Illustrazione Elena Prette
Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, la Città Industriale di Ivrea è un progetto industriale e socio-culturale del XX secolo. La ditta Olivetti produceva macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche e computer fissi. Ivrea rappresenta un modello della moderna città industriale e una risposta alle sfide poste dal rapido cambiamento delle industrie. È quindi in grado di dare una risposta e un contributo alle teorie dell’urbanistica e dell’industrializzazione del XX secolo. L’assetto urbanistico e gli edifici di Ivrea furono progettati da alcuni dei più noti architetti e urbanisti italiani del periodo dagli anni ‘30 agli anni ‘60, sotto la direzione di Adriano Olivetti. La città è composta da edifici per la produzione, l’amministrazione, i servizi sociali e ad uso residenziale, che riflettono le idee del Movimento Comunità che è stato fondato a Ivrea nel 1947, sulla base del libro di Adriano Olivetti del 1945 “l’Ordine politico delle Comunità”. La città industriale di Ivrea rappresenta quindi un esempio significativo delle teorie dello sviluppo urbano e dell’architettura del XX secolo in risposta alle trasformazioni industriali e sociali, compreso il passaggio dall’industria meccanica a quella digitale.
- Valore UNESCO
L’insieme delle architetture olivettiane, sorto tra il 1930 e il 1960, rappresenta l’espressione materiale di una visione nuova e moderna dei rapporti di produzione in risposta alla rapida evoluzione dei processi di industrializzazione degli inizi del Novecento diventandone un modello. Il valore complessivo del sito risiede nell’incontro tra la nuova capacità espressiva propria di queste architetture moderne e il riconoscimento del loro essere parte di un progetto economico e sociale esemplare che vede la fabbrica come un motore di ricchezza per le persone, per il territorio e per l’azienda stessa, insomma per tutta la comunità.
Architettura d’innovazione
Le architetture urbane – edifici, impianti, abitazioni, servizi, percorsi e luoghi di ritrovo – sono state pensate in modo armonico e funzionale e sono un esempio eccezionale della qualità della soluzione proposta e delle modalità di attuazione. Il modello di “Città Industriale del XX Secolo” trova il suo fulcro lungo l’asse di Corso Jervis, dove si verificano significative trasformazioni urbane e territoriali che vedono coinvolti architetti e urbanisti con un disegno ampio di progettazione della città.
Si parte dalle originarie Officine Olivetti del 1896 per passare ai successivi ampliamenti e collegamenti sorti fra il 1939 e il 1962, agli edifici che ospitavano il Centro Studi ed Esperienze e la Centrale Termica, a quelli della mensa, dei servizi sociali e dell’asilo nido, alle case del Borgo Olivetti e del Quartiere Castellamonte, ai due Palazzi Uffici e all’Unità Residenziale di Ivrea Centro.
I Beni
Le costruzioni industriali
Le Officine I.C.O. costituiscono a oggi una delle prospettive urbane industriali del Novecento più note in Europa e sono il fulcro di “Ivrea, Città Industriale del XX secolo”.
La costruzione del blocco delle Officine I.C.O. copre un lungo arco temporale, dal 1898 al 1958; le Officine hanno ospitato la produzione Olivetti fino al 1955 e gli uffici e i laboratori fino al 1997 circa.
Un primo edificio, chiamato “Mattoni Rossi”, progettato da Camillo Olivetti, è parte del complesso originario e verrà completato da quattro ampliamenti.
Il primo ampliamento viene costruito tra 1934 e 1936 su progetto di Luigi Figini e Gino Pollini e vede coinvolto l’Ufficio Fabbricati industriali della fabbrica. La facciata dell’edificio presenta finestre a nastro e alla base dell’edificio una bassa fascia vetrata, che illumina il locale seminterrato di servizio. Il secondo ampliamento (1936-1939) è un corpo di fabbrica di tre piani caratterizzato dall’ingresso alla fabbrica e dalla facciata vetrata. Il terzo ampliamento (1939-1941) progettato nel momento della grande espansione della produzione prebellica della fabbrica, è caratterizzato da un nuovo corpo di fabbrica di tre piani e un piano seminterrato. La facciata è espressione del pensiero di Adriano Olivetti, secondo il quale il lavoratore non doveva essere separato dall’ambiente circostante, ma ricongiunto a esso attraverso le grandi vetrate, che permettevano sia l’ingresso della luce sia di fruire visivamente dell’esterno.
Il quarto ampliamento (1955-1958), detto Nuova I.C.O., è un edificio di tre piani caratterizzato da una pianta quadrata con all’interno un grande cortile e incorpora la struttura delle Officine Meccaniche Olivetti (OMO).
Fanno parte, inoltre, del complesso la Centrale Termica, realizzata su progetto di Eduardo Vittoria, l’Ex Falegnameria e il Centro Studi ed Esperienze Olivetti.
Quest’ultimo edificio ha ospitato all’origine i corsi di formazione per i disegnatori meccanici della Olivetti, un tassello fondamentale nelle politiche industriali e sociali dell’industria. Poi al suo interno trovarono spazio locali per uffici, con affaccio sulle terrazze, e le ampie sale destinate ai disegnatori.
Le costruzioni per i servizi socio-assistenziali
Centro dei Servizi Sociali
L’edificio, progettato da Figini e Pollini, corre parallelo alle Officine I.C.O. Il piano terra è caratterizzato da un portico costellato da pozzi di luce e tagli nella copertura ad aprire lo spazio verso il cielo. La variazione della luce e la disposizione della vegetazione concorrono alla costruzione di un’architettura aperta e trasparente per sottolineare, anche con la sua struttura, la natura pubblica della costruzione. L’edificio è percorribile su più livelli: dal piano terra, grazie alla presenza di scale e percorsi sopraelevati, si sale al primo piano che si affaccia interamente sull’ampio terrazzo a sua volta collegato da rampe di scale ai solarium; tutti spazi inizialmente pensati per essere aperti al pubblico.
I due corpi di fabbrica che lo compongono sono stati rispettivamente l’uno la sede della biblioteca e dei servizi sociali, l’altro dell’infermeria, ospitando nel tempo anche altre attività della complessa macchina dei servizi sociali della fabbrica, comprendente i servizi delle colonie e quelli del fondo di solidarietà interna Olivetti.
Asilo Nido
L’edificio è stato costruito tra il 1939 e il 1941 dagli architetti Figini e Pollini. Gli arredi interni sono stati progettati dall’Ufficio Tecnico interno della Olivetti, diretto in quegli anni dall’architetto Gian Antonio Bernasconi. L’edificio è ancora usato per i servizi all’infanzia gestiti dal Comune di Ivrea. Accanto all’edificio centrale, sulla collinetta vicina, si colloca l’area giochi dell’asilo, non percepibile dalla strada e raggiungibile attraverso una rampa che sale dal cortile interno dell’asilo: l’area era composta da un piccolo portico per il deposito dei giochi e per il riparo dalla pioggia, e da una pergola, una fontana, panchine e tavoli di pietra. Una piscina non profonda sul manto erboso completa l’area.
Mensa Aziendale e Circolo ricreativo
Nella parte retrostante il complesso delle officine, è collocata la mensa aziendale. Il progetto dell’edificio è di Ignazio Gardella (1953-1961), con la partecipazione, nelle fasi di progetto e di cantiere, dell’ingegnere di produzione Roberto Guiducci. L’edificio, immerso nel verde, era destinato ad accogliere nella sala comune fino a 1.600 persone, distribuendo fino a 9.000 pasti al giorno. Nel grande atrio di ingresso era possibile svolgere le diverse attività ricreative e culturali che integravano il tempo del lavoro quotidiano in fabbrica. Nelle sale superiori, infine, gli spazi erano destinati ad altri servizi, ai lavoratori o al riposo e alla lettura.
L’edificio quindi riveste un forte significato simbolico del ruolo che l’architettura viene ad assumere nel progetto di città industriale che si realizza a Ivrea nel secondo dopoguerra: ben distante da una mera strategia di immagine e da una ricerca solo funzionale e tipologica, il progetto di architettura si inserisce in un disegno sociale più vasto, insieme politico e industriale.
Gli edifici residenziali
Tra il 1926 e il 1976 l’Olivetti ha realizzato, anche in collaborazione con enti pubblici, più di 1.200 alloggi, 1.000 dei quali nella città di Ivrea.
Il primo nucleo è formato dalle case per operai di Borgo Olivetti, un insieme di case unifamiliari di due piani ciascuna, con un orto-giardino. Le case hanno uno stile formale tradizionale: tetti a falde, pareti intonacate decorate con motivi floreali, disposizione simmetrica delle aperture, finestre dotate di persiane.
Le case per operai rappresentano una testimonianza della cultura di fabbrica promossa prima da Camillo e poi da Adriano Olivetti.
La Casa popolare di Borgo Olivetti è stata tra i primi esempi in Italia di edilizia popolare finanziata interamente da un’azienda e il primo di un più vasto programma edilizio nazionale lanciato dall’Istituto
fascista per le case popolari, nel quale l’Olivetti ha partecipato attivamente. Il parallelepipedo
presenta una composizione formale riconducibile alle figure geometriche semplici dell’architettura
moderna degli anni Venti e Trenta.
Con le stesse finalità sono da segnalare le case per famiglie numerose, le case quattro alloggi, l’edificio 18 alloggi sempre caratterizzate da volumetrie lineari.
Completano l’aera residenziale le Case per dirigenti, un nucleo composto da sei case unifamiliari a un piano, realizzate su progetto di Marcello Nizzoli e Gian Mario Oliveri tra 1948 e 1952, e l’Unità Residenziale Ovest, progettata nel 1968 da Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola sulla sommità della collina che caratterizza l’area. L’Unità Residenziale Ovest, meglio nota agli abitanti e ai visitatori di Ivrea con il nome di “Talponia”, doveva ospitare i dipendenti Olivetti residenti temporaneamente a Ivrea.
L’edificio è costruito ai margini del parco di Villa Casana e sfrutta il terreno in declivio creato artificialmente per realizzare un complesso su due piani a pianta semicircolare. La sua pianta è completamente interrata ed è lunga circa 300 metri. L’edificio è composto da 13 alloggi duplex e 72 alloggi simplex.
Per saperne di più
Ivrea, modello unico ed eccezionale di Città Industriale
Nel corso del Novecento, Ivrea ha realizzato un modello alternativo e unico di città industriale basato su un sistema sociale e produttivo ispirato alla Comunità. Il concetto di “comunità” racchiude in sé, infatti, valori umani, ambientali e architettonici che hanno fatto di Ivrea la città industriale per eccellenza del XX secolo. Un modello di lavoro, un modello di vita che fa coesistere armonicamente lo spazio economico-produttivo e quello sociale. La città industriale di Ivrea è stata costruita tra il 1930 ed il 1960 da Adriano Olivetti, secondo un progetto alternativo alle esperienze nazionali e internazionali del XX secolo che si sviluppano tendenzialmente in relazione a due modelli differenti: da un lato il modello delle company town, dall’altro quello dei sistemi industriali che si sviluppano nei grandi agglomerati urbani e che hanno avuto un forte impatto sui processi sociali e produttivi.
Il pensiero olivettiano si manifesta in un insieme eccezionale di edifici per l’industria e per i servizi sociali di straordinaria qualità, secondo un modello di sviluppo, alternativo a quelli tradizionali, in cui le politiche sociali costituiscono i presupposti delle opere di architettura moderna e i piani urbanistici ridisegnano la città e il suo contesto territoriale rispondendo alle necessità legate all’evoluzione dei processi di industrializzazione. È un progetto in cui le politiche sociali innovative costituiscono la base per le opere di architettura moderna, che traducono quei concetti in manufatti, e per i piani urbanistici che ridisegnano la città e il suo contesto territoriale.
La filosofia industriale di Adriano Olivetti
La figura di Adriano Olivetti non è paragonabile ad altri imprenditori che affidarono ad architetti di solida fama l’immagine delle proprie fabbriche perché egli ha definito un progetto moderno che comprendeva non solo la costruzione di edifici per la produzione, per i servizi, residenziali e culturali ma anche lo sviluppo di strumenti urbanistici moderni per la pianificazione territoriale. Architettura, urbanistica, design e grafica riuniti in un unico sistema che egli ha portato avanti attraverso l’economia della fabbrica, la politica del Movimento Comunità e la solidarietà del suo spirito di innovatore.
Adriano Olivetti non concepiva la fabbrica come mera unità produttiva, ma come luogo aggregativo centrale della vita della comunità che gravitava sulla fabbrica. In questo senso, il “progetto moderno” di Adriano si è delineato attraverso gli edifici della fabbrica e i piani urbanistici in cui si sono inseriti, ma anche
tramite l’attenzione verso i rapporti sociali tra i lavoratori e la promozione culturale dei prodotti.
Per realizzare il suo progetto si è circondato di figure legate all’ambito della progettazione ma anche provenienti dal mondo culturale e delle scienze umane, che contattava per avere un riscontro diretto sulle problematiche, imposte dalla civiltà industriale, culturali e sociali, prima che architettoniche e urbanistiche, che auspicava a risolvere.
Considerava il capitale umano la chiave per lo sviluppo e la crescita economica nella società della conoscenza; l’insieme di competenze, abilità ed esperienze che l’individuo esercita nel corso della sua vita si forma attraverso l’interazione continua dei singoli individui con il complesso dell’ambiente (naturale, culturale e umano) che li circonda fin dall’infanzia.
Egli stesso ha ricordato che, per questo motivo, “abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino a escludere definitivamente l’idea di una costrizione e di una chiusura ostile”.
Anche i muri ricchi di vetrate sono serviti agli operai per mantenere una relazione con l’ambiente naturale a cui erano legati, dato che per lo più erano provenienti da famiglie contadine. Nella Fabbrica di Adriano Olivetti, inoltre, erano presenti biblioteche, perché riteneva che le capacità produttive dei lavoratori sarebbero state potenziate dall’ampliamento dei loro interessi.
Adriano Olivetti e la Città dell’Uomo
Nel gennaio 1960, poche settimane prima di morire, Adriano Olivetti pubblicava la prima edizione di Città dell’uomo, il suo volume più celebre destinato a diventare un testamento spirituale. Gli scritti e i discorsi raccolti nell’antologia, riproposta oggi in una nuova edizione accresciuta, trasmettono ancora intatta e fortissima la passione civile, a tratti mistica, che li ispirò. Ciò che emerge da queste pagine non è un’idea vagheggiata e astratta di convivenza civile, ma la ricerca attiva e inquieta di un’autentica città dell’uomo, di una società fondata sul rispetto dei valori dello spirito, della scienza e degli ideali inalienabili di giustizia e dignità, perseguiti lontano da ogni retorica, rimanendo vicino al nucleo più intimo e insieme universale dell’uomo.
“La città dell’uomo sorgerà in un mondo liberato dall’asservimento alla forza e allo strapotere del denaro, al termine di quella lotta nel campo materiale e nella sfera spirituale che è l’impegno più alto e la ragione della mia vita. La luce della verità, usava dirmi mio padre, risplende solo negli atti, non nelle parole.”
Protagonisti
Adriano Olivetti
Adriano Olivetti nasce a Ivrea l’11 aprile del 1901. Prosegue l’attività industriale nata col padre Camillo, che nel 1908 fonda a Ivrea “la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”.
Dopo essersi laureato in chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 inizia l’apprendistato nell’azienda paterna come operaio. Nel 1925 compie un viaggio negli Stati Uniti in cui visiterà le fabbriche più avanzate che gli sarà da stimolo sulle diverse concezioni industriali e sul rapporto con i dipendenti. Tornato in Italia, progetta di aggiornare e modernizzare la Olivetti; fra le novità introdotte si trovano idee originalissime e all’avanguardia, caratterizzate da un’attenta e sensibile gestione dei dipendenti. Ecco allora prendere corpo un’organizzazione decentrata del personale, una diversa strutturazione delle funzioni direttive, la razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, lo sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero. Da queste innovazioni nasce il progetto della prima macchina per scrivere portatile che uscirà nel 1932 con il nome di MP1.
La nuova organizzazione fa aumentare in maniera significativa la produttività della fabbrica e le vendite dei prodotti portando Adriano Olivetti a diventare Direttore Generale dell’azienda nel 1932 e poi Presidente nel 1938. A Ivrea avvia la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili, dando origine a un articolato sistema di servizi sociali. In particolare, nel 1937 dà l’avvio alla costruzione di un quartiere residenziale per i dipendenti, su progetto degli architetti Figini e Pollini.
Durante la seconda guerra mondiale si rifugia in Svizzera dove completa la stesura del libro L’ordine politico delle comunità in cui espone la sua proposta di riforma della società articolata attorno all’idea di Comunità come entità centrale per il riassetto territoriale e istituzionale del governo locale.
Nel 1955 fonda l’IRUR – Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale del Canavese – con l’obiettivo di combattere la disoccupazione nell’area canavesana promuovendo nuove attività industriali e agricole. L’anno seguente fonda il Movimento Comunità con cui si presenta alle elezioni amministrative e viene eletto sindaco di Ivrea. Muore improvvisamente nel 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “La nuova economia che immaginiamo contribuisce al progresso materiale e accompagna l’individuo mentre perfeziona la propria personalità e le proprie vocazioni. E tuttavia non impedisce di volgere l’animo verso una meta più alta, non un fine individuale o un profitto personale, ma un contributo alla vita di tutti sul cammino della civiltà.”
Adriano Olivetti, Le fabbriche di bene
► “La città dell’uomo sorgerà in un mondo liberato dall’asservimento alla forza e allo strapotere del denaro, al termine di quella lotta nel campo materiale e nella sfera spirituale che è l’impegno più alto e la ragione della mia vita. La luce della verità, usava dirmi mio padre, risplende solo negli atti, non nelle parole”
Adriano Olivetti, La città dell’Uomo
► “Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere”.
Adriano Olivetti, Il cammino della Comunità
Legami tra i siti Unesco italiani
Ivrea città industriale del XX secolo... Crespi d’Adda
Entrambe rappresentano un esempio innovativo e moderno, di epoche diverse e in rapporto al loro tempo, di relazione tra città e industria. Ivrea città industriale del XX secolo si differenzia però da Crespi d’Adda perché non viene realizzata ex novo secondo un univoco sistema città-fabbrica ma si innesta nel tessuto urbano e lo integra in un arco temporale di 30 anni.
Note bibliografiche
Bibliografia
► Note bibliografiche
Olivetti A., Città dell’uomo, Edizioni di Comunità 2001
Martina Bosica, Il Patrimonio Mondiale UNESCO di Ivrea, città industriale del XX secolo: analisi di
un sistema integrato per la divulgazione dei valori Olivetti nell’età scolare.
- Valore UNESCO
L’insieme delle architetture olivettiane, sorto tra il 1930 ed il 1960, rappresenta l’espressione materiale di una visione nuova e moderna dei rapporti di produzione in risposta alla rapida evoluzione dei processi di industrializzazione degli inizi del Novecento diventandone un modello. Il valore del sito si identifica nelle strutture e nelle funzioni delle architetture moderne inserite in un progetto economico e sociale che vede la fabbrica come un motore di ricchezza per le persone, per il territorio e per l’azienda stessa, insomma per tutta la comunità.
Architettura d’innovazione
Il modello di “Città Industriale del XX Secolo” si sviluppa lungo l’asse di Corso Jervis, con edifici che trasformano la città. Le architetture urbane hanno tutte uno stile simile e sono funzionali; sono un esempio eccezionale della qualità della soluzione proposta e delle modalità di attuazione.
I Beni
Un’intera area della città d’Ivrea viene coinvolta nel progetto della famiglia Olivetti che progetta e realizza tanti spazi con diverse funzioni. Ci sono luoghi destinati al lavoro e alla fabbrica, altri ad abitazione o a servizi utili per la comunità; tutti questi sono inseriti nel perimetro del sito Patrimonio Mondiale perché vanno osservati come un’unica struttura.
Tra le costruzioni industriali vanno ricordate per prime le Officine I.C.O. che sono il fulcro di “Ivrea, Città Industriale del XX secolo”. Le Officine I.C.O. vengono costruite tra il 1898 e il 1958 e hanno ospitato la produzione Olivetti fino al 1955 e uffici e laboratori fino al 1997 circa.
Il primo edificio, chiamato “Mattoni Rossi”, progettato da Camillo Olivetti, è parte più antica ed è costituito da un corpo di fabbrica di due piani a cui seguirono quattro ampliamenti. Da notare nelle facciate di questi edifici è la presenza di grandi vetrate formate da finestre a nastro che permettevano di avere molta luce naturale all’interno e di vedere l’ambiente circostante.
Fanno inoltre parte del complesso la Centrale Termica, l’Ex Falegnameria e il Centro Studi ed Esperienze Olivetti. Quest’ultimo edificio ospitava in origine i corsi di formazione per i disegnatori meccanici della Olivetti; poi al suo interno trovarono spazio locali per uffici, con affaccio sulle terrazze, e le ampie sale destinate ai disegnatori.
Come abbiamo già detto l’intento di Adriano Olivetti era quello creare all’interno della sua fabbrica anche edifici per servizi socio-assistenziali. Il Centro dei Servizi Sociali è composto da due edifici uniti tra di loro da scale e terrazzi ed erano, il primo la sede della biblioteca e dei servizi sociali e il secondo dell’infermeria, dei servizi delle colonie e del fondo di solidarietà interna Olivetti. Era inoltre presente un Asilo Nido, tutt’ora utilizzato. Oltre agli spazi interni era prevista anche un’area giochi all’aperto lontana dalla strada
composta da un piccolo portico per il deposito dei giochi e per il riparo dalla pioggia, da una pergola, una fontana, panchine e tavoli di pietra e da una piscina. Nello spazio adiacente alle officine è collocata la Mensa Aziendale e Circolo Ricreativo, un edificio immerso nel verde, destinato ad accogliere nella sala comune fino a 1.600 persone e a distribuire fino a 9.000 pasti al giorno. Nel grande ingresso era possibile svolgere le diverse attività ricreative e culturali che integravano il tempo del lavoro quotidiano in fabbrica. Nelle sale superiori, infine, gli spazi erano destinati ad altri servizi per i lavoratori o al riposo e alla lettura.
I dipendenti dell’azienda potevano vivere vicino al posto di lavoro perché l’Olivetti realizzò anche edifici residenziali; solo nella città di Ivrea circa un migliaio tra il 1926 e il 1976.
Il primo nucleo è formato dalle case per operai di Borgo Olivetti, un insieme di abitazioni pensate per una sola famiglia con un orto-giardino. A queste si aggiungono: la Casa popolare di Borgo Olivetti, uno tra i primi esempi in Italia di edilizia popolare finanziata interamente da un’azienda; le Case per famiglie numerose; le Case quattro alloggi; l’Edificio 18 alloggi; le Case per Dirigenti, composte da sei case unifamiliari a un piano. Degna di nota è l’Unità Residenziale Ovest, soprannominata dagli abitanti di Ivrea con il nome di “Talponia” che doveva ospitare i dipendenti Olivetti residenti temporaneamente a Ivrea. L’edificio è a due piani e di forma semicircolare e risulta interrato in una collina realizzata artificialmente proprio per ospitare queste abitazioni composte da 85 piccoli alloggi.
Per saperne di più
La filosofia industriale di Adriano Olivetti
Adriano Olivetti non concepiva la fabbrica solo come unità produttiva, ma anche come luogo di aggregazione fondamentale della vita della comunità legata alla fabbrica. In questo senso, il “progetto moderno” di Adriano Olivetti si è delineato attraverso gli edifici della fabbrica e i piani urbanistici in cui si sono inseriti, ma anche tramite l’attenzione verso i rapporti sociali tra i lavoratori e la promozione culturale.
Per realizzare il suo progetto si è circondato di esperti della progettazione, per le questioni architettoniche ed urbanistiche ma anche di persone qualificate in ambito culturale e delle scienze umane, che contattava per risolvere le problematiche legate alla civiltà industriale, di carattere culturale e sociale. Considerava il capitale umano come la chiave per lo sviluppo e la crescita economica nella società; infatti l’insieme di competenze, abilità ed esperienze che ogni persona acquisisce nel corso della sua vita si forma attraverso la collaborazione e il confronto continuo dei singoli individui con l’ambiente (naturale, culturale e umano) che li circonda fin dall’infanzia.
Olivetti ha ricordato che, per questo motivo, “abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l’idea di una costrizione e di una chiusura ostile”.
Anche i muri ricchi di vetrate sono serviti agli operai per mantenere una relazione con l’ambiente naturale a cui erano legati, dato che per lo più gli operai provenivano da famiglie contadine. Nelle fabbriche di Adriano Olivetti, inoltre, erano presenti biblioteche, perché riteneva che le capacità produttive dei lavoratori sarebbero state potenziate dall’ampliamento dei loro interessi.
Protagonisti
Adriano Olivetti
Adriano Olivetti nasce a Ivrea l’11 aprile del 1901. Prosegue l’attività industriale nata col padre Camillo, che nel 1908 fonda a Ivrea “la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”.
Dopo essersi laureato in chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 inizia l’apprendistato nell’azienda paterna come operaio. Nel 1925 compie un viaggio negli Stati Uniti in cui, visitando le fabbriche più avanzate, inizia a ragionare sulle diverse concezioni industriali e sul rapporto con i dipendenti. Tornato in Italia, progetta di aggiornare e modernizzare la fabbrica di famiglia, l’Olivetti; fra le novità introdotte si trovano idee originalissime e all’avanguardia, caratterizzate da un’attenta e sensibile gestione dei dipendenti, da uno studio sulla struttura delle catene di montaggio e dallo sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero. Da queste innovazioni nasce il progetto della prima macchina per scrivere portatile che uscirà nel 1932 con il nome di MP1.
La nuova organizzazione fa aumentare molto la produttività della fabbrica e le vendite dei prodotti, portando Adriano Olivetti a diventare Direttore Generale dell’azienda nel 1932 e poi Presidente nel 1938. A Ivrea avvia la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili. Durante la seconda guerra mondiale si rifugia in Svizzera dove completa la stesura del libro L’ordine politico delle comunità in cui espone la sua proposta di riforma della società attorno all’idea della Comunità.
Nel 1955 fonda l’IRUR – Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale del Canavese – con l’obiettivo di combattere la disoccupazione nell’area canavesana promuovendo nuove attività industriali e agricole. L’anno seguente fonda il Movimento Comunità con cui si presenta alle elezioni amministrative e viene eletto sindaco di Ivrea. Muore improvvisamente nel 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.
Legami tra i siti Unesco italiani
Ivrea città industriale del XX secolo... Crespi d’Adda
Entrambe rappresentano un esempio innovativo e moderno, di epoche diverse e in rapporto al loro tempo, di relazione tra città e industria. Ivrea città industriale del XX secolo si differenzia però da Crespi d’Adda perché non viene realizzata ex novo secondo un univoco sistema città-fabbrica ma si innesta nel tessuto urbano e lo integra in un arco temporale di 30 anni.
Glossario
Glossario
architetture urbane – sono l’insieme degli edifici e delle costruzioni che si trovano all’interno di una città.
fulcro – s.m., punto centrale.
finestre a nastro – Le finestre a nastro sono serramenti utilizzati prevalentemente nelle industrie, nei centri commerciali o amministrativi. Questo particolare sistema permette di coprire con finestre e vetrate, facciate di grandi dimensioni, permettendo alla luce naturale di entrare e di cambiare aria aprendo i serramenti. Questo complesso e innovativo sistema fu inventato dall’architetto francese Le Corbusier.
disegnatori meccanici – il disegnatore meccanico è un tecnico che si occupa di progettare le componenti dei sistemi meccanici e di verificarne la funzionalità.
servizi socio-assistenziali – sono servizi alla persona rivolti a tutti i cittadini perché non si trovino in condizioni di difficoltà per problemi familiari, economici, sociali, relazionali ed educativi.
attività ricreative – attività che servono per divertirsi e per dare momenti sereni.
edilizia popolare – costruzione di alloggi economici da parte dello Stato o, come in questo caso, dall’azienda.
case unifamiliari – è una costruzione progettata per essere abitata da una sola famiglia.
luogo di aggregazione – luogo pensato per incontrarsi.
area canavesana – il Canavese è la zona del Piemonte dove si trova Ivrea.
Movimento Comunità – era un partito politico italiano fondato in Piemonte nel 1947 da Adriano Olivetti. Si proponeva di costruire una società a misura d’uomo dove la comunità costituisse la mediazione fra i singoli individui e lo Stato.
Manama, Bahrain, 24 giugno-04 luglio 2018
Sito Culturale
Centro Storico-Città d’arte, Età Contemporanea
Italia nord-occidentale, Regione Piemonte, Provincia di Torino
Criteri di Iscrizione
Criterio (iv): la città industriale di Ivrea è un insieme di eccezionale qualità architettonica che rappresenta il lavoro di designer e architetti modernisti italiani e dimostra un esempio eccezionale del XX secolo dello sviluppo del design della produzione, tenendo conto di come cambiano le esigenze industriali e sociali. Ivrea rappresenta una delle prime e più alte espressioni di una visione moderna in relazione alla produzione, al design industriale e agli aspetti sociali su scala globale in relazione alla storia dell’edilizia industriale e al passaggio dalle tecnologie industriali meccaniche a quelle digitalizzate. Le caratteristiche della proprietà sono: il piano territoriale della città industriale, gli edifici e gli spazi pubblici e gli edifici residenziali sviluppati da Olivetti (compresi i loro elementi interni esistenti). L’influenza del Movimento Comunità sulla disposizione degli edifici per scopi residenziali e sociali è un importante elemento immateriale, sebbene le funzioni della maggior parte degli edifici non residenziali siano cessate.
Integrità
L’integrità di questa area urbana si basa sull’inclusione di edifici, spazi e assetto urbano necessari per trasmettere il significato dello sviluppo di Ivrea nel XX secolo. Lo stato di conservazione degli elementi della città è variabile. Molti degli edifici residenziali presentano uno stato di conservazione buono/adeguato. Tuttavia, l’integrità della proprietà è considerata vulnerabile a causa di molti fattori e pressioni tra cui la diffusione di nuovi sviluppi urbani, il deterioramento delle condizioni di alcuni edifici industriali chiave e degli interni degli edifici, l’esistenza di alcune nuove costruzioni che ostruiscono la vista all’interno del confine della proprietà e della sua buffer zone e la perdita delle attività e delle finalità originarie a causa del declino della produzione. Anche l’elevato numero di edifici sfitti e la necessità di trovare nuovi usi contribuiscono alla vulnerabile integrità di Ivrea.
Autenticità
L’autenticità di Ivrea si basa sull’elevato numero e sulla qualità dei progetti urbani e architettonici che risalgono al primo periodo dello sviluppo di Ivrea come città industriale. È stata effettuata un’analisi dettagliata dei singoli componenti in termini di forma, design e materiali, della loro posizione e dell’ambiente circostante, e molti elementi hanno mantenuto le loro caratteristiche originali nonostante i cambiamenti di produzione che hanno interessato la città negli ultimi due decenni. Molti edifici residenziali, amministrativi e di servizio sono rimasti intatti, mentre altri sono stati ristrutturati; un gran numero di edifici sono attualmente sfitti, con un futuro incerto. Vi è il rischio di perdita graduale dell’autenticità della proprietà a causa di proposte di ristrutturazione su larga scala, del degrado delle finiture esterne delle facciate e del deterioramento della decorazione e dei dettagli interni. Sono stati compiuti sforzi per sviluppare nuovi usi similari alle loro funzioni originali (come le telecomunicazioni, la produzione o le attività culturali).



