I Sassi e il Parco delle Chiese rupestri di Matera

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

L’insieme dei Sassi e del Parco archeologico e naturale delle Chiese Rupestri di Matera costituisce una testimonianza unica dell’attività umana. Il preminente valore universale deriva dalla simbiosi fra le caratteristiche culturali e naturali del luogo.

  • Valore UNESCO

    Matera è una città millenaria scavata e costruita nella duttile roccia della Murgia. La sua origine è datata oltre 10.000 anni fa ed è annoverata tra le più antiche città del mondo. Matera, la città dei Sassi, crebbe dalla Preistoria come insediamento rupestre e aprì la via ad una modalità abitativa specifica: il vivere in grotta, che qui venne praticato con continuità, secolo dopo secolo, e si caratterizzò per la profonda compenetrazione tra intervento umano e contesto naturale. Il nucleo più antico della città è situato nella parte più elevata, la Civita, che assieme alle aree del Sasso Barisano e al Sasso Caveoso costituiscono la città storica. Matera assunse il suo volto assolutamente peculiare nel corso del Medioevo e si configurò come originale soluzione d’urbanistica rupestre. In tale contesto, le chiese in rupe sono numerose e contengono testimonianze d’arte sacra d’influenza bizantina e frutto del monachesimo medievale.

    L’uomo e l’ambiente: la civiltà millenaria del vivere in grotta
    Rupe, cava, cripta, grotta sono le parole chiave per addentrarsi nel dedalo straordinario costituito dal conglomerato urbano dei Sassi materani. In un ambiente naturale dove i corsi d’acqua e gli agenti atmosferici scolpirono gravine, forre, canyon e orridi vertiginosi nelle friabili rocce della Murgia lucana, l’uomo scelse la vita in grotta per soddisfare il bisogno di rifugio e di casa, per mettersi al riparo dagli elementi, per difendersi da nemici o predoni. E’ una  testimonianza di  un perfetto adattamento tra uomo e ambiente, poiché permise un eccezionale sfruttamento delle condizioni geomorfologiche locali e il massimo sfruttamento dello spazio. La presenza antropica si armonizzò mirabilmente con lo spazio selvaggio e trasformò in casa le cavità naturali che la natura aveva creato spontaneamente. A partire dalla sommità della Gravina, che venne poi denominata “Civita”, le abitazioni ipogee si diffusero in modo irregolare e inizialmente a gruppi sparsi, seguendo l’andamento orografico degli strati di roccia calcarenitica facilmente scavabili. La forma semplice della grotta era costituita da un vano di dimensioni variabili e a pianta tendenzialmente rettangolare con un soffitto a volta. Via via l’abitare in grotta, da scelta preistorica, si cristallizza nei secoli come forma edilizia peculiare di Matera, resistente e immutabile, di eccezionale valore culturale e antropologico. Le grotte sono una diversa dall’altra, per dimensioni, sviluppi e orientamento, seguono e penetrano le forme dei Sassi e col tempo divengono la base portante delle costruzioni che ad esse si sovrappongono. Si formano così nuclei che hanno uno sviluppo ipogeo sottostante ed uno sviluppo verticale con parti edificate: dove gli ambienti scavati in rupe reggono i livelli abitativi superiori, in una continuità e stratificazione costruttiva che si modella sulla conformazione orografica. A Matera, più che in qualunque altra città italiana, i manufatti si fondono e confondono con il paesaggio. L’integrazione con l’ambiente della Gravina propria delle case materane si compie, oltre che strutturalmente, anche grazie all’omogeneità dei materiali. Gli elementi edificati – murature, tetti, lastricati – sono realizzati con le stesse rocce di scavo dei vani ipogei, garantendo una uniformità sostanziale e cromatica sui toni del grigio e del bianco.
    L’immagine della città
    La cifra estetica di Matera si gioca su una polarità antinomica tra caos e armonia. L’archetipo del labirinto si adatta a descrivere l’intrico di vie, vicoli, archi e terrazze della città storica, dove ogni elemento è connesso all’altro in sovrapposizioni bizzarre e sinuose. Almeno fino alle soglie della Modernità, lo sviluppo urbanistico di Matera fu privo di un piano programmatico, di un disegno razionale. Le abitazioni nei Sassi vennero realizzate sulla spinta dei bisogni dei gruppi famigliari, che seguivano tecniche empiriche e tradizionali, al di fuori degli stili e delle estetiche registrate dalla storia dell’arte. Tuttavia, il risultato fu straordinariamente armonico e sublime. I viaggiatori medievali che visitavano la città la paragonavano a un cielo stellato. L’immagine della città si maturò nell’età medievale, quando Matera appariva composta dalla Civita, posta sullo sperone roccioso svettante sulla Gravina e dai due nuclei laterali del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano. I Sassi oggi si contrappongono alla parte nuova della città con le sue architetture otto e novecentesche, lineari e borghesi.
    Le Chiese rupestri
    Con i suoi oltre 150 esempi di chiese in rupe, spesso affrescate o a bassorilievo, Matera è depositaria di un eccezionale patrimonio d’arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio. L’abitudine materana della quotidianità in grotta determinò infatti anche i luoghi del culto, che si adattarono alla dimensione ipogea. Le chiese spesso sono a una sola aula, oppure hanno due o tre navate; talvolta sono interamente scavate nella terra, talvolta presentano una facciata edificata, ma l’elemento costante è una presenza capillarmente diffusa, tanto nei rioni urbani quanto nei piccoli centri rurali o sulle vie di collegamento tra i fondi agricoli e la città. Chiese, monasteri, santuari esibiscono una pluralità e una contaminazione di stili sia sotto il profilo cronologico che dal punto di vista della provenienza. Le prime chiese in rupe sono riconducibili alla cultura monastica medievale, a partire dall’VIII secolo. L’apporto legato alla cultura latina è individuabile accanto a testimonianze di evidente matrice “greca e orientale”, poiché Matera visse l’avvicendarsi di molte popolazioni – Longobardi, Normanni, Bizantini, Svevi, Angioini – che impressero il loro passaggio nelle forme dell’arte e del culto. Durante l’Alto Medioevo, e in particolare nel VII-VIII secolo, quando Matera entrò sotto la dominazione longobarda nel Ducato di Benevento, si insediarono nel territorio materano monaci benedettini che diffusero l’iconografia latina del cristianesimo monastico. Nei secoli medievali la città venne investita da ondate religiose di matrice bizantina (IX-X secolo): in fuga dai conflitti, giunsero dalle regioni d’Oriente eremiti e anacoreti che trovarono nell’altopiano materano lo spazio perfetto per la preghiera e la vita in solitudine. I monaci scavarono celle, realizzarono cisterne, fecero nascere nella roccia chiese semplici ma di grande suggestione che portavano impressa sulle pareti la cultura religiosa greco-orientale. Il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano o Parco della Murgia Materana  si articola nella città e nel territorio della Murgia Materana e tutela un paesaggio eccezionale per la presenza  di Chiese rupestri e villaggi preistorici, un paesaggio che è anima viva e storica testimonianza della civiltà rupestre nel bacino del Mediterraneo. Tra le chiese in città, si ricordano in particolare Madonna dell’Idris, il Convicinio di Sant’Antonio, la Chiesa di Santa Lucia alla Malve nel Sasso Caveoso; nel Sasso Barisano la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di San Pietro Barisano. Nella Civita, la Cattedrale e la Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Tra le Chiese al di fuori della città vi sono la Cripta di San Falcione, la Chiesa di San Vito, la Madonna della Croce, la Madonna dei Derelitti, la Madonna delle Vergini, la Madonna di Monte Verde.
    Per saperne di più
    Breve storia di Matera
    In età preistorica, erano diffusi insediamenti sparsi in piccoli aggregati e venne privilegiata l’area della  Civita, perché in posizione sopraelevata, più facile da difendere e con un buon controllo visivo del territorio circostante. Per l’età greca e romana, non vi è documentazione sufficiente per affermare un carattere di tipo urbano dell’insediamento materano ed è credibile che perdurarono unità diffuse “a carattere sparso”, che pure erano in contatto con i centri costieri e con i traffici sugli assi viari verso la Puglia. Il crollo dell’Impero Romano portò un periodo di impoverimento e di isolamento del sito di Matera e gli abitanti si concentrarono di nuovo sulla Civita, per ragioni difensive, nel travagliato periodo delle invasioni. Nel Medioevo (VI-XIV secolo), Matera assunse la sua struttura urbana propria e peculiare. Nel VII secolo era già sotto il dominio longobardo, entro il Ducato di Benevento. Nel IX secolo Matera venne coinvolta nelle lotte tra Longobardi, Bizantini e Saraceni per il controllo dell’Italia meridionale ma si radicò via via sempre più la componente greca della popolazione. Nel XI secolo i Normanni iniziarono l’occupazione delle terre del Mezzogiorno e anche Matera venne inclusa e infeudata; si diffuse il monachesimo, crebbero le comunità religiose e la città visse un periodo di crescita, con nuovi monasteri e chiese (XI-XIII secolo). Nel XII secolo, la Civita venne cinta da mura e al suo interno vi si ergeva un castello normanno, poi abbattuto a metà del Quattrocento, mentre altre emergenze monumentali importanti erano il Monastero di S. Eustachio e la Cattedrale, iniziata all’alba del XIII secolo quando Matera venne elevata a sede arcivescovile. Nel corso del XIII secolo si assistette allo sviluppo abitativo dei Sassi, articolati in rioni (pittagi), attorno ai luoghi di culto; la Civita divenne l’area sacra e più importante della città. I registri e gli atti notarili testimoniano la vendita e l’affitto di cripte, pozzi e cisterne da parte degli enti ecclesiastici. Tra il XIV e il XV secolo, Matera era parte del Regno di Napoli e si consolidò come città demaniale, direttamente amministrata dalla Corona Aragonese. In quest’epoca, tuttavia vi furono periodi in cui la città perse temporaneamente la sua condizione privilegiata di città demaniale, e venne infeudata come contea. Matera fu costretta a riscattare la propria autonomia con il pagamento alla Corona di cospicue somme. I secoli XV e XVI segnarono un rafforzamento della comunità materana, nella quale si affermò una oligarchia di famiglie locali. L’espansione del settore produttivo artigianale si accompagnò alla valorizzazione degli esponenti locali nell’amministrazione cittadina. Urbanisticamente, tale evoluzione civica è testimoniata dalla configurazione della Piazza Maggiore, o Piazza del Sedile, che si elevò a centro politico e amministrativo; vi si collocarono il Sedile, che era il palazzo municipale o dell’Università, il palazzo del Governatore e il tribunale. Nel XVII secolo si registrò una fase di stagnazione economica dovuta alla forte pressione fiscale accompagnata ad una certa involuzione nella vita politica, a causa di lotte fra le famiglie dominanti e a causa della forte presenza della Chiesa che deteneva molti immobili e terreni. Nel Seicento ebbe inizio lo sviluppo urbano oltre le aree dei Sassi, alla ricerca di terreni più facili e spaziosi in piano. Il 1663 segnò una svolta importante, poiché Matera divenne sede della Regia Udienza di Basilicata, elevandosi a centro amministrativo a capo di un vasto territorio circostante. Ciò determinò una ripresa economica urbana, grazie allo stabilirsi in città di un nuovo ceto borghese di funzionari e militari. La classe nobiliare, che per tradizione si era imposta sulla scena politica, si rafforzò ulteriormente, mentre il resto della popolazione finì sempre più relegata nelle attività dei campi e dell’allevamento, i traffici commerciali persero vitalità. Nel XVIII secolo la città iniziò a perdere la sua unitarietà con la nuova espansione urbanistica nel Piano, dove si collocarono le nuove residenze borghesi, mentre nei Sassi si concentrò la parte più povera della popolazione. Si compì una netta differenziazione sociale, destinata ad acuirsi sempre più nei secoli moderni, tra i Sassi e il Piano. Nei nuovi quartieri del Piano e nelle vie e le piazze principali erano collocati i palazzi e gli edifici monumentali di proprietà del clero e della nobiltà locale, mentre nelle abitazioni in grotta dei Sassi alloggiavano i poveri, spesso in precarie condizioni igieniche. Il sistema del latifondo e le estese ricchezze della Chiesa relegarono le masse lavoratrici nella sussistenza, ai margini della vita politica e civile. Sul finire del secolo, scoppiò una sanguinosa rivolta popolare (1799) ma senza avere la forza di conquistare risultati politici. Nell’Ottocento, Matera visse un  periodo di contrazione economica e demografica, con il trasferimento a Potenza della Regia Udienza di Basilicata (1806) e del tribunale, che si riaprirà solo nel 1862. La città perse la sua centralità amministrativa nella regione e con essa anche il ceto di funzionari. Le promesse di redistribuzione delle terre si intrappolarono nelle maglie dei potentati locali, con il risultato che solo poche famiglie riuscirono ad avere l’assegnazione di quote di terra demaniale, senza peraltro avere i capitali per avviare imprese agricole redditizie. I nobili, il clero, i grandi latifondisti si contrapposero alla gran massa di poveri braccianti, pastori, massari che vivevano in affitto e con le numerose famiglie nelle grotte dei Sassi. Si registrarono diverse insurrezioni popolari, alcune anche molto violente. Nel corso del Novecento, la città nel Piano si connotò sempre più laicamente, poiché gli edifici degli ordini religiosi rientrarono nelle proprietà pubbliche e vennero adibiti a funzioni civiche, come il Convento dei Riformati che ospitò l’ospedale, il Seminario che divenne liceo, il monastero dell’Annunziata che si riconvertì in tribunale. La città del Piano, sempre più borghese, cercò di distaccarsi e negare l’esistenza della città dei Sassi. I problemi secolari dei Sassi perdurano anche nel Novecento: sovraffollamento, insufficienti condizioni igieniche, povertà. I Sassi divennero ‘questione nazionale’, paradigma delle difficoltà del Mezzogiorno, e furono materia del dibattito parlamentare con Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.
    Gli anni ’50 e ’60 del Novecento: traguardi e imprese legislative per il recupero dei Sassi
    Dagli anni ’50 Matera venne interessata da un provvedimento legislativo in grado di iniziare a risolvere le criticità della città, avviando un risanamento urbanistico e una rinascita economica, sociale e culturale.  La legge n. 619 del 17 maggio 1952 costituì una svolta istituzionale, che diede il via a studi, dibattiti e piani di intervento transdisciplinari con professionisti internazionali: sociologi, antropologi, urbanisti, scienziati ambientali, economisti. Vennero realizzati nuovi quartieri, rioni e borghi abitativi periferici per diminuire il sovraffollamento nei Sassi, furono migliorate le infrastrutture, avviate azioni di recupero e valorizzazione dei patrimoni monumentali e delle emergenze nei Sassi stessi. La legge tuttavia non portò a compimento tutti i suoi obiettivi e negli anni ’60 ancora moltissime famiglie vivevano in precarie condizioni entro i rioni antichi, finanche sotto il pericolo di crolli poiché una parte dei Sassi era in stato di abbandono. Si attuò una nuova battaglia istituzionale per il recupero e la valorizzazione dei Sassi e la sistemazione dignitosa delle famiglie che li occupavano. L’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale, avvenuta nel 1993, segnò una svolta importante nella storia della città e nel complesso percorso di tutela, conoscenza e valorizzazione della città dei Sassi.
    Nella Gravina la cripta del Peccato Originale
    Si trova nella parete della Gravina di Piacciano. Fu a lungo utilizzata come riparo da pastori e greggi, oggi è stata completamente restaurata e resa visitabile. Ha una semplice piante rettangolare e sul lato sinistro vi sono tre nicchie. La Cripta contiene un ciclo pittorico che è un capolavoro del X o IX secolo e mostra forti analogie con la tradizione pittorica longobarda beneventana. È considerata la Cappella Sistina delle chiese rupestri.
    La Chiesa di San Falcione
    La chiesa ebbe origine nel IX secolo ed è una delle più antiche di Matera. Si caratterizza come chiesa rupestre di influenza bizantina, con un’aula unica. Delle originali superfici affrescate, oggi rimangono limitate porzioni leggibili, ma il ciclo pittorico era dominato dal tema della Presentazione di Gesù al Tempio, episodio biblico associato alla Festa della Candelora, liturgia che prevedeva la benedizione delle candele. Il complesso di grotte e nicchie scavate intorno alla chiesa costituiva una delle tante pecchiare diffuse sulla Murgia e nei Sassi fino al XIX secolo, cioè un apiario. Nelle nicchie, al riparo della pioggia, dei venti freddi provenienti da nord e dell’eccessivo caldo estivo, venivano collocate le arnie; questa attività permetteva la produzione del miele e della cera utile proprio alla realizzazione delle candele. .
    Il Villaggio Neolitico di Murgia Timone
    Scoperto dall’archeologo Domenico Ridola, il villaggio neolitico di Murgia Timone è un tipico esempio dei villaggi preistorici della Murgia materana. Si tratta di un insediamento fortificato da un fossato che aveva forma ad otto e racchiudeva un’area di 20.000 metri quadrati. All’interno sono state individuate le buche dove erano inseriti i pali delle capanne e altre cavità scavate per riporre alimenti; sono stati rinvenuti frammenti di ceramica graffita e dipinta e strumenti in selce e ossidiana. Le grotte materane vennero abitate o impiegate per le sepolture fin dal Paleolitico e continuarono ad essere frequentate con continuità nei secoli dai pastori, che le impiegavano come ricovero per le greggi o come deposito. Una di queste è la Grotta dei Pipistrelli. Si trova poco a sud di Matera, nella parete destra della Gravina, tra una fitta rete di molte altre cavità e fu scoperta da Domenico Ridola che la esplorò negli anni ’70 dell’Ottocento. I reperti rinvenuti erano compromessi dall’uso secolare, tuttavia furono ritrovati diversi tipi di punte in pietra lavorata e resti di ossa animali che permisero di tracciare un quadro della popolazione faunistica risalente all’epoca preistorica, quando qui il clima era più freddo.
    Protagonisti
    Domenico Ridola
    Domenico Ridola (Ferrandina, 1841 – Matera, 1932)

    Medico di professione, senatore, appassionato di archeologia. Nacque in una famiglia altoborghese materana, si laureò all’Università di Napoli in Medicina e Chirurgia, si perfezionò con ricerche e studi entrando in contatto con stimolanti ambienti scientifici dell’epoca, quali Torino e Vienna. Ritornato a Matera per esercitare l’attività medica, si dedicò in modo sistematico all’indagine archeologica nell’area del materano, riuscendo a conseguire importanti scoperte come la Grotta dei Pipistrelli e la vicina Grotta Funeraria (a pochi chilometri da Matera) e la necropoli di Timmari. Nel 1911 fu istituito il Museo Archeologico Nazionale a lui intitolato, dove venne ospitata la sua vasta collezione archeologica raccolta in anni di indagini. Domenico Ridola portò alla luce testimonianze della vita preistorica nella Murgia materana, risalenti al Paleolitico e al Neolitico.

    Carlo Levi
    Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975)

    Artista e scrittore di fama internazionale. Per le sue posizioni antifasciste, venne condannato al confino in Basilicata, dove trascorse due anni entrando in contatto con la cultura contadina e le tradizioni locali. Nella sua opera letteraria più celebre, Cristo si è fermato a Eboli (1945), maturata nel periodo del soggiorno forzato in Basilicata, descrisse la complessità e le peculiarità della città, delle genti e del territorio di Matera. Si impegnò intellettualmente negli anni ’60 per promuovere una azione politica e legislativa per il recupero dei Sassi e degli antichi rioni, denunciandone l’abbandono e lo stato di miseria in cui versava la popolazione del luogo.

    Antonio di Macco
    Antonio di Macco (Livorno, 1785 – 1854)

    Fu eletto arcivescovo di Acerenza e Matera nel 1835, dal Papa Gregorio XVI. Viene ricordato nella storia della città di Matera perchè si distinse per l’atteggiamento liberale ed il suo spirito innovatore anche promotore di opere pubbliche. Si occupò di potenziare le strutture educative cittadine, da sempre sotto l’egida della Chiesa, ingrandendo il seminario; restaurò la Cattedrale e tentò di migliorare le condizioni materiali della popolazione dei Sassi finanziando un acquedotto per far giungere acqua pulita al Sasso Caveoso. L’opera era composta da un complesso sistema di canalizzazioni e cisterne sotterranee comunicanti che portavano acque di fonti surgive e che rimasero in funzione fino alla prima metà del Novecento.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

     “Le case trovansi l’una al di sopra dell’altra, di maniera che i tetti delle più basse formano la strada davanti alle più alte. I soli camini escon fuori e di dietro non c’è altro, fuorchè la roccia, non essendovi murato, se non porte, finestre e cose simili, ciò che produce un effetto veramente strano”.

    Philipe Gérard (XVI secolo)

    (crf.  Ricordi del soggiorno di Ph. Gérard di Vigneulles nel Regno di Napoli, al tempo di Ferrante I d’Aragona, in “Archivio Storico Italiano”, Appendice, IX, 1853, pp. 223-237)

     

      “L’edificii dela Città sono al più palacci fabricati di petra bianca quadrata et grotti cavati di petra biancha atta a fabricare et cossì li borghi et tanto l’attitudine de la petra ove se cavani lle grutte che in una di quelle si vedeno cammere, cantine, stalle, cisterne, fosse da tenere grano et altre biade, in sino a luochi di tener galline./ Et perchè la Città et burghi non sono posti a terra piana et precise lli borghi se vedeno lle chiese ove sono sepelliti li morti stare di sopra lli grutti dove alcuni habitano et cossì se dice che in Matera li morti stanno sopra lli vivi”.

    Eustachio Verricelli, Cronica de la Città di Matera nel Regno di Napoli (1595-1598), a cura di M. Moliterni, C. Motta, M. Padula, BMG Matera

     

      “La città è di aspetto curiosissimo, vien situata in tre valli profonde, nelle quali, con artificio, e sulla pietra nativa, ed asciutta, seggono le chiese sopra le case, e quelle pendono sotto a queste, condondendo i vivi e Morti la stanza. I lumi notturni la fan parere un cielo disteso, e stellato […]”.

    Giovan Battista Pacichelli, Del Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie, Napoli, 1703, pp. 266-268

     

      “Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditi che. […] Allontanatami un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante”.

    Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, Torino, Einaudi, 1945

     

      “Matera: una città straordinaria. Sembra che ci si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che

    nell’insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicarvenicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l’esistenza dalla preistoria, non ha paragoni in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore.”

    Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Matera e... i Longobardi
    La dominazione longobarda favorì la diffusione e la crescita delle comunità monastiche benedettine in tutta la penisola e ciò avvenne anche a Matera, dopo la sua annessione al Ducato di Benevento. Gli affreschi della celebre Cripta del Peccato Originale attestano la forte influenza della tradizione benedettina di Benevento nell’area materana. Sembra che il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, (Sito seriale UNESCO I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere), nel 774 possedesse a Matera la Chiesa di Santa Maria e San Michele. Nel Sasso Barisano, la toponomastica reca testimonianza della concentrazione della popolazione longobarda, come indicano i nomi di alcune chiese quali San Vito, San Martino, San Lorenzo dei Lombardi.
    Matera e... altri siti preistorici: le Palafitte dell’arco alpino e le necropoli rupestri di Pantalica
    Per la presenza di aree archeologiche preistoriche, il Sito di Matera può essere posto in collegamento con altri Siti italiani del Patrimonio Mondiale: i Siti Palafitticoli dell’Arco Alpino e le necropoli rupestri di Pantalica. Il territorio di Matera presenta diverse tracce di insediamenti preistorici, nella forma di villaggi neolitici, dove piccole comunità si dedicavano all’allevamento e all’agricoltura e vivevano in capanne riparate da un fossato o trincea con funzione difensiva scavata nella roccia e da una fortificazione in muratura a secco. Nell’ Età del Bronzo il villaggio neolitico di Murgia Timone venne impiegato come zona di sepoltura e vennero realizzate tombe a grotticella, simili a quelle che si trovano a Pantalica.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    R. Cavalluzzo, G. Latronico, Guida artistica dei sassi di Matera, Edizioni Giannatelli, 2014

    R. Demetrio, Matera. Forma et imago urbis, Giuseppe Barile, 2014

    C.D. Fonseca, R. Demetrio, G. Guadagno, Matera, Laterza, Bari, 1998

    C.D. Fonseca, Civiltà delle grotte. Mezzogiorno rupestre, Napoli,  1988

    P. Laureano, Giardini di pietra. I Sassi di Matera e la civiltà mediterranea, Bollati Boringhieri, 2012

    L. Rota, Matera storia di una città, Edizioni Giannatelli, 2011

    M. Tommaselli, Il parco della Murgia materana. Guida all’escursionismo, Edizioni Giannatelli, 2002

  • Valore UNESCO

    Matera è una città millenaria scavata e costruita nella duttile roccia della Murgia. La sua origine è datata oltre 10.000 anni fa, ed è annoverata tra le più antiche città del mondo. Matera, la città dei Sassi, crebbe dalla Preistoria come insediamento rupestre e aprì la via ad una modalità abitativa specifica: il vivere in grotta, che qui venne praticato con continuità secolo dopo secolo e si caratterizzò per la profonda compenetrazione tra intervento umano e contesto naturale. Il nucleo più antico della città è situato nella parte più elevata, la Civita, che assieme alle aree del Sasso Barisano e al Sasso Caveoso costituiscono la città storica. Matera assunse il suo volto nel corso del Medioevo e, a partire da tale epoca, vide il fiorire di chiese in rupe, monasteri e santuari, numerosi e diffusi, con testimonianze d’arte sacra d’influenza bizantina e frutto del monachesimo medioevale. I Sassi di Matera sono stati riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità per il loro valore storico, archeologico, artistico, paesistico, etnografico.

    L’uomo e l’ambiente: la civiltà millenaria del vivere in grotta
    Rupe, cava, cripta, grotta sono le parole chiave per addentrarsi nel dedalo straordinario costituito dai Sassi materani. In un ambiente naturale dove i corsi d’acqua e gli agenti atmosferici scolpirono gravine, forre, canyon e orridi vertiginosi nelle friabili rocce della Murgia lucana, l’uomo scelse la vita in grotta per soddisfare il bisogno di rifugio e di casa, per mettersi al riparo dagli elementi, per difendersi da nemici o predoni. Matera costituisce la testimonianza di un perfetto adattamento tra uomo e ambiente. La presenza dell’uomo si armonizzò mirabilmente con lo spazio selvaggio e trasformò in casa le cavità naturali che la natura aveva creato spontaneamente. A partire dalla sommità della Gravina, che venne poi denominata “Civita”, le abitazioni ipogee si diffusero in modo irregolare e inizialmente a gruppi sparsi, seguendo l’andamento orografico degli strati di roccia calcarenitica facilmente scavabili. La forma semplice della grotta era costituita da un vano di dimensioni variabili e a pianta tendenzialmente rettangolare con un soffitto a volta. Via via l’abitare in grotta, da scelta preistorica, si cristallizza nei secoli come forma edilizia peculiare di Matera, resistente e immutabile, di eccezionale valore culturale e antropologico. Le grotte sono una diversa dall’altra, per dimensioni, sviluppi e orientamento, seguono e penetrano le forme dei Sassi e col tempo divengono la base portante delle costruzioni che ad esse si sovrappongono. Si formano così nuclei che hanno uno sviluppo ipogeo sottostante ed uno sviluppo verticale con parti edificate: dove gli ambienti scavati in rupe reggono i livelli abitativi superiori. A Matera, più che in qualunque altra città italiana, i manufatti si fondono e confondono con il paesaggio. L’integrazione con l’ambiente della Gravina propria delle case materane si compie, oltre che strutturalmente, anche grazie all’omogeneità dei materiali. Gli elementi edificati – murature, tetti, lastricati – sono  realizzati con le stesse rocce di scavo dei vani ipogei, garantendo una uniformità sostanziale e cromatica sui toni del grigio e del bianco.
    L’immagine della città
    L’immagine di Matera si gioca sul contrasto tra caos e armonia. L’archetipo del labirinto si adatta a descrivere l’intrico di vie, vicoli, archi e terrazze della città storica, dove ogni elemento è connesso all’altro in sovrapposizioni e stratificazioni bizzarre e sinuose. Almeno fino alle soglie della Modernità, lo sviluppo urbanistico di Matera fu privo di un piano, di un disegno razionale. Le abitazioni nei Sassi vennero realizzate sulla spinta dei bisogni  dei gruppi familiari, che seguivano tecniche empiriche e tradizionali, al di fuori degli stili registrati dalla storia dell’arte. Tuttavia, il risultato fu straordinariamente armonico. I viaggiatori medievali che visitavano la città la paragonavano ad un cielo stellato, quando Matera appariva composta dalla Civita, posta sullo sperone roccioso svettante sulla Gravina, e dai due nuclei laterali del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano.
    Le Chiese rupestri
    Con i suoi oltre 150 esempi di chiese in rupe, spesso affrescate o a bassorilievo, Matera è depositaria di un eccezionale patrimonio d’arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio. L’abitudine materana della quotidianità in grotta determinò infatti anche i luoghi del culto, che si adattarono alla dimensione ipogea. Le chiese spesso sono ad una sola aula, oppure hanno due o tre navate; talvolta sono interamente scavate nella terra, talvolta presentano una facciata edificata, ma l’elemento costante è una presenza capillarmente diffusa, tanto nei rioni urbani quanto nei piccoli centri rurali o sulle vie di collegamento tra i fondi agricoli e la città. Chiese, monasteri, santuari esibiscono una pluralità e una contaminazione di stili sia sotto il profilo cronologico che dal punto di vista della provenienza. Le prime chiese in rupe sono riconducibili alla cultura monastica medievale, a partire dall’VIII secolo. L’apporto legato alla cultura latina è individuabile accanto a testimonianze di evidente matrice “greca e orientale, poiché Matera visse l’avvicendarsi di molte popolazioni – Longobardi, Normanni, Bizantini, Svevi, Angioini – che impressero il loro passaggio nelle forme dell’arte e del culto. Durante l’Alto Medioevo, e in particolare nel VII-VIII, quando Matera entrò sotto la dominazione longobarda nel Ducato di Benevento, si insediarono nel territorio materano monaci benedettini che diffusero l’iconografia latina del cristianesimo monastico. Nei secoli medioevali la città venne investita da ondate religiose di matrice bizantina (IX-X secolo): in fuga dai conflitti, giunsero dalle regioni d’Oriente eremiti e anacoreti che trovarono nell’altopiano materano lo spazio perfetto per la preghiera e la vita in solitudine. I monaci scavarono celle, realizzarono cisterne, fecero nascere nella roccia chiese semplici ma di grande suggestione che portavano impressa sulle pareti la cultura religiosa greco-orientale. Il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano o Parco della Murgia Materana  si articola nella città e nel territorio della Murgia Materana e tutela un paesaggio eccezionale per la presenza  di Chiese rupestri e villaggi preistorici, un paesaggio che è anima viva e storica testimonianza della civiltà rupestre nel bacino del Mediterraneo.
    Per saperne di più
    Breve storia di Matera
    In età preistorica, erano diffusi insediamenti sparsi in piccoli aggregati e venne privilegiata l’area della  Civita, perchè in posizione sopraelevata, più facile da difendere e con buon controllo visivo del territorio circostante. Per l’età greca e romana, non vi è documentazione sufficiente per affermare un carattere di tipo urbano dell’insediamento materano ed è credibile che perdurarono unità diffuse “a carattere sparso”, che pure erano in contatto con i centri costieri e con i traffici sugli assi viari verso la Puglia. Il crollo dell’Impero Romano portò un periodo di impoverimento e di isolamento del sito di Matera e gli abitanti si concentrarono di nuovo sulla Civita, per ragioni difensive, nel travagliato periodo delle invasioni. Nel Medioevo (VI-XIV secolo), Matera assunse la sua struttura urbana propria e peculiare. Nel VII secolo era già  sotto il dominio longobardo, entro il Ducato di Benevento. Nel IX secolo Matera venne coinvolta nelle lotte tra Longobardi, Bizantini e Saraceni per il controllo dell’Italia meridionale ma si radicò via via sempre più la componente greca della popolazione. Nel XI secolo i Normanni iniziarono l’occupazione delle terre del Mezzogiorno e anche Matera venne inclusa e infeudata; si diffuse il monachesimo, crebbero le comunità religiose e la città visse un periodo di crescita, con nuovi monasteri e chiese (XI-XIII secolo). Nel XII secolo, la Civita venne cinta da mura ed al suo interno vi si ergeva un castello normanno, poi abbattuto a metà del Quattrocento, mentre altre emergenze monumentali importanti erano il Monastero di S. Eustachio e la Cattedrale, iniziata all’alba del XIII secolo quando Matera venne elevata a sede arcivescovile. Nel corso del XIII secolo si assistette allo sviluppo abitativo dei Sassi, articolati in rioni (pittagi) e che ruotavano attorno a propri i luoghi di culto; la Civita divenne l’area sacra e più importante della città. Tra il XIV e il XV secolo, Matera era parte del Regno di Napoli, e si consolidò come città demaniale, direttamente amministrata dalla Corona Aragonese, anche se vi furono periodi in cui la città perse temporaneamente la sua condizione privilegiata. I secoli XV e XVI segnarono un rafforzamento della comunità materana, nella quale si affermò una oligarchia di famiglie locali. L’espansione del settore produttivo artigianale si accompagnò alla valorizzazione degli esponenti locali nell’amministrazione cittadina. Nel XVII secolo si registrò una fase di stagnazione economica dovuta alla forte pressione fiscale accompagnata ad una certa involuzione nella vita politica, a causa di lotte fra le famiglie dominanti e a causa della forte presenza della Chiesa che deteneva molti immobili e terreni. Nel Seicento ebbe inizio lo sviluppo urbano oltre le aree dei Sassi, alla ricerca di terreni più facili e spaziosi in piano. Il 1663 segnò una svolta importante, poiché Matera divenne sede della Regia Udienza di Basilicata, elevandosi a centro amministrativo a capo di un vasto territorio circostante. Nel XVIII secolo la città iniziò a perdere la sua unitarietà con la nuova espansione urbanistica nel Piano, dove si collocarono le nuove residenze borghesi, mentre nei Sassi si concentrò la parte più povera della popolazione. Si compì una netta differenziazione sociale – destinata ad acuirsi sempre più nei secoli moderni – tra i Sassi e il Piano. Nell’Ottocento, Matera visse un ulteriore periodo in cui calano le risorse economiche e il numero della popolazione. Nel corso del Novecento, la città nel Piano, sempre più borghese e moderna, cercò di distaccarsi e negare l’esistenza della città dei Sassi. I problemi secolari dei Sassi – sovraffollamento, insufficienti condizioni igieniche, povertà – divennero “questione nazionale”, esempio delle difficoltà del Mezzogiorno, e furono materia urgente del dibattito parlamentare con De Gasperi e Togliatti.
    Traguardi e imprese legislative per il recupero dei Sassi
    Dagli anni ’50 Matera venne interessata da un provvedimento legislativo in grado di iniziare a risolvere le criticità della città, avviando un risanamento urbanistico e una rinascita economica, sociale e culturale. La legge n. 619 del 17 maggio 1952 costituì una svolta istituzionale, che diede il via a studi, dibattiti e piani di intervento transdisciplinari con professionisti internazionali: sociologi, antropologi, urbanisti, scienziati ambientali, economisti. Vennero realizzati nuovi quartieri, rioni e borghi abitativi periferici per diminuire il sovraffollamento nei Sassi, e furono avviate azioni di recupero e valorizzazione dei patrimoni monumentali nei Sassi stessi. La legge tuttavia non portò a compimento tutti i suoi obiettivi, e negli anni ’60 ancora moltissime famiglie vivevano in precarie condizioni entro i rioni antichi. Si attuò una nuova battaglia istituzionale per il recupero dei Sassi e la sistemazione dignitosa delle famiglie che li occupavano. L’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale, avvenuta nel 1993, segnò una svolta importante nella storia della città e nel complesso percorso di tutela, conoscenza e valorizzazione della città dei Sassi.
    Nella Gravina la cripta del Peccato Originale
    Si trova nella parete della Gravina di Piacciano. Fu a lungo utilizzata come riparo da pastori e greggi, oggi è stata completamente restaurata e resa visitabile. Ha una semplice pianta rettangolare, e sul lato sinistro vi sono tre nicchie. La Cripta contiene un ciclo pittorico che è un capolavoro del X o IX secolo e mostra forti analogie con la tradizione pittorica longobarda beneventana. È considerata la Cappella Sistina delle chiese rupestri.
    La Chiesa di San Falcione
    La chiesa ebbe origine nel IX secolo ed è una delle più antiche di Matera. Si caratterizza come chiesa rupestre di influenza bizantina. Delle originali superfici affrescate, oggi rimangono limitate porzioni leggibili, ma il ciclo pittorico era dominato dal tema della Presentazione di Gesù al Tempio, episodio biblico associato alla Festa della Candelora, liturgia che prevedeva la benedizione delle candele. Il complesso di grotte e nicchie scavate intorno alla chiesa costituiva una delle tante pecchiare diffuse sulla Murgia e nei Sassi fino al XIX secolo, cioe’ un apiario. Nelle nicchie, al riparo della pioggia, dei venti freddi provenienti da nord e dell’eccessivo caldo estivo, venivano collocate le arnie; questa attività permetteva la produzione del miele e della cera utile proprio alla realizzazione delle candele.
    Il Villaggio Neolitico di Murgia Timone
    Scoperto dall’archeologo Domenico Ridola, il villaggio neolitico di Murgia Timone è un tipico esempio dei villaggi preistorici della Murgia materana. Si tratta di un insediamento fortificato da un fossato che aveva forma ad otto e racchiudeva un’area di 20.000 metri quadrati. All’interno sono state individuate le buche dove erano inseriti i pali delle capanne e altre cavità scavate per riporre alimenti; sono stati rinvenuti frammenti di ceramica graffita e dipinta e strumenti in selce e ossidiana. Le grotte materane vennero abitate o impiegate per le sepolture fin dal Paleolitico e continuarono ad essere frequentate con continuità nei secoli dai pastori, che le impiegavano come ricovero per le greggi o come deposito. Una di queste è la Grotta dei Pipistrelli. Si trova poco a sud di Matera, nella parete destra della Gravina, tra una fitta rete di molte altre cavità e fu scoperta da Domenico Ridola nell’Ottocento. Vi furono ritrovati diversi tipi di punte in pietra lavorata e resti di ossa animali che permisero di tracciare un quadro della popolazione faunistica risalente all’epoca preistorica, quando qui il clima era più freddo.
    Protagonisti
    Domenico Ridola
    Domenico Ridola (Ferrandina, 1841 – Matera, 1932)

    Medico di professione, senatore, appassionato di archeologia. Nacque in una famiglia altoborghese materana, si laureò all’Università di Napoli in Medicina e Chirurgia, si perfezionò con ricerche e studi entrando in contatto con stimolanti ambienti scientifici dell’epoca, quali Torino e Vienna. Ritornato a Matera per esercitare l’attività medica, si dedicò in modo sistematico all’indagine archeologica, riuscendo a conseguire importanti scoperte come la Grotta dei Pipistrelli, la vicina Grotta Funeraria (a pochi chilometri da Matera) e la necropoli di Timmari. Ridola portò alla luce testimonianze della vita preistorica nella Murgia materana, risalenti al Paleolitico e al Neolitico. Nel 1911 fu istituito il Museo Archeologico Nazionale a lui intitolato, dove venne ospitata la sua vasta collezione archeologica raccolta in anni di indagini.

    Carlo Levi
    Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975)

    Artista e scrittore di fama internazionale. Per le sue posizioni antifasciste, venne condannato al confino in Basilicata, dove trascorse due anni entrando in contatto con la cultura contadina e le tradizioni locali. Nella sua opera letteraria più celebre, Cristo si è fermato a Eboli (1945), maturata nel periodo del soggiorno forzato in Basilicata, descrisse la complessità e le peculiarità della città, delle genti e del territorio di Matera. Si impegnò intellettualmente negli anni ’60 per promuovere una azione politica e legislativa per il recupero dei Sassi e degli antichi rioni, denunciandone l’abbandono e lo stato di miseria in cui versava la popolazione del luogo.

    Antonio di Macco
    Antonio di Macco (Livorno, 1785 – 1854)

    Fu eletto arcivescovo di Acerenza e Matera nel 1835, dal Papa Gregorio XVI. Viene ricordato nella storia della città di Matera perché si distinse per l’atteggiamento liberale ed il suo spirito innovatore anche promotore di opere pubbliche. Si occupò di potenziare le strutture educative cittadine – da sempre sotto l’egida della Chiesa – ingrandendo il seminario; restaurò la Cattedrale; tentò di migliorare le condizioni materiali della popolazione dei Sassi finanziando un acquedotto per far giungere acqua pulita al Sasso Caveoso. L’opera era composta da un complesso sistema di canalizzazioni e cisterne sotterranee comunicanti che portavano acque di fonti sorgive e che rimasero in funzione fino alla prima metà del Novecento.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Matera e... i Longobardi
    La dominazione longobarda favorì la diffusione e la crescita delle comunità monastiche benedettine in tutta la penisola e ciò avvenne anche a Matera, dopo la sua annessione al Ducato di Benevento. Gli affreschi della celebre Cripta del Peccato Originale attestano la forte influenza della tradizione benedettina di Benevento nell’area materana. Sembra che il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, (Sito seriale UNESCO I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere), nel 774 possedesse a Matera la Chiesa di Santa Maria e San Michele. Nel Sasso Barisano, la toponomastica reca testimonianza della concentrazione della popolazione longobarda, come indicano i nomi di alcune chiese quali San Vito, San Martino, San Lorenzo dei Lombardi.
    Matera e... altri siti preistorici: le Palafitte dell’arco alpino e le necropoli rupestri di Pantalica
    Per la presenza di aree archeologiche preistoriche, il Sito di Matera può essere posto in collegamento con altri Siti italiani del Patrimonio Mondiale: i Siti Palafitticoli dell’Arco Alpino e le necropoli rupestri di Pantalica. Il territorio di Matera presenta diverse tracce di insediamenti preistorici, nella forma di villaggi neolitici, dove piccole comunità si dedicavano all’allevamento e all’agricoltura e vivevano in capanne riparate da un fossato o trincea con funzione difensiva scavata nella roccia e da una fortificazione in muratura a secco. Nell’ Età del Bronzo il villaggio neolitico di Murgia Timone venne impiegato come zona di sepoltura e vennero realizzate tombe a grotticella, simili a quelle che si trovano a Pantalica.
    Glossario
    Glossario

    anacoreta, s.m., monaco eremita che vive nell’isolamento dalla comunità, dedicandosi soltanto alla preghiera e alla meditazione.

    arnia, s.f., ricovero naturale o artificiale per una colonia di api.

    duttile, s.m., che si plasma con facilità, modellabile, malleabile, adattabile. Solitamente riferito ai metalli.

    dedalo, s.m., labirinto, groviglio, intrico. La parola proviene dal nome del mitico architetto e scultore greco, Dedalo, autore del labirinto cretese in cui venne rinchiuso il Minotauro.

    empirico, s.m., basato sull’esperienza, sulla pratica.

    gravina, s.f., canyon, forra, orrido; gola stretta e profonda, scavata da un corso d’acqua; le pareti della gravina sono verticali o in forte pendenza e presentano i solchi dell’erosione delle acque che dopo le piogge qui si incanalano con violenza.

    iconografia, s.f., scienza che studia le immagini e le loro tecniche di rappresentazione in riferimento al contesto storico; insieme delle rappresentazioni relative ad un particolare soggetto.

    ipogeo, s.m., sotterraneo, al di sotto del livello del suolo.

    orografico, s.m., che riguarda l’orografia, cioè l’andamento dei rilievi di un terreno.

    sorgivo, s.m., di fonte d’acqua, di sorgente.

Il sito per immagini icona-gallery

Iscrizione UNESCO

1993, Cartagena, Colombia, 17a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Preistoria, Età Antica, Medioevo


Italia Meridionale
Regione Basilicata


Criteri di Iscrizione

(iii) I Sassi e il Parco di Matera sono un notevole esempio di insediamento rupestre perfettamente adattato al contesto geomorfologico e all’ecosistema attraverso una continuità di oltre due millenni;

(iv) La città e il Parco sono un notevole esempio di complesso architettonico e paesaggistico che illustra un numero significativo di stadi della storia dell’umanità;

(v) La città e il Parco sono un notevole esempio di insediamento umano e di uso del territorio tradizionali che mostrano l’evoluzione di una cultura che ha mantenuto nel tempo relazioni armoniose con l’ambiente naturale.

Integrità
La proprietà del Patrimonio Mondiale comprende i Sassi di Matera e il Parco delle Chiese Rupestri, che insieme includono le peculiari caratteristiche culturali, siti e monumenti che sono alla base del valore universale eccezionale della proprietà. Questo comprende l’antico centro urbano e l’altopiano sul lato opposto della gola che mostrano evidenze di insediamenti umani per oltre 2000 anni. C’è una zona cuscinetto designata intorno alla proprietà del Patrimonio Mondiale per proteggere gli immediati dintorni dei Sassi dallo sviluppo sconsiderato.
Autenticità
I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera possiede un alto grado di autenticità. L’insediamento scavato nella roccia mostra le prove di una occupazione continua dalla preistoria fino alla metà del XX secolo. Si è avuta qualche interruzione quando l’intera popolazione dei Sassi è stata trasferita nel 1950. L’evacuazione è stata intrapresa al fine di migliorare l’igiene e rinnovare gli antichi quartieri. Mentre l’abbandono della zona ha portato ad una certa degradazione, il ritorno di persone dal 1980 ha ripristinato l’uso e la funzione tradizionali della proprietà e rinnovato lo spirito e il sentimento del luogo.
Estensione del bene

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