Illustrazione Elena Prette
Il Comitato decide l’iscrizione alla Lista in base ai criteri culturali (i), (iii) e (iv), considerato che i Nuraghi di Sardegna, di cui Su Nuraxi è l’esemplare più importante, costituiscono una risposta straordinaria alle situazioni culturali e sociali del tempo, attraverso l’utilizzo creativo e innovativo dei materiali e delle tecniche a disposizione di una comunità insulare preistorica.
- Valore UNESCO
I Nuraghi sono costruzioni ciclopiche preistoriche tipiche della Sardegna. Testimoniano una particolare espressione architettonica della civiltà mediterranea che è databile a partire dall’Età del Bronzo, e che aveva finalità difensive e d’insediamento. Il complesso nuragico di Su Nuraxi ne è l’esempio più significativo. È costituito da un corpo centrale di cinque torri, cinto da un’ulteriore cortina muraria turrita, e da un esteso villaggio di capanne.
Area archeologica di Su Nuraxi
In un altopiano centrale della Sardegna, in posizione rialzata da cui si ammira la valle di Pardu ‘e s’eda sorge il complesso nuragico di Barumini, conosciuto con il nome di Su Nuraxi. Il nuraghe e il relativo villaggio facevano parte di un più ampio e articolato sistema di occupazione del territorio, che comprendeva anche altri nuraghi collocati nella piana e sull’altopiano della Giara di Gesturi. L’eccezionalità del sito è dovuta al fatto che è stato il primo complesso nuragico scavato in estensione con metodi scientifici, portando all’attenzione degli studiosi la civiltà nuragica. Costruito nella metà del II millennio a.C., presenta una lunga continuità di vita, fino al VII secolo a.C. e poi in età punica e romana. Il complesso è costituito da una torre principale raccordata ad altre quattro torri che si aprono su un cortile centrale, a loro volta circondate da un antemurale con sette torri unite da sette rettilinei. La torre centrale raggiungeva una altezza di 20 metri, con un diametro alla base di circa 10 metri. A ridosso del mastio, prevalentemente verso est, si sviluppa l’abitato di capanne (circa 50) a pianta circolare, semplice o complessa. È stato ipotizzato che il nuraghe costituisse una sorta di reggia fortificata destinata alla famiglia dominante, al capo tribù, e che le capanne del villaggio fossero, invece, abitate dal resto della popolazione dedita alle attività produttive, come la pastorizia, l’agricoltura e l’artigianato. In alcune di esse si individuano il focolare e il pozzo. Si distinguono anche strutture più ampie, forse destinate ad usi collettivi, per assemblee o per la celebrazione del culto. Tra queste si annovera la cosiddetta “ Capanna delle riunioni”, caratterizzata da un sedile in pietra che corre lungo il perimetro interno.I Nuraghi della Sardegna
I nuraghi sono costruzioni tipiche della civiltà protosarda. Il loro aspetto è quella di torri tronco-coniche, costruite con blocchi più o meno rozzi in posizione in genere strategica per il controllo del territorio, su pendii, al centro di altopiani e piane, sulla sommità delle alture, in prossimità delle vie di passaggio e di punti di approvvigionamento idrico. I nuraghi sono architetture protostoriche esemplari che mostrano un’originale interazione tra l’uomo e l’ambiente e una capillare occupazione del territorio (se ne contano circa 8000), volta allo sfruttamento delle materie prime, dei campi e dei pascoli. I nuraghi più complessi, come quello di Su Nuraxi a Barumini, dovevano rappresentare la sede del potere locale. Costruiti tra il XVII e il XIII a.C., i nuraghi sono abitati lungo tutto il perdurare della civiltà nuragica e, in alcuni casi, continuano ad essere utilizzati anche in età punica e romana, con frequentazioni che talvolta persistono fino al periodo medievale.Per saperne di più
La scoperta del Sito di Su Nuraxi
L’archeologo Giovanni Lilliu riportò alla luce il complesso nuragico di Su Nuraxi nel corso di campagne di scavo negli anni Cinquanta (1951-1956). Prima di allora il sito era totalmente interrato e appariva come una collina dalla quale la popolazione locale sottraeva massi da riutilizzare nelle proprie costruzioni.La parola “nuraghe”
La parola nuraghe (nuraxi nel sardo della pianura del Campidano) proviene dall’antica lingua parlata dalle popolazioni nuragiche (che appartiene al ceppo mediterraneo preindeuropeo). La radice nur– si trova nel termine nurra che significa “ammasso, cumulo, mucchio”, o al contrario di “cavità”. La parola nuraghe sembrerebbe, quindi, indicare l’aspetto della torre nuragica tronco-conica, che all’esterno appare simile ad un ammasso di pietre, mentre all’interno accoglie il visitatore in una cupola avvolgente.Non solo nuraghi!
Le suggestive ed imponenti rovine della Sardegna nuragica, grazie al loro aspetto singolare, impressionarono la mente dei cultori medievali della storia suscitando fantasiose ipotesi che vedevano titani, eroi o giganti all’opera nel buio misterioso degli albori dell’umanità. A causa di questo velo mitico, la considerazione scientifica dei nuraghi dovette attendere i viaggiatori del XIX, che iniziarono a intessere legami tra l’architettura nuragica ed i celebri monumenti megalitici di altre parti del mondo, come Micene, l’India, l’Anatolia. I ritrovamenti di statuette in bronzo, raffiguranti guerrieri, sacerdotesse, pastori, contribuirono ad aprire la via agli studi archeologici e storici nella direzione del riconoscimento dell’originalità della civiltà nuragica protosarda. Oggi sappiamo che essa non può essere limitata alla figura emblematica del ‘nuraghe’, la torre megalitica tronco-conica, ma deve essere inquadrata in un sistema culturale e materiale di lunga durata (dall’Età del Bronzo e del Ferro), che produsse, su tutto il territorio sardo, santuari, tombe megalitiche, pozzi sacri, villaggi, sia rimasti da sempre in vista, sia individuati dalle ricerche più recenti. Si può così dire che è stato infranto il mito del nuraghe come frutto di un popolo misterioso isolato e autoctono, poiché anche nei prodotti dell’artigianato e nei beni di uso comune si leggono chiaramente contatti con il mondo mediterraneo, in particolare con l’Etruria, Cipro e Creta.La casa nella civiltà nuragica: la geometria del cerchio
I villaggi nuragici hanno un aspetto molto distante dai modelli di insediamento tipici del Mediterraneo. Non vi sono vie né piazze, né assi ortogonali, al contrario le abitazioni sono quasi addossate le une alle altre. La struttura della singola casa è tuttavia piuttosto semplice: lo sviluppo è circolare e attorno ad un cortile centrale si distribuiscono gli ambienti. In alcuni casi il pozzo è situato nel cortile, mentre il focolare è posto nel vano della ‘cucina’. La casa era abitata da una famiglia patriarcale, composta solitamente da due generazioni. Ciò che caratterizza l’edilizia nuragica è la geometria ‘rotonda’,che si sviluppa attraverso linee curve e circolarità.Protagonisti
Giovanni Lilliu
L’archeologo Giovanni Lilliu scoprì e riportò alla luce il complesso nuragico di Su Nuraxi nel corso di campagne di scavo negli anni Cinquanta. Grazie ai suoi studi è stato possibile riqualificare e comprendere la cultura protosarda. Il suo impegno in questo campo ha portato alla fondazione della Scuola di specializzazione in Studi Sardi dell’Università di Cagliari dove ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Paletnologia con l’insegnamento di Antichità sarde. Nel 2007 ha ricevuto dalla Regione Autonoma della Sardegna l’onorificenza Sardus Pater, riconoscimento da assegnare ai cittadini che si siano distinti per particolari meriti di valore culturale, sociale o morale e abbiano dato lustro alla Sardegna.Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Arte o fenomeno subalterno? Valutata con i preconcetti del classicismo l’opera è “illetterata”. Ma originale, inedito gesto creativo appare il processo di erosione in verticale, il sottrarre materia, peso e spessore all’interno dell’involucro, favorendo cavità, nicchioni, persino una scala elicoidale che morde la volumetria del mastio con un anello spettacolare. Dissonante rozzezza: “ordo barbaricus” d’impronta anticlassica.”
Bruno Zevi
► “I nuraghi, per la Sardegna, sono un po’ come le Piramidi per l’Egitto e il Colosseo per Roma: testimonianze non solo di civiltà florida e storicamente fattiva ma anche d’una concezione spirituale che imprimeva alle manifestazioni esteriori un carattere monumentale e duraturo.”
(Giovanni Lilliu, I nuraghi della Sardegna, 1953)
Legami tra i siti Unesco italiani
Barumini e... Le Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia
La civiltà nuragica e quella etrusca si sviluppano sulle rive opposte del Tirreno. Elemento naturale di confine, il mare nell’antichità è innanzitutto una via di collegamento tra i popoli. I contatti e gli scambi commerciali tra i Nuragici e gli Etruschi, a partire dall’età villanoviana, sono documentati dal rinvenimento di vasi e bronzetti nuragici in tombe etrusche e dal ritrovamento in Sardegna di ceramiche prodotte in Etruria, come il bucchero. Una navicella nuragica era stata dedicata nel santuario di Gravisca, antico porto di Tarquinia.Barumini e... I portici di Bologna
I nuraghi di Barumini rappresentano una tipologia edilizia, unica e caratterizzante di una località e di un paesaggio. Contrariamente al caso di Barumini in cui la tipologia edilizia è legata strettamente ad un unico periodo storico, i portici a Bologna sono una costante dal Medioevo ai giorni nostri.
Note bibliografiche
Bibliografia
A. Moravetti, E. Alba e L. Foddai (a cura di), La Sardegna nuragica. Storia e materiali (Corpora delle Antichità della sardegna), Carlo Delfino Editore, Roma, 2014.
F. Campus e V. Leonelli (a cura di), Miti e simboli di una civiltà mediterranea: la Sardegna nuragica, Ara Edizioni, Siena, 2014.
B. Tagliolini, Su Nuraxi di Barumini, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2008.
V. Santoni, Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini, Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano, Cagliari, 2001.
G. Caputa, I nuraghi della Nurra spiegati ai ragazzi, Imago Media, Piedimonte Matese, 2000.
G. Lilliu, Sardegna nuragica, Il Maestrale, Nuoro, 2006.
D. Scintu, Le torri nel cielo. Architettura e simbolismo dei nuraghi di Sardegna, PTM, Mogoro, 2003.
G. Lilliu e R. Zucca, Su Nuraxi di Barumini, C. Delfino , Sassari, 1993.
- Valore UNESCO
I Nuraghi sono costruzioni ciclopiche preistoriche tipiche della Sardegna. Testimoniano una particolare espressione architettonica della civiltà mediterranea che è databile a partire dall’Età del Bronzo, e che aveva finalità difensive e d’insediamento. Il complesso nuragico di Su Nuraxi ne è l’esempio più significativo. È costituito da un corpo centrale di cinque torri, cinto da un’ulteriore cortina muraria turrita, e da un esteso villaggio di capanne.
Area archeologica “Su Nuraxi”
In un altopiano centrale della Sardegna, in posizione rialzata sorge il complesso nuragico di Barumini, conosciuto con il nome di Su Nuraxi. Il nuraghe e il relativo villaggio facevano parte di un più ampio e articolato sistema di occupazione del territorio, che comprendeva anche altri nuraghi collocati nella piana e sull’altopiano della Giara di Gesturi. L’eccezionalità del sito è dovuta al fatto che è stato il primo complesso nuragico scavato con metodi scientifici, portando all’attenzione degli studiosi la civiltà nuragica. Costruito nella metà del II millennio a.C., è stato abitato ed utilizzato fino al VII secolo a.C., in età punica e romana. Il complesso è costituito da una torre principale raccordata ad altre quattro torri che si aprono su un cortile centrale, a loro volta circondate da un antemurale con sette torri unite da sette rettilinei. La torre centrale raggiungeva un’ altezza di 20 metri, con un diametro alla base di circa 10 metri. A ridosso del mastio si sviluppa un insieme di circa 50 capanne a pianta circolare. Si pensa che il nuraghe principale costituisse una sorta di reggia fortificata per il capo tribù o per la famiglia regnante e che le capanne fossero, invece, abitate dal resto della popolazione, che si dedicava ad attività produttive, come la pastorizia, l’agricoltura e l’artigianato. In alcune di esse si individuano il focolare e il pozzo. Si distinguono anche strutture più ampie, realizzate per ospitare la comunità per le assemblee o per i culti religiosi. Tra queste notiamo la Capanna delle riunioni, caratterizzata da un sedile in pietra che corre lungo tutto il perimetro interno.I nuraghi della Sardegna
I nuraghi sono costruzioni tipiche della civiltà protosarda. Il loro aspetto è quella di torri tronco-coniche, costruite con blocchi più o meno rozzi in posizione in genere strategica per il controllo del territorio, su pendii, al centro di altopiani e piane, sulla sommità delle alture, in prossimità delle vie di passaggio e di punti di approvvigionamento idrico. I nuraghi sono architetture esemplari che mostrano un’originale interazione tra l’uomo e l’ambiente e una capillare occupazione del territorio (se ne contano circa 8000), per lo sfruttamento delle materie prime, dei campi e dei pascoli. I nuraghi più complessi, come quello di Su Nuraxi a Barumini, dovevano rappresentare la sede del potere locale. Costruiti tra il XVII e il XIII a.C., i nuraghi sono stati abitati lungo tutto il perdurare della civiltà nuragica e, in alcuni casi, continuano ad essere utilizzati anche in età punica e romana, con frequentazioni che talvolta persistono fino al periodo medievale.Per saperne di più
La parola nuraghe
La parola nuraghe (nuraxi nel sardo della pianura del Campidano) deriva dall’antica lingua parlata dalle popolazioni nuragiche (che appartiene al ceppo mediterraneo preindoeuropeo). La radice nur– si trova nel termine nurra che significa “ammasso, cumulo, mucchio”, o al contrario “cavità”. La parola nuraghe sembrerebbe, quindi, indicare l’aspetto della torre nuragica tronco-conica che all’esterno appare simile ad un ammasso di pietre, mentre all’interno accoglie il visitatore in una cupola avvolgente.Non solo nuraghi!
Le suggestive e imponenti rovine della Sardegna nuragica, grazie al loro aspetto singolare, impressionarono la mente dei cultori medioevali della storia suscitando fantasiose ipotesi che vedevano titani, eroi o giganti all’opera nel buio misterioso degli albori dell’umanità. A causa di questo velo mitico, la considerazione scientifica dei nuraghi dovette attendere i viaggiatori del XIX, che iniziarono a intessere legami tra l’architettura nuragica ed i celebri monumenti megalitici di altre parti del mondo, come Micene, l’India, l’Anatolia. I ritrovamenti di statuette in bronzo, raffiguranti guerrieri, sacerdotesse e pastori, contribuirono ad aprire la via agli studi archeologici e storici nella direzione del riconoscimento dell’originalità della civiltà nuragica protosarda. Oggi sappiamo che essa non può essere limitata alla figura emblematica del nuraghe, la torre megalitica tronco-conica, ma deve essere inquadrata in un sistema culturale e materiale di lunga durata (dall’Età del Bronzo e del Ferro), che produsse su tutto il territorio sardo santuari, tombe, pozzi sacri, villaggi, sia rimasti da sempre in vista sia individuati dalle ricerche più recenti. Si può così dire che è stato infranto il mito del nuraghe come frutto di un popolo misterioso isolato e autoctono, poiché anche nei prodotti dell’artigianato si leggono chiaramente contatti con il mondo mediterraneo, in particolare con l’Etruria, Cipro e Creta.La casa nella civiltà nuragica
I villaggi nuragici hanno un aspetto molto distante dai modelli di insediamento tipici del Mediterraneo. Non vi sono vie né piazze, né assi ortogonali, al contrario le abitazioni sono quasi addossate le une alle altre. La struttura della singola casa è tuttavia piuttosto semplice: lo sviluppo è circolare e attorno ad un cortile centrale si distribuiscono gli ambienti. In alcuni casi il pozzo è situato nel cortile, mentre il focolare è posto nel vano della ‘cucina’. La casa era abitata da una famiglia patriarcale, composta solitamente da due generazioni. Ciò che caratterizza l’edilizia nuragica è la geometria ‘rotonda’, poiché l’architettura protosarda si sviluppa attraverso linee curve e circolarità.Protagonisti
Giovanni Lilliu - La scoperta del sito di Su Nuraxi
L’archeologo Giovanni Lilliu scoprì e riportò alla luce il complesso nuragico di Su Nuraxi nel corso di campagne di scavo degli anni Cinquanta. Prima d’allora, il sito era totalmente interrato e appariva come collina, dalla quale la popolazione locale sottraeva massi da riutilizzare nelle proprie costruzioni.Legami tra i siti Unesco italiani
Barumini e... Le Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia
La civiltà nuragica e quella etrusca si sviluppano sulle rive opposte del Tirreno. Elemento naturale di confine, il mare nell’antichità è innanzitutto una via di collegamento tra i popoli. I contatti e gli scambi commerciali tra i Nuragici e gli Etruschi, a partire dall’età villanoviana, sono documentati dal rinvenimento di vasi e bronzetti nuragici in tombe etrusche e dal ritrovamento in Sardegna di ceramiche prodotte in Etruria, come il bucchero. Una navicella nuragica era stata dedicata nel santuario di Gravisca, antico porto di Tarquinia.Barumini e... I portici di Bologna
I nuraghi di Barumini rappresentano una tipologia edilizia, unica e caratterizzante di una località e di un paesaggio. Contrariamente al caso di Barumini in cui la tipologia edilizia è legata strettamente ad un unico periodo storico, i portici a Bologna sono una costante dal Medioevo ai giorni nostri.
Glossario
Glossario
antemurale, s.m., mura più basse costruite davanti a quelle di difesa della città o della fortezza per proteggerle dall’assalto diretto delle macchine da guerra.
Campidano, la più vasta pianura della Sardegna sud occidentale.
ciclopico, agg., di enormi dimensioni, gigantesco. Le costruzioni dei nuraghi sono costituiti da innumerevoli grandi massi a comporre torri tronco-coniche.
mastio, s.m., torre maggiore.
nuraghe, s.m., mucchio di pietre, cavità – nuraxi in sardo del Campidano.
rurale, s.m., di campagna, proprio dell’ambiente agricolo.
Il sito per immagini 
1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Età Preistorica
Italia Isole
Regione Sardegna
Criteri di Iscrizione
(i): rappresentare un capolavoro del genio creativo dell’uomo;
(iii): essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa;
(iv): costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri una o più importanti fasi nella storia umana.
Autenticità
Il livello di autenticità del monumento è molto alto. Gli interventi che prevedono l’uso di materiali moderni come cemento armato, metallo e il legno sono minimi, non invasivi e non incidono negativamente né sull’autenticità né sull’aspetto dei resti archeologici.



