Ferrara città del Rinascimento e il suo Delta del Po

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Ferrara, esemplarmente progettata nel Rinascimento, conserva il suo centro storico intatto. I canoni della pianificazione urbana qui espressi ebbero una profonda influenza per lo sviluppo dell’urbanistica nei secoli seguenti. Le residenze dei duchi d’Este nel Delta del Po illustrano in modo eccezionale il riflesso della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale. Il Delta del Po è un eccezionale paesaggio culturale pianificato che conserva in modo notevole la sua forma originale.

  • Valore UNESCO

    Gli elementi che rendono speciale il territorio di Ferrara sono tre: il centro storico in cui si realizzò il primo piano urbanistico dell’età moderna, secondo criteri che in seguito vennero presi ad esempio da  altre città in Italia e in Europa; il sistema delle “Delizie , le residenze urbane ed extraurbane della Corte estense, luoghi di svago, centri di controllo e coordinamento del territorio che  testimoniano in  maniera eccezionale  l’influenza della cultura rinascimentale sul paesaggio naturale;  il Delta storico del Po come paesaggio culturale pianificato che conserva in modo notevole la sua forma originale in cui l’ambiente naturale e l’intervento umano si fondono armonicamente.

    Ferrara, la prima città moderna d'Europa: un piano urbanistico d’eccezione
    Gli Estensi intervennero sull’assetto della città, cambiandone la struttura, inventando il concetto moderno di “piano regolatore”. Prese vita un progetto urbanistico, riconosciuto come il primo dell’Europa moderna, promosso da Ercole I d’Este e denominato “Addizione erculea” (1492). Biagio Rossetti elaborò il tema della prospettiva rinascimentale e creò un sistema urbano complessivo per saldare la parte medievale della città con la nuova area a settentrione. Il Castello Estense, sorto a nord della città alla fine del Trecento come roccaforte militare a tutela della Signoria estense, fu trasformato in sontuosa residenza della Corte a partire dal secolo successivo. Con “l’Addizione erculea”,il castello divenne il cuore di Ferrara e dinnanzi a esso si sviluppò una nuova direttrice viaria, l’ampio Corso Ercole I d’Este, sul quale si ergono a tutt’oggi maestosi palazzi, tra cui il celebre Palazzo dei Diamanti. Il famoso ampliamento della città, impostato su grandi assi viari ortogonali, venne accompagnato dalla costruzione di un sistema difensivo tipicamente rinascimentale, caratterizzato da torrioni a base circolare e da  terrapieni alberati che ancora oggi rappresenta una straordinaria testimonianza di architettura militare. La cerchia delle Mura urbane si estende per oltre nove chilometri attorno al Centro Storico, in un alternarsi di torrioni, baluardi e cortine di varie epoche.
    La riconfigurazione estense del paesaggio naturale
    L’abilità diplomatica degli Este e la vitalità intellettuale della loro Corte, fecero di Ferrara una capitale di respiro europeo. Nei tre secoli della Signoria estense, si intrapresero una serie di imprese monumentali e culturali, amministrative e politiche volte a rendere l’aspetto e la forma della città adeguati a rappresentare la magnificenza e la stabilità del loro potere. Il rinnovamento della città faceva parte di un progetto di ampliamento urbanistico insieme alle opere di bonifica e di edificazione intraprese nei possedimenti del casato, che giungevano fino alle zone del Delta del Po. La volontà estense di ridisegnare e riorganizzare il territorio naturale era alimentata dagli ideali cortesi e cavallereschi attinti dalla cultura d’oltralpe, dall’amore per l’antico riletto con gli occhi dell’Umanesimo e da un formidabile pragmatismo. L’ideale del Buon Governo e le virtù del principe umanista costituivano la strada verso questo traguardo.
    Il paesaggio culturale del Delta del Po: le Grandi Bonifiche e le Delizie estensi
    Nel panorama dell’area del Delta storico del Po, dove la terra si alterna all’acqua in un gioco ininterrotto e mutevole, gli Este intervennero sull’ambiente senza snaturare l’identità fisica dei luoghi, ma assecondandone le  caratteristiche. Vennero attuate Grandi Bonifiche di aree paludose e la costruzione di canali presidiati da torri e da chiuse idrauliche per regolare la rete fluviale rendendo salubri e coltivabili nuovi terreni. Elemento chiave del progetto estense divennero le “Delizie, residenze concepite per una Corte itinerante, e  destinate a una doppia funzione: amministrativa e di svago. La presenza di queste ville extraurbane permetteva di accrescere il potere estense sul territorio e unificarlo in un’ immagine distintiva. Le Delizie erano collocate accanto a corsi d’acqua, in punti strategici nella fitta rete di vie navigabili dell’area del Delta e motivi geopolitici davano origine a tali insediamenti: borghi attorniati da giardini, cortili, laboratori, uffici e alloggiamenti per contabili, maestranze e braccianti impegnati nei fondi agricoli e nelle riserve di caccia. L’altra vocazione delle Delizie era stupire per la bellezza architettonica, per la varietà di raccolte d’arte e per gli scenari naturali di paradisiaci giardini  da esibire agli occhi di ospiti illustri e diplomatici in visita. Il nome Delizia, adottato dalla storiografia,  rimarca il loro valore estetico, celebrativo e conviviale alludendo alle attività piacevoli che vi avevano luogo, come battute di caccia, banchetti, rappresentazioni teatrali e feste.
    La famiglia d’Este
    Ferrara deve la sua grandezza storica e culturale alla famiglia d’Este che riuscì ad imporre il suo potere sulla città a partire dal Duecento, inaugurando una stagione di eccezionale fioritura artistica. Gli Estensi conservarono la supremazia fino al 1598, quando Ferrara fu devoluta al Papato per mancanza di eredi legittimi e furono costretti a trasferirsi a Modena, città estense per nomina imperiale.
    Per saperne di più
    Le “Delizie Estensi”
    Delizia di Schifanoia (Ferrara, Via Scandiana, 23). È il palazzo che inaugura la ‘tradizione’ estense delle Delizie ed anche la sola testimonianza integra ed esistente di Delizia urbana. Il nome annuncia lo scopo dilettevole per il quale venne costruita: per “schivar la noia”. Nel 1385 Il marchese Alberto V d’Este la volle collocare in una zona ai margini del centro urbano, in prossimità di due chiese tra le più antiche, Santa Maria in Vado e Sant’Andrea. Biagio Rossetti intervenne poi nell’ampliamento del palazzo. La Delizia di Schifanoia è nota per gli affreschi del Salone dei Mesi, nei quali si racconta il Calendario Rinascimentale – i 12 mesi dell’anno –  con simboli e immagini astrologiche e appartenenti alle divinità olimpiche greche; la raffigurazione di ciascun mese si completa con scene di vita di corte, che celebrano il potere estense. Il ciclo decorativo, eseguito solo parzialmente ad affresco, ed oggi privo di tutta la porzione dipinta a secco, venne commissionato attorno al 1469 dal duca Borso e venne realizzato dalla Scuola ferrarese, la scuola pittorica che si sviluppò in seno alla corte estense. Gli studiosi hanno decifrato le figure, talvolta enigmatiche, del Salone dei Mesi, rintracciando elementi della cultura classica, indiana e araba, che attestano ‘migrazioni’ di temi e significati attraverso il tempo. Gli affreschi danno vita ad un eccezionale quadro della cultura del Rinascimento, nonché ad una testimonianza privilegiata del funzionamento delle contaminazioni culturali attraverso popoli e secoli. Accanto al Salone dei Mesi, è presente la Sala delle Virtù, opera di Domenico di Paris (1467), che esalta la casata d’Este attraverso la raffigurazione delle Virtù teologali e cardinali e ripropone emblemi araldici (l’aquila bianca) e alcuni simboli delle ‘imprese’ di Borso d’Este:  l’unicorno (purezza), il paraduro (salubrità grazie alle bonifiche), il battesimo (prudenza), il fuoco (carità e amore). Attualmente sono custoditi, oltre alle preziose decorazioni d’età estense, anche diverse raccolte come la collezione numismatica, quella di ceramiche e una preziosa collezione di codici miniati.

    Delizia del Belriguardo (Comune di Voghiera, Via Provinciale 286). La costruzione della Delizia del Belriguardo iniziò nel 1435 per volere del marchese Nicolò III d’Este. In questo “volere” si concentrano idee e miti di una corte  precocemente interessata a mettere in pratica gli insegnamenti umanistici e a concretizzare in forma visibile il legame con la cultura classica. Qui infatti, a dieci miglia dalla città, sorgeva il più antico insediamento della romanità nel ferrarese. I terreni non erano di proprietà estense e non c’era nemmeno il corso d’acqua sul quale normalmente venivano erette le residenze extraurbane. Ma il fascino del luogo era così forte che queste difficoltà vennero superate. Era la prima volta in Italia che veniva costruita una villa all’antica, basata sul concetto vitruviano di casa greca, con i due ampi cortili loggiati quadrangolari posti in sequenza e raccordati da un corpo di fabbrica su due piani. Con il duca Borso fu addotta anche l’acqua e la villa si arricchì di un’enorme peschiera nella quale spesso si svolgevano spettacoli acquatici. Nei saloni vi erano affreschi di Pisanello, Cosmè Tura ed Ercole de’Roberti. Nuovi cicli decorativi vennero realizzati da Dosso e Battista Dossi, Girolamo da Carpi e Garofalo per volere di Ercole II e Alfonso II (XVI secolo). Di tutti questi affreschi, si sono conservati solo quelli della Sala delle Vigne. Vi erano splendidi giardini all’italiana, tra i maggiori mai esistiti, occupavano circa una superficie di venti ettari in cui fontane, labirinti di siepi, corsi d’acqua e preziose raccolte botaniche erano abilmente composti per stupire i visitatori. Oggi la Delizia del Belriguardo accoglie il Museo Civico: la Sezione Archeologica, con  i reperti della necropoli romana di Voghenza (I-III secolo d.C.); la Sala delle Vigne costituisce la Sezione Rinascimentale, con ceramiche dei secoli XV e XVI e documentazioni sulla Delizia; la sezione di Arte Moderna nella Torre d’ingresso.

    Delizia del Verginese (loc.Gambulaga, Comune di  Portomaggiore, Via del Verginese 56). La tradizione attribuisce il progetto a Girolamo da Carpi che intervenne su di una struttura preesistente, un casale agricolo, e comprendeva il brolo (un giardino con alberi da frutto ed essenze da fiore), orti, vigneti e una torre colombaia. Venne donata nel 1534 dal duca Alfonso I a Laura Dianti, madre di due suoi figli Alfonso e Alfonsino. La fabbrica ha pianta rettangolare disposta su due piani e si caratterizza per le quattro torri angolari merlate e il contrasto cromatico tra il bianco dell’intonaco e il color ‘cotto’ dei profili e degli spigoli delle torri. L’importanza del contesto naturalistico e la presenza di importanti fonti documentarie ha permesso la sistemazione paesaggistica dell’attuale giardino posto tra la palazzina e la Torre Colombaia (già presente nel 1533) utilizzando le pratiche orticolo-ornamentali tipiche degli antichi giardini rinascimentali ferraresi.

    Delizia di Benvignante (loc. Benvignante, Comune di Argenta, Via Nazionale 180). Borso d’Este la fece erigere nel 1464 dall’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini e la donò al suo segretario, consigliere e letterato di corte Teofilo Calcagnini. Le terre circostanti erano coltivate probabilmente a vigne, e da qui trae origine il nome. La Delizia possedeva orti e giardini, una cappella, una castalderia e una torre colombaia. L’edificio fu rialzato di un piano nell’Ottocento. Della fabbrica originale rimangono soltanto la torre merlata e l’atrio con volta a padiglioni che conduce nel cortile interno.

    Castello di Mesola (Comune di Mesola, Piazza Santo Spirito). Fu l’ultima delle delizie estensi  in ordine cronologico. Nel 1578, a conclusione della grande opera di bonifica dei terreni circostanti, fu avviata sull’isola fluviale di Mesola la costruzione di un enorme circuito murario con dodici torrioni quadrangolari al cui interno fu poi costruito un nucleo di edifici signorili raccolti attorno ad un palazzo ducale, secondo il progetto del carpigiano Marco Antonio Pasi. Qui fino al 1598 lavorarono maestranze di corte impegnate a realizzare un progetto di valenza strategica e commerciale che avrebbe  intercettato i traffici adriatici per inoltrarli verso l’entroterra. Nel momento di massimo splendore il Castello di Mesola era impreziosito da decorazioni policrome sull’intera facciata, coronata da particolari in ceramica invetriata. La Corte era solita trascorrere qui il periodo autunnale, dedicandosi ad attività venatorie favorite dall’abbondante presenza di selvaggina nell’area circostante. Perfetto esempio dell’ideale trasformazione del territorio che sapeva compenetrare natura e artificio, l’utile e la meraviglia e che nell’ampiezza del luogo coinvolgeva il paesaggio intero, il bosco, il fiume in un insieme veramente unico. La Repubblica di Venezia, constatando la crescente importanza commerciale che questo centro stava guadagnando, nel 1599 ordinò il cosiddetto “Taglio di Porto Viro”, insabbiando in pochi anni la sacca ed il porto di Goro, sbocco diretto sul Mare Adriatico. Ospita un allestimento didattico “In lode della Mesola, il castello, le mura, il barco” (I piano) e  il” Museo del Bosco e del Cervo della Mesola “ (II piano).

    Villa della Mensa (loc. Sabbioncello San Vittore, Comune di Copparo, Via Magnanina 3). Costruita probabilmente nel primo decennio del ‘300 e pesantemente modificata nel corso del ‘600 e‘700, l’edificio presenta tuttora molti caratteri quattrocenteschi. Si tratta di un complesso monumentale di rilievo, nel quale soggiornavano Vescovi e Cardinali di Ferrara, tra cui Ippolito d’Este, Luigi d’Este e Tommaso Ruffo. Venne  ampliata tra il 1474 e il 1495 per volere di Bartolomeo della Rovere, nipote del papa Sisto IV.

    Delizia di Fossadalbero (loc. Fossadalbero, Comune di Ferrara). Appartiene alla serie di ‘delizie’ volute dal marchese Niccolò III, opera di Giovanni da Siena (1424). Sembra fosse frequentata assiduamente dalla sua giovane seconda moglie Parisina Malatesta. La Delizia di Fossadalbero ha l’aspetto di un castello merlato, con la torre a pianta quadrata che domina la facciata; subì pesanti restauri nel corso dell’Ottocento. Il palazzo è oggi proprietà privata.

    Palazzo Pio (Comune di Tresigallo, Via del Mare 277). Durante il periodo in cui la famiglia d’Este reggeva le sorti del ducato di Ferrara, Tresigallo era una piccola comunità rurale della pianura orientale attraversata dal Po di Volano. Si attribuisce ad Alessandro Feruffino, capitano delle milizie del duca Alfonso I d’Este, la costruzione, tra il 1517 e 1531 dell’edificio signorile oggi denominato Palazzo Pio. La torre che si erge su un lato del fabbricato era posta a presidio dell’adiacente residenza e delle sue pertinenze.

    Delizia di Copparo (Comune di Copparo). La prima edificazione avvenne sotto Niccolò III ed aveva l’aspetto di un castello. Distrutta dai veneziani nel 1482, il duca Ercole II ne affidò la ricostruzione a Terzo de’ Terzi, che realizzò un fastoso palazzo con imponenti torri ai vertici e saloni affrescati da Benvenuto Tisi da Garofalo e Girolamo da Carpi. Un incendio inflisse pesanti danni a inizio dell’Ottocento. Alcuni resti della delizia sono stati incorporati nel Palazzo del Comune. Sopravvive una Torre isolata detta “torre estense” che ospita la Biblioteca Comunale.

    Delizia di Zenzalino (Comune di Copparo). Di Zenzalino si ha notizia fin dal XII secolo. Nel 1434 apparteneva alla  famiglia dei Pendaglia, poi dei Conti Trotti dal 1475. L’edificio fu interamente modificato nel 1810. La facciata di mattoni a vista è formata da un corpo longitudinale fiancheggiato da due alte torri. Sulla desta, unita al palazzo da un corridoio aereo si trova la cappella gentilizia di linee classiche ed essenziali nel cui interno sulla lunetta d’ingresso è apposta a data 1830. Sul lato sinistro si sviluppa la serra ad esedra di fattura posteriore (anni 20 del ‘900). Bellissimo il parco nella parte retrostante che, oltre alle varietà botaniche, contiene una torre colombaia, la ghiacciaia e uno chalet svizzero, prospiciente un laghetto, eretto alla fine del XX secolo da Augusto Grossi.

    Delizia di Medelana (loc. Medelana, Comune di Ostellato). Fu Borso d’Este ad ordinarne la costruzione nel 1450, per  praticare la caccia con il falco. Ercole I d’Este incaricò Biagio Rossetti  di migliorare l’edificio. Le fonti la indicano come luogo di riposo amato da Lucrezia Borgia e poi da Marfisa d’Este che qui ospitò Torquato Tasso. Il dialogo” La Molza overo de l’Amore” venne composto dal Tasso a memoria del suo soggiorno a Medelana. Il dialogo si svolge con tre dame, tra cui Tarquinia Molza, letterata modenese che rimase a Ferrara per molti anni come dama d’onore delle principesse d’Este. Proprietà privata.

    Delizia della Diamantina (loc. Diamantina, Comune di Vigarano Mainarda). Nel 1506 il duca Ercole I d’Este acquistò la tenuta per farne una residenza di caccia. Il nome della Delizia proviene dal diamante, simbolo estense molto caro ad Ercole I. Il palazzo – dotato ancor oggi di una torre, colombaia, granai e stalle – era circondato da un piccolo borgo; nel corso dei secoli la struttura ha subito molti rifacimenti. Proprietà privata.

    Memorie delle “Delizie estensi”
    Nonostante molti degli edifici e la gran parte dei giardini che sorgevano attorno alle “Delizie estensi” siano scomparse, analisi del territorio hanno rivelato come i luoghi ancora conservino memoria di tali antiche strutture. Fotografie aeree permettono di individuare con chiarezza le orme lasciate sul territorio.

    Delizia di Belfiore (Ferrara). Venne commissionata da Alberto V d’Este nella seconda metà del Trecento come palazzina di caccia, vi lavorò Bartolino da Novara, l’architetto del Castello di Ferrara e di Mantova. Belfiore è tramandato come un luogo edenico, amato dal marchese Leonello d’Este (1441-1450), il quale, con l’aiuto di Guarino Veronese, aveva ideato e allestito uno studiolo dedicato alle Muse, il primo studiolo principesco in Italia. L’edificio fu distrutto dalle truppe veneziane nel 1483.

    Delizia di Belvedere (Ferrara). Si trattava di un palazzo circondato da giardini situato su di un’ isola sabbiosa nel letto del ramo sud del Po, non lontano dal ponte dello scomparso Castel Tedaldo – fortificazione medievale che caratterizzava l’area. I lavori iniziarono nel 1513 per volere del cardinale Ippolito I d’Este e vennero terminati attorno al 1550; il risultato fu una villa straordinaria in mezzo al fiume, con logge, scalinate, affreschi, fontane e giardini con preziose collezioni botaniche e animali esotici – in particolare uccelli rari. Vi si rappresentò la prima dell’Aminta (1573) di Torquato Tasso. Venne distrutta per permettere la costruzione della Fortezza pontificia, realizzata a partire dal 1608.

    Giardino del Padiglione (Ferrara). Un grande giardino si trovava davanti al Castello Estense, dinnanzi al rivellino nord. Conteneva al centro un padiglione sormontato da una cupola che recava sulla sua sommità una palla di rame dorata, rappresentante l’emblema del duca-artigliere Alfonso I d’Este (1505-1534), cioè una granata con tre lingue di fuoco. Fu smantellato nel 1633.

    Giardini del Cavo-La Peschiera (Ferrara). Inizialmente (1462) venne scavato un canale oltre la fossa del Castello, lungo il giardino del Padiglione, poi ampliato e trasformato in una peschiera (1497), dove si vedevano “ir vagando di continuo gran copia di bianchissimi cigni ed altri augei acquatici ivi d’ordine del duca nutriti” (M.A. Guarini). Nel 1577 il duca Alfonso II rese il canale navigabile fino al Po. Sulle sponde c’erano orti e giardini che costituivano una quinta vegetale, dietro la quale i duchi  potevano passare senza essere visti.

    Delizia e giardini della Castellina (Ferrara). Era un casino di caccia, voluto dal duca Alfonso I nei primi anni del Cinquecento (1505). Il nome è dovuto al fatto che sembrava un piccolo castello, nonostante non avesse funzioni belliche e fungesse da ambiente termale, con tanto di stufa per scaldare l’acqua. Aveva orti e giardini e sorgeva nei pressi dell’odierna via Cittadella.

    Giardini il Chiaronome, Giardino la Ragnaia, Giardino la Cedrara (Ferrara). Il primo era costituito da due aree a giardino poste a ridosso delle mura ad ovest, a cavallo del cavo ducale. Il secondo, dalla vegetazione fitta e inaccessibile, era collocato nella stessa zona. Il terzo si trovava in prossimità della Porta di San Benedetto e vi crescevano “aranci cedri e limoni grandissimi, che in queste nostre parti era di grandissima ammirazione” (M.A. Guarini).

    La Montagnola e la Rotonda (Ferrara). Era un luogo molto frequentato dalla corte. La ‘montagna’ era una collina realizzata con il terreno ricavato  dagli scavi effettuati per la costruzione delle mura settentrionali.

    Delizia di Francolino (loc. Francolino, Comune di Ferrara). Le fonti attestano l’esistenza di una delizia in prossimità dell’attracco di Francolino sulla via fluviale del Po.  Sembra che nel 1476, il duca Ercole I d’Este accolse qui il re d’Ungheria, Mattia Corvino e la moglie Beatrice d’Aragona.

    Villa dell’Isola (loc. Confortino, Comune di Ferrara). Si trattava di una residenza eretta, tra Pontelagoscuro e Francolino, per Ercole II d’Este.

    Delizia estense di Baura (loc. Baura, Ferrara). Su incarico di Ippolito I d’Este, Biagio Rossetti eresse una delizia tra il 1513 e il 1515 dotata di una torre, un loggiato e giardini connessi alla vicina riserva di caccia. Di essa, sono rimaste soltanto tracce documentali.

    Delizia di Quartesana (loc. Quartesana, Comune di Ferrara). La sua collocazione è individuabile nella attuale villa ottocentesca prospiciente la strada provinciale. Era frequentata da Alberto d’Este e da Parisina Malatesta, poi dal duca Borso.

    Torre di Parisina (loc. Gualdo, Comune di Voghiera). La torre è menzionata tra i beni portati in dote da Parisina Malatesta. È individuabile nella torretta integrata a Villa Navarra.

    Delizia di Montesanto (loc. Montesanto, Comune di Voghiera). Si trattava di una villa (1450 circa) voluta da Borso d’Este; venne bombardata e totalmente distrutta dalle forze alleate nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

    Delizia di Ostellato (Comune di Ostellato) . Era situata dove oggi si trova il palazzo del Comune; qui sono conservati i capitelli marmorei dell’antica delizia in cui soggiornò anche Lucrezia Borgia.

    Castello di Porto (Comune di Portomaggiore). Era una possente rocca, risalente alla metà del Trecento (1344). È ricordato anche per la sanguinosa battaglia tra le forze di Azzo d’Este e Niccolò III (1396). Agli inizi del Novecento erano visibili alcuni resti della rocca estense, che era circondata da un fossato e possedeva scuderie e granai addossati alle mura.

    Casa di caccia (loc. Libolla, Comune di Ostellato). È databile al 1450 ed era una residenza di caccia. È riconoscibile nell’edificio chiamato “Casematte”.

    Delizia di Migliaro (Comune di Fiscaglia). Sorgeva davanti all’odierna chiesa parrocchiale, e oggi è individuabile in una casa privata che reca una lapide in cui se ne attesta la memoria e l’anno di demolizione (1886). Possedeva una loggia con affreschi quattrocenteschi, opera di Bono da Ferrara e Galasso.

    Delizia di Consandolo (loc. Consandolo, Comune di Argenta). Sorta per volere di Niccolò III (1393-1441), venne frequentata da Parisina Malatesta; in seguito donata a Renata di Francia, moglie di Ercole II d’Este. È individuabile nell’edificio detto “il Conventone”.

    Delizia di Sabbioncello San Pietro (loc. Sabbioncello San Pietro, Comune di Copparo). Si trovava sotto l’argine del Po di Volano; oggi è individuabile in una residenza privata.

    Delizia di Scortichino (loc. Scortichino, Comune di Bondeno). Compare nell’inventario dei beni di Alfonso II d’Este. Sembra individuabile nell’odierno Palazzo Cremonini, ma i documenti relativi all’originaria delizia sono esigui.

    La Tagliata (loc. Marozzo, Comune di Lagosanto). Era un casino di caccia in un’area ricca di specchi d’acqua, inventariata tra le proprietà di Alfonso II nel 1598. Anch’essa possedeva quattro torri.

    Delizia Le Casette (Comune di Comacchio). Era un’ampia villa, sorta in prossimità delle ‘casette’ o botteghe del mercato del pesce ubicate tra il porto di Magnavacca e Comacchio. Tra il 1490 e il 1495l Biagio Rossetti modificò un preesistente edificio, realizzando un palazzo residenziale dotato di giardini, vivai, boschetti e peschiere alimentate da acqua marina. Nel 1575 Torquato Tasso presentò alla Corte l’ultimo canto della “Gerusalemme Liberata”. Le Casette subirono sacchegg i fino a scomparire del tutto nel XIX secolo.

    Astrologia alla Corte Estense
    Una delle più celebri delizie estensi è Palazzo Schifanoia, all’interno delle Mura rinascimentali. Vi si trova il Salone dei Mesi, che è adornato da un ciclo di affreschi sul tema astrologico compiuti dalla scuola pittorica ferrarese. Gli affreschi di Schifanoia sono una grandiosa rappresentazione della cultura dell’epoca, in grado di parlarci di abitudini, costumi e influenze culturali della corte estense e, più in generale, degli uomini del Rinascimento. Molti studiosi si sono impegnati nella interpretazione del ciclo di Schifanoia , dove i mesi dell’anno si susseguono scompartiti ciascuno in tre fasce sovrapposte che mostrano, dall’alto verso il basso,  i trionfi delle divinità olimpiche associate al mese; il segno zodiacale affiancato dai decani (o divinità tutelari  che sovrintendono ciascuno ad una decade) e infine scene di vita di corte che celebrano la casata estense. Nel Salone dei Mesi di Schifanoia si trova una particolare combinazione tra cultura classica, motivi orientali e innovazioni proprie dell’Umanesimo, che offre un’eccezionale testimonianza dello spirito peculiare dell’epoca rinascimentale.
    I simboli delle “imprese estensi”
    Simbolo significativo del potere estense è stato ravvisato nell’immagine che raffigura un anello con incastonato un diamante, il quale è sovrapposto a un fiore con motivi naturalistici. Tale rappresentazione indica nel diamante la forza e l’incorruttibilità del principe che governa, protegge lo Stato e garantisce la prosperità, simboleggiata dal fiore. Altri simboli che identificano la famiglia d’Este sono: l’unicorno, configurato nell’atto di intingere il corno nell’acqua; si tratta di un gesto dal significato purificatore, che trasmette il senso di risanamento del territorio compiuto dagli interventi estensi di bonifica e regolamentazione delle acque; la lince bendata simboleggia la saggezza del principe; l’idra, mitologico animale a molte teste, rappresenta le paludi ed  è sempre da leggere come segno dell’attività di risanamento del territorio; il paraduro è rappresentato da uno steccato ed indica le chiuse idrauliche impiegate per regolare le acque; legato alla chiusa è appesa una zucca la cui funzione era quella di segnalare il livello delle acque, come una sorta di idrometro artigianale; anch’esso è segno dell’azione di risanamento del territorio.
    Il “gioco degli scacchi” e le nobildonne del Rinascimento
    Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, è un personaggio simbolo delle figure femminili del Rinascimento italiano. Tra le sue passioni, c’era anche il Gioco degli scacchi, interesse che aveva in comune con la cognata Isabella d’Este, marchesa di Mantova, alla quale il matematico Luca Pacioli aveva dedicato il suo De ludo scachorum, un testo dove compaiono le moderne regole del gioco. E Lucrezia, per competere aveva anche un maestro di scacchi, Francesco Spagnolo, probabilmente il Francesch Vicent indicato come autore del primo testo a stampa sugli scacchi, che ne codificava le regole moderne. La  forma moderna del gioco, che interessa soprattutto il pezzo della Regina, si consolida infatti  nel Cinquecento, proprio quando grandi figure femminili affermano la loro influenza nello scacchiere della politica italiana ed europea. In origine gli scacchi, introdotti dall’Oriente, prevedevano esclusivamente pezzi maschili ma in Europa, a fianco del Re, fece precocemente la sua apparizione la Regina, la cui presenza si consolidò sulla scacchiera nella prima metà del 1200. La sua mobilità era tuttavia molto limitata: una sola casella in diagonale. Nella seconda metà del Quattrocento attribuirono alla Regina la possibilità di muovere in tutte le direzioni facendone il pezzo più forte della scacchiera.
    Gastronomia rinascimentale alla Corte Estense
    Durante l’età estense, a Ferrara si sviluppò un’autentica arte del banchetto, anche grazie all’opera del celebre scalco di corte Cristoforo da Messisbugo. Le cronache cittadine riportano le descrizioni di favolose feste durante le quali venivano servite preparazioni prelibate e spettacolari. Interminabili banchetti con cacciagione e pesci disposti in composizioni scenografiche sono descritti nei volumi che compose. Inoltre, le origini di alcune preparazioni, ancor oggi considerate tipiche della tavola cittadina, risalgono al periodo in cui Cristoforo elaborava i suoi piatti per stupire la Corte estense.
    La corte degli Artisti
    Ferrara crebbe inizialmente grazie ai traffici commerciali sul fiume Po, godendo di una favorevole posizione nella rete delle vie fluviali. Gli Estensi, che avevano fatto della magnificenza uno strumento di affermazione politica, resero la Corte di Ferrara uno dei maggiori centri di elaborazione e irradiazione culturale d’Europa. A Ferrara lavorarono studiosi e artisti, punti di riferimento dell’arte e della letteratura italiana, come Biagio Rossetti, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso. Fiorì l’Università – una delle più antiche d’Italia, fondata dal marchese Alberto V d’Este nel 1391 – che attirò illustri intellettuali come Guarino Veronese, Celio Calcagnini, Nicolò Copernico e Paracelso; soggiornarono nella città estense Leon Battista Alberti e Giovanni Pico della Mirandola. Si formò una scuola pittorica – l’Officina ferrarese –  i cui esponenti di rilievo furono Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Ercole de’ Roberti.
    Due sorelle della Corte Estense
    Le due figlie di Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona sono oggi ricordate come icone femminili dell’epoca: Isabella d’Este (1474 –1539) sposò Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova. Colta, raffinata, bella, d’acuto ingegno, protettrice di artisti e grande collezionista in contatto con Mantegna, Perugino, Leonardo. Aveva ottime doti diplomatiche e amministrative, affiancava  il marito nella gestione dello Stato. Divenne il riferimento della moda femminile in tutte le Corti dell’epoca per i suoi gioielli e  straordinari abiti. Beatrice d’Este (1475 –1497), sorella di Isabella, divenne duchessa di Milano, andando in sposa a Ludovico Sforza. La sua morte in giovane età, di parto a 22 anni, non le impedì di far risplendere la corte milanese per l’arte, le lettere e la musica e lo sfarzo degli eventi mondani.
    Protagonisti
    Biagio Rossetti
    Biagio Rossetti (Ferrara, 1447 circa – Ferrara, 1516)

    Lavorò della Corte estense dal 1483. Su incarico di Ercole I d’Este progetta l’Addizione Erculea, il grande ampliamento rinascimentale della città realizzando un’opera esemplare nella storia dell’urbanistica europea. Riesce infatti nel compito di saldare la città antica, d’aspetto medievale e sorta attorno al porto-canale sul Po, con la città ‘nova’ grazie a una pianificazione che ne guida lo sviluppo entro le Mura per molti secoli. È l’autore di alcuni tra i più bei palazzi di Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Palazzo di Giulio II e Palazzo Costabili, anche detto di Ludovico il Moro.

    Ludovico Ariosto
    Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 – Ferrara, 1533)

    È il massimo poeta italiano per il genere epico cavalleresco. Scrisse in latino e in volgare, ma la sua più grande opera è L’Orlando Furioso, poema al quale dedicò gran parte della sua vita e che canta «le donne, i cavalier, l’arme, gli amori», ovvero vicende di guerra intrecciate ad avventure romantiche di eroi ed eroine. L’Orlando furioso è concepito come “gionta” o continuazione dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, poema sempre scritto per la Corte di Ferrara. La biografia di Ariosto è legata alla famiglia d’Este, perchè fu a lungo alle dipendenze del Cardinale Ippolito I d’Este. Dal 1518, si stabilì alla Corte di Ferrara a servizio del duca Alfonso d’Este, con incarichi amministrativo-diplomatici.

    Torquato Tasso
    Torquato Tasso (Sorrento, 1544 – Roma, 1595)

    Tra i più grandi poeti italiani del suo secolo, è una figura di riferimento della letteratura italiana. È autore del poema pastorale Aminta e del poema cavalleresco Gerusalemme liberata, oltre a dialoghi  in prosa e una copiosa mole di lettere. La produzione letteraria di Tasso e le sue vicende biografiche sono rappresentative delle dinamiche conflittuali della cultura dell’epoca: l’ambiente ideologico della Controriforma, il rapporto tra gli intellettuali e i poteri costituiti, l’aspirazione moderna alla libertà di pensiero, il rinnovamento della lingua italiana. Nel 1565 si trasferì a Ferrara presso il Cardinale Luigi d’Este, dove venne accolto  dalla Corte, in particolare dalle sorelle del duca Alfonso II, Lucrezia ed Eleonora. Nel 1576 fu nominato storiografo di Corte, ma nonostante i riconoscimenti e le celebrazioni, il poeta fu travolto da un profondo disagio psicologico che lo portò prima ad abbandonare la città estense, e poi, di nuovo a Ferrara, gli causò la prigionia presso l’Ospedale di Sant’Anna per sette anni. Lasciò definitivamente Ferrara nel 1586 grazie all’intervento di Vincenzo Gonzaga. Ebbe inizio l’ultimo travagliato periodo della sua vita dominato dall’errare di Corte in Corte accompagnato da un sentimento di sradicamento e un’ insoddisfazione maniacale per le sue opere. Terminò i suoi giorni a Roma, dopo aver ottenuto un vitalizio dal Papa.  Il legame tra Tasso e la principessa Eleonora d’Este diede origine alla leggenda di un amore infelice che ispirò numerosi componimenti letterari (Goldoni, Byron), drammi (Goethe) e opere musicali ottocentesche (Donizzetti, Liszt).

    Leonello d’Este
    Leonello d’Este (Ferrara, 1407 – Voghiera (Fe), 1450)

    È il Principe umanista per eccellenza. Figlio naturale del marchese Nicolò III e di Stella dei Tolomei, riceve la migliore educazione secondo i dettami dell’epoca: quella militare gli è impartita dal capitano di ventura Braccio da Montone e quelle delle Muse dall’umanista Guarino Veronese. Il Papa gli concede il riconoscimento del diritto di successione nel titolo paterno. Fonda il primo ospedale in città, dà impulso allo Studium, l’università; a lui si deve il primo studiolo del Rinascimento e ancora a lui è legato l’avvio del fortunato genere della medaglia ritratto, diffuso poi  in tutte le Corti europee. Angelo Decembrio afferma che Leonello vestiva ogni giorno della settimana di un colore diverso, attenendosi a quello del colore planetario corrispondente alla giornata, chiama alla sua corte Leon Battista Alberti – che scrive su sua committenza il De re aedificatoria – e poi Pisanello, Jacopo Bellini, Andrea Mantegna, Piero della Francesca. Muore nella Delizia di Belriguardo.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

     

     “Del re de’ fiumi tra l’altiere corna/ or siede umile (diceagli) e piccol borgo:/ dinnanzi il Po, di dietro fli soggiorna/ d’alta palude un nebuloso gorgo;/ che, volgendosi gli anni, la più adorna/ di tutte le città d’Italia scorgo,/ non pur di mura d’ampli tetti regi,/ ma di bei studi e di costumi egregi”. 

    Ludovico Ariosto

     

      “Mesola, il Po da  ’lati e  ’l mar a fronte,

    e d’intorno le mura e dentro i boschi

    e seggi ombrosi e foschi

    fanno le tue bellezze altere e conte;

    e son opre d’Alfonso, e più non fece

    mai la natura e l’arte a far non lece;

    ma che la valle sembri un paradiso

    la donna il fa che n’ha sembianti e viso”

    Tasso, Rime

    (nell’ultimo verso la “donna” si riferisce a Margherita Gonzaga, terza sposa di Alfonso II d’Este. In lei erano riposte le speranze del proseguimento della linea dinastica della famiglia d’Este che sfumarono per mancanza di eredi legittimi.    Il Ducato venne riannesso allo Stato Pontificio  nel 1598.)

     

      “Il sole al tramonto, forando una scura coltre di nuvole basse all’orizzonte, illuminava vivamente ogni cosa […] alte sopra la bruna distesa dei tetti, le lontane moli del Castello Estense e del Duomo”

    Giorgio Bassani, Gli occhiali d’oro

     

      “Ferrara poi, la pentagona città dove son nato, è davvero un terreno fertile di dilettevoli meraviglie per l’uomo sagace. ‘Chi à visto Siviglia, à visto meraviglia’, dice un vecchio adagio spagnolo, ma chi à visto Ferrara à visto anche di più”.

    Filippo De Pisis, La città dalle cento meraviglie

     

      […] Alla corte estense l’astrologia aveva un ruolo importante: di Lionello d’Este si racconta ad esempio che per ogni giorno della settimana indossasse, come gli antichi magi sabi, un abito del corrispondente colore planetario. Pietro Bono Avogaro, uno degli astrologi di corte, scriveva pronostici per ogni anno, mentre un certo Carla da Sangiorgio prediceva il futuro perfino mediante la geomanzia […]. In realtà non fu Avogaro, ma l’altro professore di astronomia all’Università di Ferrara, vale a dire Pellegrino Prisciani, bibliotecario e allo stesso tempo storiografo di corte, l’ispiratore sommamente erudito delle immagini dei mesi di Palazzo Schifanoia..]

    (Aby Warburg, Arte italiana e astrologia internazionale, in La Rinascita del Paganesimo Antico e altri scritti 1889-1914, Aragno, Torino, pp. 544-5).

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Ferrara e... Mantova
    Bartolino da Novara fu l’architetto e l’ ingegnere che realizzò, per volere di Nicolò II d’Este, il progetto per il Castello Estense di Ferrara, dedicato a San Michele, a partire dal 1385. Bartolino da Novara è anche l’autore del progetto del Castello di San Giorgio di Mantova, che venne costruito tra il 1395 e il 1406 e che fu residenza di famiglia Gonzaga dalla metà del Quattrocento. Isabella d’Este, figlia del duca Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona, sposò nel 1490 Francesco Gonzaga, diventando marchesa di Mantova legando dinasticamente la storia delle due città. La Camera Picta o Camera degli Sposi affrescata da Andrea Mantegna si trova nella torre nord-est del Castello. Arricchì la corte dei Gonzaga di raffinatezza e amore per l’arte che aveva assorbito nell’ambiente della Corte estense. L’addizione erculea prevede la realizzazione di una parte della città progettata a tavolino e poi concretizzata secondo i canoni della città ideale e ordinata come Sabbioneta che è il risultato del progetto urbanistico di Vespasiano Gonzaga.
    Ferrara e...Villa d’Este a Tivoli
     Il Cardinale Ippolito II d’Este fu il committente e signore di Villa d’Este, dopo aver ottenuto il titolo di governatore di Tivoli. Era figlio del duca di Ferrara Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia. I giardini della villa sono un capolavoro dell’ingegneria rinascimentale e modello eccelso del giardino all’italiana; caratterizzano i giardini fontane, vasche e cascate in un’ eccezionale varietà di capolavori idraulici spettacolari. Gli apparati decorativi del complesso architettonico e dei giardini di Villa d’Este furono concepiti con un programma iconografico che esalta le virtù della forza e della castità, del Cardinale Ippolito e del Casato estense.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Alla corte degli Estensi: filosofia, arte e cultura a Ferrara nei secoli XV e XVI, atti del Convegno internazionale di studi Ferrara, 5-7 marzo 1992, a cura di M. Bertozzi, Ferrara, Università degli studi, 1994

    Delizie a Ferrara. Residenze principesche alla corte degli Este, Ferrara, Provincia di Ferrara,2005

    Il Garofalo a Ferrara. Quinto Centenario della nascita, Schede a cura di A.M. Fioravanti Baraldi e A.C. Venturini, 1981

    I libri di Orlando innamorato. Schede, Ferrara, Istituto di Studi Rinascimentali, 1987

    Le Muse e il Principe. Arte di corte nel Rinascimento padano, Panini, Modena, 1991 (2 voll.)

    La zecca di Ferrara in età comunale ed estense. Mostra didattica, Ferrara, 1988

    G. Agnelli, V. Giustiniani, Il Museo di Schifanoia in Ferrara. Notizie, Ferrara, 1898 (ristampa anastatica in occasione del primo centenario del Museo Civico di Schifanoia, Modena, Franco Cosimo Panini, 1998)

    C. Bassi, Nuova guida di Ferrara, Bovolenta, Ferrara, 2011

    M. Bertozzi, La tirannia degli astri. Gli affreschi astrologici di palazzo Schifanoia, Bologna, Cappelli, 1985

    M. Borella, E. Domenicali(a cura di), Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po. Un paesaggio culturale, Ferrara, Provincia di Ferrara, s.d. 1998

    F. Ceccarelli, La città di Alcina. Architettura e politica alle foci del Po nel tardo Cinquecento, Bologna, Il Mulino, 1998

    F. Ceccarelli, M. Folin (a cura di), Delizie estensi. Architetture di villa nel Rinascimento italiano ed europeo,Firenze, Olschki, 2009

    C. Cesari, R. Santini, I giardini del duca, “Quaderni de La Pianura”, XI, Ferrara CCIAA, 1981

    A. Farinelli Toselli, F. Scafuri, Ferrara VII-XX secolo. Giardini e fortificazioni, Ferrara, 1993

    D. Fo, La figlia del papa, Chiarelettere, 2014

    C.M. Goldoni, Atlante estense. Mille anni nella storia d’Europa : gli Estensi a Ferrara, Modena, Reggio, Garfagnana e Massa Carrara, Modena, Artestampa, 2011

    M.A. Guarini, Compendio historico dell’origine, accrescimento e prerogative delle Chiese, e Luoghi Pii della città e Diocesi di Ferrara, Ferrara, Eredi di Vittorio Baldini, 1621

    C. Hope (a cura di), Il regno e l’arte: i camerini di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara, Firenze, Olschki, 2012

    A. Marchesi, Delizie d’archivio. Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento, I, Dimore suburbane ed extraurbane, Ferrara, le Immagini, 2011

    R. Rimondi, Estensi. Storia e leggende, personaggi e luoghi di una dinastia millenaria, Cirelli & Zanirato, Ferrara, 2004

    M.T. Sambin De Norcen, Le ville di Leonello d’Este. Ferrara e le sue campagne agli albori dell’età moderna, Venezia, Marsilio, 2012

    C. Toschi Cavaliere, Arte del legno. La tarsia rinascimentale a Ferrara. Strumenti didattici ed itinerari. Schede, Ferrara, Musei Civici di Arte Antica, 1991

    R. Varese, Ferrara. Il palazzo di Schifanoia, Bologna, Specimen, 1983

    G. Venturi (a cura di), L’uno e l’altro Ariosto in Corte e nelle Delizie, Firenze, Olschki, 2011

    G. Venturi, F. Cappelletti (a cura di), Gli Dei a corte. Letteratura e immagini nella Ferrara estense, Firenze, Olschki, 2009

    G. Venturi, F. Ceccarelli (a cura di), Delizie in villa. Il giardino rinascimentale e i suoi committenti, Firenze, Olschki, 2008

    A.M. Visser Travagli, Palazzo Schifanoia e Palazzina Marfisa a Ferrara, Milano, Electa, 1994

  • Valore UNESCO

    Gli elementi che rendono speciale il territorio di Ferrara sono tre: il centro storico in cui si realizzò  il primo piano urbanistico dell’età moderna, secondo criteri che in seguito vennero presi ad esempio da  altre città in Italia e in Europa; il sistema delle “Delizie , le residenze urbane ed extraurbane della Corte estense, luoghi di svago, centri di controllo e coordinamento del territorio che  testimoniano in  maniera eccezionale  l’influenza della cultura rinascimentale sul paesaggio naturale;  il Delta storico del Po come paesaggio culturale pianificato che conserva in modo notevole la sua forma originale in cui l’ambiente naturale e l’intervento umano si fondono armonicamente.

    La famiglia d’Este
    Ferrara deve la sua grandezza storica e culturale alla famiglia d’Este che  riuscì ad imporre il suo potere sulla città a partire dal Duecento, inaugurando una stagione di eccezionale fioritura artistica. Gli Estensi conservarono la supremazia fino al 1598, quando Ferrara fu devoluta al Papato per mancanza di eredi legittimi e furono costretti a trasferirsi a Modena, città estense per nomina imperiale.
    Ferrara, la prima città moderna d’Europa
    Gli Estensi intervennero sulla struttura della città, inventando il concetto moderno di “piano regolatore”: prese vita un progetto urbanistico  riconosciuto come il primo dell’Europa moderna, promosso da Ercole I d’Este e denominato “Addizione erculea” (1492). L’incarico fu affidato all’architetto Biagio Rossetti, che elaborò il tema della prospettiva rinascimentale e unì la parte più antica medievale della città con nuove aree a nord: in queste aree furono aperte nuove vie, spaziose e ortogonali sulle quali sorsero maestosi palazzi signorili (tra cui il famoso Palazzo dei Diamanti) ed una nuova piazza (l’odierna Piazza Ariostea). Il Castello Estense, che prima dell’Addizione era una roccaforte militare eretta a difendere l’estremo nord della città,  venne trasformato nella grandiosa residenza di Corte. L’ampliamento della città venne accompagnato dalla costruzione di un sistema difensivo tipicamente rinascimentale, caratterizzato da torrioni a base circolare e da  terrapieni alberati, che ancora oggi rappresenta una straordinaria testimonianza dell’architettura militare. La cerchia delle Mura urbane  si estende per oltre nove chilometri attorno al centro storico, in un alternarsi di torrioni, baluardi  di varie epoche.
    Le imprese estensi in città e nel territorio
    L’abilità diplomatica degli Estensi e la vitalità intellettuale della loro corte, capace di elaborare originalmente i valori della cultura rinascimentale, fecero di Ferrara una capitale di respiro europeo. Nei tre secoli della signoria estense, si intrapresero una serie di imprese monumentali e culturali, amministrative e politiche volte a rendere l’aspetto e la forma della città adeguati a rappresentare la magnificenza e la stabilità del loro potere. Assieme al rinnovamento della città furono attuate importanti opere di bonifica e di edificazione intraprese nei possedimenti del casato, che giungevano fino alle zone del Delta del Po.
    Il paesaggio culturale del Delta del Po: le Grandi Bonifiche e le Delizie estensi
    Nel panorama dell’area del Delta storico del Po, vennero attuate bonifiche di estese aree paludose e la costruzione di canali presidiati da torri e di chiuse idrauliche  rendendo salubri e coltivabili nuovi terreni. Elemento chiave del progetto estense divennero le “Delizie”, residenze concepite per una Corte itinerante,  costituite da ville e tenute agricole destinate ad una  funzione amministrativa e di svago, allo scopo di accrescere l’efficacia del potere estense sul territorio. Presenti anche all’interno delle Mura della città,  le Delizie erano collocate accanto a corsi d’acqua in punti strategici nella fitta rete di vie navigabili dell’area del Delta del Po. La costruzione di una Delizia dava origine ad un insediamento circostante, un vero e proprio borgo attorniato da giardini, cortili, laboratori, uffici e alloggi, maestranze e braccianti impegnati nei fondi agricoli e nelle riserve di caccia. L’altra vocazione delle Delizie era stupire per la bellezza architettonica, per la varietà di raccolte d’arte e per gli scenari naturali di paradisiaci giardini da esibire agli occhi di ospiti illustri e diplomatici in visita. Il nome Delizia rimarca il loro valore estetico, celebrativo e conviviale, e allude alle attività ‘piacevoli’ che vi avevano luogo, come battute di caccia, banchetti, rappresentazioni teatrali e feste. Gli Estensi promossero la costruzione delle Delizie nel Quattrocento e nel Cinquecento.
    Per saperne di più
    Gli Estensi e l’astrologia
    Gli Estensi avevano grande considerazione dell’astrologia. Gli studiosi ci raccontano che accoglievano astrologi a Corte, che consultavano regolarmente. Lo dimostra anche il ciclo di affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, Delizia urbana oggi visitabile, nella quale si può ammirare una straordinaria e originalissima rassegna misteriosa di figure e simboli astrologici.
    I simboli delle “imprese estensi”
    La famiglia d’Este utilizzava alcuni disegni simbolici per rappresentare la propria famiglia negli stemmi, nei dipinti, sulle armi, nei gonfaloni. Ogni immagine aveva il compito di associare un determinato significato positivo al casato: l’unicorno significava la purezza, il diamante la forza del principe, la lince bendata la saggezza del principe, l’idra e il paraduro il risanamento idraulico del territorio..
    Il gioco degli scacchi e le nobildonne del Rinascimento
    Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, fu una donna importante e divenuta leggendaria, vissuta al tempo del Rinascimento italiano. Tra le sue passioni, c’era anche il gioco degli scacchi, per il quale prendeva lezioni da uno dei più rinomati maestri dell’epoca. Grazie all’interesse di Lucrezia e di altre nobildonne  per il gioco degli scacchi, vennero modificate le  stesse regole del gioco: il pezzo della Regina divenne quello più forte della scacchiera.
    L’arte rinascimentale del banchetto
    Durante l’età estense, a Ferrara si sviluppò un’autentica arte del banchetto, anche grazie all’opera del celebre scalco di corte Cristoforo da Messisbugo. Le cronache cittadine riportano le descrizioni di favolose feste durante le quali venivano servite preparazioni prelibate e spettacolari.
    La corte degli Artisti
    Gli Estensi, che avevano fatto  della magnificenza uno strumento di affermazione politica, resero la Corte di Ferrara uno dei maggiori centri culturali d’Europa. A Ferrara lavorarono studiosi e artisti, punti di riferimento dell’arte e della letteratura italiana, come Biagio Rossetti, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso. Fiorì l’Università , una delle più antiche d’Italia fondata dal marchese Alberto V d’Este nel 1391, che attirò illustri intellettuali come Guarino Veronese, Celio Calcagnini, Nicolò Copernico e Paracelso. Tra gli altri soggiornarono nella città estense Leon Battista Alberti e Giovanni Pico della Mirandola. Si formò un’importante  scuola pittorica l’Officina ferrarese i cui esponenti di rilievo furono Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Ercole de’ Roberti.
    Protagonisti
    Biagio Rossetti
    Biagio Rossetti (Ferrara, 1447 circa – Ferrara, 1516)

    Lavorò della Corte estense dal 1483, entrando nella storia dell’architettura per aver progettato un piano di sviluppo urbanistico della città dallo spirito moderno denominato “Addizione erculea”. È l’autore di alcuni tra i più bei palazzi di Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Palazzo di Giulio II d’Este, Palazzo Costabili, San Cristoforo alla Certosa, Chiesa di Santa Maria in Vado.

    Ludovico Ariosto
    Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 – Ferrara, 1533)

    È il massimo poeta italiano per il genere epico cavalleresco. Scrisse in latino e in volgare, ma la sua più grande opera è L’Orlando furioso, poema al quale dedicò gran parte della sua vita  e che tratta di  racconti di guerra intrecciate ad avventure romantiche di eroi ed eroine. La vita di Ariosto è legata alla famiglia d’Este, perchè fu a lungo alle dipendenze del Cardinale Ippolito I d’Este, e poi, dal 1518, si stabilì alla corte di Ferrara a servizio del duca Alfonso d’Este, con incarichi amministrativi e diplomatici.

    Torquato Tasso
    Torquato Tasso (Sorrento, 1544 – Roma, 1595) tra i più grandi poeti italiani. È autore del poema cavalleresco La Gerusalemme liberata, oltre a molti dialoghi  in prosa e ad una copiosa quantità di lettere.  La sua vita fu difficile e tormentata, visse e scrisse nella corte estense di Ferrara, forse intrecciando una segreta relazione con la principessa Eleonora d’Este, figlia del duca Alfonso II – relazione che ispirò opere letterarie e musicali romantiche. Finì relegato nell’Ospedale di Sant’Anna di Ferrara per sette lunghi anni, e dopo peregrinazioni attraverso l’Italia, si stabilì a Roma, dove finì i suoi giorni.
    Leonello d’Este
    Leonello d’Este (Ferrara, 1407 – Voghiera, Fe 1450)

    È il Principe umanista per  eccellenza. Figlio naturale del marchese Nicolò III  d’Este e di Stella dei Tolomei, riceve la migliore educazione dell’epoca: quella militare gli è impartita dal capitano di ventura Braccio da Montone e quella artistica dall’umanista Guarino Veronese. Il Papa gli concede il riconoscimento del diritto di successione nel titolo paterno. Fonda il primo ospedale in città, dà impulso allo Studium, l’Università; a lui si deve il primo studiolo del Rinascimento e ancora a lui è legato l’avvio  della medaglia- ritratto, diffusa poi  in tutte le Corti europee. Angelo Decembrio afferma che Leonello vestiva ogni giorno della settimana di un colore diverso, attenendosi a quello del colore planetario corrispondente alla giornata. Chiama alla sua corte Leon Battista Alberti – che scrive su sua committenza il “De re edificatoria” – e poi Pisanello, Jacopo Bellini, Andrea Mantegna, Piero della Francesca. Muore nella Delizia di Belriguardo a Voghiera.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Ferrara e... Mantova
    Bartolino da Novara fu l’architetto e l’ ingegnere che realizzò, per volere di Nicolò II d’Este, il progetto per il Castello Estense di Ferrara, dedicato a San Michele, a partire dal 1385. Bartolino da Novara è anche l’autore del progetto del Castello di San Giorgio di Mantova, che venne costruito tra il 1395 e il 1406 e che fu residenza di famiglia Gonzaga dalla metà del Quattrocento. Isabella d’Este, figlia del duca Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona, sposò nel 1490 Francesco Gonzaga, diventando marchesa di Mantova legando dinasticamente la storia delle due città. La Camera Picta o Camera degli Sposi affrescata da Andrea Mantegna si trova nella torre nord-est del Castello. Arricchì la corte dei Gonzaga di raffinatezza e amore per l’arte che aveva assorbito nell’ambiente della Corte estense. L’addizione erculea prevede la realizzazione di una parte della città progettata a tavolino e poi concretizzata secondo i canoni della città ideale e ordinata come Sabbioneta che è il risultato del progetto urbanistico di Vespasiano Gonzaga.
    Ferrara e...Villa d’Este a Tivoli
     Il Cardinale Ippolito II d’Este fu il committente e signore di Villa d’Este, dopo aver ottenuto il titolo di governatore di Tivoli. Era figlio del duca di Ferrara Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia. I giardini della villa sono un capolavoro dell’ingegneria rinascimentale e modello eccelso del giardino all’italiana; caratterizzano i giardini fontane, vasche e cascate in un’ eccezionale varietà di capolavori idraulici spettacolari. Gli apparati decorativi del complesso architettonico e dei giardini di Villa d’Este furono concepiti con un programma iconografico che esalta le virtù della forza e della castità, del Cardinale Ippolito e del Casato estense.
    Glossario
    Glossario

    baluardo, s.m., il baluardo o bastione, è un elemento difensivo della fortificazione di età moderna. Il baluardo si distingue dalle torri medievali per essere della stessa altezza delle mura. Si trovava generalmente agli angoli della fortificazione e poteva avere forme diverse.

    bonifica, prosciugamento di un terreno paludoso per renderlo idoneo alla coltivazione o alla costruzione di abitazioni.

    capitano di ventura, colui che, in qualità di condottiero e capo, guida un gruppo di soldati mercenari. In età medioevale, si diffusero le compagnie di ventura, che erano eserciti professionisti ingaggiati a pagamento da re e signori per aumentare il proprio potere militare.

    conviviale, dal latino convivium, banchetto; quando un insieme di persone si riunisce per condividere il pasto.

    devoluto, part.pass. di devolveredevoluzione. Trasferimento di un bene, di un titolo, di un diritto da un soggetto ad un altro. Nella storia di Ferrara, indica il momento storico (1598) in cui il ducato ritornò sotto la diretta amministrazione dello Stato pontificio.

    estetico, che riguarda il bello, la bellezza.

    gonfalone, s.m., stendardo o bandiera.

    itinerante, che si sposta da un luogo all’altro.

    piano regolatore, il programma che determina come si deve sviluppare un centro abitato.

    ortogonali, pl.m. di ortogonale. Si dice di due elementi che si intersecano formando quattro angoli retti. Spesso l’aggettivo si trova  riferito a vie tra loro perpendicolari.

    paraduro, s.m., una specie di palizzata, costituita di travi di legni più sottili inchiodati ed intrecciati con rami di salice che serviva di sostegno agli argini dei grandi fiumi.

    scalco, colui che soprintendeva la gestione delle cucine per una famiglia nobile, occupandosi degli aspetti amministrativi, gastronomici e scenografici, in particolar modo in occasione di feste e banchetti. Non era considerato un semplice servitore bensì un membro della corte.

Iscrizione UNESCO

1995, Berlino, Germania, 19° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale (Iscrizione )


1999, Marrakesh, Marocco, 23° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale (estensione)


Sito Culturale


Rinascimento


Italia Nord Orientale
Regione Emilia-Romagna


Criteri di Iscrizione

(ii) Gli sviluppi a livello di pianificazione urbanistica realizzati nella Ferrara rinascimentale ebbero una profonda influenza sulla progettazione urbanistica e su processi di conservazione programmati nel corso di secoli a venire. La “scuola di architettura” Ferrarese (Biagio Rossetti, Girolamo da Carpi, Giambattista Aleotti, …) esportò metodi ed elementi del design urbanistico, come mura e fortezze, anche nella pianificazione di altre città italiane ed europee.

(iii) Le residenze ducali degli Estensi nel Delta del Po dimostrano in maniera eccezionale l’influenza della cultura rinascimentale sul paesaggio naturale.

(iv) Il centro storico di Ferrara è un eccezionale esempio di pianificazione urbanistica rinascimentale che a tutt’oggi presenta  praticamente intatti impianto, fabbricati e tessuto urbano.

(v) Il Delta del Po è un eccezionale paesaggio culturale pianificato che in gran parte conserva il suo impianto originale.

(vi) Durante i due secoli  determinanti per il Rinascimento la brillante corte degli Este riuscì ad attrarre artisti di primo piano, poeti, filosofi e divenne un centro fondamentale per lo sviluppo e l’applicazione pratica del “nuovo Umanesimo” in Italia.

Integrità
I 46,712 ettari di sito iscritto, insieme ai 117,640 ettari della buffer zone, comprendono tutti gli elementi necessari per capire il paesaggio culturale rinascimentale di Ferrara e il suo Delta del Po, che ne conferma il Valore Universale Eccezionale. L’integrità del sito è evidenziata dall’impianto rinascimentale della città tanto quanto dai processi di trasformazione subiti dall’ambiente rurale. La piena essenza della Ferrara rinascimentale è visibile nelle mura medievali, nel disegno della struttura urbana dal XIV al XVI secolo, negli edifici originali tuttora esistenti e nell’impianto del centro storico ancora ottimamente preservato e facilmente “leggibile” dai visitatori. La parte più ampia del sito iscritto è particolarmente evidente nelle Delizie rimanenti che simboleggiano i processi di trasformazione territoriale avvenuti durante il regno degli Este. Perciò il paesaggio culturale di Ferrara città del Rinascimento e il suo Delta del Po è un tutt’uno. Tuttavia i mutamenti nelle tecniche di coltivazione, nelle priorità economiche così come la costruzione di nuove infrastrutture sono questioni che devono essere affrontate con un approccio olistico per poter mantenere l’integrità del sito.
Autenticità
Il sito di Ferrara città del Rinascimento e il suo Delta del Po rappresenta un paesaggio culturale che è eccezionalmente ben conservato e autentico nella forma, nei materiali, nella struttura e nella sua figura di senso. L’originalità del tessuto urbano di Ferrara, insieme all’impianto e agli elementi tipici della sua pianificazione, la rende chiaramente riconoscibile come città del Rinascimento. Alcune delle Delizie presentano elementi di autenticità rispetto al loro primigenio assetto di ampie tenute agricole e sono in condizioni eccellenti, fin dai primi restauri del 1970. Le regole di connessione tra queste tenute rinascimentali e i rami antichi del fiume Po (Po di Ferrara, Po di Primaro, Po di Volano, Sandalo) sono chiaramente riconoscibili e l’antico percorso di queste vie d’acqua è tuttora leggibile. Nonostante nel corso degli anni il sito sia stato più volte manomesso, esso mantiene autenticità e credibilità rispetto alla dichiarazione del suo Valore Universale Eccezionale.
Estensione del bene

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