Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Sostituendo la precedente cultura preistorica che era incentrata a Pantalica, la cultura della civiltà greca, che è sorta e si è sviluppata a Siracusa, ha rappresentato il centro più importante del Mediterraneo per un periodo significativo della storia dell’umanità. Siracusa ha prevalso sulle rivali Cartagine e Atene e si elevò sino a divenire il cuore del pensiero, dell’arte e della cultura. La storia ha lasciato segni straordinari del suo passaggio nelle sovrapposizioni urbanistiche e architettoniche dei secoli successivi che sono stati sviluppati sulla base della città greca e si sono conservate straordinarie tracce della persistenza e dell’integrazione delle varie culture delle epoche più significative del mondo Occidentale. Questa stratificazione culturale di Siracusa rende una proprietà unica.

  • Valore UNESCO

    Il Sito si articola in due elementi separati che possiedono una straordinaria varietà culturale e testimoniano lo sviluppo di diverse stagioni della civiltà europea. La necropoli di Pantalica ha valore paletnologico e combina rilevanza ambientale e valore archeologico, con oltre 5000 tombe “a grotticella” (XIII-VII secolo a.C.) e testimonia la civiltà sicula protostorica. La città di Siracusa, conserva le vestigia di grande pòlis greca, Ortygia, con eccezionali presenze archeologiche come il Teatro Greco, il Tempio di Atena, un anfiteatro romano oltre a opere di influenza normanna, araba, catalana. La Siracusa storica offre una testimonianza unica dello sviluppo della civiltà mediterranea durante tre millenni.

    Pantalica, continuità protostorica e storica
    La Necropoli di Pantalica testimonia la civiltà mediterranea a partire dall’epoca dell’Età del Bronzo e del Ferro. Situata nel comune di Sortino, la necropoli si compone di migliaia di tombe scavate nelle ripide pareti rocciose della Valle dell’Anapo, importante fiume dell’altopiano ibleo, che nasce nel territorio di Palazzolo Acreide, si unisce al fiume Calcinara e attraversa gole e canyon fino a giungere a Siracusa e sfociare nel mare. La necropoli di Pantalica è oggi compresa nella Riserva Naturale Orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande e possiede un enorme valore paletnologico in un contesto paesaggistico e naturalistico di grande bellezza. Le tombe, dalle caratteristiche aperture squadrate intagliate nella roccia, risalgono a periodi diversi, le più antiche fino al XIII secolo a.C.; si tratta delle aree di sepoltura di un insediamento pregreco che aveva il suo centro nella zona rialzata e panoramica in cui la Valle dell’Anapo si unisce alla valle del Torrente Cava Grande. Qui, sono stati identificati i resti dell’Anaktoron, o Palazzo del Principe; si trattava di una costruzione megalitica con ambienti a pianta rettangolare, che mostra analogie con i palazzi micenei e testimonia l’influenza della civiltà egea. Si è ipotizzato che attorno a tale costruzione si trovassero le abitazioni comuni, in legno e perciò del tutto scomparse, dove risiedeva la popolazione autoctona dedita principalmente alla pastorizia e alla caccia. Pantalica era dunque uno stato indigeno, organizzato attorno a un potere principesco e di notevoli dimensioni, espressione della civiltà sicula protostorica. Con l’arrivo della colonizzazione greca e con la crescente influenza di Siracusa, l’insediamento e la necropoli di Pantalica vennero via via abbandonati. Le aree tanto intensamente vissute nella Protostoria, tuttavia, vennero nuovamente frequentate da cristiani in fuga al tempo delle persecuzioni romane. Durante la dominazione bizantina (dal VI secolo), il sistema della necropoli venne ripopolato e sfruttato per formare dei villaggi rupestri; alcune delle tombe furono ampliate e divennero abitazioni, mentre altre furono destinate a chiesa od oratorio (la grotta del Crocifisso, la grotta di San Micidiario, la grotta di San Nicolicchio). In epoca altomedievale, la popolazione locale cercò rifugi sicuri in queste zone impervie ma salubri e di grande fascino, per trovare scampo dalle incursioni arabe (IX secolo). In seguito, l’area di Pantalica ritornò ad essere disabitata, ma la sua memoria venne preservata dalle tradizioni locali, fino a quando alla fine dell’Ottocento l’archeologo Paolo Orsi avviò una serie di campagne di scavo che restituirono Pantalica all’attenzione della comunità scientifica. Negli anni ‘50 del ‘900 Luigi Bernabò Brea, archeologo noto per i suoi studi sulla Preistoria e Protostoria nel bacino del Mediterraneo, compì importanti scavi nel Sito di Pantalica.
    Siracusa, regina del Mediterraneo
    Siracusa venne fondata dai Greci nell’VIII secolo e può essere presa a simbolo della presenza greca nel Mediterraneo Occidentale. Il luogo scelto per la fondazione della nuova città possedeva tutte le caratteristiche ricercate dai colonizzatori: un pianoro costiero dotato di difese naturali verso l’entroterra, dove si incontravano fiumi e sorgenti. Nel nome di Siracusa è inscritta la sua origine come città d’acqua, forse da siculo sarausa ‘abbondanza d’acqua’. Il primo nucleo d’insediamento fu nell’isola di Ortigia, dove la fonte Aretusa venne investita di una forte valenza simbolica e mitologica. Si svilupparono poi altri quattro quartieri abitativi in rapido sviluppo – Acradina, Tychè, Neàpoli ed Epipoli – tanto che la città di Siracusa venne definita la Pentapoli e divenne una metropoli di primo piano sulla scena del Mediterraneo antico che Cicerone definì la più grande e bella di tutte le città greche. Nei primi secoli di vita, Siracusa fu guidata da un sistema oligarchico a cui si sostituì il tiranno Gelone, tiranno di Gela, che si impadronì del potere (485 a.C.). Seguì una serie di tiranni che si succedettero fino all’avvento di un periodo democratico. Attorno alla metà del VI secolo a.C., le continue lotte per il potere avevano provocato una crisi generalizzata e impoverito la città e il territorio; alcuni aristocratici siracusani chiesero così aiuto a Corinto, la madre patria, da dove partì una spedizione guidata da Timoleonte, sotto i migliori auspici degli oracoli. Nel 343 a.C. Timolente riuscì a entrare a Siracusa e instaurare un regime democratico, distruggendo anche i simboli del potere tirannico, come il Palazzo di Ortigia, tradizionale residenza del tiranno della città. Ridistribuì le terre, introdusse leggi di spirito democratico, avviò una politica di ricolonizzazione che ripopolò la città e le campagne in vaste aree della Sicilia e diede nuovo impulso al commercio e all’artigianato. Dopo Timoleonte, riprese vigore la tirannide, ma nel III secolo l’alleanza con Roma contro Cartagine assicurò ancora prosperità a Siracusa. Nel 212 a.C. avvenne la conquista romana ad opera di Marcello, il quale dovette tuttavia assediare per un intero anno la città, e riuscì ad entrare solo grazie al tradimento. Nel corso dell’assedio, il geniale scienziato Archimede partecipò a difendere la città con il suo ingegno, come è tramandato dalle fonti. Teatro di successive dominazioni, dai Romani ai Normanni agli Svevi di Federico II, Siracusa è cresciuta come un grande affresco, un quadro vivacissimo da cui è possibile evincere tutti colori e gli strati della storia, o come un racconto corale dove è chiaro il suono di ogni voce.
    Per saperne di più
    Il tempio di Atena
    Nel V secolo a.C., forse grazie alle ricchezze e agli schiavi cartaginesi guadagnati con la vittoria di Imera, nella parte alta dell’isola di Ortigia venne edificato un grande tempio di ordine dorico, esastilo e con 14 colonne laterali, dedicato al culto di Atena, dea della saggezza e della guerra. Il tempio era riccamente decorato con statue, tavole dipinte e inserti in avorio e bronzo. All’interno del frontone del tempio, alcune fonti narrano che vi fosse un enorme scudo di rame dorato visibile in mare anche a notevoli distanze a monito per tutti i naviganti. Il tempio venne realizzato su un precedente luogo di culto, e in epoca cristiana trasformato in chiesa e strutturalmente inglobato nella cattedrale di Siracusa. I resti del tempio si trovano fusi con l’edificio religioso che subì rifacimenti e possiede oggi una facciata barocca.
    Le Latomie
    Si tratta di un sistema di cave di pietra, alcune di grandi dimensioni, diffuse entro la città e nel suo territorio. Vennero realizzate in età antica per ottenere materiali da costruzione per gli edifici e le mura e vennero utilizzate da re e tiranni siracusani come prigioni, fredde d’inverno e caldissime d’estate. Celebre è l’episodio in cui gli Ateniesi vi vennero rinchiusi dopo la sconfitta della loro spedizione nel 415-413 a.C. che aveva mirato ad abbattere la supremazia siracusana sulla Sicilia e sul Mediterraneo occidentale. L’Orecchio di Dionisio è una delle cave più celebri e si trova all’interno del Parco Archeologico della Neapolis. Ha dimensioni impressionanti, una altezza di circa 23 metri, una larghezza tra gli 8 e gli 11 metri e una profondità di circa 65 metri. Il suo nome deriva dal fatto che assomiglia a un padiglione auricolare, anche se la sua forma è dovuta al fatto che lo scavo partì dall’alto e si allargò mentre procedeva verso il basso. Fu Caravaggio a battezzarla ‘Orecchio di Dionisio’, alimentando una leggenda che raccontava che il tiranno Dionisio vi rinchiudesse i prigionieri sfruttando le particolari caratteristiche acustiche della grotta artificiale per ascoltare i loro segreti.
    Siracusa e il “Viaggio in Italia” nel XVIII secolo
    A partire dalla seconda metà del Settecento, Siracusa divenne tra le tappe del tour dell’Italia compiuto dai viaggiatori europei. Intellettuali, architetti, poeti e i rampolli dell’aristocrazia europea visitavano la città di Siracusa per riscoprire le gloriose tracce dell’Antichità che essa ancora conservava. Assieme a Siracusa, veniva visitata la Sicilia sempre nella prospettiva di conoscere il suo passato magno-greco.
    Protagonisti
    Archimede di Siracusa
    Archimede di Siracusa (287 – 212 a.C.)

    Fu matematico e fisico, tra i più grandi dell’antichità. Nato a Siracusa, si formò ad Alessandria, quindi ritornò nella sua città dominata da Ierone II. Si dedicò alla geometria, alla meccanica e alla idrostatica. Le sue più rilevanti scoperte si compirono anche grazie al ruolo dell’esperienza e dell’osservazione pratica, che egli considerava come parte integrante della speculazione scientifica, e grazie all’applicazione della matematica nella fisica. Fu l’ideatore della teoria delle leve e del principio che porta il suo nome, il principio di Archimede, che insegna che un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato. Una leggenda narra che, nel corso della Seconda guerra punica, quando Siracusa venne attaccata dalla flotta e dalle truppe di Marcello per la sua politica filocartaginese, Archimede realizzò degli specchi ustori con cui distrusse le navi romane. La città venne comunque conquistata, ma l’episodio celebre degli specchi ustori, di cui non è confermata la veridicità, venne tramandato anche nel Medioevo e contribuì ad alimentare la fama del genio dello scienziato siracusano. Sembra che la morte di Archimede venne causata dalla lancia di un soldato romano nel corso del saccheggio della città ad opera di Roma.

    Ierone o Gerone I di Siracusa
    Ierone o Gerone I di Siracusa (430 – 367 a.C.)

    Fu tiranno di Siracusa dal 478 al 466 a.C., secondo tiranno della città. È ricordato per il suo mecenatismo che attirò alla corte siracusana i più grandi poeti del suo tempo: Pindaro, Eschilo, Simonide e Bacchilide. Prese parte ai giochi di Delfi e di Olimpia, riportando vittorie cantate dai lirici. Sul piano politico, riuscì a fronteggiare il predominio etrusco in Campania, sconfiggendo duramente gli Etruschi a Cuma. In seguito, fondò Neapolis sulla costa del Golfo che allora si chiamava di Cuma e attualmente è il Golfo di Napoli.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

      “O Siracusa, la più grande delle città, soggiorno caro all’indomabile Ares, tu di cui la terra sacra nutre uomini e cavalli che si compiacciono dell’urto rumoroso del ferro…

    Pindaro, Pitiche

     

      “Ortigia, spiraglio augusto dell’Alceo, ramo dell’illustre Siracusa, giaciglio di Artemide, sorella di Delos, il mio inno melodioso vuol partire da te per lodare magnificamente i cavalli rapidi come la tempesta e rendere grazie a Zeus etneo…

    Pindaro, Pitiche

     

      “Avevo spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca e la più bella di tutte. La sua fama non è esagerata: occupa una posizione molto forte e, per di più bellissima, che vi si arrivi per terra o per mare […]”.

    Cicerone, Verrine

     

    Ero stato a Siracusa, per la prima volta, nel 1950. […]Ricordo che la mia attenzione, la mia emozione non fu per le tragedie, ma per Siracusa: mi parve una città bellissima. E non per le sue antichità greche, o almeno non solo per quelle, ma per i monumenti medievali e barocchi, per i palazzi moderni, per la sua vita, la sua atmosfera, la sua particolare grazia, la sua civiltà. Ora so che la Siracusa di allora era quella del Garofano rosso di Vittorini, che in qualche modo poteva essere l’Atene di Savinio, la città di Nivasio Dolcemare. Una di quelle antiche, classiche città cariche di passato remoto, cariche di storia, di cui la modernità, […] ha però conservato, come certe essenze in bottigliette di vetro o certi estratti in burnìe di terracotta, sublime grazia, vera civiltà.

    Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988

     

      “Arrivammo a Pantalica, l’antichissima Hybla, ci arrampicammo su per sentieri di capre, entrammo nelle tombe della necropoli, nelle grotte-abitazioni, nei santuari scavati nelle ripide pareti della roccia a picco sulle acque dell’Anapo. Il vecchio parlava sempre, mi raccontava la sua vita, la fanciullezza e la giovinezza passate in quel luogo. Mi diceva di erbe e di animali, dei serpenti dell’Anapo, e di un enorme serpente, la biddina, fantastico drago, che pochi hanno visto, che fàscina e ingoia uomini, asini, pecore, capre.”

    Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988

     

      “Nell’entrare nel suo [di Siracusa, n.d.r.] ampio porto, mi sovvenni delle innumerevoli flotte che essa vi aveva accolte ed ospitate, delle battaglie combattute dagli Ateniesi dentro le sue mura, di quel popolo di Africani trionfanti che vi avevano trovato la morte; a sinistra, la pianura dove si erano accampati; a destra, l’isola di Ortigia che è, oggi, la città moderna e dove, anticamente, si trovavano solo la fortezza e il castello di Dionigi; nel fondo, i fiorenti quartieri di Neapolis, di Tychè e di Acradina arricchiti dai templi fatti costruire da Ierone, all’epoca di massimo splendore delle arti e da coloro che le avevano esercitate con successo”.

    Dominique Vivant Denon, Voyage Pittoresque de Naples et de Sicile, 1778

     

      “Se Pantalica era fin da quattro secoli addietro conosciuta per le sue immense necropoli, nessuno aveva tenuto conto di un rudere molto importante, che oggi è, disgraziatamente, ridotto in tristi condizioni. Io lo vidi per la prima volta nel febbraio del 1889, e dubitai allora della sua alta antichità; lo rividi e lo studiai nel giugno del 1895, prendendone le fotografie, schizzi e misure, dopo averlo sgombrato completamente dalle terre che in parte lo nascondevano; fu allora che mi convinsi trattarsi di un edificio antichissimo ed unico nel suo genere, trasformato e adattato dopo molti secoli dagli abitatori che in tempi bizantini vissero sulla montagna di Pantalica, il quale oggi ancora in bocca ai villani è detto Palazzo della Regina.

    Paolo Orsi, archeologo

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Pantalica e... i Sassi di Matera
    L’area archeologica di Pantalica può essere connessa ad un altro Sito italiano del Patrimonio Mondiale: Matera, la città dei Sassi. A Matera, l’uso dell’abitare in grotta costituì una pratica millenaria, che determinò la creazione di un paesaggio dalle caratteristiche uniche e oggi rappresenta un eccezionale esempio di interazione tra l’uomo e l’ambiente. Anche Matera vide il fiorire delle chiese rupestri in epoca bizantina, le quali possono essere confrontate con le chiese rupestri del Sito di Pantalica: la Grotta del Crocifisso, la Grotta di San Nicolicchio, la Grotta di San Micidario. Quest’ultima si sviluppava in diversi ambienti e possedeva ricche decorazioni sulle pareti e sui soffitti.
    Siracusa e... Agrigento
    Le città greche di Agrigento e Siracusa erano le più grandi e famose città dell’antichità e furono spesso alleate e allo stesso tempo rivali. Davanti alle invasioni dei Cartaginesi, Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento unirono le forze e realizzarono, nel 480 a.C., l’importante vittoria nella battaglia di Imera. Nel 446 a.C. Agrigento e Siracusa entrarono in conflitto. Siracusa ne uscì vincitrice e confermò la sua egemonia sulle città siceliote, compresa Agrigento, forte della sua ottima politica estera e della sottomissione dei Siculi. Le due città ebbero un destino diverso. Agrigento mantenne sempre un carattere più aristocratico: dopo l’età delle tirannidi del VI secolo, il V secolo si aprì a forme democratiche ma sempre in senso oligarchico e timocratico. A Siracusa, invece, si realizzò una fase democrazia con riforme istituzionali dove la sovranità era riconosciuta all’assemblea dei cittadini.
    Siracusa e... Napoli
    Le due città sono caratterizzate dalla fondazione greca e sono state poi annesse all’impero romano. La posizione geografica sulla costa ha permesso ad entrambe le città di essere punti d’incontro e luoghi di scambio culturale per i popoli che si spostavano all’interno del bacino del Mediterraneo.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    La Civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia. Ricerche e problemi. Atti del Primo Convegno Internazionale di Studio sulla civiltà rupestre medievale del Mezzogiorno d’Italia, Mottola – Casalrotto 29 settembre-3 ottobre 1971, Genova 1975

    La Sicilia rupestre nel contesto della Civiltà Mediterranea. Atti del Sesto Convegno Internazionale di Studio sulla civiltà rupestre medioevale del Mezzogiorno d’Italia, 1981, Galatina 1986;

    Siracusa antica. Immagini e immagine, a cura di G. Vallet e L. Vallet Mascoli, Lombardi, Palermo, 1993

    C. Ampolo, Siracusa: immagine e storia di una città, Pisa, Edizioni della Normale, 2010

    C. Aresco, E. Sanzaro, Pantalica. Guida completa per conoscere la necropoli, Siracusa, 1997

    V. Belfiore, Siracusa antica: dalla preistoria alla conquista araba, Siracusa, Morrone, 2013

    V. Conti, Archimede: lo scienziato che difese Siracusa; illustrazioni di Mauro Marchesi, Monte San Vito, Raffaello, 2014 (letteratura per ragazzi)

    A. Messina, Le Chiese rupestri nel Siracusano, Palermo, 1979

    P. Orsi, La Sicilia bizantina, vol. I., a cura di G. Agnello, con prefazione di U. Zanotti Bianco, Roma 1942

    L.J. Sanders, Dionisio I di Siracusa e la tirannide greca, traduzione di Alessandro Michelucci, Sutri, EOTI, 2015

  • Valore UNESCO

    Il Sito si articola in due elementi separati che testimoniano lo sviluppo di diverse stagioni della civiltà europea. La Necropoli di Pantalica, che combina rilevanza ambientale e valore paletnologico, con oltre 5000 tombe (XIII-VII secolo a.C.) e testimonia la civiltà sicula protostorica. La città di Siracusa, che conserva le vestigia di grande pòlis greca, Ortygia, con eccezionali presenze archeologiche, oltre a opere con influenze normanna, araba, catalana e barocca. La Siracusa storica offre una testimonianza unica dello sviluppo della civiltà mediterranea durante tre millenni.

    Pantalica, continuità protostorica e storica
    La Necropoli di Pantalica testimonia la civiltà mediterranea a partire dall’epoca dell’Età del Bronzo e del Ferro. Situata nel comune di Sortino, la necropoli si compone di migliaia di tombe “a grotticella”, scavate nelle ripide pareti rocciose della Valle dell’Anapo, importante fiume dell’altopiano ibleo. La necropoli di Pantalica è oggi compresa nella Riserva Naturale Orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande e possiede un enorme valore paletnologico in un contesto paesaggistico e naturalistico di grande bellezza. Le tombe, dalle caratteristiche aperture squadrate intagliate nella roccia, risalgono a periodi diversi, le più antiche fino al XIII secolo a.C.; si tratta delle aree di sepoltura di un insediamento pregreco. Nella zona sono stati identificati i resti dell’Anaktoron, o Palazzo del Principe; si trattava di una costruzione megalitica che doveva assomigliare ai palazzi micenei. Si è ipotizzato che attorno a tale costruzione si trovassero le abitazioni comuni in legno, e perciò del tutto scomparse, dove risiedeva la popolazione autoctona dedita principalmente alla pastorizia e alla caccia. Pantalica era dunque uno stato indigeno, organizzato attorno ad un potere principesco, espressione della civiltà sicula protostorica. Con l’arrivo della colonizzazione greca e con la crescente influenza di Siracusa, l’insediamento e la necropoli di Pantalica vennero abbandonati. Durante la dominazione bizantina, il sistema della necropoli venne ripopolato e sfruttato per formare dei villaggi rupestri; alcune delle tombe furono ampliate e divennero abitazioni, mentre altre furono destinate a chiesa od oratorio. In seguito, l’area di Pantalica ritornò ad essere disabitata. Alla fine dell’Ottocento l’archeologo Paolo Orsi avviò una serie di campagne di scavo che restituirono Pantalica all’attenzione della comunità scientifica. Negli anni ‘50 del ‘900 Luigi Bernabò Brea, archeologo noto per i suoi studi sulla Preistoria e Protostoria nel bacino del Mediterraneo, compì importanti scavi nel Sito di Pantalica.
    Siracusa, regina del Mediterraneo
    Siracusa venne fondata dai Greci nell’VIII secolo e può essere presa a simbolo della presenza greca nel Mediterraneo Occidentale. Il luogo scelto per la fondazione della nuova città possedeva tutte le caratteristiche ricercate dai colonizzatori: un pianoro costiero dotato di difese naturali verso l’entroterra e dove si incontravano fiumi e sorgenti. Il primo nucleo d’insediamento fu nell’isola di Ortigia, dove si trovava la fonte Aretusa, che ispirò miti e poesie. Si svilupparono poi altri quattro quartieri in rapido sviluppo – Acradina, Tychè, Neàpoli ed Epipoli – tanto che la città di Siracusa venne definita la Pentapoli e divenne una metropoli di primo piano sulla scena del Mediterraneo antico che Cicerone definì la più grande e bella di tutte le città greche. Siracusa è famosa per i suoi tiranni che si succedettero alla guida della città. Attorno alla metà del VI secolo a.C., si verificò un periodo democratico. Le continue lotte per il potere avevano provocato crisi e povertà; alcuni aristocratici siracusani chiesero così aiuto a Corinto, la madre patria, da dove partì una spedizione guidata da Timoleonte, sotto i migliori auspici degli oracoli. Nel 343 a.C. Timolente riuscì ad entrare a Siracusa e instaurare un regime democratico. Ridistribuì le terre, introdusse leggi di spirito democratico, avviò una politica di ricolonizzazione che ripopolò la città e le campagne in vaste aree della Sicilia e diede nuovo impulso al commercio e all’artigianato. Dopo Timoleonte, riprese vigore la tirannide, ma nel III secolo l’alleanza con Roma contro Cartagine assicurò ancora prosperità a Siracusa. Nel 212 a.C. avvenne la conquista romana ad opera di Marcello. Nel corso dell’assedio, il geniale scienziato Archimede partecipò alla difesa della città con il suo ingegno. Teatro di successive dominazioni, dai Romani ai Normanni agli Svevi di Federico II, Siracusa è cresciuta come un grande affresco, un quadro vivacissimo da cui è possibile evincere tutti i colori e gli strati della storia, o come un racconto corale dove è chiaro il suono di ogni voce.
    Per saperne di più
    Il tempio di Atena
    Nel V secolo a.C., forse grazie alle ricchezze e agli schiavi cartaginesi guadagnati con la vittoria di Imera, nella parte alta dell’isola di Ortigia, venne edificato un grande tempio di ordine dorico, dedicato al culto di Atena, dea della saggezza e della guerra. Il tempio era riccamente decorato con statue, tavole dipinte e inserti in avorio e bronzo. All’interno del frontone del tempio, alcune fonti narrano che vi fosse un enorme scudo di rame dorato visibile in mare anche a notevoli distanze a monito per tutti i naviganti. Il tempio venne realizzato su un precedente luogo di culto, e in epoca cristiana trasformato in chiesa e strutturalmente inglobato nella cattedrale di Siracusa. I resti del tempio si trovano fusi con l’edificio religioso che subì rifacimenti e possiede oggi una facciata barocca.
    Le Latomie
    Si tratta di un sistema di spettacolari cave di pietra, alcune di grandi dimensioni, diffuse entro la città e nel suo territorio. Vennero realizzate in età antica per ottenere materiali da costruzione per gli edifici e le mura da re e vennero utilizzate da tiranni siracusani come prigioni, fredde d’inverno e caldissime d’estate. Celebre è l’episodio in cui gli Ateniesi vi vennero rinchiusi dopo la sconfitta della loro spedizione nel 415-413 a.C. che aveva mirato ad abbattere la supremazia siracusana sulla Sicilia e il Mediterraneo occidentale. L’Orecchio di Dionisio è una delle cave più celebri e si trova all’interno del Parco Archeologico della Neapolis. Ha dimensioni impressionanti, una altezza di circa 23 metri, una larghezza tra gli 8 e gli 11 metri e una profondità di circa 65 metri. Il suo nome deriva dal fatto che assomiglia a un padiglione auricolare, anche se la sua forma è dovuta al fatto che lo scavo partì dall’alto e si allargò mentre procedeva verso il basso. Fu Caravaggio a battezzarla ‘Orecchio di Dionisio’, alimentando una leggenda che raccontava che il tiranno Dionisio vi rinchiudesse i prigionieri sfruttando le particolari caratteristiche acustiche della grotta artificiale per ascoltare i loro segreti.
    Siracusa e il “Viaggio in Italia” nel XVIII secolo
    A partire dalla seconda metà del Settecento, Siracusa divenne tra le tappe del tour dell’Italia compiuto dai viaggiatori europei. Intellettuali, architetti, poeti e i rampolli dell’aristocrazia europea visitavano la città di Siracusa, per riscoprire le gloriose tracce dell’Antichità che essa ancora conservava. Assieme a Siracusa, veniva visitata la Sicilia, sempre nella prospettiva di conoscere il suo passato magno-greco.
    Protagonisti
    Archimede di Siracusa
    Archimede di Siracusa (287 – 212 a.C.)

    Fu matematico e fisico, tra i più grandi dell’antichità. Nato a Siracusa, si formò ad Alessandria, quindi ritornò nella sua città dominata da Ierone II. Si dedicò alla geometria, alla meccanica e alla idrostatica. Le sue più rilevanti scoperte si compirono anche grazie al ruolo dell’esperienza e dell’osservazione pratica e grazie all’applicazione della matematica nella fisica. Fu l’ideatore della teoria delle leve e del principio che porta il suo nome, il principio di Archimede, che insegna che un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato.

    Ierone o Gerone I di Siracusa
    Ierone o Gerone I di Siracusa (430 – 367 a.C.)

    Fu tiranno di Siracusa dal 478 al 466 a.C., secondo tiranno della città. È ricordato per il suo mecenatismo che attirò alla corte siracusana i più grandi poeti del suo tempo: Pindaro, Eschilo, Simonide e Bacchilide. Prese parte ai giochi di Delfi e di Olimpia, riportando vittorie cantate dai lirici. Sul piano politico, riuscì a fronteggiare il predominio etrusco in Campania, sconfiggendo duramente gli Etruschi a Cuma.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Pantalica e... i Sassi di Matera
    L’area archeologica di Pantalica può essere connessa ad un altro Sito italiano del Patrimonio Mondiale: Matera, la città dei Sassi. A Matera, l’uso dell’abitare in grotta costituì una pratica millenaria, che determinò la creazione di un paesaggio dalle caratteristiche uniche e oggi rappresenta un eccezionale esempio di interazione tra l’uomo e l’ambiente. Anche Matera vide il fiorire delle chiese rupestri in epoca bizantina, le quali possono essere confrontate con le chiese rupestri del Sito di Pantalica: la Grotta del Crocifisso, la Grotta di San Nicolicchio, la Grotta di San Micidario. Quest’ultima si sviluppava in diversi ambienti e possedeva ricche decorazioni sulle pareti e sui soffitti.
    Siracusa e... Agrigento
    Le città greche di Agrigento e Siracusa erano le più grandi e famose città dell’antichità e furono spesso alleate e allo stesso tempo rivali. Davanti alle invasioni dei Cartaginesi, Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento unirono le forze e realizzarono, nel 480 a.C., l’importante vittoria nella battaglia di Imera. Nel 446 a.C. Agrigento e Siracusa entrarono in conflitto. Siracusa ne uscì vincitrice e confermò la sua egemonia sulle città siceliote, compresa Agrigento, forte della sua ottima politica estera e della sottomissione dei Siculi. Le due città ebbero un destino diverso. Agrigento mantenne sempre un carattere più aristocratico: dopo l’età delle tirannidi del VI secolo, il V secolo si aprì a forme democratiche ma sempre in senso oligarchico e timocratico. A Siracusa, invece, si realizzò una fase democrazia con riforme istituzionali dove la sovranità era riconosciuta all’assemblea dei cittadini.
    Siracusa e... Napoli
    Le due città sono caratterizzate dalla fondazione greca e sono state poi annesse all’impero romano. La posizione geografica sulla costa ha permesso ad entrambe le città di essere punti d’incontro e luoghi di scambio culturale per i popoli che si spostavano all’interno del bacino del Mediterraneo.
    Glossario
    Glossario

    auspicio, s.m., presagio, augurio frutto della pratica della divinazione.

    idrostatica, in fisica, disciplina che studia l’equilibrio dei fluidi.

    metodo stratigrafico, il metodo che descrive e studia gli strati archeologici. In archeologia, la stratificazione indica la disposizione di strati omogenei, e per questo facilmente individualizzabili, sovrapposti. Questo metodo è molto importante per ipotizzare una datazione.

    paletnologia, s.f., archeologia preistorica, è la scienza che studia la cultura delle civiltà umane preistoriche e protostoriche.

Il sito per immagini icona-gallery

Iscrizione UNESCO

2005, Durban, Sud Africa, 29a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale e seriale


Preistoria, Età Antica, Medioevo, Età Moderna e Contemporanea


Italia Isole
Regione Sicilia


Criteri di Iscrizione

(ii) I siti ed i monumenti di Siracusa – Pantalica formano un “Insieme”, che costituisce una raccolta unica quale straordinaria testimonianza delle culture del mediterraneo attraverso i secoli e nello stesso spazio.
(iii) L’”insieme” Siracusa – Pantalica offre, attraverso la sua straordinaria diversità culturale, una eccezionale testimonianza dello sviluppo della civilizzazione di oltre tre millenni.
(iv) Il gruppo di monumenti e siti archeologici situati a Siracusa, tra il centro di Ortigia e i vestigi localizzati in tutta la zona urbana, sono il più grande esempio dell’eccezionale creazione architettonica che raggruppa diversi aspetti culturali (Greco, Romano, Barocco).
(vi) L’antica Siracusa era collegata direttamente ad eventi, idee e lavori letterari di eccezionale importanza universale.

Integrità
La proprietà di Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica include tutti gli elementi essenziali che ne mostrano l’eccezionale valore universale. Ognuna delle tre aree principali della proprietà dispone di una considerevole zona cuscinetto. Sebbene Siracusa sia stata colpita da urbanizzazione ed espansione nella seconda metà del XIX secolo e ancora di più nei tempi moderni, la maggior parte degli sviluppi architettonici e monumentali e delle strutture che risalgono al suo periodo di maggior splendore sono ancora oggi intatte. Tutti i nuovi sviluppi hanno avuto luogo al di fuori delle aree riconosciute di interesse storico e archeologico. Gli edifici e le strutture più importanti del centro storico e la zona archeologica (Teatro, Anfiteatro, altare monumentale di Ierone II, grotta dell’ “Orecchio di Dionisio”) sono ben conservati e lo stato generale di conservazione della maggior parte della rete urbana ed edilizia è notevolmente migliorato grazie alle politiche di protezione che sono state attuate soprattutto negli ultimi trenta anni. L’area centrale della Necropoli di Pantalica corrisponde alle parti del sito che contengono la più importante e significativa testimonianza archeologiche. Oggi questa zona è completa e ogni elemento dei villaggi rupestri nella necropoli e nel paesaggio è perfettamente integro ed è in ottimo stato di conservazione.
Autenticità
L’autenticità di Siracusa è evidente in molte strutture della città, che mantengono le stesse caratteristiche del periodo tardo ellenistico, mentre altri edifici riflettono chiaramente la storia delle culture successive nell’arco di tre millenni. Il sistema originale ellenistico e le variazioni intervenute nel corso dei vari periodi storici hanno permesso di distinguere chiaramente le testimonianze rimaste di ogni età e come ogni cultura ha operato e interagito con quelle preesistenti. Tutti i lavori di restauro sono preceduti da una meticolosa e approfondita ricerca, oltre all’analisi storica e di altri materie. Sono stati effettuati, per quanto possibile, mantenendo le caratteristiche originali, le tipologie, i sistemi costruttivi e i materiali originali secondo la più avanzata e condivisa conoscenza internazionale nel campo del restauro di monumenti, sotto il controllo diretto di tecnici e personale specializzato della Soprintendenza per i Beni ambientali e culturali. Nonostante il fatto che le tombe fossero state saccheggiate in periodi diversi, la Necropoli rupestre di Pantalica ha un alto livello di autenticità dovuto alla sua integrità, a un buon livello di conservazione e all’assenza di sviluppi moderni. Esso rappresenta un paesaggio straordinario come lo era in un preciso periodo storico, senza variazioni significative nei tempi successivi.
Estensione del bene

Visualizza allegato


Informazioni