Illustrazione Elena Prette
Il refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie è parte integrante di questo complesso architettonico, iniziato a Milano nel 1463 e rielaborato alla fine del XV secolo dal Bramante. Sulla parete nord vi è l’Ultima Cena, capolavoro ineguagliabile dipinta tra il 1495 e il 1497 da Leonardo da Vinci, il cui lavoro è stato quello di annunciare una nuova era nella storia dell’arte.
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Il refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano è parte integrante di questo complesso architettonico, iniziato nel 1463 e rielaborato, alla fine del XV secolo dal Bramante. Sulla parete nord è L’Ultima Cena, capolavoro ineguagliabile dipinta tra il 1495 e il 1497 da Leonardo da Vinci, il cui lavoro è stato quello di annunciare una nuova era nella storia dell’arte.
La Chiesa e il Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie: simbolo dell’architettura rinascimentale milanese
L’edificazione di Santa Maria delle Grazie cominciò nel 1463 sulla base della donazione del terreno da parte del conte Gaspare Vimercati, comandante generale delle truppe sforzesche. Due furono le fasi importanti che portarono all’attuale assetto del complesso: una prima fase “solariana”, cioè secondo il progetto del famoso maestro architetto Guiniforte Solari, già ingegnere capo della fabbrica del Duomo e della Certosa di Pavia – entrambe opere alla cui costruzione Milano lavorò per molti decenni – e una seconda fase tra il 1480 e il 1497. I due momenti sono caratterizzabili per le differenti scelte architettoniche e stilistiche. Durante la prima fase si lavorò in armonia coi modelli compositivi lombardi anche verso un recupero del romanico. In un secondo momento, a partire dal 1480, si intervenne sulla facciata delle Grazie, con la costruzione del portale, e anche in maniera via via più radicale nel rivedere e in parte demolire la chiesa solariana, con la costruzione della nuova tribuna, a distanza di nemmeno dieci anni dal completamento del progetto di Guiniforte Solari. Nel 1492, il duca di Milano, Ludovico Sforza incaricò Donato Bramante, allora già considerato uno dei più ricercati architetti della penisola, di intervenire sull’edificio non ancora completato, poiché desiderava ampliare l’edificio e collocarvi all’interno le sue spoglie e quelle di sua moglie. La scelta di chiamare il Bramante alla corte sforzesca è da leggere in nome di aspettative culturali fortemente improntate ai valori rinascimentali, con l’intento di aderire al nuovo senso umanistico sia per la religione che per l’architettura.Il Cenacolo di Leonardo. “Un miracolo della pittura”
All’interno del complesso conventuale domenicano di Santa Maria delle Grazie è racchiuso un tesoro dell’arte mondiale, l’opera che forse assieme a poche altre rappresenta il senso profondo dell’arte umanistica e allo stesso tempo il manifesto programmatico che l’artista ha consegnato alla storia. Nell’ala occidentale di uno dei tre chiostri del complesso, il Chiostro dei Morti, si trova il Refettorio, noto per la presenza del Cenacolo. L’affresco che ritrae Gesù in compagnia degli Apostoli durante l’Ultima cena venne creato dal genio di Leonardo da Vinci; esso risale agli ultimi anni dell’ultimo decennio del XV secolo: gli storici riportano i plausibili limiti temporali del lavoro tra il 1494 e il 1498, tenendo presente che l’esecuzione fu preceduta da qualche anno di accurati studi preparatori. Nel dipinto illustre, Leonardo presenta l’attimo precedente l’identificazione di Giuda: Gesù ha appena pronunciato la famose parole “Uno di voi mi tradirà”. Dietro alla realizzazione del capolavoro vinciano, vi sono significative e importanti considerazioni scientifiche. La poetica di Leonardo mette in contatto arte e scienza per raggiungere, tramite l’opera pittorica, il massimo grado di avvicinamento alla vita sensoriale: un ideale unico di immenso valore umanistico, che caratterizzò il genio creativo di Leonardo sia sotto il profilo artistico che sotto quello scientifico. Il celeberrimo affresco di Santa Maria delle Grazie rappresenta una sorta di trasposizione figurata e figurativa di una legge di acustica, di ottica e di dinamica. Tra gli scritti scientifici e il Cenacolo, tra i pensieri manoscritti di Leonardo sulla propagazione del suono e dei raggi visivi e l’atteggiamento degli apostoli intorno a Cristo pare esserci un legame letteralmente illustrativo. Ciò fa dell’opera un brillantissimo esempio di creatività, studio e maestria senza paragoni nella storia dell’arte, “un miracolo della pittura”.Per saperne di più
Leonardo all’opera
Il brano che segue è tratto da una raccolta di scritti di Matteo Bandello (1485-1561), religioso, letterato e cortigiano che compose la sue Novelle narrando eventi realmente accaduti e aneddoti leggendari o curiosi di personaggi importanti del suo tempo. Il testo illustra con chiarezza il processo creativo di Leonardo, nel periodo in cui l’artista era impegnato alla lavorazione del Cenacolo.« Soleva […] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, perché il cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v’avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove» .
Matteo Bandello, Novella LVIII, 1497 (Cfr. Matteo Bandello, Novelle, a c. di E. Menetti, Rizzoli, Milano, 2011)
L’uomo vitruviano di Leonardo: il manifesto del Rinascimento e del pensiero moderno
Il disegno può essere considerato il simbolo dell’Età moderna della cultura occidentale; venne realizzato da Leonardo nell’ultimo decennio del Quattrocento ed è perciò coevo alla scoperta delle Americhe – 1492, data epocale di riferimento. Il motivo iconografico dell’uomo nudo e con le braccia aperte inserito all’interno di un cerchio è presente già in codici medievali per trasmettere il legame tra microcosmo (l’uomo) e macrocosmo (l’universo). I significati antichi vengono abbracciati dal genio di Leonardo ma riconvertiti in una direzione rivoluzionaria che porta avanti l’idea della centralità dell’uomo, come macchina meravigliosa, miracolosa e matematicamente armonica. Il disegno vinciano infatti è scaturito da riflessioni antropometriche che, a partire dalla lezione di Vitruvio, riescono nella sintesi di inscrivere la figura umana esemplare contemporaneamente nel cerchio e nel quadrato. Tra arte e scienza: con tale disegno, Leonardo voleva fornire un modello scientifico dettagliato per permettere agli artisti di riprodurre correttamente la rappresentazione della figura umana. L’uomo vitruviano di Leonardo è impresso sulla moneta da un euro.Stile lombardo e stile fiorentino a confronto nel Quattrocento milanese: l’architettura della chiesa di Santa Maria delle Grazie
Con l’intento principale di recuperare motivi arcaici, l’architettura lombarda della seconda metà del quattrocento si pose in contrasto con le tendenze degli architetti toscani che lavoravano a Milano da diversi anni. Da una parte la tradizione romanica e la semplicità degli elementi, dall’altra le scelte innovative e ricchezza decorativa che vedevano i modelli antichi alla luce di uno spiccato gusto per la rarità. In questo dibattito la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie si collocò pienamente nella tradizione dei maestri lombardi, in un contesto rievocativo ispirato alle strutture e alle spazialità romaniche, con l’ambizione di portare avanti un linguaggio espressivo contrapposto alle novità introdotte dai toscani. I capitelli in stile corinzio sono l’unica concessione al gusto toscano. L’opera di Guiniforte Solari seppe trattare con coscienza tutti quegli elementi strutturali e decorativi tipici dell’antica tradizione architettonica mendicante, e domenicana in particolare, detta della “chiesa-a-sala”. Quel che oggi tale chiesa testimonia è la precisa volontà costruttiva di dare voce a una architettura unitaria, capace di delineare uno spazio avvolgente, profondo e dilatato, immediatamente leggibile.Milano comunale, viscontea, sforzesca
Di origini celtiche, dopo essere stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente, e centro dell’Europa cristiana medioevale, la città di Milano visse il glorioso periodo di libero comune tra il secolo XI e il XIII. In seguito, con l’avvento e la dominazione della famiglia Visconti alla guida della vita civica, si concluse quel periodo e se ne aprì un altro, caratterizzato da altrettanto interesse storico e culturale. Nel Rinascimento prima la signoria dei Visconti e poi il ducato degli Sforza poi rappresentano la massima espansione di Milano sotto il profilo politico e la massima forza espressiva a livello delle arti e della cultura. Al tramonto di quest’epoca succedettero il dominio francese e quello spagnolo. Sotto il governo del più celebre esponente della famiglia Visconti, Gian Galeazzo Visconti, che fu Signore di Pavia e poi Signore e Duca di Milano, videro la luce importanti opere di grandissimo valore artistico e architettonico. Sua fu la volontà di dare avvio all’edificazione della Certosa di Pavia, cominciata ufficialmente nel 1396, e del Duomo di Milano, cominciata nel 1386-1387. Dal 1450, nove anni dopo il matrimonio con Bianca Maria Visconti e in seguito a tumulti popolari che portarono Francesco Sforza al potere e la famiglia Sforza alla guida di Milano, iniziarono gli anni di una delle più splendide signorie d’Italia, che lasciò alla città e al mondo intero un patrimonio artistico di eccellenza. Soprattutto con Ludovico Maria Sforza detto il Moro si ebbe notevole espressione dei valori umanistici e rinascimentali, in virtù della personalità ambiziosa del nuovo duca e del suo amore per le arti, le lettere e le scienze. Grande mecenate, duca di Milano negli anni 1480-1499, fu lui a volere alla propria corte personalità di spicco fra i quali Donato Bramante e l’immenso Leonardo da Vinci. Tali personalità hanno apportato generose dosi di valore umanistico alla vita artistica e culturale cittadina e reso Milano uno degli emblemi del Rinascimento, operando in un illuminato interscambio di prestigio, sfarzo e raffinatezza.La luce del Cenacolo
Le fonti riportano che il Bramante costruì il vasto refettorio; mentre Donato di Montorfano concludeva sulla parete sud la sua Crocifissione, l’architetto si concentrò su dove disporre le finestre affinché la parete nord, destinata all’opera di Leonardo, ricevesse la giusta illuminazione.L’influenza del Cenacolo
Il Cenacolo rinnova la tradizione del tema religioso dell’ultima cena di Gesù che era stato codificato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova. Giorgio Vasari ne promosse la popolarità, rendendolo fin dall’inizio oggetto di ammirazione da parte di artisti di tutto il mondo. Altri nomi celebri che sono legati al Cenacolo sono Federico Borromeo, Goethe e Gabriele d’Annunzio.Non si stacca!
Nel corso della sua visita a Milano (1515) il re di Francia Luigi II manifestò il proposito di rimuovere il Cenacolo dalla sua sede originaria ma il progetto venne subito abbandonato perché impossibile da realizzare senza distruggere l’opera. All’inizio dell’Ottocento, si pensò nuovamente all’impresa su iniziativa del pittore neoclassico Andrea Appiani ma non fu portata a termine. Non molti anni dopo, il pittore e restauratore Stefano Barezzi si propose per un nuovo tentativo. Barezzi aveva messo a punto un metodo speciale di sua invenzione per staccare gli affreschi – tecnica dello strappo – e trasferirli su tavole di legno: era riuscito a staccare (1821-2) con buoni risultati il ciclo di affreschi cinquecenteschi di Bernardo Luini da Villa La Pelucca (Monza) per conservarli nella Pinacoteca di Brera dove oggi si trovano. Tuttavia, nemmeno in tale occasione si procedette al distacco ed il Barezzi venne invece incaricato di restaurare i colori del Cenacolo; rivestì poi la carica di conservatore ufficiale dell’opera leonardiana e guidò in seguito iniziative di miglioramento delle condizioni del refettorio nel tentativo di isolarla dall’umidità e proteggerla dal salnitro.La speciale tecnica di Leonardo nel Cenacolo e la sua difficoltà di conservazione
L’opera è realizzata con una tecnica di pittura diversa da quella dell’affresco tradizionale – tecnica del “buon fresco” – che richiedeva velocità di esecuzione affinché la stesura del colore si completasse prima che l’intonaco si fosse asciugato; ciò garantiva la durata del dipinto. Nel Cenacolo invece, su un doppio strato di intonaco, Leonardo applicò sul muro a secco la tempera mescolata all’olio. Tale modo di procedere permise all’artista di ottenere qualità di chiaroscuri più raffinati e di ritoccare e modificare l’opera giorno dopo giorno in base a ripensamenti successivi; tuttavia proprio per tale ragione l’affresco risultò molto più vulnerabile ai danni del tempo.Una figura femminile di rilievo per il ducato di Milano: Bianca Maria Visconti
Ultima erede della famiglia Visconti, a cinque anni fu promessa in sposa a Francesco Sforza. Bianca Maria trascorse l’infanzia fino all’età di 17 presso il Castello di Abbiate, considerato dal padre un luogo sicuro per la futura signora di Milano, e ricevette un’accurata educazione umanistica crescendo in un clima di grande apertura culturale. A 17 anni, nel 1441, sposò sfarzosamente Francesco Sforza, e si dice che in occasione di quelle nozze nacque il famoso dolce noto con il nome di “torrone” e ispirato alla Torre di Cremona, città di cui Bianca Maria era originaria. Duchessa a partire dal 1450, rimanendo spesso a Milano in assenza del marito impegnato in operazioni militari, Bianca Maria si occupò abilmente di questioni amministrative e diplomatiche oltre che della vita quotidiana, come testimonia un ampio carteggio fra lei e Francesco Sforza (in parte conservato presso l’Archivio di Stato di Milano). Ludovico il Moro fu il quarto figlio di Bianca Maria Visconti.La famiglia Solari di Carona
I Solari, originari del Canton Ticino in Svizzera, ebbero una tradizione familiare di architetti che era all’apice della notorietà tra il XV e il XVI secolo e lasciò alla storia numerose realizzazioni rappresentative per eccellenza del Rinascimento lombardo. Gli esponenti della famiglia Solari lavorarono per le più prestigiose fabbriche del ducato di Milano. Giovanni fu architetto e ingegnere ducale dal 1450, tra il 1428 e il 1462 seguì l’edificazione della Certosa di Pavia e tra il 1452 e il 1479 fu ingegnere capo al Duomo di Milano. I figli, Guiniforte e Francesco, intrapresero la strada del padre e furono anch’essi investiti del ruolo di ingegneri ducali e seppero intrecciare tradizione lombarda e innovazioni rinascimentali. Guiniforte (o Boniforte) lavorò nei cantieri paterni, a Pavia dal 1462 e al Duomo di Milano dal 1470. Il figlio di Guiniforte, Pietro Antonio, architetto e scultore, lavoro dal 1488 a Mosca dove lavorò alle mura del Cremlino e ottenne il titolo di granduca della Moscova. È noto il coperchio del sepolcro di Ludovico il Moro e della moglie Beatrice d’Este, opera di Cristoforo Solari presente nella Certosa di Pavia. Tale opera era stata inizialmente pensata, voluta e commissionata da Ludovico per essere posta nella area bramantesca della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, nell’ambito del progetto di fare della tribuna il mausoleo suo e della sua famiglia, progetto che però rimase interrotto a cause di vicende politiche.Protagonisti
Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, Francia, 2 maggio 1519)Fu un talento universalmente riconosciuto, genio del Rinascimento e di tutti i tempi, artista, ingegnere e scienziato italiano dalle immense doti intellettuali. Si dedicò ai più svariati campi del sapere e della conoscenza, riflettendo, studiando, disegnando, inventando e producendo capolavori artistici – tra i quali la celeberrima Gioconda, oggi conservata al Louvre di Parigi, e il Cenacolo presso Santa Maria delle Grazie a Milano – e contributi scientifici – che spaziano attraverso anatomia, fisiologia, aritmetica, geometria, astronomia, botanica, geologia, idraulica, aerodinamica, meccanica, ottica e zoologia. Leonardo si formò a Firenze presso la bottega del celebre artista Andrea del Verrocchio, fu a Milano, su invito di Ludovico Sforza, dal 1482 fino a che la città fu occupata dai francesi, allorché Leonardo intraprese svariati viaggi visitando corti e capitali. Nel corso del primo soggiorno per lo Sforza, si occupò, tra le altre cose, di progetti di macchine militari nonché di allestimenti e scenografie per gli spettacoli teatrali della corte. Tornò una seconda volta Milano e infine fu in Francia alla corte di Francesco I. Leonardo ci lascia frammentarie tracce scritte del suo lavoro intellettuale, la più consistente e importante delle quali è la raccolta del Codice Atlantico conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, contenente 1119 carte relative al periodo 1478-1519, tra schizzi, disegni, studi, meditazioni filosofiche, ricerche e progetti. La sua vasta opera lasciò il segno nella storia dell’umanità.
Donato Bramante
Donato Bramante (Monte Asdrualdo, 1444 – Roma, 1514)Fu architetto, pittore e teorico dell’architettura. Si formò molto probabilmente a Urbino, ma l’apice della sua carriera fu a Milano presso la corte sforzesca di Ludovico il Moro. Fu attivo anche a Roma, dove lavorò alla nuova fabbrica di San Pietro e del Palazzo Vaticano e ad altri progetti commissionatigli da Giulio II. L’opera del Bramante ebbe forte e significativa influenza sull’arte del proprio tempo e testimonia oggi il gusto umanistico per l’articolazione delle masse architettoniche come in un ritmo, dotato di colore, raffinatezza e ampio respiro.
Ludovico Maria Sforza
Ludovico Maria Sforza, detto il Moro (Vigevano, 1452 – Loches, Francia, 1508)Duca di Milano, figlio di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Ebbe l’arduo compito di essere al potere quando i territori italiani erano costantemente in conflitto, esposti al rischio di essere sottomessi dall’espansionismo francese. Dal 1480 Ludovico seppe detenere sostanzialmente la reggenza del ducato, ma fu formalmente duca soltanto alla morte di Gian Galeazzo (1494). Il suo periodo fu caratterizzato da numerose imprese militari per la conquista e il mantenimento del potere, ma anche da una illuminata apertura culturale di cui Ludovico fu artefice in quanto grande mecenate e amante delle arti e della cultura, assieme alla moglie Beatrice d’Este, figlia di Ercole I d’Este di Ferrara, che presso la corte sforzesca portò in dote il suo gusto per l’arte e l’eleganza.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
“Ogni nostra cognizione prencipia da sentimenti”
Leonardo da Vinci, Aforismi
“Dell’error di quelli che usano la pratica sanza scientia. Quelli che s’innamoran di pratica sanza scienzia, son come’l nocchieri ch’entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada”.
Leonardo da Vinci, Aforismi
“Il giovane deve prima imparare prospettiva; poi le misure d’ogni cosa; poi di mano di buon maestro, per
assuefarsi a buone membra; poi dal naturale, per confermarsi la ragione delle cose imparate; poi vedere un tempo le opere di mano di diversi maestri; poi far abito a mettere in pratica ed operare l’arte”
Leonardo da Vinci, Della pittura
“Tu, pittore, per essere universale e piacere a’ diversi giudizi, farai in un medesimo componimento che vi siano cose di grande oscurità e di gran dolcezza di ombre, facendo però note le cause di tali ombre e dolcezze”.
Leonardo da Vinci, Della pittura
“Rappresenta questa pittura il Redentore divino in quel punto in cui nell’ultima cena dice agli Apostoli che uno infra di loro lo avrebbe tradito. […] La grandiosità del disegno, la distribuzione delle figure, l’espression degli affetti in tutti i personaggi rappresentati è qualcosa di grande. […] Il volto [ndr del Salvatore] è dolcemente maestoso, gli occhi abbassati in maniera di chi dice cosa, cui dispiace il dirla, e le mani appoggiate sopra la tavola; ma con un certo inarcamento delle dita della destra segnatamente, come di chi trattando un affare di rilievo, accompagna col gesto della mano il sentimento delle parole”.
Domenico Pino, Storia genuina del cenacolo insigne dipinto da Leonardo da Vinci, nel refettorio de’ padri domenicani di Santa Maria delle Grazie di Milano, Milano, 1796
Legami tra i siti Unesco italiani
Milano e... Firenze
L’appartenenza fiorentina della famiglia di Leonardo caratterizza l’avvio della sua carriera come artista poliedrico che, raggiunta la fama, soggiornerà nei maggiori centri italiani del Rinascimento. Leonardo trascorre a Firenze il periodo della giovinezza e dell’apprendistato all’interno della bottega di Andrea del Verrocchio (dal 1469). Dal 1472 Leonardo è documentato tra gli iscritti della Compagnia dei Pittori di Firenze e a tali anni risalgono le prime opere e le prime commissioni di decorazioni per giostre e feste di corte. Nel 1480 sembra essere alle dipendenze di Lorenzo de’Medici, ma due anni dopo si trasferisce a Milano, dove rimase fino al 1500.Milano e... Ferrara
Nel Rinascimento, Ferrara e Milano furono legate da alleanze politiche, rafforzate dai matrimoni tra Anna Maria Sforza e Alfonso I d’Este e tra Ludovico Sforza e Beatrice d’Este. Il legame tra Anna Maria e Alfonso, erede di Ercole I d’Este – duca di Ferrara, Modena e Reggio, non generò figli e durò solo sei anni perché nel 1497 Anna Maria morì di parto. Beatrice d’Este (1475 –1497), figlia di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, fu protagonista alla corte milanese, seppur per una breve stagione – morì anch’ella di parto a 22 anni. Nel 1491 Beatrice sposò Ludovico Sforza, detto il Moro, e divenne duchessa di Milano (1494). Le testimonianze dell’epoca la tratteggiano come una gran dama, elegante, intelligente, appassionata di moda, di viaggi e di arte; molto legata alla sorella Isabella, si faceva descrivere dagli ambasciatori in visita alla corte gli abiti delle principesse d’Europa. Seppe essere al fianco del marito, tanto nelle vicende politiche quanto nelle relazioni con gli artisti con cui entrò in contatto grazie al raffinato mecenatismo di Ludovico. Il legame matrimoniale tra Beatrice e Ludovico fu affiatato, complice ed affettuoso; alla prematura morte di lei, lo Sforza risultò profondamente addolorato, come testimonia anche Ariosto (Orlando Furioso, XLII, 91). La cerimonia funebre di Beatrice venne celebrata nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Ludovico manifestò pubblicamente la sua volontà di essere sepolto accanto alla consorte – oggi le lastre tombali di entrambi riposano l’una accanto all’altra nella Certosa di Pavia.Note bibliografiche
Bibliografia
Il Genio e le Passioni. Leonardo e il Cenacolo. Precedenti, innovazioni, riflessi di un capolavoro, a cura di P.C. Marani, prefazione di E.H. Gombrich, Skira, Milano 2001
Lezione sul Cenacolo di Leonardo Da Vinci, tenuta da Dario Fo nel cortile della Pinacoteca di Brera a Milano il 27 maggio 1999; a cura di F. Rame con la collaborazione di S. Natale, San Lazzaro di Savena, Nuovi Mondi edizioni, 2001
G. Bossi, Del Cenacolo di Leonardo da Vinci: libri quattro, ristampa anastatica, Milano, Skira, 2009
A. Bruschi, Bramante, Roma, Laterza, 1985
J.W. Goethe, Il cenacolo di Leonardo, tr. it. C. Groff, con uno scritto di M. Carminati, Milano, Abscondita, 2004
M. Magnano, Leonardo, Milano, Electa, 2007
P.C. Marani, R. Cecchi, G. Mulazzani, Il Cenacolo e Santa Maria delle Grazie, Electa, Milano, 1986
A.M. Romanini, Le chiese a sala nell’architettura gotica lombarda, Arte lombarda, anno III, II, 1958
- Valore UNESCO
Il refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano è parte integrante di questo complesso architettonico, iniziato nel 1463 e rielaborato, alla fine del XV secolo dal Bramante. Sulla parete nord è L’Ultima Cena, capolavoro ineguagliabile dipinta tra il 1495 e il 1497 da Leonardo da Vinci, il cui lavoro è stato quello di annunciare una nuova era nella storia dell’arte.
La Chiesa e il Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie: simbolo dell’architettura rinascimentale milanese
L’edificazione di Santa Maria delle Grazie cominciò nel 1463 sulla base di una donazione del terreno da parte del conte Gaspare Vimercati, comandante generale delle truppe sforzesche. Due furono le fasi importanti che portarono all’attuale assetto del complesso: una prima fase “solariana”, cioè secondo il progetto del famoso maestro architetto Guiniforte Solari, già ingegnere capo della fabbrica del Duomo e della Certosa di Pavia, e una seconda fase tra il 1480 e il 1497. I due momenti sono caratterizzabili per le differenti scelte architettoniche e stilistiche. Durante la prima fase si lavorò in armonia coi modelli compositivi lombardi anche verso un recupero del romanico. In un secondo momento, a partire dal 1480, si intervenne sulla facciata, con la costruzione del portale, e anche in maniera via via più radicale nel rivedere e in parte demolire la chiesa solariana. Nel 1492, il duca di Milano, Ludovico Sforza incaricò Donato Bramante, allora già considerato uno dei più ricercati architetti della penisola, di intervenire sull’edificio non ancora completato, poiché desiderava ampliare l’edificio e collocarvi all’interno le sue spoglie e quelle di sua moglie, improntando il complesso sui valori rinascimentali.Il Cenacolo di Leonardo. “Un miracolo della pittura”
All’interno del complesso conventuale domenicano di Santa Maria delle Grazie è racchiuso un tesoro dell’arte mondiale, l’opera che forse assieme a poche altre rappresenta il senso profondo dell’arte umanistica e allo stesso tempo il manifesto programmatico di Leonardo. Nell’ala occidentale di uno dei tre chiostri del complesso (il Chiostro dei Morti) si trova il Refettorio, noto per la presenza del Cenacolo. L’affresco che ritrae Gesù in compagnia degli Apostoli durante l’Ultima Cena venne creato dal genio di Leonardo da Vinci; esso risale agli ultimi anni dell’ultimo decennio del XV secolo: il maestro vi lavorò tra il 1494 e il 1498. Per Leonardo è molto importante illustrare i ”moti dell’animo”, infatti nel Trattato della Pittura scrive che il bravo pittore deve saper rappresentare non solo l’aspetto esteriore dell’uomo ma anche i suoi pensieri e le sue emozioni. Per poter dipingere pensieri ed emozioni si devono utilizzare i gesti e gli atteggiamenti, i movimenti delle membra. Leonardo decide quindi di rappresentare l’attimo appena successivo alle parole di Gesù “Uno di voi mi tradirà“. È il momento più drammatico della Cena: ogni apostolo si domanda, e domanda agli altri, chi può essere il traditore. Leonardo si concentra sull’effetto che le parole di Gesù provocano sugli apostoli, sulla loro reazione.Per saperne di più
Leonardo all’opera
Il brano che segue è tratto da una raccolta di scritti di Matteo Bandello (1485-1561), religioso, letterato e cortigiano che compose la sue Novelle narrando eventi realmente accaduti e aneddoti leggendari o curiosi di personaggi importanti del suo tempo. Il testo illustra con chiarezza il processo creativo di Leonardo, nel periodo in cui l’artista era impegnato alla lavorazione del Cenacolo.« Soleva […] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, perché il cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo (di continuo) dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v’avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione (in estate), da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove» .
Matteo Bandello, Novella LVIII, 1497 (Cfr. Matteo Bandello, Novelle, a c. di E. Menetti, Rizzoli, Milano, 2011)
L’uomo vitruviano di Leonardo: il manifesto del Rinascimento e del pensiero moderno
Il disegno può essere considerato il simbolo dell’Età moderna della cultura occidentale; venne realizzato da Leonardo nell’ultimo decennio del Quattrocento ed è perciò coevo alla scoperta delle Americhe – 1492, data epocale di riferimento. L’uomo nudo e con le braccia aperte inserito all’interno di un cerchio è presente già in codici medievali per esprimere il legame tra il microcosmo (umano) e il macrocosmo (dell’Universo). I significati antichi vengono abbracciati dal genio di Leonardo ma rielaborati nella direzione dell’idea della centralità dell’uomo, come macchina meravigliosa, miracolosa e matematicamente armonica. Il disegno vinciano pone però l’uomo al centro di un cerchio e di un quadrato come da indicazione di Vitruvio, architetto dell’antica Roma, che in questo schema identifica le misure ideali dell’uomo intorno a cui progettare i suoi edifici. Leonardo riprende i testi vitruviani e li concretizza nel suo disegno per fornire un modello sia di armonia estetica che scientifico dettagliato per permettere agli artisti di riprodurre correttamente la rappresentazione della figura umana. L’uomo vitruviano di Leonardo è impresso sulla moneta da un euro.Milano comunale, viscontea, sforzesca
Di origini celtiche, dopo essere stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente, e centro dell’Europa cristiana medievale, la città di Milano visse il glorioso periodo di libero comune tra il secolo XI e il XIII. In seguito, con l’avvento e la dominazione della famiglia Visconti alla guida della vita civica, si concluse quel periodo e se ne aprì un altro, caratterizzato da altrettanto interesse storico e culturale. Nel Rinascimento la signoria dei Visconti, prima, e il ducato degli Sforza poi rappresentano la massima espansione di Milano sotto il profilo politico e la massima forza espressiva a livello delle arti e della cultura. Al tramonto di quest’epoca succedettero il dominio francese e quello spagnolo.La luce del Cenacolo
Le fonti riportano che Bramante costruì il vasto refettorio; mentre Donato di Montorfano concludeva sulla parete sud la sua Crocifissione, l’architetto si concentrò su dove disporre le finestre affinché la parete nord, destinata all’opera di Leonardo, ricevesse la giusta illuminazione.Non si stacca!
Nel corso della sua visita a Milano (1515) il re di Francia Luigi II manifestò il proposito di rimuovere il Cenacolo dalla sua sede originaria ma il progetto venne subito abbandonato perchè impossibile da realizzare senza distruggere l’opera. All’inizio dell’Ottocento, si pensò nuovamente all’impresa su iniziativa del pittore neoclassico Andrea Appiani ma non fu portata a termine. Non molti anni dopo, il pittore e restauratore Stefano Barezzi si propose per un nuovo tentativo. Barezzi aveva messo a punto un metodo speciale di sua invenzione per staccare gli affreschi – tecnica dello strappo – e trasferirli su tavole di legno. Tuttavia, nemmeno in tale occasione si procedette al distacco ed il Barezzi venne invece incaricato di restaurare i colori del Cenacolo; rivestì poi la carica di conservatore ufficiale dell’opera leonardiana e guidò in seguito iniziative di miglioramento delle condizioni del refettorio nel tentativo di isolarla dall’umidità e proteggerla dal salnitro.La speciale tecnica di Leonardo nel Cenacolo e la sua difficoltà di conservazione
L’opera è realizzata con una tecnica di pittura diversa da quella dell’affresco tradizionale – tecnica del “buon fresco” – che richiedeva velocità di esecuzione affinché la stesura del colore si completasse prima che l’intonaco si fosse asciugato; ciò garantiva la durata del dipinto. Nel Cenacolo invece, su un doppio strato di intonaco, Leonardo applicò sul muro a secco la tempera mescolata all’olio. Tale modo di procedere permise all’artista di ottenere qualità di chiaroscuri più raffinati e di ritoccare e modificare l’opera giorno dopo giorno in base a ripensamenti successivi; tuttavia proprio per tale ragione l’affresco risultò molto più vulnerabile ai danni del tempo.Protagonisti
Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, Francia, 2 maggio 1519)Fu un talento universalmente riconosciuto, genio del Rinascimento e di tutti i tempi, artista, ingegnere e scienziato italiano dalle immense doti intellettuali. Si dedicò ai più svariati campi del sapere, studiando, disegnando e inventando eterni capolavori – tra i quali la celeberrima Gioconda, oggi conservata al Louvre di Parigi, e il Cenacolo presso Santa Maria delle Grazie a Milano – e contributi scientifici che spaziano attraverso anatomia, fisiologia, aritmetica, geometria, astronomia, botanica, geologia, idraulica, aerodinamica, meccanica, ottica e zoologia. Leonardo si formò a Firenze presso la bottega di Andrea del Verrocchio, fu a Milano, su invito di Ludovico Sforza, dal 1482 fino a che la città fu occupata dai francesi, allorché Leonardo intraprese svariati viaggi visitando corti e capitali. Leonardo ci lascia frammentarie tracce scritte del suo lavoro intellettuale, la più consistente e importante delle quali è la raccolta del Codice Atlantico conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, contenente 1119 carte relative al periodo 1478-1519, tra disegni, meditazioni, ricerche e progetti.
Donato Bramante
Donato Bramante (Monte Asdrualdo, 1444 – Roma, 1514)Fu architetto, pittore e teorico dell’architettura del Rinascimento. Si formò ad Urbino, ma l’apice della sua carriera fu a Milano presso la corte sforzesca di Ludovico il Moro. Fu attivo anche a Roma, dove lavorò alla nuova fabbrica di San Pietro e del Palazzo Vaticano e ad altri progetti commissionatigli da papa Giulio II.
Ludovico Maria Sforza
Ludovico Maria Sforza, detto il Moro (Vigevano, 1452 – Loches, Francia, 1508)Duca di Milano, figlio di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Ebbe l’arduo compito di essere al potere quando i territori italiani erano costantemente in conflitto, esposti al rischio di essere sottomessi dall’espansionismo francese. Dal 1480 Ludovico seppe detenere la reggenza del ducato, ma fu formalmente duca soltanto alla morte di Gian Galeazzo (1494). Il suo periodo fu caratterizzato da numerose imprese militari, ma anche da una illuminata apertura culturale, poiché Ludovico fu grande mecenate e amante delle arti e della cultura, assieme alla moglie Beatrice d’Este, figlia di Ercole I d’Este di Ferrara.
Legami tra i siti Unesco italiani
Milano e... Firenze
L’appartenenza fiorentina della famiglia di Leonardo caratterizza l’avvio della sua carriera come artista poliedrico che, raggiunta la fama, soggiornerà nei maggiori centri italiani del Rinascimento. Leonardo trascorre a Firenze il periodo della giovinezza e dell’apprendistato all’interno della bottega di Andrea del Verrocchio (dal 1469). Dal 1472 Leonardo è documentato tra gli iscritti della Compagnia dei Pittori di Firenze e a tali anni risalgono le prime opere e le prime commissioni di decorazioni per giostre e feste di corte. Nel 1480 sembra essere alle dipendenze di Lorenzo de’Medici, ma due anni dopo si trasferisce a Milano, dove rimase fino al 1500.Milano e... Ferrara
Nel Rinascimento, Ferrara e Milano furono legate da alleanze politiche, rafforzate dai matrimoni tra Anna Maria Sforza e Alfonso I d’Este e tra Ludovico Sforza e Beatrice d’Este. Il legame tra Anna Maria e Alfonso, erede di Ercole I d’Este – duca di Ferrara, Modena e Reggio, non generò figli e durò solo sei anni perché nel 1497 Anna Maria morì di parto. Beatrice d’Este (1475 –1497), figlia di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, fu protagonista alla corte milanese, seppur per una breve stagione – morì anch’ella di parto a 22 anni. Nel 1491 Beatrice sposò Ludovico Sforza, detto il Moro, e divenne duchessa di Milano (1494). Le testimonianze dell’epoca la tratteggiano come una gran dama, elegante, intelligente, appassionata di moda, di viaggi e di arte; molto legata alla sorella Isabella, si faceva descrivere dagli ambasciatori in visita alla corte gli abiti delle principesse d’Europa. Seppe essere al fianco del marito, tanto nelle vicende politiche quanto nelle relazioni con gli artisti con cui entrò in contatto grazie al raffinato mecenatismo di Ludovico. Il legame matrimoniale tra Beatrice e Ludovico fu affiatato, complice ed affettuoso; alla prematura morte di lei, lo Sforza risultò profondamente addolorato, come testimonia anche Ariosto (Orlando Furioso, XLII, 91). La cerimonia funebre di Beatrice venne celebrata nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Ludovico manifestò pubblicamente la sua volontà di essere sepolto accanto alla consorte – oggi le lastre tombali di entrambi riposano l’una accanto all’altra nella Certosa di Pavia.Glossario
Glossario
complesso, s.m., un complesso architettonico è un insieme di più elementi che formano una struttura unitaria.
coevo, si dice di due eventi contemporanei, che appartengono allo stesso tempo.
epocale, che fa epoca, cioè che caratterizza un intero periodo storico e ne è un simbolo.
espansionismo, intenzione di uno stato ad estendere se stesso nei territori di altri paesi attraverso la guerra o la diplomazia: allargando i propri confini politici, affermando il controllo economico, imponendo la propria influenza culturale.
legittimato, s.m., reso ufficiale e politicamente accettabile anche agli occhi di tutta la comunità.
manifesto programmatico, un “manifesto programmatico” è un documento od un opera di varia tipologia – testuale, pittorico, musicale, etc. – che esplicita l’insieme delle intenzioni di un artista o di chi abbia un ideale da realizzare. In questo contesto significa che l’opera di Leonardo ha tutte le caratteristiche necessarie per rappresentare la sua visione artistica.
refettorio, s.m., in un edificio in cui risiede una comunità religiosa o laica (monasteri, caserme, scuole, collegi, conventi), è il luogo adibito allo svolgimento dei pasti comuni; mensa.
sensoriale, s.m., che si riferisce ai cinque sensi dell’uomo, alle percezioni dei sensi e quindi alle esperienze che da essi si acquisiscono.
tecnica dello strappo, prevede la rimozione dello strato pittorico dell’affresco senza lo strato di intonaco sulla quale è stesa. Per la realizzazione della tecnica dello strappo è necessario applicare sulla superficie dell’affresco delle tele sottili e resistenti, legate allo strato pittorico per mezzo di colle reversibili che non ne danneggino l’aspetto. Staccando le tele dalla parete resta attaccato ad esse lo strato affrescato: questa operazione è particolarmente delicata. La rimozione di un affresco è un intervento complesso e particolarmente invasivo perciò questa tecnica va utilizzata solo quando non ci sono altre possibilità o se il supporto su cui è dipinto l’affresco è troppo danneggiato.
1980, Parigi, Francia, 4a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Rinascimento
Italia nord-occidentale
Regione Lombardia
Criteri di Iscrizione
(i) La Chiesa e il Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con il Cenacolo di Leonardo da Vinci a Milano sono un capolavoro del genio creativo umano.
(ii) Milano rappresenta un importante nucleo dei valori umanistici del Rinascimento come periodo storico e culturale, rispetto allo sviluppo dell’architettura, della tecnologia, delle arti, dell’arte monumentale, urbanistica e paesaggistica.




