Illustrazione Elena Prette
Il paesaggio della Val d’Orcia fa parte dell’entroterra agricolo di Siena, ridisegnato e sviluppato quando è stato integrato nel territorio della città-stato, nei secoli XIV e XV, per riflettere un modello idealizzato di buon governo e per creare un’immagine esteticamente gradevole. L’aspetto caratteristico del paesaggio, pianure su cui sorgono colline, quasi coniche, con insediamenti fortificati nella parte superiore, ha ispirato molti artisti. Le loro immagini sono divenute esempi della bellezza di paesaggi agricoli rinascimentali ben gestiti. L’iscrizione comprende: un paesaggio agricolo e pastorale che riflette sistemi di gestione del territorio innovativi; città e villaggi; case coloniche; la romana Via Francigena e le strutture ad essa collegate (abbazie, locande, santuari, ponti).
- Valore UNESCO
Il paesaggio della Val d’Orcia si è formato a partire dal Medioevo, quando nel territorio sorsero pievi, borghi e poderi, in buona misura oggi esistenti, che conservano atmosfere e tradizioni rurali antiche. La poesia del panorama orciano fu fonte d’ispirazione per gli artisti rinascimentali della Scuola senese, divenendo nei secoli l’ideale del vivere in armonia con la natura.
Il passaggio dell’uomo nella natura, percorsi di armonia
L’aspetto della Val d’Orcia rispecchia le dinamiche di insediamento e distribuzione della popolazione centroitaliana a partire dai secoli dell’Alto Medioevo: nella regione si passò dalla “azienda curtense” al fenomeno dell’incastellamento, quando, lungo la Via Francigena, si ripristinarono i movimenti di uomini e merci su uno dei più importanti assi viari tra Roma e il mondo d’Oltralpe. Fra Trecento e Quattrocento si registrò un regresso demografico e la costruzione delle abitazioni (con una maggiore diffusione di case isolate) non fu più legata al borgo fortificato medievale, ma si collegò piuttosto alle abitudini agricole ed economiche della mezzadria, della coltivazione dei cereali, della vigna, dell’olivo e dell’allevamento ovino che prevedeva gli spostamenti della transumanza. Il tema del passaggio, colto anche nel fenomeno particolare della transumanza delle pecore, caratterizzò dunque simbolicamente la Val d’Orcia conferendo a queste terre un valore speciale: un luogo di incontro, interscambio, equilibrio e armonia tra uomo e natura. È un luogo che ha preso la forma attuale nel corso dei secoli, in particolar modo nel Rinascimento, quando la Val d’Orcia e le strutture ecclesiastiche in essa inserite si definiscono all’interno di un vasto progetto “statale” del territorio senese, in collegamento ai movimenti delle diocesi e degli ordini religiosi, coerentemente agli ideali architettonici dell’epoca. Un altro tipo di passaggio è tra i connotati essenziali del territorio valdorciano: lo scorrere del fiume, che dà il nome a questa valle, è un elemento che, come sempre è stato in ogni parte del mondo, identifica materialmente, simbolicamente e anche storicamente le terre popolate. Opportunità, strumento, occasionale difficoltà da affrontare o fortunata circostanza da sfruttare, il fiume attraversa, si lascia attraversare e permette il passaggio, rappresentando un movimento originario e naturale che accompagna l’uomo, continuamente alle prese con la modifica del paesaggio attorno a sé.Un idillio paesaggistico ed estetico che dura nei secoli attraverso l’arte
L’arte come rappresentazione del reale scelse nel Rinascimento un soggetto eccellente quale la Val d’Orcia per fissare, attraverso i maestri della pittura, i canoni di una bellezza naturale straordinaria. Dolci pendii collinari come morbide dune, distese dorate di spighe di grano, campi attraversati da file di cipressi che svettano nel paesaggio donandogli personalità e contrasto cromatico, le vigne che si accostano alla macchia del fondo valle, i sentieri di terra battuta come cornici: questi gli elementi che affascinarono e colpirono l’occhio degli artisti rinascimentali alla ricerca di quella ‘natura’ idealizzata e mitologica capace di elevare lo spirito dell’uomo. Il ricco e splendido orizzonte della Val d’Orcia divenne oggetto di riflessione della Scuola Pittorica Senese, sviluppatasi tra il XIII e il XV secolo: attraverso la graduale espressione e il fiorire del paesaggio nella pittura come immagine culturale, si elaborò la sua caratterizzazione in quanto elemento dotato di proprio valore estetico. I pittori della Scuola Senese, fra i quali i fratelli Lorenzetti e Simone Martini, seppero fissare nelle loro opere i tratti del paesaggio toscano che divennero i canoni di riferimento per rappresentare la bellezza del territorio italiano e che costituirono un’esperienza unica per la storia dell’arte mondiale.Beni nel Riconoscimento
L’area coperta dal rinoscimento UNESCO comprende i centri storici dei Comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia.Per saperne di più
Orcia: storia di un nome
Seppure con qualche incertezza etimologica, si può giungere all’etrusco urk (latino orca, orceus) che significava “orcio”, nel senso di ruscello, torrente, piccolo corso d’acqua. Orcia è il fiume che sorge presso il Monte Cetona e percorre la valle caratterizzandola, dunque, non solo morfologicamente ma anche dandole il toponimo.Il paesaggio senese di Palazzo Pubblico a Siena attribuito a Simone Martini
Nel 1328 accadde un fatto storico di notevole rilevanza per il territorio toscano: l’impresa del comandante delle truppe senesi Guidoriccio che prese d’assalto il Castello di Montemassi in Maremma. A ricordo di questo fatto è stata realizzato l’affresco attribuito a Simone Martini che si trova nella Sala del Mappamondo all’interno del Palazzo Pubblico di Siena. L’opera venne realizzata nel 1330 ed è oggetto di recenti studi per stabilire con esattezza la sua attribuzione, poiché sono presenti tracce di interventi e rifacimenti. Nell’affresco compare un paesaggio ricco, dettagliato e realistico, evidente frutto dell’intento di rappresentare il reale contesto dell’evento bellico accaduto e di rendere protagonista l’immagine dei luoghi stessi senza relegarli a semplici scenografiche quinte. Un’opera che, per questa sua caratteristica, ha contribuito a decidere il destino e l’importanza del paesaggio naturale nella storia dell’arte.Il ciclo pittorico di Ambrogio Lorenzetti: la Val d’Orcia nell’immaginario simbolico del Rinascimento
Nella Sala dei Nove, anche detta Sala della Pace e della Guerra, del Palazzo Pubblico di Siena, si trova il più importante ciclo di affreschi su temi profani del XIV secolo. L’artista che lo realizzò fu Ambrogio Lorenzetti e vi lavorò a partire dal 1337, producendo un’opera che assume valore non solo nella storia dell’arte ma anche per la storia del pensiero politico, del costume e dell’urbanistica. Il maestoso programma iconografico celebra il Buon Governo dello stato senese, con scene allegoriche e realistiche assieme che descrivono gli elementi costitutivi del governo nei suoi apparati istituzionali e le virtù fondanti e ispiratrici di esso raffigurate in modo antropomorfo; si sofferma inoltre sull’amabile vita in città e nelle campagne sotto il dominio senese, con il tipico dualismo di matrice medievale tra il “dentro” e il “fuori” delle mura. In tale quadro celebrativo delle innumerevoli virtù dello stato, il settore dedicato al paesaggio agricolo che compone l’affresco dal nome “Effetti del Buon Governo in città e in campagna”, è dominato dalla personificazione della Securitas, la Sicurezza, una donna alata che porta un cartiglio dove si afferma l’unione tra Buon Governo e sicurezza e tranquillità dei cittadini. Nella raffigurazione della quotidianità agricola medievale sono testimoniati i valori dell’ordine, dell’equilibrio, della prosperità, dell’operosità che costituiscono l’immagine culturale del paesaggio toscano ancora oggi incarnato in quello della Val d’Orcia. L’opera, per questa sua esplicita volontà simbolica, ha contribuito a fissare l’iconografia del territorio toscano e a decidere il destino e l’importanza del paesaggio nella storia dell’arte universale.Pienza e la figura di Pio II
Il territorio attorno al castello e alla pieve di Corsignano sono stati programmaticamente modificati nell’intento del papa Enea Silvio Piccolomini di rifare la sua terra natia: la nuova sede vescovile è rinata e ha preso forma seguendo le linee guida di Pio II che, di origini senesi aristocratiche, fu un papa umanista deciso a confrontarsi, sia come individuo che nella società, rispetto alla storia e alla storia dell’arte, con lo spazio fisico, secondo quella che fu la proposta rinascimentale di armonizzare uomo e architettura. La nuova città ha preso non solo la forma ma anche il nome dalla persona che l’ha voluta: infatti il nome della città di Pienza deriva dal nome papale Pio.L’Abbazia di Sant’Antimo
Nel comune di Montalcino, in provincia di Siena, sorge un complesso monastico che rappresenta lo stile architettonico romanico toscano. Dalle origini attorno al IV secolo, poi sotto i Longobardi e in epoca carolingia, il destino dell’Abbazia di Sant’Antimo si è dispiegato attraverso i secoli, fino a quando, nel 1439, venne soppressa come comunità religiosa per volere di Pio II. Abitata in seguito da un mezzadro, venne poi protetta e fatta rinascere dal punto di vista storico e artistico dalle Belle Arti che operarono diversi restauri, e rivalorizzata e resa celebre anche grazie al lavoro cinematografico di un grande maestro, Franco Zeffirelli, che, fra il 1970 e il 1973, vi gira alcune scene del film “Fratello sole, sorella luna” ispirato a San Francesco d’Assisi. Solo di recente, e dopo centinaia di anni, il vescovo di Siena ha deciso di ricostituire a Sant’Antimo una comunità monastica, ispirata all’ordine dei Canonici regolari di Sant’Agostino.La Rocca d’Orcia a Castiglione d’Orcia
Eretta a metà del Cinquecento per motivi strategici e militari sopra un preesistente castrum, la Rocca d’Orcia o di Tentennano, oggi come allora domina l’intera valle orciana. Le costruizioni a vocazione bellica – torri, rocche, cinte murarie – sono numerose, disseminate nel territorio della valle a testimoniare l’esigenza difensiva dei piccoli borghi agricoli medievali.Radicofani e la Via Francigena
Radicofani sorge sulla sommità di un colle di natura vulcanica. Il castello, in origine di proprietà regia (longobarda), è il risultato di diverse fasi di edificazione iniziate nell’VIII secolo e culminate nel 1154 con l’opera di papa Adriano IV. Per la sua posizione strategica a controllo della Via Francigena, fu aspramente conteso fra Siena, la Chiesa e l’Impero. Nel XIII secolo divenne rifugio di Ghino di Tacco una sorta di Robin Hood della Val d’Orcia ricordato anche nel Decamerone di Boccaccio (novella II, decima giornata).Gli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia
Costruito da Diomede Leoni nel XVI secolo questo magnifico parco presenta un bell’esempio di giardino all’italiana in parte delimitato dalle mura castellane. Le aiuole di bosso perfettamente geometriche, tali da formare una grande croce dei cavalieri di Malta, esaltano la prospettiva del giardino che termina con un piano alto costituito da un bosco all’inglese con folti lecci secolari.Le campagne di Montalcino: il vino della Val d’Orcia
Tra XIII e XV fiorisce nel senese la viticoltura, dando origine a quell’aspetto caratteristico del paesaggio valdorciano: un insieme composito di filari giustapposti lungo le pendici collinari e la macchia del fondovalle. La rinomata tradizione di questo prodotto alimentare è il risultato non solo di tecniche agricole peculiari ma anche della storia di tutti gli aspetti produttivi, tecnici e commerciali a esso collegati. Documenti linguistici locali, di tipo notarile o commerciale, attestano lo sviluppo antico della viticoltura in questi terreni: accanto ai celebri e pregiati Brunello e Rosso di Montalcino, dall’uva montalcinese si ricava anche un vino leggero detto Acquato o Acquarello, ottenuto aggiungendo acqua alle vinacce (“unam salmam vini et duas salmas aquati”), apprezzato specialmente dai contadini e tra le fasce dei meno abbienti della popolazione, in particolare d’estate per la bassa gradazione alcolica e la freschezza al palato.La gastronomia della Val d’Orcia
L’area del Sito, in particolare nella zona di Castiglione e San Quirico, è storicamente famosa in tutto il mondo anche per la produzione dell’olio, simbolo e base della dieta mediterranea – in particolare nella zona di Castiglione e San Quirico. Non possono essere taciuti i prodotti locali come i salumi, in particolare di Cinta senese, che è una razza suina antica la cui diffusione è attestata nelle fonti iconografiche locali fin dal Medioevo e che si caratterizza per il mantello scuro con una fascia bianca attorno al collo, le medie dimensioni e l’esigenza di allevamento allo stato brado. Anche la produzione di formaggi stagionati è significativa, tra cui si distingue il Cacio pecorino di Pienza, forse di ascendenza etrusca.
Protagonisti
Ambrogio Lorenzetti
Ambrogio Lorenzetti (Siena, 1290 circa – 1348)Fu, assieme al fratello Pietro, tra gli illustri protagonisti della pittura senese del Trecento. Contribuì alla storia dell’arte col vivo naturalismo dei suoi personaggi e l’umanità dei soggetti rappresentati – ad esempio è da ricordare il rapporto vero e naturale tra madre e figlio nelle sue rappresentazioni della Madonna col Bambino – ma allo stesso tempo con il valore allegorico delle sue opere. Dopo aver lavorato a Firenze fece ritorno a Siena dove, tra il 1338 e il 1339, realizzò il suo capolavoro sulle tre pareti nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico della città.
Simone Martini
Simone Martini (nato probabilmente tra il 1280 e il 1285 – Avignone, 1344)Fu un noto pittore senese considerato anche uno dei maggiori artisti del Trecento italiano. Si formò presso la bottega di Duccio di Buoninsegna ma sentì anche gli influssi giotteschi. La sua opera si caratterizzò per l’attenzione nuova alla plasticità delle figure e un modo realistico e acuto di rendere gli elementi naturali. Lavorò a Siena, ad Assisi, alla corte di Roberto d’Angiò a Napoli e, infine, tornò a stabilirsi definitivamente in Toscana, a Siena, dove sposò la figlia del collega pittore Memmo di Filippuccio.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
La strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia,
traverso il mare mosso
di crete dilavate
che mettono di marzo una peluria verde
è una strada fuori del tempo, una strada aperta
e punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma.
Reale o irreale, solare o notturna –
assorti ne seguivano
il lungo saliscendi
di padre in figlio i miei vecchi con un presagio di tormento.
Reale o irreale, solare o notturna –
interroga negli anni
la mente – e l’idea di vita le si screzia
d’un volto doppio imprevedibile –
interroga il pianeta duro della landa,
i poggi bruciati, le sparse rocche.
E il vento, non so se dal tempo o dallo spazio che frusta il sangue.
Pensieri tirati sulla corda
d’un interrogazione senza fine
non lasciano vivere, non hanno risposta.
Lo intende bene lei passata da quelle dune.
Mario Luzi, “Su fondamenti invisibili”, 1971
Legami tra i siti Unesco italiani
Val d’Orcia e... Siena
Siena dista dal comprensorio della Val d’Orcia poche decine di chilometri; la Val d’Orcia si trova a sud est di Siena e ricade oggi entro il territorio provinciale senese. Siena, città medievale ricca e raffinata, centro finanziario di primo piano e luogo dove le arti fiorirono con esuberanza lasciando un’ impronta indelebile, è legata storicamente alla Val d’Orcia, le cui campagne fornivano viveri e merci pregiate per alimentare i commerci legati al transito di commercianti, pellegrini e guarnigioni sulla Via Francigena, l’asse viario antico che infuse prosperità tanto alla città che alle campagne. Dopo la seconda metà del Cinquecento, la Val d’Orcia rientrò nell’orbita di Firenze, assieme ai territori senesi.Val d’Orcia e... Pienza
Pienza appartiene alla Val d’Orcia ma il suo centro storico è stato riconosciuto Sito Patrimonio Mondiale anche a titolo autonomo per la capacità di rappresentare un esempio di città ideale rinascimentale. Il suo essere inserito nel nobile quadro paesaggistico della Val d’Orcia rende Pienza un gioiello monumentale e artistico di assoluta perfezione, in quanto l’elemento agreste e l’elemento urbano si rispecchiano e completano armonicamente l’uno con l’altro.Note bibliografiche
Bibliografia
Bagno Vignoni e le sue acque, Grafiche Nencini – Comune San Quirico d’Orcia.
Montalcino a cura del Consorzio del Brunello, Edizioni Cantagalli, 1987.
M. Bezzini, Storia della Via Francigena. Dai Longobardi ai Giubilei, Edizioni Il Leccio, 1998.
A. Cortonesi (a cura di), La Val d’Orcia nel Medioevo e nei primi secoli del’età moderna, “Atti del Convegno internazionale di studi storici, Pienza 15-18 settembre 1988”, Viella, Roma, 1990.
A. de Bellis, Il cacio pecorino tra storia e tradizioni, Editori del Grifo Italia, 1982.
F. Pellegrini e M. Montori, Viaggio a piedi nelle Crete Senesi a Montalcino alla Val d’Orcia, Editrice Grafica l’Etruria, 1989.
M. Pistoi, Guida archeologica della Val d’Orcia, Editrice Don Chisciotte, 1997.
K. Singleton, Montalcino e Montepulciano, Val d’Orcia e dintorni, Edizioni Slow Food, 2001.
P. Torriti, Pienza, la città del Rinascimento italiano, Sagep, 1985.
- Valore UNESCO
Il paesaggio della Val d’Orcia si è formato a partire dal Medioevo, quando nel territorio sorsero pievi, borghi e poderi, in buona misura oggi esistenti, che conservano atmosfere e tradizioni rurali antiche. La poesia del panorama orciano fu fonte d’ispirazione per gli artisti rinascimentali della Scuola senese, divenendo nei secoli l’ideale del vivere in armonia con la natura.
Il passaggio dell’uomo nella natura, percorsi di armonia
L’aspetto della Val d’Orcia permette di indagare come venne popolata l’Italia centrale a partire dai secoli dell’Alto Medioevo: nella regione si passò dalla “azienda curtense” al fenomeno dell’incastellamento, quando, lungo la Via Francigena, si ripristinarono i movimenti di uomini e merci su uno dei più importanti assi viari tra Roma e il resto dell’Europa. Fra Trecento e Quattrocento si registrò un regresso demografico e la costruzione delle abitazioni (con una maggiore diffusione di case isolate) non fu più legata al borgo fortificato medievale, ma si collegò piuttosto alle abitudini agricole ed economiche della mezzadria, della coltivazione dei cereali, della vigna, dell’olivo e dell’allevamento ovino che prevedeva gli spostamenti della transumanza.Un idillio paesaggistico ed estetico che dura nei secoli attraverso l’arte
Alcuni elementi che affascinarono e colpirono l’occhio degli artisti rinascimentali alla ricerca di quella Natura bella, idealizzata e mitologica sono: i dolci pendii collinari, le distese dorate di spighe di grano, i campi attraversati da file di cipressi che svettano nel paesaggio donandogli personalità e contrasto cromatico, le vigne che si accostano ai girasoli, i sentieri di terra battuta come cornici. Il ricco e splendido orizzonte della Val d’Orcia divenne oggetto di riflessione della Scuola pittorica senese, sviluppatasi tra il XIII e il XV secolo. I pittori della scuola senese, fra i quali i fratelli Lorenzetti e Simone Martini, seppero fissare nello loro opere i tratti del paesaggio toscano che divennero i canoni di riferimento per rappresentare la bellezza del territorio italiano e costituirono un’esperienza unica per la storia dell’arte mondiale.
Beni nel Riconoscimento
L’area geografica coperta dal Riconoscimento UNESCO comprende i centri storici di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia e gran parte del territorio dei cinque Comuni che costituiscono il Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia.Per saperne di più
Il paesaggio senese di Palazzo Pubblico a Siena attribuito a Simone Martini
Nel 1328 il comandante delle truppe senesi Guidoriccio prese d’assalto il Castello di Montemassi in Maremma. L’impresa è raffigurata nell’opera attribuita a Martini (1330) che si trova nella Sala del Mappamondo all’interno del Palazzo Pubblico di Siena. Nell’affresco compare un paesaggio dettagliato.Il ciclo pittorico di Ambrogio Lorenzetti: la Val d’Orcia nell’immaginario simbolico del Rinascimento
Nella Sala dei Nove, anche detta Sala della Pace e della Guerra, del Palazzo Pubblico di Siena, si trova il più importante ciclo di affreschi su temi profani del XIV secolo. L’artista che lo realizzò fu Ambrogio Lorenzetti che vi lavorò a partire dal 1337, producendo un’opera che assume valore non solo nella storia dell’arte ma anche per la storia del pensiero politico, del costume e dell’urbanistica. Gli affreschi celebrano il Buon Governo dello stato senese, con scene allegoriche e realistiche assieme; si sofferma inoltre sull’amabile vita in città e nelle campagne sotto il dominio senese. Nella raffigurazione della quotidianità agricola medievale sono testimoniati i valori dell’ordine, dell’equilibrio, della prosperità e dell’operosità che costituiscono l’immagine culturale del paesaggio toscano ancora oggi incarnato in quello della Val d’Orcia.Pienza e Pio II
Il territorio attorno al castello e alla pieve di Corsignano vennero modificati per volontà del papa Enea Silvio Piccolomini, Pio II, deciso a trasformare il suo borgo natio da centro rurale a città ideale: la nuova città rinacque secondo gli ideali umanistici di Pio II che desiderava ristabilire l’armonia tra l’uomo e il mondo. La nuova città prese anche il nome dal nome papale Pio.L’Abbazia di Sant’Antimo
Nel comune di Montalcino, in provincia di Siena, sorge un complesso monastico che rappresenta lo stile architettonico romanico toscano. Il grande maestro, Franco Zeffirelli, fra il 1970 e il 1973, vi girò alcune scene del film “Fratello sole, sorella luna” ispirato a San Francesco d’Assisi. Nel complesso sacro è stata da poco ricostituita una comunità monastica.La Rocca d’Orcia a Castiglione d’Orcia
Eretta a metà del Cinquecento per motivi strategici e militari sopra un preesistente castrum, la Rocca d’Orcia o di Tentennano, oggi come allora domina l’intera valle orciana. Le costruizioni a vocazione bellica – torri, rocche, cinte murarie – sono numerose, disseminate nel territorio della valle e testimoniano l’esigenza difensiva dei piccoli borghi agricoli medievali.Orcia: storia di un nome
Seppure con qualche incertezza etimologica, si può giungere all’etrusco urk (latino orca, orceus) che significava “orcio”, nel senso di ruscello, torrente, piccolo corso d’acqua. Orcia è il fiume che sorge presso il Monte Cetona e percorre la valle dandole il nome.Le campagne di Montalcino: il vino della Val d’Orcia
Tra XIII e XV fiorisce nel senese la viticoltura, dando origine a quell’aspetto caratteristico del paesaggio valdorciano. Accanto ai celebri e pregiati vini Brunello e Rosso di Montalcino, dall’uva montalcinese si ricava anche un vino leggero detto Acquato o Acquarello, ottenuto aggiungendo acqua alle vinacce, apprezzato specialmente dai contadini.La gastronomia della Val d’Orcia
L’area del Sito è storicamente famosa in tutto il mondo anche per la produzione dell’olio, simbolo e base della dieta mediterranea – in particolare nella zona di Castiglione e San Quirico. Sono rinomati anche prodotti locali come i salumi, in particolare di Cinta senese, una razza suina antica che si caratterizza per il mantello scuro con una fascia chiara attorno al collo.Radicofani e la Via Francigena
Radicofani sorge sulla cima di un colle di natura vulcanica. Il castello, in origine di proprietà regia (longobarda), è il risultato di diverse fasi di costruzione iniziate nell’VIII secolo e culminate a metà del XII secolo. Per la sua posizione strategica, a controllo della Via Francigena, fu aspramente conteso fra Siena, la Chiesa e l’Impero. Nel XIII secolo divenne rifugio di Ghino di Tacco una sorta di Robin Hood della Val d’Orcia ricordato anche nel Decamerone di Boccaccio (novella II, decima giornata).Gli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia
Costruito da Diomede Leoni nel XVI secolo, questo magnifico parco presenta un bell’esempio di giardino all’italiana in parte delimitato dalle mura castellane. Le aiuole di bosso perfettamente geometriche, tali da formare una grande croce dei cavalieri di Malta, esaltano la prospettiva del giardino che termina con un piano alto costituito da un bosco all’inglese con folti lecci secolari.Protagonisti
Ambrogio Lorenzetti
Ambrogio Lorenzetti (Siena, 1290 circa – 1348)Fu, assieme al fratello Pietro, tra i protagonisti della pittura senese del Trecento. Contribuì alla storia dell’arte col naturalismo e l’umanità dei suoi personaggi – ad esempio è da ricordare il rapporto vero e naturale tra madre e figlio nelle sue rappresentazioni della Madonna col Bambino – ma allo stesso tempo caricò le sue opere di significati allegorici. Dopo aver lavorato a Firenze fece ritorno a Siena dove, tra il 1338 e il 1339, realizzò il suo capolavoro sulle tre pareti nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico della città.
Simone Martini
Simone Martini (nato probabilmente tra il 1280 e il 1285 – Avignone, 1344)Fu un noto pittore senese considerato anche uno dei maggiori artisti del Trecento italiano. La sua opera si caratterizzò per l’attenzione nuova alla plasticità delle figure e un modo realistico di rendere gli elementi naturali. Lavorò a Siena, ad Assisi, alla corte di Roberto d’Angiò a Napoli e, infine, tornò a stabilirsi definitivamente in Toscana, a Siena, dove sposò la figlia del collega pittore Memmo di Filippuccio.
Legami tra i siti Unesco italiani
Val d’Orcia e... Siena
Siena dista dal comprensorio della Val d’Orcia poche decine di chilometri; la Val d’Orcia si trova a sud est di Siena e ricade oggi entro il territorio provinciale senese. Siena, città medievale ricca e raffinata, centro finanziario di primo piano e luogo dove le arti fiorirono con esuberanza lasciando un’ impronta indelebile, è legata storicamente alla Val d’Orcia, le cui campagne fornivano viveri e merci pregiate per alimentare i commerci legati al transito di commercianti, pellegrini e guarnigioni sulla Via Francigena, l’asse viario antico che infuse prosperità tanto alla città che alle campagne. Dopo la seconda metà del Cinquecento, la Val d’Orcia rientrò nell’orbita di Firenze, assieme ai territori senesi.Val d’Orcia e... Pienza
Pienza appartiene alla Val d’Orcia ma il suo centro storico è stato riconosciuto Sito Patrimonio Mondiale anche a titolo autonomo per la capacità di rappresentare un esempio di città ideale rinascimentale. Il suo essere inserito nel nobile quadro paesaggistico della Val d’Orcia rende Pienza un gioiello monumentale e artistico di assoluta perfezione, in quanto l’elemento agreste e l’elemento urbano si rispecchiano e completano armonicamente l’uno con l’altro.Glossario
Glossario
allegorico, s.m., rappresentazione simbolica, anche attraverso personificazione, di un concetto astratto.
azienda curtense, modello di organizzazione produttiva, in cui un insieme di terreni agricoli lavorati dai contadini sono raccolti attorno alla villa dove risiede il proprietario e signore. È diffuso all’inizio dell’età medievale.
cromatico, che riguarda il colore.
mezzadria, s.f., contratto con cui il proprietario di un terreno ed un mezzadro , contadino autonomo si associano per la coltivazione di un podere e per l’esercizio delle attività connesse al fine di dividerne a metà gli utili e i prodotti. Il proprietario concedeva il podere con gli attrezzi e la casa colonica mentre il mezzadro era obbligato a prestare il lavoro proprio e quello della sua famiglia, a risiedere stabilmente e a custodire nel podere.
mitologica, s.f. di mitologico, che riguarda la mitologia. Insieme dei racconti tradizionali di un popolo, caratterizzati da narrazioni fantastiche a proposito di divinità, eroi, elementi naturali.
plasticità, s.f., capacità di assumere e cambiare forme.
profani, pl.m. di profano. Si dice di qualcosa che non è sacro ed esprime argomenti non religiosi. Il suo contrario è religioso.
regresso, s.m., movimento all’indietro che fa perdere in parte conquiste o elementi precedentemente raggiunti.
transumanza, s.f., usanza rurale dello spostamento stagionale delle mandrie da pascoli più alti ai ricoveri invernali in pianura.
Il sito per immagini 
2004, Suzhou, Cina, 28° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale.
Sito Culturale
Medioevo, Rinascimento
Italia centrale
Regione Toscana
Provincia di Siena
Criteri di Iscrizione
(iv) La Val d’Orcia è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo rinascimentale con il fine di riflettere gli ideali del buon governo e al tempo stesso realizzare una apprezzata immagine estetica.
(vi) Il paesaggio della Val d’Orcia è stato celebrato dai pittori della Scuola Senese che fiorì nel periodo rinascimentale. Le immagini della Val d’Orcia e, in particolare, le rappresentazioni dei paesaggi in cui le persone sono raffigurate mentre vivono in armonia con la natura, sono diventate un’icona del Rinascimento che ha influenzato profondamente il pensiero sul paesaggio.




