Illustrazione Elena Prette
Alberobello, la città dei trulli, rappresenta un esempio eccezionale di architettura vernacolare. Tra le aree urbane di questo tipo in Europa è certamente una tra le meglio conservate e più omogenee. Le sue caratteristiche peculiari, unitamente al fatto che gli edifici sono tuttora abitati, rendono unico il sito, che rappresenta un vestigio eccezionale di tecniche costruttive preistoriche in un Paese riconosciuto come una delle più importanti regioni del mondo per l’architettura di pregio e l’urbanistica.
- Valore UNESCO
Con l’inconfondibile forma – base centrale bianca e tetto conico grigio – i Trulli possiedono un forte valore culturale e sono unici in tutta Europa: con i Trulli giunge fino a noi la testimonianza di una tipologia architettonica preistorica che sopravvive e continua a essere funzionale ai giorni nostri.
Dalla Valle d’Itria un tesoro della tradizione
Il luogo noto oggi come Alberobello prende tale toponimo in epoca medievale, dal latino sylva arboris belli, nome legato ad una battaglia o ad un agguato avvenuto nella zona. A partire da un originario e poco conosciuto insediamento protostorico, a cui è possibile far risalire i primi esempi di costruzioni sul modello del tholos (piccola tomba coperta circolare), l’architettura del trullo si sviluppa nei secoli. Attorno al Mille si formano le aree abitate di Aja Piccola e Monti che nei secoli sono divenute parti del più ampio aggregato di Alberobello. Alberobello fu un possedimento feudale facente capo alla famiglia Acquaviva fino al 1797 quando questo piccolo centro urbano, per volere della comunità che contava già oltre 3.500 abitanti, ottenne dal re di Napoli Ferdinando IV il titolo di vera e propria città. Qui si è applicata in larga scala la costruzione dei Trulli, perciò a buon diritto vi si dà il titolo di “città dei trulli”: ve ne sono più di 1.600, di cui circa 1.030 ad Aja Piccola e circa 590 a Monti.Il Trullo: il legame tra architettura e ambiente
Come in un grande quadro vivente, i Trulli prendono posto nel contesto naturale e danno luogo a un paesaggio di notevole bellezza che oggi viene preso ad esempio anche per quanto riguarda temi di eco-sostenibilità. In generale la tecnica appartiene al tipo di costruzione di muri a secco, ovvero senza cemento. In particolare i Trulli furono edificati direttamente sulla nuda roccia naturale sottostante, usando come materie prime i massi di pietra calcarea raccolti nei campi vicini e dai bacini d’acqua nella zona. Il fascino di queste abitazioni a pianta quadrata e sommità conica, tuttora attive e funzionanti per la vita quotidiana, è dato sia dal loro aspetto esteriore che dall’organizzazione dello spazio all’interno. I muri sono doppi e creano stanze di forma rettangolare con piccole finestrelle. Caminetti, forni, nicchie e alcove sono tutti incassati nello spessore delle pareti, e sulla cima del tetto, ottenuto da lastre di pietra grigia chiamate chianche o chiancarelle, si trova spesso un pinnacolo decorativo apotropaico e augurale (ad esempio per un buon raccolto), testimone di un tempo in cui tra uomo e ambiente naturale vi era un legame simbolico, una comunicazione non verbale fatta di gesti e ritualità. A prima vista si rimane colpiti dal modo in cui il grigio della pietra si staglia sul tipico cielo azzurro di questa regione della Puglia, un contrasto arricchito anche dalla partecipazione cromatica della terra rossa della Murgia: impossibile non cogliere l’eccezionale carattere di queste costruzioni e non rispondere alla curiosità di fare capolino all’interno di una di esse. La curiosità spinge a scoprire quali sensazioni si hanno da dentro quella cupoletta che, da una parte sembra riprodurre la simbolica rotondità della volta celeste, e dall’altra va a rappresentare immediatamente nell’immaginario l’idea del focolare domestico, dell’intimo raccoglimento che da secoli l’uomo chiama casa.Per saperne di più
I tetti dei Trulli
Il pinnacolo è un elemento decorativo posizionato sulla parte terminale del cono e rappresenta l’unico elemento variabile di una costruzione altresì monotona e priva di ornamenti. Qui il mastro trullaro ha la possibilità di esprimere la propria abilità nella lavorazione della pietra. Questo elemento risulta essere, quindi, il “marchio di qualità” dell’abitazione, dacché maestranze più esperte sono capaci di produrre forme più complesse (quali la stella, la piramide e la croce) e incastri migliori in costruzione e di conseguenza una realizzazione più stabile e resistente. D’altro canto, forme semplici come il disco e il piatto testimoniano una maestria di certo più elementare. Da tutto ciò ne consegue che più le maestranze erano abili, più i costi lievitavano e più abbiente era la famiglia che poteva permettersi questo tipo di lavoro. Il pinnacolo diventa, pertanto, un segno distintivo della classe sociale, sottolineando più una minore povertà che una maggior ricchezza. Il simbolo, dipinto con del bianco di calce sul manto esterno di copertura, ha un valore storico ancora più antico dello stesso Trullo, ma è legato alla storia della vicina Ostuni più che alla nascita di Alberobello. La simbologia in questione rimanda a culti diversi: al cristianesimo, all’ebraismo, al paganesimo, ma il valore con cui questi segni vengono interpretati dalla comunità è del tutto differente. È storicamente appurato che fino al 1934 ad Alberobello non sono mai stati presenti simboli sui Trulli e che “il simbolo non apparteneva alla tradizione del Trullo di Alberello” (Pietro Lippolis). Nel 1897, infatti, sulla pubblicazione Una città singolare – Alberobello di Cosimo Bertacchi, appare una veduta panoramica del rione Monti, uno dei documenti fotografici più antichi di Alberobello, senza traccia di simboli di copertura. In particolare c’è un momento storico che risulterà determinante per il diffondersi di questa simbologia ed è il settembre del 1934, quando il Comitato provinciale del Turismo di Bari, in previsione di una eventuale visita del Duce durante il suo viaggio in Puglia per l’inaugurazione della 5ª Fiera del Levante, ordina che i simboli vengano dipinti sui Trulli. Considerando la realtà sociale in cui si sviluppa Alberobello, caratterizzata da un forte isolamento culturale, la simbologia assume una forte valenza di superstizione: secondo la credenza popolare il segno, tramandato di generazione in generazione, diventa portatore di fertilità, protezione e amore all’interno dell’abitazione e del nucleo familiare. Nel tempo i due linguaggi acquisiscono valore civico: l’unione del simbolo e del pinnacolo identifica l’abitazione e quindi la famiglia residente.
L’emancipazione dalla schiavitù feudale dopo il dominio degli Acquaviva
Il 22 giugno del 1797, a cielo aperto, raccolto sotto un grande albero accanto alla chiesa, il popolo elesse il proprio primo sindaco, Francesco Lippolis, e scelse ufficialmente il nome della propria città. Alcuni avrebbero proposto Ferdinandia in segno di gratitudine al Re Ferdinando che aveva concesso loro la libertà dal giogo feudale, ma fu la maggioranza di quel nuovo piccolo parlamento a decidere definitivamente per Alberobello. Nello stemma comunale si trova una quercia (tipico albero della zona) sotto alla quale lottano un cavaliere e la sua lancia contro un leone: la forza e coraggio della libertà contro la coercizione del dominio. Sulla cima della quercia due colombe: pace e amore.
Protagonisti
Gian Girolamo II Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano
Gian Girolamo II Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano contribuì in modo significativo allo sviluppo dell’aggregato urbano di Alberobello. Egli era solito trascorrere in questa zona alcuni periodi dell’anno e, nel 1620 ordinò la costruzione di altri Trulli nella zona di Monti, che ne contava già all’incirca 40, di un mulino, del panificio e della locanda. Per aver preso questa iniziativa senza il permesso ufficiale del re di Spagna ed evadendo la legge che prevedeva un tributo per la nascita dei nuovi centri urbani, Gian Girolamo venne incarcerato nel 1643 e trasferito a Napoli.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “E dovunque muri e muretti, non dieci, non venti, ma più, molti di più, allineati sui fianchi di ogni rilievo, orizzontalmente, a distanza anche di pochi metri, per contenere il terreno, per raccoglierne e reggerne un po’ tra tanto calcare. Mi chiederai come ha fatto tanta gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e sassosa; […] non ci voleva meno che la laboriosità d’un popolo di formiche.”
Tommaso Fiore, 1952, Un popolo di formiche
Legami tra i siti Unesco italiani
I Trulli di Alberobello e... Su Nuraxi di Barumini
In Sardegna, questo eccezionale esempio di architettura a scopo difensivo risalente all’Età del Bronzo (circa duemila anni prima di Cristo) rappresenta un caso unico al mondo. I Nuraghi di Barumini sono una formidabile espressione delle abilità dell’uomo che interagisce con l’ambiente in cui si stanzia: essi, come i Trulli di Alberobello, documentano l’abilità tecnica dell’uomo preistorico in relazione anche all’uso di materiali locali.
I Trulli di Alberobello e... I portici di Bologna
La tipologia edilizia del trullo è diffusa in tutta la zona rurale pugliese e ha origini antichissime. La sua massima diffusione e concentrazione nell’area di Alberobello avviene dal XVI sec. La presenza dei trulli si è mantenuta nel tempo fino creare un paesaggio culturale unico. La stessa cosa può dirsi a Bologna per i portici che però variano stilisticamente nelle diverse epoche storiche divenendo allo stesso tempo una costante urbana e una variante cronologica stilistica.
Note bibliografiche
Bibliografia
I. Santori, I trulli di Alberobello, Libreria dello Stato, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2003
O. Sisto, G. Angiulli, Alberobello, la città dei Trulli, Tip. De Robertis, Putignano, 1961
- Valore UNESCO
Con l’inconfondibile forma – base centrale bianca e tetto conico grigio – i Trulli possiedono un forte valore culturale e sono unici in tutta Europa: con i Trulli giunge fino a noi la testimonianza di una tipologia architettonica preistorica che sopravvive e continua ad essere funzionale ai giorni nostri.
Dalla Valle d’Itria un tesoro della tradizione
Il luogo noto oggi come Alberobello prende tale toponimo in epoca medievale, dal latino sylva arboris belli, bosco dell’albero della guerra, nome legato ad una battaglia o ad un agguato avvenuto nella zona.
A partire da un originario e poco conosciuto insediamento protostorico, a cui è possibile far risalire i primi esempi di costruzioni sul modello di piccole tombe coperte da una struttura circolare (tholos), l’architettura del Trullo si sviluppa nei secoli. Attorno al Mille si formano le aree abitate di Aja Piccola e Monti che nei secoli sono divenute parti del più ampio aggregato di Alberobello. Alberobello fu un possedimento feudale facente capo alla famiglia Acquaviva fino al 1797 quando questo piccolo centro urbano, per volere della comunità che contava già oltre 3.500 abitanti, ottenne dal re di Napoli Ferdinando IV il titolo di vera e propria città.
Qui si è applicata in larga scala la costruzione dei trulli, perciò a buon diritto vi si dà il titolo di “città dei Trulli”: ve ne sono più di 1.600, di cui circa 1.030 ad Aja Piccola e circa 590 a Monti.
Il Trullo: il legame tra architettura e ambiente
I Trulli prendono posto nel contesto naturale e danno luogo a un paesaggio di notevole bellezza che oggi viene preso ad esempio anche per quanto riguarda temi di eco-sostenibilità.
In generale la tecnica appartiene al tipo di costruzione di muri a secco, ovvero senza cemento. In particolare i Trulli furono edificati, direttamente sulla nuda roccia naturale sottostante, usando come materie prime i massi di pietra calcarea raccolti nei campi vicini e dai bacini d’acqua nella zona.
Il fascino di queste abitazioni a pianta quadrata e sommità conica, tuttora attive e funzionanti per la vita quotidiana, è dato sia dal loro aspetto esteriore che dall’organizzazione dello spazio all’interno.
I muri sono doppi e creano stanze di forma rettangolare con piccole finestrelle, fresche d’estate e calde d’inverno. Caminetti, forni, nicchie e alcove sono tutti incassati nello spessore delle pareti, e sulla cima del tetto, ottenuto da lastre di pietra grigia chiamate chianche o chiancarelle, si trova spesso un pinnacolo decorativo apotropaico e augurale (ad esempio per un buon raccolto), testimone di un tempo in cui tra uomo e ambiente naturale vi era un legame simbolico e pratico profondo, una comunicazione non verbale fatta di gesti e ritualità.
Per saperne di più
I tetti dei Trulli
Il pinnacolo è un elemento decorativo posizionato sulla parte terminale del cono e rappresenta l’unico elemento variabile di una costruzione altresì monotona e priva di ornamenti. Qui il mastro trullaro ha la possibilità di esprimere la propria abilità nella lavorazione della pietra. Questo elemento risulta essere, quindi, il “marchio di qualità” dell’abitazione, dacché maestranze più esperte sono capaci di produrre forme più complesse (quali la stella, la piramide e la croce) e incastri migliori in costruzione e di conseguenza una realizzazione più stabile e resistente. D’altro canto, forme semplici come il disco e il piatto testimoniano una maestria di certo più elementare. Da tutto ciò ne consegue che più le maestranze erano abili, più i costi lievitavano e più abbiente era la famiglia che poteva permettersi questo tipo di lavoro. Il pinnacolo diventa, pertanto, un segno distintivo della classe sociale, sottolineando più una minore povertà che una maggior ricchezza. Il simbolo, dipinto con del bianco di calce sul manto esterno di copertura, ha un valore storico ancora più antico dello stesso Trullo, ma è legato alla storia della vicina Ostuni più che alla nascita di Alberobello. La simbologia in questione rimanda a culti diversi: al cristianesimo, all’ebraismo, al paganesimo, ma il valore con cui questi segni vengono interpretati dalla comunità è del tutto differente. È storicamente appurato che fino al 1934 ad Alberobello non sono mai stati presenti simboli sui Trulli e che “il simbolo non apparteneva alla tradizione del Trullo di Alberello” (Pietro Lippolis). Nel 1897, infatti, sulla pubblicazione Una città singolare – Alberobello di Cosimo Bertacchi, appare una veduta panoramica del rione Monti, uno dei documenti fotografici più antichi di Alberobello, senza traccia di simboli di copertura. In particolare c’è un momento storico che risulterà determinante per il diffondersi di questa simbologia ed è il settembre del 1934, quando il Comitato provinciale del Turismo di Bari, in previsione di una eventuale visita del Duce durante il suo viaggio in Puglia per l’inaugurazione della 5ª Fiera del Levante, ordina che i simboli vengano dipinti sui Trulli. Considerando la realtà sociale in cui si sviluppa Alberobello, caratterizzata da un forte isolamento culturale, la simbologia assume una forte valenza di superstizione: secondo la credenza popolare il segno, tramandato di generazione in generazione, diventa portatore di fertilità, protezione e amore all’interno dell’abitazione e del nucleo familiare. Nel tempo i due linguaggi acquisiscono valore civico: l’unione del simbolo e del pinnacolo identifica l’abitazione e quindi la famiglia residente.
L’emancipazione dalla schiavitù feudale dopo il dominio degli Acquaviva
Il 22 giugno del 1797, a cielo aperto, raccolto sotto un grande albero accanto alla chiesa, il popolo elesse il proprio primo sindaco, Francesco Lippolis, e scelse ufficialmente il nome della propria città. Alcuni avrebbero proposto Ferdinandia in segno di gratitudine al Re Ferdinando che aveva concesso loro la libertà dal giogo feudale, ma fu la maggioranza di quel nuovo piccolo parlamento a decidere definitivamente per Alberobello. Nello stemma comunale si trova una quercia (tipico albero della zona) sotto alla quale lottano un cavaliere e la sua lancia contro un leone: la forza e coraggio della libertà contro la coercizione del dominio. Sulla cima della quercia due colombe: pace e amore.
Protagonisti
Gian Girolamo II Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano
Gian Girolamo II Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano, contribuì in modo significativo allo sviluppo di Alberobello. Qui egli era solito trascorrere alcuni periodi dell’anno e nel 1620 ordinò la costruzione di altri trulli nella zona di Monti, che ne contava già all’incirca 40, di un mulino, del panificio e della locanda.Per aver preso questa iniziativa senza il permesso ufficiale del re di Spagna ed evadendo la legge che prevedeva un tributo per la nascita dei nuovi centri urbani, Gian Girolamo venne incarcerato nel 1643 e trasferito a Napoli.
Legami tra i siti Unesco italiani
I Trulli di Alberobello e... Su Nuraxi di Barumini
In Sardegna, questo eccezionale esempio di architettura a scopo difensivo risalente all’Età del Bronzo (circa duemila anni prima di Cristo) rappresenta un caso unico al mondo. I Nuraghi di Barumini sono una formidabile espressione delle abilità dell’uomo che interagisce con l’ambiente in cui si stanzia: essi, come i Trulli di Alberobello, documentano l’abilità tecnica dell’uomo preistorico in relazione anche all’uso di materiali locali.
I Trulli di Alberobello e... I portici di Bologna
La tipologia edilizia del trullo è diffusa in tutta la zona rurale pugliese e ha origini antichissime. La sua massima diffusione e concentrazione nell’area di Alberobello avviene dal XVI sec. La presenza dei trulli si è mantenuta nel tempo fino creare un paesaggio culturale unico. La stessa cosa può dirsi a Bologna per i portici che però variano stilisticamente nelle diverse epoche storiche divenendo allo stesso tempo una costante urbana e una variante cronologica stilistica.
Glossario
Glossario
Toponimo, deriva dal greco tòpos, luogo e ònoma, nome; nome proprio di un luogo, una città, un fiume, un monte.
Protostorico, s.m., periodizzazione che indica la fase prima della storia, a proposito di una civiltà o di un popolo.
Ecosostenibilità, deriva da ecosostenibile: lo è una azione o una attività che è sostenibile sotto il profilo ecologico, cioè che non determina un danno per l’ambiente e può quindi essere portata avanti (‘sostenuta’) in modo indefinito.
Apotropaico, s.m., che ha la capacità di tenere lontano il male, di solito riferito a oggetti, animali o formule e rituali magici; magico, ben augurante.
Emancipazione, s.f., liberazione, affrancamento.
Il sito per immagini 
1996, Merida, Mexico, 20th sessione del Comitato
Culturale e seriale
Protostoria, Medieovo, Età Moderna
Italia sud-orientale
Regione Puglia
Provincia di Bari
Criteri di Iscrizione
(iii): essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa;
(iv): costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri una o più importanti fasi nella storia umana;
(v): essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale, dell’utilizzo di risorse territoriali o marine, rappresentativo di una cultura (o più culture), o dell’interazione dell’uomo con l’ambiente, soprattutto quando lo stesso è divenuto vulnerabile per effetto di trasformazioni irreversibili.
Estensione del bene




