Illustrazione Elena Prette
Le Isole Eolie forniscono una testimonianza eccezionale di isole con formazione vulcanica e dei fenomeni vulcanici in corso. Studiate sin dal XVIII secolo, le isole hanno illustrato alla vulcanologia due dei tipi di eruzione (vulcaniana e stromboliana) e hanno, perciò, un posto di rilievo nella formazione di tutti i geologi per oltre 200 anni. Il sito continua tuttora ad arricchire il campo degli studi vulcanologici.
- Valore UNESCO
Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi, Panarea: queste le sette isole Eolie che sorgono come tesori preziosi dalle acque a Nord-Est della Sicilia, nel Tirreno Meridionale. Sono isole di origine vulcanica che fin dal XVIII secolo rappresentano, oltre che un bene di straordinario valore naturalistico e di meravigliosa bellezza estetica, un importante riferimento per gli studi di vulcanologia e geologia, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della didattica.
Natura e scienza: le Eolie da scoprire
Le Eolie sono uno straordinario ambiente dominato dalla natura. La flora e la fauna rappresentano un tesoro che queste isole racchiudono e conservano. Sono attestate circa 900 specie di piante, perlopiù tipiche di tutto il Mediterraneo (di cui quattro specie endemiche, cioè esclusive delle Eolie). Per quanto riguarda la fauna, vi sono circa 40 specie di uccelli, tra le quali sono di particolare interesse le specie migratrici; per la biodiversità dell’avifauna, le Isole Eolie sono un sito riconosciuto anche dall’associazione mondiale Birdlife International. Nel mondo animale eoliano vi sono mammiferi tra i quali è da ricordare la sottospecie endemica di roditore Eliomys quercinus leparensis e sette diverse specie di pipistrelli; sono presenti sette specie di rettili, fra cui il Lezard Podarcis siculus, scoperta e descritta soltanto di recente. Per quanto riguarda il territorio, queste isole, quali le vediamo emergere sulla superficie del Mar Tirreno, hanno un’identità particolare: esse sono delle vette. Si tratta infatti delle sette cime più elevate di quella che è una catena sottomarina di rilievi. La catena montuosa sottomarina che corrisponde all’arco eolico ha origine vulcanica e si è formata su linee di frattura della crosta terrestre a partire da fondali profondi fino a 3000 metri. Siamo dunque allo stesso tempo di fronte sia a un arcipelago che a un gruppo montuoso. La parte visibile è l’arco insulare che segue uno sviluppo lineare di circa 87 km, dal punto più a Nord-Est (l’isola di Stromboli) al punto più occidentale (l’isola di Alicudi), pur essendovi un prolungamento sottomarino verso Ovest con altri vulcani sommersi.Tra le pieghe della preistoria si conserva un patrimonio unico al mondo
La ricognizione e gli studi archeologici hanno dimostrato che i più antichi insediamenti umani in questo Sito furono a Lipari e a Salina, e avvennero attorno agli ultimi secoli del V millennio a.C. (inizio del Neolitico medio). In questo periodo la specie umana era già sedentaria, abitava in villaggi e praticava l’agricoltura e l’allevamento ed era abile nella realizzazione di manufatti come armi e utensili d’uso quotidiano con la pietra, in particolare l’ossidiana che proveniva dal vulcano di Lipari, il legno e l’osso. Aveva anche sviluppato una competenza artigianale ed estetica nella lavorazione della ceramica. I primi ad abitare Lipari non decisero di sistemarsi sulla costa, bensì nell’entroterra, sull’altipiano del Castellaro Vecchio a circa 400 m sul livello del mare: era una zona non visibile dal mare, dunque protetta dalle incursioni, fertile ed estesa, vicina ad una delle rare sorgenti dell’isola, la sorgente di Madoro, di cui oggi non resta che un esile rivolo. Oggi in quest’area sorgono floridi vigneti, e proprio grazie agli scavi del 1955-57 per l’impianto delle vigne sono stati portati alla luce reperti archeologici molto significativi: ceramiche d’impasto (importate da zone adriatiche e ioniche), lame di ossidiana e i resti di un nucleo abitativo costituito da capanne.Lipari
La più estesa delle Isole Eolie ha una superficie di 37,6 chilometri quadrati, su di essa si trovano rilievi che giungono all’incirca ai 600 metri di altitudine: Monte Chirica e Monte S. Angelo. Lipari è, fra tutte, la più adatta all’agricoltura, con vasti e fertili terreni piani coltivabili. Per via della sua natura vulcanica è priva di sorgenti vere e proprie, tuttavia vi sono diverse sorgenti termali. È stata da sempre l’isola dell’arcipelago più intensamente abitata fin dalla Preistoria. Oggi restano fenomeni di vulcanesimo secondario: come le fumarole e sorgenti calde.Vulcano
È la terza isola per grandezza, con una superficie di 21 chilometri quadrati. Fino al secolo XVI era costituita da due isole distinte: l’isolotto di Vulcanello (emerso dal mare all’inizio del II secolo a.C.) e l’isola maggiore. Per via dell’intensa attività vulcanica che caratterizza l’ambiente naturale, quest’isola sembra non essere mai stata abitata almeno fino alla grande eruzione del 1888-1890, dopo la quale il Cratere Grande ha cessato di essere attivo e alcuni agricoltori hanno potuto insediarsi e vivere sul Piano e a Gelso. L’Isola di Vulcano è stata fin dall’antichità classica al centro di molte fantastiche leggende che l’hanno dotata di vigore simbolico.Panarea
Con una superficie di 3,4 chilometri quadrati, Panarea è la più piccola di tutto l’arcipelago. Era anticamente nota col nome di Euònymos, cioè isola dal buon nome, mentre l’attuale nome risale all’inizio del VII secolo d.C. Secoli dopo, attorno al XVI secolo, Panarea fu base di pirati che tentavano incursioni verso le coste italiane, così ancora oggi una contrada dell’isola porta il nome del temibile e famigerato corsaro ottomano Dragut. Le fumarole di Panarea possono arrivare fino a 100 ° C: si tratta di emanazioni di vapore e gas vulcanici che fuoriescono da piccole e profonde fessure nel terreno.Stromboli
Punta di Nord Est dell’arcipelago eoliano, Stromboli si estende per 12,6 chilometri quadrati. Il suo antico nome era Stròngyle, la ‘rotonda’, per via della forma a trapezio arrotondato. Ci danno sue notizie molte leggende riferite da famosi storici classici come Strabone e Plinio, i quali riportano la leggenda secondo la quale proprio Stromboli (e non Lipari) era la dimora regale del dio Eolo. La montagna più alta presente a Stromboli, i Vàncori, raggiunge i 924 metri e, a circa 700 metri più a Nord, si trova il cratere Neo Stromboli che offre il meraviglioso spettacolo di cinque bocche eruttive con fiamme o lave incandescenti. Stromboli è l’unica isola ad avere un’attività vulcanica eruttiva permanente. Si tratta di fenomeni frammentari che caratterizzano la vulcanologia di quest’isola denominandola “attività stromboliana”: un continuo succedersi di esplosioni a intervalli piuttosto irregolari di minuti oppure di ore.Alicudi
Sostanzialmente costituita da una montagna conica che occupa una superficie di circa 5 chilometri quadrati, questa è l’isola di più recente formazione tra tutte le Eolie, ma anche la più inaccessibile e aspra. Pare che non vi abbia abitato nessuno almeno fino al V secolo d.C.; gli storici Plinio e Strabone scrivono che era adibita a pascolo brado da parte degli abitanti per poi venire abbandonata durante l’Alto Medioevo ed essere ripopolata a partire dal secolo XVII. Alicudi si trova all’estremità occidentale dell’arcipelago eoliano.Salina
Salina ha una superficie di 26,8 chilometri quadrati ed è costituita da due coni gemelli: il Monte Fossa delle Felci (il monte più alto delle Eolie coi suoi 961 m.) e il Monte dei Porri (860 m.) Per via della sua forma, l’isola era denominata nell’antichità, al tempo dei greci e dei romani, Didyme, cioè “la gemella”, mentre il nome attuale cominciò a fissarsi quando Salina divenne famosa per il sale prodotto dal laghetto di Lingua. Ancora oggi, a Salina, che è la più fertile e ricca di vegetazione, si produce la tradizionale Malvasia, vino per cui le Eolie sono famose.Filicudi
È una delle più antiche tra le Eolie e, come Alicudi, anche Filicudi rimase disabitata fino al V secolo d.C. Ha una superficie di 5,4 chilometri quadrati, è montuosa e ha poche aree coltivabili. L’antico nome di Filicudi, era Phoinikòdes o Phoinikùssa, perchè legato alla presenza delle felci che ancora oggi crescono nel suo cratere, . Quelli che un tempo, fino a mezzo secolo fa, erano campi coltivati, vigneti e olivati, oggi sono luoghi di fitta vegetazione di macchia mediterranea.Per saperne di più
L’origine vulcanica delle Isole Eolie
Secondo recenti studi, all’origine della catena vulcanica eoliana vi fu un fenomeno di subduzione della placca continentale africana a quella euro-asiatica. La subduzione avviene quando due zolle della crosta terrestre (zolle litosferiche)si incontrano e, come conseguenza, una di esse si insinua sotto all’altra, originando così una spinta verso l’alto e dando forma a una catena di rilievi. Altro effetto di quella subduzione, e della conseguente compressione, fu il determinarsi di attività vulcaniche (sulla medesima zona di compressione orogenetica delle Eolie si trova infatti anche l’Etna): accadde che il margine della zolla che si era insinuata sotto alla Calabria scese a profondità tali da venire in contatto con gli strati più caldi e fondersi, da ciò derivò la produzione di magmi successivi. Dunque la formazione di ciascuna delle sette isole dell’arcipelago, cioè della parte emergente dal mare dell’arco eoliano, ha avuto luogo grazie a una serie di eruzioni vulcaniche: nuovi crateri e nuove eruzioni si sono succeduti nel tempo e hanno sovrapposto sempre nuovi strati di lava o di cenere.Le spiagge fossili
Per la cronologia della formazione delle singole isole (o anche di parti di esse) sono molto utili e interessanti le spiagge fossili. Sono così denominate le antiche linee di riva del mare che si trovano a livelli molto diversi da quello attuale. Nel corso dei secoli e dei millenni, infatti, il mare ha cambiato la sua altezza rispetto al livello della terra emersa, sempre in stretta connessione con l’alternarsi, durante il Quaternario, di periodi freddi (glaciazioni) e periodi caldi (interglaciali): vi sono state trasgressioni marine, ovvero innalzamenti anche di parecchi metri, e regressioni marine, periodi in cui il livello è sceso molto al di sotto di quello attuale.L’ossidiana: pietra di Lipari
I primi insediamenti stanziali umani a Lipari e Salina sono collegati alle risorse del territorio. Su queste isole si trovava in grande quantità una sorta di vetro naturale, nero, il materiale più tagliente noto all’uomo preistorico e usato per la realizzazione di lamette e altri strumenti da taglio: l’ossidiana, una sostanza lavica colata frequentemente grazie alle eruzioni del vulcano all’estremità nordorientale di Lipari e successivamente pietrificatasi. Qui l’ossidiana veniva lavorata da esperte mani artigiane e da qui essa veniva anche esportata su tutta la costa dell’Italia meridionale. Molto più tagliente della selce, benché più fragile, l’ossidiana non era adatta per lavori di forza come l’incisione: infatti tra l’ossidiana e la selce vie era grossomodo la stessa differenza che c’è oggi tra un rasoio e un coltello. La selce, d’altra parte, veniva perlopiù importata a Lipari dalla Calabria e dalla Sicilia. Utilissima materia prima locale e fonte di ricchezza commerciale, l’ossidiana di Lipari è tra le più importanti e preziose, poiché nel Mediterraneo sono pochi i vulcani che la producono, solo quelli le cui lave raggiungono estrema acidità, e cioè: Pantelleria, Palmarola nelle isole Ponziane (in piccola quantità) e Oristano in Sardegna presso il Monte Arci.Il Castello di Lipari
È detto “Castello” di Lipari una cupola lavica risalente a un periodo all’incirca tra i 20.000 e i 13.000 anni fa (il terzo periodo della storia geologica dell’isola), durante il quale avvenne la formazione dei vulcani nel Sud di Lipari (tra i quali i vulcani di Monte della Guardia, di Monte Giardina e di Capistrello). Si tratta di una formazione rocciosa isolata ovaleggiante, con pareti verticali che dal mare fino a un’altezza di circa 45 metri sono inaccessibili, e sulla cima una superficie abbastanza pianeggiante. Il motivo per cui questo grande masso viene detto Castello è che rappresenta una vera e propria fortezza naturale, inespugnabile e capace di garantire protezione alle genti che nel corso dei secoli vi si sono insediate con necessità di difesa a partire dal IV millennio a.C. fino a tutta l’età del bronzo e in età classica. Ai piedi della cupola lavica, nella piana sottostante, si estesero gli abitati. L’aspetto appena descritto è tuttavia scomparso a partire dalla metà del XVI secolo, quando il re Carlo V vi fece erigere attorno possenti fortificazioni murarie che andarono a inglobare i precedenti interventi della torre greca e delle torri normanne.Il “topolino” delle Eolie: Eliomys quercinus leparensis
Il quercino, appartenente alla famiglia dei roditori, è molto simile al moscardino: lungo al massimo 16-17 cm più la coda che può arrivare fino a 12 cm, una pelliccia variopinta, grigio-rossastra sul dorso e bianca sul ventre, e la distintiva caratteristica di avere una linea scura che va dal muso alle orecchie, circondando gli occhi. Specie endemica di Lipari, è comunque diffuso in tutta Europa, dalla Spagna fino all’Ucraina.Il dio Efesto e l’Isola di Vulcano
Nell’antichità l’Isola di Vulcano era sacra al dio Efesto, colui che dominava i vulcani e tutte le grandi forze della natura. Il nome antico era Hierà, ovvero “la sacra”, o più precisamente Hierà Ephaistou, cioè “l’isola sacra ad Efesto”. Malgrado non ci siano giunte testimonianze di tale culto, numerose leggende narrano che in quest’isola, proprio dentro al cratere del vulcano, ci fosse l’officina di Efesto, , dove erano al lavoro i ciclopi per forgiare le armi degli dei.Protagonisti
Dragut, o Turghud Alì
Dragut, o Turghud Alì (Mugla, 1485 – Gozo, 1565)Fu un comandante navale e corsaro turco, soprannominato “spada vendicatrice dell’Islam” per la spietatezza dei suoi atti. La sua fama divenne celebre nei mari del Mediterraneo a partire dalle sue imprese contro il naviglio dei Veneziani. Colpì in Calabria, saccheggiò la Maremma, l’Isola d’Elba e le Baleari. Fu a capo del governo di Tripoli dal 1556 al 1565. Morì durante l’assedio turco di Malta.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Eolo vi regna: in vasto andro domina l’impeto di tempeste sonore e i venti chiude e incatena”
Virgilio, Eneide, Libro I
► “Vulcano: nemmeno dipingendola sarebbe possibile dare un’idea di questa isola convulsa e ardente. Davanti a questa strana apparizione non sapevamo distinguere il nostro viaggio da un sogno”.
Alexandre Dumas P.
Legami tra i siti Unesco italiani
Le Eolie e... il Monte Etna
Il Monte Etna è il più grande vulcano attivo d’Europa, uno dei più alti del mondo. Il Monte Etna, complesso vulcanico originatosi nel Quaternario, sorge in Sicilia a circa 50 km dalla città di Catania, e rappresenta un patrimonio di inestimabile valore sia dal punto di vista naturalistico che da quello scientifico e didattico. Così come è avvenuto nelle Isole Eolie, l’attività vulcanica ha trasformato, nel corso dei secoli, il paesaggio dotandolo di caratteristiche quasi lunari, di grande fascino naturalistico e di interesse scientifico.Le Eolie e... il centro storico di Napoli
Il re di Napoli, Carlo V, (già re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero) si occupò del riassetto della città di Napoli con la costruzione di nuove cinta murarie più forti e compatte, così come della ristrutturazione del Castello di Lipari. Nella prima metà del secolo XVI, infatti, si resero necessarie opere di rinforzo delle difese per via delle continue lotte e minacce da parte dell’Impero ottomano.Note bibliografiche
Bibliografia
G.M. Bacci, U. Spigo (a cura di), Prosopon-Persona. Testimonianze del Teatro Antico in Sicilia, Lipari 1-31 ottobre 2002, Palermo, 2004
M. Bacci, M.A. Mastelloni (a cura di), Alle radici della cultura mediterranea ed europea: I Normanni nello Stretto e nelle Isole Eolie, Lipari 1-31 ottobre 2002, Palermo, 2004
L. Bernabò Brea, M. Cavalier, Isole Eolie, vulcanologia archeologia, Oreste Ragusi Editore
L. Bernabò Brea, Gli Eoli e l’inizio dell’eta del bronzo nelle isole Eolie e nell’Italia meridionale, in “Annali Dipartimento di Studi del mondo classico e del Mediterraneo antico”, sezione di Archeologia e Storia Antica, quaderno n. 2, Istituto Universitario Orientale, Napoli, 1985
L. Bernabò Brea, M. Cavalier, Meligunìs Lipàra X. Scoperte e scavi archeologici nell’area urbana e suburbana di Lipari, Roma, 2000
L. Bernabò Brea, M. Cavalier, L. Campagna, Meligunìs Lipàra XII. Le iscrizioni lapidarie greche e latine nelle isole Eolie, Palermo, 2003
L. Bernabò Brea, M. Cavalier, Bellezza ed eleganza femminile nella Lipari greca ed ellenistica, Palermo, 2005
R. Gullo, S. Todesco (a cura di), I sentieri di Dydime, Messina, 1999
R. Gullo, A. Ollà (a cura di), Avventura nel tempo: primo itinerario “il museo”, Progetto Scuola Museo 3, Palermo, 2006
M.A. Mastelloni, U. Spigo (a cura di), Agli Albori della Ricerca Archeologica nelle Eolie. Scavi e scoperte a Lipari nel XIX secolo, Messina, 1998
U. Spigo, M. Saja (a cura di), Dal constitutum alle Controversie liparitane. La chiave di lettura della storia eoliana nell’ultimo millennio, Quaderni del Museo Archeologico Regionale Eoliano, vol. 2, Messina, 1998
U. Spigo, M.C. Martinelli (a cura di), Studi di archeologia classica in onore di Luigi Bernabò Brea, Quaderni del Museo Archeologico Regionale Eoliano, suppl. II, Messina, 2003
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Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi, Panarea: queste le sette isole Eolie che sorgono come tesori preziosi dalle acque a Nord-Est della Sicilia, nel Tirreno Meridionale. Sono isole di origine vulcanica che fin dal XVIII secolo rappresentano, oltre che un bene di straordinario valore naturalistico e di meravigliosa bellezza estetica, un importante riferimento per gli studi di vulcanologia e geologia, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della didattica.
Natura e scienza: le Eolie da scoprire
Le Eolie sono uno straordinario ambiente dominato dalla natura. La flora e la fauna rappresentano un tesoro che queste isole racchiudono e conservano. Sono attestate circa 900 specie di piante, perlopiù tipiche di tutto il Mediterraneo, tra cui ne spiccano quattro endemiche, cioè esclusive delle Eolie. Per quanto riguarda la fauna, vi sono circa 40 specie di uccelli, tra le quali sono di particolare interesse le specie migratrici; per la biodiversità dell’avifauna, le Isole Eolie sono un sito riconosciuto anche dall’associazione mondiale Birdlife International. Nel mondo animale eoliano vi sono mammiferi tra i quali è da ricordare la sottospecie endemica di roditore Eliomys quercinus leparensis e sette diverse specie di pipistrelli; sono presenti sette specie di rettili, fra cui il Lezard Podarcis siculus, scoperta e descritta soltanto di recente. Per quanto riguarda il territorio, queste isole, quali le vediamo emergere sulla superficie del Mar Tirreno, hanno un’identità particolare: esse sono delle vette. Si tratta infatti delle sette cime più elevate di quella che è una catena sottomarina di rilievi. La catena montuosa sottomarina che corrisponde all’arco eolico ha origine vulcanica e si è formata su linee di frattura della crosta terrestre a partire da fondali profondi fino a 3000 metri. Siamo dunque allo stesso tempo di fronte sia a un arcipelago che a un gruppo montuoso. La parte visibile è l’arco insulare che segue uno sviluppo lineare di circa 87 km, dal punto più a Nord-Est (l’isola di Stromboli) al punto più occidentale (l’isola di Alicudi), pur essendovi un prolungamento sottomarino verso Ovest con altri vulcani sommersi.Tra le pieghe della preistoria si conserva un patrimonio unico al mondo
La ricognizione e gli studi archeologici hanno dimostrato che i più antichi insediamenti umani in questo Sito furono a Lipari e a Salina, e avvennero attorno agli ultimi secoli del V millennio a.C. (inizio del Neolitico medio). In questo periodo la specie umana era già sedentaria, abitava in villaggi e praticava l’agricoltura e l’allevamento ed era abile nella realizzazione di manufatti come armi e utensili d’uso quotidiano con la pietra, in particolare l’ossidiana che proveniva dal vulcano di Lipari, il legno e l’osso. Aveva anche sviluppato una competenza artigianale ed estetica nella lavorazione della ceramica. I primi ad abitare Lipari non decisero di sistemarsi sulla costa, bensì nell’entroterra, sull’altipiano del Castellaro Vecchio a circa 400 m sul livello del mare: era una zona non visibile dal mare, dunque protetta dalle incursioni, fertile ed estesa, vicina ad una delle rare sorgenti dell’isola, la sorgente di Madoro, di cui oggi non resta che un esile rivolo. Oggi in quest’area sorgono floridi vigneti, e proprio grazie agli scavi del 1955-57 per l’impianto delle vigne sono stati portati alla luce reperti archeologici molto significativi: ceramiche d’impasto (importate da zone adriatiche e ioniche, lame di ossidiana e i resti di un nucleo abitativo costituito da capanne.Lipari
La più estesa delle Isole Eolie ha una superficie di 37,6 chilometri quadrati, su di essa si trovano rilievi che giungono all’incirca ai 600 metri di altitudine: Monte Chirica e Monte S. Angelo. Lipari è, fra tutte, la più adatta all’agricoltura, con vasti e fertili terreni piani coltivabili. Per via della sua natura vulcanica è priva di sorgenti vere e proprie, tuttavia vi sono diverse sorgenti termali. È stata da sempre l’isola dell’arcipelago più intensamente abitata fin dalla Preistoria. Oggi restano fenomeni di vulcanesimo secondario: come le fumarole e sorgenti calde.Vulcano
È la terza isola per grandezza, con una superficie di 21 chilometri quadrati. Fino al secolo XVI era costituita da due isole distinte: l’isolotto di Vulcanello (emerso dal mare all’inizio del II secolo a.C.) e l’isola maggiore. Per via dell’intensa attività vulcanica che caratterizza l’ambiente naturale, quest’isola sembra non essere mai stata abitata almeno fino alla grande eruzione del 1888-1890, dopo la quale il Cratere Grande ha cessato di essere attivo e alcuni agricoltori hanno potuto insediarsi e vivere sul Piano e a Gelso. L’Isola di Vulcano è stata fin dall’antichità classica al centro di molte fantastiche leggende che l’hanno dotata di vigore simbolico.Panarea
Con una superficie di 3,4 chilometri quadrati, Panarea è la più piccola di tutto l’arcipelago. Era anticamente nota col nome di Euònymos, cioè isola dal buon nome, mentre l’attuale nome risale all’inizio del VII secolo d.C. Secoli dopo, attorno al XVI secolo, Panarea fu base di pirati che tentavano incursioni verso le coste italiane, così ancora oggi una contrada dell’isola porta il nome del temibile e famigerato corsaro ottomano Dragut. Le fumarole di Panarea possono arrivare fino a 100 ° C: si tratta di emanazioni di vapore e gas vulcanici che fuoriescono da piccole e profonde fessure nel terreno.Stromboli
Punta di Nord Est dell’arcipelago eoliano, Stromboli si estende per 12,6 chilometri quadrati. Il suo antico nome era Stròngyle, la ‘rotonda’, per via della forma a trapezio arrotondato. Ci danno sue notizie molte leggende riferite da famosi storici classici come Strabone e Plinio, i quali riportano la leggenda secondo la quale proprio Stromboli (e non Lipari) era la dimora regale del dio Eolo. La montagna più alta presente a Stromboli, i Vàncori, raggiunge i 924 metri, e a circa 700 metri più a Nord, si trova il cratere Neo Stromboli che offre il meraviglioso spettacolo di cinque bocche eruttive con fiamme o lave incandescenti. Stromboli è l’unica isola ad avere un’attività vulcanica eruttiva permanente. Si tratta di fenomeni frammentari che caratterizzano la vulcanologia di quest’isola denominandola “attività stromboliana”: un continuo succedersi di esplosioni a intervalli piuttosto irregolari di minuti oppure di ore.Alicudi
Sostanzialmente costituita da una montagna conica che occupa una superficie di circa 5 chilometri quadrati, questa è l’isola di più recente formazione tra tutte le Eolie, ma anche la più inaccessibile e aspra. Pare che non vi abbia abitato nessuno almeno fino al V secolo d.C.; gli storici Plinio e Strabone scrivono che era adibita a pascolo brado da parte degli abitanti per poi venire abbandonata durante l’Alto Medioevo ed essere ripopolata a partire dal secolo XVII. Alicudi si trova all’estremità occidentale dell’arcipelago eoliano.Salina
Salina ha una superficie di 26,8 chilometri quadrati ed è costituita da due coni gemelli: il Monte Fossa delle Felci (il monte più alto delle Eolie coi suoi 961 m.) e il Monte dei Porri (860 m.) Per via della sua forma, l’isola era denominata nell’antichità, al tempo dei greci e dei romani, Didyme, cioè “la gemella”, mentre il nome attuale cominciò a fissarsi quando Salina divenne famosa per il sale prodotto dal laghetto di Lingua. Ancora oggi, a Salina, che è la più fertile e ricca di vegetazione, si produce la tradizionale Malvasia, vino per cui le Eolie sono famose.Filicudi
È una delle più antiche tra le Eolie e, come Alicudi, anche Filicudi rimase disabitata fino al V secolo d.C. Ha una superficie di 5,4 chilometri quadrati, è montuosa e ha poche aree coltivabili. L’antico nome di Filicudi era Phoinikòdes o Phoinikùssa, perché legato alla presenza delle felci, che ancora oggi crescono nel suo cratere. Quelli che un tempo, fino a mezzo secolo fa, erano campi coltivati, vigneti e olivati, oggi sono luoghi di fitta vegetazione di macchia mediterranea.Per saperne di più
L’origine vulcanica delle Isole Eolie
Secondo recenti studi all’origine della catena vulcanica eoliana vi fu un fenomeno di subduzione della placca continentale africana a quella euro-asiatica. La subduzione avviene quando due zolle della crosta terrestre (zolle litosferiche) si incontrano e, come conseguenza, una di esse si insinua sotto all’altra, originando così una spinta verso l’alto e dando forma a una catena di rilievi. Altro effetto di quella subduzione, e della conseguente compressione, fu il determinarsi di attività vulcaniche (sulla medesima zona di compressione orogenetica delle Eolie si trova infatti anche l’Etna): accadde che il margine della zolla che si era insinuata sotto alla Calabria scese a profondità tali da venire in contatto con gli strati più caldi e fondersi, da ciò derivò la produzione di magmi successivi. Dunque la formazione di ciascuna delle sette isole dell’arcipelago, cioè della parte emergente dal mare dell’arco eoliano, ha avuto luogo grazie a una serie di eruzioni vulcaniche: sempre nuovi crateri e nuove eruzioni si sono succeduti nel tempo e hanno sovrapposto sempre nuovi strati di lava o di cenere.Le spiagge fossili
Per la cronologia della formazione delle singole isole (o anche di parti di esse) sono molto utili e interessanti le spiagge fossili. Sono così denominate le antiche linee di riva del mare che si trovano a livelli molto diversi da quello attuale. Nel corso dei secoli e dei millenni, infatti, il mare ha cambiato la sua altezza rispetto al livello della terra emersa, sempre in stretta connessione con l’alternarsi, durante il Quaternario, di periodi freddi (glaciazioni) e periodi caldi (interglaciali): vi sono state trasgressioni marine, ovvero innalzamenti anche di parecchi metri, e regressioni marine, periodi in cui il livello è sceso molto al di sotto di quello attuale.L’ossidiana: pietra di Lipari
I primi insediamenti stanziali umani a Lipari e Salina sono collegati alle risorse del territorio. Su queste isole si trovava in grande quantità una sorta di vetro naturale, nero, il materiale più tagliente noto all’uomo preistorico e usato per la realizzazione di lame e altri strumenti da taglio: l’ossidiana, una sostanza lavica colata frequentemente grazie alle eruzioni del vulcano all’estremità nordorientale di Lipari e successivamente pietrificatasi. Qui l’ossidiana veniva lavorata da esperte mani artigiane e da qui essa veniva anche esportata su tutta la costa dell’Italia meridionale. Molto più tagliente della selce benché più fragile, l’ossidiana non era adatta per lavori di forza come l’incisione: infatti tra l’ossidiana e la selce vie era grossomodo la stessa differenza che c’è oggi tra un rasoio e un coltello. La selce, d’altra parte, veniva perlopiù importata a Lipari dalla Calabria e dalla Sicilia. Utilissima materia prima locale e fonte di ricchezza commerciale, l’ossidiana di Lipari è tra le più importanti e preziose, poiché nel Mediterraneo sono pochi i vulcani che la producono, solo quelli le cui lave raggiungono estrema acidità, e cioè: Pantelleria, Palmarola nelle isole Ponziane, in piccola quantità, e Oristano in Sardegna presso il Monte Arci.Il Castello di Lipari
È detto ‘Castello’ di Lipari una cupola lavica risalente a un periodo all’incirca tra i 20.000 e i 13.000 anni fa, durante il quale avvenne la formazione dei vulcani nel Sud di Lipari. Si tratta di una formazione rocciosa isolata ovaleggiante, con pareti verticali inaccessibili che dal mare arrivano fino a un’altezza di circa 45 metri. Viene detto ‘Castello’ perchè rappresenta una vera e propria fortezza naturale, inespugnabile e capace di garantire protezione alle genti che nel corso dei secoli vi si sono insediate con necessità di difesa a partire dal IV millennio a.C. fino a tutta l’età del bronzo e in età classica. Ai piedi della cupola lavica, nella piana sottostante, si estesero gli abitati. L’aspetto appena descritto è tuttavia scomparso a partire dalla metà del XVI secolo, quando il re Carlo V vi fece erigere attorno possenti fortificazioni murarie, che andarono a inglobare i precedenti interventi della torre greca e delle torri normanne.Il “topolino” delle Eolie: Eliomys quercinus leparensis
Il quercino, appartenente alla famiglia dei roditori, è molto simile al moscardino: lungo al massimo 16-17 cm più la coda che può arrivare fino a 12 cm, una pelliccia variopinta, grigio-rossastra sul dorso e bianca sul ventre, e la distintiva caratteristica di avere una linea scura che va dal muso alle orecchie circondando gli occhi. Specie endemica di Lipari, è comunque diffuso in tutta Europa, dalla Spagna fino all’Ucraina.Il dio Efesto e l’Isola di Vulcano
Nell’antichità l’Isola di Vulcano era sacra al dio Efesto, colui che dominava i vulcani e tutte le grandi forze della natura. Il nome antico era Hierà, ovvero “la sacra”, o più precisamente Hierà Ephaistou, cioè “l’isola sacra ad Efesto”. Numerose leggende narrano che in quest’isola, proprio dentro al cratere del vulcano, ci fosse l’officina di Efesto, dove erano al lavoro i ciclopi per forgiare le armi degli dei.Protagonisti
Dragut, o Turghud Alì
Dragut, o Turghud Alì (Mugla, 1485 – Gozo, 1565)Fu un comandante navale e corsaro turco, soprannominato “spada vendicatrice dell’Islam” per la spietatezza dei suoi atti. La sua fama divenne celebre nei mari del Mediterraneo a partire dalle sue imprese contro il naviglio dei Veneziani. Colpì in Calabria, saccheggiò la Maremma, l’Isola d’Elba e le Baleari. Fu a capo del governo di Tripoli dal 1556 al 1565. Morì durante l’assedio turco di Malta.
Legami tra i siti Unesco italiani
Le Eolie e... il Monte Etna
Il Monte Etna è il più grande vulcano attivo d’Europa, uno dei più alti del mondo. Il Monte Etna, complesso vulcanico originatosi nel Quaternario, sorge in Sicilia a circa 50 km dalla città di Catania, e rappresenta un patrimonio di inestimabile valore sia dal punto di vista naturalistico che da quello scientifico e didattico. Così come è avvenuto nelle Isole Eolie, l’attività vulcanica ha trasformato, nel corso dei secoli, il paesaggio dotandolo di caratteristiche quasi lunari, di grande fascino naturalistico e di interesse scientifico.Le Eolie e... il centro storico di Napoli
Il re di Napoli, Carlo V, (già re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero) si occupò del riassetto della città di Napoli con la costruzione di nuove cinta murarie più forti e compatte, così come della ristrutturazione del Castello di Lipari. Nella prima metà del secolo XVI, infatti, si resero necessarie opere di rinforzo delle difese per via delle continue lotte e minacce da parte dell’Impero ottomano.Glossario
Glossario
avifauna, s.f., insieme delle specie di uccelli che abitano un’area geografica.
biodiversità, s.f., è la condivisione dello stesso ambiente naturale da parte di differenti specie animali e vegetali. Un alto grado di biodiversità è segno di salute di un ecosistema; la biodiversità è oggetto di studi specifici.
ceramiche d’impasto o ceramica grezza, con queste definizioni si intendono gli oggetti realizzati con argilla che contiene molte impurità, come sabbia e addirittura piccoli sassolini, realizzate in epoca preistorica e protostorica. E’ frutto di un processo produttivo poco elaborato, nel quale si lavora l’argilla così com’è quando viene estratta. Il risultato è un manufatto di aspetto più “grezzo”, con superficie molto ruvida e generalmente colore bruno-nerastro.
endemico, s.m., che appartiene ad uno specifico territorio; locale, nato e legato a un preciso luogo, spontaneo, caratteristico. In biologia, zoologia e botanica la parola indica organismi che vivono soltanto in una determinata e circoscritta area geografica.
ossidiana, s.f., è una particolare roccia eruttiva, quindi originata da colate di lave, che si caratterizza per la sua qualità simile al vetro prodotto dall’uomo, ma formata naturalmente dal rapido raffreddamento del magma; ha colore scurissimo, tendente al nero, ed è facilmente scheggiabile in pezzi taglienti.
sedentario, s.m., riferito a una popolazione, è il contrario di nomade: che risiede in uno stesso territorio in modo durevole. In generale la parola indica che non comporta movimento, spostamento; ad. es. stile di vita sedentario, quando non sono praticate in modo significativo attività sportive; lavoro sedentario, attività professionale che si svolge da seduti.
2000, Cairns, Australia, 24a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Naturalistico
Età della Terra
Isole
Regione Sicilia (Mar Tirreno meridionale, Mare Mediterraneo)
Criteri di Iscrizione
(viii) La morfologia delle isole vulcaniche rappresenta un modello storico nell’evoluzione degli studi della vulcanologia mondiale. Le Isole Eolie sono uno straordinario esempio del fenomeno vulcanico ancora in corso. Studiate sin dal XVIII secolo le Isole hanno fornito alla vulcanologia due tipi di eruzione (vulcaniana e stromboliana) e hanno occupato, di conseguenza, un posto eminente nell’educazione di tutti i geologi per oltre 200 anni. Il sito continua ad arricchire il campo degli studi vulcanologici.
Estensione del bene




