Porto Venere, Cinque Terre e le isole di Tino, Tinetto e Palmaria

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Il comitato ha deciso di inserire questi luoghi sulla base dei criteri (ii), (iv) e (v) considerando la Riviera ligure orientale, compresa tra le Cinque Terre e Porto Venere, come un sito culturale di eccezionale valore poiché rappresenta l’armoniosa interazione instaurata tra l’uomo e la natura; tale interazione ha determinato un paesaggio notevole dal punto di vista estetico che testimonia uno stile di vita tradizionale più che millenario, ma che continua a svolgere un importante ruolo socio-economico nella vita della comunità.

  • Valore UNESCO

    Le Cinque Terre si trovano nella regione più a Est della Liguria e occupano lo scosceso fronte costiero stretto tra il mare e il crinale dei monti. Il capo di Porto Venere chiude a Sud la corona delle Cinque  Terre. Il clima mite, protetto dalle correnti nordiche grazie ai rilievi, ha attratto l’insediamento umano ed ha permesso la diffusione di colture come la vite, l’ulivo, gli agrumi che si sono sviluppate nei secoli attraverso un particolare sistema di terrazzamenti, grazie ai quali sono state ricavate nei pendii fasce pianeggianti coltivabili. Il paesaggio delle Cinque Terre e di Porto Venere, assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, è un unicum per le sue caratteristiche geomorfologiche, ambientali, antropiche e architettoniche, le une inestricabilmente legate alle altre; ha incantato poeti e illustri visitatori per la sua bellezza ed è stato iscritto nel 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale. È tutelato e amministrato dall’Ente Parco Nazionale Cinque Terre e dall’Ente Parco Naturale Regionale di Porto Venere.

    Le Cinque Terre: una costa di poetica bellezza. Geomorfologia e vegetazione
    Eugenio Montale è il poeta che più ha cantato le peculiarità paesaggistiche delle Cinque Terre, circa 20 chilometri di costa dove i paesi sono “asserragliati tra le rupi e il mare”. Il paesaggio culturale della costa ligure di Levante si distingue per la bellezza impetuosa degli scenari naturali che sono stati forgiati dal lavoro umano nel corso di molti secoli, dando luogo ad assetti territoriali, architetture e tradizioni intimamente legati e che hanno contribuito a dar forma a un disegno paesaggistico di valore eccezionale. Il toponimo fu ideato dall’amministrazione genovese nel Quattrocento, poiché erano, e tuttora sono, cinque i borghi principali del litorale levantino tra Punta Mesco e Punta Montenero: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Il tratto della costa ligure delle Cinque Terre è un succedersi di pareti rocciose a picco sul mare caratterizzate da una grande varietà litologica che dona colori variegati e forme talvolta bizzarre; la roccia principale e più comune è l’arenaria, spesso intercalata ad argilliti, calcari, serpentiniti e in molte pareti affiorano scisti policromi. Le valli incassate, al termine delle quali sono sorti i borghi marinari, si gettano all’improvviso nel mare, la cui forza erosiva rappresenta la principale minaccia alla conservazione del territorio. La vegetazione spontanea varia in relazione all’altitudine e della composizione del suolo; sulle rocce costiere è presente la macchia mediterranea, composta da erica arborea, ginestra e lentisco. Al di sopra del 500 m.s.l.m., vi sono boschi di lecci, pini e castagneti da frutto. Le coltivazioni più diffuse sono quelle della vite, in particolare attorno e sopra Corniglia, Manarola e Riomaggiore, degli agrumi, specie a Monterosso, e degli ulivi. Le aree coltive si differenziano in base ai microclimi e spesso orti e giardini sono protetti da muri che li riparano dai venti più violenti e freddi.
    Le origini: gli insediamenti umani
    L’uomo fu presente nel territorio fin dall’epoca neolitica; in seguito, si svilupparono piccoli insediamenti rurali a mezza costa, in punti panoramici e strategici e attorno a zone di culto o santuari. Nei secoli questi santuari sono rimasti come luoghi spirituali di riferimento per le comunità dei borghi marinari, tanto che ciascuno di essi possiede il suo Santuario mariano collegato al centro costiero da ripidi sentieri. La Via dei Santuari unisce tutti e cinque i Santuari mariani delle Cinque Terre e costituisce una splendida occasione per immergersi nel paesaggio di questa zona della Liguria, passeggiando tra i pendii terrazzati. In epoca medievale (XI-XIII secolo), la Liguria era divisa in tre marche e la marca Obertenga comprendeva i territori delle Cinque Terre. Dal XIII secolo ebbe inizio lo sviluppo dei borghi costieri che rimasero sotto il dominio della Repubblica di Genova fino all’età moderna.
    I borghi delle Cinque Terre
       
    I borghi marinari possiedono una struttura simile e sorsero nell’insenatura naturale prodotta dallo sbocco al mare di un torrente; la baia si prestava all’approdo e, nel caso di Vernazza, la piazza principale venne posta vicino al porto. L’impianto urbanistico vide l’edificazione delle abitazioni in schiere lungo vie che seguivano in parallelo le curve di livello dei rilievi, mentre delle ripide scalinate fungevano da collegamenti verticali. Morfologia architettonica urbana delle Cinque Terre sono le case-torri, residenze sviluppate in verticale che con le loro facciate dipinte in rosso, giallo, rosa, arancione, tinte un tempo ottenute da terre coloranti naturali macinate e aggiunte al latte di calce, oggi rappresentano elemento essenziale dell’immagine distintiva delle Cinque Terre.

    Monterosso al Mare

    È collocata in una insenatura piuttosto ampia dove la costa diviene sabbiosa. Le sue origini sono documentate poco dopo il Mille. Nell’XI secolo divenne possedimento della nobile famiglia dei Fieschi. Nel XII secolo fu possesso dei signori di Lagneto e fu oggetto delle mire espansionistiche di Genova. Sul promontorio di San Cristoforo, che si trova tra il borgo antico e la parte più recente dell’abitato, si trovano i resti del sistema difensivo del castello, e, a picco sul mare, la cinquecentesca Torre Aurora che fu costruita da Genova. Il centro antico del paese, incastonato nella valle dei torrenti Buranco e Morione, e conserva l’aspetto medioevale, mentre il nucleo più moderno è denominato Fegina e possiede una bellissima spiaggia. Nel paese ‘vecchio’ si trova la Chiesa di San Giovanni Battista (XIII secolo), con una spettacolare facciata bicroma a bande alternate di marmo bianco e serpentino verde scuro. La chiesa è un superbo esempio di gotico ligure e il campanile è costituito da una robusta torre che faceva parte dell’antico sistema difensivo del borgo. Il convento e la chiesa cappuccina di San Francesco (XVII secolo), in bellissima posizione panoramica sul colle di San Cristoforo, conservano opere di artisti di fama, come il manierista Bernardo Castello e il genovese Bernardo Strozzi, maestro del Barocco. Tra le eccellenze enogastronomiche vi sono le acciughe, i limoni ed i vini, tra cui il celebre vino passito dolce Sciacchetrà.

    Vernazza

    Vernazza fu contraddistinta da un intensa e gloriosa attività marinara per tutta l’epoca medioevale, quale base navale e scalo fortificato da cui contrastare le incursioni dei pirati saraceni. Il suo prestigio è testimoniato dal fatto che fu sempre fedele alleata di Genova, ottenendo il privilegio di inviare un proprio rappresentante nell’assemblea della Repubblica. La ricchezza monumentale dei suoi edifici ne testimonia la passata ricchezza mercantile e il suo ruolo strategico marittimo. Sulla piazza che guarda il porto, si trova la Chiesa di Santa Margherita di Antiochia. La chiesa, nominata per la prima volta in un documento che risale al 1318, esibisce nelle parti originali lo stile gotico-ligure; il campanile ha base ottagonale che si chiude in una cupola a ogivale. Santa Margherita di Antiochia è protettrice di Vernazza, festeggiata il 20 luglio con grande festa paesana. A Vernazza sono visibili le tracce di quel che doveva essere un poderoso sistema di difesa: i resti delle mura, il Belforte, il Castello Doria con la torretta circolare di avvistamento sull’estremità rocciosa che offre una vista panoramica eccezionalmente aperta sulla riviera di Levante.

    Corniglia

    Frazione di Vernazza, Corniglia è arroccata sulla sommità di una spettacolare falesia, a circa 100 m.s.l.m mentre i versanti accanto al borgo sono coperti dai terrazzamenti a vigne e uliveti. Corniglia è l’unica tra i borghi delle Cinque Terre ad essere situata ad una tale altezza e a non avere diretto accesso al mare. Una lunga scalinata in mattoni – chiamata la ‘Lardarina’ – la collega al mare. La Chiesa di San Pietro è gioiello del gotico ligure; nella facciata si apre un rosone traforato in marmo bianco di Carrara, mentre all’interno sono custodite prestigiose opere d’arte sacra. Il Belvedere di Corniglia offre una vista panoramica eccezionale: una terrazza a picco sul mare che permette di far correre lo sguardo nel Tirreno, fino a scorgere la Corsica nei giorni più limpidi. Sulle scogliere che si affacciano sul mare vi sono resti delle fortificazioni genovesi.

    Manarola

    Frazione di Riomaggiore, Manarola incanta per la varietà dei colori delle case-torri che sembrano sorgere dalle scogliere battute dalle onde e si susseguono in un intrico di carrugi e saliscendi. È documentata dal XIII secolo. Feudo dei Fieschi, passò a Genova nel 1273, quando Niccolò Fieschi, signore del borgo e dell’estremo Levante Ligure, fu sconfitto in una epica battaglia. Nella piazza, si trova la Chiesa di San Lorenzo o della Natività di Maria Vergine (1338) con la facciata in stile gotico dominato dal rosone marmoreo e dal portale con arco ogivale e con interno barocco. Il suo campanile svolgeva anticamente la funzione anche di torre di avvistamento. Olio e vino sono le produzioni tradizionali del borgo, che ebbe una forte impronta agricola e deve il suo nome alla grande ruota del mulino ad acqua – magna Roea, ‘grande ruota’- oggetto di recente restauro ad opera del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

    Riomaggiore

    Il borgo occupa i ripidi crinali di due versanti che scendono al mare. Prima i marchesi Turcotti e poi i Fieschi furono signori di Riomaggiore, che entrò sotto il dominio genovese dal 1276, insieme a tutti i suoi possedimenti nel Levante. Sulla cima del colle di Cerricò vi sono le rovine di un castello fondato nel Duecento e consolidato poi da Genova. Il monumento di maggior rilievo di Riomaggiore è la Chiesa di San Giovanni Battista, che risale al 1340 e si trova nella zona più alta del paese; la facciata è una ricostruzione ottocentesca di gusto neogotico, ma il rosone è quello originale del XIV secolo così come i portali gotici laterali. Il macchiaiolo Telemaco Signorini ritrasse il borgo in alcune celebri vedute e scene di vita quotidiana.

    Porto Venere
    In epoca romana, è attestata come stazione navale – Portus Veneris – sugli itinerari marittimi verso la Spagna e dagli inizi del XII secolo entra nell’orbita genovese per la posizione strategica in cui risiede. La protezione della superba Repubblica marinara la trasforma in cittadella fortificata. Dal Cinquecento Porto Venere smette di essere quell’avamposto imprendibile che era stata, a causa  dell’evoluzione delle armi da fuoco a lunga gittata; il borgo tuttavia prosegue una florida esistenza alimentata dalle risorse del mare, del commercio e delle attività agricole. La Chiesa di San Pietro, dove, forse, sorgeva un tempio romano consacrato a Venere (VI secolo a.C.) e poi un tempio paleocristiano, è sistemata proprio sull’estrema cresta rocciosa che si volge verso le isole Palmaria, Tino e Tinetto ed è simbolo della identità del luogo; la chiesa venne più volte devastata ma ha conservato il suo aspetto in stile gotico ligure. Sulla calata di Porto Venere si affacciano le variopinte e altissime case-torri, allineate sulla marina quasi a formare una barriera, una fortezza. Il Castello Doria, eretto dai Genovesi nel 1161 e poi ripotenziato nel Cinquecento, domina orgogliosamente il paese.
    L’arcipelago di Porto Venere
    Il promontorio di Porto Venere assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto e a un’ampia Area di Tutela Marina costituiscono il territorio del Parco Naturale Regionale di Porto Venere. L’Ente Parco ha il compito di salvaguardare gli aspetti naturalistici e la biodiversità dell’area. Tra le emergenze naturalistiche più significative sono da segnalare: il fiordaliso di Porto Venere, pianta endemica del promontorio e delle isole, che si distingue per i fiori violetti che crescono sulle scogliere; il tarantolino, il più piccolo geco europeo, molto raro e presente nelle isole del Tino e del Tinetto; il fenomeno del carsismo che segna in particolare l’isola Palmaria con doline, grotte e pozzi sotterranei. L’aspetto paesistico delle isole dell’arcipelago di Porto Venere vede la predominanza della componente naturalistica.
    L’Isola Palmaria
    È, apparentemente, l’unica isola ligure ancora permanentemente abitata ed è la più frequentata dal turismo balneare, attirato dalle sue spiagge che si aprono tra bianche scogliere e rupi verdeggianti. Nell’isola si trovano alcune grotte dove sono state ritrovate notevoli tracce dell’uomo paleolitico; tra di esse la più importante è la Grotta dei Colombi, che si affaccia sul mare ed era abitata nell’epoca delle glaciazioni. Il nome stesso dell’isola potrebbe derivare dal termine “balma” o “barma”, cioè “grotta”. L’isola subì a lungo l’attività estrattiva che aprì molte cave nel territorio per estrarre il pregiato Portoro, marmo nero venato di giallo. Davanti al forte Umberto I, sulla Punta delle Scola, si trova la Torre Scola, edificio seicentesco allo stato di rudere, che oggi funge da faro. La fauna della Palmaria è costituita da molte specie di uccelli che nidificano sulle scogliere, mentre la vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, anche se sul versante settentrionale, grazie a condizioni più fresche, tende ad essere più boscosa.
    L’Isola del Tino
    Il Tino ricorda nella forma un immenso scoglio triangolare, quasi del tutto ricoperto da una fitta trama boscosa, a leccio e pino marittimo. L’isoletta è demanio militare e quindi l’accesso è vietato tranne in occasione della festa del santo patrono del Golfo della Spezia, San Venerio, che cade il 13 di settembre. Il santo fu un monaco vissuto sull’isola del Tino tra il VI e il VII secolo ed è considerato il protettore dei custodi dei fari che indicano la via ai naviganti. Sull’isola sono conservate le rovine del monastero benedettino dell’XI secolo, sede di una potente fondazione monastica che ebbe profonda e durevole influenza sul popolamento e l’assetto insediativi dei territori circostanti, con l’eccezionale, seppure rimaneggiato, chiostro. Nel sito, ricerche archeologiche hanno ritrovato resti architettonici e suppellettili d’epoca tardo romana, forse appartenuti ad una villa. Sulla sua sommità svetta il Faro militare.
    L’Isola del Tinetto
    È la più piccola delle isole dell’arcipelago. Selvaggia e aspra, emerge dalle onde per soli 17 metri e fu incredibilmente scelta da una comunità di monaci eremiti nel VI secolo d.C. come terra per il loro monastero.
    Per saperne di più
    I terrazzamenti: il paesaggio organico in evoluzione
    Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore appaiono come un susseguirsi di insenature incantevoli, di paesi variopinti sugli strapiombi attorniati dai tipici terrazzamenti a fasce coltivati a vigneti e uliveti, ricavati sui ripidi pendii. I terrazzamenti sono il frutto di un impegno secolare della popolazione, che con tenacia proverbiale è riuscita a conquistare ogni possibile spazio fertile costruendo muretti in pietra a secco che si innestano sui declivi rocciosi e creano strette strisce di terreno lavorabile, i cosiddetti ciàn. Fin dalle origini medioevali, la vocazione marittima delle Cinque Terre si accompagna infatti alla vocazione agricola: i terrazzamenti ‘fioriscono’ sulla costa attorno a piccoli insediamenti rurali, in cui le “case in pendio” si abbarbicano alle pareti, con i livelli inferiori dedicate alla attività agricole e i piani più alti destinati ad abitazione e accessibili da ingressi a quote superiori. La tecnica costruttiva impiegata per erigere i terrazzamenti si è sviluppata a partire dall’epoca altomedievale, attraverso il lento perfezionamento di una metodologia empirica che nel tempo ha generato delle regole comuni non scritte, che tuttavia sono divenute modello di riferimento della costruzione dei muri a secco. Interessante è individuare piccole differenze nella tecnica costruttiva che varia da zona a zona pur rimanendo nell’ambito di un modello unitario identificativo. L’arenaria è la pietra per lo più impiegata nei muretti. Viene ricavata dallo scavo delle pareti rocciose o dalla cava del Mesco, oppure recuperata dai depositi litoranei; poi viene frantumata in medi e piccoli blocchi grossolanamente squadrati. I muri di contenimento sono ottenuti “a secco”, cioè senza l’impiego di malta – anche se in alcuni versanti essa ricompare per ‘legare’ assieme le pietre, come attorno a Vernazza e Monterosso. Il terrazzamento è sostenuto da un muro che parte dal suolo sopra ad un piano di fondazione con massi più grossi e che si eleva per una altezza di circa due o tre metri a fasciare il fianco del pendio; all’interno, il terrazzamento è colmo di terreno, mentre uno strato di pietrisco a ridosso del lato interno del paramento murario garantisce il drenaggio dell’acqua. In tal modo i muri riescono a contenere il terreno e danno origine a stretti piani coltivabili pianeggiante (orticole) o in pendio (vigneti, uliveti), a seconda del tipo di coltura e del grado di pendenza del versante. I muretti a secco richiedono una manutenzione costante. Talvolta la testa del muro è a filo del piano di coltivazione, talaltra essa è rialzata anche fino ad un metro oltre il piano di coltivazione, per assicurare alle colture una maggiore protezione dai venti.
    Sentieri, mulattiere, scalinate: le vie di collegamento che solcano il paesaggio
     

    Nei secoli, i terrazzamenti vengono tracciati seguendo gli sviluppi dei rilievi, dando vita ad un sistema dotato di percorsi di collegamento, canalizzazioni delle acque meteoriche e scalinate di servizio. Interessante è la lettura dei percorsi di collegamento presenti nel territorio delle Cinque Terre, ancora parte significativa del paesaggio odierno. Oltre alle vie trasversali che risalivano i monti e si connettevano all’entroterra mediante scalinate e vie lastricate, vi erano mulattiere e sentieri, direttrici parallele alla linea di costa, tracciate a quote diverse. La più importante, sotto il profilo storico e paesistico, è la Via dei Santuari, a mezza costa, che anche oggi collega i cinque luoghi di culto mariani dei cinque centri principali delle Cinque Terre. Si tratta di santuari che vantano origini antiche e una lunga tradizione di ex voto; ciascuno dei borghi delle Cinque Terre è legato da una profonda devozione al proprio santuario, che si trova ad una quota più elevata rispetto all’insediamento costiero ed è raggiungibile grazie ad un antico sentiero – oggi tutti segnalati e compresi nella rete dei sentieri delle Cinque Terre. Nostra Signora di Soviore, sopra Monterosso al Mare, a 464 m.s.l.m., nasce come chiesa per poi diventare Santuario nel 1700. Nostra Signora di Reggio (Vernazza) custodisce l’immagine della Madonna, secondo la leggenda dipinta da San Luca, come riportano le fonti storiche di fattura genovese trecentesca; altri racconti narrano che la Madonna di Reggio sia giunta dal mare grazie ai Crociati. Nostra Signora delle Grazie e San Bernardino (Corniglia) è opera novecentesca, sulle fondamenta di un edificio di culto del XV secolo. Nostra Signora della Salute (Manarola), risalente al XIII secolo, possiede l’esterno originale romanico. Nostra Signora di Montenero (Riomaggiore), attestata dal 1335, ha subito restauri ed interventi ottocenteschi e offre una vista mozzafiato. Celebre è poi la Via dell’Amore, un percorso panoramico che corre da Riomaggiore a Manarola e segue la quota di circa 30 m.s.l.m., splendida occasione per immergersi nel panorama di un paesaggio irripetibile. Si tratta di un tracciato di circa un chilometro che venne scavato negli anni Venti nell’ambito dei lavori di ampliamento della galleria della ferrovia e con la funzione di collegamento tra due polveriere dove era depositata la dinamite necessaria ai lavori di traforo. Il nome di via dell’amore venne ideato dallo scrittore e giornalista Paolo Monelli.

    La Grotta di Lord Byron e il Golfo dei Poeti
    Nel suo lungo viaggio in Italia (dal 1816 al 1823), il poeta inglese George Byron visitò Roma, Venezia, Ravenna, Pisa e Genova. Era già un poeta affermato e gli scandali in cui era stato coinvolto nel suo paese l’avevano ammantato d’un aura romantica e quasi leggendaria. Nella sua continua ricerca di nuove passioni, egli soggiornò anche nella costa ligure di Levante e ne rimase affascinato. Nei pressi di Porto Venere, subito oltre la punta di San Pietro, una cavità rocciosa ha preso il suo nome, poiché la tradizione vuole che qui il libertino si raccogliesse in meditazione. Il promontorio di Porto Venere ed il suo arcipelago costituiscono l’area più occidentale del Golfo della Spezia, che divenne importante porto militare con Napoleone, il quale lo considerava “il più bel porto del mondo”, e in seguito con Cavour, che volle la costruzione del grande Arsenale della Spezia. Il Golfo della Spezia è stato ribattezzato all’inizio del Novecento Golfo dei Poeti, poiché la sua scenografica bellezza fece innamorare innumerevoli artisti e letterati, tra cui gli scrittori David Herbert Lawrence, George Sand, Lord Byron e Percy Bisshe Shelley, il pittore svizzero Arnold Böcklin, lo scienziato Paolo Mantegazza, i poeti Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti, lo scrittore e regista Mario Soldati.
    I trenini della vendemmia
    Lo Sciacchetrà è il vino più celebre delle Cinque Terre. Si tratta di un passito molto intenso e aromatico ottenuto da uve bosco, vermentino e albarola cresciute nei terrazzamenti, che vengono essiccate e appassite in locali ventilati per alcuni mesi per aumentare il contenuto percentuale zuccherino delle uve. Una volta imbottigliato richiede almeno due anni di affinamento. Le uve vengono disposte su particolari grate appese al soffitto ed è caratteristica la loro presenza nelle abitazioni private. Considerato prodotto di pregio, era un vino utilizzato come tonico e per le occasioni di festa. L’origine del nome dello Sciacchetrà potrebbe essere greca e la coltivazione prevede che le vigne siano tenute molto basse per evitare che i venti le danneggino. La viticoltura è tradizione secolare, cui partecipano tutte le comunità. Particolare è lo spettacolo della vendemmia sulle Cinque Terre, che si svolge da settembre in condizioni di particolare difficoltà: la raccolta avviene ancora oggi a mano, poiché il frazionamento dei terrazzamenti non consente l’accesso a macchinari agrari, e così, oggi come nel passato, la popolazione raccoglie i tralci maturi e li pone in grosse ceste, le cuffe, che vengono poi issate sulle spalle e portate fino ai punti raggiunti dalle monorotaie a cremagliera dei trenini della vendemmia. I trenini corrono su e giù per i pendii a raccogliere le cuffe e sono l’unica innovazione moderna che ha alleviato le dure fatiche dei contadini di questi luoghi aspri ma straordinari. Nell’arco di tutto l’anno, inoltre, i trenini vengono utilizzati anche per il trasporto dei materiali e degli attrezzi necessari alle attività agricole.
    Alcuni numeri curiosi delle Cinque Terre
    Se si stendessero le fasce dei terrazzamenti a muretti a secco  in un nastro immaginario, si è calcolato che si supererebbero i 7.000 chilometri… la sola altra eroica impresa umana di simile dimensione è la Muraglia Cinese! I terrazzamenti partono dal livello del mare, a volte solo a qualche metro sopra la riva, e ricoprono la fascia costiera fino all’altitudine di circa 500 m.s.l.m.; si distendono su una area complessiva di circa 2.000 ettari. Infine, il Parco Nazionale delle Cinque Terre occupa 4.300 ettari: è il più piccolo d’Italia ma anche il più intensamente popolato con i suoi 5.000 abitanti complessivi dei suoi cinque borghi.
    Protagonisti
    Eugenio Montale
    Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981)

    È considerato il maggiore poeta italiano moderno. Il legame di Montale con le Cinque Terre è riconducibile ai soggiorni estivi ch’egli fin da ragazzo trascorreva con la famiglia a Monterosso. Incantato dal paesaggio scabro e selvaggio, fissò in molti versi celebri la memoria dei pomeriggi assolati o delle ore di meditazione notturna nel borgo spezzino. Nella raccolta Ossi di Seppia (1925) alcune delle sue poesie più belle sono ispirate da questi luoghi, come Meriggiare pallido e assorto e Punta del Mesco.

    San Venerio
    San Venerio (Porto Venere o Palmaria, 560 – Tino, 630)

    Nacque in una famiglia di tradizione marinara. Scelse la vita monastica e nella comunità cenobitica locale fu il promotore di una austera condotta spirituale secondo i dettami della regola benedettina. Si stabilì poi sull’isola di Tino, per seguire una vita di preghiera e contemplazione attorniato da una ristretta cerchia di confratelli. La sua figura è avvolta dalla leggenda che lo descrive nel ruolo di miracoloso salvatore e protettore di naviganti e naufraghi; sembra che abbia introdotto alcuni miglioramenti tecnologici nella dotazione delle barche, che accendesse fuochi per guidare le rotte notturne, che la sua porta fosse sempre aperta per la gente del mare. Si spense già in odore di santità nell’eremo di Tino, dove i monaci fondarono poi un monastero a sua memoria. Oggetto di sentita devozione da parte della popolazione, le sue reliquie vennero spostate a Reggio Emilia nell’830, per proteggerle dagli attacchi saraceni. È il patrono del Golfo della Spezia.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

      “Da qui i vigneti illumintati dall’occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino”.

    Francesco Petrarca

     

    “Paesaggio roccioso e austero, asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto su un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda  e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia. Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da ponente a levante, i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare.”

    Eugenio Montale, Fuori di casa (1969)

     

    “Una fiancata di nude rupi, ritte su acque così trasparenti e profonde che paiono un compatto vetro ora verde smeraldo, ora così turchino da sembrare nero. S’inseguono senza interruzione tra sporgenze e rientranze, secche come rostri, d’unsasso vivo come di metallo; […] Qui è roccia pura: arenaria o granito, dolomia, serpentina verde, porfido rosso e persino basalto nero […]. In questo tragico paesaggio si sono annidati gli uomini. Ogni gente è come l’ha fatta e rimodellata e sviluppata la natura della plaga in cui vive. E qui si legge una storia che non fu scritta ma scalpellata nella costa. […] Venendo qui si capisce chi furono i Liguri storici, una delle razze più tenaci, ostinate, caparbie – e quelli delle Cinque Terre forse tra i più testardi d’ogni altro […] inflessibili come i loro scogli”.

    Ettore Cozzani, Le mie Cinque Terre (1976)

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Le Cinque Terre e... la Costiera Amalfitana: l’eccezionalità paesaggistica di un territorio costiero
    La tradizione dei terrazzamenti agrari nel Mediterraneo è pratica millenaria che permette di trovare delle analogie paesaggistiche tra luoghi lontani e pur diversi nella loro identità. La Costiera Amalfitana è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale (1997) per il valore paesaggistico del suo territorio. Come è avvenuto nelle Cinque Terre, l’immagine paesistica della costa d’Amalfi è esemplare poiché è stata realizzata dal lavoro dell’uomo nel corso di quasi dieci secoli. Dall’Alto Medioevo in avanti il sistema dei terrazzamenti agrari per la coltivazione di viti e agrumi si è diffuso sulle scoscese pareti calcaree a picco sul mare, ed ha mutato lo scenario naturale generando un nuovo ecosistema ambientale in cui la natura e l’azione umana sono inestricabilmente legati in un abbraccio reciproco. La tecnica del terrazzamento agrario costituisce un patrimonio di alto valore culturale, poiché frutto di saperi antichi che prevedono molte fasi distinte, che mostrano una profonda comprensione dei caratteri climatici e idrogeologici del suolo e che producono un sistema perfettamente integrato al contesto ambientale e di notevoli qualità estetiche. Come nelle Cinque Terre, anche nella Costiera Amalfitana siamo davanti ad una eccezionale testimonianza materiale frutto della maestria antica e della imbattibile caparbietà delle popolazioni locali in grado di trasformare luoghi aspri e difficili in meravigliosi e fruttiferi giardini affacciati sulle acque del Mediterraneo.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Cinque Terre e il golfo dei poeti, Touring, Milano, 2013

    Cinque Terre, testi di O. Levati, De Agostini, Novara, 1992

    Cinque Terre e Golfo dei Poeti: tra mare e cielo, vigneti e colori: da Levanto a Portovenere, la val di Magra e la val di Vara, TCI, Slow Food Italia, Touring, Assago, 2013

    La cultura dei terrazzamenti per la salvaguardia del paesaggio, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Raito di Vietri sul Mare, 14-15 maggio, 2004, N.E. 2010

    Liguria, a cura di E. Bernardini, De Agostini, Novara, 1991

    Manuale per la costruzione dei muri a secco. Linee guida per la manutenzione dei terrazzamenti delle Cinque Terre, Parco Nazionale delle Cinque Terre

    Porto Venere, Cinque Terre e isole Palmaria, Tino, Tinetto, SAGEP, 2008

    Portovenere e le Cinque Terre, Kina, Milano, 1982

    Vini e vigneti delle Cinque Terre, a cura di P.E. Faggioni, Stringa, Genova, 1984

    Weekend alle Cinque Terre, Giunti, Firenze, 2008

    L. Bonati, Guida ai sentieri di Porto Venere e isola Palmaria, Edizioni Cinque Terre, 2015

    L. Bonati, Guida ai sentieri delle Cinque Terre, Edizioni Cinque Terre, 2015

    S. Etter, Fra gli scogli di Porto Venere, Giacché, 2006

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    M.G. Mariotti, Guida Completa delle Cinque Terre, Porto Venere e Levanto, Servizi Editoriali di Genova, 2008

    S.F. Musso, G. Franco, Guida agli interventi di recupero dell’edilizia diffusa nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, Marsilio, Venezia, 2006

    F. Quilici, L. Tamagnini, Cinque Terre. Tra Portovenere e Levanto, Photoaltlante, 2008

    F. Rolla, Il viaggio di Lazzaro Spallanzani a Porto Venere e alle Alpi Apuane nell’estate del 1783, Edizioni Cinque Terre, 2015

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    M. Soldati, Regione regina, Laterza, Roma, 1987

    C. Unger, Cinque terre. Vigneti con vista mare, Pacini, 2013

  • Valore UNESCO

    Le Cinque Terre si trovano nella regione più a Est della Liguria e occupano lo scosceso fronte costiero stretto tra il mare e il crinale dei monti. Il capo di Porto Venere chiude a Sud la corona delle Cinque  Terre. Il clima mite, protetto dalle correnti nordiche grazie ai rilievi, ha attratto l’insediamento umano ed ha permesso la diffusione di colture come la vite, l’ulivo, gli agrumi che si sono sviluppate nei secoli attraverso un particolare sistema di terrazzamenti, grazie ai quali sono state ricavate nei pendii fasce pianeggianti coltivabili. Il paesaggio delle Cinque Terre e Portovenere, assieme alle isole di Tino, Tinetto e Palmaria, è un unicum per le sue caratteristiche geomorfologiche, ambientali, antropiche e architettoniche, le une inestricabilmente legate alle altre; ha incantato poeti e illustri visitatori per la sua bellezza ed è stato iscritto nel 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale. È tutelato e amministrato dall’Ente Parco Nazionale Cinque Terre e dall’Ente Parco Naturale di Porto Venere.

    Una costa di poetica bellezza
    Eugenio Montale è il poeta che più ha cantato le peculiarità paesaggistiche delle Cinque Terre, dove i paesi sono “asserragliati tra le rupi e il mare”. Il paesaggio culturale della costa ligure di Levante si distingue per la bellezza impetuosa degli scenari naturali forgiati dal lavoro umano nel corso di molti secoli, dando luogo ad assetti territoriali, architetture e tradizioni intimamente legati e che hanno contribuito a dar forma ad un disegno paesaggistico di valore eccezionale. Il tratto della costa ligure delle Cinque Terre è un succedersi di pareti rocciose a picco sul mare caratterizzate da una grande varietà litologica che dona colori variegati e forme talvolta bizzarre. Le valli incassate, al termine delle quali sono sorti i borghi marinari, si gettano all’improvviso nel mare, la cui forza erosiva rappresenta la principale minaccia alla conservazione del territorio. La vegetazione spontanea varia in relazione all’altitudine e alla composizione del suolo; sulle rocce costiere è presente la macchia mediterranea, composta da erica, ginestra e lentisco. Sopra i 500 m.s.l.m., vi sono boschi di lecci, pini e castagneti da frutto. Le coltivazioni più diffuse sono quelle della vite, in particolare attorno e sopra Corniglia, Manarola e Riomaggiore, degli agrumi e degli ulivi. Le aree coltive si differenziano in relazione ai microclimi e spesso orti e giardini sono protetti da muri che li riparano dai venti più violenti e freddi.
    Le origini: gli insediamenti umani
    L’uomo fu presente nel territorio fin dall’epoca neolitica; in seguito, si svilupparono piccoli insediamenti rurali a mezza costa, in punti panoramici e strategici e attorno a zone di culto ove in epoca cristiana sono sorti i santuari. Nei secoli questi santuari sono rimasti come luoghi spirituali di riferimento per le comunità dei borghi marinari, tanto che ciascuno di essi possiede il suo Santuario mariano collegato al centro costiero da ripidi sentieri. Oggi la Via dei Santuari unisce i Santuari delle Cinque Terre e costituisce una splendida occasione per immergersi nel paesaggio di questa zona della Liguria, passeggiando tra i pendii terrazzati. In epoca medievale (XI-XIII secolo), la Liguria era divisa in tre marche e la marca Obertenga comprendeva i territori delle Cinque Terre. Dal XIII secolo ebbe inizio lo sviluppo dei borghi costieri che rimasero sotto il dominio della Repubblica di Genova fino all’età moderna.
    I borghi delle Cinque Terre
     
    I borghi marinari di Vernazza, Menarola e Riomaggiore possiedono una struttura tra loro simile. Sono tutti sorti nell’insenatura naturale prodotta dallo sbocco al mare di un torrente. L’impianto urbanistico vide l’edificazione delle abitazioni in schiere lungo vie che seguivano in parallelo le curve di livello dei rilievi, mentre delle ripide scalinate fungevano, e tuttora fungono, da collegamenti verticali. Gli edifici architettonici urbani tipici delle Cinque Terre sono le case-torri, residenze sviluppate in verticale che con le loro facciate dipinte in rosso, giallo, rosa, arancione oggi rappresentano elemento essenziale dell’immagine distintiva delle Cinque Terre.

    Monterosso al Mare

    È collocata in una insenatura piuttosto ampia dove la costa diviene sabbiosa. Le sue origini sono documentate poco dopo il Mille. Nell’XI secolo divenne possedimento della nobile famiglia dei Fieschi. Nel XII secolo fu possesso dei signori di Lagneto e fu oggetto delle mire espansionistiche di Genova. Sul promontorio di San Cristoforo, che si trova tra il borgo antico e la parte più recente dell’abitato, si trovano i resti del sistema difensivo della cittadella del castello, e, a picco sul mare, la cinquecentesca e genovese Torre Aurora. Il centro antico del paese conserva l’aspetto medievale, mentre il nucleo più moderno è denominato Fegina e possiede una bellissima spiaggia. Nel paese ‘vecchio’ si trova la Chiesa di San Giovanni Battista (XIII secolo), con una spettacolare facciata bicroma a bande alternate di marmo bianco e verde scuro. La chiesa è un superbo esempio di gotico ligure mentre il campanile è costituito da una robusta torre che faceva parte dell’antico sistema difensivo del borgo. Il convento e la chiesa cappuccina di San Francesco (XVII secolo), in bellissima posizione panoramica sul colle di San Cristoforo, conservano opere di artisti di fama, come i genovesi Bernardo Castello e Bernardo Strozzi. Tra le eccellenze enogastronomiche vi sono le acciughe, i limoni e i vini, tra cui il celebre vino passito dolce Sciacchetrà.

    Vernazza

    Fu contraddistinta da un’intensa e gloriosa attività marinara per tutta l’epoca medioevale, quale base navale e scalo fortificato da cui contrastare le incursioni dei pirati saraceni. Il suo prestigio è testimoniato dal fatto che fu sempre fedele alleata di Genova, ottenendo il privilegio di inviare un proprio rappresentante nell’assemblea della Repubblica. Sulla piazza che guarda il porto, si trova la  Chiesa di Santa Margherita di Antiochia, nominata per la prima volta in un documento risalente al 1318. La chiesa esibisce nelle parti originali lo stile gotico-ligure; il campanile ha base ottagonale che si chiude in una cupola a ogivale. A Vernazza sono visibili le tracce di quel che doveva essere un poderoso sistema di difesa: i resti delle mura, il Belforte, il Castello Doria con la torretta circolare di avvistamento sull’estremità rocciosa che offre una vista panoramica eccezionalmente aperta sulla riviera di Levante.

    Corniglia

    Frazione di Vernazza, Corniglia è arroccata sulla sommità di una spettacolare falesia, a circa 100 m.s.l.m mentre i versanti accanto al borgo sono coperti dai terrazzamenti a vigne e uliveti. Corniglia è l’unica tra i borghi delle Cinque Terre ad essere situata ad una tale altezza e a non avere diretto accesso al mare. Una lunga scalinata in mattoni – chiamata la ‘Lardarina’ – la collega al mare. Nel borgo si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro, edificato nel XIV secolo e con evidenti simbologie templari. La Chiesa di San Pietro è gioiello del gotico ligure; nella facciata si apre un rosone traforato in marmo bianco di Carrara, mentre all’interno sono custodite opere d’arte sacra di pregio. Il Belvedere di Corniglia offre una vista panoramica eccezionale: una terrazza a picco sul mare che permette di far correre lo sguardo nel Tirreno, fino a scorgere la Corsica nei giorni più limpidi. Sulle scogliere che si affacciano sul mare vi sono resti delle fortificazioni genovesi. Il Belvedere di Corniglia offre una vista panoramica eccezionale: una terrazza a picco sul mare che permette di far correre lo sguardo nel Tirreno, fino a scorgere la Corsica nei giorni più limpidi.

    Manarola

    Frazione di Riomaggiore, Manarola incanta per la varietà dei colori delle case-torri che sembrano sorgere dalle scogliere battute dalle onde e si susseguono in un intrico di carrugi e saliscendi. È documentata dal XIII secolo. Feudo dei Fieschi, passò a Genova nel 1273, quando Niccolò Fieschi, signore del borgo e di tutto l’estremo Levante Ligure, fu sconfitto in una epica battaglia. Nella piazza, si trova la Chiesa di San Lorenzo o della Natività di Maria Vergine (1338) con la facciata in stile gotico dominato dal rosone marmoreo e dal portale con arco ogivale e con interno barocco. Il suo campanile svolgeva anticamente la funzione anche di torre di avvistamento. Olio e vino sono le produzioni tradizionali del borgo, che ebbe una forte impronta agricola e deve il suo nome alla grande ruota del mulino ad acqua – magna Roea, ‘grande ruota’- oggetto di recente restauro ad opera del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

    Riomaggiore

    Il borgo occupa i ripidi crinali di due versanti che scendono al mare. Prima i marchesi Turcotti e poi i Fieschi furono signori di Riomaggiore, che entrò sotto il dominio genovese dal 1276, quando Nicolò Fieschi cedette a Genova tutti i suoi possedimenti nel Levante. Sulla cima del colle di Cerricò vi sono le rovine di un castello fondato nel Duecento e consolidato poi da Genova. Il monumento di maggior rilievo di Riomaggiore è la Chiesa di San Giovanni Battista, che risale al 1340 e si trova nella zona più alta del paese; la facciata è una ricostruzione ottocentesca di gusto neogotico, ma il rosone è quello originale del XIV secolo così come i portali gotici laterali. Il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini ritrasse il borgo in alcune celebri vedute e scene di vita quotidiana.

    Porto Venere
    In epoca romana, è attestata come stazione navale – Portus Veneris – sugli itinerari marittimi verso la Spagna e dagli inizi del XII secolo entra nell’orbita genovese per la posizione strategica in cui risiede. La protezione della superba Repubblica marinara la trasforma in cittadella fortificata. Dal Cinquecento Porto Venere smette di essere quell’avamposto imprendibile che era stata, a causa  dell’evoluzione delle armi da fuoco a lunga gittata; il borgo tuttavia prosegue una florida esistenza alimentata dalle risorse del mare, del commercio e delle attività agricole. La Chiesa di San Pietro, dove forse sorgeva un tempio romano consacrato a Venere, è stata eretta proprio sull’estrema cresta rocciosa, ed è simbolo della identità del luogo. Sulla calata si affacciano le variopinte case-torri a formare un borgo-fortezza, mentre il Castello Doria, eretto dai Genovesi nel 1161 e successivamente trasformato e ingrandito nel Cinquecento, domina orgogliosamente il paese.
    L’arcipelago di Porto Venere
    Il promontorio di Porto Venere assieme alle isole di Palmaria, Tino e Tinetto e ad una ampia Area di Tutela Marina costituiscono il territorio del Parco Naturale Regionale di Porto Venere che, insieme al Parco Nazionale delle Cinque Terre, forma il territorio del Sito UNESCO. L’Ente Parco ha il compito di salvaguardare gli aspetti naturalistici e la biodiversità dell’area. Tra le emergenze naturalistiche più significative sono da segnalare: il fiordaliso di Porto Venere, pianta endemica del promontorio e delle isole, che si distingue per i fiori violetti che crescono sulle scogliere; il tarantolino, il più piccolo geco europeo, molto raro e presente nelle isole del Tino e del Tinetto; il fenomeno del carsismo che segna in particolare l’isola Palmaria con doline, grotte e pozzi sotterranei. L’aspetto paesistico delle isole dell’arcipelago di Porto Venere vede la predominanza della componente naturalistica.
    L’Isola Palmaria
    È l’isola più antropizzata e più frequentata dal turismo balneare, attirato dalle sue spiagge che si aprono tra bianche scogliere e rupi verdeggianti. Nell’isola si trovano alcune grotte dove sono state ritrovate notevoli tracce dell’uomo paleolitico; tra di esse, la più importante è la Grotta dei Colombi, che si affaccia sul mare ed era abitata nell’epoca delle glaciazioni. L’isola subì a lungo l’attività estrattiva, che aprì molte cave nel territorio per estrarre il pregiato Portoro, marmo nero venato di giallo. Davanti al forte Umberto I, sulla Punta delle Scola, si trova la Torre Scola, edificio seicentesco, allo stato di rudere, che oggi funge da faro. La fauna della Palmaria è costituita da molte specie di uccelli che nidificano sulle scogliere, mentre la vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, anche se sul versante settentrionale, grazie a condizioni più fresche, tende ad essere più boscosa.
    L’Isola del Tino
    Tino ricorda nella forma un immenso scoglio triangolare, quasi del tutto ricoperto da una fitta trama boscosa, a leccio e pino marittimo. L’isoletta è demanio militare e quindi l’accesso è vietato tranne in occasione della festa del santo patrono del Golfo della Spezia, San Venerio, che cade il 13 di settembre. Il santo fu un monaco vissuto sull’isola del Tino tra il VI e il VII secolo ed è considerato il protettore dei custodi dei fari che indicano la via ai naviganti. Sull’isola sono conservate le rovine del monastero benedettino dell’XI secolo, che fu sede di una potente fondazione monastica che ebbe profonda e durevole influenza sul popolamento e l’assetto insediativi dei territori circostanti, con l’eccezionale, seppure rimaneggiato, chiostro. Nel sito, ricerche archeologiche hanno ritrovato resti architettonici e suppellettili d’epoca tardo romana, forse appartenuti ad una villa. Sulla sua sommità svetta il Faro militare.
    L’Isola del Tinetto
    È la più piccola delle isole dell’arcipelago. Selvaggia e aspra, emerge dalle onde per soli 17 metri e fu incredibilmente scelta da una comunità di monaci eremiti nel VI secolo d.C. come terra per il loro monastero.
    La Grotta di Lord Byron e il Golfo dei Poeti
    Nel suo lungo viaggio in Italia (dal 1816 al 1823), il poeta inglese George Byron visitò Roma, Venezia, Ravenna, Pisa e Genova. Era già un poeta affermato e gli scandali in cui era stato coinvolto nel suo paese l’avevano ammantato d’un aura romantica e quasi leggendaria. Nella sua continua ricerca di nuove passioni, egli soggiornò anche nella costa ligure di Levante e ne rimase affascinato. Nei pressi di Porto Venere, subito oltre la punta di San Pietro, una cavità rocciosa ha preso il suo nome. Il promontorio di Porto Venere ed il suo arcipelago costituiscono l’area più occidentale del Golfo della Spezia, che divenne importante porto militare con Napoleone, il quale lo considerava “il più bel porto del mondo”, e in seguito con Cavour, che volle la costruzione del grande Arsenale della Spezia. Il Golfo della Spezia è stato ribattezzato all’inizio del Novecento Golfo dei Poeti, poiché la sua scenografica bellezza fece innamorare innumerevoli artisti e letterati.
    Per saperne di più
    I terrazzamenti con i muretti a secco
    Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore appaiono come un susseguirsi di insenature incantevoli, di paesi variopinti sugli strapiombi attorniati dai tipici terrazzamenti a fasce coltivati a vigneti e uliveti, ricavati sui ripidi pendii. I terrazzamenti sono il frutto di un impegno secolare della popolazione, che con tenacia proverbiale è riuscita a conquistare ogni possibile spazio fertile costruendo muretti a secco, con le pietre locali, che si innestano sui declivi rocciosi e creano strette strisce di terreno lavorabile, chiamati ciàn. Fin dalle origini medievali, la vocazione marittima delle Cinque Terre si accompagna infatti alla vocazione agricola: i terrazzamenti ‘fioriscono’ sulla costa attorno a piccoli insediamenti rurali, in cui le “case in pendio” si abbarbicano alle pareti, con i livelli inferiori dedicate alla attività agricole e i piani più alti destinati ad abitazione e accessibili da ingressi a quote superiori. Nei secoli, i terrazzamenti vengono tracciati seguendo gli sviluppi dei rilievi, dando vita ad un sistema dotato di percorsi di collegamento, canalizzazioni delle acque meteoriche e scalinate di servizio.
    Sentieri, mulattiere, scalinate: le vie di collegamento che solcano il paesaggio
    Interessante è la lettura dei percorsi di collegamento presenti nel territorio delle Cinque Terre, ancora in parte elementi del paesaggio odierno. Oltre alle vie che risalivano dai borghi costieri ai versanti terrazzati e ai nuclei di mezza costa o ai borghi al di là del crinale principale e si connettevano all’entroterra mediante scalinate e vie lastricate, vi erano alcuni percorsi che si snodavano lungo la linea di costa ma tracciate a quote diverse. In origine erano mulattiere e sentieri. La più importante, sotto il profilo storico e paesistico, è la Via dei Santuari, a mezza costa, che anche oggi collega i cinque luoghi di culto mariani dei cinque centri principali delle Cinque Terre. . Ogni santuario è legato a racconti di miracolosi eventi o episodi della vita di santi che da secoli richiamano fedeli e pellegrini. Celebre è la Via dell’Amore, un percorso panoramico che corre da Riomaggiore a Manarola e segue la quota di circa 30 m.s.l.m., splendida occasione per immergersi nel panorama di un paesaggio irripetibile.
    I trenini della vendemmia
    Lo Sciacchetrà è il vino più celebre delle Cinque Terre. Si tratta di un passito molto intenso e aromatico ottenuto da uve bosco, vermentino e albarola cresciute nei terrazzamenti che vengono essiccate, appassite, in locali ventilati per alcuni mesi al fine di aumentare il contenuto percentuale zuccherino delle uve. Una volta imbottigliato richiede almeno due anni di affinamento. Le uve vengono disposte su particolari grate appese al soffitto ed è caratteristica la loro presenza nelle abitazioni private. Considerato prodotto di pregio, era un vino utilizzato come tonico e per le occasioni di festa. L’origine del nome dello Sciacchetrà potrebbe essere greca e la coltivazione prevede che le vigne siano tenute molto basse per evitare che i venti le danneggino. La viticoltura è tradizione secolare, cui partecipano tutte le comunità. Particolare è lo spettacolo della vendemmia sulle Cinque Terre, che si svolge da settembre in condizioni di particolare difficoltà: la raccolta avviene ancora oggi a mano, poiché il frazionamento dei terrazzamenti non consente l’accesso a macchinari agrari, e così, oggi come nel passato, la popolazione raccoglie i tralci maturi e li pone in grosse ceste, le cuffe, che vengono poi issate sulle spalle e portate fino ai punti raggiunti dalle monorotaie a cremagliera dei trenini della vendemmia. I trenini corrono su e giù per i pendii a raccogliere le cuffe e sono l’unica innovazione moderna che ha alleviato le dure fatiche dei contadini di questi luoghi aspri ma straordinari. Nell’arco di tutto l’anno, inoltre, i trenini vengono utilizzati anche per il trasporto dei materiali e degli attrezzi necessari alle attività agricole.
    Alcuni numeri curiosi delle Cinque Terre
    Se si stendessero le fasce dei terrazzamenti a muretti a secco  in un nastro immaginario, si è calcolato che si supererebbero i 7.000 chilometri… la sola altra eroica impresa umana di simile dimensione è la Muraglia Cinese! I terrazzamenti partono dal livello del mare, a volte solo a qualche metro sopra la riva, e ricoprono la fascia costiera fino all’altitudine di circa 500 m.s.l.m.; si distendono su una area complessiva di circa 2.000 ettari. Infine, il Parco Nazionale delle Cinque Terre occupa 4.300 ettari: è il più piccolo d’Italia ma anche il più intensamente popolato con i suoi 5.000 abitanti complessivi dei suoi cinque borghi.
    Protagonisti
    Eugenio Montale
    Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981)

    È considerato il maggiore poeta italiano moderno. Il legame di Montale con le Cinque Terre è riconducibile ai soggiorni estivi ch’egli fin da ragazzo trascorreva a Monterosso. Incantanto dal paesaggio scabro e selvaggio, fissò in molti versi celebri la memoria dei pomeriggi assolati o delle ore di meditazione notturna nel borgo spezzino. Nella raccolta Ossi di Seppia (1925) alcune delle sue poesie più belle sono ispirate da questi luoghi, come Meriggiare pallido e assorto e Punta del Mesco.

    San Venerio
    San Venerio (Porto Venere o Palmaria, 560 – Tino, 630)

    Nacque in una famiglia di tradizione marinara. Scelse la vita monastica e fu il promotore di una austera condotta spirituale. Si stabilì poi sull’isola di Tino, attorniato da una ristretta cerchia di confratelli. La sua figura è avvolta dalla leggenda che lo descrive nel ruolo di miracoloso salvatore e protettore di naviganti e naufraghi; sembra che abbia introdotto alcuni miglioramenti tecnologici nella dotazione delle barche, che accendesse fuochi per guidare le rotte notturne, che la sua porta fosse sempre aperta per la gente del mare. Si spense già in odore di santità nell’eremo di Tino, dove i monaci fondarono poi un monastero a sua memoria. Oggetto di sentita devozione da parte della popolazione, le sue reliquie vennero spostate a Reggio Emilia nell’830, per proteggerle dagli attacchi saraceni. È il patrono del Golfo della Spezia.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Le Cinque Terre e... la Costiera Amalfitana: l’eccezionalità paesaggistica di un territorio costiero
    La tradizione dei terrazzamenti agrari nel Mediterraneo è pratica millenaria che permette di trovare delle analogie paesaggistiche tra luoghi lontani e pur diversi nella loro identità. La Costiera Amalfitana è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale (1997) per il valore paesaggistico del suo territorio. Come è avvenuto nelle Cinque Terre, l’immagine paesistica della costa d’Amalfi è esemplare poiché è stata realizzata dal lavoro dell’uomo nel corso di quasi dieci secoli. Dall’Alto Medioevo in avanti il sistema dei terrazzamenti agrari per la coltivazione di viti e agrumi si è diffuso sulle scoscese pareti calcaree a picco sul mare, ed ha mutato lo scenario naturale generando un nuovo ecosistema ambientale in cui la natura e l’azione umana sono inestricabilmente legati in un abbraccio reciproco. La tecnica del terrazzamento agrario costituisce un patrimonio di alto valore culturale, poiché frutto di saperi antichi che prevedono molte fasi distinte, che mostrano una profonda comprensione dei caratteri climatici e idrogeologici del suolo e che producono un sistema perfettamente integrato al contesto ambientale e di notevoli qualità estetiche. Come nelle Cinque Terre, anche nella Costiera Amalfitana siamo davanti ad una eccezionale testimonianza materiale frutto della maestria antica e della imbattibile caparbietà delle popolazioni locali in grado di trasformare luoghi aspri e difficili in meravigliosi e fruttiferi giardini affacciati sulle acque del Mediterraneo.
    Glossario
    Glossario

    antropico, s.m., dal greco ànthropos, ‘uomo’; relativo alla presenza umana, che si riferisce all’uomo.

    avamposto, s.m., postazione militare, distaccata dal grosso delle truppe, che si trova in una sede più vicina o strategica rispetto al posizionamento del nemico o alla sua traettoria di avvicinamento ipotizzata.

    bicromo, s.m., che ha due colori, che è di due colori.

    calata, s.f., in generale, l’atto o l’azione di calare, come movimento dall’alto verso il basso. Banchina del porto; luogo del porto dove avvengono le operazioni di carico e scarico delle merci e dove le barche vengono calate in acqua.

    carrugio, s.m., piccola via tortuosa spesso in pendenza, vicolo tipico della costa ligure.

    falesia, s.f., roccia a picco sul mare.

    litologico, s.m., dal greco lìthos, ‘pietra’; che riguarda le rocce, le pietre che compongono un determinato ambiente o territorio.

    macchiaiolo, s.m., artista che appartiene alla scuola pittorica sviluppata nella Toscana della metà del XIX secolo. I macchiaioli si distinguevano per la tecnica a ‘macchie’ di colore e per i contrasti di chiaroscuri (luci e ombre) che fornivano alla rappresentazione una forte carica espressiva.

    mariano, s.f., dedicato a Maria Vergine.

    mulattiera, s.f., via montana senza lastricatura e con semplice fondo naturale, impiegata per gli spostamenti umani a piedi o con bestie da soma.

    suppellettile, s.f., oggetto di uso quotidiano domestico.

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Iscrizione UNESCO

1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Medioevo, Età Rinascimentale, Età Moderna e Contemporanea


Italia Nord-Occidentale
Regione Liguria


Criteri di Iscrizione

(ii) La Riviera Ligure di Levante, tra le Cinque Terre e Porto Venere, è un sito culturale di eccezionale valore che illustra un modo di vita tradizionale che esiste da più di mille anni e continua a svolgere un importante ruolo socio-economico nella vita della comunità.

(iv) La regione costiera ligure dalle Cinque Terre a Porto Venere è un esempio eccezionale di paesaggio in cui la struttura e la disposizione dei piccoli centri, storicamente stratificati, in relazione al mare, e la formazione delle terrazze circostanti, che hanno superato gli svantaggi di un terreno ripido e irregolare, racchiudono la storia continua di insediamenti umani in questa regione nel corso degli ultimi millenni.

(v) Porto Venere, Cinque Terre e le Isole (Palmaria, Tino e Tinetto) rappresentano un notevole paesaggio culturale creato dallo sforzo umano per più di un millennio in un ambiente naturale aspro e marcato. Esso rappresenta l’interazione armoniosa tra uomo e natura per creare un paesaggio di straordinaria qualità paesaggistica.

Autenticità
Si tratta di un paesaggio culturale strutturato e continuo, come definito al punto 39 delle Linee guida operative per l’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale. Come tale, l’autenticità basa sulla misura in cui il modo di vita tradizionale è stato conservato senza perdite significative, nonostante le pressioni derivate dallo sviluppo socio-economico moderno. In questi termini, l’autenticità della zona denominata Cinque Terre è indiscutibile, e le misure di protezione attualmente in vigore ne assicureranno la continuità.
Estensione del bene

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