Illustrazione Elena Prette
Città di Vicenza. L’indiscutibile valore della lezione palladiana nella storia dell’architettura mondiale è universalmente riconosciuto e ne è prova la diffusione del “Palladianesimo” nei diversi paesi dell’Europa occidentale e nelle Americhe. La concentrazione dei lavori di Andrea Palladio nella città di Vicenza rivela l’impronta che un singolo artista è stato capace di imprimere sulle fabbriche storiche della città e dei suoi dintorni. Oltre al valore intrinseco di ogni singolo edificio palladiano va considerato il valore dato dall’intero corpus delle sue opere, che costituisce un notevole nucleo fra gli edifici urbani, alla città. La stretta relazione fra gli edifici palladiani ed il loro intorno urbano conferisce alla città un carattere unitario che la rende un ‘intero’ e non semplicemente una somma di parti singole. L’opera di Palladio ha costituito nei secoli successivi un punto di riferimento per l’architettura pubblica e privata ed ha profondamente influenzato le fabbriche urbane. Il messaggio di Palladio è stato portato da Vicenza in tutto il mondo diventando un paradigma assoluto.
Le ville palladiane del Veneto. L’opera di Palladio nel territorio di Venezia e in particolare i complessi architettonici soggetto di questa richiesta di estensione mostrano la notevole impronta che tale artista è stato in grado di lasciare sull’intero territorio. Le opere di Palladio hanno così profondamente marcato questa zona che il loro stile è diventato un vero e proprio marchio artistico e culturale che non può essere ignorato. Oltre all’intrinseco valore di ogni villa singola, l’insieme delle ville costituisce un elemento molto importante all’interno della regione, poiché la relazione formale tra le ville e il paesaggio veneto rivela una qualità unica che gli conferisce un valore universale.
- Valore UNESCO
Nel xv secolo Vicenza entra nei domini di Venezia e, a partire dal 1540, l’aristocrazia veneziana dà vita a nuovi fondi agricoli nell’entroterra. Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, uno dei maggiori architetti occidentali, viene incaricato di progettare il sistema di nuove residenze nobiliari. Vicenza si adorna di palazzi privati ed edifici pubblici, mentre nelle campagne Palladio realizza ville straordinarie che coniugano funzionalità ad eleganza. La villa veneta palladiana diviene un modello, una configurazione estetica e culturale, nell’ambito dell’architettura in grado di generare uno stile preciso influente in tutto il mondo. Lo stile palladiano si ispira alle forme della Classicità e si diffonde in Europa e nell’America del Nord.
L’Architetto
Andrea Palladio è riconosciuto come uno dei più grandi architetti mai vissuti e genio dell’architettura del Rinascimento. Palladio studiò l’arte del mondo classico ma ritrasformò i modelli antichi realizzando una sintesi estetica insuperata, che illustra i principi dell’Umanesimo ed è riconoscibile per la pulizia delle forme, l’equilibrio dei volumi, le simmetrie delle composizioni geometriche. Le sue creazioni architettoniche esibiscono una dialettica tra antico e moderno in una formula originale che armonizza l’ordine razionale con il contesto naturale. Di modeste origini, Palladio grazie al suo talento riuscì ad intercettare le simpatie di committenti facoltosi e colti, accedendo a forme di protezione e mecenatismo che gli permisero di completare la sua maturazione artistica e culturale; compì ad esempio diversi viaggi a Roma per studiare le testimonianze monumentali, civili e religiose, dell’Antichità romana, e in occasione dei quali entrò in contatto con le opere di Raffaello, Bramante e Michelangelo.Quale fu il legame tra Palladio e Vicenza
Fondata nel II secolo a.C., Vicenza prosperò sotto la dominazione veneziana dall’inizio del XV secolo alla fine del XVIII secolo. Vicenza è considerata “la città del Palladio” perché la maestria del sommo architetto intervenne per ridisegnare il volto della città rendendolo una unità inscindibile dall’opera di Palladio: gli edifici pubblici e privati palladiani si radicano nel tessuto cittadino preesistente (d’aspetto gotico medievale), rinnovandolo e determinano il tono complessivo del passaggio urbano. Tale processo estetico e culturale, pur essendo opera di un sol artista, si estese oltre la città proseguendo anche nel paesaggio delle campagne venete con l’edificazione di numerose ville nel corso di 40 anni di attività intensa. Le Ville Palladiane di campagna sintetizzano, sia figurativamente che materialmente, gli aspetti funzionali della gestione delle terre e l’autocelebrazione dei proprietari. Il cuore è la casa-tempio, abbellita con una monumentale scalinata, coronata da un frontone sostenuto dalle colonne della loggia. I portici si sviluppano ad ala rispetto l’edificio principale e terminano spesso con torri. I diversi componenti sono collegati da un linguaggio classico comune e ordinati secondo una gerarchia ben definita. Con Palladio, Vicenza e il suo territorio recuperano l’eredità antica per proiettarsi verso il Neoclassicismo, acquisendo così un riconosciuto status a livello mondiale, che si riflette nei testi di architettura e storia dell’arte. Palladio divenne fonte d’ispirazione per un movimento senza eguali nella storia dell’architettura. Vicenza, città natale di questo movimento, conserva molti degli edifici originali e per ciò è l’esempio vivente di un concetto umanistico totale, basato su una interpretazione contemporanea dell’antichità. L’estensione del Sito allarga il riconoscimento dell’Eccezionale Valore Universale dell’opera di Andrea Palladio alle altre manifestazioni del suo genio creativo presenti in tutta l’area veneta, dimostrando notevole versatilità nell’applicare i suoi principi sia al contesto rurale che a quello urbano.La nascita delle ville palladiane: la Serenissima diventa latifondista
La classe dirigente veneziana voleva promuovere un riassetto agrario dell’entroterra veneto e le sue esigenze pratiche vennero ben comprese dal giovane Palladio. L’opera di Palladio divenne espressione della politica della classe dirigente della Repubblica di Venezia costituito da un ricco patriziato nobiliare e mercantile, alle prese con il consolidamento dei nuovi benefici fondiari nell’entroterra veneto.La forma architettonica della villa e la Filosofia del vivere in villa
Euritmia: l’armonia e le proporzioni matematiche e geometriche tra le parti e il tutto sono l’alto messaggio della lezione palladiana.
“L’architettura – scrive Palladio – non è altro che una proporzion dei membri in un corpo, cussì ben l’uno con gli altri e gli altri con l’uno simetriati e corrispondenti, che armonicamente rendino maestà e decoro. […] dee il corpo con membri e questi con quello aver insieme armonica proporzione, e che da quello nasce poi quel bello che da gli antichi greci Heurithmia vien detto: che altro non vuol dire che cussì ben composto corpo che più non si desideri” (lettera al conte Giovan di Pepolli). Nelle parole del maestro è evidente come razionalità e funzionalità siano legate inestricabilmente alla espressione simbolica e ideologica che la villa urbana e di campagna ha il compito di trasmettere: è un centro del potere, ma anche luogo di diletto, di cultura e bellezza. La villa palladiana è concepita come recupero umanistico della villa romana antica, allontanandosi dall’idea di villa-castello medioevale, dove la funzione bellico-difensiva prevaleva. Nel contesto dei fondi agricoli la villa palladiana è residenza rurale intesa come “unità architettonica e produttiva”, una sintesi cioè tra villa e fattoria, dove accanto ai lavori della terra (centro operativo) sono curati i valori dell’otium da parte del signore, in uno scenario aristocraticamente autocelebrativo. La filosofia del vivere in villa è portatrice di un rapporto profondo e caratterizzante con il territorio.
“… Per l’esercitio, che nella Villa si suol fare a piedi, a cavallo, il corpo più agevolmente conserverà la sua sanità e robustezza e dove, finalmente l’animo stanco delle agitazioni della città, prenderà molto ristauro e consolazione e, quietamente potrà attendere agli studi delle lettere e alla contemplazione“.
Il Palladianesimo
Il Palladianesimo fu un movimento stilistico e culturale senza eguali nella storia dell’architettura per le influenze che dall’area veneta si propagarono in tutto il mondo, in particolare in Europa occidentale, nel Regno Unito e negli Stati occidentali degli USA: a partire dagli ultimi decenni del Cinquecento fino a tutto l’Ottocento gli artisti italiani, inglesi, russi, statunitensi, francesi, polacchi, cecoslovacchi, irlandesi guardano a Palladio e si rifanno alle sue soluzioni estetiche. Palladio rimane un riferimento irrinunciabile per l’architettura pubblica e privata, consacrandosi come paradigma architettonico di scala internazionale.
Per saperne di più
Monumenti inseriti nel Riconoscimento
I 23 monumenti palladiani situati nel Centro Storico di Vicenza sono:
Palazzo Barbaran da Porto – Contrà Porti 11. Palladio vi lavora nel 1570 per ristrutturare un palazzo preesistente, di proprietà del conte Montano Barbarano. La facciata presenta al pian terreno semicolonne ioniche e bugnato gentile; al piano superiore semicolonne corinzie, finestre a edicola con timpani alternati e balconcini con balaustre e stucchi decorativi. Di grande eleganza è la loggia nella corte interna. Nel palazzo ha sede attualmente il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.
Palazzo Poiana – Corso Palladio 92-94. Palladio intervenne su due costruzioni medievali, unificandole. Il palazzo presenta due piani con ammezzati, e venne realizzato tra il 1563 e il 1566. Il piano terra ed il rispettivo ammezzato sono a bugnato, mentre i due livelli superiori sono unificati da un ordine gigante di lesene corinzie a cinque campate. Un arco centrale sottolinea l’ingresso dell’edificio.
Palazzo Civena – Viale Eretenio 12. Fu edificato tra il 1540 e il 1544, per volere dei fratelli Civena, che desideravano una residenza nello stile della nuova architettura in voga a Roma, che rievocava il linguaggio classico. Presenta una facciata a due piani, con un portico a cinque arcate; il piano nobile presenta lesene corinzie binate con finestre a timpani alternati.
Palazzo Thiene – Contrà San Gaetano di Thiene 11. Il progetto di un palazzo grandioso che occupasse un intero isolato nell’area più antica della città venne concepito dai fratelli Marcantonio e Adriano Thiene, i quali invitarono (1542) anche l’architetto Giulio Romano per alcuni consigli sulla progettazione della struttura. Palladio realizzò un edificio monumentale dotato di equilibrio e compostezza estetica, che presenta alcune citazioni dello stile di Giulio Romano a Palazzo Te, nella disposizione degli ambienti allineati sul perimetro e nelle colonne a bugnato dell’atrio.
Palazzo Porto Festa – Contrà Porti 21. La descrizione del palazzo è presente nella raccolta dei Quattro libri; il progetto risale al 1546. Il cantiere venne completato nel 1549, mentre le decorazioni interne occuparono ancora alcuni anni. Anche qui al piano terra vi è un bugnato gentile, sovrastato dal piano nobile scandito in sette campate da semicolonne ioniche e con finestre a edicola dai timpani alternati.
Logge del Palazzo della Ragione – Basilica Palladiana – Piazza dei Signori. La ristrutturazione dall’edificio gotico del Palazzo della Ragione, detto Basilica, affacciato su Piazza dei Signori, fu tra i primi incarichi ufficiali di Palladio. Ciò che realizzò lo consacrò come architetto della città di Vicenza e il maggiore del Veneto. Dapprima vennero consultati eminenti architetti del tempo, come Sansovino, Serlio, Sanmicheli, Giulio Romano; poi il conte Trissino convinse il Consiglio cittadino ad affidarsi a Palladio (1546). Il progetto palladiano racchiuse la vecchia costruzione (palatium vetus), a due piani e con pianta irregolare, con un sistema ad arcate sovrapposte, ispirato ai canoni classici e caratterizzato dalla serliana. L’opera verrà ultimata molto oltre la morte di Palladio e si caratterizza per una forte tridimensionalità e giochi di chiaro scuro, di pieni e di vuoti, in un ritmo monumentale e rigoroso.
Loggia del Capitaniato – Piazza dei Signori. Assieme alla Basilica Palladiana, la Loggia del Capitaniato rappresenta l’altro grandioso intervento architettonico a firma di Palladio nella Piazza dei Signori, in grado di segnare l’immagine e l’identità della città. Il progetto nel 1571 era già disegnato ma l’edificazione fu interrotta, con solo tre campate complete, nel 1572 per mancanza di fondi.
Palazzo Valmarana – Corso Fogazzaro. Il progetto è del 1565, per rinnovare la residenza di famiglia dei Valmarana. La facciata, a due piani con mezzanino e attico soprastante, è caratterizzata da lesene di ordine gigante, un ingresso centrale e sette campate. Il linguaggio di Palladio qui rievoca influenze tardoantiche e manieriste.
Palazzo Thiene Bonin Longare – Corso Palladio. Edificato tra il 1562 e il 1593, il palazzo esprime un perfetto esempio dell’architettura cinquecentesca palladiana. Completato da Vincenzo Scamozzi, sono tipicamente palladiane la doppia loggia della corte interna e il prospetto a due ordini di mezze colonne con attico soprastante e trabeazione.
Palazzo Porto Breganze – Piazza Castello. Si tratta di un’opera incompiuta, frutto di un disegno del 1570-71.
Palazzo Chiericati – Piazza Matteotti. È un edificio di grande monumentalità scenografica con affaccio su Piazza Matteotti. Il palazzo presenta due ordini, ed è rialzato su un podio a scalinata allo scopo di attribuire risalto alla fabbrica e rilievo al suo spazioso porticato. Per la sua posizione in prossimità di un approdo fluviale cittadino, Palazzo Chiericati aveva la funzione di porsi come modello del piano di programma di rinnovamento urbano
Teatro Olimpico – Piazza Matteotti. È considerato il testamento culturale di Palladio, uno dei suoi maggiori capolavori, nel quale riflettere sulle forme del teatro romano antico, studiato a Roma e a Verona. Il committente fu l’Accademia Olimpica, una organizzazione culturale vicentina di nobili e artisti, raccolti attorno al mecenate Gian Giorgio Trissino, scopritore di Palladio. I lavori iniziarono nel 1580, ma pochi mesi dopo il maestro morì e i lavori vennero proseguiti con la guida di Silla Palladio, suo figlio, e ultimati da Vincenzo Scamozzi. Si tratta del primo teatro stabile moderno ispirato ai modelli classici.
Arco delle Scalette – Piazzale Fraccon. È un esempio di arco trionfale che si richiama in modo esplicito all’antichità romana. Venne costruito nel 1595 su disegno del Palladio.
Palazzo da Monte – Contrà Santa Corona. La costruzione avvenne tra il 1550-1554. L’attribuzione a Palladio sembra ancora incerta benché i motivi stilistici e compositivi ricalchino i disegni giovanili fortemente influenzati da Bramante e Raffaello.
Palazzo da Schio – Contrà San Marco. La facciata è progettata da Palladio attorno al 1560, per la residenza collocata in posizione decentrata – borgo Pusterla – per il nobile magistrato vicentino Bernardo Schio.
Casa Cogollo – Corso Palladio. L’intervento di Palladio per questa casa, di proprietà del notaio Cogollo, si limitò forse alla facciata (1566). Il notaio fu costretto dal Consiglio dei Cinquecento a rinnovare la sua dimora, che così risulta un esempio perfetto del classicismo cinquecentesco. Sulle superfici della facciata erano presenti affreschi di Fasolo.
Chiesa di S. Maria Nova – Contrà Santa Maria Nuova. Il progetto del Palladio è del 1578 ma la chiesa venne realizzata dopo la sua morte seguendo i suoi disegni.
Loggia Valmarana – Giardino Valamarana-Salvi. Si trova nel giardino Valmarana-Salvi ma non esiste documentazione del diretto coinvolgimento di Palladio. La loggia, in stile palladiano, testimonia tuttavia l’influenza determinante del sommo architetto.
Palazzo Garzadori – Contrà Piancoli. La costruzione venne avviata nel 1545, e poi sospesa nel 1567 per la morte del committente, Giambattista Garzadori; il palazzo risulta già ultimato nel 1580. È un esempio dei “palazzi di città” di Palladio, con il bugnato che caratterizza il piano terra ed un soprastante ordine gigante per il primo e secondo piano.
Cupola della Cattedrale – Via C. Battisti. Palladio inizia a lavorarvi nel 1557; la cupola mostra somiglianze con la Basilica di San Giorgio Maggiore e la Chiesa del Redentore a Venezia, ed è ispirata alla cupola del Pantheon a Roma.
Porta Nord della Cattedrale – Contrà Lampertico. Il portale si trova lungo il fianco nord della Cattedrale e venne aperto attorno al 1563. la soluzione di una porta architravata inserita in una struttura a sua volta architravata, si ricollega ad altre elaborazioni palladiane; tuttavia, l’attribuzione a Palladio non è certa.
Palazzo Capra – C.so Palladio angolo Piazza Castello. Il committente fu il conte Giovanni Almerico Capra che affidò l’incarico a Palladio agli inizi degli anni ’40 del Cinquecento. È un esempio di opera giovanile sul tema del palazzo di città.
Cappella Valmarana – Contrà Santa Corona. Antonio Valmarana chiese a Palladio di progettare una cappella di famiglia (1576). Vi si leggono influenze dell’arte funeraria romana.
Le 24 Ville palladiane situate nel Veneto sono:
Villa Almerico Capra, detta “La Rotonda” – Vicenza. Progettata da Palladio nel 1566, realizzata tra il 1567 e il 1569. È considerata l’esempio più significativo dell’opera palladiana, assieme alla Basilica. Ha un valore monumentale eccezionale, enfatizzato dalla collocazione paesaggistica, ed esibisce simmetrie perfette ottenute attraverso figure geometriche elementari, che impiegate qui in un edificio laico (residenziale) e non religioso, hanno la funzione di nobilitare ulteriormente la villa, quale espressione materiale degli ideali umanistici di armonia e purezza. La struttura è a pianta centrale quadrata con un salone circolare da cui sale una cupola che, in origine, similmente al Pantheon di Roma, terminava in un oculo. Ogni lato presenta un pronao ionico esastilo sormontato da un frontone ornato di statue e rialzato al piano nobile da una ampia scalinata.
Villa Trissino Trettenero – Vicenza. Per la sua appartenenza a Gian Giorgio Trissino, l’edificio è incluso tra i beni di competenza del Sito di Vicenza. Il suo rinnovamento in chiave classica avvenne infatti nel 1537, su indicazioni dello stesso conte, e con interventi forse di Sebastiano Serlio.
Villa Gazzotti Grimani – Vicenza. Il fronte principale esibisce il tipico motivo palladiano della triplice arcata sormontata da un frontone. È databile tra i lavori giovanili (1542).
Villa Angarano – Angarano di Bassano (VI). Il progetto venne elaborato nel 1548 per il conte Giacomo Angarano ed è illustrato nei Quattro Libri. Il corpo centrale palladiano venne rinnovato tra il Seicento e il Settecento. Rimangono le due barchesse porticate, di ordine tuscanico, realizzate sotto la diretta direzione dell’architetto già nel 1548, che così le descrive: “nei fianchi del cortile vi sono Cantine, Granari, luoghi da fare i vini, luoghi da Gastaldo: stalle, colombara”. La villa attesta un momento decisivo nella ricerca palladiana di una sintesi armoniosa tra villa e fattoria.
Villa Caldogno – Caldogno (VI). Progettata a partire dal 1542. Il fronte principale della villa è caratterizzato da tre arcate con bugnato in pietra che disegnano la parte mediana; lo scalone di accesso ha tre gradinate inframmezzate da due rampe, per accentuare la fuga prospettica dell’ingresso. Il piano nobile è chiuso da un frontone con apertura a rombo. Le decorazioni interne presentano un ciclo di affreschi cinquecenteschi (Giovan Antonio Fasolo, Giovan Battista Zelotti) e seicenteschi con motivi mitologici e episodi di favole pastorali.
Villa Chiericati – Grumolo delle Abbadesse (VI). È la prima villa in cui Palladio adotta la soluzione del pronao del tempio classico per il prospetto principale (1550).
Villa Forni Cerato – Montecchio Precalcino (VI). Commissionata poco dopo il 1564 a Palladio da Girolamo Forni, mercante di legname, membro della Accademia Olimpica e appassionato antichista. Di modeste dimensioni, la villa è un esempio di dimora borghese senza pretese di grandiosità nobiliare; si distingue per il prospetto principale in cui la parte centrale, in aggetto, è occupata da una loggia a serliana semplice e un frontone.
Villa Godi Malinverni – Lugo di Vicenza (VI). Progettata nel 1537 e ultimata nel 1542. Il progetto, presente nei Quattro libri, è semplice ed essenziale perchè si colloca all’inizio dell’evoluzione artistica di Palladio, ma si richiama già alle antiche ville romane in armonia con il paesaggio e l’elemento naturale. Il giardino posteriore ha forma di semicerchio e fa parte del complesso, a nord, un gruppo di edifici rustici – un fabbricato basso, una barchessa con portico dorico, una torre colombaia. Le decorazioni interne vennero affidate a Gualtiero Padovano, Giovan Battista Zelotti, Battista Moro, su temi allegorici e mitologici.
Villa Pisani Ferri de Lazara – Bagnolo di Lonigo (VI). È pubblicata nel trattato dei Quattro libri ma in una versione più complessa, che prevedeva estese barchesse per la corte posteriore. Il corpo principale risale al 1542, venne ultimato due anni dopo.
Villa Poiana – Poiana Maggiore (VI). Villa Poiana è forse la più semplice tra le ville palladiane e tra quelle che riscuote maggior successo per la sua eccezionale pregnanza estetica in grado di travalicare i secoli. Il progetto è del 1546, e risulta inserito nei Quattro libri; la costruzione e decorazione venne conclusa nel 1563. Nel disegno palladiano, il corpo principale avrebbe dovuto essere affiancato da due corti porticate, una destinata a giardino e l’altra a vocazione agricola.
Villa Saraceno – Agugliaro (VI). Il committente fu il vicentino Biagio Saraceno e l’intervento di Palladio è datato tra il 1546 e il 1555; si caratterizza per l’elegante austerità dei prospetti. Venne realizzata, e soltanto in parte, una delle due simmetriche barchesse, previste dal progetto che compare nei Quattro libri.
Villa Thiene – Quinto Vicentino (VI). Databile al 1542, Villa Thiene è una tappa importante nell’elaborazione teorica del complesso della villa aristocratica, come unità direttiva e autosufficiente.
Barchesse di Villa Trissino – Sarego (VI). Riconducibile agli anni attorno al 1567, la barchessa a sei colonne in pietra e l’annessa torre colombaia sono la sola traccia di un ambizioso progetto, mai compiuto, per la famiglia Trissino che avrebbe previsto, come raccontano i Quattro libri, un imponente complesso costituita da una villa e barchesse laterali composite.
Villa Valmarana Zen – Lisiera di Bolzano Vicentino (VI). Anch’essa contenuta nel trattato palladiano, la Villa Valmarana venne elaborata attorno al 1563 su iniziale incarico di Gianfrancesco Valmarana e a causa della morte del committente fu compiuta solo in parte. Si caratterizza per l’ampio portico ionico.
Villa Valmarana Bressan – Monticello Conte Otto (VI). Risale al 1541; in essa spicca la grande serliana con oculi sul fronte principale a nord.
Villa Piovene Porto Godi – Lugo di Vicenza (VI). L’attribuzione a Palladio è controversa, seppur riferita al solo corpo centrale (1539 circa). La villa si trova sullo stesso colle della Villa Godi Malinverni. È caratterizzata da una scalinata monumentale sul giardino terrazzato. Il fronte principale è caratterizzato da un pronao ionico con sei colonne, elevato al piano nobile e ornato da un timpano con statue.
Villa Badoer, detta “La Badoera”- Fratta Polesine (RO). Progettata nel 1554 per il nobile Francesco Badoer, politico e diplomatico veneziano. La villa presenta una facciata imponente con scalinata monumentale ed un loggiato sovrastato da un timpano; le barchesse ad emiciclo sono le uniche realizzate sotto la direzione diretta di Palladio.
Villa Barbaro – Maser (TV). Progettata nel 1554, su un preesistente edificio di proprietà della famiglia Barbaro. I due fratelli Barbaro, in particolare Daniele, ebbero un ruolo attivo nella concezione della villa. Si distingue per il frontone riccamente decorato e per il ninfeo trionfale con fontana ad emiciclo.
Villa Emo – Vedelago (TV). Il progetto è del 1558. È un esempio perfetto di villa-fattoria, dove i corpi rustici, le barchesse laterali, si connettono in modo esemplare al corpo dominicale centrale – similmente a come avviene in Villa Barbaro e Villa Badoer.
Villa Zeno – Cessalto (TV). Progettata attorno al 1554, sorge nelle vicinanze di un corso d’acqua. La villa compare tra quelle descritte nei Quattro Libri ed il committente fu Marco Zeno, nobile veneziano che rivestì anche la carica di podestà di Vicenza.
Villa Foscari, detta “La Malcontenta”, Mira (VE). È situata presso il fiume Naviglio sul Brenta, e appare in posizione rialzata poiché posizionata su un basamento al duplice scopo di ottenere spazi per i vani di servizio e di isolare il piano nobile dall’umidità del terreno. Progettata probabilmente attorno al 1556, per la disposizione e la configurazione delle sale la villa sembra mostrare analogie con le strutture delle terme romane e con il Tempietto del Clitumno di Spoleto (collegamento con scheda I Longobardi in Italia). Contiene un apparato decorativo interno di valore, con affreschi su temi mitologici ad opera di Battista Franco e Battista Zelotti.
Villa Pisani – Montagnana (PD). Si tratta di un palazzo urbano, presso il borgo medioevale di Montagnana. Realizzato a partire dal 1552, per il senatore Francesco Pisani. La pianta è quadrata e l’edificio si sviluppa su due piani.
Villa Cornaro – Piombino Dese (PD). Nel 1552 Palladio progetta per il potente patrizio veneziano Giorgio Cornaro una residenza di campagna che assorba anche le funzioni di palazzo urbano.
Villa Serego – S. Pietro in Cariano (VR). Nel 1565 venne ideata da Palladio per Marcantonio Sarego, marito di Ginevra Alighieri, discendente di Dante. La struttura segna una svolta matura nel modello palladiano dell’architettura di villa.
La rivalità tra Palladio e Veronese
I fratelli Barbaro incaricarono Paolo Veronese di decorare gli interni di Villa Barbaro, chiedendo all’artista di realizzare affreschi con illusioni prospettiche che dialogassero con le architetture pensate da Palladio. L’incarico al Veronese venne forse discusso con Palladio, il quale probabilmente dissentì dalla scelta dei committenti, poiché poi descrisse il progetto della villa nel suo Secondo Libro dell’Architettura senza menzionare il nome del Veronese, mentre per le sue opere era solito indicare i responsabili delle decorazioni pittoriche e scultoree. Tale curiosa omissione attesta i retroscena delle grandi committenze artistiche, svelando forse un caso di rivalità tra due grandissimi, Palladio e Veronese, i quali, ciascuno nel proprio ambito, godevano all’epoca di pari onori e fama riconosciuta.La passione degli Stati Uniti d’America per Palladio
Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli Stati Uniti d’America, definì i Quattro libri di Palladio la “Bibbia” dell’architettura moderna; l’opera contribuì alla fortunata diffusione del palladianesimo nel mondo ed è considerata uno dei testi che ha forgiato l’architettura occidentale. Lo stesso Jefferson fece realizzare due complessi architettonici che seguono profondamente la lezione palladiana e che sono stati iscritti tra i Siti statunitensi nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Si trovano a Charlottesville e si tratta della residenza dello stesso Jefferson a che ha nome d’ispirazione italiana, Monticello, e della sede dell’Università della Virgina. Il 6 dicembre 2010 il Congresso degli Stati Uniti d’America ha approvato la Risoluzione n.259 con la quale Andrea Palladio viene riconosciuto “padre” dell’architettura americana.Protagonisti
Andrea di Pietro della Gondola
Andrea di Pietro della Gondola (Padova, 1508 – Vicenza, 1580) iniziò la sua carriera a 13 anni, come apprendista scalpellino nella bottega dell’architetto e scultore Bartolomeo Cavazza di Sossano. Si spostò in seguito – a 16 anni – a Vicenza, dove incontrò il suo mecenate, il conte Gian Giorgio Trissino, letterato e umanista, che lo condusse con sé a Roma, dandogli l’opportunità di approfondire la sua conoscenza dell’arte classica e dell’arte del primo Rinascimento. Andrea cambiò il suo nome in Palladio, forse su influenza dello stesso Trissino, per esplicitare il costante riferimento alla Classicità che caratterizza il suo lavoro: Pallade è epiteto di Atena, dea greca della saggezza e delle arti. Palladio avviò una attività ininterrotta, concentrata nell’area veneta, soprattutto a Vicenza ma anche a Venezia. Nel 1570 pubblicò a Venezia i Quattro libri dell’architettura, opera scritta a partire dai suoi vent’anni, e che consiste in un trattato in quattro tomi che contiene la summa del suo operato e della sua concezione pratica e teorica dell’architettura. Si tratta di un’opera monumentale, che contiene illustrazioni e progetti di Palladio e le descrizioni del canone palladiano. Palladio ebbe almeno 5 figli; morì a 72 anni, un’età considerevole se si pensa che la durata media di vita all’epoca non superava i 35-40 anni. Fu sepolto nella tomba di famiglia, nella Chiesa di Santa Corona; nel 1845, le spoglie vennero trasferite in un mausoleo appositamente innalzato alla sua memoria nel cimitero di Vicenza, dove si trovano ancora oggi.Thomas Jefferson
Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli Stati Uniti d’America, definì i Quattro Libri la “Bibbia” dell’architettura moderna; l’opera contribuì alla fortunata diffusione del palladianesimo nel mondo ed è considerato uno dei testi che ha forgiato l’architettura occidentale.Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “V’è davvero alcunché di divino nei suoi progetti, né meno della forza del grande poeta, che dalla verità e dalla finzione trae una terza realtà, affascinante nella sua fittizia esistenza”.
Goethe Il Viaggio in Italia. Incontro a Vicenza. Sguardi su Palladio, 19-25 settembre 1786
► “Sono giunto da poche ore, ma ho già fatto una scorsa per la città e ho visto il Teatro Olimpico e gli edifici del Palladio… soltanto avendo innanzi agli occhi questi monumenti, se ne può comprendere il grande valore. Con la loro mole e con la loro imponenza essi devono, per dir così, riempire gli occhi, mentre con la bella armonia delle loro dimensioni, non solo nel disegno astratto, ma in tutto l’insieme della prospettiva, sia per quello che sporge, che per quello che rientra, appagano lo spirito. E questo è proprio, secondo me, il caso del Palladio: un uomo straordinario, e per quello che ha sentito in sé, e per quello che ha saputo esprimere fuori da sé”.
Goethe Il Viaggio in Italia. Incontro a Vicenza. Sguardi su Palladio, 19-25 settembre 1786
► “Il M. Andrea Palladio vicentino architetto ha con incredibile profitto acquistato la vera architettura non solo intendendo le belle, e sottili ragioni di essa, ma anco ponendole in opera, sì ne i sottilissimi e vaghi disegni delle piante, de gli alzati, et de i profili, come ne lo eseguire e far molti, e superbi edifici ne la patria sua, et altrove, che contendono con gli Antichi dando lume a’ moderni e daran meraviglia a quelli che verranno”..
Daniele Barbaro 1513-1579, committente di Palladio
► “Palladio era un artista sensuale, altrettanto esperto nella alchimia della visione quanto qualsiasi pittore veneziano del suo tempo […]. Gli piaceva modulare la luce, e introdusse nell’architettura valori coloristici e di superficie del tutto nuovi […] È stata appunto questa sintesi degli elementi sensuali e intellettuali a rendere Palladio così caro a tante generazioni”.
James S. Ackerman
► “Nelle fabbriche di Sua invenzione, si trovano combinate tutte le proprietà, le lodi e le qualità che richiede la buona architettura, cioè la solidità, la comodità, la decenza, l’ordine, la disposizione, la proporzione e costantemente la desiderabile e pregiabile bellezza”
Ottavio Bertotti Scamozzi, Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio
► “[Vicenza è] un luogo benedetto dal cielo, uno di quei nidi preparati dalla natura per la nascita dell’arte italiana, la quale, al principio della Rinascenza, non mancò di fiorirvi”.
Louis Courajod
► “Proprio le ville palladiane impongono di essere lette come una unità che rende omogeneo il terreno agricolo veneto. Esse, anzi, tendono palesemente a rendere urbano quel territorio agricolo come per sancire anche con la forma architettonica, l’opera di bonifica e sfruttamento razionale dei terreni iniziata sin dal Quattrocento”.
Manfredo Tafuri, 1994
► “L’estremo gesto creativo di Palladio, l’Olimpico di Vicenza è un atto che testimonia, alle soglie del silenzio, la fedeltà alla lunga promessa; e vale, al di là delle circostanze dialettiche che ne avevano prodotto la formulazione e consentito l’esercizio al di là, anche, dell’umana volontà che con “amore” ne aveva sopportato la “fatica” – , l’offerta di un’emozione ignara d’usura e una lezione risonante nel tempo”.
Lionello Puppi, Andrea Palladio, 1973
► “Conoscere Palladio, la Basilica, la Loggia del Capitanio e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a Vicenza”
Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957
► “Edifici che sembrano un pensiero architettonico piuttosto che opere compiute, che si impongono come l’elaborazione più completa del pensiero dell’uomo rispetto alla natura, chiaramente distinti dalla natura e dal paesaggio, eppure ad esso legati da un rapporto indissolubile, così che anche la natura sembra pensata dall’architetto”
Vittorio Sgarbi, Andrea Palladio, la luce della ragione, 2004
► “Palladio aveva una missione: trasformare, sostituire l’architettura scomoda, malsana, brutta con architettura di gusto, dove fosse bello vivere, permettendo alle persone di vivere meglio […] aveva anche una mente da urbanista […] direi che quando creava un edificio, generava un ordine, creava collegamenti, riposizionava una strada, creava uno spazio che non c’era: penso a Palazzo Chiericati che genera una piazza su uno spazio difforme […]”.
Howard Burns, Il Giornale di Vicenza, 10 novembre 2006
Legami tra i siti Unesco italiani
Vicenza e... Genova
I palazzi dei Rolli sono databili a partire dal XVI secolo. Si tratta di un altro caso nella storia dell’architettura di riqualificazione del paesaggio urbano secondo un programma estetico coerente, sostenuto dalla classe politica dirigente locale ed ispirato ai principi rinascimentali. Anche nella storia dei Palazzi dei Rolli, similmente a quanto avvenne a Vicenza e nelle tenute agricole del territorio, si registrò l’investimento di risorse ingenti da parte di famiglie dell’alta società mercantile e fondiaria. Inoltre è da ricordare, nelle origini del Sito ligure, il ruolo promotore avuto dalle istituzioni cittadine genovesi: una grande potenza marinara come Genova intraprese un progetto per certi versi analogo – ma in ambito urbano – a quello delle élite veneziane alla guida della Serenissima, la gloriosa città marinara del Mediterraneo.Vicenza e... le ville e i giardini medicei in Toscana
Seppur in modalità diverse, anche in Toscana nei secoli XV-XVIII si elaborò e diffuse da parte della élite dirigente – in questo caso su iniziativa della dinastia dei Medici – la filosofia del vivere in villa, che: rappresentò un modello originale di presenza e controllo del territorio, costituì un forte cambiamento rispetto alle forme d’insediamento nobiliare medievali orientate verso un’edilizia difensiva/offensiva (castelli, rocche, torri), e volle rievocare gli antichi ideali romani delle ville dell’otium pastoraleVicenza e... Venezia
A partire dagli anni Sessanta del Cinquecento Palladio venne chiamato a progettare per Venezia alcuni edifici religiosi di grande importanza, quali la facciata di San Francesco della Vigna, e le tre chiese che delineano il paesaggio del Bacino di San Marco: la Chiesa di Santa Maria della Presentazione o delle Zitelle (isola della Giudecca), la Basilica di San Giorgio Maggiore (isola di San Giorgio Maggiore) e la Chiesa del Redentore (isola della Giudecca).Note bibliografiche
Bibliografia
La città di Vicenza e la Villa di Palladio nel Veneto, Comune di Vicenza, 2009.
P. Portoghesi (a cura di), La mano di Palladio, Allemandi, Torino, 2008.
J.S. Ackerman, Palladio, Einaudi, Torino, 2000.
V. Sgarbi, Andrea Palladio. La luce della ragione, Rizzoli, Milano, 2004.
- Valore UNESCO
Nel XV secolo Vicenza entra nei domini di Venezia e, a partire dal 1540, l’aristocrazia veneziana riorganizza la città e le sue campagne. Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, uno dei maggiori architetti occidentali, viene incaricato di progettare le nuove residenze di proprietà dei nobili veneziani: Vicenza si adorna di palazzi privati ed edifici pubblici, mentre nelle campagne Palladio realizza ville straordinarie. La villa veneta palladiana diviene un modello dell’architettura in grado di generare uno stile preciso influente in tutto il mondo. Lo stile palladiano si ispira alle forme della Classicità e si diffonde in Europa e nell’America del Nord.
L’Architetto
Andrea Palladio è riconosciuto come uno dei più grandi architetti mai vissuti ed un genio dell’architettura del Rinascimento. Palladio studiò l’arte del mondo classico ma ritrasformò i modelli antichi realizzando una sintesi insuperata, che illustra i principi dell’Umanesimo, che realizza una dialettica tra antico e moderno, ed è riconoscibile per l’eleganza, l’equilibrio, la simmetria. Di modeste origini, Palladio grazie al suo talento riuscì a stabilire rapporti di fiducia e collaborazione con personaggi ricchi e potenti, che gli commissionarono innumerevoli progetti e lo aiutarono ad approfondire la sua preparazione culturale; compì ad esempio diversi viaggi a Roma per studiare le testimonianze monumentali, civili e religiose dell’Antichità romana, e in occasione dei quali entrò in contatto con le opere di Raffaello, Bramante e Michelangelo.Il legame tra Palladio e Vicenza
Fondata nel II secolo a.C., Vicenza prosperò sotto la dominazione veneziana dall’inizio del XV secolo alla fine del XVIII secolo. Vicenza è considerata “la città del Palladio” perchè la maestria del sommo architetto intervenne per ridisegnare il volto della città: gli edifici pubblici e privati palladiani si radicano nel tessuto cittadino preesistente (d’aspetto gotico medioevale), rinnovandolo e determinano il tono complessivo del passaggio urbano. Tale processo, pur essendo opera di un solo artista, si estese oltre la città proseguendo anche nel paesaggio delle campagne venete con l’edificazione di numerose ville nel corso di 40 anni di attività intensa. Le Ville Palladiane di campagna sintetizzano due aspetti: la gestione delle terre e l’autocelebrazione dei proprietari. Il cuore è la casa-tempio, abbellita con una monumentale scalinata, coronata da un frontone sostenuto dalle colonne della loggia. I portici si sviluppano ad ala (barchesse) rispetto l’edificio principale e terminano spesso con torri. Con Palladio, Vicenza e il suo territorio recuperano l’eredità antica per proiettarsi verso il Neoclassicismo, acquisendo così un riconosciuto status a livello mondiale, che si riflette nei testi di architettura e storia dell’arte. Palladio divenne fonte d’ispirazione per un movimento senza eguali nella storia dell’architettura. Vicenza, città natale di questo movimento, conserva molti degli edifici originali e per ciò è l’esempio vivente di un concetto umanistico totale, basato su una interpretazione contemporanea dell’antichità.La nascita delle ville palladiane: la Serenissima diventa latifondista
La classe dirigente veneziana voleva promuovere un riassetto agrario dell’entroterra veneto e le sue esigenze pratiche vennero ben comprese dal giovane Palladio. L’opera di Palladio divenne espressione della politica della classe dirigente della Repubblica di Venezia costituito da un ricco patriziato nobiliare e mercantile, alle prese con il consolidamento dei nuovi benefici fondiari nell’entroterra veneto.La forma architettonica della villa e la Filosofia del vivere in villa
Euritmia: l’armonia e le proporzioni matematiche e geometriche tra le parti e il tutto sono l’alto messaggio della lezione palladiana.“L’architettura – scrive Palladio – non è altro che una proporzion dei membri in un corpo, cussì ben l’uno con gli altri e gli altri con l’uno simetriati e corrispondenti, che armonicamente rendino maestà e decoro. […] dee il corpo con membri e questi con quello aver insieme armonica proporzione, e che da quello nasce poi quel bello che da gli antichi greci Heurithmia vien detto: che altro non vuol dire che cussì ben composto corpo che più non si desideri” (lettera al conte Giovan di Pepolli). Nelle parole del maestro è evidente come razionalità e funzionalità siano legate inestricabilmente alla espressione simbolica e ideologica che la villa urbana e di campagna ha il compito di trasmettere: è un centro del potere, ma anche luogo di diletto, di cultura e bellezza. La villa palladiana è concepita come recupero umanistico della villa romana antica, allontanandosi dall’idea di villa-castello medioevale, dove la funzione bellico-difensiva prevaleva.
Il Palladianesimo
Il Palladianesimo fu un movimento stilistico e culturale senza eguali nella storia dell’architettura per le influenze che dall’area veneta si propagarono in tutto il mondo, in particolare in Europa occidentale, nel Regno Unito e negli Stati occidentali degli USA: a partire dagli ultimi decenni del Cinquecento fino a tutto l’Ottocento gli artisti italiani, inglesi, russi, statunitensi, francesi, polacchi, cecoslovacchi, irlandesi guardano a Palladio e si rifanno alle sue soluzioni estetiche. Palladio rimane un riferimento irrinunciabile per l’architettura pubblica e privata, consacrandosi come paradigma architettonico di scala internazionale.Per saperne di più
Alcuni monumenti inseriti nel Riconoscimento UNESCO
Palazzo Barbaran da Porto (Contrà Porti, Vicenza). Palladio vi lavora nel 1570 per ristrutturare un palazzo preesistente, di proprietà del conte Montano Barbarano. La facciata presenta al pian terreno semicolonne ioniche e bugnato gentile; al piano superiore semicolonne corinzie, finestre a edicola con timpani alternati e balconcini con balaustre e stucchi decorativi. Di grande eleganza è la loggia nella corte interna. Nel palazzo ha sede attualmente il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.Logge del Palazzo della Ragione – Basilica Palladiana – Vicenza. La ristrutturazione dall’edificio gotico del Palazzo della Ragione, detto Basilica, affacciato su Piazza dei Signori, fu tra i primi incarichi ufficiali di Palladio. Ciò che realizzò lo consacrò come architetto della città di Vicenza e il maggiore del Veneto. Dapprima vennero consultati eminenti architetti del tempo, come Sansovino, Serlio, Sanmicheli, Giulio Romano; poi il conte Trissino convinse il Consiglio cittadino ad affidarsi a Palladio (1546). Il progetto palladiano racchiuse la vecchia costruzione (palatium vetus), a due piani e con pianta irregolare, con un sistema ad arcate sovrapposte, ispirato ai canoni classici e caratterizzato dalla serliana. L’opera verrà ultimata molto oltre la morte di Palladio e si caratterizza per una forte tridimensionalità e giochi di chiaro scuro, di pieni e di vuoti, in un ritmo monumentale e rigoroso.
Villa Almerico Capra, detta “La Rotonda” – Vicenza. Progettata da Palladio nel 1566, realizzata tra il 1567 e il 1569. È considerata l’esempio più significativo dell’opera palladiana, assieme alla Basilica. Ha un valore monumentale eccezionale, enfatizzato dalla collocazione paesaggistica, ed esibisce simmetrie perfette ottenute attraverso figure geometriche elementari, che impiegate qui in un edificio laico (residenziale) e non religioso, hanno la funzione di nobilitare ulteriormente la villa, quale espressione materiale degli ideali umanistici di armonia e purezza. La struttura è a pianta centrale quadrata con un salone circolare da cui sale una cupola che, in origine, similmente al Pantheon di Roma, terminava in un oculo. Ogni lato presenta un pronao ionico esastilo sormontato da un frontone ornato di statue e rialzato al piano nobile da una ampia scalinata.
La rivalità tra Palladio e Veronese
I fratelli Barbaro incaricarono Paolo Veronese di decorare gli interni di Villa Barbaro, chiedendo all’artista di realizzare affreschi con illusioni prospettiche che dialogassero con le architetture pensate da Palladio. L’incarico al Veronese venne forse discusso con Palladio, il quale probabilmente non fu d’accordo con la scelta dei committenti, poiché poi descrisse il progetto della villa nel suo Secondo Libro dell’Architettura senza menzionare il nome del Veronese, mentre per le sue opere era solito indicare i responsabili delle decorazioni pittoriche e scultoree. Tale curiosa omissione mostra un retroscena di una grande committenza artistica, svelando forse un caso di rivalità tra due grandissimi, Palladio e Veronese, i quali, ciascuno nel proprio ambito, godevano all’epoca di pari onori e fama.La passione degli Stati Uniti d’America per Palladio
Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli Stati Uniti d’America, definì i Quattro libri di Palladio la “Bibbia” dell’architettura moderna; l’opera contribuì alla fortunata diffusione del palladianesimo nel mondo ed è considerata uno dei testi che ha forgiato l’architettura occidentale. Lo stesso Jefferson fece realizzare due complessi architettonici che seguono profondamente la lezione palladiana e che sono stati iscritti tra i Siti statunitensi nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Si trovano a Charlottesville e si tratta della residenza dello stesso Jefferson, che ha nome d’ispirazione italiana, Monticello, e della sede dell’Università della Virginia. Il 6 dicembre 2010 il Congresso degli Stati Uniti d’America ha approvato la Risoluzione n. 259 con la quale Andrea Palladio viene riconosciuto “padre” dell’architettura americana.Protagonisti
Andrea di Pietro della Gondola
Andrea di Pietro della Gondola (Padova, 1508 – Vicenza, 1580) iniziò la sua carriera a 13 anni, come apprendista scalpellino nella bottega dell’architetto e scultore Bartolomeo Cavazza di Sossano. Si spostò in seguito – a 16 anni – a Vicenza, dove incontrò il suo mecenate, il conte Gian Giorgio Trissino, letterato e umanista, che lo condusse con sè a Roma, dandogli l’opportunità di approfondire la sua conoscenza dell’arte classica e dell’arte del primo Rinascimento. Andrea cambiò il suo nome in Palladio, forse su influenza dello stesso Trissino, per esplicitare il riferimento alla Classicità che caratterizza il suo lavoro: “Pallade” è epiteto di Atena, dea greca della saggezza e delle arti. Palladio avviò una attività ininterrotta, concentrata nell’area veneta, soprattutto a Vicenza ma anche a Venezia. Nel 1570 pubblicò a Venezia i Quattro libri dell’architettura, opera scritta a partire dai suoi vent’anni, e che consiste in un trattato in quattro tomi che contiene la raccolta del suo operato, con illustrazioni e progetti, e della sua concezione pratica e teorica dell’architettura. Palladio ebbe almeno 5 figli; morì a 72 anni, un’età considerevole se si pensa che la durata media di vita all’epoca non superava i 35-40 anni. Fu sepolto nella tomba di famiglia, nella Chiesa di Santa Corona; nel 1845, le spoglie vennero trasferite in un mausoleo appositamente innalzato alla sua memoria nel cimitero di Vicenza, dove si trovano ancora oggi.Thomas Jefferson
Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli Stati Uniti d’America, definì i Quattro Libri la “Bibbia” dell’architettura moderna; l’opera contribuì alla fortunata diffusione del palladianesimo nel mondo ed è considerato uno dei testi che ha forgiato l’architettura occidentale.Legami tra i siti Unesco italiani
Vicenza e... Genova
I palazzi dei Rolli sono databili a partire dal XVI secolo. Si tratta di un altro caso nella storia dell’architettura di riqualificazione del paesaggio urbano secondo un programma estetico coerente, sostenuto dalla classe politica dirigente locale ed ispirato ai principi rinascimentali. Anche nella storia dei Palazzi dei Rolli, similmente a quanto avvenne a Vicenza e nelle tenute agricole del territorio, si registrò l’investimento di risorse ingenti da parte di famiglie dell’alta società mercantile e fondiaria. Inoltre è da ricordare, nelle origini del Sito ligure, il ruolo promotore avuto dalle istituzioni cittadine genovesi: una grande potenza marinara come Genova intraprese un progetto per certi versi analogo – ma in ambito urbano – a quello delle élite veneziane alla guida della Serenissima, la gloriosa città marinara del Mediterraneo.Vicenza e... le ville e i giardini medicei in Toscana
Seppur in modalità diverse, anche in Toscana nei secoli XV-XVIII si elaborò e diffuse da parte della élite dirigente – in questo caso su iniziativa della dinastia dei Medici – la filosofia del vivere in villa, che: rappresentò un modello originale di presenza e controllo del territorio, costituì un forte cambiamento rispetto alle forme d’insediamento nobiliare medievali orientate verso un’edilizia difensiva/offensiva (castelli, rocche, torri), e volle rievocare gli antichi ideali romani delle ville dell’otium pastoraleVicenza e... Venezia
A partire dagli anni Sessanta del Cinquecento Palladio venne chiamato a progettare per Venezia alcuni edifici religiosi di grande importanza, quali la facciata di San Francesco della Vigna, e le tre chiese che delineano il paesaggio del Bacino di San Marco: la Chiesa di Santa Maria della Presentazione o delle Zitelle (isola della Giudecca), la Basilica di San Giorgio Maggiore (isola di San Giorgio Maggiore) e la Chiesa del Redentore (isola della Giudecca).Glossario
Glossario
barchesse, pl.f. di barchessa, tettoie edificate accanto alla casa rurale, di campagna; hanno funzione pratica, come strutture di deposito e lavoro (stalle, cantine, granai, fienili, mulini, pozzi) per le attrezzature agricole e i raccolti. Assolvono anche il compito simbolico di raccordo tra il ruolo direttivo e amministrativo della villa e il territorio agricolo circostante. Solitamente le barchesse sono formate da ampi loggiati ad archi regolari chiusi ai lati.
dialettica, s.f., arte del dialogare, o del riunire assieme; il termine proviene dalla filosofia antica che lo indica come modo di argomentare e ragionare attraverso l’interazione tra due tesi o principi opposti o diversi tra loro. Il risultato sarà qualcosa di nuovo e originale che non è nessuno dei due principi di partenza, ma nello stesso li contiene entrambi.
epiteto, nome, aggettivo o espressione che si accompagna ad un nome e ne evidenzia una caratteristica particolare.
ordine dorico, ordine ionico, ordine corinzio, la lezione di Vitruvio identifica nella tradizione classica tre principali ordini o stili architettonici definiti in base alle caratteristiche e alle modalità decorative di alcuni elementi della costruzione, in particolare riferimento ai capitelli delle colonne; un quarto ordine, ma meno frequente, è quello tuscanico; mentre l’ordine composito è una integrazione della riflessione teorica posteriore.
ordine gigante, si dice quando le colonne/semicolonne/lesene della facciata di un edificio occupano e si elevano ad entrambi i piani della struttura.
serliana, finestra formata da tre aperture, una centrale ad arco e due laterali architravate; il suo nome proviene dall’architetto tardo-quattrocentesco Sebastiano Serlio, il quale riprese tuttavia un modello già impiegato nella tarda antichità.
timpano, struttura decorativa che sovrasta le aperture verticali (porte e finestre) di un edificio, di forma triangolare.
Il sito per immagini 
1994, Phuket, Thailandia, 18a Sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO (Iscrizione)
1996, Merida, Mexico , 20a Sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO (Estensione)
Sito Culturale e seriale
Rinascimento
Italia nord-orientale
Regione Veneto
Criteri di Iscrizione
(i) Vicenza rappresenta un’opera artistica unica fra le varie realizzazioni di Andrea Palladio integrata nel contesto storico e partecipe del suo carattere urbano. I complessi architettonici di Palladio nel territorio di Venezia mostrano la singolare impronta che l’artista è stato in grado di lasciare sul territorio vista la relazione formale fra le ville ed il paesaggio veneto che rivela una qualità unica che gli conferisce un valore universale.
(ii) Attraverso la sua architettura la città e le architetture di Palladio sul territorio del Veneto hanno esercitato un’eccezionale influenza sull’architettura, l’urbanistica e il cultural landmark nella maggior parte dei paesi europei e in tutto il mondo.




