Le Dolomiti

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

I nove sistemi montuosi che compongono le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità comprendono una serie di paesaggi montani unici al mondo e di eccezionale bellezza naturale. Le loro cime, spettacolarmente verticali e pallide, presentano una varietà di forme scultoree che è straordinaria nel contesto mondiale. Queste montagne possiedono, inoltre, un complesso di valori di importanza internazionale per le scienze della Terra. La quantità e la concentrazione di formazioni carbonatiche estremamente varie è straordinaria nel mondo, e contemporaneamente la geologia, esposta in modo superbo, fornisce uno spaccato della vita marina nel periodo Triassico, all’indomani della più grande estinzione mai ricordata nella storia della vita sulla Terra. I paesaggi sublimi, monumentali e carichi di colorazioni, delle Dolomiti hanno da sempre attirato una moltitudine di viaggiatori e sono stati fonte di innumerevoli interpretazioni scientifiche e artistiche dei loro valori.

  • Valore UNESCO
    Valore geologico. Un viaggio nel tempo: la nascita delle Dolomiti e la storia della Terra
    Il valore geologico delle Dolomiti risiede nella loro capacità di raccontare un brano importante della storia del nostro pianeta e svelare come si sono evoluti la Terra ed il clima negli ultimi 300 milioni di anni. Per ricostruire i processi che fecero nascere la Dolomiti bisogna fare un salto all’indietro nel tempo, e risalire precisamente al Permiano (280 milioni di anni fa), quando ai margini della Pangea si trovava un golfo marino, la Tetide, sulla costa del quale iniziarono ad originarsi le rocce dell’area dolomitica grazie a depositi sedimentari e attività vulcaniche; si formò un mare tropicale (Triassico, 250 milioni di anni fa) che per più di 8 milioni di anni rimase abbastanza stabile e nel quale si trovavano atolli, lagune e coni vulcanici. A partire da 240 milioni di anni fa, un gran numero di organismi (coralli costruttori) fecero crescere gli atolli e abbassare il livello del mare dando vita ad un arcipelago di isole, con uno scenario molto simile alle odierne Maldive. I fossili vegetali che risalgono al periodo (databili 230 milioni di anni fa) testimoniano la presenza di foreste tropicali. Ecco perché le Dolomiti vanno pensate come un grande arcipelago fossile, unico al mondo. Per milioni di anni tali grandi scogliere coralline crebbero, per poi essere sommerse da lave e tufi di attività vulcaniche; quindi una serie di sconvolgimenti geologici ripristinò le condizioni favorevoli alla crescita di un nuova generazione di scogliere coralline, dove si svilupparono diverse specie di bivalvi e pesci. Successivamente (Norico, 228 milioni di anni fa) il mare si alzò e provocò ripetute piene, depositando per oltre mille metri strati di fanghi carbonatici (Dolomia principale) sulle zone pianeggianti dove proliferavano praterie di alghe. Con le cicliche sedimentazioni marine e terresti, si formarono aree piane e fangose nelle quali comparvero alcune specie di rettili. Dal Giurassico inferiore (210 milioni di anni fa), iniziò l’abbassamento progressivo del mare, che fece inabissare la regione dolomitica, sulla quale si depositarono ulteriori sedimenti pelagici. Un simile ambiente, caratterizzato da forti correnti oceaniche, era abitato da ammoniti, grandi molluschi riconoscibili per la conchiglia a spirale piatta, i cui fossili oggi si trovano entro strati di roccia di colore rosso (Rosso ammonitico). Alla fine del Cretacico (65 milioni di ani fa), si attuò l’orogenesi, ovvero la nascita della catena montuosa delle Alpi nello scontro fra Africa ed Europa, per corrugamento e innalzamento. Nell’area dolomitica questi violenti movimenti tettonici tuttavia si compirono in modo particolare perché, i grandi corpi sedimentari riuscirono a preservarsi nelle loro sequenze. Ora si può comprendere come nelle rocce delle Dolomiti sia scritta la loro “biografia”, che gli scienziati continuano ad interrogare, per studiare il passato e avanzare ipotesi sul futuro.
    Valore geomorfologico. Varietà nelle forme, nei colori, nella composizione delle rocce delle Dolomiti
    Le Dolomiti possiedono un eccezionale valore geomorfologico e costituiscono un’area geografica caratterizzata da una estrema varietà di componenti e forme rocciose: si passa da pareti verticali alte anche 1600 metri, a gole profonde dai 500 ai 1500 metri. Sono poco meno di 100 le vette dolomitiche che misurano oltre 3000 metri di altitudine, e ghiacciai di modeste dimensioni e nevai perenni si trovano a quote relativamente basse. L’area inclusa nel riconoscimento si estende per una superficie pari a 141.903 ettari. Come in un immenso laboratorio a cielo aperto, è possibile individuare le differenti tipologie rocciose, come ad esempio le chiare pareti calcaree in dolomia stratificata, gli scuri depositi di natura vulcanica, o quelle rosse ricche di ferro. Il nome dei nove sistemi montuosi iscritti nel 2009 alla Lista del Patrimonio Mondiale proviene dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, il quale per primo individuò e analizzò, nel 1789, una delle caratteristiche componenti minerali del luogo, la dolomia o dolomite, composto carbonatico di origine corallina, che si presenta come roccia chiara calcarea, dalla struttura cristallina.
    Valore estetico e paesaggistico. I Monti Pallidi nella cultura del paesaggio
    Il tratto paesaggistico tipico delle Dolomiti è formato dalle morbide fasce verdi dei boschi prima e delle praterie poi, dalle quali si alzano le cime rocciose mastodontiche e inconfondibili. Per la composizione chimica delle rocce, le Dolomiti intrattengono con la luce un particolare legame, che prende il nome di Enrosarida (dal ladino dolomitico enrosadöra e rosadüra, ‘il farsi di colore rosa’ – Dizionario Zingarelli). L’Enrosarida è quel fenomeno naturale che colora di oro, rosa, rosso, arancio e viola le vette dolomitiche all’alba e al tramonto, quando il cielo sereno è acceso dai primi o dagli ultimi raggi del sole. Anche la luce della luna gioca con le Dolomiti, donando loro uno splendore ultraterreno. Con il sole allo zenit invece, le Dolomiti divengono ‘pallide’, quasi evanescenti, tanto che la tradizione popolare le ha chiamate i Monti Pallidi, che cattura in un nome che sa di fiaba un insieme di qualità geologiche e geomorfologiche. Il “paesaggio dolomitico” rappresenta l’archetipo universale di uno specifico paesaggio montano, i cui tratti salienti sono la varietà di forme e di colori. Nel corso del xix secolo, iniziano le esplorazioni scientifiche che producono le prime guide e illustrazioni, mentre il genio romantico si appassiona alla loro grandiosità collocandole nella sfera del “sublime”. La letteratura di viaggio ottocentesca alimenta, assieme ai primi testi divulgativi scientifici di Leopold von Buch e Alexander von Humbolt, il mito delle Dolomiti come teatro naturale di impareggiabile bellezza, e ne diffonde la fama nel mondo. Con i volumi The Dolomite Mountains, di J. Gilbert e G.C. Churchill (1864) e la guida The Eastern Apls, di J. Ball (1868) si rende universale e condivisa la denominazione ‘Dolomiti’, anche nella cartografica ufficiale. Nell’immaginario popolare, le Dolomiti si affermano sotto il segno del gigantismo epico, e, grazie ai volumi geometrici degli edifici carbonatici, le pale, le torri e i campanili spontanei delle Dolomiti si tramutano in vestigia di mitiche civiltà perdute.
    Per saperne di più

    I nove sistemi montuosi iscritti delle Dolomiti si estendono nelle cinque province italiane di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine, e comprendono i seguenti gruppi:

    Pelmo, Croda da Lago
    (Provincia di Belluno). Il gruppo montuoso è dominato dal Monte Pelmo (3.168 m) ed è costituito  da un sistema che si sviluppa dal Monte Penna fino al Passo Giau, lungo la Valle del Boite, la Val di Zoldo, la Val Fiorentina, Val Codalonga, Val Costeana.
    Marmolada
    (Provincia di Belluno, Provincia autonoma di Trento). La Marmolada (3.343 m) è la cima più alta delle Dolomiti ed è caratterizzata dal ghiacciaio più vasto: per tali primati, oltre che per la bellezza sublime, è considerata la “Regina delle Dolomiti”. Si distingue per la base vulcanica che ora accoglie morbidi pendii erbosi e boscosi da cui si elevano all’improvviso le configurazioni rocciose selvagge. La Marmolada è un atollo fossile; ha subito deformazioni tettoniche eccezionali dovute a vicende vulcaniche.
    Pale di San Martino, Pale di San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine
    (Provincia di Belluno, Provincia autonoma di Trento; Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino). Il sistema offre un’ampia varietà geologica e geomorfologica, che mostra i segni dell’erosione carsica, glaciale e idrica. In particolare, sulle Pale di San Martino, l’Altipiano della Fradusta è esempio di una scogliera dolomitica riportata alla luce in seguito a forti erosioni degli strati soprastanti. L’area settentrionale del gruppo montuoso è costituita da una enorme ed integra scogliera corallina fossile.
    Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave
    (Provincia di Belluno, Provincia di Pordenone, Provincia di Udine; Parco Naturale delle Dolomiti Friulane). Si tratta di uno dei sistemi più incontaminati e selvaggi. Simbolo naturale del sistema è il Campanile di Val Montanaia (2.173 m), nel gruppo dei Monfalconi, una guglia che si erge nel mezzo di un catino glaciale di incredibile suggestione.
    Dolomiti Settentrionali
    (Provincia di Belluno, Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol; Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, Parco Naturale Tre Cime, Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo). È il sistema più esteso (53.586 ettari), a cui appartengono i paesaggi più celebri e le cime di maggior fama, come le Dolomiti di Sesto, il Gruppo dei Cadini, le Tre Cime di Lavaredo, i Gruppi di Braies, Fanes, Senes, la Croda Rossa, le Tofane, il Monte Cristallo (3.221 m), l’Antelao (la seconda vetta dolomitica per altezza con i suoi 3.264 m), il Sorapis, le Marmarole. In questi gruppi è possibile leggere in modo eccezionale le vicende geologiche delle Dolomiti grazie a succesioni stratigrafiche di rara completezza ed evidenza.
    Puez-Odle
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/ Südtirol; Parco Naturale Puez-Odle). Il gruppo è custodito tra le splendide Val di Funes, Val Badia e Val Gardena, dove la successione stratigrafica delle formazioni rocciose, dal Permiano al Cretacico, documenta i momenti salienti della storia delle Dolomiti.
    Sciliar-Catinaccio, Latemar
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol, Provincia autonoma di Trento; Parco Naturale Sciliar-Catinaccio). Il sistema montuoso occupa un’area di 9.302 ettari e presenta un andamento allungato quasi a formare una sorta di “C” rovesciata che parte dallo Sciliar a nord, il Catinaccio scendendo verso sud-est, il Latemar più sotto a sud-ovest. Si tratta di un’area particolarmente amata dagli alpinisti e che ha ispirato tra le più celebri leggende popolari dolomitiche come la leggenda di Re Laurino e quella dell’arcobaleno del Lago di Carezza.
    Bletterbach
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol). Si tratta di un monumento naturale costituito da una gola scavata dal torrente Bletterbach con pareti alte oltre 400 metri e cascate di decine di metri. Il canyon offre una evidenza stratigrafica senza paragoni, testimoniando gli eventi geologici dolomitici dal Permiano al Triassico.
    Dolomiti di Brenta
    (Provincia Autonoma di Trento; Parco Natutale Adamello-Brenta – Adamello Brenta Geopark). L’eccezionale importanza naturalistica, paesaggistica e geologica di questo sistema dolomitico è tutelata dal Parco Naturale Adamello Brenta (1998); le Dolomiti di Brenta sono costituite da un’isola di dolomia della superficie di 11.135 ettari.
    La più antica ambra fossile
    Nei pressi di Cortina d’Ampezzo sono state rinvenute gocce d’ambra, resina fossile, che sono tra le più antiche al mondo (225 milioni di anni fa circa). Nonostante le piccole dimensioni, causate dalle forti compressioni a cui sono state sottoposte durante i processi di fossilizzazione, in esse sono contenuti pollini, ceneri e frammenti di vegetali.
    Testimonianze della Prima Guerra Mondiale nell’area dolomitica
    L’area delle Dolomiti fu il tragico teatro della guerra tra le truppe italiane e l’esercito austro-ungarico. Per ricordare tali pagine della storia d’Europa è stato organizzato il più esteso Eco Museo della Prima Guerra Mondiale costituito da diversi siti museali all’aperto (tra cui Lagazuoi, 5 Torri, Sasso di Stria, Monte Piana, Tre Cime di Lavaredo e Dolomiti d’Auronzo) organizzati in itinerari storico-naturalistici con segnaletica dedicata che permettono la visita delle trincee e delle postazioni restaurate.

    [La linea del fronte dolomitico, dal Lagorai alla Marmolada, dal Col di Lana alle Tofane, dal Cristallo alle creste del Comelico, correva su cime impervie e ghiacciai, in un ambiente ben difficile per i soldati di entrambi gli schieramenti, la maggior parte dei quali non aveva alcuna familiarità con la montagna e le sue insidie.  Essi furono catapultati lassù allo scoppio della guerra fra Austria e Italia, a fine maggio 1915, in un ambiente ostile, tra bufere di neve e temperature glaciali, sotto la minaccia delle valanghe, e vi rimasero sino alla rotta di Caporetto, nell’ottobre 1917. In quei due anni e mezzo vissero esperienze incredibili: la costruzione della ‘città di ghiaccio’ in Marmolada, la guerra delle mine su Col di Lana, Lagazuoi, Castelletto con cui si fecero saltare le cime delle montagne, la ‘morte bianca’ sotto la neve. Né possiamo immaginare la condizione psicologica di spaesamento e di solitudine di questi uomini adibiti al “lavoro della guerra”, costretti a vivere fra le rocce dolomitiche estate e inverno, sotto il tiro del fuoco nemico….]. Fonte e info: http://www.ecomuseograndeguerra.it
    Protagonisti
    Déodat Guy Silvain Tancrède Gratet de Dolomieu
    Déodat Guy Silvain Tancrède Gratet de Dolomieu (1750 – 1801)

    E’ stato un geologo francese da cui hanno preso nome le Dolomiti. Scienziato della Savoia francese e distinto docente alla École des Mines di Parigi, durante un viaggio dal Tirolo all’Italia nel 1788, presso la Valle dell’Adige vicino a Salorno, campionò una roccia carbonatica che reagiva in modo particolare all’interazione con la soluzione acida. Incuriosito da questa osservazione, egli inviò diversi campioni al mineralista svizzero Nicolas Theodore de Saussure, che li analizzò e li descrisse come carbonati di calcio e magnesio. Il nuovo minerale fu denominato “Dolomite”, termine dal quale le Dolomiti prendono il loro nome attuale. Dolomieu diede anche un altro contributo al dibattito scientifico sulle Dolomiti: nel 1789 pubblicò un trattato rivoluzionario e profetico sulla definizione dell’età di rocce vulcaniche intrusive ed effusive.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    «Di fronte a noi si ergeva una colossale roccia, uno dei più prodigiosi monumenti delle forse della Natura. La sua parte inferiore si innalzava in piani digradanti come la Torre di Babele nelle immagini dell’Antico Testamento. Sopra era un perfetto precipizio, un blocco in posizione verticale, la cui cima era 4.000 o 4.500 piedi sopra le nostre teste. Dietro a questo gigantesco mastio, una grande fortezza di roccia stendeva le sue lunghe fila di torrette e bastioni. Ma come ci avvicinammo alla sua base, la grande torre saliva isolata e libera, e l’audacia del suo profilo diventava quasi incredibile […] e combinava a un tempo la nobile solidità della montagna svizzera con la peculiare struttura verticale che dà alle Dolomiti la loro strana somiglianza all’architettura umana»

    Douglas William Freschfield, The Italian Alps, 1875

     

    «Il massiccio innevato della Marmolata [sic], 10.400 piedi di altitudine, è soprannominata la regina delle Dolomiti; ma è una regina austera e orgogliosa, che sa come tener testa e mantenere a distanze gli intrusi; e molti di coloro che da lontano sono stati incantati dalla sua severa bellezza, hanno maledetto il tentativo di invadere la fredda solitudine della sua eterna penitenza».

    Rachel Harriette Busk, The Valley of Tirol, 1874

     

    «Sono cresciuto nelle Dolomiti e, dopo mille e più spedizioni alpinistiche nella mia terra, sono stato in tutte le montagne del mondo. La mia conclusione è la seguente: nessuna montagna può competere in bellezza con le Dolomiti. Le Dolomiti sono inconfondibili: nella loro varietà di forme, nella geologia e soprattutto nell’aspetto del paesaggio, che vive del contrasto fra pascoli che si stendono in orizzontale e formazioni rocciose che si sviluppano in verticale. E come lo è per me, anche per molti altri esperti il paesaggio di roccia fra il Brenta e Udine, fra il Putia e Pordenone il più bello del mondo»

    Reinhold Messner, Lettera di supporto alla candidatura, 27 dicembre 2007

     

      “Queste bellissime montagne per molti secoli rimasero una terra di fiabe che aveva solo ripidi sentieri e valli impervie, nelle quali gli abitanti delle città non s’inoltravano. Anche i contadini ed i pastori che vivevano nei piccoli paesini di montagna si avvicinavano con un certo rispettoso orrore ai boschi montuosi e alle malghe distese ai piedi delle pareti rocciose; essi ritenevano che quelle lande disabitate fossero la dimora preferita di spiriti maligni, di numerosi giganti ed altre cupe creature mitiche”.

    Reinhold Messner, Le mie dolomiti, Tappeiner Editore, p. 96

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Dolomiti e... i Longobardi
    I Longobardi penetrarono in Italia attraverso il Friuli, valicando e percorrendo quella parte delle Alpi dove si trovano le Dolomiti. Inoltre sulle Dolomiti venete, non distante da Cividale del Friuli, i Longobardi discesi in Italia edificarono il Castello di Alboino (Feltre, BL) su precedenti rovine romane. Il castello fu un presidio militare in un punto strategico, poiché da esso si potevano controllare gli accessi alla città e il territorio circostante.
  • Valore UNESCO
    Valore geologico. Un viaggio nel tempo: la nascita delle Dolomiti e la storia della Terra
    Il valore geologico delle Dolomiti risiede nella loro capacità di raccontare un brano importante della storia della Terra e svelare come si sono evoluti la Terra ed il clima negli ultimi 300 milioni di anni. Per ricostruire i processi che fecero nascere la Dolomiti bisogna fare un salto all’indietro nel tempo, e risalire precisamente al Permiano (280 milioni di anni fa), quando ai margini della Pangea si trovava un golfo marino, la Tetide, sulla costa del quale iniziarono ad originarsi le rocce dell’area dolomitica grazie a depositi sedimentari e attività vulcaniche; si formò un mare tropicale (durante il Triassico, 250 milioni di anni fa) che per più di 8 milioni di anni rimase abbastanza stabile e nel quale si trovavano atolli, lagune e coni vulcanici. A partire da 240 milioni di anni fa, un gran numero di organismi (coralli costruttori) fecero crescere gli atolli e abbassare il livello del mare dando vita ad un arcipelago di isole, con uno scenario molto simile alle odierne Maldive. Ecco perchè le Dolomiti vanno pensate come un grande arcipelago fossile, unico al mondo. Per milioni di anni tali grandi scogliere coralline crebbero, per poi essere sommerse da lave e tufi originati da attività vulcaniche; quindi una serie di sconvolgimenti geologici ripristinò le condizioni favorevoli alla crescita di un nuova generazione di scogliere coralline, dove si svilupparono diverse specie di bivalvi e pesci. Successivamente (nel Norico, 228 milioni di anni fa) il mare si alzò e provocò ripetute piene, depositando per oltre mille metri strati di fanghi carbonatici (Dolomia principale) sulle zone pianeggianti dove proliferavano praterie di alghe. Con le cicliche sedimentazioni marine e terresti, si formarono aree piane e fangose nelle quali comparvero alcune specie di rettili. Dal Giurassico inferiore (210 milioni di anni fa), iniziò l’abbassamento progressivo del mare, che fece inabissare la regione dolomitica. Un simile ambiente, caratterizzato da forti correnti oceaniche, era abitato da ammoniti, grandi molluschi riconoscibili per la conchiglia a spirale piatta, i cui fossili oggi si trovano entro strati di roccia di colore rosso (Rosso ammonitico). Alla fine del Cretacico (65 milioni di ani fa), si attuò l’orogenesi, ovvero la nascita della catena montuosa delle Alpi dallo scontro fra Africa ed Europa, per corrugamento e innalzamento. Nell’area dolomitica questi violenti movimenti tettonici tuttavia si compirono in modo particolare perché rimasero intatti gli strati di sedimentazione, anche oggi visibili in superficie.  Ecco perché nelle Dolomiti è scritta la “biografia” delle rocce, che gli scienziati continuano a studiare.
    Valore geomorfologico. Varietà nelle forme, nei colori, nella composizione delle rocce delle Dolomiti
    Le Dolomiti possiedono un eccezionale valore geomorfologico e costituiscono un’area geografica caratterizzata da una estrema varietà di componenti e forme rocciose: si passa da pareti verticali alte anche 1600 metri, a gole profonde dai 500 ai 1500 metri. Sono poco meno di 100 le vette dolomitiche che misurano oltre 3000 metri di altitudine, e ghiacciai di modeste dimensioni e nevai perenni si trovano a quote relativamente basse. Come in un immenso laboratorio a cielo aperto, è possibile individuare le differenti tipologie rocciose, come ad esempio le chiare pareti calcaree in dolomia stratificata, gli scuri depositi di natura vulcanica, o quelle rosse ricche di ferro. Il nome dei nove sistemi montuosi iscritti nel 2009 alla Lista del Patrimonio Mondiale proviene dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, il quale per primo individuò e analizzò, nel 1789, una delle caratteristiche componenti minerali del luogo, la dolomia o dolomite, composto carbonatico di origine corallina, che si presenta come roccia chiara calcarea, dalla struttura cristallina.
    Valore paesaggistico. I Monti Pallidi
    Il tratto paesaggistico tipico delle Dolomiti è formato dalle morbide fasce verdi dei boschi prima e delle praterie poi, dalle quali si alzano le cime rocciose inconfondibili. Per la composizione chimica delle rocce, le Dolomiti stabiliscono con la luce un particolare legame, che prende il nome di Enrosarida. L’Enrosarida è quel fenomeno naturale che colora di oro, rosa, rosso, arancio e viola le vette dolomitiche all’alba e al tramonto. Anche la luce della luna gioca con le Dolomiti, donando loro uno splendore ultraterreno. In pieno sole poi, le Dolomiti divengono ‘pallide’, tanto che la tradizione popolare le ha chiamate i Monti Pallidi. Il “paesaggio dolomitico” rappresenta il modello di uno specifico paesaggio montano. Nel corso del xix secolo, iniziarono le esplorazioni scientifiche che produssero le prime guide e illustrazioni, mentre nel Romanticismo i poeti si appassionarono alla loro grandiosità collocandole nella sfera del “sublime”. La letteratura di viaggio ottocentesca  diffonde il mito delle Dolomiti come teatro naturale di impareggiabile bellezza nel mondo.
    Per saperne di più

    I nove sistemi iscritti delle Dolomiti si estendono nelle 5 province italiane di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine e comprendono i seguenti gruppi:

    Pelmo, Croda da Lago
    (Provincia di Belluno). Il gruppo montuoso è dominato dal Monte Pelmo (3.168 m) ed è costituito  da un sistema che si sviluppa dal Monte Penna fino al Passo Giau, lungo la Valle del Boite, la Val di Zoldo, la Val Fiorentina, Val Codalonga, Val Costeana.
    Marmolada
    (Provincia di Belluno, Provincia autonoma di Trento). La Marmolada (3.343 m) è la cima più alta delle Dolomiti ed è caratterizzata dal ghiacciaio più vasto, per tali primati, oltre che per la bellezza sublime, è considerata la “Regina delle Dolomiti”. Si distingue per la base vulcanica che ora accoglie morbidi pendii erbosi e boscosi da cui si elevano all’improvviso le configurazioni rocciose selvagge. La Marmolada è un atollo fossile; ha subito deformazioni tettoniche eccezionali dovute a vicende vulcaniche.
    Pale di San Martino, Pale di San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine
    (Provincia di Belluno, Provincia autonoma di Trento; Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino). Il sistema offre un’ampia varietà geologica e geomorfologica, che mostra i segni dell’erosione carsica, glaciale e idrica. In particolare, sulle Pale di San Martino, l’Altipiano della Fradusta è esempio di una scogliera dolomitica riportata alla luce in seguito a forti erosioni degli strati soprastanti. L’area settentrionale del gruppo montuoso è costituita da una enorme ed integra scogliera corallina fossile.
    Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave
    (Provincia di Belluno, Provincia di Pordenone, Provincia di Udine; Parco Naturale delle Dolomiti Friulane). Si tratta di uno dei sistemi più incontaminati e selvaggi. Simbolo naturale del sistema è il Campanile di Val Montanaia (2.173 m), nel gruppo dei Monfalconi, una cima che si erge nel mezzo di un catino glaciale di incredibile suggestione.
    Dolomiti Settentrionali
    (Provincia di Belluno, Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol; Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, Parco Naturale Tre Cime, Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo). È il sistema più esteso (53.586 ettari), a cui appartengono i paesaggi più celebri e le cime di maggior fama, come le Dolomiti di Sesto, il Gruppo dei Cadini, le Tre Cime di Lavaredo, i Gruppi di Braies, Fanes, Senes, la Croda Rossa, le Tofane, il Monte Cristallo (3.221 m), l’Antelao (la seconda vetta dolomitica per altezza con i suoi 3.264 m), il Sorapis, le Marmarole. In questi gruppi è possibile leggere in modo eccezionale le vicende geologiche delle Dolomiti grazie a succesioni stratigrafiche di rara completezza ed evidenza.
    Puez-Odle
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/ Südtirol; Parco Naturale Puez-Odle). Il gruppo è custodito tra le splendide Val di Funes, Val Badia e Val Gardena, dove la successione stratigrafica delle formazioni rocciose, dal Permiano al Cretacico, documenta i momenti salienti della storia delle Dolomiti.
    Sciliar-Catinaccio, Latemar
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol, Provincia autonoma di Trento; Parco Naturale Sciliar-Catinaccio). Il sistema montuoso occupa un’area di 9.302 ettari e presenta un andamento allungato quasi a formare una sorta di “C” rovesciata che parte dallo Sciliar a nord, il Catinaccio scendendo verso sud-est, il Latemar più sotto a sud-ovest. Si tratta di un’area particolarmente amata dagli alpinisti e che ha ispirato tra le più celebri leggende popolari dolomitiche come la leggenda di Re Laurino e quella dell’arcobaleno del Lago di Carezza.
    Bletterbach
    (Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige/Südtirol). Si tratta di un monumento naturale costituito da una gola scavata dal torrente Bletterbach con pareti alte oltre 400 metri e cascate di decine di metri. Il canyon offre una evidenza stratigrafica senza paragoni, testimoniando gli eventi geologici dolomitici dal Permiano al Triassico.
    Dolomiti di Brenta
    (Provincia Autonoma di Trento; Parco Natutale Adamello-Brenta – Adamello Brenta Geopark). L’eccezionale importanza naturalistica, paesaggistica e geologica di questo sistema dolomitico è tutelata dal Parco Naturale Adamello Brenta (1998); le Dolomiti di Brenta sono costituite da un’isola di dolomia della superficie di 11.135 ettari.
    La più antica ambra fossile
    Nei pressi di Cortina d’Ampezzo (BL) sono state rinvenute gocce d’ambra, resina fossile, che sono tra le più antiche al mondo (225 milioni di anni fa circa). Nonostante le piccole dimensioni, causate dalle forti compressioni a cui sono state sottoposte durante i processi di fossilizzazione, in esse sono contenuti pollini, ceneri e frammenti di vegetali.
    Testimonianze della Prima Guerra Mondiale nell’area dolomitica
    L’area delle Dolomiti fu il tragico teatro della guerra tra le truppe italiane e l’esercito austro-ungarico. Per ricordare tali pagine della storia d’Europa è stato organizzato il più esteso Eco Museo della Prima Guerra Mondiale costituito da diversi siti museali all’aperto (tra cui Lagazuoi, 5 Torri, Sasso di Stria, Monte Piana, Tre Cime di Lavaredo e Dolomiti d’Auronzo) organizzati in itinerari storico-naturalistici con segnaletica dedicata che permettono la visita delle trincee e delle postazioni restaurate.
    Protagonisti
    Déodat Guy Silvain Tancrède Gratet de Dolomieu
    Déodat Guy Silvain Tancrède Gratet de Dolomieu (1750 – 1801)

    E’ stato un geologo francese, da cui hanno preso nome le Dolomiti. Scienziato della Savoia francese e distinto studente alla École des Mines di Parigi, durante un viaggio dal Tirolo all’Italia nel 1788, presso la Valle dell’Adige vicino a Salorno, campionò una roccia carbonatica che reagiva in modo particolare all’interazione con la soluzione acida. Incuriosito da questa osservazione, egli inviò diversi campioni al mineralista svizzero Nicolas Theodore de Saussure, che li analizzò e li descrisse come carbonati di calcio e magnesio. Il nuovo minerale fu denominato “Dolomite”, termine dal quale le Dolomiti prendono il loro nome attuale. Dolomieu diede anche un altro contributo al dibattito scientifico sulle Dolomiti: nel 1789 pubblicò un trattato rivoluzionario e profetico sulla definizione dell’età di rocce vulcaniche intrusive ed effusive.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Dolomiti e... i Longobardi
    I Longobardi penetrarono in Italia attraverso il Friuli, valicando e percorrendo quella parte delle Alpi dove si trovano le Dolomiti. Inoltre sulle Dolomiti venete, non distante da Cividale del Friuli, i Longobardi discesi in Italia edificarono il Castello di Alboino (Feltre, BL) su precedenti rovine romane. Il castello fu un presidio militare in un punto strategico, poiché da esso si potevano controllare gli accessi alla città e il territorio circostante.
    Glossario
    Glossario

    atollo, s.m., isolotto corallino di forma circolare.

    bivalvi, s.m., molluschi acquatici, per lo più marini, con conchiglia formata da due valve.

    campionare, realizzare un campione di materiali, da una roccia o, in generale, da un certo numero di elementi della stessa specie.

    carbonatico, s.m., (roccia carbonatica), si dicono sedimentarie, le rocce che derivano dalla deposizione o cementazione di sedimenti che si accumulano sulla superficie terrestre, sia in ambiente marino che subaereo e nelle quali intervengono processi chimici. Le rocce sedimentarie originate da processi chimici naturali sono composte in prevalenza o completamente da granuli o minerali carbonatici (calcite e dolomite) e sono chiamate rocce carbonatiche. Nelle Dolomiti, è frequente imbattersi in pareti rocciose in cui sono ben visibili gli strati sedimentari orizzontali che via via si sono sovrapposti uno sopra l’altro.

    orogenesi, dal greco òros, montagna, e gènesis, nascita; in geologia, è termine tecnico per indicare l’insieme dei processi che determinano la formazione di un gruppo o una catena di rilievi montuosi.

    pangea, s.f., parola coniata da A. Wegener all’inizio del Novecento, per indicare la massa continentale unica e originaria dalla quale si sarebbe suddivisi i continenti così come li conosciamo oggi.

    sedimentario, s.m., deriva da sedimento, che indica qualcosa che si è formato dal depositarsi di sostanze durante un certo intervallo temporale.

    sublime, s.m., categoria estetica elaborata dalla filosofia antica, riferita a “ciò che si trova al limite”; il sublime pone l’uomo davanti ad una esperienza estrema e pericolosa, come accade quando l’uomo si confronta con la potenza degli elementi della Natura. All’interno delle riflessioni dei secoli xvii e xviii, il sublime diviene uno dei temi importanti dell’estetica moderna.

Il sito per immagini icona-gallery

Iscrizione UNESCO

2009 Siviglia, Spagna, 33a Sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Naturale, Sito seriale


Età della Terra


Italia Settentrionale
Regione del Veneto (Provincia di Belluno)
Regione autonoma Friuli Venezia Giulia (Provincia di Pordenone, Provincia di Udine)
Regione autonoma Trentino-Alto Adige (Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento)


Criteri di Iscrizione

(vii) Il riconoscimento UNESCO premia lo straordinario valore paesaggistico e naturalistico delle Dolomiti. Il loro fascino e la loro bellezza derivano da una grande varietà di forme verticali spettacolari, come pinnacoli, guglie e torri, in contrasto con superfici le orizzontali tra cui cenge, balze e altipiani, il tutto emergente all’improvviso da estesi giacimenti detritici o da dolci colline. A ciò si aggiunga l’estesa gamma di colori creata dai contrasti tra le spoglie e pallide rocce e le foreste e i prati sottostanti. Le montagne risaltano come guglie, alcune isolate, altre unite a formare estesi paesaggi. Il territorio delle Dolomiti ha coniato il nome all’archetipo “paesaggio dolomitico”.
(viii) Le Dolomiti hanno avuto origine nel Triassico (circa 250 milioni di anni fa) dall’accumulo di conchiglie, coralli e alghe in zone con latitudine e longitudine diverse dall’attuale, dove esistevano mari caldi e poco profondi. Sul fondo dei mari si sono andati ad accumulare centinaia di metri di sedimento che si sono poi trasformati in roccia. Il successivo scontro tra la placca europea e la placca africana ha fatto emergere le rocce innalzandole ad oltre 3000 metri sopra il livello del mare.

Integrità
I nove siti che compongono il bene Dolomiti, includono tutte le aree che sono essenziali per il mantenimento della bellezza del bene e tutti, o la maggior parte, degli elementi chiave inerenti le scienze della Terra, interrelati e interdipendenti nelle loro relazioni naturali. Il bene include parti di un parco nazionale, diversi parchi naturali regionali e provinciali, siti Natura 2000 ed un monumento naturale. Le aree tampone sono state definite per ciascun sito al fine di proteggerlo dalle minacce esterne ai suoi confini. I paesaggi naturali ed i processi essenziali al mantenimento dei valori del bene e della sua integrità si trovano in buono stato di conservazione e sono ampiamente integri.
Estensione del bene

Visualizza allegato


Informazioni