Illustrazione Elena Prette
Il Comitato ha deciso di iscrivere tale area sulla base dei criteri culturali (ii), (iv) e (v) considerando che le impressionanti vestigia delle città di Pompei ed Ercolano, insieme a tutte le loro abitazioni, sepolte dall’eruzione del Vesuvio dell’anno 79 d.C., forniscono una preziosa testimonianza della vita quotidiana e della società in un particolare momento che non trova eguali in nessuna parte del mondo.
- Valore UNESCO
Nel 79 d.C. il Vesuvio esplose con una violenza improvvisa, travolse e cancellò nel giro di poche ore due floridi centri romani, Pompei ed Ercolano, assieme a molte nobili ville che si trovavano nelle zone circostanti. Soltanto a partire dal XVIII secolo si ritrovarono i resti degli insediamenti, che sotto strati di ceneri e pomici erano rimasti in eccezionali condizioni di conservazione. Si tratta di un unicum nella storia mondiale dell’archeologia, generato da un disastro naturale che fisicamente preservò uno spaccato della civiltà romana tardo-repubblicana e alto-imperiale. Pompei era una città di dimensioni contenute ma di grande ricchezza grazie ai suoi traffici commerciali; Ercolano era una località di villeggiatura dell’aristocrazia romana, come testimoniano gli eccezionali ritrovamenti delle sue nobili ville.
Un disastro naturale che segna il mondo antico: l’eruzione del Vesuvio nel I secolo d.C.
Prima della catastrofe, l’area vesuviana era una zona prospera e intensamente abitata. Le falde del Vesuvio erano coperte da vigneti e boschi rigogliosi, mentre le fertili campagne erano costellate da ville rustiche. Pompei era adagiata su un promontorio lavico distante circa un chilometro dalla costa; la città si sviluppava accanto al corso del fiume Sarno, che era navigabile e aveva un porto fluviale. Stabiae e Oplontis si trovavano sulla costa, mentre, a nord di Pompei, Herculaneum era sorta sulle pendici del vulcano, affacciata panoramicamente sul Golfo di Napoli. I centri erano collegati da una fitta rete viaria. Il 24 agosto del 79 d.C., dopo 700 anni di quiescenza, il Vesuvio si risvegliò. L’eruzione fu violentissima e in poche ore cancellò interamente la ricca area di insediamenti romani alle sue pendici, sconvolgendo anche l’assetto idrografico e geomorfologico dei luoghi: sotto metri di ceneri vulcaniche e pomici rimasero imprigionati magnifiche ville, templi, teatri e terme, botteghe e locande, vie e piazze, assieme a quella parte della popolazione incapace di sfuggire alle ceneri roventi e ai vapori venefici. Il fiume Sarno cambiò il suo corso, la linea di costa si modificò avanzando nel mare di alcune decine di metri. Si formò così una prigione di detriti vulcanici, una capsula del tempo che custodì intatti nei secoli i tesori di Pompei, Herculaneum, Stabiae e Oplontis. L’evento fu una delle pagine più drammatiche della storia antica ma si trasformò nella più straordinaria occasione per conoscere la vita quotidiana della civiltà romana.L’eruzione vesuviana
Negli anni precedenti si erano registrati due terremoti di particolare intensità che potevano far prevedere l’imminente risveglio del Vesuvio, ma che gli antichi non interpretarono come un segnale di natura vulcanica. Il primo terremoto si verificò nel 62 d.C. mentre il secondo avvenne nel 64 d.C. I danni provocati agli edifici pompeiani da tali terremoti sono stati individuati dagli archeologi permettendo di comprendere che all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. alcuni di essi erano ancora in corso di ricostruzione. Il fenomeno vulcanico del Vesuvio del 79 d.C. fu di tipo esplosivo. Tutto iniziò la mattina del 24 agosto del 79 d.C. Alle ore 13.00, la prima tremenda esplosione fu causata dalla rottura delle rocce e dalla risalita del magma assieme ai gas. Il cratere del vulcano si scoperchiò e iniziò ad alzarsi una colonna piroclastica che raggiunse poi l’altezza di circa 30 km nelle prime ore della notte. Plinio il Giovane descrisse il ‘pino’ di fumo elevarsi dal Vesuvio, testimoniando che fu visibile fino a decine di chilometri di distanza. Iniziò quindi la pioggia di cenere vulcanica e lapilli. Questa fu la prima fase dell’eruzione. Ercolano, la più vicina alle pendici del vulcano, non venne immediatamente investita dall’eruzione, perché i venti dominanti concentrarono la caduta di pomici e ceneri nell’area a sud-est del Vesuvio e così chi fuggì subito da Herculaneum dirigendosi verso Napoli si salvò. Pompei venne subito travolta dalla pioggia ininterrotta di cenere e lapilli, che offuscò il cielo come fosse notte; i detriti ferivano i fuggiaschi, impedivano il cammino e sfondavano i tetti degli edifici, mentre le scosse causavano frane e crolli. La seconda fase dell’eruzione fu forse ancora più spaventosa ed ebbe luogo all’alba del giorno successivo, il 25 agosto, quando la colonna piroclastica iniziò a collassare su sé stessa dando luogo a quelle che i vulcanologi definiscono le ‘nubi ardenti’ (surge), cioè ondate di materiali incandescenti con temperature tra i 300 e i 500 gradi centigradi e con una velocità di qualche centinaia di chilometri orari. Le nubi ardenti travolsero la superficie vesuviana circostante per diversi chilometri. L’impatto fu violentissimo e annientò ciò che vi era ancora di vivo a Pompei. In pochi minuti, tutto venne imprigionato, tanto che gli scavi riportarono poi alla luce sconvolgenti testimonianze di vita quotidiana, come i cani ancora agganciati alla catena e le forme di pane nei forni. I resti umani delle vittime furono rinvenuti abbracciati o vicini ad armi, lanterne, amuleti, statuette dei Lari o fagotti contenenti gioielli e denaro, gli oggetti più cari e preziosi agguantati nella fuga disperata.Le vittime: il dramma reso eterno nei calchi in gesso
Alcuni studiosi, tra cui il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, affermano che, nella seconda fase dell’eruzione, la morte dei pompeiani non fu quindi per lento soffocamento – come si era creduto a lungo – ma avvenne in modo istantaneo per shock termico, a causa delle ondate ardenti (surge) che impiegarono un paio di minuti ad investire con la loro forza titanica l’abitato di Pompei. Il paesaggio vesuviano al termine dei fenomeni esplosivi del 79 si presentava completamente devastato: Ercolano fu del tutto seppellita sotto uno strato di depositi vulcanici spesso tra i 16 e i 30 metri; nella zona di Pompei i collegamenti viari furono ristabiliti solo nel secolo successivo, ma la città rimase abbandonata. La popolazione di Pompei venne stimata attorno ai 12 mila abitanti, prima del disastro; le vittime ritrovate negli scavi, ad oggi, superano il migliaio (circa 1150 solo in città). I resti umani vennero spesso recuperati in gruppi, ammassati in cortili, in edifici o nelle vie. Alcuni esempi celebri a Pompei sono: i resti dei sacerdoti del tempio di Iside, ritrovati alcuni all’interno dell’edificio, altri all’esterno già in fuga verso le porte della città; la matrona seppellita assieme ai corpi dei gladiatori; le famiglie rinvenute dell’Orto dei Fuggiaschi. Nella seconda metà dell’Ottocento, nel corso degli scavi diretti da Giuseppe Fiorelli tra il 1861 e il 1875, si individuarono nei detriti vulcanici le cavità formate dai corpi dei Pompeiani travolti dal cataclisma: in molti casi, le ceneri avevano aderito alle membra delle vittime prendendo le loro esatte forme. Da Fiorelli venne ideato un metodo per ottenere i calchi delle vittime colando gesso liquido nelle cavità; i calchi che ne risultarono restituirono in modo straordinario i volti, le membra, talvolta gli abiti dei pompeiani. I calchi in gesso possiedono una gestualità drammatica e sconvolgente che impressionò il pubblico ottocentesco e continua oggi a colpire l’animo dei visitatori.I primi scavi archeologici nell’epoca dell’Illuminismo e il mito di Pompei
Al termine dell’eruzione del 79 a.C. Pompei era talmente devastata che non fu possibile il ritorno della popolazione superstite, come invece avvenne a Stabiae. L’imperatore Tito promosse una campagna di soccorso, ma il sito di Pompei fu impiegato solo come fonte di materiali da costruzione dove saccheggiare statue e rivestimenti pregiati. Alla metà del Settecento, Re Carlo di Borbone e sua moglie, appassionata antichista, intrapresero i primi scavi ufficiali nelle aree archeologiche per impadronirsi dei reperti, arricchire il prestigio della Casa reale e allestire di tanto in tanto visite riservate per gli ospiti di lignaggio regale. Non si trattò di scavi scientifici; porzioni di edifici venivano prima spogliate degli elementi più preziosi e poi spesso reinterrate. Molto del patrimonio pompeiano venne trafugato, disperso o danneggiato, tuttavia il mito di Pompei e di Ercolano si diffuse per tutta Europa, e i siti vesuviani entrarono tra le tappe del Grand Tour in Italia di artisti, studiosi e nobili rampolli delle élites europee. Ma tale universale interesse alimentò altresì, tra XVIII e XIX secolo, il fiorire di una ampia letteratura che falsava la realtà delle due antiche città romane, impiantandovi invenzioni romantiche ed equivoci storici. All’inizio dell’800, quando Napoli si trovava sotto il dominio francese, Carolina Bonaparte promosse nuovi scavi, non più con la sola intenzione di recuperare opere d’arte ma con la volontà di far di nuovo emergere le strutture urbane di Pompei e comprendere l’impianto urbanistico della città scomparsa. Poi, i Borbone ritornarono a Napoli e si proseguirono gli scavi, che videro la scoperta straordinaria della Casa del Fauno (1829-1832) con i suoi portentosi mosaici ellenistici. Dopo l’Unità d’Italia, si aprì la stagione dell’archeologia scientifica pompeiana. Gli scavi vennero diretti e affidati al napoletano Giuseppe Fiorelli, che estense le aree di scavo e riordinò le conoscenze acquisite fino a quel momento sul sito con una accurata opera di sistematizzazione. Fiorelli rivoluzionò i metodi di lavoro e formò allievi in grado di proseguire la sua opera, tra i quali è da ricordare Vittorio Spinazzola. Dal 1924, l’archeologo Amedeo Maiuri si impegnò nella direzione degli scavi a Pompei ed Ercolano e fu abile divulgatore di molte delle verità nascoste del sito pompeiano. Pompei è oggi una città-museo a cielo aperto, che permette esperienza unica al mondo e ai tutti i visitatori rivolge l’appello di una collettiva e rispettosa tutela.Pompei
Le campagne di scavo fino ad oggi hanno riportato alla luce 44 ettari di trama urbana, sui circa 65 che occupava l’antica Pompeii. La città aveva un impianto ippodameo, con quartieri regolari e vie perpendicolari, scandite da due decumani (est-ovest) e tre cardini (sud-nord). I quartieri nobili non erano distinti da quelli popolari e commerciali, poiché in molti casi i fronti delle case affacciati sulle vie ospitavano le tabernae, botteghe d’artigiani e commercianti; le case più lussuose potevano trovarsi nella stessa insula in cui vi erano case di livello medio o appartamenti per i servi o famiglie di mercanti. L’edilizia residenziale pompeiana è una delle testimonianze più complete e interessanti dell’abitare nell’antichità. Vi sono diverse tipologie, che intrecciano modelli italici con forme tipicamente ellenistiche, e documentano le fasi evolutive della domus romana. Tra le più famose case pompeiane, vi sono: la Casa del Chirurgo, tipico esempio di casa romana italica, che deve il suo nome al recupero al suo interno di una collezione di strumenti chirurgici; la Casa del Fauno, la Casa degli Amanti; la famosa Villa dei Misteri, con un ciclo di affreschi che evocano riti misterici dionisiaci; l’enorme Casa del Centenario; raffinate ville con terrazze digradanti verso il mare, Villa del Bracciale d’oro e Villa di M. Fabius Rufus. La zona forense di Pompei – cioè degli edifici pubblici e di circostanti edifici sacri – si concentrava nella zona meridionale dell’impianto urbano, dove si trovava il Foro Civile e il Foro Triangolare; è stato ipotizzato che questa sia l’area più antica, osservando l’andamento delle strade che qui sono più curvilinee. Nel Foro Triangolare, che era delimitato da un grandioso colonnato, si ergeva in una posizione visibile anche dal mare l’antico Tempio di Atena ed Ercole. La zona dei teatri si sviluppava verso Est e si componeva del Teatro Grande, della Palestra Sannitica, della Caserma dei Gladiatori, dell’Odeion. L’Odeion era un teatro con una parziale copertura superiore, dedicato agli spettacoli di canto e danza molto popolari in età augustea. Vi erano poi il Tempio di Iside e il Tempio di Esculapio. Nell’estremo margine urbano di Sud-Est vennero edificati nel II secolo d.C. la Palestra Grande e l’Anfiteatro. Il Foro Civile era l’are pubblica più importante e vasta, dedicata al commercio nella Pompei sannitica, successivamente impiegata anche per gare e giochi. Il Foro venne modificato nel II secolo a.C., con la dotazione di porticati e di una pavimentazione, e, in seguito, di archi di trionfo; sempre nel II secolo a.C. sorsero gli edifici vicini della Basilica e del Comitium, aventi funzioni politiche e giudiziarie. Il Tempio di Apollo era situato a Sud-Ovest del Foro, mentre il Tempio di Giove ne occupava il lato minore a Nord. Diversi erano gli impianti termali: le Terme Stabiane, le più sontuose; le Terme Repubblicane, vicine al Foro Triangolare; le Terme Centrali, le più recenti e in costruzione all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. Pompei era una città fiorente grazie ai traffici commerciali marittimi e le attività artigianali, sull’asse viario tra Nocera e Napoli. Nel II secolo conobbe una straordinaria stagione di prosperità e crescita demografica che si espresse nell’ampliamento del tessuto urbano con nuovi quartieri, nel rinnovamento delle mura, dei templi e di molte abitazioni. A Pompei si incontrarono le grandi civiltà del Mediterraneo antico: Greci, Etruschi, Sanniti, Romani abitarono l’area vesuviana dando vita ad un eccezionale amalgama culturale che oggi può essere letto per individuare le radici dell’uomo Europeo.Ercolano
Durante i lavori per scavare un pozzo presso Ercolano, vennero rinvenuti dagli operai dei blocchi di marmo levigato, che secoli più tardi si identificarono appartenenti al teatro di Herculaneum. Era il 1710 e iniziò da quel momento la riscoperta delle antiche città sepolte di Ercolano e Pompei, che attirò schiere di visitatori, studiosi e curiosi, accendendo una febbre d’archeologia che incendiò l’Europa intera. Herculaneum si sviluppava su un promontorio di tufo vulcanico e l’abitato digradava verso il mare, affacciandosi sul Golfo di Napoli. Le fonti antiche narrano che la sua particolare posizione la rendeva una città salubre in ogni stagione. Per questo motivo e per la bellezza del luogo, Ercolano era un luogo residenziale amato dal patriziato locale. Attualmente è stato riportato alla luce soltanto un quarto dei circa 20 ettari che occupava il tessuto urbano; la zona degli edifici pubblici e sacri giace ancora sotto l’abitato moderno, mentre si è scavato nell’area della città antica occupata da ville e abitazioni private che variano in forme, dimensioni e ricchezza, ma sembrano attestare un alto livello di benessere e agiatezza diffusi nella popolazione. Nel sito, è stato ritrovato un imponente impianto termale e sono ritornate alle luce alcune ville sontuose, tra le quali la più celebre è la Villa dei Papiri (1750), nobile struttura suburbana privata, oggi non interamente sterrata, che era dotata di una biblioteca e di un peristilio con una vasta collezione di statue, fortemente ispirati alla cultura ellenistica. La villa venne ritrovata per caso durante la costruzione di un pozzo; le prime indagini, tramite cunicoli, partirono nel 1750 sotto la direzione di Rocque de Alcubierre.Oplontis
Oplontis giaceva nell’area dell’attuale Torre Annunziata, distava da Pompei circa 5 km e vi si concentravano residenze nobiliari e di alti dignitari. Vi era un impianto termale, magazzini per le provviste, strutture per accogliere i viaggiatori. Oplontis venne completamente distrutta dall’eruzione del 79 d.C. e lo sviluppo dell’abitato moderno ha permesso di recuperare soltanto una parte limitata dell’insediamento romano. Sono state rinvenute due eccezionali ville, la Villa A e la Villa B. Della Villa A è stata rintracciata l’appartenenza alla seconda sposa dell’imperatore Nerone, Poppea Sabina. La Villa di Poppea era un grandioso complesso, oggi non interamente riportato alla luce, che faceva parte dei possedimenti imperiali. Sembra che nel 79 d.C. non fosse abitata e vi fossero in corso dei lavori di ristrutturazione forse a causa delle attività sismiche della zona e del passaggio a nuovi proprietari. Possedeva un notevole apparato decorativo con pitture parietali e statue romane copie di originali greci; vi era una grande piscina, giardini e colonnati. Vi è poi la Villa B, attribuita a L. Crassius Tertius, che costituiva forse una grande insula; vi si trovava un peristilio dorico al piano terra affiancato a magazzini e stanze dove venivano raccolte le merci prima di essere inviate ai vari mercati. Tutto il piano terra era destinato alla commercializzazione di prodotti alimentari e vi sono state ritrovate molte anfore di vario tipo, per il vino, l’olio, la frutta, mentre il piano superiore ospitava gli appartamenti del proprietario dell’azienda.Per saperne di più
Breve storia di Pompei
La città di Pompei nasce con un fenomeno di sinecismo dei villaggi esistenti nella vallata del Sarno, testimoniati dalla presenza di numerose necropoli datate tra IX-VII secolo a.C. La sua fondazione sembra risalire al VII secolo a.C.; le colonizzazioni greche in Campania stimolarono la nascita di due importanti centri, Nuceria (Nocera), nell’alta valle del Sarno, e Pompei, alla foce del fiume, in grado di fungere da mediatrici tra la componente greca ed etrusca. Pompei subì profonde influenze greche ed etrusche (VI-V secolo a.C.), riconoscibili nella cultura materiale. Nel corso del V secolo a.C. Pompei, come altre città della Campania, venne occupata da popolazioni provenienti dall’interno, cui le fonti danno diversi nomi a seconda del distretto territoriale. Pompei venne occupata dai Sanniti, popolazione italica che parlava l’osco. Nella Pompei sannitica, si sviluppò una società di tipo urbano retta da un ordinamento oligarchico in mano alle famiglie dominanti che eressero le loro dimore gentilizie. Vi era un clima di apertura culturale, nel quale si posero le basi per il futuro destino di ricchezza commerciale. Il II secolo a.C. è considerato il secolo d’oro di Pompei. Fu un periodo di ripopolamento e prosperità che diede impulso all’edilizia pubblica e privata sul modello greco-ellenistico. Si costruirono grandi domus, con la fusione di due modelli di abitazione: la casa italica ad atrio e la domus ellenistica a peristilio. Si rimodernarono o inaugurarono i più importanti edifici pubblici sacri e civili, come ad esempio: il Tempio di Apollo, principale luogo di culto; la Basilica, luogo della giustizia e degli affari; il Macellum o mercato; il Comitium, per le assemblee; i porticati del Foro. Aumentarono i traffici, grazie al porto fluviale che rese Pompei uno scalo importante nel Mediterraneo; si svilupparono le attività artigianali e in particolare, grazie alle caratteristiche climatiche e del terreno, fiorì la coltura della vite e la produzione vino. Pompei mantenne rapporti di alleanza con Roma, ma allo scoppio della guerra civile compare tra le città insorte e subì l’assedio da parte di L. Cornelio Silla nell’89 a.C. La città sembra comunque aver usufruito delle disposizioni della Lex Plautia Papiria che in quello stesso anno riconobbe il diritto di piena cittadinanza alle città alleate di Roma. Nel corso della prima guerra civile la città si schierò a favore di Mario contro Silla, nell’80 a.C., travolte le ultime resistenze mariane, Pompei venne privata del suo statuto di municipium e dovette accogliere una colonia di veterani dell’esercito sillano costituita da 2000 famiglie. La città venne ribattezzata Colonia Veneria Cornelia Pompeianorum. La parte italica della popolazione subì confische e fu allontanata dalla vita politica. Iniziò quindi la sua vocazione di luogo residenziale per le ricche gentes senatorie e patrizie, che edificarono ville di campagna e prosperi fondi agricoli nei territori circostanti. Si rinnovarono molte residenze patrizie urbane e suburbane, per renderle adeguate ad ospitare anche momenti della vita politica, sociale e di rappresentanza dei nuovi proprietari. Anche l’assetto degli edifici pubblici mutò con restauri e nuove introduzioni, che quasi sempre giunsero a soluzioni contaminate tra tecniche e strutture tipiche romane con modelli ellenistici e italici: le Terme Stabiane e il Foro vennero rinnovati, mentre si realizzarono le nuove Terme del Foro e monumenti per il culto della famiglia imperiale come il Tempio della Fortuna Augusta; l’Anfiteatro trovò spazio nella zona orientale della città.La tecnica di scavo archeologico in età borbonica
Nel primo periodo di scavi archeologici moderni nell’area vesuviana, venne impiegata una tecnica particolare, che aveva l’obiettivo di recuperare tutti i materiali e le opere asportabili (statue, mobilio, vasellame, dipinti e mosaici, pavimentazioni e lastre marmoree) e non quello di riportare alla luce le strutture edilizie. La tecnica settecentesca messa in atto dagli ufficiali borbonici era quella di scavare dei pozzi verticali per scendere fino al livello dell’insediamento antico, quindi aprire dei cunicoli orizzontali che seguivano l’andamento degli edifici. Non vi era una pianificazione delle attività di sterro, tanto che alcune delle scoperte più sensazionali avvennero fortunosamente, come il ritrovamento della Villa dei Papiri di Ercolano nel 1750. Era impiegata la forza lavoro di soldati e prigionieri, i quali scavano a mano, al lume di lanterne ed erano esposti a molti rischi mortali, come crolli o esalazioni di gas vulcanici.Casa del Fauno a Pompei
È una celebre casa pompeiana; deve il suo nome dalla statua in bronzo di un Fauno danzante che era posta nell’impluvium dell’atrio. È un complesso molto esteso che occupava un intero isolato e venne rinnovato alla metà del II secolo a.C.; la facciata riprendeva i palazzi orientali e sui fronti che davano sulla strada vi erano delle piccole tabernae (botteghe), come era uso in molte case pompeiane. Nella domus vi era una lussuosa decorazione parietale e musiva, quest’ultima ispirata a opere ellenistiche. Il ritrovamento della casa (1829-32) costituì un evento archeologico sensazionale, che ebbe eco in tutta Europa. È famoso il Mosaico di Alessandro, in cui il sovrano macedone è ritratto in battaglia contro il re persiano Dario III. I mosaici sono ora esposti nella collezione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.Il tempio di Iside a Pompei: culti egizi nel sincretismo culturale della Roma tardorepubblicana
Il tempio di Iside era il principale edificio sacro dedicato ai culti egizi. Si trovava nella zona meridionale della città, accanto ad altri templi, nella zona dei teatri. Il tempio venne ritrovato nel 1764 e l’elevato grado di conservazione dell’edificio, quasi intatto nelle decorazioni e negli arredi, ebbe una grande risonanza. Affreschi e arredi del tempio vennero rimossi e ora sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il culto antichissimo della dea egizia, diffuso in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C., era praticato in particolare dai ceti bassi di Pompei per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte legato alle vicende della dea Iside che, recuperate le diverse parti dello sposo Osiride, ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth, le ricompose e gli ridiede vita con le sue arti magiche divenendo così la divinità dispensatrice di vita, collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Al centro del cortile porticato si trova il tempio su alto podio; nello spazio antistante stanno l’altare, la fossa per lo scarico delle offerte e un piccolo edificio (purgatorium) al cui interno una scala porta al bacino cui attingere l’acqua per le offerte, che si diceva fosse alimentato direttamente dal Nilo. Alle spalle del tempio un’ampia sala era dedicata alle riunioni degli iniziati (ekklesiasterion), in una più piccola (sacrarium) erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea. Il tempio, danneggiato dal terremoto del 62 d.C., venne restaurato da Numerio Popidio Celsino a sue spese; per questo venne ammesso all’ordine dei decurioni, gli amministratori della città, malgrado avesse solo sei anni.La Villa dei Papiri, celebrazione della cultura ellenistica
La Villa dei Papiri era una villa suburbana situata in una posizione panoramica sul mare, a Nord-Ovest dell’antico centro di Herculaneum. Il suo nome si deve al ritrovamento al suo interno di più di 1000 rotoli di papiro che appartenevano a una ancora più vasta biblioteca, ritrovati in scaffali e casse di legno. Molti dei testi ritrovati sono attribuiti a Epicureo e alla sua scuola. La villa, scoperta per caso nel 1750, si trova ancora sepolta per gran parte sotto uno strato di 25 metri di terreno ma doveva svilupparsi in un complesso imponente, a terrazzamenti, che seguiva la linea di costa e misurava circa 250 metri. Nella villa spiccavano il grande peristilio rettangolare e un peristilio quadrato; si tratta di una delle ville più sfarzose individuate, poiché nessun’altra la supera nella ricchezza dell’arredo scultoreo rinvenuto, che componeva una vasta e preziosa galleria, frutto di un progetto unitario. L’analisi delle opere della galleria ercolanese può far luce sulle caratteristiche culturali e ideologiche possedute dal suo proprietario e, per estensione, dalla classe aristocratica romana all’alba dell’età imperiale. Il programma decorativo della villa è ritenuto dalla critica ispirato dal gusto e dalla formazione culturale del committente, senza dubbio un esponente della nobilitas filoellena della tarda età repubblicana-prima età imperiale. La maggior parte delle opere è una copia databile tra la metà e la fine del I secolo a.C. di originali greci del V-III secolo a.C. Il grande peristilio rettangolare era decorato con busti di koúroi, fanciulle ed erme marmoree di personaggi politici, letterati, filosofi, poeti, oratori greci del IV e III secolo a.C.; vi erano poi statue marmoree e in bronzo raffiguranti il dio Pan, Hermes, Athena Promachos, satiri e altri animali come un daino e un cinghiale – le decorazioni sul tema animale in stile ellenistico sono comuni anche in altre ville pompeiane e tipicamente decoravano fontane e giardini. La filosofia che ispira il programma decorativo celebrava il sapiente che aveva conquistato la sofía attraverso i grandi poeti, oratori e filosofi greci e su tale sapienza aveva basato il suo impegno nella vita pubblica, alla ricerca dei valori supremi della pax, della concordia, della virtus, dell’humanitas, come insegnava Cicerone. Il proprietario e collezionista della Villa del Papiri era dunque un eclettico, raffinato connoisseur dell’arte e della cultura della tradizione greco-asiatico ed un esponente dell’aristocrazia politica romana. Un candidato probabile secondo gli studiosi potrebbe essere Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare, protettore dell’epicureo Filodemo di Gadara, e che ricoprì la carica di console nel 58 a.C.; tuttavia, secondo altre indagini, il proprietario potrebbe essere Appio Claudio Pulcro, figura di spicco della società ercolanese, console nel 54 a.C., noto per le sue tendenze filoelleniche.Pompeianesimo tra arte, letteratura e cinema
Pompei con la sua unicità influenzò molti poeti, scrittori, artisti e cineasti. Pompei fu inserita nelle rotte del Grand Tour in Italia, la moda settecentesca del ‘viaggio culturale’ diffusa tra i più nobili giovani aristocratici europei. I vedutisti ottocenteschi furono affascinati dal paesaggio delle rovine, i poeti si ispirarono alla città che divenne simbolo della caducità umana e della nullità dell’uomo davanti alla natura. Anche i compositori trovarono nella vicenda di Pompei un soggetto ideale, come Giovanni Pacini che musicò l’opera L’ultimo giorno di Pompei. Nel 1838, Edward Bulwer-Lytton pubblicò il romanzo storico Gli ultimi giorni di Pompei che ancora oggi è considerato un bestseller. Pompei entrò nel cinema nel 1908 con la prima pellicola cinematografica tratta dal romanzo di Bulwer-Lytton, seguita da più spettacolari versioni successive nel 1913 e nel 1926 – quest’ultima con la regia di Carmine Gallone e Amleto Palermi; anche Mario Bonnard e Sergio Leone nel 1959 si cimentarono in una nuova trasposizione. Gli scenari pompeiani vennero poi richiamati in molte altre pellicole del genere peplum e in film d’autore, come in Viaggio in Italia (1953) di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman. La più recente versione cinematografica è quella hollywoodiana con la regia di Paul W. S. Anderson, il quale nel suo Pompei (2014) ha realizzato mozzafiato effetti speciali in 3D. Innumerevoli inoltre sono stati i video documentari, tra cui è da ricordare Pompei dal British Museum (2013), molto accurato e anch’esso con ricostruzioni digitali spettacolari.Protagonisti
Plinio il Giovane
Plinio il Giovane (I secolo d.C.)Plinio il Giovane è lo storico testimone diretto di cosa accadde quel giorno. Plinio scrisse due lettere, indirizzate allo storico Tacito (Epistola, VI, 16; Epistola, VI, 20), nelle quali riportò la cronaca dettagliata di quei momenti catastrofici. Tali lettere costituiscono l’inizio della vulcanologia e vennero consultate fino in età moderna per tracciare il modello dell’eruzione del Vesuvio. La testimonianza di Plinio, che riuscì a mettersi in salvo, venne confrontata con lo studio stratigrafico dei depositi vulcanici e permise di ricostruire quello che avvenne esattamente. Nell’eruzione morì anche lo zio di Plinio, il celebre naturalista Plinio il Vecchio, accorso per portare aiuto agli abitanti e osservare gli strabilianti fenomeni vulcanici.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Ercole […] fondò una piccola città nel luogo ove le sue navi erano ancorate, città che prese il nome da lui e che è ora abitata dai Romani, posta fra napoli e Pompei, e provvista di un porto sicuro in tutte le stagioni”
Dionisio di Alicarnasso, Antiquitates Romanae, I, 44, 1
► “[…] Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi […]. Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare […]. […] Agli sguardi ancor trepidanti il paesaggio appariva mutato e ricoperto da una spessa coltre di cenere, come fosse nevicato. […] Prevaleva il timore; giacché le scosse di terremoto continuavano e molti fuor di senno con delle previsioni terrificanti crescevan quasi a gioco i propri e gli altrui malanni […]”.
Plinio il Giovane
► “Ecco il Vesuvio, che ieri ancora era verde delle ombre di pampini:
qui celebre uva spremuta dal torchio aveva colmato i tini.
Questa giogaia Bacco amò più dei colli di Nisa:
su questo monte ieri ancora i Satiri eseguirono il girotondo.
Qui c’era la città di Venere, a lei più gradita di Sparta;
qui c’era la città che ripeteva nel nome la gloria di Ercole.
Tutto giace sommerso dalle fiamme e dall’oscura cenere:
gli dei avrebbero voluto che un tale scempio non fosse stato loro permesso”.Marco Valerio Marziale Ep. IV, 44
► “Domenica andammo a Pompei. Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credi sia difficile trovare qualcosa di più interessante… Trovammo lì una simpatica e allegra comitiva di napoletani, gente molto schietta e di umor lieto. Pranzammo a Torre Annunziata, con la tavola disposta proprio in riva al mare. […] A me basta che quell’immagine rimanga nel mio spirito, e tornerò volentieri, quando sarà il momento, nel mio montuoso paese”.
J.W. Goethe, Viaggio in Italia, 1816
► “L’arena, pur essendo molto più esigua di Quella di Verona o di Pola, s’impone per la sua grandiosità, messa in rilievo dal carattere scarno delle rovine, proprio come piacciono a me, grige e austere, invase dalle erbe e incorniciate da un paesaggio veramente divino”.
Massimiliano d’Asburgo, Diario, 1851
► “Del resto la scoperta di Ercolano e di Pompei è l’impresa più romantica del Sette e Ottocento, e la storia degli scavi narrata nei loro grandi e piccoli attori, negli avvenimenti e rivolgimenti politici che la accompagnarono, nelle polemiche e gelosie degli eruditi, negli entusiasimi e nell’ispirazione letteraria poetica e artistica che suscitò, è uno dei capitoli più interessanti della cultura europea”
Amedeo Maiuri, Presentazione, in Egon Corti, Ercolano e Pompei (Einaudi, Torino, 1957, p. 9)
► “Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra/
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna/
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre/
Quasi volessi ripenetrare in lei/
Quando al meriggio il cielo si è fatto nero./
Invano, perché l’aria volta in veleno/
È filtrata a cercarti per le finestre serrate/
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti/
Lieta già del tuo canto e del tuo timido riso./
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata/
A incarcerare per sempre codeste membra gentili./
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,/
Agonia senza fine, terribile testimonianza/
Di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme. […]”Primo Levi, La bambina di Pompei, in Opere, Einaudi, 1997
Legami tra i siti Unesco italiani
Pompei e... i siti legati a Roma antica
Pompei è la più completa testimonianza della civiltà romana nei primi decenni dell’Impero. Pompei e i vicini siti archeologici vesuviani fanno luce su tanti aspetti della vita romana sotto diversi profili storico, urbanistico, culturale, politico, sociale, antropologico. A Pompei si possono studiare le forme evolutive dell’edilizia pubblica e privata, con l’eccezionale rassegna di ville urbane, suburbane e ‘marittime’ e le loro gallerie di pitture parietali, pavimentazioni musive e apparati scultorei decorativi, le istituzioni della politica e del culto, le produzioni artigianali, le attività commerciali, l’educazione dei fanciulli, e poi gli spettacoli, le feste, i giochi. Si trovano testimonianze precise e reperti che svelano abitudini culinarie e mediche, persino la moda del tempo come abiti, gioielli, accessori femminili, profumi, vetri ed una infinita serie di dettagli sulla quotidianità. Tra i Siti italiani del Patrimonio Mondiale legati a questo periodo storico troviamo ovviamente, la città di Roma che rappresenta la civiltà romana in tutta la sua parabola storica; un raffronto con le sue espressioni architettoniche private e monumentali coeve, potrà svelare i tratti peculiari delle strutture pompeiane. Anche la vicina Paestum (che è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel Sito denominato Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), benché celebre per i templi dorici greci, offre testimonianze della civiltà romana, di cui divenne colonia nel 273 a.C., in particolare per quanto riguarda l’edilizia pubblica. Vi si trovano il Foro, che soppiantò l’agorà, circondato da tabernae, il Comitium con una cavea circolare e gradinata, l’Anfiteatro del I secolo a.C., la Basilica, il Macellum o mercato coperto e le Terme d’età imperiale, strutture tipiche dell’abitato romano. L’Area archeologica di Aquileia rappresenta un altro Sito UNESCO che testimonia la civiltà romana, poichè Aquileia fu una importante e prospera città imperiale. Sono oggi visitabili il Foro, l’antico Porto fluviale, le Mura, il Macellum, le Terme, il Mausoleo, il Circo e l’Anfiteatro, le Mura. Villa Adriana a Tivoli, spettacolare villa imperiale romana suburbana (II secolo d.C.) creata dall’imperatore Adriano a celebrazione del suo potere e della sua cultura, e Villa Romana del Casale, a Piazza Armerina, un esempio di villa romana di epoca tardoimperiale (IV secolo d.C.), sono facilmente affiancabili alle sontuose residenze che ritroviamo a Pompei, immagini dell’élite culturale e sociale romana.Note bibliografiche
Bibliografia
Pompei. La vita ritrovata, a c. di F. Coarelli, Udine, 2002
AA.VV., Pompei, vv. I-II, Napoli, 1992
E. Corti, Ercolano e Pompei: morte e rinascita di due città, presentazione di A. Maiuri, Einaudi, Torino, 1963
E. Corti, Ercolano e Pompei, Einaudi, Torino, 1957
E. De Carolis, G. Patricelli, Vesuvio 79 d.C.: la distruzione di Pompei ed Ercolano, L’Erma di Bretschneider, Roma, 2003
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A. Maiuri, L’ultima fase edilizia di Pompei, Roma 1942
A. Maiuri, Pompei ed Ercolano fra case e abitati, Le Tre Venezie, Padova, 1950
A. Maiuri, Pompei, Ercolano e Stabia, le città sepolte dal Vesuvio, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1961
G. Mastrolorenzo, P. Petrone, L. Pappalardo, F.M. Guarino, Lethal Thermal Impact at Periphery of Pyroclastic Surges: Evidences at Pompeii, “PlosOne”, June 15, 2010
F. Pesando, M.P. Guidobaldi, Pompei, Oplontis, Ercolano, Stabiae, Laterza, Bari, 2006
G. Stefani, I calchi, Pompei 2010
M.R. Wojcik, La Villa dei Papiri ad Ercolano : contributo alla ricostruzione dell’ideologia della nobilitas tardorepubblicana, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1986
- Valore UNESCO
Nel 79 d.C. il Vesuvio esplose con una violenza improvvisa, travolse e cancellò nel giro di poche ore due centri romani, Pompei ed Ercolano, assieme a molte nobili ville che si trovavano nelle zone circostanti. Soltanto a partire dal XVIII secolo si ritrovarono i resti degli insediamenti, che sotto strati di ceneri e pomici erano rimasti in eccezionali condizioni di conservazione. Si tratta di un unicum nella storia mondiale dell’archeologia, generato da un disastro naturale che preservò uno spaccato della civiltà romana tardo-repubblicana e alto-imperiale. Pompei era una città di dimensioni contenute ma di grande ricchezza grazie ai suoi traffici commerciali; Ercolano era una località di villeggiatura dell’aristocrazia romana, come testimoniano gli eccezionali ritrovamenti delle sue nobili ville.
Un disastro naturale che segna il mondo antico: l’eruzione del Vesuvio nel I secolo d.C.
Prima della catastrofe, l’area vesuviana era una zona prospera e intensamente abitata. Le falde del Vesuvio erano coperte da vigneti e boschi rigogliosi, mentre le fertili campagne erano costellate da ville rustiche. Pompei era adagiata su un promontorio lavico distante circa un chilometro dalla costa; la città si sviluppava accanto al corso del fiume Sarno, che era navigabile e aveva un porto fluviale. Stabiae e Oplontis si trovavano sulla costa, mentre, a nord di Pompei, Herculaneum era sorta sulle pendici del vulcano, affacciata panoramicamente sul Golfo di Napoli. I centri erano collegati da una fitta rete viaria. Il 24 agosto del 79 d.C., dopo 700 anni di quiescenza, il Vesuvio si risvegliò. L’eruzione fu violentissima e in poche ore cancellò interamente la ricca area di insediamenti romani alle sue pendici, sconvolgendo anche l’assetto idrografico e geomorfologico dei luoghi: sotto metri di ceneri vulcaniche e pomici rimasero imprigionati magnifiche ville, templi, teatri e terme, botteghe e locande, vie e piazze, assieme a quella parte della popolazione incapace di sfuggire alle ceneri roventi e ai vapori venefici. Il fiume Sarno cambiò il suo corso, la linea di costa si modificò avanzando nel mare di alcune decine di metri. Si formò così una prigione di detriti vulcanici, una capsula del tempo che custodì intatti nei secoli i tesori di Pompei, Herculaneum, Stabiae e Oplontis. L’evento fu una delle pagine più drammatiche della storia antica ma si trasformò nella più straordinaria occasione per conoscere la vita quotidiana della civiltà romana.L’eruzione vesuviana
Negli anni precedenti si erano registrati due terremoti di particolare intensità (nel 62 e poi nel 64 d.C.) che potevano far prevedere l’imminente risveglio del Vesuvio, ma che gli antichi non interpretarono come eventi legati al vulcano. I danni provocati agli edifici pompeiani da tali terremoti sono stati individuati dagli archeologi permettendo di comprendere che all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. alcuni di essi erano ancora in corso di ricostruzione. Il fenomeno vulcanico del Vesuvio del 79 d.C. fu di tipo esplosivo. Tutto iniziò la mattina del 24 agosto del 79 d.C. Alle ore 13.00, la prima tremenda esplosione fu causata dalla rottura delle rocce e dalla risalita del magma assieme ai gas. Il cratere del vulcano si scoperchiò e iniziò ad alzarsi una colonna piroclastica che raggiunse poi l’altezza di circa 30 km nelle prime ore della notte. Iniziò quindi la pioggia di cenere vulcanica e lapilli. Questa fu la prima fase dell’eruzione. Ercolano, la più vicina alle pendici del vulcano, non venne immediatamente investita dall’eruzione, perché i venti dominanti concentrarono la caduta dei pomici e ceneri nell’area a sud-est del Vesuvio. Chi fuggì subito da Herculaneum dirigendosi verso Napoli si salvò. Pompei venne subito travolta dalla pioggia ininterrotta di cenere e lapilli, che offuscò il cielo come fosse notte; i detriti ferivano i fuggiaschi, impedivano il cammino e sfondavano i tetti degli edifici, mentre le scosse causavano frane e crolli. La seconda fase dell’eruzione fu forse ancora più spaventosa ed ebbe luogo all’alba del giorno successivo, il 25 agosto, quando la colonna piroclastica iniziò a collassare su sé stessa dando luogo a quelle che i vulcanologi definiscono le ‘nubi ardenti’ (surge), cioè ondate di materiali incandescenti con temperature tra i 300 e i 500 gradi centigradi e con una velocità di qualche centinaia di chilometri orari. Le nubi ardenti travolsero la superficie vesuviana circostante per diversi chilometri. L’impatto fu violentissimo e annientò ciò che vi era ancora di vivo a Pompei. In pochi minuti tutto venne imprigionato, tanto che gli scavi riportarono poi alla luce sconvolgenti testimonianze di vita quotidiana, come i cani ancora agganciati alla catena e le forme di pane nei forni. I resti umani delle vittime furono rinvenuti abbracciati o vicini ad armi, lanterne, amuleti, statuette dei Lari o fagotti contenenti gioielli e denaro, gli oggetti più cari e preziosi agguantati nella fuga disperata.Pompei
Le campagne di scavo fino ad oggi hanno riportato alla luce 44 ettari di trama urbana, sui circa 65 che occupava l’antica Pompeii. La città aveva un impianto ippodameo, con quartieri regolari e vie perpendicolari, scandite da due decumani (est-ovest) e tre cardini (sud-nord). I quartieri nobili non erano distinti da quelli popolari e commerciali, poiché in molti casi i fronti delle case affacciati sulle vie ospitavano le tabernae, botteghe d’artigiani e commercianti; le case più lussuose potevano trovarsi nella stessa insula in cui vi erano case di livello medio o appartamenti per i servi o famiglie di mercanti. L’edilizia residenziale pompeiana è una delle testimonianze più complete e interessanti dell’abitare nell’antichità. Vi sono diverse tipologie, che intrecciano modelli italici con forme tipicamente ellenistiche, e documentano le fasi evolutive della domus romana. Tra le più famose case pompeiane, vi sono: la Casa del Chirurgo, tipico esempio di casa romana italica, che deve il suo nome al recupero al suo interno di una collezione di strumenti chirurgici; la Casa del Fauno, la Casa degli Amanti; la famosa Villa dei Misteri, con un ciclo di affreschi che evocano riti misterici dionisiaci; l’enorme Casa del Centenario; raffinate ville con terrazze digradanti verso il mare, Villa del Bracciale d’oro e Villa di M. Fabius Rufus. La zona forense di Pompei – cioè degli edifici pubblici e di circostanti edifici sacri – si concentrava nella zona meridionale dell’impianto urbano, dove si trovava il Foro Civile e il Foro Triangolare; è stato ipotizzato che questa sia l’area più antica, osservando l’andamento delle strade che qui sono più curvilinee. Nel Foro Triangolare, che era delimitato da un grandioso colonnato, si ergeva in una posizione visibile anche dal mare l’antico Tempio di Atena ed Ercole. La zona dei teatri si sviluppava verso Est e si componeva del Teatro Grande, della Palestra Sannitica, della Caserma dei Gladiatori, dell’Odeion. L’Odeion era un teatro con una parziale copertura superiore, dedicato agli spettacoli di canto e danza molto popolari in età augustea. Vi erano poi il Tempio di Iside e il Tempio di Esculapio. Nell’estremo margine urbano di Sud-Est vennero edificati nel II secolo d.C. la Palestra Grande e l’Anfiteatro. Il Foro Civile era l’are pubblica più importante e vasta, dedicata al commercio nella Pompei sannitica, successivamente impiegata anche per gare e giochi. Il Foro venne modificato nel II secolo a.C., con la dotazione di porticati e di una pavimentazione, e, in seguito, di archi di trionfo; sempre nel II secolo a.C. sorsero gli edifici vicini della Basilica e del Comitium, aventi funzioni politiche e giudiziarie. Il Tempio di Apollo era situato a Sud-Ovest del Foro, mentre il Tempio di Giove ne occupava il lato minore a Nord. Diversi erano gli impianti termali: le Terme Stabiane, le più sontuose; le Terme Repubblicane, vicine al Foro Triangolare; le Terme Centrali, le più recenti e in costruzione all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. Pompei era una città fiorente grazie ai traffici commerciali marittimi e le attività artigianali, sull’asse viario tra Nocera e Napoli. Nel II secolo conobbe una straordinaria stagione di prosperità e crescita demografica che si espresse nell’ampliamento del tessuto urbano con nuovi quartieri, nel rinnovamento delle mura, dei templi e di molte abitazioni. A Pompei si incontrarono le grandi civiltà del Mediterraneo antico: Greci, Etruschi, Sanniti, Romani abitarono l’area vesuviana dando vita ad un eccezionale amalgama culturale che oggi può essere letto per individuare le radici dell’uomo Europeo.Ercolano
Durante i lavori per scavare un pozzo presso Ercolano, vennero rinvenuti dagli operai dei blocchi di marmo levigato, che secoli più tardi si identificarono appartenenti al teatro di Herculaneum. Era il 1710 e iniziò da quel momento la riscoperta delle antiche città sepolte di Ercolano e Pompei, che attirò schiere di visitatori, studiosi e curiosi, accendendo una febbre d’archeologia che incendiò l’Europa intera. Herculaneum si sviluppava su un promontorio di tufo vulcanico e l’abitato digradava verso il mare, affacciandosi sul Golfo di Napoli. Le fonti antiche narrano che la sua particolare posizione la rendeva una città salubre in ogni stagione. Per questo motivo e per la bellezza del luogo, Ercolano era un luogo residenziale amato dal patriziato locale. Attualmente è stato riportato alla luce soltanto un quarto dei circa 20 ettari che occupava il tessuto urbano; la zona degli edifici pubblici e sacri giace ancora sotto l’abitato moderno, mentre si è scavato nell’area della città antica occupata da ville e abitazioni private che variano in forme, dimensioni e ricchezza, ma sembrano attestare un alto livello di benessere e agiatezza diffusi nella popolazione. Nel sito, è stato ritrovato un imponente impianto termale e sono ritornate alle luce alcune ville sontuose, tra le quali la più celebre è la Villa dei Papiri (1750), nobile struttura suburbana privata, oggi non interamente sterrata, che era dotata di una biblioteca e di un peristilio con una vasta collezione di statue, ispirata alla cultura ellenistica.Oplontis
Oplontis giaceva nell’area dell’attuale Torre Annunziata, distava da Pompei circa 5 km e vi si concentravano residenze nobiliari e di alti dignitari. Vi era un impianto termale, magazzini per le provviste, strutture per accogliere i viaggiatori. Oplontis venne completamente distrutta dall’eruzione del 79 d.C. e lo sviluppo dell’abitato moderno ha permesso di recuperare soltanto una parte limitata dell’insediamento romano. Sono state rinvenute due eccezionali ville, la Villa A e la Villa B. Della Villa A è stata rintracciata l’appartenenza alla seconda sposa dell’imperatore Nerone, Poppea Sabina. La Villa di Poppea era un grandioso complesso, oggi non interamente riportato alla luce, che faceva parte dei possedimenti imperiali. Sembra che nel 79 a.C. non fosse abitata e vi fossero in corso dei lavori di ristrutturazione forse a causa delle attività sismiche della zona e del passaggio a nuovi proprietari. Possedeva un notevole apparato decorativo con pitture parietali e statue romane copie di originali greci; vi era una grande piscina, giardini e colonnati. Vi è poi la Villa B, attribuita a L. Crassius Tertius, che costituiva forse una grande insula; vi si trovava un peristilio dorico al piano terra affiancato a magazzini e stanze dove venivano raccolte le merci prima di essere inviate ai vari mercati. Tutto il piano terra era destinato alla commercializzazione di prodotti alimentari e vi sono state ritrovate molte anfore di vario tipo, per il vino, l’olio, la frutta, mentre il piano superiore ospitava gli appartamenti del proprietario dell’azienda.Per saperne di più
Breve storia di Pompei
La città di Pompei nasce con un fenomeno di sinecismo dei villaggi esistenti nella vallata del Sarno, testimoniati dalla presenza di numerose necropoli datate tra IX-VII secolo a.C. La sua fondazione sembra risalire al VII secolo a.C.; le colonizzazioni greche in Campania stimolarono la nascita di due importanti centri, Nuceria (Nocera), nell’alta valle del Sarno, e Pompei, alla foce del fiume, in grado di fungere da mediatrici tra la componente greca ed etrusca. Pompei subì profonde influenze greche ed etrusche (VI-V secolo a.C.), riconoscibili nella cultura materiale. Nel corso del V secolo a.C. Pompei, come altre città della Campania, venne occupata da popolazioni provenienti dall’interno, cui le fonti danno diversi nomi a seconda del distretto territoriale. Pompei venne occupata dai Sanniti, popolazione italica che parlava l’osco. nella Pompei sannitica, si sviluppò una società di tipo urbano retta da un ordinamento oligarchico in mano alle famiglie dominanti che eressero le loro dimore gentilizie. Vi era un clima di apertura culturale, nel quale si posero le basi per il futuro destino di ricchezza commerciale. Il II secolo a.C. è considerato il secolo d’oro di Pompei. Fu un periodo di ripopolamento e prosperità che diede impulso all’edilizia pubblica e privata sul modello greco-ellenistico. Si costruirono grandi domus, con la fusione di due modelli di abitazione: la casa italica ad atrio e la domus ellenistica a peristilio. Si rimodernarono o inaugurarono i più importanti edifici pubblici sacri e civili. Aumentarono i traffici, grazie al porto fluviale che rese Pompei uno scalo importante nel Mediterraneo; si svilupparono le attività artigianali e in particolare, grazie alle caratteristiche climatiche e del terreno, fiorì la coltura della vite e la produzione vino. Pompei mantenne rapporti di alleanza con Roma, ma allo scoppio della guerra civile compare tra le città insorte e subì l’assedio da parte di L. Cornelio Silla nell’89 a.C. Nell’80 a.C. venne ribattezzata Colonia Veneria Cornelia Pompeiarum e si insediarono in città circa 2000 famiglie romane. La parte italica della popolazione subì confische e fu allontanata dalla vita politica. Iniziò quindi la sua vocazione di luogo residenziale per le ricche gens senatorie e patrizie, che edificarono ville di campagna e prosperi fondi agricoli nei territori circostanti. Si rinnovarono molte residenze patrizie urbane e suburbane, e crebbero anche le aree e le strutture degli edifici pubblici.Le vittime: il dramma reso eterno nei calchi in gesso
Alcuni studiosi, tra cui il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, affermano che, nella seconda fase dell’eruzione, la morte dei pompeiani non fu quindi per lento soffocamento – come si era creduto a lungo – ma avvenne in modo istantaneo per shock termico, a causa delle ondate ardenti (surge) che impiegarono un paio di minuti ad investire con la loro forza titanica l’abitato di Pompei. Il paesaggio vesuviano al termine dei fenomeni esplosivi del 79 si presentava completamente devastato: Ercolano fu del tutto seppellita sotto uno strato di depositi vulcanici spesso tra i 16 e i 30 metri; nella zona di Pompei i collegamenti viari furono ristabiliti solo nel secolo successivo, ma la città rimase abbandonata. La popolazione di Pompei venne stimata attorno ai 12 mila abitanti, prima del disastro; le vittime ritrovate negli scavi, ad oggi, superano il migliaio (circa 1150 solo in città). I resti umani vennero spesso recuperati in gruppi, ammassati in cortili, in edifici o nelle vie. Alcuni esempi celebri a Pompei sono: i resti dei sacerdoti del tempio di Iside, ritrovati alcuni all’interno dell’edificio, altri all’esterno già in fuga verso le porte della città; la matrona seppellita assieme ai corpi dei gladiatori; le famiglie rinvenute dell’Orto dei Fuggiaschi. Nella seconda metà dell’Ottocento, nel corso degli scavi diretti da Giuseppe Fiorelli tra il 1861 e il 1875, si individuarono nei detriti vulcanici le cavità formate dai corpi dei Pompeiani travolti dal cataclisma: in molti casi, le ceneri avevano aderito alle membra delle vittime prendendo le loro esatte forme. Da Fiorelli venne ideato un metodo per ottenere i calchi delle vittime colando gesso liquido nelle cavità; i calchi che ne risultarono restituirono in modo straordinario i volti, le membra, talvolta gli abiti dei pompeiani. I calchi in gesso possiedono una gestualità drammatica e sconvolgente che impressionò il pubblico ottocentesco e continua oggi a colpire l’animo dei visitatori.La tecnica di scavo archeologico in età borbonica
Nel primo periodo di scavi archeologici moderni nell’area vesuviana, venne impiegata una tecnica particolare, che aveva l’obiettivo di recuperare tutti i materiali e le opere asportabili (statue, mobilio, vasellame, dipinti e mosaici, pavimentazioni e lastre marmoree) e non quello di riportare alla luce le strutture edilizie. La tecnica settecentesca messa in atto dagli ufficiali borbonici era quella di scavare dei pozzi verticali per scendere fino al livello dell’insediamento antico, quindi aprire dei cunicoli orizzontali che seguivano l’andamento degli edifici. Non vi era una pianificazione delle attività di sterro, tanto che alcune delle scoperte più sensazionali avvennero fortunosamente, come il ritrovamento della Villa dei Papiri di Ercolano nel 1750. Era impiegata la forza lavoro di soldati e prigionieri, i quali scavano a mano, al lume di lanterne ed erano esposti a molti rischi mortali, come crolli o esalazioni di gas vulcanici.Casa del Fauno a Pompei
È una celebre casa pompeiana; deve il suo nome dalla statua in bronzo di un Fauno danzante che era posta nell’impluvium dell’atrio. . È un complesso molto esteso che occupava un intero isolato e venne rinnovato alla metà del II secolo a.C.; la facciata riprendeva i palazzi orientali e sui fronti che davano sulla strada vi erano delle piccole tabernae (botteghe), come era uso in molte case pompeiane. Nella domus vi era una lussuosa decorazione parietale e musiva, quest’ultima ispirata a opere ellenistiche. Il loro ritrovamento (1829-32) costituì un evento archeologico sensazionale, che ebbe eco in tutta Europa. È famoso il Mosaico di Alessandro, in cui il sovrano macedone è ritratto in battaglia contro il re persiano Dario III. I mosaici sono ora esposti nella collezione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.Il tempio di Iside a Pompei: culti egizi nel sincretismo culturale della Roma tardorepubblicana
Il tempio di Iside era il principale edificio sacro dedicato ai culti egizi. Si trovava nella zona meridionale della città, accanto ad altri templi. Il tempio venne ritrovato nel 1764 e i suoi apparati decorativi colpirono per la loro magnificenza e l’elevato grado di conservazione. Affreschi e arredi del tempio vennero rimossi e sono ora esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il culto antichissimo della dea egizia, diffuso in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C., era praticato in particolare dai ceti bassi di Pompei, per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte legato alle vicende della dea Iside che, recuperate le diverse parti dello sposo Osiride, ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth, le ricompose e gli ridiede vita con le sue arti magiche, divenendo così la divinità dispensatrice di vita, collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà.La Villa dei Papiri, celebrazione della cultura ellenistica
La Villa dei Papiri era una villa suburbana situata in una posizione panoramica sul mare, a Nord-Ovest dell’antico centro di Herculaneum. Il suo nome si deve al ritrovamento al suo interno di più di 1000 rotoli di papiro che appartenevano ad una ancora più vasta biblioteca, ritrovati in scaffali e casse di legno. Molti dei testi ritrovati sono attribuiti a Epicureo e alla sua scuola. La villa, scoperta per caso nel 1750, si trova ancora sepolta per la gran parte sotto uno strato di 25 metri di terreno ma doveva svilupparsi in un complesso imponente, a terrazzamenti, che seguiva la linea di costa e misurava circa 250 metri. Nella villa spiccavano il grande peristilio rettangolare e un peristilio quadrato; si tratta di una delle ville più sfarzose individuate, poiché nessun’altra la supera nella ricchezza dell’arredo scultoreo rinvenuto, che componevano una vasta e preziosa galleria, frutto di un progetto unitario. L’analisi delle opere della galleria ercolanese può far luce sulle caratteristiche culturali e ideologiche possedute dal suo proprietario e, per estensione, della classe aristocratica romana all’alba dell’età imperiale. Il grande peristilio rettangolare era decorato con busti di koúroi, fanciulle ed erme marmoree di personaggi politici, letterati, filosofi, poeti, oratori greci del IV e III secolo a.C.; vi erano poi statue marmoree e in bronzo raffiguranti il dio Pan, Hermes, Athena Promachos, satiri e altri animali come un daino e un cinghiale – le decorazioni sul tema animale in stile ellenistico sono comuni anche in altre ville pompeiane e tipicamente decoravano fontane e giardini. La filosofia che ispira il programma decorativo celebrava il sapiente che aveva conquistato la sofía attraverso i grandi poeti, oratori e filosofi greci e su tale sapienza aveva basato il suo impegno nella vita pubblica, alla ricerca dei valori supremi della pax, della concordia, della virtus, dell’humanitas, come insegnava Cicerone. Il proprietario e collezionista della Villa del Papiri era dunque un eclettico, raffinato connoisseur dell’arte e della cultura della tradizione greco-asiatico ed un esponente dell’aristocrazia politica romana. Un candidato probabile secondo gli studiosi potrebbe essere Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare, protettore dell’epicureo Filodemo di Gadara, e che ricoprì la carica di console nel 58 a.C.; tuttavia, secondo altre indagini, il proprietario potrebbe essere Appio Claudio Pulcro, figura di spicco della società ercolanese, console nel 54 a.C., noto per le sue tendenze filoelleniche.Pompeianesimo tra arte, letteratura e cinema
Pompei con la sua unicità influenzò molti poeti, scrittori, artisti e cineasti. Pompei fu inserita nelle rotte del Grand Tour in Italia, la moda settecentesca del ‘viaggio culturale’ diffusa tra i più nobili giovani aristocratici europei. I vedutisti ottocenteschi furono affascinati dal paesaggio delle rovine, i poeti si ispirarono alla città che divenne simbolo della caducità umana e della nullità dell’uomo davanti alla natura. Anche i compositori trovarono nella vicenda di Pompei un soggetto ideale, come Giovanni Pacini che musicò l’opera L’ultimo giorno di Pompei. Nel 1838, Edward Bulwer-Lytton pubblicò il romanzo storico Gli ultimi giorni di Pompei che ancora oggi è considerato un bestseller. Pompei entrò nel cinema nel 1908 con la prima pellicola cinematografica tratta dal romanzo di Bulwer-Lytton, seguita da più spettacolari versioni successive nel 1913 e nel 1926 – quest’ultima con la regia di Carmine Gallone e Amleto Palermi; anche Mario Bonnard e Sergio Leone nel 1959 si cimentarono in una nuova trasposizione. Gli scenari pompeiani vennero poi richiamati in molte altre pellicole del genere peplum e in film d’autore, come in Viaggio in Italia (1953) di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman. La più recente versione cinematografica è quella hollywoodiana con la regia di Paul W. S. Anderson, il quale nel suo Pompei (2014) ha realizzato mozzafiato effetti speciali in 3D. Innumerevoli inoltre sono stati i video documentari, tra cui è da ricordare Pompei dal British Museum (2013), molto accurato e anch’esso con ricostruzioni digitali spettacolari.Protagonisti
Plinio il Giovane
Plinio il Giovane (I secolo d.C.)Plinio il Giovane è lo storico testimone diretto di cosa accadde quel giorno. Plinio scrisse due lettere, indirizzate allo storico Tacito (Epistola, VI, 16; Epistola, VI, 20), nelle quali riportò la cronaca dettagliata di quei momenti catastrofici. Tali lettere costituiscono l’inizio della vulcanologia e vennero consultate fino in età moderna per tracciare il modello dell’eruzione del Vesuvio. La testimonianza di Plinio, che riuscì a mettersi in salvo, venne confrontata con lo studio stratigrafico dei depositi vulcanici e permise di ricostruire quello che avvenne esattamente. Nell’eruzione morì anche lo zio di Plinio, il celebre naturalista Plinio il Vecchio, accorso per portare aiuto agli abitanti e osservare gli strabilianti fenomeni vulcanici.
Legami tra i siti Unesco italiani
Pompei e... i siti legati a Roma antica
Pompei è la più completa testimonianza della civiltà romana nei primi decenni dell’Impero. Pompei e i vicini siti archeologici vesuviani fanno luce su tanti aspetti della vita romana sotto diversi profili storico, urbanistico, culturale, politico, sociale, antropologico. A Pompei si possono studiare le forme evolutive dell’edilizia pubblica e privata, con l’eccezionale rassegna di ville urbane, suburbane e ‘marittime’ e le loro gallerie di pitture parietali, pavimentazioni musive e apparati scultorei decorativi, le istituzioni della politica e del culto, le produzioni artigianali, le attività commerciali, l’educazione dei fanciulli, e poi gli spettacoli, le feste, i giochi. Si trovano testimonianze precise e reperti che svelano abitudini culinarie e mediche, persino la moda del tempo come abiti, gioielli, accessori femminili, profumi, vetri ed una infinita serie di dettagli sulla quotidianità. Tra i Siti italiani del Patrimonio Mondiale legati a questo periodo storico troviamo ovviamente, la città di Roma che rappresenta la civiltà romana in tutta la sua parabola storica; un raffronto con le sue espressioni architettoniche private e monumentali coeve, potrà svelare i tratti peculiari delle strutture pompeiane. Anche la vicina Paestum (che è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel Sito denominato Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), benché celebre per i templi dorici greci, offre testimonianze della civiltà romana, di cui divenne colonia nel 273 a.C., in particolare per quanto riguarda l’edilizia pubblica. Vi si trovano il Foro, che soppiantò l’agorà, circondato da tabernae, il Comitium con una cavea circolare e gradinata, l’Anfiteatro del I secolo a.C., la Basilica, il Macellum o mercato coperto e le Terme d’età imperiale, strutture tipiche dell’abitato romano. L’Area archeologica di Aquileia rappresenta un altro Sito UNESCO che testimonia la civiltà romana, poichè Aquileia fu una importante e prospera città imperiale. Sono oggi visitabili il Foro, l’antico Porto fluviale, le Mura, il Macellum, le Terme, il Mausoleo, il Circo e l’Anfiteatro, le Mura. Villa Adriana a Tivoli, spettacolare villa imperiale romana suburbana (II secolo d.C.) creata dall’imperatore Adriano a celebrazione del suo potere e della sua cultura, e Villa Romana del Casale, a Piazza Armerina, un esempio di villa romana di epoca tardoimperiale (IV secolo d.C.), sono facilmente affiancabili alle sontuose residenze che ritroviamo a Pompei, immagini dell’élite culturale e sociale romana.Glossario
Glossario
basilica, nella civiltà romana, era un edificio pubblico, a pianta rettangolare, dotata di una copertura superiore, con colonnati interni. Vi si svolgevano attività commerciali e giudiziarie.
erma, elemento scultoreo decorativo formato da un basamento trapezoidale o conico sul quale è posto un busto o una testa che riproduce una divinità, un eroe, o un personaggio illustre.
idrografico, s.m., che è relativo all’idrografia. L’idrografia è la scienza che studia le acque superficiali, fluviali e marine, fornendone una descrizione geografica, fisica e biologica.
impianto ippodameo, è lo schema urbanistico progettato da Ippodamo, architetto e urbanista greco, che prevede la realizzazione di tre assi longitudinali, orientati in direzione est-ovest, intersecati da assi perpendicolari, orientati in direzione nord-sud per formare isolati rettangolari di forma allungata.
impluvium, vasca destinata alla raccolta dell’acqua piovana solitamente collocata all’interno dell’atrio della domus romana; le acque raccolte nell’impluvium venivano poi convogliate in una cisterna.
insula, termine latino per indicare un isolato, l’insieme di edifici urbani delimitati da strade.
piroclastico, s.m., si dice di materiali – sassi, polvere, lava, gas – emessi e prodotti da un vulcano.
pomice, s.f., roccia di tipo vulcanico, porosa, leggera, spesso di colore chiaro.
sinecismo, s.m., nell’antica Grecia, si intende la Formazione di una città nuova per opera di più centri preesistenti che in tal modo costituivano uno Stato unitario, o il concentramento in un’unica città della popolazione prima sparsa in borgate e campagne.
1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Età antica
Italia meridionale
Regione Campania
Criteri di Iscrizione
Criterio (iii): essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa;
Criterio (iv): costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri una o più importanti fasi nella storia umana;
Criterio (v): essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale, dell’utilizzo di risorse territoriali o marine, rappresentativo di una cultura (o più culture), o dell’interazione dell’uomo con l’ambiente, soprattutto quando lo stesso è divenuto vulnerabile per effetto di trasformazioni irreversibili.




