Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia e la Certosa di Padula

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Il Cilento è un paesaggio culturale di eccezionale qualità, che rappresenta vividamente la sua notevole evoluzione storica come via principale per il commercio e per l’interazione culturale e politica durante i periodi preistorici e medievali, attraverso le sensazionali catene di santuari e gli insediamenti lungo le sue tre creste della montagna, da est a ovest. E ‘stato anche il confine tra le colonie greche della Magna Grecia e le popolazioni indigene etrusche e lucane e, quindi, conserva i resti di due città classiche molto importanti.

  • Valore UNESCO

    Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano offre un panorama completo di testimonianze dei vari apporti e momenti delle civiltà mediterranee, nel quadro di un paesaggio culturale e naturalistico dall’alto valore. Crocevia fisico e culturale di popoli e tradizioni, il Cilento racconta l’interazione tra uomo e ambiente a partire dal paleolitico, permettendo di comprendere l’organizzazione del territorio, i tracciati delle vie di transito tra l’Adriatico e il Tirreno, le modalità di insediamento e le colture susseguitesi nei secoli. I siti archeologici di Paestum e Velia, che furono  luoghi della Magna Grecia, documentano la cultura classica e la stagione delle colonizzazioni greche ed il loro confronto con le genti appenniniche. Il complesso della Certosa di Padula è un monumento del Barocco italiano.

    La Natura del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano
    Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano è iscritto tra le aree del Programma MAB dell’UNESCO dal 1997, in quanto “riserva della biosfera”. Le riserve della Biosfera MAB UNESCO sono finalizzate alla protezione degli habitat naturali e della biodiversità ed alla promozione delle sviluppo armonico e sostenibile tra natura e cultura, ovvero tra uomo e ambiente. Il territorio del Parco si estende su 181.000 ettari e offre un panorama diversificato che comprende le coste sabbiose o a scogliera tra il Golfo di Salerno e il Golfo di Policastro ed un entroterra in prevalenza collinare in cui sono presenti le vette del gruppo dei Monti Alburni, alcune delle quali superano i 1700 metri di altitudine.  Le cime più alte sono il Monte Cervati (1.898 m) e il Monte Alburno (1.742 m). L’altopiano del Vallo di Diano si trova a circa 500 m s.l.m., è una tipica conca appenninica con terreni estremamente fertili dove un tempo, nel Pleistocene, si trovava un lago ora del tutto scomparso. Il terreno carsico caratterizza la regione e determina la presenza frequente di grotte,  sia nell’interno collinare e aspro sia sulla linea di costa tra Palinuro e Scario, di doline, gole, canyon con torrenti che per alcuni tratti corrono entro gallerie sotterranee. Boschi di pini, lecci e castagni si alternano ad ampie aree di macchia mediterranea. La biodiversità comprende specie rare ed endemiche. Nella fauna si ricordano le lontre nei corsi d’acqua, il gatto selvatico nella macchia mediterranea, i falchi pellegrini delle costiere marittime, le aquile reali e i lupi che abitano le zone montuose e più boscose. Le coltivazioni dell’olivo e della vite vennero introdotte dai monaci benedettini nel Medioevo, avviando tradizioni rurali secolari e in armonia con l’ambiente. Dal 2010 è inserito nella Rete Globale dei Geoparchi UNESCO.
    Una terra crocevia delle genti mediterranee: rete arcaica dei percorsi
    Oggi nell’area del Sito convivono 8 comunità montane e 80 comuni su un territorio di quasi 200.000 ettari. La presenza umana qui si ravvisa da 250.000 anni, perchè le prime tracce umane risalgono al Paleolitico, quando si stanziarono comunità dedite all’agricoltura. Contatti con il mondo miceneo si stabilirono nell’Età del Bronzo e del Ferro; nell’VIII a.C. si verificarono le prime colonizzazioni greche, di cui le più antiche si localizzarono ad Ischia e a Cuma. Di particolare interesse è la rete arcaica dei percorsi che si formò in base alle caratteristiche orografiche dall’età protostorica in avanti e permise poi la comunicazione e gli scambi tra i centri della Magna Grecia e gli insediamenti lucani, tra le zone della costa tirrenica e l’entroterra appenninico. Se in epoca romana  il Vallo di Diano venne preferito alle vie che attraversavano i crinali, in epoca medioevale si ripristinò la frequentazione dei tragitti attraverso le alture, determinando anche insediamenti che divennero peculiari del paesaggio cilentano.
    Paestum e Velia
    Il Cilento racchiude testimonianze preziose ed uniche della Magna Grecia, poiché alle sue coste approdarono diverse imprese di colonizzazione. Sono due i siti archeologici di origine greca, entro i quali si trovano poi sovrapposizioni romane, paleocristiane e medievali.

    Il mondo magnogreco di Poseidonia, in latino Paestum, lascia la meraviglia dell’antico insediamento urbano sacro a Poseidone, dio del mare, che conserva oggi eccezionali templi dorici. La colonia venne fondata da sibariti giunti non dal mare ma per le vie ancestrali che attraversano i crinali. La vocazione della pòlis era fortemente commerciale con significativi rapporti con gli Etruschi e portò ingenti ricchezze ai suoi abitanti. Poseidonia venne conquistata dai Lucani nel IV secolo; in seguito alla sua alleanza con Pirro contro i Romani, venne conquistata da questi ultimi, divenendo colonia romana nel 273 a.C.

    Velia, in greco Elea, nacque nel 540 a.C., quando una spedizione di coloni focesi , esuli in seguito all’occupazione da parte dei Persiani della loro città Focea, nell’odierna Turchia, giunse alla costa tirrenica della Lucania dando origine ad una delle più raffinate città del mondo mediterraneo antico. L’impianto urbano si sviluppò su un promontorio affacciato sul mare, dove venne posta l’acropoli. Fu municipio romano e subì distruzioni saracene. La parte bassa della città venne in seguito abbandonata, mentre la parte alta rimase abitata fino al Seicento. Nell’area dell’acropoli, la più antica (VI secolo a.C.), si possono visitare i resti di un tempio ionico, del teatro del III secolo a.C.,  dell’agorà del IV-III secolo a.C., accanto cui sorge una torre angioina. Nei quartieri dell’età ellenistica e imperiale si possono visitare le Terme Adrianee (II secolo d.C.). Ad Elea si sviluppò una scuola filosofica presocratica, la scuola eleatica. La scuola fu attiva nel V secolo a.C. e influenzò profondamente l’atomismo, la sofistica, la scuola socratica, Platone e Aristotele.

    La Certosa di Padula
    In epoca medioevale, il paesaggio del Cilento venne costellato di torri, castelli, pievi e monasteri di preferenza su aree sopraelevate e che determinarono un nuovo rapporto tra zone di valle e zone montane. Tra questi vi fu la monumentale Certosa di San Lorenzo a Padula, i cui lavori di fondazione iniziarono nel  1306 da Tommaso Sanseverino. Venne ultimata nel XVIII secolo. La Certosa si trova sulla sommità di un colle che guarda panoramicamente il Vallo di Diano. La pianta della struttura ricorda una graticola a celebrazione del martirio del santo a cui è dedicato il complesso monumentale. La Certosa di Padula è un monastero tra i più grandi d’Italia, ha il più grande chiostro del mondo contornato da 84 colonne  e si sviluppa su circa 52.000 mq. Fu riconosciuto monumento nazionale nel 1882. All’interno della Certosa, si trova il Museo Archeologico  Provinciale della Lucania Occidentale.
    Per saperne di più
    Protezione e reintroduzione di specie a rischio estinzione nel Parco
    Nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano sono in corso progetti speciali di protezione e reintroduzione della fauna mirati ad alcune specie a rischio di estinzione. Il Capovaccaio, l’avvoltoio europeo che oggi è presente  in pochissime aree  dell’Italia meridionale in un numero molto ristretto di esemplari. È un rapace diurno che si nutre di carcasse o di prede vive di piccole dimensioni, come roditori, rettili o altri uccelli. Il Lupo è tra le specie a rischio estinzione che trovano nel Parco l’habitat preferito, la foresta. La Lontra, presente con la popolazione più numerosa d’Italia, può essere considerata il simbolo della fauna del Parco stesso.
    Le grotte cilentane
    Sia nelle zone dell’entroterra che sulla costa, la natura carsica del terreno ha generato un altissimo numero di grotte, quasi 400, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Le caratteristiche e la bellezza di queste formazioni geologiche hanno motivato l’iscrizione del Cilento tra i Geoparchi europei dal 2010 per il suo valore scientifico, culturale, archeologico e didattico. Da ricordare, tra le grotte costiere, la Grotta Azzurra e la Grotta delle Ossa  vicino a Salerno, le Grotte di Castelcivita sono un complesso speleologico di cinque chilometri d’estensione.
    I tesori di Paestum: i templi dorici, la tomba del tuffatore, lo stile ceramografo pestano
    A Paestum, il tempio di Cerere, in realtà dedicato ad Atena, risale al VI secolo a.C. ed è costruito in calcare locale; fu riconvertito in chiesa in epoca bizantina e si trova nel Santuario settentrionale. L’area del Santuario meridionale offre un ricco panorama di rovine, tra cui quelle del santuario di Asclepio e diversi tempietti utilizzati in età romana.  Il tempio di Nettuno (470 a.C.) è il meglio conservato ed il più spettacolare. e  sembrava essere consacrato a Poseidone ma studi più recenti lo collegano al culto di Apollo o  Zeus. La Basilica o tempio di Hera è il più antico (550 – 540 a.C.) e possiede nove colonne sui fronti e 18 sui lati lunghi. Dove si trovava l’agorà, vi sono i resti dell’ Ekklesiasterion, in cui si tenevano le assemblee dei cittadini che i Romani cancellarono con una colmata di terra. Le Mura della città si stendevano per una lunghezza di quasi cinque chilometri ed erano costruite con blocchi calcarei fino all’altezza di sette metri dal suolo. Nel Museo archeologico di Paestum sono conservate cinque celebri lastre dipinte provenienti dalla necropoli di Paestum e note col nome di Tomba del Tuffatore; si tratta dell’unica testimonianza esistente della pittura greca classica e raffigurano un ragazzo intento a tuffarsi in acqua, che simboleggia il passaggio dalla vita alla morte,  e scene di banchetto e corteo funebre. Le lastre sono databili al 480-470 a.C. Alla metà del IV secolo a.C. a Paestum lavorarono i maestri Assteas e Python che si distinsero per uno stile  ceramografo con particolari caratteristiche compositive e ornamentali, alimentando  una scuola ceramografa pestana d’alto pregio e valore.
    La scuola filosofica eleatica
    L’antica Elea vide il fiorire di una scuola filosofica presocratica, la scuola eleatica. Parmenide ne fu il fondatore, e Zenone (fine VI secolo a.C – inizio V secolo a.C.) fu il suo  discepolo ed amico. Entrambi nativi di Elea, sono considerati tra i maggiori filosofi greci. La scuola eleatica si contraddistingue per la dottrina dell’ente, “ciò che è”, poiché definisce cosa sia l’essere, quali siano le sue proprietà fondamentali e come l’uomo possa conoscere le verità del mondo soltanto attraverso la conoscenza razionale. Zenone è noto per i suoi paradossi logici, con cui dimostrò per assurdo l’unicità, l’immutabilità e l’indivisibilità dell’ente, dell’essere.
    Il ritrovamento di Elea (Velia) e la Porta Rosa
    I primi scavi archeologici sistematici vennero attuati negli anni Venti del Novecento, ma bisogna attendere gli anni Sessanta per le scoperte più significative. Nel 1961 il soprintendente Mario Napoli ampliò le aree di recupero e scoprì la Porta Rosa e la sua strada monumentale, completando anche gli scavi delle terme ellenistiche. La Porta Rosa, che risale al 350 a.C., è considerata il più antico esempio di arco a tutto sesto prodotto dall’ architettura greca. L’arco è inserito in un viadotto in pietra arenaria che originariamente collegava due sommità dell’acropoli.
    La Primula di Palinuro
    La primula di Palinuro è considerata il simbolo vegetale del Parco. I suoi tipici fiori giallo-dorati sbocciano in primavera e adornano la costa e le scogliere del Cilento. È una specie protetta, a rischio di estinzione, e appartiene alla famiglia delle Primulacee. Ha un aspetto caratteristico; dal rizoma si sviluppa una folta rosetta di foglie morbide e carnose e il fiore è all’estremità di uno scapo di circa 15-20 centimetri. Predilige i terreni rocciosi esposti a Nord a cui si abbarbica saldamente.
    Protagonisti
    Parmenide
    Parmenide (Elea, 515-510 a.C. – data di morte ignota)

    Filosofo greco di origini aristocratiche. Nella sua città, Elea, ricoprì la magistratura più elevata della polis, contribuendo a scriverne la legislazione – per cui forse venne in contatto con il grande legislatore ateniese, Pericle. La sua opera, giunta a noi in forma frammentaria,  è il poema Sulla Natura (468 a.C. circa) che condizionò fortemente sia Platone che Aristotele, i quali ammisero che per occuparsi di metafisica e fisica non poterono prescindere dagli insegnamenti di Parmenide. La sua dottrina riflette l’influenza del pitagorismo e sembra che visse lungamente fino ad età avanzata, godendo della fama di sapiente. Tra i suoi discepoli ricordiamo Zenone e Melisso di Samo.

    Tommaso II Sanseverino
    Tommaso II Sanseverino (1255 – 1324)

    Signore di Marsico e del Vallo di Diano. Resse la baronia del Cilento. Tommaso II e appartenne a una delle più nobili Casate italiane, legata al Regno di Napoli  che annovera tra i suoi esponenti Vicerè, Cardinali e Condottieri imparentati con i Reali europei e Famiglie nobili della penisola italiana. Tommaso II, proprietario  di vasti possedimenti fu il fondatore della Certosa di Padula (1306) che poi donò all’ordine monastico dei Certosini. Il suo sarcofago è posto in una cappella d’onore all’interno del Cimitero della Certosa di Napoli.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    La città [Elea] della bellezza nella quale la ragione dà ordine alle cose

    Anassagora

     

    “Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città [Paestum, n.d.r.] una volta magnifica.”

    Goethe, Viaggio in Italia

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Il Cilento e... i Siti che testimoniano la civiltà della Magna Grecia
    Le aree archeologiche di Paestum e Velia  sono in continuità tematica con i Siti italiani nella Lista del Patrimonio Mondiale che testimoniano la civiltà della Magna Grecia. La Valle dei Templi di Agrigento e l’area archeologica di Siracusa permettono di osservare un’ ampia rassegna di testimonianze monumentali dell’epoca delle colonizzazioni nel loro contaminarsi con gli apporti locali.
    Il Cilento e... le città del Val di Noto
    Le sette città del Val di Noto in Sicilia sono considerate eccezionali testimonianze del Tardo Barocco italiano, e ne illustrano gli stilemi e le caratteristiche. La Certosa di Padula è stata realizzata in secoli diversi, ma possiede un aspetto tipicamente barocco nelle decorazioni e in molte soluzioni architettoniche: come la scalinata della biblioteca, e l’ampio refettorio dal lussuoso pavimento ad intarsi marmorei.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    M. Macale, Parco del Cilento, Paestum, Velia, Certosa di Padula, Libreria dello Stato, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2007

    Archeologia nel Mediterraneo: i percorsi d’Italia dal passato al futuro, Paestum 17 – 20 novembre 2005, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 2005

    Alla ricerca di Eracle nel museo di Paestum, testi di T. Rocco; illustrazioni di M.C.Costa, Ingegneria per la cultura, Roma, 2000

    Il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano: la rete MAB nel Mediterraneo, a cura di F. Lucarelli, Studio Idea Editrice, 1999

    Velia, citta greca, a c. di A. Abenante, Ed. Intra Moenia, Napoli, 1996

    Velia. Studi e ricerche, a c. di G. Greco, F. Krinzinger, Panini, Modena, 1994

    La Certosa ritrovata : Padula, Certosa di San Lorenzo, De Luca, Roma, 1988

    M. De Cunzo, V. De Martini, La Certosa di Padula, Firenze, Centro Di, 1985

    La zona archeologica, i templi, il Museo [Paestum], L. Rota, C.A. Fiammenghi, Federico Garolla, Milano, 1984

    A. Aloia, A. De Vita, M.P. Postano, Cilento and Vallo di Diano Geopark: Elea-Velia an UNESCO geoarcheological site, European Geoparks Magazine, Issue 9, published by Natural History Museum of the Lesvos on behalf of the European Geoparks Network, 2012.

  • Valore UNESCO

    Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano offre un panorama completo di testimonianze delle civiltà mediterranee, nel quadro di un paesaggio culturale e naturalistico dall’alto valore. Crocevia fisico e culturale di popoli e tradizioni, il Cilento racconta l’interazione tra uomo e ambiente a partire dal Paleolitico, permettendo di comprendere l’organizzazione del territorio, i tracciati delle vie di transito tra l’Adriatico e il Tirreno, le modalità di insediamento e le colture susseguitesi nei secoli. I siti archeologici di Paestum e Velia, che furono rilevanti centri della Magna Grecia, documentano la stagione delle colonizzazioni greche. La Certosa di Padula è un monumento del Barocco italiano.

    La Natura del Parco
    Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano è iscritto tra le aree del Programma MAB dell’UNESCO dal 1997, in quanto “riserva della biosfera”. Le riserve della Biosfera MAB UNESCO sono finalizzate alla protezione degli habitat naturali e della biodiversità ed alla promozione delle sviluppo armonico e sostenibile tra natura e cultura, ovvero tra uomo e ambiente. Il territorio del Parco  offre un panorama che comprende le coste sabbiose o a scogliera tra il Golfo di Salerno e il Golfo di Policastro ed un entroterra in cui sono presenti le vette dei Monti Alburni, alcune delle quali superano i 1700 metri di altitudine. L’altopiano del Vallo di Diano, a circa 500 m s.l.m. (sul livello del mare), è una tipica conca appenninica dove un tempo, nel Pleistocene, si trovava un lago ora del tutto scomparso. Il terreno carsico caratterizza la regione e determina la presenza  di grotte, di doline, gole, canyon con torrenti che per alcuni tratti corrono in gallerie sotterranee. Boschi di pini, lecci e castagni si alternano ad ampie aree di macchia mediterranea. Nella fauna si ricordano le lontre nei corsi d’acqua, il gatto selvatico nella macchia mediterranea, i falchi pellegrini delle costiere marittime, le aquile reali e i lupi che abitano le zone montuose e più boscose. Le coltivazioni dell’olivo e della vite vennero introdotte dai monaci benedettini nel Medioevo.
    Una terra crocevia delle genti mediterranee: rete arcaica dei percorsi
    La presenza umana nel Cilento si documenta da 250.000 anni fa; infatti le prima tracce umane risalgono al Paleolitico, quando si stanziarono comunità che si dedicavano all’agricoltura. Contatti con il mondo miceneo si stabilirono nell’Età del Bronzo e del Ferro; nell’VIII a.C. si verificarono le prime colonizzazioni greche. Di particolare interesse è la rete arcaica dei percorsi che si formò nel territorio dall’età protostorica in avanti e permise poi la comunicazione e gli scambi tra i centri della Magna Grecia e gli insediamenti lucani e tra le zone della costa tirrenica e l’entroterra appenninico. In epoca romana e medioevale gli spostamenti seguivano gli antichi tragitti attraverso le alture e ciò determinò gli insediamenti e le attività agricole del paesaggio cilentano.
    Paestum e Velia
    Il Cilento racchiude testimonianze preziose ed uniche della Magna Grecia.

    Paestum, in latino Posidonia, è l’antico insediamento urbano sacro a Poseidone, dio del mare e conserva oggi eccezionali templi dorici. La colonia fu fondata dai coloni di Sibari giunti non dal mare ma per le vie ancestrali che attraversavano i crinali delle montagne. La pòlis era fortemente commerciale e portò ingenti ricchezze ai suoi abitanti.

    Velia, in greco Elea, nacque nel 540 a.C., quando una spedizione di coloni focesi, esuli dalla città di  Focea  (in Turchia),  giunse alla costa tirrenica della Lucania dando origine ad una delle più raffinate città del mondo mediterraneo antico. L’impianto urbano si sviluppò su un promontorio affacciato sul mare, dove venne posta l’acropoli. La parte bassa della città fu in seguito abbandonata, mentre la parte alta fu abitata fino al Seicento. Nell’area dell’acropoli sono visibili  i resti di un Tempio ionico, del teatro risalente al III secolo a.C. e delle Terme Adrianee (II secolo d.C.).

    La Certosa di Padula
    In epoca medioevale il paesaggio del Cilento venne costellato di torri, castelli e chiese su aree sopraelevate  che determinarono un nuovo rapporto tra zone di valle e zone montane. Tra questi vi fu la monumentale Certosa di San Lorenzo a Padula, i cui lavori di fondazione iniziarono nel  1306. Venne ultimata soltanto nel XVIII secolo. La Certosa si trova sulla sommità di un colle che guarda panoramicamente il Vallo di Diano. La Certosa di Padula è un monastero tra i più grandi del mondo, riconosciuto monumento nazionale nel 1882. All’interno della Certosa si trova il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale.
    Per saperne di più
    Protezione di specie a rischio estinzione nel Parco
    Nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano sono in corso programmi speciali di protezione  faunistica per alcune specie a rischio di estinzione: il Capovaccaio, l’avvoltoio europeo  presente in pochissime aree  dell’Italia meridionale e in un numero molto ristretto di esemplari, è un rapace che si nutre di carcasse o di prede vive di piccole dimensioni, come roditori, rettili o altri uccelli; il Lupo è tra le specie a rischio estinzione che trovano nel Parco il proprio habitat, la foresta; la Lontra, presente in modo significativo, ha in quest’area la popolazione più numerosa d’Italia e può essere considerata il simbolo della fauna del Parco stesso.
    Le grotte del Cilento
    Sia nelle zone dell’entroterra che sulla costa, la natura carsica del terreno favorisce la creazione di un altissimo numero di grotte, se ne contano quasi 400, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Le caratteristiche e la bellezza di queste formazioni geologiche hanno motivato l’iscrizione del Cilento tra i Geoparchi europei dal 2010 per il suo valore scientifico, culturale, archeologico e didattico.
    I tesori di Paestum: i templi dorici, la tomba del tuffatore
    A Paestum sono presenti diversi templi: il tempio detto di Cerere è in realtà dedicato ad Atena e risale al VI secolo a.C.; il tempio di Nettuno (470 a.C.) è il meglio conservato ed il più spettacolare, fu dapprima  attribuito al dio del mare perché la città sembrava consacrata a Poseidone ma studi più recenti lo collegano al culto di Apollo o Zeus; il tempio di Hera (550 – 450 a.C.), detto anche Basilica e dedicato alla moglie di Zeus, è il più antico dell’area. Le Mura della città si estendevano per una lunghezza di quasi cinque chilometri ed erano costruite con blocchi calcarei fino all’altezza di sette metri dal suolo. Nel Museo archeologico di Paestum sono conservate cinque celebri lastre dipinte provenienti dalla necropoli di Paestum e note col nome di Tomba del Tuffatore che  sono l’unica testimonianza esistente della pittura greca classica e raffigurano un ragazzo intento a tuffarsi in acqua, che simboleggia il passaggio dalla vita alla morte, e scene di banchetto e corteo funebre. Le lastre sono databili al 480-470 a.C.
    La scuola filosofica eleatica
    L’antica Elea ( Velia) vide il fiorire di una scuola filosofica presocratica: la scuola eleatica. Parmenide ne fu il fondatore e Zenone fu il suo illustre discepolo. Entrambi nativi di Elea, sono considerati tra i maggiori filosofi greci, padri delle radici della razionalità occidentale.  La scuola eleatica si contraddistingue per la dottrina dell’ente, “ciò che è”, poiché definisce cosa sia l’essere, quali siano le sue proprietà fondamentali e come l’uomo possa conoscere le verità del mondo soltanto attraverso la conoscenza razionale. In particolare la scuola eleatica sosteneva che i sensi fossero ingannevoli e non fossero in grado di indagare l’Essere. Solo partendo da premesse certe si può sviluppare conoscenza e quindi solo il pensiero, utilizzando metodi matematici, può giungere alla Verità. Zenone è noto per i suoi paradossi logici, con cui dimostrò per assurdo l’unicità, l’immutabilità e l’indivisibilità dell’ente, dell’essere.
    La Porta Rosa
    Nel 1961 il soprintendente Mario Napoli  scoprì la Porta Rosa e la sua strada monumentale che risale al IV secolo a.C. ed è considerata il più antico esempio di arco a tutto sesto prodotto dall’architettura greca.
    Protagonisti
    Parmenide

    Parmenide (515-510 a.C. Elea – data di morte ignota)
    Filosofo greco di origini aristocratiche. Nella città Elea, ricoprì la magistratura più elevata della polis, contribuendo a scriverne la legislazione per cui forse venne in contatto con il grande legislatore ateniese, Pericle. La sua opera principale, giunta a noi in forma frammentaria, è il poema Sulla Natura (468 a.C. circa) che condizionò sia Platone che Aristotele, i quali ammisero che, per occuparsi di metafisica e fisica, non poterono prescindere dagli insegnamenti di Parmenide. La sua dottrina riflette l’influenza del pitagorismo e sembra che visse fino ad età avanzata, godendo della fama di sapiente. Tra i suoi discepoli ricordiamo Zenone e Melisso di Samo.

    Tommaso II Sanseverino
    Tommaso II Sanseverino (1255 – 1324)

    Signore di Marsico e del Vallo di Diano. Resse la baronia del Cilento. Tommaso II appartenne ad una delle più nobili Casate italiane, legata al Regno di Napoli  che annovera tra i suoi esponenti Vicerè, Cardinali e Condottieri imparentati con i Reali europei e  famiglie nobili della penisola italiana. Tommaso II godette di vasti possedimenti, e fu il fondatore della Certosa di Padula (1306) che poi donò all’ordine monastico dei Certosini. Il suo sarcofago è posto in una cappella d’onore all’interno del Cimitero della Certosa di Napoli.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Il Cilento e... i Siti che testimoniano la civiltà della Magna Grecia
    Le aree archeologiche di Paestum e Velia  sono in continuità tematica con i Siti italiani nella Lista del Patrimonio Mondiale che testimoniano la civiltà della Magna Grecia. La Valle dei Templi di Agrigento e l’area archeologica di Siracusa permettono di osservare un’ ampia rassegna di testimonianze monumentali dell’epoca delle colonizzazioni nel loro contaminarsi con gli apporti locali.
    Il Cilento e... le città del Val di Noto
    Le sette città del Val di Noto in Sicilia sono considerate eccezionali testimonianze del Tardo Barocco italiano, e ne illustrano gli stilemi e le caratteristiche. La Certosa di Padula è stata realizzata in secoli diversi, ma possiede un aspetto tipicamente barocco nelle decorazioni e in molte soluzioni architettoniche: come la scalinata della biblioteca, e l’ampio refettorio dal lussuoso pavimento ad intarsi marmorei.
    Glossario
    Glossario

    acropoli, s.f., parte alta e sacra di una città – àkros, ‘alto’ e pòlis, ‘città’. Nelle città greche, spesso l’acropoli era fortificata e vi si trovavano gli edifici sacri più importanti.

    biosfera, s.f., il termine indica l’insieme delle parti della Terra che hanno condizioni idonee alla vita vegetale ed animale.  Per estensione, può significare l’intero insieme delle forme di vita terrestri.

    carsico, s.m., che ha caratteristiche simili a quelle del Carso, l’altopiano calcareo nel Nord-Est dell’Italia settentrionale. Le rocce ‘carsiche’ sono rocce calcareee, facilmente solubili e quindi soggette all’azione erosiva degli agenti atmosferici. Nelle formazioni carsiche si poducono così fessure, frane, doline, grotte e cunicoli sotterranei, per l’azione delle acque.

    dimostrazione per assurdo, espressione che indica una forma particolare di dimostrazione logica, la quale assume provvisoriamente un’ipotesi, la svolge logicamente e arriva a dedurne una contraddizione, un assurdo. Tale conclusione si evidenzia come falsa e prova che l’ipotesi iniziale era anch’essa falsa: si dimostra così la verità dell’ipotesi contraria a quella iniziale.

    leccio, s.m., albero tipico dell’area mediterranea.

    pòlis, s.m., termine con cui si indica una città-stato dell’antica Grecia.

    scapo, s.m., termine botanico per indicare il fusto senza foglie, o gambo, che regge l’infiorescenza. Esempi di scapo di una lunghezza simile a quella della primula di Palinuro, sono il bucaneve, il ciclamino, l’aglio selvatico.

     

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Iscrizione UNESCO

1997, Riserva Biosfera Mab Unesco


1998, Kyoto, Giappone, 22a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Italia Meridionale
Regione Campania


Criteri di Iscrizione

(iii) Durante il periodo preistorico e successivamente nel Medioevo, la regione del Cilento si distinse in modo sorprendente come una indispensabile via di scambi culturali, politici e commerciali sfruttando l’eccezionalità e l’importanza del paesaggio montuoso lungo tutto l’asse est-ovest.
(iv) Durante i due episodi chiave di sviluppo culturale avvenuti nella regione del Mediterraneo, la zona del Cilento ha rappresentato l’unico e affidabile mezzo di comunicazione tra il mare Adriatico e il Tirreno grazie ai resti di un paesaggio culturale ancora oggi famosi.

Autenticità
L’autenticità degli elementi culturali all’interno del parco è alta, fornendo un esempio di un paesaggio culturale di straordinaria importanza e qualità sul Mar Tirreno, con tracce di occupazione umana risalente all’epoca preistorica. Vestigia di reti di un antico sentiero di montagna sono ancora visibili nel paesaggio, come lo sono i molti santuari religiosi. Villaggi e borghi lungo il percorso sono sopravvissuti con piccoli cambiamenti che influiscono sulla loro autenticità. Molti lavori di restauro sono stati completati nei siti archeologici di Paestum e Velia e nella Certosa di San Lorenzo. A Paestum, oltre al restauro dei tre templi dorici, è stato completato il restauro della casa a tre isolati dal settore orientale delle mura della città romana. Inoltre, è stata aperta al pubblico una nuova sezione dedicata al Museo di Preistoria e Protostoria. In Velia le terme romane e la monumentale Porta Rosa sono state completamente restaurate e conservate, insieme alla torre medievale sull’acropoli. La Certosa di Padula è stata splendidamente restaurata dalla competente Soprintendenza.
Integrità
L’integrità della proprietà è intatta. All’interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano si trovano i due siti archeologici delle città greche di Paestum e Velia (denominato il Grande Attrattore), il complesso monumentale dell’antico monastero della Certosa di Padula e molti siti di grande rilevanza archeologica e artistica, come ad esempio gli insediamenti lucani di Moio della Civitella, Roccagloriosa e Caselle in Pittari. Il vasto sito contiene anche i paesaggi di mare (Punta Licosa, Palinuro e Punta degli Infreschi) così come i paesaggi dell’entroterra, come i monti Bulgheria. Questo ampio tratto di terra, che si trova all’interno di un’area naturale protetta di importanza nazionale, assicura l’integrità del sito. Infatti, nonostante le inevitabili trasformazioni in un territorio così vasto, la proprietà conserva le sue caratteristiche di paesaggio culturale, derivante dall’interazione millenaria tra uomo e natura. Le minacce alla proprietà sono connesse principalmente alle calamità naturali come frane e inondazioni. Una possibile minaccia all’integrità del sito è dovuta agli edifici costruiti illegalmente all’interno del Parco Nazionale.
Estensione del bene

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