Venezia e la sua Laguna

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Tra i beni patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO figura la città di Venezia e la sua Laguna, situate nella regione del Veneto, nel Nord-est d’Italia. Fondata nel V secolo d.C. e sviluppatasi su oltre 118 piccole isole, Venezia divenne un importante potenza marittima nel X secolo. L’intera città è uno straordinario capolavoro architettonico in cui anche il più piccolo edificio contiene opere dei più grandi artisti del mondo, come Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese, solo per citarne alcuni. Nella laguna, che si estende su una superficie di oltre 50.000 km², la natura e la storia si intrecciano dal V secolo, quando le popolazioni veneziane, per sfuggire alle invasioni barbariche, trovarono rifugio sulle isole sabbiose di Torcello, Jesolo e Malamocco. Questi insediamenti temporanei divennero gradualmente permanenti e quello che nacque come un rifugio per i contadini e i pescatori della terra ferma divenne una potenza marittima. Nel corso dei secoli, durante il periodo di espansione, quando fu costretta a difendere i propri mercati dalle iniziative commerciali degli arabi, dei genovesi e dei turchi ottomani, Venezia non cessò mai di consolidare la propria posizione nella laguna. In questo mare interno, da sempre minacciato, in un piccolo arcipelago sfiorato dalle onde, sorge una delle aree edificate più spettacolari del Medioevo. Da Torcello, a Nord, fino a Chioggia, verso Sud, quasi ognuna delle minuscole isole vantava un insediamento, una cittadina, un villaggio di pescatori e un centro di produzione artigianale (Murano). Tuttavia Venezia, sita nel cuore della Laguna, rappresentava una delle maggiori capitali del mondo medievale. Quando un gruppo di piccole isole si unificò per dare vita ad un unico sistema urbano, non rimase nulla della topografia originale, tranne quelli che divennero canali, come il Canale della Giudecca, il Canale di San Marco e il Canal Grande, e una rete di piccoli rii, le autentiche arterie di una città sull’acqua. Venezia e il suo paesaggio lagunare son o il risultato di un processo dinamico che dimostra l’interazione nel tempo tra l’uomo e l’ecosistema del suo ambiente naturale. L’intervento umano si distingue per le elevate capacità tecniche e creative nella realizzazione di opere idrauliche e architettoniche nell’area lagunare. Lo straordinario patrimonio culturale venutosi ad accumulare nella laguna nel corso dei secoli è testimoniato dalla scoperta di un importante insediamento archeologico nell’area di Altino e di altri siti nella terraferma, che rappresentavano importanti snodi commerciali e di comunicazione. Venezia e la sua Laguna formano un tutt’uno, del quale la storica città di Venezia è il cuore pulsante e un’opera d’arte ineguagliabile, che ha esercitato un’influenza notevole sullo sviluppo dell’architettura e delle arti monumentali. L’influenza di Venezia sullo sviluppo dell’architettura e delle arti monumentali è stata considerevole. Venezia presenta un completo abaco tipologico dell’architettura medievale, il cui eccezionale valore va di pari passo con il carattere straordinario di una ambiente urbano che si è dovuto adattare alle speciali esigenze del luogo. I secoli della straordinaria Età dell’Oro della Repubblica nel periodo medievale sono rappresentati da monumenti di eccezionale bellezza come San Marco e Palazzo Ducale. La Laguna di Venezia possiede inoltre una delle più alte concentrazioni di capolavori al mondo: dalla Cattedrale di Torcello alla Chiesa di Santa Maria della Salute.

  • Valore UNESCO
    Origini e ascesa di una città unica al mondo
    La fondazione di Venezia risale al V secolo d.C., epoca in cui cominciò a formarsi quella che sarà la futura Repubblica veneziana. A fronte della discesa in Italia del popolo longobardo, un progressivo movimento migratorio portò non solo singoli profughi e famiglie ma veri e propri gruppi organizzati dalla terraferma alle lagune. Si compose così, difeso dalle minacce grazie all’acqua delle paludi e dei canali, il nucleo iniziale della civiltà veneziana: una società multiforme e originale costituita da pescatori ed autorità civili e militari, piccoli armatori, autorità ecclesiastiche, cittadini più o meno abbienti e proprietari, mercanti e marinai. I primi insediamenti stabili furono a Torcello e in quel complesso di isole (Olivolo) che, in seguito a fortificazione, si chiamerà Castello, rimanendo il nome di un sestiere veneziano. Fin dai suoi esordi, la realtà veneziana fu caratterizzata da un singolare rapporto tra elementi naturali ed antropici, per una convivenza che farà di Venezia un caso unico al mondo. Borgo, villaggio di pescatori, centro artigianale: le origini di Venezia sono tutto questo insieme. Da qui all’organizzazione in un unico sistema urbano fino a diventare la grande e ricchissima potenza marittima della Repubblica a partire dal X-XI secolo, uno sviluppo che ha lasciato il segno sia nella storia politica e commerciale (in particolare per gli scambi con l’Oriente, per cui Venezia fu una porta privilegiata verso quel lungo sistema commerciale detto Via della Seta) che nella storia dell’arte.
    Il prestigioso tesoro veneziano
    Come se galleggiasse, in equilibrio fluido tra terra e acqua, un ecosistema eccezionale di tipo semi-lacustre, un ambiente fatto e vissuto nel felice eppure non sempre facile compromesso tra uomo e natura, Venezia conserva e racchiude tesori artistici di valore universale. I grandi artisti che hanno impresso prima sulla tela e poi nell’immaginario collettivo l’incanto straordinario di questa città, furono a loro volta, per primi, impressionati dalle immagini, gli odori, i colori, i suoni le atmosfere e gli echi storici di Venezia. Giorgione, Tiziano Vecellio, il Tintoretto, il Veronese: i maestri pittori rinascimentali della Repubblica di Venezia lasciarono alle loro opere meravigliose il compito di traghettare attraverso i secoli l’alto pregio dell’arte veneziana che influenzò, e continua a conquistare, l’Europa e il mondo intero.
    Per saperne di più
    San Marco
    La Basilica di San Marco è un gioiello di rara bellezza e il più importante simbolo della città di Venezia, al contempo tempio religioso e monumento. Si tratta di una favolosa testimonianza di quello che fu per secoli il prestigioso e ricco legame culturale e artistico, oltre che economico e commerciale, tra Venezia e l’Oriente di Bisanzio. Edificata all’inizio del IX secolo secondo criteri architettonici che privilegiano l’espansione in larghezza piuttosto che in altezza, la basilica reca al suo interno una cripta dove, il 31 gennaio dell’anno 828, vennero poste le reliquie di San Marco, il santo Patrono delle genti venete legato al simbolo del Leone alato armato di spada e munito di libro. Furono due mercanti, Buono di Malamocco e Rustico di Torcello, a trasportare da Alessandria d’Egitto a Venezia le spoglie del santo. Leggendario è il modo in cui sono riusciti a portarlo di nascosto nel lungo viaggio: prelevato da un monastero, lo nascosero sotto a un carico di carne di maiale per evitare i controlli dei musulmani. Nel X secolo un rovinoso incendio appiccato al Palazzo Ducale distrusse anche San marco, quindi l’edificio venne ricostruito per volere del doge Domenico Contarini e nuovamente consacrato nel 1094. Nel corso dei secoli la Basilica si è continuamente arricchita nelle decorazioni e nei suoi elementi costituivi: colonne, fregi, marmi, sculture e oro arrivati a Venezia dalle navi dei mercanti che provenivano da Oriente. In particolare, con la vittoria di Costantinopoli nella quarta crociata (1204) si poté ulteriormente arricchire il tesoro di san Marco e nel tempio furono portati arredi di notevole valore. I materiali che sono progressivamente entrati a far parte della Basilica furono perlopiù materiali di spoglio, cioè provenienti da edifici e strutture demolite. A ciò si deve il caratteristico aspetto eterogeneo e policromo della facciata per il quale San Marco, oltre che per gli splendidi mosaici del suo interno, è famosa in tutto il mondo.
    Le opere idrauliche a difesa della Laguna
    La laguna di Venezia è un ampio bacino costiero d’acqua salata che si estende con specchi acquei, canali, velme e barene per circa 629 kmq. Si tratta di un ambiente seminaturale, in quanto prodotto della continua sovrapposizione degli effetti delle opere antropiche sui processi naturali. Le prime opere di sistemazione idraulica della gronda lagunare vennero avviate nel XIV secolo, quando Venezia entrò per la prima volta in possesso della terraferma immediatamente a ridosso della laguna. L’interramento della laguna stava raggiungendo livelli preoccupanti, così si provvide allo scavo del canale Orfano, principale punto d’accesso della città dal mare, e alla realizzazione di un poderoso argine a sbarramento della foce principale del Brenta e di numerosi e altri corsi d’acqua che furono convogliati attraverso un canale in una nuova foce. Verso la fine del Quattrocento la Repubblica effettuò un’ulteriore diversione del Brenta che venne sbarrato con chiuse nei pressi di Dolo e deviato in un nuovo canale a sud della laguna. Nella stessa epoca fu deviato anche il corso del Marzenego che venne portato a confluire nella foce del Dese, all’estremità settentrionale della laguna. Successivamente nella foce del Dese-Marzenego venne portato a confluire anche lo Zero. Nel 1533 il Piave esondò dalla riva destra, irrompendo nel letto del Sile e provocando vasti interramenti nella laguna nord. La Repubblica inizialmente rispose erigendo in posizione distaccata rispetto al letto del Piave, l’argine San Marco, poi realizzò la Tajada de Re, un canale che deviava a nord il corso del Piave. All’inizio del Seicento la Repubblica avviò una vasta campagna di lavori per risolvere in modo definitivo il problema degli apporti fluviali. La Repubblica di Venezia deviò il braccio del Po di Tramontana, che minacciava di decapitare la foce dell’Adige e di interrare il porto di Chioggia convogliandolo verso est nel nuovo Taglio di Porto Viro. Quindi si realizzarono nuove deviazioni per il Brenta e per il Piave e infine fu deviato anche il Sile, ultimo grande fiume che sfociava ancora in Laguna.
    La Scuola Grande di San Rocco
    Le Scuole a Venezia erano confraternite di laici che, sotto il patrocinio di un santo protettore, si proponevano scopi di devozione e di penitenza, di tutela degli interessi di singole professioni e arti, oppure a servizio delle associazioni per i lavoratori stranieri presenti in città e bisognosi di assistenza e di inserimento nel lavoro. San Rocco, le cui spoglie sono conservate dal 1485 all’interno della chiesa omonima, era venerato per proteggersi dalle epidemie e in particolare dalla peste. La chiesa sorge accanto all’edificio che nel suo complesso prese il nome di Scuola nel 1478, poiché nacque come sede di una confraternita di devoti al santo e dediti a opere benefiche; la confraternita, poi cresciuta numericamente, venne chiamata Scuola Grande nel 1489. L’edificio fu iniziato nel 1515 da Bartolomeo Bon, cui si deve il piano terreno. I lavori furono continuati da Sante Lombardo e dopo il 1527 da Antonio Scarpagnino che completò la parte superiore e armonizzò la facciata con l’erezione di un doppio ordine di colonne. Tintoretto, confratello della scuola decorò assieme ai suoi allievi la Sala dell’Albergo dal 1564 al 1567, proseguì con la Sala Superiore dal 1575 al 1581 e concluse la sua opera con la Sala inferiore dal 1583 al 1587. Per il suo splendore e unitarietà pittorica il ciclo rappresenta per Venezia quello che la Cappella Sistina è per Roma.
    La Biennale d’Arte e i Giardini Napoleonici
    Col passare degli anni, quelle che un tempo erano le aree verdi di Venezia adoperate per la coltivazione o il pascolo (da qui il nome “campo” per designare una piazzetta veneziana) furono progressivamente sostituite da lastre per la pavimentazione. Oggi il verde pubblico di Venezia non è molto esteso, ed è collocato in sei giardini, uno dei quali, nel sestiere Castello, è sede della grande esposizione chiamata La Biennale di Venezia. Si tratta dei Giardini Napoleonici, anche detti della Biennale o di Castello. Per Venezia, questi rari polmoni verdi sono molto importanti e vanno preservati in quanto patrimonio botanico-forestale, per un ricambio degli agenti inquinanti gassosi, e anche per motivi estetici. I Giardini di Castello, realizzati nel 1807 con un decreto napoleonico, sono la casa di oltre cento specie arboree: tigli, bagolari, platani, ligustri, allori, pittospori, eponimi e piante esotiche rare. Questa parte dell’area, di circa 18.000 mq, è pubblica mentre gli altri 42.000 mq sono visitabili soltanto durante l’esposizione della Biennale. La storia della Biennale ha radici lontane che risalgono al 1895 quando è stata inaugurata la I Esposizione Internazionale d’Arte ai quali erano presenti i regnanti Umberto I e Margherita di Savoia. Oggi si possono ammirare i maggiori lavori di arte contemporanea del panorama nazionale ed internazionale. Due le sedi espositive dedicate alla mostra e situate nel tessuto della città: l’Arsenale e i Giardini Napoleonici. I Giardini ospitano 29 padiglioni di architettura novecentesca ciascuno recante il nome della nazione di riferimento.
    Il Ghetto
    Venezia vanta il più antico e meglio conservato fra i quartieri ebraici del Vecchio Continente, nato nel 1516 in seguito alle disposizioni del Governo della Serenissima, che confinava gli ebrei in una zona circoscritta della città. Lo stesso termine ‘ghetto’ è di origine veneziana, deriva da ‘geto’ (in gergo getto di metallo fuso), ed è riferito al fatto che nella zona destinata al quartiere ebraico anticamente sorgevano le fonderie. L’insediamento è caratterizzato da case molto alte con interpiani molto bassi che testimoniano la grande densità della popolazione del ghetto. Tra la prima metà del 1500 e la metà del 1600 i vari gruppi etnici edificarono ciascuno la propria sinagoga (“scola” in veneziano) sorsero così le Scole ashkenazite Tedesca e Canton, la Scola Italiana e le Scole sefardite Levantina e Spagnola, tutt’oggi intatte. Nel 1797, con la caduta della Serenissima, Napoleone decretò la fine della segregazione e l’equiparazione degli ebrei agli altri cittadini.
    L’Arsenale di Venezia
    “… quale nell’arzana de viniziani bolle l’inverno la tenace pece a rimplamar li legni lor non sani, che navigar non ponno; e ‘n quella vece chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppo le coste a quel che più viaggi fece; chi ribatte da prora, e chi da poppa, altri fa remi, ed altri volge sarte chi terzeruolom, ed artimon rintoppa…”

    Dante Alighieri, Divina Commedia, XXI.

    La parola arsenale viene dall’arabo “darsina’a”, che significa “luogo dove si costruiscono e si custodiscono le navi”. Fondato intorno al 1104, ai tempi della Serenissima quello di Venezia era uno dei maggiori cantieri d’Europa, vi lavoravano circa 16.000 operai ed era in grado di produrre anche due navi in un giorno. Nel corso dei secoli l’arsenale veneziano venne più volte distrutto dagli incendi e successivamente ricostruito. Gli operai che lavoravano quotidianamente all’arsenale godevano di particolari privilegi come montare la guardia al Palazzo Ducale o presidiare la Zecca, e svolgevano circa una trentina di mestieri: mastri d’ascia, fonditori, fabbri e maestri d’arma di vario genere, mentre le donne erano addette al mantenimento e alla cura delle vele. Attorno ai cantieri sorgevano poi le abitazioni dei marinai che si erano distinti per meriti speciali, costruite nel XII secolo. Nel complesso, l’area dell’arsenale aveva l’aspetto e i connotati di una piccola città nella città. Fin dalle sue origini, questa parte molto popolare di Venezia ha caratterizzato l’atmosfera veneziana grazie all’eccezionale varietà di gente che vi si poteva incontrare: rematori, mercanti greci, turchi, armeni, arabi, siriani, dignitari bizantini e schiavi liberati, soldati ed avventurieri, tutti conviventi in un unico contesto urbano all’insegna dell’apertura e della tolleranza.

    Le barche veneziane
    Da sempre la barca rappresenta per i veneziani un mezzo indispensabile, in un ambiente difficile e molte volte ostile, infatti dalle barche dipendevano e dipendono i trasporti, le comunicazioni e gli scambi e di conseguenza la qualità della vita civica veneziana. Cassiodoro, intorno al 538, scrisse: “Ai muri delle vostre case tenete legate le vostre barche come la gente della terraferma fa con gli animali domestici.” Mentre per la produzione delle grandi navi si contava sul lavoro delle fabbriche dell’Arsenale, per gli altri tipi di imbarcazioni, utili al trasporto o per la pesca, c’erano a Venezia dei cantieri più piccoli chiamati “squeri” ed esisteva la scuola degli “squerarioli” presso la chiesa di San Trovaso, con (nel 1620) 60 capomastri e numerosi addetti a varie mansioni accessorie. Oltre alla famosa gondola esistono altri tipi di barche, costruite a seconda dell’uso: il gondolino è usato nella regata storica, la sampierota è per la pesca a vela, la caorlina per il trasporto degli ortaggi. Infine un’imbarcazione dal nome molto curioso: la vipera, priva di poppa ma con due prue identiche su entrambi i lati, usata dai gendarmi austriaci per inseguire i contrabbandieri di sale, grazie ad essa gli inseguitori dei contrabbandieri potevano invertire velocemente la rotta anche negli stretti canali veneziani, perché bastava voltarsi e invertire la direzione della remata. Un’altra particolarità è data dalle vele: le imbarcazioni tradizionali veneziane infatti montavano vele “al terzo” dalla tipica forma trapezoidale e dagli sgargianti colori. La denominazione “al terzo” si riferisce al punto in cui “l’antenna” superiore (il legno che sta sopra la vela) è fissata all’albero: a un terzo circa della sua lunghezza a partire dall’estremità prodiera. La barca è leggera, ha un’ottima manovrabilità e una perfetta compatibilità con gli scafi a fondo piatto o a pescaggio minimo che permettono di navigare anche nei bassi fondali lagunari.
    Il Lazzaretto
    Venezia fu la prima città ad allestire un lazzaretto, che venne collocato nel 1423 nell’isola lagunare oggi nota come Lazzaretto Vecchio. Il termine stesso deriverebbe da (Santa Maria di) Nazareth, intitolazione del monastero ivi esistente, con sovrapposizione del nome del patrono dei lebbrosi, San Lazzaro.
    Il lazzaretto era un luogo d’isolamento per merci e persone, che vi venivano ricoverate per scongiurare il pericolo di epidemie, in particolar modo di lebbra e di peste. A Venezia nel 1468, come spesso accadeva nelle grandi città, venne costruito un secondo lazzaretto, posto anch’esso su isola e chiamato Lazzaretto Nuovo: così il primo venne dedicato specificamente a coloro che avevano conclamata la malattia, mentre nel secondo si svolgeva la quarantena preventiva di merci e persone. Entrambi i lazzaretti erano costituiti da una serie di cortili attorno ai quali si disponevano gli ambienti per il personale di servizio, le celle per i ricoverati e semplici tettoie per il ricovero delle merci.
    Protagonisti
    Il cardinale Bessarione
    Il cardinale Bessarione (Trebisonda, 1400 circa – Ravenna, 18 novembre 1472)

    Ebbe forse nome Basilio il promettente giovane greco che entrò nell’Ordine basiliano nel 1423 con il nome di Bessarione. All’educazione scolastica e ascetica unì quella sulle scienze naturali e sulla filosofia platonica, che coltivò con Gemisto Pletone. Elevatosi nei gradi ecclesiastici e nel favore imperiale, fu scelto per partecipare al concilio di Ferrara, dove, nell’ottobre 1438 pronunciò il discorso inaugurale, che auspicava l’unità fra i cristiani d’Occidente e d’Oriente. Nel dicembre 1439 venne nominato cardinale della basilica dei SS. XII Apostoli a Roma. Subito dopo la caduta di Costantinopoli (1453), Bessarione decise di mettere insieme una raccolta che comprendesse codici di tutte le opere greche sopravvissute, e di prendere provvedimenti di modo che dopo la sua morte non venisse dispersa e rimanesse a disposizione di tutti gli studiosi. In tal modo egli sperava di riuscire a salvare la grande tradizione ellenica. Come custode della sua biblioteca, che all’epoca vantava la collezione di manoscritti greci più grande d’Occidente, egli scelse Venezia, sia per la sua posizione geografica a cavallo fra Oriente e Occidente, sia per la sua stabile organizzazione politica, che per i numerosi debiti di gratitudine che aveva verso la Repubblica. Nell’estate dei 1469 Bessarione inviò al doge e al Senato l’atto di donazione della sua biblioteca, insieme con la famosa lettera in cui esponeva i motivi del dono e imponeva tutela e custodia per i libri, che chiedeva fossero posti in una sede degna di loro e dei lettori. Nel 1537 Jacopo Sansovino ricevette l’incarico di costruire la “Libreria” che doveva accogliere la donazione di Bessarione. Tra il 1554 e il 1564 i libri, 548 codici greci, 337 latini, e 27 incunaboli, vennero trasportati in questo edificio dove ancora oggi formano il nucleo della Biblioteca Nazionale Marciana.

    Marco Polo

    Marco Polo (Venezia, 1254 – Venezia, 1324) divenne famoso per aver composto l’opera Il Milione dalla cella nella quale, assieme al compagno Rustichello da Pisa, restò prigioniero durante la battaglia navale fra veneziani e genovesi del 7 settembre 1298. Marco Polo dettò a Rustichello il resoconto dei propri viaggi in Oriente, che oggi è considerato uno dei più bei libri dell’avventura umana. Marco viaggiò assieme al fratello e al padre, commerciante, fino a dove nessun europeo si era mai spinto: in Catai e in Cina. Allora Marco, diciassettenne, attraversò l’Anatolia, l’Iran, il Pamir, il Turkestan, il deserto dei Gobi e la Cina fino a Pechino. Alla corte di Pechino del Kublai Kan la famiglia Polo rimase per ben diciassette anni, ritornando a Venezia soltanto nel 1292.

    Tintoretto

    Tintoretto (Jacopo Robusti), (1519- 1594)

    Figlio di un tintore di panni da cui deriva il soprannome, Jacopo Robusti trascorre l’intera sua esistenza nella città di Venezia tranne che per un viaggio a Roma, avvenuto presumibilmente nel 1545 e una visita a Mantova nel 1580. Della sua vita si sa davvero poco. Persino la determinazione dell’anno di nascita non è certa. Sembra sia andato per un breve periodo, a bottega da Tiziano, che lo avrebbe cacciato dalla sua scuola, per lo spirito ribelle del giovane allievo. Tintoretto ha una grande facilità di disegno a cui unisce la conoscenza del colorismo veneto e l’abile uso della luce, evidenziando solo alcuni particolari per rendere più vivo il dipinto. Nel maggio 1564 i consiglieri della Scuola Grande di San Rocco decidono di far decorare a proprie spese il soffitto dell’Albergo, la sala delle riunioni della giunta, nella nuova sede costruita dietro l’abside della Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Tintoretto, partecipa al concorso presentando modello per una tela rappresentante “La gloria di San Rocco”: inizia così una collaborazione, destinata a durare un ventennio.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    “La bellezza circostante è tale che quasi subito si è presi da una voglia assolutamente incoerente, animalesca, di tenerle testa, di mettersi alla pari. La vanità non c’entra, e neppure la naturale sovrabbondanza di specchi, tra i quali il più importante è l’acqua stessa. […]. È  colpa – o merito – delle vedute e delle prospettive veneziane, perché in questa città un uomo conta più per la sua silhouette che per i suoi connotati individuali, e una silhouette si può migliorare. E’ anche colpa – o merito – di tutto questo marmo, pizzi di marmo, intarsi, capitelli, cornicioni, rilievi e modanature, nicchie abitate e disabitate, santi, non santi, vergini, angeli, cherubini, cariatidi, frontoni, balconi con i loro robusti polpacci al vento, e relative finestre, gotiche o moresche. Perché questa è la città dell’occhio: le altre facoltà vengono in seconda linea. […] E in ultima analisi, questa città è un vero trionfo del cordato, perché qui l’occhio, il nostro unico organo grezzo, quello più simile a un pesce, qui l’occhio nuota davvero: guazza, guizza, oscilla, si tuffa, si arrotola”.

    Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, 1991, Milano, Adelphi

     

    “Si disse che giungere a Venezia col treno, dalla stazione, era come entrare in un palazzo dalla porta di servizio, e solo per nave, come aveva fatto lui questa volta, bisognava giungere nella più inverosimile delle città”.

    Thomas Mann, La morte a Venezia, Berlino 1912.

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Venezia e... La città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto
    A partire dagli anni sessanta del Cinquecento Palladio venne chiamato a progettare per Venezia alcuni edifici religiosi di grande importanza, quali la facciata di San Francesco della Vigna, e le tre chiese che delineano il paesaggio del Bacino di San Marco: la Chiesa di Santa Maria della Presentazione (detta delle Zitelle situata nell’isola della Giudecca), la Basilica di San Giorgio Maggiore (isola di San Giorgio Maggiore) e la Chiesa del Redentore (isola della Giudecca).
    Venezia e... Verona
    Il pittore Paolo Caliari, meglio noto come il Veronese, risiedette e operò dal 1556 a Venezia, lasciando nel Rinascimento un segno illustre di eccezionale genialità artistica. Nacque (nel 1528) e si formò nella città di Verona: svolse il suo apprendistato nella bottega di Antonio Badile, ma il talentuoso stile del Veronese si dovette soprattutto al rapporto che Paolo ebbe da giovane con l’architetto Michele Sanmicheli, che gli trasmise l’influenza del manierismo di matrice tosco-romana. Anche in laguna il genio del Veronese rimase caratterizzato da un’identità artistica in un certo senso “altra”, “foresta”.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    AA.VV, Venezia e la peste (1348-1797), Comune di Venezia, Marsilio ed.,Venezia, 1979.

    D. Calabi, U. Camerino, E. Concina, La città degli ebrei. Il ghetto di Venezia: architettura e urbanistica, Marsilio, Venezia, 1996.

    L. D’Alpaos, L’evoluzione morfologica della Laguna di Venezia attraverso la lettura di alcune mappe storiche e delle sue carte idrografiche, Comune di Venezia, Venezia, 2010.

    A. Gentili, Tintoretto. I temi religiosi, Giunti (Art Dossier, 228 Firenze), Firenze, 2006.

    A. Zorzi, La Repubblica del Leone – storia di Venezia, Rusconi, Milano, 1979.

    M. Zorzi, La Libreria di San Marco. Libri, lettori, società nella Venezia dei Dogi, Mondadori, Milano, 1987.

  • Valore UNESCO
    Origini e ascesa di una città unica al mondo
    La fondazione di Venezia risale al V secolo d.C., quando, a causa della discesa in Italia del popolo longobardo, gli abitanti della terraferma iniziarono a migrare in gruppi organizzati nell’area delle lagune e vi si insediarono trovando in questi luoghi una naturale difesa dai nemici. La popolazione della futura Venezia si costituì da una società multiforme e originale formata da pescatori, piccoli armatori, autorità ecclesiastiche, mercanti e marinai. Le prime ad essere abitale furono l’isola di Torcello e il complesso di isole (Olivolo) che, in seguito a fortificazione, si chiamerà Castello. Fin dalle origini, Venezia fu caratterizzata da un rapporto singolare con l’acqua, rendendola un caso unico al mondo; la città crebbe e diventò una grande e ricchissima potenza marittima nel Mediterraneo.
    Il prestigioso tesoro veneziano
    Come se galleggiasse, in equilibrio tra terra e acqua, Venezia conserva e racchiude tesori artistici di valore universale. Giorgione, Tiziano Vecellio, il Tintoretto, il Veronese, solo alcuni dei maestri rinascimentali della Repubblica di Venezia che lasciarono opere meravigliose capaci di influenzare e conquistare l’Europa e il mondo intero.
    Per saperne di più
    San Marco
    La Basilica di San Marco è un gioiello di rara bellezza e il più importante simbolo della città di Venezia; al contempo tempio religioso e monumento. Si tratta di una favolosa testimonianza di quello che fu per secoli il prestigioso e ricco legame culturale e artistico, oltre che economico e commerciale, tra Venezia e l’Oriente di Bisanzio. Edificata all’inizio del IX secolo, la basilica reca al suo interno una cripta dove, il 31 gennaio dell’anno 828, vennero poste le reliquie di San Marco, il santo Patrono delle genti venete legato al simbolo del Leone alato armato di spada e munito di libro. Furono due mercanti, Buono di Malamocco e Rustico di Torcello, a trasportare da Alessandria d’Egitto a Venezia le spoglie del santo. Leggendario è il modo in cui sono riusciti a portarlo di nascosto nel lungo viaggio: prelevato da un monastero, lo nascosero sotto a un carico di carne di maiale per evitare i controlli dei musulmani. Nel X secolo un rovinoso incendio appiccato al Palazzo Ducale distrusse anche San marco, quindi l’edificio venne ricostruito per volere del doge Domenico Contarini e nuovamente consacrato nel 1094. Nel corso dei secoli la Basilica si è arricchita nelle decorazioni e nei suoi elementi costruttivi: colonne, fregi, marmi, sculture e oro arrivati a Venezia dalle navi dei mercanti che provenivano da Oriente. In particolare, con la vittoria di Costantinopoli nella Quarta Crociata (1204) si poté ulteriormente arricchire il tesoro di San Marco e nel tempio furono portati arredi di notevole valore.
    Le opere idrauliche a difesa della Laguna
    La laguna di Venezia è un ampio bacino costiero d’acqua salata che si estende con specchi acquei, canali, velme e barene per circa 629 kmq. Si tratta di un ambiente seminaturale, in quanto prodotto della continua sovrapposizione degli effetti delle opere dell’uomo sui processi naturali. Per evitare l’interramento spontaneo della laguna, le prime opere di sistemazione idraulica vennero avviate nel XIV secolo e proseguirono nei secoli successivi con con lo scavo di canali e la costruzione di argini o deviazioni fluviali per controllare le rete di corsi d’acqua circostanti.
    La Scuola Grande di San Rocco
    Le Scuole a Venezia erano confraternite di laici che, sotto la protezione di un santo, si proponevano scopi di devozione e di penitenza, di tutela degli interessi di singole professioni e arti, oppure a servizio delle associazioni per i lavoratori stranieri presenti in città e bisognosi di aiuto e di inserimento nel lavoro. San Rocco, le cui spoglie sono conservate dal 1485 all’interno della chiesa omonima, era venerato per proteggersi dalle epidemie e in particolare dalla peste. La chiesa del santo sorge accanto all’edificio che nel suo complesso prese il nome di Scuola Grande nel 1489. Tintoretto, confratello della scuola, decorò assieme ai suoi allievi le Sale della Scuola Grande di San Rocco, realizzando un capolavoro che rappresenta per Venezia quello che la Cappella Sistina è per Roma.
    La Biennale d’Arte e i Giardini Napoleonici
    Col passare degli anni, quelle che un tempo erano le aree verdi di Venezia adoperate per la coltivazione o il pascolo (da qui il nome “campo” per designare una piazzetta veneziana) furono sostituite da lastricati pavimentati. Oggi il verde pubblico di Venezia non è molto esteso, ed è collocato in sei giardini, uno dei quali, è sede della grande esposizione chiamata La Biennale di Venezia. Si tratta dei Giardini Napoleonici, anche detti della Biennale o di Castello. La storia della Biennale ha radici lontane che risalgono al 1895 quando è stata inaugurata la I° Esposizione Internazionale d’Arte. La Biennale accoglie i maggiori lavori di arte contemporanea sul panorama internazionale.
    Il Ghetto
    Venezia vanta il più antico e meglio conservato fra i quartieri ebraici del Vecchio Continente, nato nel 1516 in seguito alle disposizioni del Governo della Serenissima, che confinava gli ebrei in una zona circoscritta della città. Lo stesso termine ‘ghetto’ è di origine veneziana, deriva da ‘geto’ (in gergo getto di metallo fuso), ed è riferito al fatto che nella zona destinata al quartiere ebraico anticamente sorgevano le fonderie.
    L’Arsenale di Venezia
    La parola arsenale viene dall’arabo “darsina’a”, che significa “luogo dove si costruiscono e si custodiscono le navi”. Fondato intorno al 1104, ai tempi della Serenissima quello di Venezia era uno dei maggiori cantieri d’Europa, vi lavoravano circa 16.000 operai ed era in grado di produrre anche due navi in un giorno. L’area dell’arsenale aveva l’aspetto di una piccola città nella città e vi si potevano incontrare rematori, mercanti greci, turchi, armeni, arabi, siriani, dignitari bizantini e schiavi liberati, soldati ed avventurieri, tutti conviventi in una atmosfera eterogenea e di grande tolleranza.
    Le barche veneziane
    Da sempre la barca rappresenta per i veneziani un mezzo indispensabile, dalle barche dipendevano e dipendono oggi i trasporti, le comunicazioni e gli scambi. Mentre per la produzione delle grandi navi si contava sul lavoro delle fabbriche dell’Arsenale, per gli altri tipi di imbarcazioni, utili al trasporto o per la pesca, c’erano a Venezia dei cantieri più piccoli chiamati “squeri” ed esisteva la scuola degli “squerarioli” presso la chiesa di San Trovaso, con (nel 1620) 60 capomastri e numerosi addetti a varie mansioni. Oltre alla famosa gondola esistono altri tipi di barche, costruite a seconda dell’uso: il gondolino è usato nella regata storica, la sampierota è per la pesca a vela, la caorlina per il trasporto degli ortaggi.
    Il Lazzaretto
    Venezia fu la prima città ad allestire un lazzaretto, che venne collocato nel 1423 nell’isola lagunare oggi nota come Lazzaretto Vecchio. Il termine stesso deriverebbe dal nome del patrono dei lebbrosi, San Lazzaro.
    Il lazzaretto era un luogo d’isolamento per merci e persone, che vi venivano ricoverate per scongiurare il pericolo di epidemie, in particolar modo di lebbra e  di peste.
    Protagonisti
    Il cardinale Bessarione
    Il cardinale Bessarione (Trebisonda, 1400 circa – Ravenna, 18 novembre 1472)

    Uomo di chiesa e grande studioso che, dopo la caduta di Costantinopoli, decise di mettere insieme una raccolta che comprendesse codici di tutte le antiche opere greche sopravvissute. Bessarione realizzò una biblioteca eccezionale che decise di collocare proprio a Venezia, città simbolo dello scambio tra Oriente e Occidente. Il patrimonio di libri, formato da codici greci, latini e incunaboli sono ancora oggi il nucleo della Biblioteca Nazionale Marciana.

    Marco Polo

    Marco Polo (Venezia, 1254 – Venezia, 1324) divenne famoso per aver composto l’opera Il Milione dalla cella nella quale, assieme al compagno Rustichello da Pisa, restò prigioniero durante la battaglia navale fra veneziani e genovesi del 7 settembre 1298. Marco Polo dettò a Rustichello il resoconto dei propri viaggi in Oriente, che oggi è considerato uno dei più bei libri dell’avventura umana. Marco viaggiò assieme al fratello e al padre, commerciante, fino a dove nessun europeo si era mai spinto: in Catai e in Cina. Allora Marco, diciassettenne, attraversò l’Anatolia, l’Iran, il Pamir, il Turkestan, il deserto dei Gobi e la Cina fino a Pechino. Alla corte di Pechino del Kublai Kan la famiglia Polo rimase per ben diciassette anni, ritornando a Venezia soltanto nel 1292.

    Tintoretto

    Tintoretto (Jacopo Robusti), (1519- 1594)

    Figlio di un tintore di panni da cui deriva il soprannome, Jacopo Robusti trascorre l’intera sua esistenza nella città di Venezia tranne che per un viaggio a Roma, avvenuto presumibilmente nel 1545 e una visita a Mantova nel 1580. Della sua vita si sa davvero poco. Persino la determinazione dell’anno di nascita non è certa. Sembra sia andato per un breve periodo, a bottega da Tiziano, che lo avrebbe cacciato dalla sua scuola, per lo spirito ribelle del giovane allievo. Tintoretto ha una grande facilità di disegno a cui unisce la conoscenza del colorismo veneto e l’abile uso della luce, evidenziando solo alcuni particolari per rendere più vivo il dipinto. Nel maggio 1564 i consiglieri della Scuola Grande di San Rocco decidono di far decorare a proprie spese il soffitto dell’Albergo, la sala delle riunioni della giunta, nella nuova sede costruita dietro l’abside della Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Tintoretto, partecipa al concorso presentando modello per una tela rappresentante “La gloria di San Rocco”: inizia così una collaborazione, destinata a durare un ventennio.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Venezia e... La città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto
    A partire dagli anni sessanta del Cinquecento Palladio venne chiamato a progettare per Venezia alcuni edifici religiosi di grande importanza, quali la facciata di San Francesco della Vigna, e le tre chiese che delineano il paesaggio del Bacino di San Marco: la Chiesa di Santa Maria della Presentazione (detta delle Zitelle situata nell’isola della Giudecca), la Basilica di San Giorgio Maggiore (isola di San Giorgio Maggiore) e la Chiesa del Redentore (isola della Giudecca).
    Venezia e... Verona
    Il pittore Paolo Caliari, meglio noto come il Veronese, risiedette e operò dal 1556 a Venezia, lasciando nel Rinascimento un segno illustre di eccezionale genialità artistica. Nacque (nel 1528) e si formò nella città di Verona: svolse il suo apprendistato nella bottega di Antonio Badile, ma il talentuoso stile del Veronese si dovette soprattutto al rapporto che Paolo ebbe da giovane con l’architetto Michele Sanmicheli, che gli trasmise l’influenza del manierismo di matrice tosco-romana. Anche in laguna il genio del Veronese rimase caratterizzato da un’identità artistica in un certo senso “altra”, “foresta”.
    Glossario
    Glossario

    barena, s.f., tratto di terra emergente dalle acque della laguna, per lo più anche in fase di acque piene, di poco superiore al medio pelo marino, ha superficie piana e costituzione più frequentemente argillosa, con intercalazioni sabbiose. Il nome barena deriva dal vocabolo veneto baro che indica un cespuglio o un ciuffo d’erba.

    cripta, s.f., dall’architettura medievale, una camera o un vano ricavato nella pietra, solitamente nel sottosuolo, sotto al pavimento delle chiese, destinato a conservare le tombe o i tesori.

    eterogenea, s.f. di eterogeneo, non omogeneo, diseguale, differenziato al suo interno.

    incunabolo, s. m., si definisce convenzionalmente un documento stampato con la tecnologia dei caratteri mobili e realizzato tra la metà del XV secolo.

    velme, pl. f. di velma, porzione di fondale lagunare poco profondo ma comunque normalmente sommerso, che tuttavia emerge in particolari condizioni di bassa marea. Sono per questo generalmente prive di vegetazione a differenza delle barene che sono sommerse solo durante le alte maree.

Il sito per immagini icona-gallery

Iscrizione UNESCO

1987, Parigi, Francia, 11° sessione della Commissione Patrimonio Mondiale.


Sito Culturale


Età antica, Medioevo, Rinascimento, Età Moderna e Contemporanea.


Italia nord-orientale
Regione Veneto


Criteri di Iscrizione

(i) Venezia è un’opera d’arte senza eguali. La città è costruita su 118 isolette e sembra galleggiare sulle acque della laguna dando forma ad un paesaggio indimenticabile la cui bellezza imponderabile ha ispirato Canaletto, Guardi, Turner e tanti altri pittori. La Laguna di Venezia possiede inoltre una delle maggiori concentrazioni di capolavori al mondo: dalla cattedrale di Torcello alla Chiesa di Santa Maria della Salute, tutti i secoli di una straordinaria Età dell’Oro sono rappresentati da monumenti di eccezionale bellezza: San Marco, Palazzo Ducale, San Zanipolo e la Scuola di San Marco, i Frari e la Scuola di San Rocco, San Giorgio Maggiore e così via.
(ii) L’influenza di Venezia sullo sviluppo dell’architettura e delle arti monumentali è notevole: in primo luogo attraverso i “fondachi” o scali commerciali della Serenissima Repubblica posti lungo la costa dalmata, in Asia Minore e in Egitto, nelle isole del Mar Ionio, nel Peloponneso, a Creta e a Cipro, dove i monumenti sono stati chiaramente edificati sulla base dei modelli veneziani. Tuttavia, quando iniziò a perdere il proprio potere sui mari, Venezia esercitò la propria influenza in modo molto diverso, grazie ai suoi grandi pittori. Bellini e Giorgione, e poi Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo cambiarono totalmente la percezione dello spazio, della luce e del colore, lasciando una chiara impronta sullo sviluppo della pittura e delle arti decorative in tutta Europa.
(iii) con l’eccezionalità di un sito archeologico ancora animato di vita, Venezia stessa è la testimonianza del suo passato. La signora dei mari è un ponte tra l’Oriente e l’Occidente, fra l’Islam e la Cristianità, e continua a vivere nelle migliaia di monumenti e vestigia di epoche passate.
(iv) Venezia possiede una serie ineguagliabile di complessi architettonici che ricordano l’apice dello splendore della Repubblica. Dai grandi monumenti, come Piazza San Marco e la Piazzetta (la Basilica, il Palazzo Ducale, la Biblioteca Marciana, il Museo Correr, le Procuratie Vecchie) alle residenze più modeste nelle calli e nei campi dei suoi sei sestieri, tra cui figurano le Scuole Grandi, gli ospedali delle Scuole e delle istituzioni di beneficenza o di mutuo soccorso del XIII secolo, Venezia presenta un completo abaco tipologico dell’architettura medievale, il cui eccezionale valore va di pari passo con il carattere straordinario di un ambiente urbano che si è dovuto adattare alle speciali esigenze del luogo. (v) nell’area mediterranea, la Laguna di Venezia rappresenta un esempio eccezionale di un habitat semi-lacustre, reso vulnerabile da cambiamenti naturali e climatici irreversibili. In questo ecosistema interconnesso, in cui le barene (terreni fangosi ora sopra ora sotto il livello del mare) rivestono la stessa importanza delle isole, è necessario proteggere le abitazioni costruite sui pali, i villaggi dei pescatori e le risaie tanto quanto i palazzi e le chiese. (vi) Venezia è il simbolo della lotta vittoriosa dell’uomo contro gli elementi e della sua capacità di dominare una natura ostile. La città è inoltre associata in modo diretto e tangibile alla storia dell’umanità. La “Regina dei Mari”, eroicamente abbarbicata alle sue isolette, ha esteso i propri orizzonti ben oltre la laguna, l’Adriatico e il Mediterraneo. È da Venezia che Marco Polo (1254-1324) partì alla ricerca della Cina, Annam, Tonkin, Sumatra, India e Persia. La sua tomba a San Lorenzo ricorda il ruolo dei mercanti veneziani nella scoperta del mondo, dopo gli Arabi, ma ben prima dei Portoghesi.

Autenticità
I beni patrimoniali del Sito hanno sostanzialmente conservato i propri caratteri originari. La struttura urbana ha sostanzialmente mantenuto le caratteristiche spaziali e formali del Medioevo e del Rinascimento, con qualche aggiunta successiva dovuta agli interramenti e alle bonifiche. I numerosi monumenti e complessi monumentali nella città hanno mantenuto il proprio carattere e la propria autenticità attraverso la conservazione dei loro elementi costitutivi e caratteri architettonici. Allo stesso modo, l’intero sistema urbano ha mantenuto il medesimo impianto e gli stessi modelli insediativi e di organizzazione degli spazi aperti dell’età medievale e rinascimentale. Molta attenzione è stata dedicata al restauro strutturale degli edifici nell’applicazione di criteri conservativi e nell’utilizzo e nel recupero dei materiali nelle loro stratificazioni storiche. La cultura locale ha sviluppato una continuità profondamente radicata nell’utilizzo delle tecniche e dei materiali. L’espressione dell’autenticità dei valori culturali del Sito è data proprio dalla adozione e dal riconoscimento dell’efficacia delle pratiche e tecniche tradizionali di conservazione e restauro. Anche gli altri insediamenti lagunari hanno mantenuto un elevato livello di autenticità, che continua a manifestarsi nel mantenimento del carattere e della specificità dei luoghi. I processi storici che si sono susseguiti e che hanno conformato il paesaggio lagunare hanno lasciato una forte testimonianza dell’azione dell’uomo, la cui opera è visibile, tangibile e riconoscibile nella sua autenticità e sequenzialità storica.
Integrità
Per le loro caratteristiche geografiche, la città di Venezia e gli insediamenti lagunari hanno preservato l’integrità originale del patrimonio edificato, della struttura degli insediamenti e delle interrelazioni nella laguna. I confini della città e degli altri insediamenti lagunari sono ben circoscritti e delimitati dall’acqua. Venezia ha mantenuto i propri confini, le caratteristiche paesaggistiche e i rapporti fisici e funzionali con l’ambiente lagunare. La struttura e la conformazione urbana di Venezia sono rimaste sostanzialmente simili a quelle della città nel Medioevo e nel Rinascimento. Il mantenimento dell’integrità della conformazione e della struttura urbana di Venezia pertanto testimonia la concezione formale ed organizzativa dello spazio e le abilità tecniche e creative di una cultura e civiltà che è stata in grado di creare un patrimonio architettonico eccezionale. Nonostante la varietà di stili e stratificazioni storiche, gli edifici e le costruzioni si sono fusi organicamente in un’unità interconnessa, mantenendo le proprie caratteristiche fisiche e le qualità architettoniche ed estetiche, così come le caratteristiche più tecniche, attraverso un linguaggio architettonico che è sia autonomo che coerente con i principi di funzionalità ed estetica della tradizionale struttura urbana di Venezia. Gli insediamenti urbani hanno subito delle trasformazioni in termini di funzionalità. La città storica ha modificato le proprie funzioni urbane a causa di una diminuzione significativa della popolazione, del cambio di destinazione d’uso di molti edifici, della sostituzione delle attività e servizi produttivi tradizionali con altre attività. L’eccezionale pressione del turismo sulla città di Venezia ha provocato una parziale trasformazione funzionale della città e dei centri storici lagunari, dovuta alla sostituzione degli edifici residenziali dotati di alloggi, attività e servizi commerciali destinati ai residenti con attività legate al turismo che minacciano l’identità e l’integrità culturale e sociale del Sito. Questi fattori in futuro potrebbero avere un impatto fortemente negativo sull’identità e l’integrità del Sito e rientrano pertanto tra le principali priorità del Piano di Gestione. Il fenomeno dell’acqua alta è una minaccia all’integrità del valore culturale, ambientale e paesaggistico del sito. La ricorrenza di alte maree a livelli eccezionali rappresenta una minaccia significativa per la salvaguardia e l’integrità della laguna veneziana e degli insediamenti storici. L’aumento della frequenza e dei livelli delle alte maree, oltre al fenomeno del moto ondoso dovuto al transito delle imbarcazioni a motore, è una delle cause principali del deterioramento e del danneggiamento delle strutture degli edifici e delle aree urbane. Nonostante questo fenomeno abbia un impatto significativo sulla morfologia e sulla configurazione del paesaggio lagunare a causa dell’erosione del fondale marino e delle barene, al momento non costituisce un pericolo per l’integrità della proprietà. Queste minacce vengono riconosciute come prioritarie nel Piano di Gestione per le quali include uno specifico sistema di monitoraggio.
Estensione del bene

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