Mantova e Sabbioneta

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Mantova e Sabbioneta offrono una testimonianza eccezionale delle realizzazioni urbane, architettoniche e artistiche del Rinascimento, collegate tra loro attraverso le idee e le ambizioni della famiglia regnante, i Gonzaga. Mantova, una città le cui tracce risalgono all’epoca romana, fu rinnovata nei secoli XV e XVI attraverso opere urbanistiche, architettoniche e di ingegneria idraulica. Il contributo di architetti della fama di Leon Battista Alberti e Giulio Romano e di pittori come Andrea Mantenga, fecero di Mantova una eminente capitale del Rinascimento. Sabbioneta rappresenta la costruzione di una città interamente nuova, secondo la visione moderna e funzionale del Rinascimento. Le mura difensive, la pianta a scacchiera delle vie e il ruolo degli spazi pubblici e dei monumenti fanno di Sabbioneta uno dei migliori esempi di città ideale costruita in Europa, in grado di esercitare un’influenza sull’urbanistica e l’architettura dentro e fuori il Vecchio Continente. Le due città rappresentano due tappe significative della pianificazione territoriale e degli interventi urbanistici intrapresi dai Gonzaga nei loro domini.

  • Valore UNESCO

    Mantova, antichissimo centro etrusco, poi romano e medievale, fiorì e si ampliò sotto la signoria dei Gonzaga (XIV-XVII secolo), diventando una delle più raffinate corti rinascimentali italiane, esempio di città costruita per stratificazioni successive e adattata ai canoni rinascimentali. Sabbioneta, costruita da Vespasiano Gonzaga, rappresenta invece la città di nuova fondazione, basata sul concetto di “città ideale”. Entrambe, realizzando nella costruzione dello spazio urbano i valori dell’Umanesimo, seppero esercitare un’influenza sull’urbanistica, l’architettura e l’arte nel resto d’Europa e, nei secoli successivi, in tutto il mondo.

    Mantova: l’evoluzione della città

    Dopo gli Etruschi, i Galli, i Romani, i Goti, nel XII secolo Mantova divenne dominio dei Canossa e, successivamente, libero Comune. I Bonacolsi divennero Signori di Mantova nel 1273, presto spodestati, nel 1328, dai Gonzaga, una delle più celebri e longeve famiglie del Rinascimento italiano. Lo sviluppo della città si misura sia dal progressivo arricchimento architettonico e monumentale che dalla sequenza delle tre cerchie murarie (romana, medievale e rinascimentale). Il gusto raffinato della famiglia Gonzaga portò a Mantova grandi artisti, architetti, urbanisti e pittori quali Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e Giulio Romano, che trasformarono la città modificandone l’assetto viario e intervenendo sugli edifici preesistenti. Ludovico II trasferì la propria residenza nel Castello di San Giorgio, dove Mantegna affrescò la celebre Camera degli Sposi, il suo più grande capolavoro. Attorno sorsero i diversi corpi di fabbrica che, nel corso del ‘500, diedero forma al grandioso complesso di Palazzo Ducale, una vera “reggia a forma di città”, una delle più grandi d’Europa. Dal restauro della Basilica di Sant’Andrea, nel 1472, partì il processo di Renovatio Urbis che condusse all’ampliamento urbano oltre la terza cerchia. All’estremo opposto del cosiddetto Percorso del Principe sorsero il Tempio di San Sebastiano, Palazzo San Sebastiano e Palazzo Te, splendida villa suburbana dedicata all’ozio e all’accoglienza degli ospiti.

    Sabbioneta: la città nuova, città ideale

    Sabbioneta fu interamente concepita dal suo principe Vespasiano Gonzaga Colonna, che la ereditò nel 1544. Vespasiano, personalità eccentrica, intelletto curioso e colto, dal 1555 fino alla sua morte creò la sua città, ispirandosi alla Roma Imperiale. Dove prima c’erano soltanto una rocca e un antico insediamento, in soli 35 anni sorse uno spazio urbano sapientemente organizzato e razionalmente costruito, dotato di una cinta muraria e arricchito con magnifici palazzi e giardini. Questa tipologia di città, frutto di una precisa volontà e non di lenti cambiamenti sedimentati nei secoli, viene definita urbs condita. Attenendosi agli ideali utopici del Rinascimento, basati su ordine e razionalità, simmetria e rigore, Vespasiano progettò una città inserendo importanti elementi di concreta strategia difensiva: racchiusa in una cinta bastionata a forma di stella, con la pianta a scacchiera di ispirazione romana, Sabbioneta costituisce la perfetta e rara sintesi di idealità e pragmatismo. Il duca non si occupò solo del progetto urbanistico ma curò anche gli aspetti architettonici e decorativi. Nei cicli pittorici dei vari edifici e saloni, attraverso allegorie e temi mitologici, egli espresse la sua azione di Princeps, il sovrano-filosofo in grado di vivificare culturalmente e di difendere la città.

    I legami tra Mantova e Sabbioneta

    Pronipote di Ludovico II, Vespasiano appartiene a uno dei rami cadetti della famiglia Gonzaga. Negli affreschi della Camera degli Sposi in Palazzo Ducale a Mantova sono rappresentati i componenti più significativi della famiglia. Protagonista indiscusso è Ludovico II, ma appaiono anche Federico II (figlio primogenito di Ludovico), e il terzogenito Gianfrancesco, avo di Vespasiano, che erediterà le terre di Sabbioneta, Gazzuolo, Bozzolo, San Martino, Viadana, Rivarolo, Dosolo e Isola Dovarese. Anche i rami cadetti della famiglia promossero lo sviluppo culturale nei loro domini; in tutto il territorio nacquero centri destinati a diventare piccole capitali, caratterizzate da elementi comuni, come i portici, la piazza centrale su cui si affaccia il Palazzo di famiglia e le mura difensive. Di fianco alle città realizzate per addizioni o ampliamenti, si colloca Sabbioneta, sorta dal nulla grazie all’opera di Vespasiano Gonzaga. Mantova e Sabbioneta sono quindi accumunate dai canoni estetici e culturali del Rinascimento che la famiglia ha fatto suoi. Per adeguarsi agli ideali umanistici di perfezione e rigore formale, Mantova, città con stratificazioni risalenti fino al III secolo a. C., venne ampliata e la parte più antica rinnovata con edifici civili, case signorili, piazze e nuovi assi viari. Sabbioneta al contrario, venne realizzata nell’arco di quarant’anni seguendo un progetto studiato dallo stesso Vespasiano fino al 1591, anno della sua morte.  Assieme costituiscono un unicum che sintetizza tutt’oggi il complesso di conoscenze e le teorie costruttive e filosofiche del Rinascimento italiano.

    Per saperne di più
    Mantova: la corte di Ludovico

    Ludovico II Gonzaga nacque nel 1414 e morì nel 1478. Fu lui a illuminare la corte di Mantova con la cultura e le belle arti. Suo il desiderio di avere a corte il Mantegna e l’Alberti. Con Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e l’architetto Luca Fancelli, poté portare avanti un ideale di rinnovamento e trasformazione della città e dei suoi dintorni, secondo la grande ispirazione rinascimentale. Grazie a Ludovico, amante delle arti e delle lettere, la corte mantovana divenne una delle più splendide e colte del Rinascimento.

    Casa Gonzaga era di temperata ricchezza: alla corte di Mantova non si sarebbe trovato lo smagliante per quanto improvvisato splendore sforzesco, né la distillata magnificenza medicea, né la doviziosa e polposa amministrazione estense. Il marchese Ludovico militava a stipendio e cercava di patteggiarlo alto come facevano signori di terre più ristrette delle sue. Paese essenzialmente agricolo, il mantovano risentiva non solo delle guerre, delle inondazioni e delle carestie, mali ricorrenti, ma anche delle costrizioni tributarie che Ludovico aveva dovuto imporre per riparare alle incontrollate liberalità del marchese Gianfrancesco suo padre. Ma a tutti i Gonzaga piaceva spendere per le cose d’arte; tutti credevano nell’umanesimo, anzi ci vivevano dentro come in un umore vitale. […] Virgilio, a Mantova, era un antico nume: il marchese Ludovico sapeva tutto di lui, poeticamente e criticamente”.

    Maria Bellonci, Il “solenne maestro”, in Mantegna, Rizzoli, Milano, pp.6-7

    Mantova: la Camera degli Sposi nel Castello di San Giorgio

    È anche detta Camera Picta, cioè “camera dipinta”. Commissionata da Ludovico ad Andrea Mantegna, l’opera di questa stanza del Castello di San Giorgio, che fa parte del complesso del Palazzo Ducale, fu realizzata tra il 1465 e il 1474 ed è tra gli elementi che rendono Mantova un celebre e illustre esempio di valore rinascimentale. La camera doveva avere delle funzioni di rappresentanza e fu splendidamente affrescata con un ciclo di dipinti che investe tutte le pareti e le volte del soffitto, adeguandosi ai limiti architettonici dell’ambiente ma al tempo stesso sfondando illusionisticamente e dilatando i confini fisici dello spazio. Il tema generale è una celebrazione politico-dinastica della famiglia Gonzaga.

    “[La Camera degli Sposi:] questo ritratto suddiviso in alcuni grandi riquadri, anzi questo romanzo narrato in alcuni capitoli, in cui tutti i Gonzaga, principi, donne, adolescenti, giovinette, prelati, entrano come personaggi, con i loro pensieri politici e i loro pensieri. Si ammira un’arte di psicologo sommo, che penetra nelle anime, le distingue sui volti, ma lasciandole integre”.

    Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957

    Mantova: Palazzo Te

    Mantova, città d’acqua, era divisa dal canale Rio in due isole circondate dai laghi. A sud si trovava una terza piccola isola, denominata Tejeto (poi abbreviata in Te) collegata con un ponte alle mura meridionali della città. L’isola del Te divenne luogo di svago per i Gonzaga, che qui costruirono le stalle per l’addestramento dei cavalli, attività a cui la famiglia era dedita e per cui era rinomata. Federico II commissionò a Giulio Romano il progetto di ristrutturare le scuderie esistenti per “accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso” (Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, Giorgio Vasari), e qui Giulio realizzò, dal 1524 al 1534 Palazzo Te, un palazzo per il tempo libero e lo svago, per l’onesto ozio del principe, per l’accoglienza dei visitatori più illustri, ed esempio straordinario di architettura manierista. Alcune sale spiccano per la meraviglia suscitata dagli affreschi: la Camera dei Giganti, che avvolge i visitatori nelle drammatiche vicende che videro i Giganti soccombere all’ira di Giove; la Sala dei Cavalli, dove sono raffigurati, a grandezza naturale, i destrieri più amati delle scuderie gonzaghesche; la Camera di Amore e Psiche, che rimanda ai temi dell’amore e della passione, della festa e dei banchetti.

    Mantova: i Sacri vasi e la Chiesa di Sant’Andrea

    Secondo la tradizione il soldato romano Longino, che trafisse con la propria lancia il costato di Cristo, raccolse e trasportò la terra imbevuta del sangue del Salvatore nel luogo dove ora sorge la città di Mantova. Longino morì martire nel 37 d.C. Per salvare la sacra reliquia, la sotterrò in un’urna, e per lunghi secoli non se ne ebbero più notizie. Nell’804 avvenne la prima inventio (ritrovamento) dei resti sacri, autenticati da papa Leone III. A seguito dell’invasione degli Ungari nel 923, la reliquia venne nuovamente interrata, e nuovamente se ne persero le tracce. Nel 1048, alla presenza di Beatrice di Canossa, avvenne il secondo ritrovamento. L’evento straordinario spinse all’ampliamento della chiesa originaria di Sant’Andrea, di cui oggi non rimane alcuna traccia, e alla costruzione della cripta sul luogo della seconda inventio. Nel 1472 la chiesa fu definitivamente ricostruita, su progetto di Leon Battista Alberti, per volere di Ludovico II. La Basilica di Sant’Andrea, simbolo del potere dei Gonzaga e del prestigio della casata, divenne uno dei massimi capolavori dell’architettura rinascimentale, modello di spazio sacro variamente ripreso in innumerevoli chiese sparse nel mondo intero. L’Alberti mutò l’orientamento della Chiesa allineandola all’asse viario che collega Palazzo Ducale a Palazzo Te, rendendola simmetrica e speculare rispetto al Tempio di San Sebastiano. Da qui partì il processo di renovatio urbis che diede alla città una forma nuova e una nuova vita, forgiando l’aspetto che oggi conosciamo e che la rese famosa nel mondo.

    Sabbioneta: la città fortezza

    Sabbioneta, la città ideale, nasce dal sogno umanistico di Vespasiano Colonna Gonzaga, principe illuminato e seguace di Vitruvio. L’assetto urbanistico della città nasce dallo studio dei trattati di urbanistica e ingegneria militare del XV secolo con la consulenza di esperti ingegneri militari e civili. Vespasiano progettò Sabbioneta secondo l’antico impianto dei castra (accampamenti) romani, con un impianto viario ortogonale, che la divide in 36 isolati quadrangolari regolari. L’asse viario principale collega in direzione est-ovest le due porte d’accesso alla città e viene spezzato in prossimità delle porte. Il risultato è una città con vie rettilinee dove tuttavia, grazie all’utilizzo di giochi prospettici, lo spazio viene manipolato visivamente e la percezione alterata. Le strade appaiono come un labirinto che permette di disorientare il nemico in caso di attacco, e di far apparire la città più grande di quanto veramente fosse. La città conserva pressoché intatta la sua struttura difensiva: una cinta muraria a forma di stella e interamente percorribile a piedi, il cui tracciato è interrotto da due aperture: la più antica Porta della Vittoria, la quale costituì per tutto il periodo gonzaghesco il principale e accesso alla città, e Porta Imperiale, sul lato opposto. Per tutti questi motivi Sabbioneta fu ritenuta un perfetto modello di piazzaforte militare.

    Sabbioneta: la Galleria degli Antichi

    ll “Corridor grande nella piazza del castello”, lungo 97 metri, fu edificato tra il 1584 e il 1586. Fu costruita per essere il contenitore della collezione archeologica del duca, una raccolta di marmi antichi che egli acquistò dopo il suo rientro dalla corte reale di Spagna nel 1578. Busti, statue, epigrafi e bassorilievi furono comprati prevalentemente a Roma e a Venezia presso impresari e collezionisti. La collezione comprendeva anche trofei di caccia provenienti nel 1589 dalle raccolte imperiali di Praga. L’esterno si presenta in pietra a vista, mentre lo spazio interno, illuminato da lunghe teorie di finestre, ha soffitto ligneo a cassettoni, un tempo dipinto d’azzurro. La decorazione ad affresco delle pareti fu realizzata nel 1587 da Giovanni e Alessandro Alberti, aretini, i quali dipinsero le prospettive dei lati corti e le figure allegoriche delle pareti lunghe. Le panoplie, i festoni, i vasi e gli stemmi sono da riferire invece a loro collaboratori. Il pavimento era in origine lastricato con mattonelle quadrate in cotto. La collezione di marmi antichi e trofei rimase all’interno dell’edificio fino al 1773, quando per decreto austriaco fu trasferita nel palazzo dell’Accademia di Mantova. Oggi i marmi, da poco restaurati, sono esposti nella galleria della Mostra all’interno di Palazzo Ducale a Mantova.

    Sabbioneta: il Teatro all’antica

    Per Sabbioneta, Vespasiano voleva realizzare un teatro innovativo, non un edificio interno alla corte, come era d’uso all’epoca,  ma a disposizione della città. D’altra parte, la città era la sua corte. Primo esempio di edificio teatrale dell’età moderna e primo esempio di teatro stabile, fu costruito dal nulla, non vincolato da strutture preesistenti. Vincenzo Scamozzi aveva da poco lavorato al Teatro Olimpico di Vicenza, ed era pronto ad applicare al nuovo progetto l’idea di teatro che aveva nel frattempo maturato. La struttura richiamava i teatri classici (il semicerchio con le gradinate della cavea; l’orchestra rettangolare;  il palco sopraelevato con la scena fissa privo di arcoscenio) e celebrava nelle decorazioni il mito di Roma antica, modello ispiratore di Vespasiano (l’iscrizione latina “ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET” ovvero “Le stesse rovine insegnano quanto grande fu Roma”; le vedute paesaggistiche di Roma sulle pareti laterali; le statue delle divinità olimpiche e degli imperatori romani nella loggia). Tuttavia presentava diverse fondamentali innovazioni: la facciata autonoma, il diversificato sistema degli ingressi (uno per il popolo, uno per la corte e uno per gli artisti), il profilo mistilineo della cavea, i camerini per gli attori e gli orchestrali nel retropalco, l’orchestra inclinata. Uno spazio teatrale in bilico tra tradizione e innovazione che genialmente sintetizzava la culturale teatrale del XVI secolo e si apriva al futuro. Il duca Vespasiano Gonzaga ne fu talmente entusiasta, che regalò allo Scamozzi «una collana, e lo ebbe sempre in stima e sotto la sua protezione».

    Sabbioneta: Vespasiano e il Toson d’oro

    Ben presto orfano del padre, il giovane Vespasiano fu affidato alla zia Giulia Gonzaga, che lo allevò con amore. Seguendo l’usanza del tempo, Giulia inviò il giovane Vespasiano presso la corte di Carlo V d’Asburgo, per perfezionare la sua educazione e come atto di sudditanza alla corona. Nel 1548 venne scelto quale paggio d’onore al servizio dell’infante di Spagna, il futuro re Filippo II. Da esponente di ramo cadetto, Vespasiano riuscì a farsi talmente apprezzare presso le corti europee, da ricevere diversi importanti riconoscimenti. Nel 1574 Massimiliano II d’Asburgo lo nominò principe del Sacro Romano Impero, titolo assegnato ai feudatari alla diretta dipendenza dell’imperatore stesso; nel 1577 acquisì il titolo di Duca, e successivamente fu nominato da Filippo II Grande di Spagna e poi viceré di Navarra e di Valencia. Ma fu nel 1585 che arrivò la decorazione più importante, la massima onorificenza della corona spagnola: il cavalierato dell’Ordine del Toson d’oro, per meriti acquisiti in battaglia. L’ordine del Toson d’oro, istituito da Filippo III di Borgogna nel 1430, era ispirato all’Ordine della Giarrettiera inglese: un’unione cavalleresca, riservata ad un numero limitato di nobili (Nel 1516 era solo 50), a cui venivano concessi privilegi straordinari: dall’obbligo di consultazione da parte del sovrano prima di entrare in guerra, alla quasi totale immunità giudiziaria. In poco tempo l’ordine divenne il più prestigioso d’Europa, diventando innanzitutto un privilegio reale. La decorazione consisteva in un collare con appeso un ciondolo d’oro zecchino – praticamente eterno – raffigurante una pecora e simboleggiante il mito di Giasone e degli Argonauti. Alla morte dell’insignito le insegne dovevano necessariamente tornare all’Ordine, con pesanti multe e ammonizioni per quanti non rispettavano questa regola. Non fu così per Vespasiano, unico a cui fu concesso di venire sepolto con il Toson d’Oro.

    Protagonisti
    Ludovico III Gonzaga
    ► Ludovico III Gonzaga  (5 giugno 1412 – Goito, 11 giugno 1478)

    Figlio di Gianfrancesco I Gonzaga e di Paola Malatesta, Ludovico fu secondo marchese di Mantova dal 1444 alla data della sua morte; con lui Mantova divenne una delle capitali del Rinascimento italiano. Alla sua corte lavorarono grandi maestri che diedero prestigio alla città con opere di notevole valore artistico e architettonico. Per sua commissione venne intrapreso e realizzato un piano di riassetto urbano per realizzare edifici ad uso cittadino (Torre dell’Orologio e Sant’Andrea), arricchendo e raffinando l’assetto urbano e extra urbano di Mantova. Dopo di lui, altri Gonzaga eccellenti contribuirono al rinnovamento della città: tra questi ricordiamo Francesco II (che ristrutturò le fortificazioni e commissionò Palazzo San Sebastiano e la Chiesa della Madonna della Vittoria) con la moglie Isabella d’Este, e Federico II (a cui si deve la costruzione di Palazzo Te).

    Leon Battista Alberti

    Leon Battista Alberti (Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 20 aprile 1472)

    Architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano; fu una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Insieme a Brunelleschi è considerato il fondatore dell’architettura rinascimentale. Nel De Re Edificatoria (considerato il trattato più significativo della cultura umanista) elaborò i canoni dell’architettura a qui si attennero gli artisti successivi.  Egli lavorò al servizio dei committenti più importanti dell’epoca: Papa Eugenio IV a Roma, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini. A Mantova lavorò per Ludovico II Gonzaga, realizzando il Tempio di San Sebastiano e progettando la Basilica di Sant’Andrea.

    Andrea Mantegna

    Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506)

    Pittore e incisore italiano, fu uno dei grandi classicisti in pittura. Si formò inizialmente a Padova, ma anche a Ferrara imparò molto e si formò grazie al contatto con le opere di Piero della Francesca. Raggiunse grande competenza e maestria nell’uso della prospettiva, fino a raggiungere notevoli effetti illusionistici. Voluto a Mantova da Ludovico II fin dal 1456, Mantegna lavorò come illustre pittore di corte, fisso e stipendiato, e qui rimase fino alla sua morte. Sua la Camera degli Sposi, capolavoro dell’arte rinascimentale famoso in tutto il mondo.

    Giulio Romano

    Giulio Romano (Roma, 1499 – Mantova, 1 novembre 1546)

    Architetto e pittore italiano, importante personalità del Rinascimento e del Manierismo, dal 1524 fu a Mantova come artista di corte, invitato da Federico II Gonzaga. Nel 1526 venne nominato prefetto delle fabbriche e “superiore delle vie urbane”, sovrintendendo a tutte le architetture e le produzioni artistiche della corte e proseguendo il lavoro di pittore e architetto. Tutta la sua opera fu caratterizzata dalla ricchezza decorativa e dal gusto della meraviglia. Lavorò a Palazzo Ducale, dove realizzò il cortile della Cavallerizza e gli affreschi dell’appartamento di Troia e all’interno del Duomo; ma soprattutto creò Palazzo Te, fastoso esempio di villa suburbana dedicata agli ozi e ai piaceri del principe.

    Vespasiano Gonzaga Colonna

    Vespasiano Gonzaga Colonna (Fondi, 6 dicembre 1531 – Sabbioneta, 26 febbraio 1591)

    Figlio di Luigi Rodomonte e di Isabella Colonna. Rimasto presto orfano, fu educato dalla zia Giulia e dal cardinale Ercole Gonzaga. Nel 1541 ottenne da Carlo V l’investitura di un gruppo di territori, ch’egli costituì in piccolo stato intorno a Sabbioneta. Ricostruì il piccolo villaggio e lo trasformò con la costruzione di palazzi, arricchiti con affreschi e cicli pittorici e collezioni di preziose opere d’arte. Valoroso soldato e abile ingegnere militare ma anche diplomatico e letterato, riuscì a raggiungere i più alti vertici feudali con l’innalzamento di Sabbioneta in Ducato autonomo nel 1577, grazie alla assoluta fedeltà dimostrata all’Impero Asburgico e, in particolare, a Filippo II di Spagna che lo nominò Grande di Spagna di prima classe e Viceré di Navarra e di Valencia prima di insignirlo, nel 1585, del Cavalierato dell’Ordine del Toson d’Oro.

    Bernardino Campi

    Bernardino Campi (Reggio nell’Emilia, 1520 – Reggio nell’Emilia, 1591)

    Ha lavorato quasi sempre a Cremona, anche se eseguì molte commissioni nell’intera area padana e lavorò a lungo a Milano.  Dopo un avvio come orafo nella bottega del padre, si trasferì a Mantova dove lavorò nella cerchia di Giulio Romano. Campi fu convocato da Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta nel 1582 come coordinatore dei numerosi artisti che lì lavoravano. La sua opera diretta riguardò sia il Palazzo Ducale sia il Palazzo Giardino.

    Vincenzo Scamozzi

    Vincenzo Scamozzi (Vicenza, 2 settembre 1548 – Venezia, 7 agosto 1616)

    Ricevette una prima educazione dal padre, l’architetto-carpentiere Giandomenico, noto soprattutto come studioso dell’opera teorica di Sebastiano Serlio. Fu un grande teorico di architettura, scrisse molti trattati, e lavorò al fianco di Palladio nella realizzazione delle scene fisse del Teatro Olimpico di Vicenza nel 1580. Questa esperienza, assieme alla conoscenza dell’opera di Serlio, lo portò a progettare nel 1588 il Teatro all’Antica di Sabbioneta; il teatro di corte, primo esempio di teatro dell’epoca moderna non vincolato a strutture preesistenti, fu realizzato tra il 1588 e il 1590, ed è l’ultimo edificio portato a termine a Sabbioneta prima della morte di Vespasiano.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

     

       “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope: cecini pascua, rura, duces”.

    (tr. it. “Mantova mi generò, il Salento mi rapì, mi tiene oggi Napoli: cantai i pascoli, le campagne, i condottieri”).

    Virgilio, iscrizione funebre sulla tomba, Napoli

      “Fer la città sovra quell’ossa morte; / e per colei che ‘l loco prima elesse, / Mantüa l’appellar sanz’altra sorte

    Dante Alighieri

      “Un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per spasso”.

    Giorgio Vasari [su Palazzo Te]

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Mantova e... Ferrara
    L’architetto ed ingegnere che, tra il 1395 e il 1406, si occupò della progettazione e realizzazione del Castello di San Giorgio di Mantova fu lo stesso Bartolino da Novara che precedentemente fu a Ferrara alla corte di Niccolò II d’Este. Anche a Ferrara Bartolino da Novara progettò il Castello (dedicato a San Michele), lavorandovi a partire dal 1385. Da Francesco I Gonzaga ebbe inoltre l’incarico di costruire un santuario situato a circa 9 Km da Mantova, il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Anche Leon Battista Alberti fu attivo sia a Mantova che a Ferrara. A Ferrara per la corte estense  progettò l’Arco del Cavallo su cui è posta la Statua Equestre di Niccolò III d’Este e il disegno originario per il campanile del Duomo (eretto tra il 1451 e il 1493). Ferrara e Mantova sono storicamente legate anche grazie a un matrimonio illustre, quello fra Isabella d’Este (figlia di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, sorella di quella Beatrice d’Este che fu duchessa di Milano) e Francesco II Gonzaga. Isabella divenne così marchesa di Mantova nonché una delle figure femminili più importanti e significative del cultura italiana rinascimentale.
    Mantova e... Milano
    Nella complessa rete di intrecci e discendenze delle nobili famiglie signorili italiane, si riconosce più di un legame tra la Milano viscontea e la Mantova dei Gonzaga. Legami e intrecci, dunque, che nei preziosi anni del Rinascimento portarono a spostarsi da una città e da una corte all’altra molte persone per motivi di alleanze politiche, ma anche idee, correnti e influenze artistiche, in una circolazione continua e florida e in un vivo e proficuo scambio culturale. Fu in questo panorama che Agnese Visconti, nobile figlia del Signore di Milano Bernabò Visconti e di Beatrice della Scala, venne promessa e data in sposa al figlio di Ludovico II Gonzaga, il Signore di Mantova Francesco I Gonzaga: gli accordi matrimoniali prevedevano di dare in dote ad Agnese 50.000 scudi d’oro e Parma, Cremona, Brescia e Bergamo (Agnese venne poi condannata a morte per adulterio e in sua memoria c’è una lapide in Piazza Pallone a Mantova, nel cortile di Palazzo Ducale).
    Sabbioneta e... Urbino, Ferrara e Pienza
    Il tema rinascimentale della città ideale attraversa diversi luoghi italiani nella Lista del Patrimonio Mondiale: Pienza, progettata da Roberto Rossellino per Papa Pio II; Urbino, con gli interventi di Lorenzo Laurana e Francesco di Giorgio; Ferrara, dove Biagio Rossetti realizzò la famosa Addizione Erculea. In tutti questi centri nel Rinascimento vennero messi in opera progetti ambiziosi di riconfigurazione urbanistica, caratterizzati dalla medesima tensione utopica agli ideali rinascimentali, attraverso la realizzazione di visioni prospettiche precise, che precorsero i tempi e segnarono la storia spirituale europea.  Anche Sabbioneta si inserisce in questa tradizione, introducendo un elemento di assoluta novità. Ultima, in ordine cronologico, si distingue infatti dalle altre per essere città di nuova fondazione, ovvero una città del tutto nuova, non costruita sul rimodellamento di un abitato preesistente ma frutto di un intervento unitario, basato su un preciso progetto urbanistico del suo fondatore, Vespasiano Gonzaga.
    Mantova e Sabbioneta e... Le opere di difesa veneziane

    Sabbioneta, edificata tra il 1544 e il 1591, si presenta circondata da mura con bastioni a punta di freccia e dotate di terrapieni. Le fortificazioni sabbionetane ricalcano le indicazioni proposte nei trattati di architettura militare per le mura alla moderna che ritroviamo anche a Bergamo, Peschiera e Palmanova. Vespasiano Gonzaga, signore e progettista di Sabbioneta, era architetto militare alla corte di Filippo II di Spagna nello stesso periodo in cui vi era a servizio anche Benauito Lorini, progettista delle mura veneziane. Inoltre Palmanova e Sabbioneta sono città di nuova fondazione, mentre Mantova e Bergamo e Peschiera sono il risultato di trasformazioni delle realtà preesistenti.

    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Andrea Mantegna e i Gonzaga: Rinascimento nel castello di San Giorgio, a cura di F. Trevisani, Electa, Milano, 2006

    Dei ed eroi nel palazzo Giardino a Sabbioneta: miti e allegorie per un principe umanista, a cura di L. Ventura, Bulzoni, Roma, 2008

    E. Ferri, Il sogno del principe: Vespasiano Gonzaga e l’invenzione di Sabbioneta, Mondadori, Milano, 2006

    G. Malacarne, I Gonzaga di Mantova: una stirpe per una capitale europea, 6 voll., Il bulino, Modena, 2004-2010

    D. Pizzagalli, La Signora del Rinascimento. Vite e splendori di Isabella d’Este alla Corte di Mantova. Rizzoli, Milano, 2001

    L. Sarzi Amadè, Il duca di Sabbioneta. Guerre e amori di un europeo errante, Mimesis, Milano, 2013

     

  • Valore UNESCO

    Antichissimo centro etrusco, Mantova fiorì sotto la signoria dei Gonzaga (XIV-XVII secolo) e divenne esempio eccelso delle raffinate corti rinascimentali italiane. Sabbioneta è considerata il modello della “città ideale”, e in essa si realizzano i valori dell’Umanesimo. Mantova e Sabbioneta esercitarono un’influenza sull’urbanistica, l’architettura, l’arte mondiale nei secoli a seguire.

    Dalle origini all’arrivo della famiglia Gonzaga
    Prima dell’arrivo dei Gonzaga al potere, nell’area di Mantova c’era un insediamento etrusco, poi arrivarono i Galli, i Romani, i Goti e infine la famiglia Canossa. Due furono i momenti più significativi della storia di Mantova: il periodo di Ludovico III (che era marchese), e il periodo di Federico II (che era duca). La famiglia Gonzaga fu una delle più celebri e longeve famiglie del Rinascimento italiano.
    Mantova rinascimentale: la trasformazione e il contributo delle arti
    Lo sviluppo della città di Mantova si misura sia dall’espandersi della cinta muraria che dal progressivo arricchimento architettonico e monumentale. L’arrivo al potere della famiglia Gonzaga portò con sé il vento di rinnovamento che diffuse arte e architettura come ideali non solo estetici ma anche di vita. L’apice della trasformazione prestigiosa ebbe luogo grazie ai gusti dei potenti e al lavoro di grandi artisti, maestri architetti e pittori quali Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e Giulio Romano. Esempi importanti di questo nuovo modello di vita urbana furono e rimangono fino a noi oggi: il Castello di San Giorgio (dove Ludovico III trasferì la propria residenza e dove sono presenti i celebri affreschi di Mantegna),  la Chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea, Palazzo Te.
    Sabbioneta: la città nuova, città ideale
    La decisione di costruire Sabbioneta  fu presa dal principe Vespasiano Gonzaga Colonna, che volle costruire una nuova città là dove prima c’erano soltanto una rocca e un antico insediamento. Questo tipo di opera, frutto di una precisa volontà e non di anni, secoli di lenti cambiamenti, è la urbs condita. Così venne realizzata una nuova città, tutta progettata secondo gli ideali del Rinascimento: ordine e razionalità, simmetria e rigore. Ideali che sono fondamentalmente una utopia, cioè sono impossibili da realizzare oppure si realizzano molto di rado, e Sabbioneta è uno di questi rari casi.
    Per saperne di più
    Mantova: la corte di Ludovico

    Nessuno seppe raccontare la corte di Ludovico meglio di Andrea Mantegna, che la rappresentò nella Camera degli Sposi, attraverso la narrazione di una giornata particolare. Era il primo gennaio 1462. Ludovico II, in veste da camera e pantofole, circondato dalla sua corte, riceve una lettera da Bianca Maria Visconti che gli chiede di raggiungere immediatamente Milano dove il duca Francesco Sforza è in pericolo di vita (Ludovico è luogotenente generale dei Signori di Milano). Nella corte, ritratta sulla parete di destra, si riconoscono la moglie Barbara di Brandeburgo, i figli Gianfrancesco, Rodolfo e Ludovico, le figlie Barbara e Paola, la nutrice, la nana di corte. Alcuni personaggi sono vestiti di nero e hanno gli occhi bassi: sono le persone già morte, ma talmente importanti per Ludovico da volerle inserire nell’affresco. E poi Rubino, il cane da caccia, cortigiani e servitori. A Mantova si stanno organizzando le celebrazioni per accogliere il figlio Francesco, appena nominato cardinale da Papa Pio II. La nomina aveva innalzato il rango della famiglia, e Ludovico non poteva esimersi dal rendergli omaggio. Per risolvere il problema, il marchese parte per Milano, e appena al di là del fiume Oglio, dentro i confini del marchesato, incrocia il secondogenito diretto a Mantova. L’incontro è rappresentato sulla parete di ponente, a sinistra. Nell’arco a destra Ludovico, armato di spada e pugnale da condottiero, discute con il cardinale Francesco che tiene in mano la lettera ricevuta dal padre la stessa mattina. La lettera è il filo conduttore della vicenda, e appare quattro volte, a segnalare lo sviluppo cronologico degli eventi. In questo affresco si uniscono la rappresentazione domestica e la celebrazione politica della corte mantovana.

    Mantova: la Camera degli Sposi nel Castello di San Giorgio
    Nelle decorazioni della Camera degli Sposi sono nascosti molti segreti. E’ necessario osservare gli affreschi con molta attenzione per riconoscere tutti i dettagli. Nella parete di sinistra troviamo una rappresentazione ideale di Roma, e paesaggi abitati da agricoltori, cacciatori, eremiti, viaggiatori. Si possono scorgere addirittura un uomo impiccato alle mura e la carovana del Re magi (la scena rappresenta un episodio avvenuto il primo gennaio). Mantegna volle lasciare la sua firma in questo che fu il suo più grande capolavoro, e così si raffigurò con un ironico autoritratto nascosto tra le decorazioni nel pilastro tra la scena dell’incontro e i putti. Alzando gli occhi al cielo, appare il celebre oculo che prolunga la stanza oltre il soffitto, da cui si affacciano, curiosi, putti e servitori. Nella nuvola vicino al vaso si trova nascosto un profilo umano, anche questo probabile autoritratto dell’artista. Guardate bene la veduta che appare dalla finestra di questa stanza: i laghi di Mantova e il Ponte di San Giorgio. La ritroverete, pressoché identica, in un’altra famosa opera del Mantegna: La morte della Vergine conservata al Museo del Prado di Madrid.
    Mantova: Palazzo Te

    Palazzo Te è il capolavoro del manierismo rinascimentale, luogo dove tutte le regole vengono sovvertite, creando stupore e meraviglia nel visitatore. Nella Camera dei Giganti Giulio Romano mette in scena l’episodio della caduta dei giganti, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Tutto concorre a rendere viva la visione: nella stanza non esistono angoli, gli spigoli sono arrotondati e anche il pavimento, originariamente in ciotoli di fiume, continua visivamente nelle pareti. Era come essere avvolti in uno spazio sull’orlo del crollo, il pavimento era “mobile” e i suoni si propagavano in modo inconsueto (sussurrando in un angolo, si può essere perfettamente sentiti da chi poggia l’orecchio all’angolo opposto). E’ la versione rinascimentale dei film in 3D, dove tutti i sensi venivano coinvolti e ci si sentiva completamente immersi nella visione, sul punto di cadere come i giganti raffigurati. Nel corso dei secoli, il palazzo fu utilizzato come caserma durante le occupazioni spagnole, francesi e austriache. Di quel periodo rimangono sulle pareti della sala le incisioni con i nomi dei soldati e le date, che deturpavano gli affreschi. Ma anche queste oramai sono storia, e i restauri degli anni ’80 non le cancellarono perché oramai divenute documento da conservare. Le prime iscrizioni risalgono addirittura al XVI secolo.

    Mantova: I Sacri Vasi e la Basilica di Sant’Andrea
    La storia dei Sacri Vasi di Mantova è una storia avvolta nel mistero e nella leggenda. Per secoli le reliquie in essi contenute (la spugna con la quale fu offerto l’aceto a Cristo crocefisso e il sangue fuoriuscito dal costato, misto al terriccio del Calvario) sono scomparse e riapparse, sepolte e dimenticate, poi ritrovate grazie a visioni sacre, ancora nascoste, disperse, recuperate. Secondo la tradizione il centurione Longino le portò a Mantova e le nascose nel punto in cui sorge oggi la Basilica, per proteggerle dai nemici della cristianità. Per secoli tutti i sovrani (anche Carlo Magno) aspirarono a possedere quelle che erano considerate le reliquie più importanti della cristianità, per acquisire potere divino, e ciò, dal medioevo in poi, contribuì fortemente alla fortuna di Mantova. Ad ogni ritrovamento corrispondeva la costruzione di un nuovo edificio religioso, sulle vestigia del preesistente. Della chiesa originaria non rimane alcuna traccia, mentre rimangono il campanile gotico e un’ala del monastero benedettino. Nel 1848 i soldati austroungarici si impossessarono dei Sacri Vasi disegnati da Cellini e ne dispersero il contenuto. Fortunatamente, parte delle reliquie erano state trasportate nella chiesa di Santa Barbara, e un’altra parte nel Duomo. Furono realizzati due nuovi reliquiari, e il culto continua ancora oggi. Ogni Venerdì Santo i Sacri Vasi vengono portati in processione e mostrati ai fedeli, non senza precauzioni.  Il Vescovo, assieme al Prefetto, scende nella cripta sotterranea, ma per aprire i forzieri serve l’azione congiunta di 12 persone, membri della società religiosa e civile, e di 12 chiavi diverse. Per essere sicuri, comunque, nel Duomo viene custodita una porzione di riserva, in un luogo blindato e segreto.
    Sabbioneta: la città fortezza
    Tutto sta cambiando il questo periodo storico con l’arrivo delle armi da fuoco. Per avere un’idea della drammaticità di tale passaggio epocale, guardate “Il mestiere delle armi”, di Ermanno Olmi. Nel film, girato in parte anche a Mantova, si racconta lo scontro di valori tra due modi di combattere, da una parte i “vecchi” soldati in armatura, pronti allo scontro diretto, combattenti valorosi e abili strateghi, dall’altra le nuove armi, piccoli cannoni che colpiscono da lontano e non lasciano scampo. Per poter meglio resistere ai colpi inferti dalle armi da fuoco, anche le fortificazioni cambiano il loro aspetto. Dopo il XIV sec. i cannoni erano in grado di sparare colpi con traiettoria tesa e utilizzavano proiettili di metallo, capaci di demolire le mura alte e cave. La soluzione per la difesa comportò un aumento dello spessore delle mura, che divennero basse e supportate da terrapieni, in grado di assorbire la forza dei colpi. Anche la forma dei bastioni cambiò da circolare a punta, per facilitare la possibilità di colpire, anche a spari incrociati, e per eliminare i punti ciechi. Vespasiano, abile condottiero, fece costruire le mura di Sabbioneta con gli accorgimenti necessari per contrastare le nuove armi. I bastioni hanno la forma a punta di freccia e l’orecchione, la rientranza che permette di aumentare l’area di tiro e di colpire gli eventuali nemici che si fossero avvicinati. Le mura sono dotate di fossati e hanno basi scarpate. L’interno delle mura non è cavo ma presenta un terrapieno per attutire i colpi dell’artiglieria.
    Sabbioneta: la Galleria degli Antichi
    La Galleria di Sabbioneta è la terza galleria più lunga d’Italia, dopo la Galleria degli Uffizi a Firenze e la Galleria delle carte geografiche in Vaticano. Durante il Rinascimento la tipologia della galleria espositiva, ovvero costruita per esporre al pubblico le proprie collezioni private, per esaltare il valore militare e il prestigio del proprietario, erano molto usate. All’interno dell’edificio si possono ancora ammirare le decorazioni ad affresco e i trompe l’oeil realizzati dagli aretini Giovanni e Alessandro Alberi. La decorazione delle pareti mira a rimodellare lo spazio, facendolo sembrare più ampio. Sulle pareti corte le illusioni ottiche fanno apparire la Galleria più lunga di quanto già non sia, con dipinti che raffigurano un colonnato che si apre su vedute di città, con sapienti giochi di luci ed ombre che “sfondano” le pareti. Anche sulle pareti lunghe i giochi illusionistici non mancano: guardate con attenzione le Allegorie dipinte e vedrete, qua e là, un braccio che si muove al vostro passaggio o uno sguardo che vi segue mentre passeggiate nella Galleria.
    Sabbioneta: il Teatro all’antica
    Lo spazio era pensato per dare l’illusione di uno spazio aperto. Secondo un biografo dell’epoca, “Il proscenio e le prospettive degli edifici rappresentano una gran piazza, con una strada nobilissima nel mezzo, e altre poi di qua e di là con molti e variati edifici ad imitazione dei naturali». La scena fissa sul palco rappresentava una piazza con una via in prospettiva lungo la quale si affacciavano palazzi nobili e borghesi, realizzata in legno, in stucco ed in tele dipinte in finto marmo e finta pietra. Il senso di profondità era accentuato dall’inclinazione del palco e dalla controsoffittatura. Gli affreschi ai lati del palco integravano la veduta prospettica (su un lato è riconoscibile la bottega di un cerusico-barbiere). Sulle pareti laterali, le due vedute di Roma creano l’illusione di un ambiente aperto all’esterno. Durante le rappresentazioni i gentiluomini prendevano posto sulle gradinate, mentre le dame nella loggia. Tutt’attorno, gli affreschi simulano una loggia animata da musici, comici, dame e cavalieri abbigliati secondo i costumi del tardo 500. Al centro della loggia, nel luogo in cui si sarebbe seduto Vespasiano, l’imperatore Tito Flavio Vespasiano sembra porgergli la corona di lauro per consacrarlo imperatore della “nuova Roma”, come Sabbioneta veniva chiamata nel Cinquecento. Il teatro, iniziato nel 1588, fu inaugurato nel febbraio 1950, in occasione del carnevale. Per l’occasione si costituì una compagnia di comici stipendiati formata da giovani sabbionetani, i quali ogni sera rappresentavano commedie nel teatro. Ma Vespasiano non poté goderselo per molto, morì l’anno dopo, nel 1951, a 60 anni.
    Sabbioneta: Vespasiano e il Toson d’oro
    Il Toson d’Oro era la massima onorificenza cattolica europea, assegnata dall’Imperatore e dal re di Spagna ai nobili più valorosi. I cavalieri dell’ordine del Ordine del Toson d’Oro avevano il compito di sostenere il re e l’imperatore, esaltare l’onore della cavalleria e proteggere la religione cristiana. Godevano di grandi privilegi. Ad esempio, il sovrano doveva consultarli prima di entrare in guerra, se commettevano un reato, potevano non essere puniti. La decorazione consisteva in un collare con appeso un ciondolo d’oro zecchino – praticamente eterno – raffigurante un montone e simboleggiante il mito di Giasone e degli Argonauti che, superando ogni ostacolo, riuscirono a conquistare il prezioso Vello d’Oro. Un mito che si avvicina molto a quello cristiano del Graal, ovvero della ricerca del sacro calice da cui Cristo bevve durante l’ultima cena. Solo un’ottantina di nobili potevano permettersi di indossarlo; ne facevano sfoggio nelle grandi occasioni e si facevano ritrarre con questa collana. Anche l’attuale re di Spagna, quando veste in alta uniforme, porta il collare del Toson d‘oro. L’onorificenza doveva essere restituita alla morte del nobile, ma a Vespasiano fu concesso di essere sepolto con addosso il Tosone, e quando le sue spoglie furono rinvenute, nel 1988, sotto il pavimento della Chiesa dell’Incoronata, le sue mani stringevano ancora il prezioso ciondolo.
    Protagonisti
    Ludovico III Gonzaga
    ► Ludovico III Gonzaga (5 giugno 1412 – Goito, 11 giugno 1478)

    Figlio di Gianfrancesco I Gonzaga e di Paola Malatesta, Ludovico fu secondo marchese di Mantova dal 1444 alla data della sua morte; con lui Mantova divenne una delle capitali del Rinascimento italiano. Alla sua corte lavorarono grandi maestri che diedero prestigio alla città con opere di notevole valore artistico e architettonico. Per sua commissione venne intrapreso e realizzato un piano di riassetto urbano per realizzare edifici ad uso cittadino (Torre dell’Orologio e Sant’Andrea), arricchendo e raffinando l’assetto urbano e extra urbano di Mantova. Dopo di lui, altri Gonzaga eccellenti contribuirono al rinnovamento della città: tra questi ricordiamo Francesco II (che ristrutturò le fortificazioni e commissionò Palazzo San Sebastiano e la Chiesa della Madonna della Vittoria) con la moglie Isabella d’Este, e Federico II (a cui si deve la costruzione di Palazzo Te).

    Leon Battista Alberti
    Leon Battista Alberti (Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 20 aprile 1472)

    Architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano; fu una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Insieme a Brunelleschi è considerato il fondatore dell’architettura rinascimentale. Nel De Re Edificatoria (considerato il trattato più significativo della cultura umanista) elaborò i canoni dell’architettura a qui si attennero gli artisti successivi.  Egli lavorò al servizio dei committenti più importanti dell’epoca: Papa Eugenio IV a Roma, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini. A Mantova lavorò per Ludovico II Gonzaga, realizzando il Tempio di San Sebastiano e progettando la Basilica di Sant’Andrea.

    Andrea Mantegna
    Andrea Mantegna  (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506)

    Pittore e incisore italiano, fu uno dei grandi classicisti in pittura. Si formò inizialmente a Padova, ma anche a Ferrara imparò molto e si formò grazie al contatto con le opere di Piero della Francesca. Raggiunse grande competenza e maestria nell’uso della prospettiva, fino a raggiungere notevoli effetti illusionistici. Voluto a Mantova da Ludovico II fin dal 1456, Mantegna lavorò come illustre pittore di corte, fisso e stipendiato, e qui rimase fino alla sua morte. Sua la Camera degli Sposi, capolavoro dell’arte rinascimentale famoso in tutto il mondo.

    Giulio Romano
    Giulio Romano  (Roma1499 – Mantova1 novembre 1546)

    Architetto e pittore italiano, importante personalità del Rinascimento e del Manierismo, dal 1524 fu a Mantova come artista di corte, invitato da Federico II Gonzaga. Nel 1526 venne nominato prefetto delle fabbriche e “superiore delle vie urbane”, sovrintendendo a tutte le architetture e le produzioni artistiche della corte e proseguendo il lavoro di pittore e architetto. Tutta la sua opera fu caratterizzata dalla ricchezza decorativa e dal gusto della meraviglia. Lavorò a Palazzo Ducale, dove realizzò il cortile della Cavallerizza e gli affreschi dell’appartamento di Troia e all’interno del Duomo; ma soprattutto creò Palazzo Te, fastoso esempio di villa suburbana dedicata agli ozi e ai piaceri del principe.

    Vespasiano Gonzaga Colonna

    Vespasiano Gonzaga Colonna (Fondi, 6 dicembre 1531 – Sabbioneta, 26 febbraio 1591)

    Figlio di Luigi Rodomonte e di Isabella Colonna. Rimasto presto orfano, fu educato dalla zia Giulia e dal cardinale Ercole Gonzaga. Nel 1541 ottenne da Carlo V l’investitura di un gruppo di territori, ch’egli costituì in piccolo stato intorno a Sabbioneta. Ricostruì il piccolo villaggio e lo trasformò con la costruzione di palazzi, arricchiti con affreschi e cicli pittorici e collezioni di preziose opere d’arte. Valoroso soldato e abile ingegnere militare ma anche diplomatico e letterato, riuscì a raggiungere i più alti vertici feudali con l’innalzamento di Sabbioneta in Ducato autonomo nel 1577, grazie alla assoluta fedeltà dimostrata all’Impero Asburgico e, in particolare, a Filippo II di Spagna che lo nominò Grande di Spagna di prima classe e Viceré di Navarra e di Valencia prima di insignirlo, nel 1585, del Cavalierato dell’Ordine del Toson d’Oro.

    Bernardino Campi

    Bernardino Campi (Reggio nell’Emilia, 1520 – Reggio nell’Emilia, 1591)

    Ha lavorato quasi sempre a Cremona, anche se eseguì molte commissioni nell’intera area padana e lavorò a lungo a Milano.  Dopo un avvio come orafo nella bottega del padre, si trasferì a Mantova dove lavorò nella cerchia di Giulio Romano. Campi fu convocato da Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta nel 1582 come coordinatore dei numerosi artisti che lì lavoravano. La sua opera diretta riguardò sia il Palazzo Ducale sia il Palazzo Giardino.

    Vincenzo Scamozzi

    Vincenzo Scamozzi (Vicenza, 2 settembre 1548 – Venezia, 7 agosto 1616)

    Ricevette una prima educazione dal padre, l’architetto-carpentiere Giandomenico, noto soprattutto come studioso dell’opera teorica di Sebastiano Serlio. Fu un grande teorico di architettura, scrisse molti trattati, e lavorò al fianco di Palladio nella realizzazione delle scene fisse del Teatro Olimpico di Vicenza nel 1580. Questa esperienza, assieme alla conoscenza dell’opera di Serlio, lo portò a progettare nel 1588 il Teatro all’Antica di Sabbioneta; il teatro di corte, primo esempio di teatro dell’epoca moderna non vincolato a strutture preesistenti, fu realizzato tra il 1588 e il 1590, ed è l’ultimo edificio portato a termine a Sabbioneta prima della morte di Vespasiano.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Mantova e... Ferrara
    L’architetto ed ingegnere che, tra il 1395 e il 1406, si occupò della progettazione e realizzazione del Castello di San Giorgio di Mantova fu lo stesso Bartolino da Novara che precedentemente fu a Ferrara alla corte di Niccolò II d’Este. Anche a Ferrara Bartolino da Novara progettò il Castello (dedicato a San Michele), lavorandovi a partire dal 1385. Da Francesco I Gonzaga ebbe inoltre l’incarico di costruire un santuario situato a circa 9 Km da Mantova, il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Anche Leon Battista Alberti fu attivo sia a Mantova che a Ferrara. A Ferrara per la corte estense  progettò l’Arco del Cavallo su cui è posta la Statua Equestre di Niccolò III d’Este e il disegno originario per il campanile del Duomo (eretto tra il 1451 e il 1493). Ferrara e Mantova sono storicamente legate anche grazie a un matrimonio illustre, quello fra Isabella d’Este (figlia di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, sorella di quella Beatrice d’Este che fu duchessa di Milano) e Francesco II Gonzaga. Isabella divenne così marchesa di Mantova nonché una delle figure femminili più importanti e significative del cultura italiana rinascimentale.
    Mantova e... Milano
    Nella complessa rete di intrecci e discendenze delle nobili famiglie signorili italiane, si riconosce più di un legame tra la Milano viscontea e la Mantova dei Gonzaga. Legami e intrecci, dunque, che nei preziosi anni del Rinascimento portarono a spostarsi da una città e da una corte all’altra molte persone per motivi di alleanze politiche, ma anche idee, correnti e influenze artistiche, in una circolazione continua e florida e in un vivo e proficuo scambio culturale. Fu in questo panorama che Agnese Visconti, nobile figlia del Signore di Milano Bernabò Visconti e di Beatrice della Scala, venne promessa e data in sposa al figlio di Ludovico II Gonzaga, il Signore di Mantova Francesco I Gonzaga: gli accordi matrimoniali prevedevano di dare in dote ad Agnese 50.000 scudi d’oro e Parma, Cremona, Brescia e Bergamo (Agnese venne poi condannata a morte per adulterio e in sua memoria c’è una lapide in Piazza Pallone a Mantova, nel cortile di Palazzo Ducale).
    Sabbioneta e... Urbino, Ferrara e Pienza
    Il tema rinascimentale della città ideale attraversa diversi luoghi italiani nella Lista del Patrimonio Mondiale: Pienza, progettata da Roberto Rossellino per Papa Pio II; Urbino, con gli interventi di Lorenzo Laurana e Francesco di Giorgio; Ferrara, dove Biagio Rossetti realizzò la famosa Addizione Erculea. In tutti questi centri nel Rinascimento vennero messi in opera progetti ambiziosi di riconfigurazione urbanistica, caratterizzati dalla medesima tensione utopica agli ideali rinascimentali, attraverso la realizzazione di visioni prospettiche precise, che precorsero i tempi e segnarono la storia spirituale europea.  Anche Sabbioneta si inserisce in questa tradizione, introducendo un elemento di assoluta novità. Ultima, in ordine cronologico, si distingue infatti dalle altre per essere città di nuova fondazione, ovvero una città del tutto nuova, non costruita sul rimodellamento di un abitato preesistente ma frutto di un intervento unitario, basato su un preciso progetto urbanistico del suo fondatore, Vespasiano Gonzaga.
    Mantova e Sabbioneta e... Le opere di difesa veneziane

    Sabbioneta, edificata tra il 1544 e il 1591, si presenta circondata da mura con bastioni a punta di freccia e dotate di terrapieni. Le fortificazioni sabbionetane ricalcano le indicazioni proposte nei trattati di architettura militare per le mura alla moderna che ritroviamo anche a Bergamo, Peschiera e Palmanova. Vespasiano Gonzaga, signore e progettista di Sabbioneta, era architetto militare alla corte di Filippo II di Spagna nello stesso periodo in cui vi era a servizio anche Benauito Lorini, progettista delle mura veneziane. Inoltre Palmanova e Sabbioneta sono città di nuova fondazione, mentre Mantova e Bergamo e Peschiera sono il risultato di trasformazioni delle realtà preesistenti.

    Glossario
    Glossario

     

    addizione erculea, opera urbanistica che si ebbe a Ferrara tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, la prima nel suo genere, per estensione e organicità, in Europa.

    apice, il momento più alto, la punta più alta di qualcosa o di un periodo storico.

    in chiave classica, espressione che indica i canoni del periodo storico classico identificato nell’Età greca e romana.

    longeve, di lunga durata. Una persona può essere “longeva” poiché vive molti anni, ma lo stesso aggettivo si può usare, come in questo caso, in senso figurato per parlare di una intera dinastia che resta al potere per molto tempo, anche oltre la vita del singolo individuo.

    Manierismo, stile raffinato e stravagante che si affermo alla fine del Rinascimento, basata non solo sulla esasperata imitazione dei modelli di Michelangelo e Raffaello, ma anche sulla sperimentazione di nuovi linguaggi.

    Renovatio urbisl, espressione latina che indica un progetto di rinnovamento della città per adeguarla agli principi attuali di pianificazione urbanistica.

    rocca, fortezza costruita in un luogo elevato e solitamente scosceso.

    Unicuum, avvenimento, fenomeno o situazione che si verifica una sola volta, del tutto eccezionale e irripetibil.

    urbanistica, scienza che studia la nascita e l’evoluzione della città e che ne progetta lo sviluppo

    Urbs condita, espressione latina che significa città di nuova fondazione, sorta non in modo spontaneo durante il tempo e i ritmi normali del popolamento umano, bensì creata secondo un progetto stabilito.

Il sito per immagini icona-gallery

« di 3 »
Iscrizione UNESCO

2008, Quebec City, Canada, 32a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale e seriale


Rinascimento


Italia nord-occidentale
Regione Lombardia


Criteri di Iscrizione

(ii) Mantova e Sabbioneta sono testimonianze eccezionali dello scambio di influenze della cultura del Rinascimento. Esse rappresentano le due principali forme urbanistiche del Rinascimento: la città di nuova fondazione, basata sul concetto di città ideale e la trasformazione di una città esistente. La loro importanza deriva inoltre dall’architettura, dalla tecnologia e dall’arte monumentale. Le due città hanno giocato un ruolo eminente nella diffusione della cultura del Rinascimento dentro e fuori l’Europa.

(iii) Mantova e Sabbioneta sono testimonianze eccezionali di una particolare civiltà in uno specifico periodo storico, che ha avuto riflessi in campo urbanistico, architettonico e delle belle arti. Gli ideali del Rinascimento, sostenuti dalla famiglia Gonzaga, sono presenti nella loro architettura e morfologia urbana, nel loro sistema funzionale e nelle tradizionali attività produttive, che sono per lo più state conservate nel tempo.

Integrità
Entrambe le città conservano tutti gli elementi che le hanno rese capitali del Rinascimento. Mantova ha mantenuto lo schema urbanistico rinascimentale originale e il sistema funzionale di edifici monumentali benché l’area della città storica sia stata in parte alterata dagli sviluppi dell’inizio del XX secolo. Sabbioneta ha conservato le caratteristiche di una città ideale del Rinascimento: la cinta difensiva e la struttura viaria, le piazze e i palazzi pubblici. Ad eccezione di un tratto della fortificazione e del castello, demoliti nel XVIII secolo, la città è arrivata a noi quasi intatta.
Autenticità
In entrambe le città si sono mantenuti i rapporti originali tra l’abitato urbano e il contesto paesaggistico. Il sito si trova all’interno di un luogo geografico e ambientale che rimane autentico. Sono state conservate le strutture e le funzioni originali degli edifici, tanto per le abitazioni, quanto per le attività commerciali. A Mantova, nel XX secolo, sono state introdotte solo piccole modifiche, volte a migliorare le condizioni sanitarie in aree degradate, che tuttavia non hanno alterato l’assetto urbanistico e architettonico generale della città. A Sabbioneta solo pochissimi edifici sono stati costruiti dopo la seconda guerra mondiale all’interno della cinta muraria.
Estensione del bene

Visualizza allegato


Informazioni