Illustrazione Elena Prette
Il Comitato decide di iscrivere il Bene nella Lista del Patrimonio Mondiale in base ai criteri (i), (ii) e (iii), considerando che la Villa del Casale di Piazza Armerina è uno degli esempi più lussuosi di Villa Romana che illustra, attraverso le estese decorazioni artistiche degli splendidi mosaici, la struttura socio-economica dell’epoca.
- Valore UNESCO
La Villa romana del Casale situata a pochi chilometri da Piazza Armerina costituisce un esempio eccezionale di villa tardo imperiale e la sua unicità è dovuta ai vasti e splendidi mosaici (IV secolo d.C.) che decorano molti degli ambienti e che possiedono una qualità artistica di altissimo livello. La Villa con il suo tesoro musivo testimonia le abitudini di vita della classe dominante romana e delle influenze reciproche tra le culture ed i circuiti economici del Mediterraneo antico – tra compagine romana e nordafricana.
L’identità del Sito attraverso i secoli
Il Sito oggi è gestito dal Servizio Museo Regionale della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina e le campagne di scavo hanno svelato l’intero arco cronologico di occupazione della zona. La Villa tardoromana venne impiantata su di un preesistente casale rurale (I-III secolo d.C) che probabilmente aveva la funzione di gestire appezzamenti agricoli circostanti e che possedeva dei bagni – segno che indica l’appartenenza dei proprietari al ceto aristocratico. Forse distrutto da un terremoto all’inizio del IV secolo d.C., la casa venne soppiantata dalla lussuosa struttura tardoimperiale. Era situata nella valle del fiume Gela alle pendici del Monte Mangone, in una posizione strategica rispetto agli assi viari dell’isola, in prossimità del collegamento tra Catania e Agrigento. La Villa romana visse un periodo di intenso splendore, come nobile residenza di campagna e come centro amministrativo di rilievo anche per i traffici locali e per il controllo di un vasto latifondo (massa di Sofiana), nel quadro delle proprietà fondiarie aristocratiche della Sicilia tardoantica. In epoca bizantina e altomedievale, la Villa continuò ad essere abitata (V-VII secolo); sono allo studio i reperti ceramici ritrovati e alcune tombe del periodo individuate nei pressi del Sito; a questa fase risalgono alcune fortificazioni difensive e interventi di modifica e consolidamento di alcune strutture, segno che parte delle attività produttive vennero trasferite all’interno. In età medievale un grande borgo rurale si sviluppò sull’area della Villa, e a sud e a nord di essa. Anche, nel periodo arabo-normanno (X-XII secolo), i reperti confermano il perdurare del sito come emporio e centro agricolo. Nella seconda metà del XII secolo, si verificò una devastazione profonda del sito. Ma tra il XIV e il XV secolo si ha notizia di un centro agricolo di nuovo sorto nell’area e noto con il nome di Casale, da cui proviene l’odierna denominazione dell’area archeologica. Seguirono poi danneggiamenti ulteriori e alluvioni che determinarono l’abbandono definitivo dell’antico insediamento romano assieme alle successive stratificazioni tardoantiche e medioevali.Il recupero della Villa
La conservazione dell’eccezionale apparato musivo della Villa tardoimperiale è in parte dovuto ad alluvioni e smottamenti che coprirono di fango molte zone del complesso. Dal XIX secolo iniziarono i primi scavi sporadici, che accesero la curiosità di eruditi e appassionati d’arte antica e causarono anche il trafugamento di numerosi reperti. Fino all’inizio del Novecento, i contadini della zona ancora sfruttavano alcuni resti della villa come basamenti per edifici agricoli. In seguito le campagne scientifiche di scavo si intensificarono fino a culminare con il recupero ed il restauro diretto da Gino Vinicio Gentili tra gli anni ‘50 e ‘60. Nei decenni successivi, furono intraprese diverse campagne archeologiche volte ad assicurare la conservazione e la fruibilità dell’importante patrimonio d’arte antica, e vennero avviati progetti scientifici per chiarire il quadro dell’area nelle epoche seguenti all’età tardoimperiale; gli studi sono ancora in corso.La struttura della palatium
Gli studiosi sembrano concordare che la Villa romana del Casale venne edificata in un tempo relativamente breve e cioè i primi due decenni del IV secolo d.C. e fu il risultato di un progetto unitario, sia sotto il profilo architettonico che decorativo. Il complesso della Villa si articola in molteplici ambienti pubblici e privati e si sviluppa su terrazzamenti per adattarsi al pendio naturale del terreno su cui si trova. Sono riconoscibili, secondo la lettura di Salvatore Settis, quattro nuclei strutturali: l’ingresso monumentale, con l’arco onorario a tre passaggi coperti a volta, ornato di fontane e che introduce ad un atrio porticato; il corpo centrale, con gli ambienti attorno al peristilio quadrangolare dal grande giardino con fontana centrale; le terme; l’aula triloba (con funzione di triclinio) e il peristilio ovoidale dove avvenivano i ricevimenti per gli ospiti di rango più elevato. Una lettura della pianta della Villa permette di comprendere l’armonia degli elementi che nelle loro asimmetrie si controbilanciavano l’uno con l’altro e realizzavano un complesso maestoso e interconnesso da corridoi e colonnati e reso nobile da vasche, fontane, statue, mosaici e decorazioni in opus sectile, cioè pregiatissimi intarsi marmorei tipici delle ville aristocratiche romane. La Villa romana del Casale ha un carattere eccezionale perché da un lato segue la tradizione delle ville imperiali presentando analogie con altre ville romane nel bacino del Mediterraneo, dall’altro invece possiede soluzioni assolutamente inedite e originali. Gli ambienti di rappresentanza e con funzioni cerimoniali formavano un itinerario che partiva dalle strutture di ingresso, attraversava il grande peristilio e portava alla basilica, l’ampia aula absidata che era la sala pubblica più nobile per i ricevimenti e dominava l’intero complesso.I mosaici della Villa romana: temi e interpretazioni
I mosaici della Villa romana del Casale presentano stili diversi e sono opera di maestranze africane. Diffusi sono i motivi geometrici e le scene decorative, che esaltano la ricchezza dei frutti dei raccolti e in cui sono presenti eroti vendemmianti e pescatori. Poi ci sono medaglioni mosaicati con scene ornamentali, come quelli di argomento amoroso e quadri figurati sul tema delle stagioni; scene ‘acquatiche’ con amorini, barche e creature marine adornano gli ambienti delle terme, con raffigurazioni realistiche ad esempio di massaggi o del cambio di indumenti. Tra i mosaici di tipo realistico che raccontano gli usi delle classi romane tardoimperiali più privilegiate, vi sono gli innumerevoli quadri sul tema sportivo e spettacolare: come la corsa delle quadrighe nella palestra e altre scene di gare – tra cui anche il circo dei bambini e la caccia dei bambini – e poi maschere, musici e attori. Tali rappresentazioni, vogliono evocare i luoghi romani del divertimento: l’antiteatro, il circo, lo stadio. Sono gli spazi dove attraverso i giochi si manifestava la magnificenza dell’imperatore, dove l’augusto veniva celebrato e si partecipava del suo trionfo. Allo stesso tempo, poiché tali spazi pubblici non erano fisicamente presenti nella Villa, che era una residenza di campagna, ai mosaici era affidato il compito di richiamare nelle immagini quei luoghi monumentali che caratterizzavano la capitale, Roma. E così, nella stessa prospettiva e con la medesima funzione evocativa e celebrativa sono da interpretare i mosaici sul tema della caccia. Vi è la Piccola Caccia con la cattura di cervi, lepri, cinghiali e uccelli e un sacrificio a Diana. Formidabile è il celebre mosaico della Grande Caccia che si dispiega nell’ambulacro, il corridoio davanti alla basilica, e che offre un catalogo di cacce di animali esotici e bestie selvagge con una tecnica straordinaria sia cromatica che compositiva. La rassegna di animali esotici della Grande Caccia è raffigurata nel contesto dei vari paesaggi delle province dell’impero ed è stata interpretata come rappresentazione geografica sistematica. L’approvvigionamento di fiere provenienti da ogni parte del mondo conosciuto era inoltre uno dei compiti dei prefetti di Roma per allestire i ludi venatores nella capitale. Tigri, pantere, elefanti, struzzi erano conosciuti nel mondo romano dei giochi e degli spettacoli, ed in particolare l’elefante era simbolo dell’apoteosi imperiale. Inoltre, le fiere selvatiche – comprese quelle fantastiche come tritoni, centauri e grifoni presenti nei mosaici – possono essere interpretate come metafora della componente ferina e istintiva dalle natura umana che va soggiogata e vinta. Infine i mosaici su tema mitologico offrono una selezione di miti che ruotano attorno ad Ercole, quale eroe maggiore della Villa. Accanto alle scene delle fatiche di Ercole, compaiono anche scene con il mito di Arione che doma le creature marine, e di Orfeo che invece incanta con la musica gli animali terrestri. E poi Ulisse che inganna Polifemo, Bacco in trionfo ed Eros che vince Pan. Come considerazione complessiva del programma iconografico della Villa, è stata avanzata l’ipotesi che il tema della caccia sia coerente con i temi dei miti e che entrambi simboleggino la vittoria sulle passioni umane grazie alla forza, all’astuzia e alla cultura, virtù in possesso del dominus della Villa.Per saperne di più
Il committente della Villa romana del Casale
Un dibattito acceso si è svolto tra gli studiosi a proposito dell’identità del committente della Villa. Lungamente venne identificato in Massimiano Erculeo, tetrarca con Diocleziano, in ragione di alcuni elementi iconografici e architettonici per tradizione esclusivamente attribuiti agli augusti che rivestirono il potere supremo. Secondo ricerche più recenti, il primo proprietario e dominus della Villa potrebbe essere un alto dignitario imperiale, strettamente legato a Roma, come Proculo Populonio, governatore della Sicilia (327-331 d.C.) che promosse grandi giochi e spettacoli a Roma. La tesi più accreditata sembra attualmente far ricadere la proprietà della Villa su Gaio Ceionio Rufio Volusiano, praefectus urbi di Roma e console sotto Massenzio e Costantino, con vasti possedimenti in Africa; altro candidato probabile a dominus della Villa sarebbe pure suo figlio, Ceionio Rufio Albino, dall’alto cursus honorum – fu console e prefetto – e uomo di scienza, come risulta dal suo appellativo di “philosophus”. Forse da qui proviene il nome del latifondo locale, massa Philosophiana o Sofiana a cui apparteneva la Villa romana.Negotium, officium e otium nella Villa romana tardo imperiale
Le funzioni della Villa romana del Casale del IV secolo d.C. erano molteplici. Il lusso e la ricercatezza del complesso indicano un uso di rappresentanza, poiché qui il dominus vi riceveva ospiti illustri e vi svolgeva con probabilità il suo officium pubblico di gestione dei territori e degli insediamenti locali, proclamando la sua ricchezza e nobiltà negli apparati decorativi della sua abitazione. Tuttavia, per la Villa non fu scelta una posizione panoramica, né la vicinanza ad un grande insediamento, e rispetto al paesaggio esterno sembra quasi che essa sia architettonicamente chiusa in se stessa, essendo priva di vedute privilegiate sull’ambiente circostante; ciò potrebbe sottolinearne il carattere residenziale privato, di ‘ritiro’ dedicato all’otium del signore e della sua famiglia. Infine, la presenza di ambienti lavorativi ritrovati nella parte a sud della Villa la qualificano come centro del negotium del signore, il quale da qui amministrava il proprio latifondo agricolo. Vi erano i magazzini per i prodotti agricoli, ambienti di servizio e destinati alla conservazione del grano. Il forte legame della Villa romana con gli aspetti della produzione agricola sono testimoniati dalla presenza di mosaici incentrati sul tema delle stagioni. Recenti scavi hanno messo alla luce altri ambienti, tra cui uno termale, con mosaici simili a quelli del complesso “principale”. Non è da escludere, quindi, che la storia della Villa romana del Casale nel prossimo futuro debba essere rivista e riscritta con alcune novità.Protagonisti
Le ginnaste
Le ginnaste (VI secolo a.C.)Le protagoniste di uno tra i più famosi affreschi della Villa Romana del Casale possono essere considerate personaggi simbolo del Sito. Si tratta di un mosaico pavimentale che raffigura dieci fanciulle intente in attività ginniche o nell’atto di riceve il premio. Sono anche chiamate “le ragazze in bikini” perchè indossano un abbigliamento succinto composto da corti calzoncini o perizoma (il subligar) e una fascia sul petto, ma ciascuna differisce dall’altra per l’acconciatura e il trucco. Alcune sono intente in esercizi ginnici, nella corsa, nel lancio del disco, nel gioco della palla, una è già adorna della palma della vittoria e della corona. Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che la scena proponga delle ballerine intente in uno spettacolo ginnico-acquatico.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “I due personaggi di grandi dimensioni che compaiono in abito militare tra stendardi nell’affresco
del fornice di destra del monumentale Arco d’ingresso appaiono – in quel che resta di essi – molto simili ai due personaggi al centro del mosaico della Grande Caccia e in asse con l’abside della retrostante Basilica, si può riproporre l’ipotesi di vedere in essi la raffigurazione semplificata dei due proprietari, forse padre e figlio, che dovevano aver rivestito importanti cariche militari, oltre a quella di praefectus urbi, se come allusione a tale carica rivestita dai domini della villa si vuol vedere la rappresentazione delle corse del Circo Massimo nella Palestra delle terme e l’approvvigionamento di animali per ludi venatores da tenere a Roma nel mosaico della Grande Caccia, la cui organizzazione era appuno responsabilità dei prefetti della città”.
P. Pensabene, Villa del Casale e il territorio di Piazza Armerina tra Tardoantico e Medioevo le nuove ricerche del 2004-2009, in Piazza Armerina: Villa del Casale e la Sicilia tra Tardoantico e Medioevo, a cura di P. Pensabene, «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, Roma, 2010, p. 7
Legami tra i siti Unesco italiani
Villa romana del Casale e... Villa Adriana a Tivoli
Villa Adriana a Tivoli (Roma) è un’altra villa imperiale romana, creata dall’imperatore Adriano a celebrazione del suo potere e della sua cultura. L’articolazione di Villa Adriana è estremamente complessa e copre un’area molto estesa.Note bibliografiche
Bibliografia
Iblatasah Placea Piazza : l’insediamento medievale sulla Villa del Casale. Nuovi e vecchi scavi, mostra archeologica (Piazza Armerina, 8 agosto 2006-31 gennaio 2007), Regione Siciliana, Palermo, 2007
Piazza Armerina, La Villa del Casale, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2007
Piazza Armerina: Villa del Casale e la Sicilia tra Tardoantico e Medioevo, a cura di P. Pensabene, «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, Roma, 2010
C. Ampolo, A. Carandini, G. Pucci, La villa del Casale a Piazza Armerina : problemi, saggi stratigrafici ed altre ricerche, con la collaborazione di P. Pensabene, Ecole francaise de Rome, Roma, 1971
S. Settis, Per l’interpretazione di Piazza Armerina, “Mélanges de l’Ecole française de Rome. Antiquité” T. 87, N°2. 1975. pp. 873-994
- Valore UNESCO
La Villa romana del Casale si trova a pochi chilometri da Piazza Armerina e costituisce un esempio eccezionale di villa tardoimperiale romana. La sua unicità è dovuta ai vasti e splendidi mosaici (IV secolo d.C.) che decorano tutti gli ambienti e che possiedono una qualità artistica di altissimo livello. La Villa con il suo tesoro musivo testimonia le abitudini di vita della classe dominante romana e mostra le influenze reciproche tra le culture e gli scambi nel Mediterraneo antico – tra mondo romano e area nordafricana.
L’identità del Sito attraverso i secoli
Il Sito oggi è gestito e tutelato dal Servizio Museo Regionale della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina e le campagne di scavo hanno svelato l’intero arco cronologico di occupazione della zona. La Villa tardoromana venne impiantata su di un preesistente casale rurale (I-III secolo d.C) che probabilmente aveva la funzione di gestire appezzamenti agricoli circostanti e che possedeva dei bagni – segno che indica l’appartenenza dei proprietari al ceto aristocratico. Forse distrutta da un terremoto all’inizio del IV secolo d.C., la casa venne soppiantata dalla lussuosa struttura tardoimperiale. Era situata nella valle del fiume Gela alle pendici del Monte Mangone, in una posizione strategica rispetto agli assi viari dell’isola, in prossimità del collegamento tra Catania e Agrigento. La Villa romana visse un periodo di intenso splendore, come nobile residenza di campagna e come centro amministrativo di rilievo anche per i traffici locali e per il controllo di un vasto latifondo (massa di Sofiana), nel quadro delle proprietà fondiarie aristocratiche della Sicilia tardoantica. In epoca bizantina e altomedievale, la Villa continuò ad essere abitata (V-VII secolo); sono allo studio i reperti ceramici ritrovati e alcune tombe del periodo individuate nei pressi del Sito; a questa fase risalgono alcune fortificazioni difensive e interventi di modifica e consolidamento di alcune strutture. In età medievale un grande borgo rurale si sviluppò sull’area della Villa, e a sud e a nord di essa. Anche, nel periodo arabo-normanno (X-XII secolo), i reperti confermano il perdurare del sito come emporio e centro agricolo. Nella seconda metà del XII secolo, si verificò una devastazione profonda del sito. Ma tra il XIV e il XV secolo si ha notizia di un centro agricolo di nuovo sorto nell’area e noto con il nome di Casale, da cui proviene l’odierna denominazione dell’area archeologica. Seguirono poi danneggiamenti ulteriori e alluvioni che determinarono l’abbandono definitivo dell’antico insediamento romano.Il recupero della Villa
La conservazione dell’eccezionale apparato musivo della Villa tardoimperiale è in parte dovuto ad alluvioni e smottamenti che coprirono di fango molte zone del complesso. Dal XIX secolo iniziarono i primi scavi, che accesero la curiosità di eruditi e appassionati d’arte antica e causarono anche il furto di numerosi reperti. Fino all’inizio del Novecento, i contadini della zona ancora sfruttavano alcuni resti della villa come basamenti per edifici agricoli. In seguito le campagne scientifiche di scavo si intensificarono fino a culminare con il recupero ed il restauro diretto da Gino Vinicio Gentili tra gli anni ‘50 e ‘60. Nei decenni successivi, furono intraprese diverse campagne archeologiche per assicurare la conservazione e la possibilità di visita dell’importante patrimonio d’arte antica, e vennero avviati progetti scientifici per chiarire il quadro dell’area nelle epoche seguenti all’età tardoimperiale; gli studi sono ancora in corso.La struttura della palatium
Gli studiosi sembrano concordare che la Villa romana del Casale venne edificata nei primi due decenni del IV sec. d.C. Il complesso della Villa si articola in molti locali pubblici e privati e si sviluppa su terrazzamenti per adattarsi al pendio naturale del terreno su cui si trova. In particolare, sono riconoscibili le strutture che formano gli ambienti più importanti: l’ingresso monumentale, con l’arco onorario a tre passaggi coperti a volta, ornato di fontane e che introduce ad un atrio porticato; il corpo centrale, con gli ambienti attorno al peristilio quadrangolare dal grande giardino con fontana centrale; gli appartamenti privati; le terme; la basilica per i ricevimenti degli ospiti illustri; l’aula con funzione di triclinio e il peristilio ovoidale con funzioni cerimoniali. Se si osserva la ricostruzione della pianta della Villa, si può rimanere stupiti dalla sua apparente asimmetria. In realtà, il complesso appariva davvero maestoso; i vari locali erano collegati gli uni agli altri da corridoi e colonnati, ornati con fontane, statue e mosaici. La Villa romana del Casale ha un carattere eccezionale perché da un lato segue la tradizione delle ville imperiali presentando analogie con altre ville romane nel bacino del Mediterraneo, dall’altro invece possiede soluzioni assolutamente originali.I mosaici della Villa romana: temi e interpretazioni
I mosaici della Villa romana del Casale presentano temi diversi e sono opera di maestranze africane, poiché mostrano somiglianze con i mosaici di alcuni siti archeologici nord-africani. Diffusi sono i motivi geometrici e le scene decorative, che esaltano la ricchezza dei frutti dei raccolti e in cui sono presenti amorini che vendemmiano e pescano. Poi ci sono medaglioni mosaicati con scene ornamentali e quadri figurati sul tema delle stagioni; scene ‘acquatiche’ con barche e creature marine adornano gli ambienti delle terme, con raffigurazioni realistiche ad esempio di massaggi o del cambio di indumenti. Tra i mosaici di tipo realistico che raccontano gli usi delle classi romane tardoimperiali più privilegiate, vi sono gli innumerevoli quadri sul tema sportivo e spettacolare: come la corsa delle quadrighe nella palestra e altre scene di gare e poi maschere, musici e attori. Tali rappresentazioni, vogliono evocare i luoghi romani del divertimento: l’anfiteatro, il circo, lo stadio. Sono gli spazi dove attraverso i giochi si manifestava la magnificenza dell’imperatore. E così, con la medesima funzione celebrativa sono da interpretare i mosaici sul tema della caccia. Formidabile è il celebre mosaico della Grande Caccia che decora il lungo corridoio davanti alla basilica, e che offre un catalogo straordinario di cacce di animali esotici e bestie selvagge. Le scene sono ambientate nelle varie province dell’impero e gli animali erano impiegati nei giochi romani. Infine i mosaici su tema mitologico offrono una selezione di miti che ruotano attorno ad Ercole, quale eroe maggiore della Villa. Accanto alle scene delle fatiche di Ercole, compaiono anche scene con il mito di Arione che doma le creature marine, e di Orfeo che invece incanta con la musica gli animali terrestri. E poi Ulisse che inganna Polifemo, Bacco in trionfo ed Eros che vince Pan.Per saperne di più
Il committente della Villa romana del Casale
Un dibattito si è svolto tra gli studiosi a proposito dell’identità del committente della Villa. Lungamente venne identificato in Massimiano Erculeo, tetrarca con Diocleziano. Secondo ricerche più recenti, il primo proprietario e dominus della Villa potrebbe essere un alto dignitario imperiale, strettamente legato a Roma, come Proculo Populonio, governatore della Sicilia (327-331 d.C.) che promosse grandi giochi e spettacoli a Roma. Una tesi più recente e ben documentata fa ricadere la proprietà della Villa su Gaio Ceionio Rufio Volusiano, praefectus urbi di Roma e console sotto Massenzio e Costantino, con vasti possedimenti in Africa; altro candidato probabile a dominus della Villa sarebbe pure suo figlio, Ceionio Rufio Albino, che fu console e prefetto e uomo di scienza, come risulta dal suo appellativo di “philosophus”. Forse da qui proviene il nome del latifondo locale, massa Philosophiana o Sofiana a cui apparteneva la Villa romana (P. Pensabene) .Negotium, officium e otium nella Villa romana tardoimperiale
Le funzioni della Villa romana del Casale del IV secolo d.C erano molteplici. Il lusso e la ricercatezza del complesso indicano un uso di rappresentanza, poichè qui il dominus vi riceveva ospiti illustri e vi svolgeva con probabilità i suoi incarichi pubblici (officium) per la gestione dei territori e degli insediamenti locali. Tuttavia, per la Villa non fu scelta una posizione panoramica, nè la vicinanza ad un grande insediamento; ciò potrebbe sottolinearne il carattere privato, di ‘ritiro’ dedicato agli svaghi (otium) del signore e della sua famiglia. Infine, la presenza di locali produttivi ritrovati nella parte rustica a sud della Villa, ci fanno comprendere che essa era parte di un latifondo agricolo e che il signore vi svolgeva i suoi affati privati (negotium). Vi erano i magazzini per i prodotti agricoli e ambienti di servizio. Il forte legame della Villa romana con i lavori dei campi – in particolare per la produzione di grano – sono testimoniati dalla presenza di mosaici incentrati sul tema delle stagioni.Protagonisti
Le ginnaste
Le ginnaste (VI secolo a.C.)
Le protagoniste di uno tra i più famosi affreschi della Villa romana del Casale possono essere considerate personaggi simbolo del Sito. Il mosaico raffigura dieci fanciulle che praticano attività ginniche o nell’atto di ricevere il premio. Sono chiamate “le ragazze in bikini” perchè indossano un abbigliamento composto da corti calzoncini (il subligar) e una fascia sul petto; ciascuna differisce dall’altra per l’acconciatura e il trucco. Alcune sono intente in esercizi ginnici, nella corsa, nel lancio del disco, nel gioco della palla, una è già adorna della palma della vittoria e della corona. Forse illustra l’abitudine delle donne romane di praticare attività fisica associata alla frequenza alla terme, o forse si tratta di ballerine intente in uno spettacolo ginnico-acquatico.
Legami tra i siti Unesco italiani
Villa romana del Casale e... Villa Adriana a Tivoli
Villa Adriana a Tivoli (Roma) è un’altra villa imperiale romana, creata dall’imperatore Adriano a celebrazione del suo potere e della sua cultura. L’articolazione di Villa Adriana è estremamente complessa e copre un’area molto estesa.Glossario
Glossario
amorino, s.m., figura di giovane o bambino, spesso nudo e con ali, che rappresenta una personificazione di Eros, dio dell’amore. Anche detto putto o eroto. Si diffonde dall’età ellenistica nell’arte romana; verrà poi molto utilizzato nel Rinascimento e nel Barocco come figura decorativa sia in scultura che in pittura.
asimmetria, s.f., senza simmetria, senza proporzione tra le parti.
ceto, s.m., il ceto sociale è un gruppo di individui nella società con caratteristiche simili: che vivono nella stessa condizione economica e che possiedono lo stesso livello culturale. Classe sociale, ordine, stato.
committente, s.m., è colui che ordina a qualcun’altro di fare un lavoro o fornigli un servizio, in cambio di un compenso. Nell’ambito artistico, il committente è colui che commissiona ad un artista un’opera.
fondiario, s.m., che si riferisce a terreni, a proprietà immobiliari. Un fondo è un appezzamento di terreno.
peristilio, s.m., corte circondata da un porticato.
triclinio, s.m., sala per i banchetti; nell’uso degli antichi romani, il triclinio era allestito attorno ad un ampio tavolo basso, che per tre lati era circondato da divani o letti con abbondanti cuscini, dove gli ospiti partecipavano al bachetto in posizione semisdraiata.
Il sito per immagini 
1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Età antica
Italia Isole
Regione Sicilia
Criteri di Iscrizione
Criterio (i) Rappresentare un capolavoro del genio creativo dell’uomo;
Criterio (ii) Mostrare un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale o all’interno di un’area culturale del mondo, sugli sviluppi nell’architettura, nella tecnologia, nelle arti monumentali, nella pianificazione urbana e nel disegno del paesaggio;
Criterio (iii) Essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa.




