziale minaccia per la sua sopravvivenza. Questa minaccia potrebbe essere contenuta e mitigata dai recenti cambiamenti positivi con un piano demografico e socio-economico.
Estensione del bene

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