Illustrazione Elena Prette
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, nell’Italia nord-orientale, sono un’area caratterizzata da un particolare sistema morfologico a dorso di maiale, hogback, che fornisce un distintivo tratto montano con viste panoramiche e un paesaggio organicamente evoluto e continuo composto da vigneti, boschi, piccoli villaggi e zone agricole. Per secoli, il terreno aspro è stato modellato e riadattato da pratiche specifiche di utilizzo del territorio. Sono incluse le tecniche di conservazione del terreno e del suolo che comprendono le pratiche vitivinicole che utilizzano le uve Glera per produrre vino Prosecco di altissima qualità. A partire dal XVII secolo, l’uso dei ciglioni – terrazzamenti erbosi utilizzati per coltivare le aree con forti pendenze – ha creato un caratteristico motivo a “mosaico” con file parallele e verticali ai pendii. Nel XIX secolo, la coltivazione specifica della vite denominata bellussera, sviluppata dai contadini locali, ha contribuito a rendere caratteristica l’estetica del paesaggio. L’aspetto “a mosaico” del paesaggio è il risultato di pratiche ambientali e di uso del suolo sia storiche che tutt’ora utilizzate. Gli appezzamenti dedicati ai vigneti, insediati sui ciglioni, convivono con appezzamenti di bosco, piccoli boschi, siepi e filari di alberi che fungono da corridoi di collegamento tra habitat diversi. Negli hogback, i piccoli villaggi sono sparsi lungo le strette valli o arroccati sui crinali, coesistono con macchie di foresta, piccoli boschi, siepi e filari di alberi che fungono da corridoi che collegano diversi habitat.
- Valore UNESCO
Il sito, collocato in provincia di Treviso, comprende una fascia collinare che da Valdobbiadene si estende verso est fino al Comune di Vittorio Veneto. Quest’area è caratterizzata da una particolare conformazione geomorfologica, denominata hogback, costituita da una serie di rilievi irti e scoscesi allungati in direzione est-ovest e intervallati da piccole valli parallele tra loro.
In questo ambiente, l’uomo ha saputo nei secoli adattarsi, modellando le ripide pendenze e perfezionando la propria tecnica agricola. Espressione di questa capacità adattiva è il ciglione, una particolare tipologia di terrazzamento, che utilizza la terra inerbita al posto della pietra e che viene preferita ad altre sistemazioni poiché contribuisce alla solidità dei versanti e riduce l’erosione del suolo.
Il lavoro di migliaia di piccoli viticoltori ha permesso la creazione di un paesaggio agrario molteplice sia nelle forme che nella composizione. Un paesaggio definito “a mosaico”, fortemente parcellizzato e interconnesso, caratterizzato da appezzamenti vitati intervallati da un’importante presenza di elementi boscati e improduttivi che funzionano come un’efficace rete ecologica in grado di fornire servizi eco-sistemici di qualità.
Le caratteristiche del sito
Nel paesaggio viticolo delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene vi si riconoscono tre principali attributi, che connotano e caratterizzano la dichiarazione di valore universale per la quale il bene è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità.
Il primo elemento che si riconosce in questo territorio è il sistema geomorfologico a cordonate, definito hogback, che caratterizza la fascia collinare tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto, sia da un punto di vista scenografico, sia come fattore limitante per la sua secolare antropizzazione e utilizzo agricolo.
In questo particolare ambiente l’uomo ha saputo adattarsi a questa tipica morfologia del territorio, coltivando la vite su ciglioni inerbiti, secondo elemento che contraddistingue queste colline. Il ciglione è una soluzione adattiva originale alla forte pendenza collinare, costituita dalla realizzazione di piccoli terrazzi in terra inerbita. Espressione dell’ottimizzazione delle tecniche viticole, nata probabilmente dall’osservazione di alcuni ciglioni “naturali”, questa pratica contribuisce alla solidità del terreno attraverso una risistemazione idraulica, riducendo l’erosione del suolo.
Le misure di queste terrazze variano dai 1-2 metri di altezza e dai 2-4 metri in larghezza.
I viticoltori hanno saputo creare un paesaggio vitivinicolo inframmezzato da boschi, alberi da frutto, prati incolti, un paesaggio a mosaico, generato da “tessere” frutto di diverse coltivazioni.
Per saperne di più
Le origini del Prosecco
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene rappresentano un paesaggio culturale rurale, caratterizzato prevalentemente dalla viticoltura e il cui risultato è dovuto alla continua interazione tra uomo e ambiente. Un paesaggio in costante evoluzione, le cui significative prove materiali prodottesi nel corso del tempo sono tangibili e sono rappresentative anzitutto della condizione di partenza di marginalità del sito.
L’origine del Prosecco è molto antica e il suo vitigno di provenienza – il Glera – era già noto all’epoca degli antichi Romani, che lo utilizzavano per produrre un particolare vino bianco denominato “Pucino”. Testimonianze della coltivazione della vite nelle colline dell’Alta Marca Trevigiana sono infatti rintracciabili sin dall’epoca romana con l’introduzione di nuovi vitigni e la realizzazione di collegamenti stradali. Con la caduta dell’Impero romano anche la coltura della vite attraversò una fase critica; il suo rilancio si ebbe solo successivamente attraverso il monachesimo benedettino.
Lo sviluppo e la coltivazione del vitigno di Prosecco in tutta la fascia collinare veneto- friulana risale alla fine del ‘700 e gli inizi dell’800 grazie alla ricerca e agli studi enologici e vitivinicoli. Proprio a Conegliano infatti, nel 1768, venne aggiunta per volere del governo veneto la sezione “Scienza e Agricoltura” all’Accademia degli Aspiranti.
La produzione si è poi estesa espandendosi nei territori limitrofi pianeggianti di Veneto e Friuli, nei quali, ad inizio ‘900, grazie alle nuove tecnologie di spumantizzazione è nato il Prosecco come lo conosciamo oggi.
Nel 1868 Antonio Carpenè, fonda la “Società Enologica Trevigiana” ed è con la nascita di questa istituzione che il Prosecco inizia a essere apprezzato e riconosciuto come vino da promuovere e valorizzare; nel 1877 fonda insieme a Cerletti, la prima Scuola Enologica in Italia, una sorta di università del vino, prima nel suo genere in Italia.
All’interno della Scuola nasce il metodo di spumantizzazione Conegliano Valdobbiadene, messo a punto da Antonio Carpenè, una rielaborazione del metodo italiano che prevede una seconda fermentazione del vino assieme a zucchero e lieviti in autoclave per un tempo di almeno 30 giorni.
Nel 1923 venne fondata, sempre nella città di Conegliano, la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia, organismo indipendente dalla scuola, ma operante sotto la guida degli stessi docenti.
Il contributo di questi due istituti fu determinante, non solo per il perfezionamento delle tecniche di produzione del vino, ma anche per il ridisegno del paesaggio rurale, che nel Novecento vide qualificarsi sempre più la coltivazione della vite passando da una viticoltura a vite maritata a quella specializzata “a palo secco”. L’utilizzo di questa tecnica, ideata alla fine dell’Ottocento dai fratelli Bellussi da cui prende il nome di bellussera, nel piccolo comune di Tezze di Piave in provincia di Treviso, caratterizzò il mutamento del paesaggio e portò con sé una serie di vantaggi: la razionalizzazione della cultura e la distribuzione dei tralci su una struttura a raggera sollevata da terra permetteva di aver una produzione più sana e più ricca.
Prosecco, il nome
L’origine del termine Prosecco è ancora oggi molto dibattuta in quanto intreccia l’antica tradizione locale friulana del vino Pucino, celebrato fin dai tempi degli antichi romani. Tra i primi a testimoniare la nascita di questo termine è un gentiluomo britannico di nome Fyner Moryson: infatti, come era usanza alla fine del XVI secolo, anche lui si recò in Italia per conoscere le meraviglie del nostro Paese, apprezzando in particolare la varietà dei vini italiani. A questo proposito scrive: “L’Histria è divisa tra il Forum Julii e l’Histria propriamente detta. Qui cresce il vino Pucinus, ora chiamato Prosecho, assai celebrato da Plinio”.
Ecco quindi spiegata la sovrapposizione tra il vino Pucino celebrato dallo storiografo romano Plinio il Vecchio e il Prosecco come lo intendiamo oggi. Il nome è legato alla Torre di Prosecco, nota anche come Castello di Moncolano vicino a Trieste, costruita agli inizi del 1300 con la funzione di difesa delle zone limitrofe famose e particolarmente rinomate per la produzione di vino.
Il vitigno
Il Glera è un vitigno autoctono da cui si ricava il Prosecco Superiore DOCG, coltivato sui colli di Conegliano e Valdobbiadene, fin dall’inizio dell’Ottocento. In questa zona, questo vigneto ha trovato il suo ambiente ideale: la giusta natura e composizione dei suoli, colline ben esposte, piogge abbondanti e frequenti, temperature costantemente miti tra aprile e ottobre e marcate escursioni termiche nel periodo della maturazione. È un vitigno a bacca bianca, rustico e vigoroso, con tralci color nocciola e grappoli piuttosto grandi, lunghi e con acini di un bel giallo dorato.
Il vitigno, vero elemento caratterizzante del Prosecco delle origini, si diffuse prima nel Goriziano, poi – tramite Venezia – in Dalmazia (Croazia), a Vicenza e nel Trevigiano. Col passare dei secoli, la produzione nella zona d’origine andò scemando, mentre conobbe un sempre maggiore sviluppo proprio nelle zone dell’attuale provincia di Treviso e in particolar modo fra le colline di Conegliano, Col San Martino, Asolo e Valdobbiadene.
Produzione del Prosecco
Si parte dall’uva Glera
La Glera dopo la vendemmia viene trasferita in cantina per la vinificazione e raccolta in vasche d’acciaio. Gli acini, grazie al sistema di caduta per gravità, arrivano alla pressatura integri con tutto il loro carico aromatico.
La vinificazione
Le uve vengono trasferite nelle cantine per la vinificazione, dove vengono sottoposte a un’operazione di pressatura ultra soffice per estrarre il mosto fiore, che si mette in appositi serbatoi per la decantazione a una temperatura di circa 14°C. Alla fine di questa operazione, la parte liquida del mosto viene fatta fermentare per circa 10 -12 giorni aggiungendo lieviti autoctoni selezionati in vasche d’acciaio a una temperatura costante di 15-18 gradi. Si ottiene così il cosiddetto “vino base” che è pronto per essere spumantizzato.
La spumantizzazione
La presa di spuma si effettua grazie all’utilizzo di autoclavi pressurizzate, secondo il tradizionale metodo di produzione del Prosecco chiamato metodo Charmat o Martinotti, con l’aggiunta di zucchero di canna e lieviti autoctoni. Con questo processo si creano le particolari bollicine del Prosecco. Verso la fine della spumantizzazione, che dura minimo 30 giorni, si abbassa la temperatura per fermare la fermentazione.
Protagonisti
Antonio Carpenè
Antonio Carpené (Brugnera 1838 – Conegliano Veneto 1902)
Enologo italiano. Fondò nel 1877 la prima scuola enologica a Conegliano, dove diede inizio anche all’industria dei vini spumanti.
Si è occupato per tutta la vita degli studi applicati alla viticoltura e all’enologia, con particolare attenzione al metodo di spumantizzazione. Nel 1879 mise a punto la produzione industriale dell’enocianina in collaborazione con Enrico Comboni. Scienziato di spirito positivista e progressista ebbe contatti con Robert Koch e Louis Pasteur; quest’ultimo gli scrisse invitandolo ad approfondire le importanti ricerche sugli effetti dell’acido solforoso sui fermenti di vino e birra.
Si prodigò per il superamento dell’arretratezza agricola e per il rinnovamento degli antiquati sistemi di coltivazione della vite, in uso in quei tempi in Italia. Diede un decisivo contributo alla formazione della Scuola enologica di Conegliano, la prima in Italia, fondata con Giovanni Battista Cerletti nel 1876 in base ai principi della Società enologica provinciale costituita nel 1868.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► La passione per il vino è complessa. Molti sintomi ne fanno parte. Il piacere di conoscerlo e condividerlo è uno. Senza dimenticare l’interesse a viaggiare per il vino, vale a dire scoprire le regioni viticole, per definizione le più belle, incontrare viticoltori, cuochi e altri amici del vino.
Philippe Margot
►L’Histria è divisa tra il Forum Julii, e l’Histria propriamente detta (…). Qui cresce il vino Pucinum, ora chiamato Prosecho, assai celebrato da Plinio. (…) Questi sono i vini più famosi d’Italia. La lagrima di Christo, e vini simili presso Cinqueterre in Liguria: la vernaza, e il moscatino bianco, specie quello di Montefiaschone in Italia: Cecubum e Falernum nel Regno di Napoli, e il Prosecho in Histria.
Fynes Moryson (1907-1908)
►Tra quelli d’Italia era dai Romani infinitamente gradito il vino Puccino, latinamente Puxinum, oggi giorno detto Prosecco, che tuttora si raccoglie nel pendio del monte di Contuel in faccia al Mare Adriatico, poche miglia distante da Trieste.
Cosimo Villifranchi, 1773
Legami tra i siti Unesco italiani
Le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene... I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato
Entrambi i siti sono testimonianza della tradizione di viticoltura e vinificazione che ha radici in epoche antiche e che continua a essere un’eccellenza italiana. Rappresentano inoltre l’interazione dell’uomo con questi territori che ha portato alla creazione di paesaggi culturali e ambienti naturali unici strettamente connessi alla cultura vitivinicola.
Note bibliografiche
Bibliografia
Note bibliografiche
A.A. V.V., Là dove si coltiva la vite. 50 storie intorno al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Antiga edizioni, 2019
Fulvio Colombo, Prosecco. Patrimonio del Nordest, Luglio Editore, 2014
- Valore UNESCO
Il sito, collocato in provincia di Treviso, comprende una fascia collinare che da Valdobbiadene si estende verso est fino al Comune di Vittorio Veneto. In questo ambiente, l’uomo ha saputo nei secoli adattarsi, modellando le ripide pendenze e perfezionando la propria tecnica agricola. Il lavoro di migliaia di piccoli viticoltori ha permesso la creazione di un paesaggio agrario molto vario definito “a mosaico”, dove le aree coltivate a vitigno si alternano a boschi, alberi da frutto e prati.
Le caratteristiche del sito
Nel paesaggio viticolo delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene si riconoscono tre principali attributi, che connotano e caratterizzano la dichiarazione di valore universale per la quale il bene è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale.
Il primo elemento che vi si riconosce in questo territorio è il sistema geomorfologico a cordonate, definito hogback, che caratterizza la fascia collinare tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto, sia da un punto di vista scenografico, sia come fattore limitante per la sua secolare antropizzazione e utilizzo agricolo.
In questo particolare ambiente l’uomo ha saputo adattarsi a questa tipica morfologia del territorio, coltivando la vite su ciglioni, secondo elemento che contraddistingue queste colline. Il ciglione è una soluzione adattiva originale alla forte pendenza collinare, costituita dalla realizzazione di piccoli terrazzamenti. Le misure di queste terrazze variano dai 1-2 metri di altezza e dai 2-4 metri in larghezza. Questa tecnica permette di limitare l’erosione del suolo.
I viticoltori hanno saputo creare un paesaggio vitivinicolo inframmezzato da boschi, alberi da frutto, prati incolti, un paesaggio a mosaico, generato quindi da “tessere” di paesaggi diversi.
Per saperne di più
Le origini del Prosecco
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene rappresentano un paesaggio culturale rurale, caratterizzato prevalentemente dalla viticoltura e il cui risultato è dovuto dalla continua interazione tra uomo e ambiente. Un paesaggio in continua evoluzione, le cui significative prove materiali prodottesi nel corso del tempo sono tangibili e sono rappresentative anzitutto della condizione di partenza di marginalità del sito.
L’origine del Prosecco è molto antica e il suo vitigno di provenienza – il Glera – era già noto all’epoca degli antichi Romani, che lo utilizzavano per produrre un particolare vino bianco denominato “Pucino”. Testimonianze della coltivazione della vite nelle colline dell’Alta Marca Trevigiana sono infatti rintracciabili sin dall’epoca romana con l’introduzione di nuovi vitigni e la realizzazione di collegamenti stradali. Con la caduta dell’Impero romano anche la coltura della vite attraversò una fase critica; il suo rilancio si ebbe solo successivamente attraverso il monachesimo benedettino.
Lo sviluppo e la coltivazione del vitigno di Prosecco in tutta la fascia collinare veneto- friulana risale alla fine del ‘700 e gli inizi dell’Ottocento grazie alla ricerca e gli studi enologici e vitivinicoli. Proprio a Conegliano infatti, nel 1768, venne aggiunta per volere del governo veneto la sezione “Scienza e Agricoltura” all’Accademia degli Aspiranti.
La produzione si è poi estesa espandendosi nei territori di Veneto e Friuli, nei quali, a inizio ‘900, grazie alle nuove tecnologie di spumantizzazione è nato il Prosecco come lo conosciamo oggi.
Nel 1868 Antonio Carpenè, fonda la “Società Enologica Trevigiana”, ed è con la nascita di questa istituzione che il Prosecco inizia a essere apprezzato e riconosciuto come vino da promuovere e valorizzare; nel 1877 fonda insieme a Cerletti, la prima Scuola Enologica in Italia, una sorta di università del vino, prima nel suo genere in Italia.
All’interno della Scuola nasce il metodo di spumantizzazione Conegliano Valdobbiadene, messo a punto da Antonio Carpenè, una rielaborazione del metodo italiano che prevede una seconda fermentazione del vino assieme a zucchero e lieviti in autoclave per un tempo di almeno 30 giorni.
Nel 1923 venne fondata, sempre nella città di Conegliano, la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia, organismo indipendente dalla scuola, ma operante sotto la guida degli stessi docenti.
Il contributo di questi due istituti fu determinante, non solo per il perfezionamento delle tecniche di produzione del vino, ma anche per il ridisegno del paesaggio rurale, che nel Novecento vide qualificarsi sempre più la coltivazione della vite passando da una viticoltura a vite maritata a quella specializzata “a palo secco”. L’utilizzo di questa tecnica, ideata alla fine dell’800 dai fratelli Bellussi da cui prende il nome di bellussera, nel piccolo comune di Tezze di Piave in provincia di Treviso, caratterizzò il mutamento del paesaggio e portò con sé una serie di vantaggi: la razionalizzazione della cultura e la distribuzione dei tralci su una struttura a raggera sollevata da terra permetteva di aver una produzione più sana e più ricca.
Prosecco, il nome
L’origine del termine Prosecco è ancora oggi molto dibattuta in quanto intreccia l’antica tradizione locale friulana del vino Pucino, celebrato fin dai tempi degli antichi romani. Tra i primi a testimoniare la nascita di questo termine è un gentiluomo britannico di nome Fyner Moryson: infatti, come era usanza alla fine del XVI secolo, anche lui si recò in Italia per conoscere le meraviglie del nostro Paese, apprezzando in particolare la varietà dei vini italiani. A questo proposito scrive: “L’Histria è divisa tra il Forum Julii e l’Histria propriamente detta. Qui cresce il vino Pucinus, ora chiamato Prosecho, assai celebrato da Plinio”.
Ecco quindi spiegata la sovrapposizione tra il vino Pucino, celebrato dallo storiografo romano Plinio il Vecchio, e il Prosecco come lo intendiamo oggi. Il nome è legato alla Torre di Prosecco, nota anche come Castello di Moncolano vicino a Trieste, costruita agli inizi del 1.300 con la funzione di difesa delle zone limitrofe famose e particolarmente rinomate per la produzione di vino.
Il vitigno
Il Glera è un vitigno autoctono da cui si ricava il Prosecco Superiore DOCG, coltivato sui colli di Conegliano e Valdobbiadene, fin dall’inizio dell’Ottocento. In questa zona, questo vigneto ha trovato il suo ambiente ideale: la giusta natura e composizione dei suoli, colline ben esposte, piogge abbondanti e frequenti, temperature costantemente miti tra aprile e ottobre e marcate escursioni termiche nel periodo della maturazione.
Il vitigno, vero elemento caratterizzante del Prosecco delle origini, si diffuse prima nel Goriziano, poi – tramite Venezia – in Dalmazia (Croazia), a Vicenza e nel Trevigiano. Col passare dei secoli, la produzione conobbe un sempre maggiore sviluppo proprio nelle zone dell’attuale provincia di Treviso in particolare fra le colline di Conegliano, Col San Martino, Asolo e Valdobbiadene.
Produzione del Prosecco
Si parte dall’uva Glera
La Glera dopo la vendemmia viene trasferita in cantina per la vinificazione e raccolta in vasche d’acciaio.
La vinificazione
Le uve vengono trasferite nelle cantine per la vinificazione, dove vengono sottoposte a un’operazione di pressatura ultra soffice per estrarre il mosto fiore, che viene messo in appositi serbatoi per la decantazione a una temperatura di circa 14°C. Alla fine di questa operazione, la parte liquida del mosto viene fatta fermentare per circa 10 -12 giorni aggiungendo lieviti autoctoni selezionati in vasche d’acciaio a una temperatura costante di 15-18 gradi. Si ottiene così il cosiddetto “vino base” che è pronto per essere spumantizzato.
La spumantizzazione
La presa di spuma si effettua grazie all’utilizzo di autoclavi pressurizzate, secondo il tradizionale metodo di produzione del Prosecco chiamato metodo Charmat o Martinotti, con l’aggiunta di zucchero di canna e lieviti autoctoni. Con questo processo si creano le particolari bollicine del Prosecco. Verso la fine della spumantizzazione, che dura minimo 30 giorni, si abbassa la temperatura per fermare la fermentazione.
Protagonisti
Antonio Carpenè
Antonio Carpené (Brugnera 1838 – Conegliano Veneto 1902)
Enologo italiano. Fondò nel 1877 la prima scuola enologica a Conegliano, dove diede inizio anche all’industria dei vini spumanti.
Si è occupato per tutta la vita degli studi applicati alla viticoltura e all’enologia, con particolare attenzione al metodo di spumantizzazione.
Si impegnò per sviluppare l’arretratezza agricola e per rinnovare i sistemi di coltivazione della vite. Diede un decisivo contributo alla formazione della Scuola enologica di Conegliano, la prima in Italia, fondata con Giovanni Battista Cerletti nel 1876 in base ai principi della Società enologica provinciale costituita nel 1868.
Legami tra i siti Unesco italiani
Le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene... I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato
Entrambi i siti sono testimonianza della tradizione di viticoltura e vinificazione che ha radici in epoche antiche e che continua a essere un’eccellenza italiana. Rappresentano inoltre l’interazione dell’uomo con questi territori che ha portato alla creazione di paesaggi culturali e ambienti naturali unici strettamente connessi alla cultura vitivinicola.
Glossario
Glossario
Hogback – in geologia e geomorfologia, un hogback o schiena di maiale è un lungo, stretto crinale o una serie di colline con una cresta stretta e ripidi pendii di quasi uguale inclinazione su entrambi i fianchi.
Ciglioni – s.m., terreno in rilievo ai fianchi di un fosso di un dirupo o di un precipizio.
Terrazzamento – s.m., sistemazione di un terreno naturale in forte pendenza attraverso la creazione di una serie di ripiani, detti terrazzi, ciascuno sostenuto da un muretto a secco o da una scarpata erbosa.
Viticoltura – s.f., attività di coltivazione della vite.
Monachesimo – s.m., fenomeno religioso per cui alcuni individui, i monaci, si allontanano dalla vita sociale per vivere secondo i principi della fede.
Enologico – agg., si dice di cose che riguardano il vino.
Spumantizzazione – s.f., procedimento mediante il quale si ottiene lo spumante.
Ballusera – s.f., la bellussera è un antico metodo di coltivazione della vite che prevede la creazione di un impianto ampio dove alti pali in legno sono collegati da fili di ferro disposti a raggiera su cui vengono fatte crescere le viti sollevate da terra.
Autoctono – agg. originario di un luogo.
Vinificazione – s.f. processo attraverso il quale si produce il vino.
Pressurizzato – agg. si dice di un ambiente che mantiene una pressione atmosferica superiore a quella dell’esterno.
Baku, Republic of Azerbaijan, 30 giugno – 10 luglio 2019
Sito Culturale
Paesaggio Culturale
Italia nord-orientale. Regione Veneto
Criteri di Iscrizione
► Criteri
Criterio (v): Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono un paesaggio vitivinicolo risultato dell’interazione tra natura e persone nel corso di diversi secoli. L’adattamento e la trasformazione di questo terreno difficile e della geomorfologia degli hogback ha richiesto lo sviluppo di pratiche specifiche, tra cui: la gestione manuale dei vigneti su pendii ripidi; i terrazzamenti erbosi detti ciglioni, che seguono i profili del terreno stabilizzando suolo e vigneti; e il sistema di coltivazione bellussera che si sviluppò nella zona intorno al 1880. Di conseguenza, i vigneti contribuiscono a creare un caratteristico aspetto “a mosaico” con filari perpendicolari di alti vitigni, intervallati da insediamenti rurali, boschi e boschetti. Nonostante i molti cambiamenti, la storia della mezzadria in questa zona si riflette anche nei modelli paesaggistici.
Integrità
Il perimetro della proprietà è di dimensioni adeguate e contiene le caratteristiche di Eccezionale Valore Universale all’interno di una morfologia topograficamente distinta e intatta. Nonostante i molti cambiamenti e i problemi posti da parassiti, guerre, povertà e l’industrializzazione della viticoltura, molti degli attributi come vigneti, ciglioni e elementi architettonici dimostrano un buon stato di conservazione, e le macchie di foresta sono stati mantenuti. I processi ecologici sono di fondamentale importanza per la sostenibilità del paesaggio e dei vigneti. Le minacce sono attualmente sotto controllo, sebbene lo stato di conservazione di alcuni elementi (in particolare elementi architettonici e urbani nella zona cuscinetto) necessiti di miglioramento, e il cambiamento climatico ha accentuato l’incidenza delle frane. Il paesaggio potrebbe essere vulnerabile a cambiamenti irreversibili dovuti alle pressioni della produzione di Prosecco all’interno di un mercato globale in crescita. Proseguono le tecniche agricole e di viticoltura per il mantenimento dell’integrità del paesaggio, compresa la raccolta manuale.
Autenticità
Le caratteristiche principali della proprietà riguardano il paesaggio particolare, dove la natura e la storia umana hanno plasmato e sono state plasmate da un sistema adattato e specifico per la viticoltura e l’uso del terreno. Nonostante molti cambiamenti, queste caratteristiche dimostrano l’autenticità e sono documentati attraverso fonti come inventari e catasto, dipinti storici e religiosi e documenti storici che dimostrano l’introduzione dei ciglioni e il funzionamento del sistema mezzadrile dai primi registri fondiari del diciottesimo secolo.
Estensione del bene



