Illustrazione Elena Prette
Le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli, nel centro storico di Genova (tardo XVI – inizio XVII secolo), rappresentano il primo esempio europeo di un progetto di sviluppo urbano con una struttura unitaria, pianificato da un’autorità pubblica e associato a un sistema peculiare di ospitalità pubblica in residenze private, in base a un decreto del Senato. Il sito include un insieme di palazzi rinascimentali e barocchi lungo le cosiddette «Strade Nuove». I grandi palazzi residenziali, eretti sulla Strada Nuova (ora Via Garibaldi) nel tardo XVI secolo, formavano il quartiere della nobiltà, che dal 1528 aveva assunto il governo della Repubblica. I Palazzi dei Rolli erano delle residenze costruite dalle famiglie aristocratiche più ricche e potenti della Repubblica di Genova all’apice del suo potere finanziario e marittimo. I palazzi, generalmente alti tre o quattro piani, sono caratterizzati da spettacolari scaloni, cortili e logge che si affacciano su giardini, costruiti su livelli diversi in uno spazio relativamente ristretto. L’influenza di questo modello di progetto urbano è evidenziata dalla letteratura Italiana e Europea delle decadi seguenti. I palazzi offrono una straordinaria varietà di soluzioni differenti e raggiungono un valore universale adattandosi alle caratteristiche peculiari del sito e alle esigenze di una specifica organizzazione sociale ed economica. Essi offrono inoltre un esempio originale di una rete pubblica di residenze private deputate a ospitare visite di stato, come decretato da Senato nel 1576. I proprietari di questi palazzi erano obbligati ad ospitare persone in visita di stato, in tal modo contribuirono a far conoscere un modello architettonico e una cultura residenziale che ha attratto gli artisti ed i viaggiatori famosi, un esempio su tutti è la collezione di illustrazioni da Pietro Paolo Rubens.
- Valore UNESCO
Tra il Cinquecento e il Seicento, Genova, grande potenza del Mediterraneo nella sua età dell’oro, avviò un progetto residenziale nobiliare pubblico, che vide l’edificazione di un sistema di nuove strade e palazzi di rappresentanza, nei quali si insediarono le autorità e le più nobili famiglie cittadine. Le vie e i palazzi rinascimentali di alto valore architettonico e artistico costituirono il nuovo cuore della città moderna e rappresentarono un modello di pianificazione urbanistica che divenne influente in tutta Europa. I Rolli erano gli elenchi o registri ufficiali nei quali erano iscritte le nobili dimore destinate alla pubblica ospitalità in occasione di visite di Stato o diplomatiche, per consolidare l’immagine e il ruolo della città.
Partecipazione dell’élite aristocratica in un progetto pubblico di urbanistica residenziale
Nel XVI secolo Genova era una ricca città mercantile, i suoi mercanti solcavano il Mediterraneo, i suoi banchieri finanziavano guerre, re e principi europei; inoltre, fino a quando riprese terreno l’avanzata turca nel XV secolo, numerosi e fiorenti erano stati i fondachi e le colonie genovesi nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero. Grazie alle ricchezze finanziarie maturate dalla nobiltà mercantile nel corso dell’epoca medievale e tardo medievale, la comunità genovese, da sempre orientata verso l’autonomia municipale, realizzò un originale rinnovamento urbanistico e architettonico nelle aree più centrali della città. Nel contesto di uno scenario ambientale difficile, dove la trama urbana era fittamente popolata e lo spazio a disposizione era angusto, l’impresa di riqualificare il cuore di Genova fu avviata attraverso un regolamento pubblico che istituì magistrati speciali, stabilì i lotti e seguì le assegnazioni alle famiglie più facoltose. La necessità di adeguare l’immagine della città al prestigio internazionale che godeva significava realizzare vie rettilinee e piazze, dove disporre splendidi edifici rinascimentali e barocchi. E così sorsero i Palazzi dei Rolli, frutto di una accorta gestione amministrativa in cui gli interessi privati si sposarono a quelli pubblici, dando vita a un modello originale per l’Europa intera e aprì la strada dell’architettura urbana moderna. L’immagine di Genova affascinò viaggiatori e artisti e si diffuse nel mondo attraverso descrizioni, incisioni e illustrazioni quale città superba, di immense ricchezze guadagnate grazie all’intraprendenza dei suoi cittadini e dove magnifici palazzi si ergono sul mare.I Palazzi dei Rolli: il bello e l’utile
Per decreto del Senato del 1576, i palazzi che sorsero nelle Strade Nuove vennero classificati in base al valore del terreno e alla qualità dell’edificio e iscritti nelle liste o registri, chiamati rolli, perché erano documenti arrotolati, per l’ospitalità pubblica: le famiglie che vi abitavano avevano l’onore e l’impegno di accogliere le visite di Stato e viaggiatori illustri come principi, ambasciatori, prelati e di partecipare così, con lo sfarzo della propria dimora, al consolidamento dell’immagine e del ruolo diplomatico della città. I palazzi vennero articolati su più livelli, con collegamenti verticali, loggiati, cortili d’onore. La costruzione dei nuovi palazzi vide spesso l’occupazione di lotti attigui, con l’annessione di case più antiche e con la tendenza a uno sviluppo architettonico in verticale. L’‘albergo pubblico’ quindi sorgeva grazie a risorse private e, mentre assolveva a funzioni di pubblica ospitalità, conferiva prestigio alla famiglia celebrandone il rango con la ricercatezza estetica delle architetture e la distinzione della finezza decorativa di stucchi, grottesche, portali e colonnati, per i quali vennero chiamate maestranze lombarde e toscane. Gli ‘alberghi’ nobiliari si consolidarono come peculiare forma di organizzazione sociale ed economica, attorno ai quali si condensavano le consorterie delle famiglie più influenti. In un connubio tra cariche politiche, interessi pubblici e ricchezza privata, spesso accadde che, nei nuovi splendidi quartieri, residenze vicine appartenessero a membri uniti da legami di parentela e affari. Inoltre, chi diveniva proprietario di una residenza iscritta nei Rolli aveva accesso a privilegi amministrativi, giuridici e tributari, poiché si faceva carico, con il proprio patrimonio, di accrescere il prestigio della città.Le Strade Nuove: una galleria di palazzi principeschi
I palazzi dei Rolli iscritti nella nomina UNESCO sono 42 e le vie dove si trova la maggiore concentrazione di nobili residenze sono Via Garibaldi, Via Balbi, Via Lomellini, Salita Santa Caterina.Via Garibaldi venne realizzata nel 1550 e originariamente era detta “Via Maggiore”, poi celebrata con l’appellativo di Via Aurea, e infine chiamata “Strada Nuova”, poiché in essa si ergevano l’una dopo l’altra le più nobili dimore delle maggiori famiglie genovesi; il palazzo forse più maestoso è Palazzo Niccolò Grimaldi o Doria-Tursi, sede del Municipio di Genova. Palazzo Doria-Tursi, assieme a Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, oggi costituiscono un sistema museale ed espositivo unitario dedicato all’arte antica.
Via Balbi venne tracciata nei primi anni del XVII secolo e nel tratto monumentale fu realizzata grazie al sostegno finanziario di una unica famiglia, i Balbi, che poi vi edificarono anche la propria residenza, oggi nota come Palazzo Reale, e che nell’Ottocento fu elevata a dimora della famiglia reale dei Savoia. Il palazzo è imponente e si offre ai visitatori con una serie di saloni eccezionali, il giardino pensile, l’atrio monumentale, gli appartamenti dei Principi Ereditari, la Sala del Trono. Gran parte delle decorazioni sei-settecentesche a stucco e ad affresco sono originali e, assieme a molti degli arredi si sono conservati intatti nel loro travolgente sfarzo barocco e rococò.
Per saperne di più
Genova, “porta del Mediterraneo”. Mitologia e autocelebrazione
Genova iniziò ed elaborare la propria mitologia di fondazione in età medioevale, l’epoca nella quale l’astro della città iniziò la sua ascesa. I due principali tratti che identificavano la città erano la vocazione marittima commerciale e l’impegno sui mari nella lotta agli infedeli. Medioevale è l’uso del vessillo con croce rossa su fondo bianco, che, spesso accostata all’immagine di San Giorgio che uccide il drago, testimonia l’impegno cristiano contro i Mori. La matrice cristiana associata alla prassi mercantile generò l’ideologia dominante: Genova si considerava la porta sul mare verso Oriente e verso Occidente, la porta che connetteva le aree continentali della Pianura Padana e delle Alpi al vasto Mediterraneo. Così, tale convinzione orientò la mitopoiesi e individuò in Giano il fondatore e l’eponimo della città. Giano possedeva le ambivalenze in cui Genova si riconosceva. Così si scrisse che il nome Ianua o Ianicula proveniva da Giano, il pronipote di Noè, per agganciarsi alla tradizione biblica, e, per conservare il passato pagano, da Giano divinità classica, protettrice del passaggio, delle porte, della navigazione, del vivere civile, la cui testa è bifronte, perché vede avanti e indietro, l’inizio e la fine (in latino ianua significa “porta, entrata, passaggio”). Giano riusciva a conciliare la doppia anima di Genova, che si sentiva agnello della Cristianità e allo stesso tempo bellicoso leone sui mari e che continuava a prosperare grazie alle sue virtù civiche. Accanto a Giano, un altro simbolo di Genova venne ritrovato nel Grifone, animale fantastico portatore di valori quali intelligenza, forza, astuzia. Il Grifone, con il corpo di leone e la testa di aquila, ha origini asiatiche, ma nel Medioevo europeo spesso venne elevato a segno della Chiesa e di Cristo. Giano e il Grifone vennero inclusi nello stemma della città, e furono spesso ripresi nel programma iconografico cinquecentesco delle residenze dei Rolli. Andrea Doria richiese per la sua fastosa dimora che si attingesse ai miti classici per celebrare la sua personalità e la sua famiglia e così anche le altre ricche famiglie genovesi, che costituivano una nobiltà nuova, di origine mercantile, vollero glorificare le gesta dei propri membri con cicli mitologici o con scene che raffiguravano episodi rilevanti nella storia cittadina ai quali gli avi avevano partecipato. Nello stemma odierno della città la croce rossa su bianco è sormontata dalla corona ducale e retta da due grifoni; sulla sommità della corona è incastonata la testa di Giano, ed ora è chiaro come tali simboli rappresentino l’identità della città ed i suoi valori.Palazzo Niccolò Grimaldi o Doria-Tursi
Via Garibaldi 9. Il palazzo può essere considerato il culmine del fasto residenziale dell’aristocrazia genovese. Fu voluto da Niccolò Grimaldi, principe di Salerno, marchese di Diano, duca di Eboli, conte di Rampolla e signore di Altavilla, maggiore banchiere di Filippo II – era chiamato “il Monarca” per il suo potere e il suo fasto. I lavori iniziarono nel 1565, coprirono tre lotti di terreno e comportarono l’impiego di un immenso volume di materiali, maestranze e ricchezze; le soluzioni architettoniche evidenziano la contaminazione con il gusto spagnolo e offrono giochi cromatici con l’alternanza di differenti materiali e giochi prospettici con l’inserimento di scaloni, cortili e porticati. Il palazzo è sede del Municipio di Genova dal 1848.Palazzo Doria Spinola
Largo Lanfranco 1. Fu eretto per il nipote di Andrea Doria, Antonio Doria, nel 1541. L’elegantissimo cortile centrale loggiato a due ordini è il fulcro attorno al quale ruota tutto l’edificio e le sale che lo compongono. Il Portale di ingresso esterno è opera di Taddeo Carlone e risale alla fine del Cinquecento. Gli interni vennero decorati con cicli di affreschi su temi mitologici che si affiancano a vedute di varie città; nell’atrio si trova l’affresco con le Gesta del Capitano Anotonio Doria, a testimonianza dell’appartenenza della famiglia alla più alta aristocrazia mercantile genovese.Protagonisti
Peter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia, 1577 – Anversa, 1640)
Peter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia, 1577 – Anversa, 1640)Maestro della pittura, nel 1600 partì per il suo viaggio in Italia, visitandone le maggior città, dove si confrontò con la grande tradizione artistica italiana. Genova colpì particolarmente la brillante immaginazione di Rubens, il quale, poi, nel 1622, pubblicò ad Anversa un volume con i disegni dei palazzi dei Rolli genovesi proponendoli come modello residenziale per la nobiltà anversana e contribuendo a diffonderne la fama nel mondo.
Andrea Doria
Andrea Doria (Oneglia, 1466 – Genova, 1560).Ammiraglio della Repubblica di Genova, venne considerato un principe-mecenate, effettivo signore della città, seppur senza investitura formale. Figlio di una delle più note famiglie liguri, ebbe una vita lunghissima per l’epoca – superò il traguardo dei 90 anni – e costellata da molti successi grazie a una mente vivace, ingegnosa, abile. Il suo destino è legato alla città di Genova, sopra cui impose la sua egemonia personale per molti decenni. Iniziò la carriera come capitano di ventura e condottiero nelle guerre di corsa nel Mediterraneo, prestando i suoi servigi a vari signori. Poi agli inizi del Cinquecento iniziò il suo stretto legame con Genova, guadagnando per la città vittorie militari e politiche, come l’autonomia dai Francesi e, in seguito, l’alleanza con la Spagna (1528) di Carlo V, grazie alla quale i banchieri genovesi imposero la loro supremazia sulla scena finanziaria europea. Andrea Doria fu investito, da Carlo V, del titolo di principe di Melfi; sopravvisse a innumerevoli battaglie e congiure e seppe districarsi negli intrighi tra fazioni cittadine e nei pericolosi e instabili rapporti diplomatici con corti regie e papali. Fino alla morte esercitò grande influenza sulla città, sempre alla ricerca del consolidamento del potere economico, militare e culturale di Genova.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “[…] Nulla Italiae urbs fortior est, ideo quemadmodum Mediolanum poluposam ac magnam Itali(ani) vocant, Florentiam bellam, Venecias divitem et mirandam, Neapolim gentilem sive nibolem, Ravennam antiquam, ita Ianuam superbam sive magnanimam ac fortem appellant…”
Anselmo Adorno (1470)
► “Il sito è poco rispetto al popolo, onde si sono ingegnati di fare case altissime et le strade strette […]. De palazzi ve ne sono innumerabili e tanto belli di dentro come di fuori, tutti pinti e ornati, che pare di vedere tante prospettive di scene”.
Giovan Battista Confalonieri (1592)
► “Il più bello tra tutti i palazzi di Genova è a mio giudizio quello di Gerolamo Durazzo in via dei Balbi. Riuscirò a ricordare tutto quello che ho visto lì dentro?”
Charles De Brosses (1739)► “…mi trovo ora in una bella città, una vera bella città: Genova. Si cammina sul marmo, tutto è marmo: scale, balconi, palazzi. I suoi palazzi si susseguono fitti; passando per le vie, si scorgono grandi soffitti patrizi tutti dipinti e dorati.”
Gustave Flaubert
Legami tra i siti Unesco italiani
Genova e... Venezia
Genova e Venezia furono gloriose Repubbliche Marinare e condividono la caratteristica di essere grandi centri marittimi, commerciali e culturali. Talvolta alleate, più spesso in aperto conflitto, Venezia e Genova dominarono sui mari, contendendosi le rotte più ardite o economicamente rilevanti, sostenute da una intraprendente classe dominante di origine mercantile. Ma l’aspetto più rilevante è l’analogia tra i Palazzi dei Rolli genovesi e gli straordinari palazzi veneziani che sorsero lungo il Canal Grande, la principale arteria fluviale della città lagunare. Tali residenze vennero erette dalle più nobili e ricche famiglie veneziane; anche questi palazzi quattro-seicenteschi – come Ca’ d’Oro, Ca’ Corner alla Regina, Ca’ Foscari, Ca’ Dario, per citarne solo alcuni – rivaleggiavano per eleganza e raffinatezza e avevano la funzione di contribuire al prestigio dell’immagine della città, oltre che delle insegne di famiglia. Anche a Venezia, il contesto ambientale e la mancanza di spazio determinarono soluzioni architettoniche originali.Note bibliografiche
Bibliografia
L’invenzione dei rolli. Genova, città di palazzi, a c. di E. Poleggi, Skira Editore, Milano, 2004
Miti di città, a c. di M. Bettini, M. Boldrini, O. Calabrese, G.Piccinni, Monte dei Paschi di Siena, Siena, 2010
La misura della bellezza. I 42 palazzi del rolli, a c. di I. Croce con disegni di G. Zibordi Marchesi, SAGEP, 2009
AA.VV., Genova. I palazzi di Rubens, Mondadori Electa, Milano, 2006
G. Airaldi, Andrea Doria, Salerno, 2015
G. Airaldi, Breve storia di Genova, Pacini, 2012
P. Ciliberto, Via Garibaldi. La strada nuova rinascimentale, SAGEP, 2008
P. Lingua, I Doria a Genova. Una dinastia mancata, Frilli, 2007
P. Lingua, Breve storia dei Gennovesi, Laterza, 2004
A. Pacini, La Genova di Andrea Doria nell’impero di Carlo V, Olschki, Firenze, 1999
E. Poleggi, Genova, una civiltà di palazzi, Milano, Silvana Editrice, 2002
E. Poleggi, Atlante dei Palazzi di Genova, Umberto Allemandi & C., Torino, 1998
E. Poleggi, P. Cevini, Genova, Laterza, Bari, 1981
M. Quercioli, I palazzi dei Rolli. Genova, Istituto Poligrafico dello Stato, 2008
P.P. Rubens, I palazzi di Genova, Tormena, Genova, 2001
- Valore UNESCO
Tra il Cinquecento e il Seicento, Genova, grande potenza del Mediterraneo nella sua età dell’oro, avviò un progetto residenziale nobiliare pubblico che vide l’edificazione di un sistema di nuove strade e palazzi di rappresentanza, nei quali si insediarono le autorità e le più nobili famiglie cittadine. Le vie e i palazzi rinascimentali di alto valore architettonico e artistico costituirono il nuovo cuore della città moderna e rappresentarono un modello di pianificazione urbanistica che divenne influente in tutta Europa, anche grazie ai dipinti del fiammingo Paul Rubens. I Rolli erano gli elenchi o registri ufficiali nei quali erano iscritte le nobili dimore destinate alla pubblica ospitalità in occasione di visite di Stato o diplomatiche, per consolidare l’immagine e il ruolo della città.
L’élite aristocratica partecipa al progetto pubblico di rinnovamento della città
Nel XVI secolo Genova era una ricca città mercantile, i suoi mercanti solcavano il Mediterraneo, i suoi banchieri finanziavano guerre, re e principi europei; inoltre, fino a quando riprese terreno l’avanzata turca nel XV secolo, numerosi e fiorenti erano stati i fondaci e le colonie genovesi nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero. Grazie alle ricchezze finanziarie maturate dalla nobiltà mercantile nel corso dell’epoca medioevale e tardo medioevale, la comunità genovese, da sempre orientata verso l’autonomia municipale, realizzò un originale rinnovamento urbanistico e architettonico nelle aree più centrali della città. Lo scenario ambientale di partenza era difficile perchè fittamente popolato e limitato dalla conformazione del territorio urbano stretto tra il mare e i rilievi; l’impresa di riqualificare il cuore di Genova fu avviata attraverso un regolamento pubblico che istituì magistrati speciali, stabilì i lotti e seguì le assegnazioni alle famiglie più facoltose. La necessità di adeguare l’immagine della città al prestigio internazionale che godeva significava realizzare vie rettilinee e piazze, dove disporre splendidi edifici rinascimentali e barocchi. E così sorsero i Palazzi dei Rolli, frutto di una accorta gestione amministrativa in cui gli interessi privati si sposarono a quelli pubblici, dando vita ad un modello originale che si offrì all’intera Europa e aprì la strada dell’architettura urbana moderna.I Palazzi dei Rolli: il bello e l’utile
Per decreto del Senato del 1576, i palazzi, che sorsero nelle Strade Nuove, vennero classificati in base al valore del terreno e alla qualità dell’edificio ed iscritti alle liste o registri – chiamati rolli, perché erano documenti arrotolati – per l’ospitalità pubblica: le famiglie che vi abitavano avevano l’onore e l’impegno di accogliere le visite di Stato e i viaggiatori illustri come principi, ambasciatori, prelati e di partecipare così con lo sfarzo della propria dimora al consolidamento dell’immagine e del ruolo diplomatico della città. I palazzi vennero articolati su più livelli, con collegamenti verticali, loggiati, cortili d’onore. La costruzione dei nuovi palazzi vide spesso l’occupazione di lotti attigui, con l’annessione di case più antiche e con la tendenza ad uno sviluppo architettonico in verticale.L’albergo nobiliare
L’‘albergo pubblico’ genovese quindi sorgeva grazie a ricchezze private e, mentre assolveva a funzioni di pubblica ospitalità, conferiva prestigio alla famiglia celebrandone il rango con la ricercatezza delle architetture e la finezza decorativa di stucchi, grottesche, portali e colonnati. Gli ‘alberghi’ nobiliari si consolidarono come peculiare forma di organizzazione sociale ed economica, attorno ai quali si condensavano le consorterie delle famiglie più influenti. In un connubio tra cariche politiche, interessi pubblici e ricchezza privata, spesso accadde che, nei nuovi splendidi quartieri, residenze vicine appartenessero a membri uniti da legami di parentela e affari. Inoltre, chi diveniva proprietario di una residenza iscritta nei Rolli aveva accesso a privilegi amministrativi e giuridici.Le Strade Nuove: una galleria di pallazzi principeschi
I palazzi dei Rolli iscritti nella nomina UNESCO sono 42 e le vie dove si trova la maggiore concentrazione di nobili residenze sono Via Garibaldi, Via Balbi, Via Lomellini, Salita Santa Caterina.Via Garibaldi venne realizzata nel 1550 e originariamente era detta “Via Maggiore”, poi celebrata con l’appellativo di Via Aurea, e infine chiamata “Strada Nuova”, poiché in essa si ergevano l’una dopo l’altra le più nobili dimore delle maggiori famiglie genovesi; il palazzo forse più maestoso è Palazzo Niccolò Grimaldi o Doria-Tursi, sede del Municipio di Genova. Palazzo Doria-Tursi, assieme a Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, oggi costituiscono un sistema museale ed espositivo unitario dedicato all’arte antica.
Via Balbi venne tracciata nei primi anni del XVII secolo e nel tratto monumentale fu realizzata grazie al sostegno finanziario di una unica famiglia, i Balbi, che poi vi edificarono anche la propria residenza, oggi nota come Palazzo Reale, che nell’Ottocento fu elevata a dimora della famiglia reale dei Savoia e travolge per il suo sfarzo barocco e rococò.
(Per l’elenco completo e la descrizione dei singoli palazzi http://www.irolli.it/genova_unesco/UN/patrimonio_umanita.html )
Per saperne di più
Genova, “porta del Mediterraneo”. Mitologia e autocelebrazione
Genova iniziò ed elaborare la propria mitologia di fondazione in età medievale, l’epoca nella quale l’astro della città iniziò la sua ascesa. I due principali tratti che identificavano la città erano la vocazione marittima commerciale e l’impegno sui mari nella lotta agli infedeli. Medioevale è l’uso del vessillo con croce rossa su fondo bianco, che testimonia l’impegno cristiano contro i Mori. Genova si considerava la porta sul mare verso Oriente e verso Occidente, la porta che connetteva le aree continentali della Pianura Padana e delle Alpi al vasto Mediterraneo. Così, in base a tale convinzione, Giano fu individuato come il fondatore e l’eponimo della città. Giano possedeva le ambivalenze in cui Genova si riconosceva. Così si scrisse che il nome Ianua o Ianicula proveniva da Giano, divinità classica, protettrice del passaggio, delle porte, della navigazione, del vivere civile, la cui testa è bifronte, perché vede avanti e indietro, l’inizio e la fine (in latino ianua significa “porta, entrata, passaggio”). Accanto a Giano, un altro simbolo di Genova venne ritrovato nel Grifone, animale fantastico portatore di valori quali intelligenza, forza, astuzia. Il Grifone, con il corpo di leone e la testa di aquila, ha origini asiatiche, ma nel Medioevo europeo spesso venne elevato a segno della Chiesa e di Cristo. Giano e il Grifone vennero inclusi nello stemma della città, e furono spesso ripresi nel programma decorativo cinquecentesco delle residenze dei Rolli. Andrea Doria richiese per la sua fastosa dimora che si attingesse ai miti classici per celebrare la sua personalità e la sua famiglia e così anche le altre ricche famiglie genovesi, che costituivano una nobiltà nuova, di origine mercantile, glorificarono le gesta dei propri membri con cicli mitologici o con scene che raffiguravano episodi rilevanti nella storia cittadina ai quali gli avi avevano partecipato. Nello stemma odierno della città la croce rossa su bianco è sormontata dalla corona ducale e retta da due grifoni; sulla sommità della corona è incastonata la testa di Giano, ed ora è chiaro come tali simboli rappresentino l’identità della città ed i suoi valori.Palazzo Niccolò Grimaldi o Doria-Tursi
Via Garibaldi, 9. Il palazzo rappresenta il culmine del fasto residenziale dell’aristocrazia genovese. Fu voluto da Niccolò Grimaldi, principe di Salerno, marchese di Diano, duca di Eboli, conte di Rampolla e signore di Altavilla, maggiore banchiere di Filippo II – era chiamato “il Monarca” per il suo potere e il suo fasto. I lavori iniziarono nel 1565, coprirono tre lotti di terreno e comportarono l’impiego di un immenso volume di materiali, maestranze e ricchezze; le soluzioni architettoniche evidenziano la contaminazione con il gusto spagnolo e offrono giochi cromatici con l’alternanza di differenti materiali e giochi prospettici con l’inserimento di scaloni, cortili e porticati. Il palazzo è sede del Municipio di Genova dal 1848.Palazzo Doria Spinola
Largo Lanfranco, 1. Fu eretto per il nipote di Andrea Doria, Antonio Doria, nel 1541. L’elegantissimo cortile centrale loggiato a due ordini è il fulcro attorno al quale ruota tutto l’edificio e le sale che lo compongono. Il Portale di ingresso esterno è opera di Taddeo Carlone e risale alla fine del Cinquecento. Gli interni vennero decorati con cicli di affreschi su temi mitologici che si affiancano a vedute di varie città; nell’atrio si trova l’affresco con le Gesta del Capitano Anotonio Doria, a testimonianza dell’appartenenza della famiglia alla più alta aristocrazia mercantile genovese.Protagonisti
Peter Paul Rubens
Peter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia, 1577 – Anversa 1640)Maestro della pittura, nel 1600 partì per il suo viaggio in Italia, visitando le maggior città italiane dove si confrontò con la grande tradizione artistica italiana. Genova colpì particolarmente la brillante immaginazione di Rubens, il quale, poi, nel 1622, pubblicò ad Anversa un volume con i disegni dei Palazzi dei Rolli genovesi, proponendoli come modello residenziale per la nobiltà anversana e contribuendo a diffonderne la fama nel mondo.
Andrea Doria
Andrea Doria (Oneglia, 1466 – Genova, 1560)Ammiraglio della Repubblica di Genova, venne considerato un principe-mecenate, effettivo signore della città seppur senza investitura formale. Figlio di una delle più note famiglie liguri, ebbe una vita lunghissima per l’epoca – superò il traguardo dei 90 anni – e costellata da molti successi grazie ad una mente vivace, ingegnosa, abile. Il suo destino è legato alla città di Genova, sopra cui impose la sua egemonia personale per molti decenni. Iniziò la carriera come capitano di ventura e condottiero nelle guerre di corsa nel Mediterraneo, prestando i suoi servigi a vari signori. Poi agli inizi del Cinquecento iniziò il suo stretto legame con Genova, guadagnando per la città vittorie militari e politiche, come l’autonomia dai Francesi e, in seguito, l’alleanza con la Spagna (1528) di Carlo V, grazie alla quale i banchieri genovesi imposero la loro supremazia sulla scena finanziaria europea. Andrea Doria fu investito, da Carlo V, del titolo di principe di Melfi; sopravvisse a innumerevoli battaglie e congiure, e seppe districarsi negli intrighi tra fazioni cittadine e nei pericolosi ed instabili rapporti diplomatici con corti regie e papali. Fino alla morte, esercitò grande influenza sulla città, sempre alla ricerca del consolidamento del potere economico, militare e culturale di Genova.
Legami tra i siti Unesco italiani
Genova e... Venezia
Genova e Venezia furono gloriose Repubbliche Marinare e condividono la caratteristica di essere grandi centri marittimi, commerciali e culturali. Talvolta alleate, più spesso in aperto conflitto, Venezia e Genova dominarono sui mari, contendendosi le rotte più ardite o economicamente rilevanti, sostenute da una intraprendente classe dominante di origine mercantile. Ma l’aspetto più rilevante è l’analogia tra i Palazzi dei Rolli genovesi e gli straordinari palazzi veneziani che sorsero lungo il Canal Grande, la principale arteria fluviale della città lagunare. Tali residenze vennero erette dalle più nobili e ricche famiglie veneziane; anche questi palazzi quattro-seicenteschi – come Ca’ d’Oro, Ca’ Corner alla Regina, Ca’ Foscari, Ca’ Dario, per citarne solo alcuni – rivaleggiavano per eleganza e raffinatezza e avevano la funzione di contribuire al prestigio dell’immagine della città, oltre che delle insegne di famiglia. Anche a Venezia, il contesto ambientale e la mancanza di spazio determinarono soluzioni architettoniche originali.Glossario
Glossario
connubio, s.m., unione, legame, accordo, stretto vincolo che determina obblighi e vantaggi, alleanza.
consorteria, s.f., in età medievale, indicava un insieme di famiglie o individui che stringevano alleanze per perseguire scopi e interessi comuni; la parola ha poi acquisito una accezione dispregiativa, a indicare cerchie nobiliari unite nella difesa dei propri privilegi.
egemonia, s.f., supremazia, predominio, controllo esercitato da un soggetto sui suoi pari; predominio politico, economico, culturale di un sistema statale sugli altri.
eponimo, s.m., dal greco epí, ‘sopra’, e ònoma, ‘nome’; si dice di personaggio, mitologico o reale, che per la sua importanza dà il suo nome ad una città, ad un luogo, ad un popolo. Per estensione e nell’uso moderno, il nome dell’eroe/personaggio può poi applicarsi ad un periodo storico, ad un movimento politico o culturale.
fondaco, s.m., fondachi pl., un edificio (o un complesso di edifici) di origine medievale, che nelle città di mare svolgeva funzioni di magazzino e, spesso, anche di alloggio per i mercanti stranieri. Solitamente si trattava di un locale sito al pianterreno o nel seminterrato.
guerre di corsa, espressione che indica una particolare guerra marittima, molto diffusa in epoca medioevale anche se di origini più antiche e largamente praticata anche in tempi moderni; uno stato o una autorità politica incaricava navi private di impossessarsi delle navi commerciali del nemico, per danneggiarlo economicamente. I corsari si distinguevano dai pirati, poiché i primi agivano ‘legittimamente’ su incarichi ufficiali stipulati con i governi. Il termine ‘corsa’ deriva dal latino cursus, ‘il correre’, ‘viaggio’, ‘rotta’, poiché i corsari correvano sul mare per depredare le flotte mercantili nemiche dei loro committenti.
ospitalità, s.f., l’atto di dare o ricevere ospitalità. Dal latino hospes, “straniero, forestiero, oste”.
vessillo, s.m., bandiera, stemma, stendardo.
Il sito per immagini 
2006, Vilnius, Lituania, 30a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Età Rinascimentale
Italia Nord Occidentale
Regione Liguria
Criteri di Iscrizione
(ii) L’insieme delle Strade Nuove e dei palazzi associati mostra un importante scambio di valori sullo sviluppo dell’architettura e dell’urbanistica nel corso del XVI e del XVII secolo. Grazie ai trattati di architettura dell’epoca, le Strade Nuove e i palazzi tardo-rinascimentali di Genova sono diventati un importante punto di riferimento per lo sviluppo dell’architettura manierista e barocca in Europa.
(iv) Le Strade Nuove di Genova rappresentano un esempio straordinario di un insieme urbanistico comprendente palazzi aristocratici di grande valore architettonico, che illustrano l’economia e la politica della città mercantile all’apice del suo potere nel XVI e XVII secolo. Il progetto mostra uno spirito nuovo e innovativo che ben rappresenta il siglo de los genoveses (1563-1640). Nel 1576 la Repubblica di Genova stabilì legalmente i Rolli, una lista ufficiale dei palazzi più importanti ritenuti adatti ad ospitare i visitatori più illustri.




