Illustrazione Elena Prette
Le Foreste primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa sono un sito seriale e transnazionale che comprende in tutto 77 parti componenti. Rappresentano un esempio eccezionale di un complesso di foreste temperate inalterate dal fattore antropico e mostrano i modelli ecologici più completi e globali e rappresentano gli sviluppi puri e misti dei faggi attraverso una varietà di condizioni ambientali in Europa. Contengono una riserva genetica inestimabile di faggi e molte specie associate e dipendenti da questi habitat forestali.
- Valore UNESCO
La prima foresta di faggi inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale si estendeva per 185 chilometri, dalle montagne di Rachiv e dal massiccio di Chornohirskyi (in Ucraina) fino al Bukovské Vrchy ed al Vihorlat (in Slovacchia). Questa zona vanta una biodiversità animale e vegetale tra le più ricche d’Europa, soprattutto grazie alla presenza massiccia di faggi secolari. Sono foreste molto antiche che non hanno subito cambiamenti nel corso di molti secoli. Dal termine dell’ultima Era glaciale, le faggete hanno lasciato i loro rifugi isolati sulle montagne per espandersi in tutta Europa. Merito della flessibilità del faggio, un albero che tollera condizioni geografiche, climatiche e fisiche differenti. Nel 2011 il Sito è stato ampliato includendo altre foreste localizzate in Germania: Jasmund, Serrahn, Grumsin, Hainlich e Kellerwald. Nel 2017 ha subito un ulteriore ampliamento arrivando a comprendere foreste in 12 stati europei, con nuovi siti in Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Italia, Romania, Slovenia e Spagna, oltre a nuove aree protette aggiunte a quelle già presenti in Ucraina.
Le faggete italiane
Le dieci faggete italiane ricche di piante secolari riconosciute come patrimonio dell’umanità si estendono dalla Toscana alla Calabria. Quasi tutte le faggete italiane fanno parte di parchi naturali, come quelle che si trovano sull’Appennino tosco-romagnolo e che fanno parte della riserva di Sasso Fratino, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Scendendo nel Lazio, la provincia di Viterbo, che ospita ben due faggete secolari: quella del Monte Cimino, a Soriano del Cimino, e quella del Monte Raschio, nel Parco naturale di Bracciano-Martignano. Tra le altre faggete secolari riconosciute patrimonio dell’umanità ci sono quelle del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, in Puglia, quelle della Foresta Umbra, con piante alte fino a 50 metri che si trovano nel cuore del Parco nazionale del Gargano. Tra Basilicata e Calabria c’è la Foresta vetusta di faggio di Cozzo Ferriero del Parco nazionale del Pollino, che si estende per circa 70 ettari, con piante di quattro secoli.Per saperne di più
Il cluster delle faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise
All’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati individuati 5 nuclei di faggete per una superficie complessiva di 937 ettari, in località Villavallelonga (Valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto), Opi (Val Fondillo). Sono faggete caratterizzate da una elevata naturalezza, cioè poco toccate dalla mano umana nei secoli, da diverse forme strutturali appartenenti a tutte le fasi del ciclo di formazione della faggeta, dalla loro collocazione geografica lungo il crinale principale dell’Appennino e dalla presenza dei faggi più antichi dell’emisfero settentrionale con un’età stimata a 560 anni. I singoli siti si sviluppano in ambiente montano su calcari del mesozoico (ad eccezione della faggeta di Val Fondillo che poggia su Dolomia risalente al Lias inferiore). La faggeta della Val Cervara, in particolare, è, attualmente, l’unico esempio conosciuto di foresta primaria in Italia. Si tratta del primo sito Unesco in Abruzzo.La faggeta di Cozzo Ferriero
La faggeta di Cozzo Ferriero è localizzata lungo la dorsale che da Coppola di Paola raggiunge Cozzo Ferriero, in Basilicata, in agro del Comune di Rotonda (PZ). È estesa circa 95 ettari e si sviluppa su una superficie per lo più pianeggiante compresa tra 1700 e 1750 s.l.m., tra Basilicata e Calabria; è l’estrema zona di rifugio del faggio durante l’ultima glaciazione sia in senso latitudinale che altitudinale. Grazie alla presenza di coorti forestali, cioè colonie di piante, composte da alberi di 300-400 anni, costituisce una testimonianza importante per l’analisi sull’adattamento del faggio ai cambiamenti climatici. In questa aera si trovano faggi monumentali, che hanno raggiunto l’età di circa 500 anni. L’assenza di impatti significativi legati alle attività umane per un periodo di tempo sufficientemente lungo, ha consentito alle dinamiche naturali di esprimersi, dando luogo ad ambienti naturali complessi e ricchi di biodiversità.La Foresta Umbra
Tale faggeta è costituita dalle due unità: Foresta Umbra e Falascone, localizzate nel Parco Nazionale del Gargano. Occupa una superficie di 182 ettari di proprietà dello Stato. Anche la Foresta Umbra rappresenta una delle più importanti aree di rifugio del faggio, isolate dalle restanti dell’Appennino. Il promontorio del Gargano offre infatti condizioni climatiche particolari che consentono a questa specie la sopravvivenza fino a bassa quota (< 800 m slm). La faggeta della Foresta Umbra ospita faggi di 350 anni il che costituisce, per una quota così bassa, una longevità notevole.Sasso Fratino
La faggeta di Sasso Fratino è costituita da 764 ettari ed sottoposta ad un regime di Riserva Integrale già dal 1914, anche se in maniera informale. Nel 1993 essa è entrata a far parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Vegeta su terreni arenacei, in una zona di transizione tra la Regione Centrale Europea e la Regione Mediterranea, occupando una fascia altimetrica molto ampia dai 600-1600 metri s.l.m. Questo permette la creazione di microclimi molto vari. Le differenti altitudini offrono interessanti risposte dell’adattamento del faggio ai cambiamenti climatici. La foresta di Sasso Fratino costituisce il nucleo più grande di faggeta vetusta, con esemplari anche di 500 anni di età, dell’appennino Settentrionale.Monte Cimino
La faggeta di Monte Cimino (Soriano nel Cimino), occupa la porzione terminale del Monte Cimino per una superficie complessiva di 57 ettari. Il sito è candidato ad essere riconosciuto come Monumento Naturale. Le piante di questa faggeta raggiungono dimensioni molto elevate grazie a particolari equilibri ambientali, tra cui i terreni vulcanici freschi e il microclima umido dovuto alla presenza di laghi e del mare, a cui deve la sua stessa sopravvivenza. La elevata fertilità del suolo ha facilitato i processi di recupero attuati dal 1970; la faggeta si presenta con strutture multicoorte con esemplari di oltre 200 anni di età.Monte Raschio
La faggeta di Monte Raschio è situata all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano. Occupa una superfici di 74 ettari di proprietà della Regione Lazio ed è sottoposta ad un regime di tutela integrale dal piano del Parco. La faggeta si caratterizza per una particolare struttura ad una quota molto bassa (450 m s.l.m.), alle cui condizioni climatiche il faggio si è ben adattato. La sopravvivenza di questa faggeta è dovuta a substrati vulcanici altamente fertili (un tratto distintivo all’interno della rete seriale) e all’effetto mitigante dei vicini laghi vulcanici e del mar Tirreno che negli ultimi decenni hanno consentito veloci recuperi di naturalità.Protagonisti
Il faggio
E’ una pianta che troviamo nelle foreste, in molte aree europee, appartenente alla famiglia delle Fagaceae. Può raggiungere i 40 metri d’altezza e la sua chioma tende ad allargarsi in proporzione al’altezza. Il Faggio cresce bene in zone caratterizzate da una certa umidità atmosferica, si adatta a suoli acidi o basici, spesso è vicino all’abete che apprezza simili ambienti climatici e geologici. Il faggio è la specie forestale più presente nei boschi italiani; sul nostro territorio ricopre un’area complessiva di oltre un milione di ettari. Di tutte le specie, una sola è quella che possiamo incontrare passeggiando per boschi italiani: quella del Fagus sylvatica. Dell’importanza del faggio parla anche il naturalista latino Plinio che racconta come, nel bosco sacro che circondava il tempio di Diana sui colli Albani, esistesse un faggio che il sacerdote, custode del tempio, venerava quasi fosse la personificazione della dea a cui era votato. La sua foglia è stata scelta come simbolo nel logo dei XVI Giochi olimpici invernali di Albertville.Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Le foglie del faggio si masticano per difetti alle gengive o alle labbra. La cenere delle ghiande del faggio si impasta alle pietre e col miele alle tigna. […] La scorza del faggio, del tiglio, dell’abete e della picea è molto adoperata dai contadini, che ne fanno vasi, contenitori e vasi più grandi per portare i raccolti e vendemmie e ne coprono ancora le loro capanne. […] C’è ancora un faggio consacrato a Giove Italo, dove già una volta c’era una selva di faggi.”
Plinio, De Naturalis Historia, 77 d.C.
Legami tra i siti Unesco italiani
Foreste primordiali dei faggi e… Monte Etna e Monte San Giorgio
I tre siti conservano tracce della storia del Terra di centinaia di anni fa. Attraverso lo studio delle loro caratteristiche è possibile ricostruire i cambiamenti climatici e morfologici del nostro pianeta e conoscere la flora e la fauna che l’hanno abitato nelle diverse epoche geologiche.
Nel Web
Webgrafia
whc.unesco.org/en/list/1133
www.italia.it/it/idee-di-viaggio/siti-unesco/antiche-faggete.html
- Valore UNESCO
La prima foresta di faggi inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale si estendeva per 185 chilometri, dalle montagne di Rachiv e dal massiccio di Chornohirskyi (in Ucraina) fino al Bukovské Vrchy ed al Vihorlat (in Slovacchia). Questa zona vanta una biodiversità animale e vegetale tra le più ricche d’Europa, soprattutto grazie alla presenza massiccia di faggi secolari. Sono foreste molto antiche che non hanno subito cambiamenti nel corso di molti secoli. Dal termine dell’ultima Era glaciale, le faggete hanno lasciato i loro rifugi isolati sulle montagne per espandersi in tutta Europa. Merito della flessibilità del faggio, un albero che tollera condizioni geografiche, climatiche e fisiche differenti. Nel 2011 il Sito è stato ampliato includendo altre foreste localizzate in Germania: Jasmund, Serrahn, Grumsin, Hainlich e Kellerwald. Nel 2017 ha subito un ulteriore ampliamento arrivando a comprendere foreste in 12 stati europei, con nuovi siti in Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Italia, Romania, Slovenia e Spagna, oltre a nuove aree protette aggiunte a quelle già presenti in Ucraina.
Le faggete italiane
Le dieci faggete italiane ricche di piante secolari riconosciute come patrimonio dell’umanità si estendono dalla Toscana alla Calabria. Quasi tutte le faggete italiane fanno parte di parchi naturali, come quelle che si trovano sull’Appennino tosco-romagnolo e che fanno parte della riserva di Sasso Fratino, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Scendendo nel Lazio, la provincia di Viterbo, che ospita ben due faggete secolari: quella del Monte Cimino, a Soriano del Cimino, e quella del Monte Raschio, nel Parco naturale di Bracciano-Martignano. Tra le altre faggete secolari riconosciute patrimonio dell’umanità ci sono quelle del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, in Puglia, quelle della Foresta Umbra, con piante alte fino a 50 metri che si trovano nel cuore del Parco nazionale del Gargano. Tra Basilicata e Calabria c’è la Foresta vetusta di faggio di Cozzo Ferriero del Parco nazionale del Pollino, che si estende per circa 70 ettari, con piante di quattro secoli.
Per saperne di più
Il cluster delle faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise
All’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati individuati 5 nuclei di faggeta per una superficie complessiva di 937 ettari, in località Villavallelonga (Valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto), Opi (Val Fondillo). Sono faggete bellissime, caratterizzate da una elevata naturalezza, cioè poco toccate dalla mano umana nei secoli, che ospitano i faggi più antichi dell’emisfero settentrionale con un’età stimata di 560 anni. La faggeta della Val Cervara, in particolare, è l’unico esempio conosciuto di foresta primaria in Italia. Molte le passeggiate che attraversano queste faggete straordinarie: basta informarsi presso i centri del parco. È primo sito UNESCO in Abruzzo.La faggeta di Cozzo Ferriero
La faggeta è localizzata nel Parco Nazionale del Pollino, all’interno del Comune di Rotonda. E’ estesa per 95 ettari ricadenti all’interno di un area di Riserva Integrale e si caratterizza quale estrema “zona di rifugio” del faggio durante l’ultima glaciazione sia in senso latitudinale che altitudinale. Per questo motivo costituisce una testimonianza, grazie anche alla presenza di coorti forestali composte da alberi di 300-400 anni, per l’analisi sull’adattamento del faggio ai cambiamenti climatici.La Foresta Umbra
Un’altra faggeta bellissima, questa volta facilmente esplorabile: basta percorrere in auto la strada interna che attraversa il Gargano (da Monte Sant’Angelo a Vico del Gargano o a Vieste) e ci si troverà immersi tra i faggi. La Foresta Umbra (perché ombrosa) e il bosco del Falascone sono entrambi all’interno nel Parco Nazionale del Gargano e rappresentano un caso particolare tra le faggete italiane, perché sono lontani dagli Appennini e da loro isolati. Il promontorio del Gargano offre infatti condizioni climatiche particolari che consentono al faggio la sopravvivenza fino a bassa quota al di sotto degli 800 m slm. La faggeta della Foresta Umbra ospita faggi di 350 anni: una longevità notevole per una quota così bassa.Sasso Fratino
La faggeta di Sasso Fratino è costituita da 764 ettari di superficie di proprietà dello Stato, sottoposta ad un regime di Riserva Integrale già dal 1914 – in questa riserva, cioè, nessuno può entrare se non i ricercatori e i guardaparco e la natura è libera di fare il suo corso senza interferenze umane. E’ il nucleo più grande di faggeta vetusta, con esemplari anche di 500 anni di età, dell’Appennino settentrionale. Nel 1993 Sasso Fratino è entrato a far parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, che conserva molte altre faggete.Monte Cimino
La faggeta di Monte Cimino (Soriano nel Cimino) occupa la porzione terminale del Monte Cimino. Le piante qui raggiungono dimensioni molto elevate grazie ai terreni vulcanici freschi e al microclima umido determinato dalla presenza di laghi e del mare. La faggeta si presenta strutturata in diverse coorti e con esemplari di oltre 200 anni di età. Facile, ben segnata e adatta a tutti la passeggiata nella faggeta, con partenza da località Canepina.Monte Raschio
La faggeta di Monte Raschio è situata all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano, in provincia di Roma. Anche in questo caso siamo a quote molto bassa, 450 m s.l.m., alle cui condizioni climatiche il faggio si è ben adattato. La sopravvivenza di questa faggeta è dovuta al terreno vulcanico altamente fertile e all’effetto del clima mite grazie ai vicini laghi vulcanici e al mar Tirreno.Protagonisti
Il faggio
È una pianta che troviamo nelle foreste, in molte aree europee. Può raggiungere i 40 metri d’altezza e la sua chioma tende ad allargarsi in proporzione al’altezza. Il Faggio cresce bene in zone caratterizzate da una certa umidità atmosferica, si adatta a diverse tipologie di suoli. Il faggio è la specie forestale più presente nei boschi italiani; sul nostro territorio ricopre un’area complessiva di oltre un milione di ettari. Di tutte le specie, una sola è quella che possiamo incontrare passeggiando per boschi italiani: quella del Fagus sylvatica. Dell’importanza del faggio parla anche il naturalista latino Plinio che racconta come, nel bosco sacro che circondava il tempio di Diana sui colli Albani, esistesse un faggio che il sacerdote, custode del tempio, venerava quasi fosse la personificazione della dea a cui era votato. La sua foglia è stata scelta come simbolo nel logo dei XVI Giochi olimpici invernali di Albertville.
Legami tra i siti Unesco italiani
Foreste primordiali dei faggi e… Monte Etna e Monte San Giorgio
I tre siti conservano tracce della storia del Terra di centinaia di anni fa. Attraverso lo studio delle loro caratteristiche è possibile ricostruire i cambiamenti climatici e morfologici del nostro pianeta e conoscere la flora e la fauna che l’hanno abitato nelle diverse epoche geologiche.
Glossario
Glossario
Biodiversità, s. f., è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra, legata alle differenti condizioni ambientali.
Foresta primaria, foresta intatta che esiste nella sua condizione originaria. Questa foresta non è stata, in senso relativo, toccata dalle attività umane.
Riserva Integrale, è un’area naturale protetta nella quale non sono ammesse attività antropiche di nessun tipo, ad eccezione della ricerca scientifica.
S.l.m., sta per Sul Livello del Mare; con questa sigla si indica il punto 0 da cui misurare l’altitudine di un luogo.
naturalista, s. m., scienziato che si occupa di argomenti di scienze naturali come la botanica, la zoologia e la mineralogia.
ere geologiche, la storia del nostro pianeta è stata suddivisa in cinque ere: l’era precambriana (o criptozoica), l’era primaria (o paleozoica), l’era secondaria (o mesozoica), l’era terziaria (o cenozoica) e l’era quaternaria (o neozoica).
2017, Cracovia, Polonia, 41a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Naturale, Seriale e Transnazionale
Italia Centrale
Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Lazio, Emilia Romagna
Criteri di Iscrizione
(ix): Le Foreste primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa sono indispensabili per comprendere la storia e l’evoluzione del genere Fagus che, data la sua ampia distribuzione nell’emisfero settentrionale e la sua importanza ecologica, è significativo a livello mondiale. Queste foreste temperate, inalterate e complesse, presentano i modelli ecologici più completi e globali e rappresentano gli sviluppi puri e misti dei faggi attraverso una varietà di condizioni ambientali in Europa, così come le condizioni climatiche e geologiche, in tutte le regioni interessate del bosco di faggi europei. Comprendono tutte le aree altimetriche dalla costa fino alla linea forestale in montagna e, inoltre, includono i migliori esempi rimanenti dei confini esterni dell’ampiezza delle foreste di faggi europei. Il faggio è uno degli elementi più importanti delle foreste del bioma delle foreste temperate di latifoglie e rappresenta un esempio eccezionale della ricolonizzazione e dello sviluppo di ecosistemi e colonie/coorti terrestri dall’ultima era glaciale. L’espansione continua del nord e ovest del faggio dalle sue originali aree di rifugio dai ghiacci nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa può essere tracciata lungo corridoi naturali e pietre miliari che attraversano il continente. Cambiamenti più recenti nel modello di distribuzione di questa specie riguardano le influenze dirette dei dissestamenti antropici e gli effetti più complessi dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Entrambi i modelli di distribuzione storici e presenti rappresentano strategie evolutive naturali per adattarsi e sopravvivere ai cambiamenti ambientali. La prevalenza del faggio in vaste aree d’Europa è una testimonianza vivente dell’adattabilità genetica dell’albero.
Integrità




