Illustrazione Elena Prette
La piccola città collinare di Urbino, nelle Marche, ha sperimentato una grande fioritura culturale nel XV secolo, attirando artisti e studiosi da tutta Italia e non solo, e influenzando gli sviluppi culturali nel resto d’Europa. Grazie allo stallo economico e culturale dal XVI secolo in poi, ha conservato il suo aspetto rinascimentale in misura notevole.
- Valore UNESCO
Il Centro Storico di Urbino costituisce una testimonianza privilegiata e intatta della civiltà rinascimentale italiana; la sua eccellenza monumentale ed artistica venne realizzata tra il XV secolo e il XVI secolo, la stagione d’oro di Urbino, che da centro medioevale arroccato entro le mura divenne splendida capitale d’arte e cultura, ideale “città in forma di palazzo”.
Il paesaggio culturale e urbano del Rinascimento: la corte del principe illuminato
Nello scenario delle morbide colline marchigiane, Urbino è fasciata dalla cinta delle mura in cotto e la trama urbana trova il suo fulcro nella Piazza della Repubblica, tra vie strette e saliscendi. Ma è Palazzo Ducale il grandioso protagonista del tesoro urbinate, dove oggi ha sede la Galleria Nazionale delle Marche, che ospita capolavori del Quattrocento e del Cinquecento. Il palazzo è legato alla personalità storica a cui la città deve la sua fama, Federico da Montefeltro, che governò Urbino dal 1444 al 1482 ed incarna il perfetto esempio di principe umanista illuminato: abile condottiero, cultore e protettore delle arti, scaltro uomo politico, raffinato collezionista, umanista appassionato di geometria e matematica. Importanti maestranze vennero coinvolte nell’impresa di edificazione del palazzo, partendo dall’ampliamento di strutture preesistenti lungo Piazza del Rinascimento, tra cui la dimora di Guidantonio, padre di Federico. I lavori iniziarono nel 1459 sotto la guida del fiorentino Maso di Bartolomeo, durarono fino alla fine del secolo e vi intervennero anche altri architetti, quali Luciano Laurana – a cui si devono numerosi ambienti al piano nobile e i caratteristici torricini della facciata – Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. Uno degli ambienti più celebri di Palazzo Ducale è lo studiolo del duca, per il quale Federico commissionò una sublime collezione di dipinti e tarsie lignee con rappresentazioni prospettiche, per esaltare la funzione e il significato della sala, luogo privilegiato dell’attività intellettuale, dove egli si raccoglieva e conversava con i sapienti della sua corte.Quadreria, biblioteca, università
Il Palazzo Ducale ospitava una magnifica collezione di opere d’arte frutto della committenza di Federico, che attualmente è in parte esposta nelle sale del Palazzo, e in parte esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze, in quanto passò sotto l’egida fiorentina quando (1631) l’ultima discendente della casata, Vittoria della Rovere, sposò il granduca Ferdinando II de’ Medici ed il ducato di Urbino venne riassorbito nello Stato Pontificio. Federico creò anche una biblioteca eccezionale con quasi un migliaio di preziosi codici miniati, che in seguito vennero acquistati da papa Alessandro VII nel 1657 per la Biblioteca Apostolica Vaticana. Al figlio di Federico, Guidubaldo I da Montefeltro è da ricondurre la fondazione dell’università di Urbino, nel 1506, e il proseguimento del progetto politico paterno.Il mito di Urbino: “città in forma di palazzo”
Grazie al mecenatismo di Federico di Montefeltro e di Guidubaldo, Urbino completò la sua trasformazione da borgo medievale a splendida corte principesca e centro d’attrazione per artisti e studiosi italiani e stranieri, tra i quali si annoverano Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Paolo Uccello, Melozzo da Forlì, Serafino Aquilano, i fiamminghi Giusto di Gand e Pedro Berruguete, i matematici e astronomi Jacopo da Spira e Paolo di Middelburg, Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo, questi ultimi considerati personaggi di primo piano nella cultura del Cinquecento. Nel clima vitale e stimolante della corte ducale, compirono la loro prima formazione anche Bramante e Raffaello. La stagione d’oro di Urbino non fu lunga, poiché si trattava di uno stato di dimensioni limitate che non riuscì nel tempo a mantenere la sua forza di attrazione, tuttavia l’intensità delle esperienze e la qualità delle opportunità che la corte urbinate offrì tra Quattrocento e Cinquecento agli artisti dell’epoca alimentò la formazione del mito di Urbino rinascimentale, quale città ideale e esempio supremo delle corti italiane. Proprio ad Urbino, Castiglione e Bembo maturarono le proprie poetiche e convinzioni, diffondendo poi con le loro opere la fama della splendida Urbino.Per saperne di più
La cultura cortigiana
La cultura cortigiana si riferisce ad un preciso quadro politico e socio-culturale che vede nella corte il centro e l’ambiente esclusivo in cui si svolge la vita politica, diplomatica, sociale, culturale. Tale forma peculiare si sviluppò in Italia e in Europa tra il Quattrocento e il Cinquecento, seppur non in modo omogeneo. La corte si affermò come luogo di formazione di funzionari e amministratori, come polo di attrazione di artisti e intellettuali, chiamati a tessere l’ideologia del principato, ad animare e celebrare lo spettacolo della vita cortigiana, che si svolgeva nel palazzo e nelle altre residenze signorili dalla famiglia del Principe. Il mecenatismo principesco raccolse i migliori ingegni tra umanisti, architetti, poeti, musicisti, i quali poterono realizzare opere di altissimo valore in cui l’antico sapere mitologico, astronomico, filosofico rinasceva per costituire la nuova simbologia del potere del Principe. Il fiorire delle arti legato alla cultura cortigiana tuttavia portò anche a considerazioni critiche da parte di alcuni intellettuali, i quali non mancarono di denunciarne i limiti e gli aspetti più negativi – prima di tutto l’assenza di libertà, talvolta l’irriconoscenza e spesso la labilità della grazia concessa dai signori. Ludovico Ariosto, poeta vissuto alla corte di Ferrara, celebrò con gloria i suoi signori, gli Este, e le altre corti italiane, come quelle di Mantova e Urbino, ma in alcuni suoi scritti non risparmiò le critiche al mondo cortigiano che pure rappresentava il suo pubblico ideale.Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione e l’esperienza nella corte di Urbino
Il Cortegiano è un trattato dell’umanista Baldassarre Castiglione ed è considerato il monumento letterario della civiltà delle corti rinascimentali italiane. Castiglione iniziò la stesura dell’opera in seguito alla sua esperienza alle corti di Milano, Ferrara, Mantova ed Urbino – quest’ultima venne da lui idealizzata come perfetto esempio di civiltà. Nel Cortegiano, Castiglione dimostrò un straordinario talento nel documentare e leggere gli eventi contemporanei, disegnando quadri storici che permisero di fissare un modello politico e socio-culturale di respiro europeo. L’opera è articolata in quattro libri e adotta la forma del dialogo; si propone come guida pedagogica per il gentiluomo moderno, come programma educativo per colui che vuole vivere come diplomatico nelle corti principesche. Il successo dell’opera fu dovuto al fatto che, in seguito, si sposò agli ideali dell’assolutismo cinquecentesco e seicentesco e divenne la lettura privilegiata, il manuale di educazione per le élite diplomatiche delle corti europee della prima Età Moderna.Città ideale, un dipinto simbolo di un’epoca
Si tratta di uno dei più noti dipinti in tutto il mondo, si trova ad Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche, ed è considerato il simbolo del Rinascimento. La tavola, un pannello unico in legno di pioppo, rappresenta la veduta in prospettiva di una piazza rinascimentale deserta. La piazza è scandita da complesse geometrie marmoree e vi sono collocati simmetricamente due pozzi ottagonali; nel punto di fuga, insiste un edificio a pianta circolare e colonnato su due ordini, forse un tempio; ai lati della piazza, le vie sulle quali si affacciano palazzi di ispirazione albertiana; oltre si scorge un dolce paesaggio collinare. La tavola raffigura l’immagine perfetta della città ideale, frutto della razionalità geometrica, della proporzione, della misura, dove regna la bellezza e l’ordine. Essa incarna il buon governo di Federico, la radice della sua politica, in cui la prudenza, la magnificenza, la giustizia del principe si associa alla sapienza dei dotti di cui egli si circonda, secondo il modello aristotelico. La tavola urbinate è legata ad altre due opere sorelle, altre due Città ideali, una conservata a Berlino e l’altra a Baltimora e sempre databili all’ultimo decennio del XV secolo. Si è ipotizzato che le tre tavole fossero parte di una serie di vedute commissionate per ornare Palazzo Ducale, forse incastonate nelle spalliere di pancali in legno. Città ideale di Urbino sembra appartenesse alla dote di Elisabetta Montefeltro, figlia di Federico, che la portò con sé nel Monastero di Santa Chiara quando vi si ritirò in seguito alla morte del marito. La critica ancora discute sulla sua funzione originaria e su chi ne fu il misterioso autore, forse Piero della Francesca, forse Luciano Laurana o Francesco di Giorgio Martini. È incontestabile che in essa vi si ritrovano elementi architettonici e decorativi presenti nel Palazzo Ducale, in una scenografica composizione prospettica in cui lo spazio urbano diviene spettacolo.Oratori di San Giovanni e di San Giuseppe
L’Oratorio di San Giovanni è più antico, fondato nella seconda metà del Trecento. La facciata venne rifatta nel XIX secolo ma l’interno, ad aula unica e fittamente decorato, conserva un ciclo eccezionale di affreschi che occupa la parete di fondo con una immensa Crocifissione e l’intera parete destra. L’epoca di esecuzione ricade all’inizio del Quattrocento (1416). La parete destra, scandita in nove riquadri, racconta le storie di San Giovanni Battista ed è opera di due fratelli, Lorenzo e Iacopo Salimbeni, maestri del gotico marchigiano. L’Oratorio di San Giuseppe risale al 1515 e venne completato sotto l’egida di Francesco Maria I ed Eleonora Della Rovere. All’interno dell’Oratorio si trova un presepe a dimensioni naturali opera dell’urbinate Federico Brandani, che vi lavorò tra il 1545 e il 1550. Le statue sono realizzate in scagliola, polvere di gesso che attraverso una particolare lavorazione permette di ottenere un effetto raffinato e simile al più nobile marmo. L’ambientazione inoltre cerca di riprodurre realisticamente lo scenario della grotta della Natività, con pomici e stucchi che rivestono le pareti della cappella. L’Oratorio possiede anche altre ricchezze artistiche collezionate nei secoli seguenti, in particolare nel corso del Settecento, quando Urbino visse il suo secondo ‘rinascimento’.Casa natale di Raffaello
Raffaello Sanzio nacque ad Urbino il 28 marzo 1483 da Giovanni Santi, umanista e pittore che lavorò nella corte urbinate di Federico da Montefeltro. La casa natale di Raffaello è una semplice dimora rinascimentale che si trova in una zona dove risiedevano anche altri artigiani della città. Raffaello ricevette la primissima formazione proprio nella bottega paterna che si trovava al piano terra e che lavorava seguendo le influenze della scuola fiamminga, veneta e ferrarese. Nel 1635 la casa venne comprata da un altro illustre esponente della città, il matematico e ingegnere Muzio Oddi, che acquistò anche l’abitazione attigua, unendo e ristrutturando gli edifici. Altra data importante per la storia di questo monumento è il 1873, quando l’Accademia Raffaello la acquisì e la assunse a propria sede. La casa-museo è oggi un centro per lo studio e la ricerca sull’opera di Raffaello ed ospita esposizioni temporanee ed una collezione di opere e testimonianze relative al Rinascimento, tra cui ceramiche, testi, monete. In quella che potrebbe essere stata la stanza natale dell’artista, si può ammirare l’affresco Madonna con Bambino, opera giovanile di Raffaello probabilmente realizzata assieme al padre.La corte della duchessa Elisabetta Gonzaga, signora di Urbino
La corte di Urbino beneficiò della personalità di una gran dama del Rinascimento italiano, Elisabetta Gonzaga (Mantova 1471 – Urbino 1526). Colta, appassionata di poesia e musica e sempre circondata di artisti e poeti, sapeva muoversi nel difficile ambiente della corte con determinazione, senso pratico e diplomazia. Era considerata bella e la sua figura venne omaggiata in alcuni ritratti celebri, come quello esposto agli Uffizi a Firenze, che si disse opera di Raffaello. Nel febbraio 1502, Elisabetta Gonzaga partecipò assieme al consorte al corteo nuziale e ai festeggiamenti del matrimonio a Ferrara tra Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este. Lucrezia, Isabella d’Este e Elisabetta Gonzaga vennero commentate per mesi nelle nobili cerchie cortigiane, per i modi raffinati, la dotta conversazione, l’elegante contegno, gli abiti splendidi.La cultura matematica alla corte di Urbino
Alla corte feltresca era dedicata grande attenzione agli studi matematici e furono chiamati diversi studiosi di tale disciplina che diedero origine ad una tradizione matematico-umanistica anche finalizzata alle sue applicazioni tecniche di tipo ingegneristico, militare e meccanico. Si può perciò parlare di un ‘Rinascimento matematico’ che ebbe proprio il suo cuore ad Urbino e che elevò la scienza della misura a supremo fondamento del sapere (razionale), del vedere (artistico) e dell’agire (politico) umano. Le cronache ricordano quanto Federico da Montefeltro fosse appassionato di letture d’aritmetica e geometria, che proseguì con diletto fin in punto di morte. Federico rappresenta in modo compiuto il principe rinascimentale ‘edificatore’, colui che trasforma la realtà che lo circonda anche partecipando alla costruzione del suo palazzo e della città, disegnate secondo il numero, la proporzione, la misura in una unità di qualità ideali, politiche e morali. Luca Pacioli (1445-1517), figura di spicco della storia della Matematica, si adoperò per realizzare una summa del sapere matematico che fu la base per lo studio cinquecentesco della disciplina. La Summa de Arithmetica (1494) venne dedicata da Pacioli a Guidobaldo da Montefeltro e nel Museo di Capodimonte di Napoli è conservato un ritratto del frate assieme a Guidobaldo. Il frate francescano fu molto presente alla corte urbinate e promosse l’idea che la matematica fosse la radice della creazione divina del cosmo: le proporzioni matematiche scaturivano dalla bontà e dalla perfezione del disegno del Creatore ed esse erano il fondamento della realtà naturale. Attraverso la matematica, l’architettura ideale e quella reale coincidevano poiché le forme dei poliedri regolari costituivano i corpi fisici mondani. La posizione di Pacioli determinò così la rivalutazione degli aspetti tecnici su quelli meramente teorici e contribuì a consolidare la convinzione che la matematica fosse la chiave dell’azione dell’uomo sul mondo.Protagonisti
Federico da Montefeltro
Federico da Montefeltro (Gubbio, 1422 – Ferrara, 1482)Nacque a Gubbio il 7 giugno 1422 e sulle sue origini la ricerca storiografica si è interrogata a lungo. Tra le varie ipotesi, sembra attestata la discendenza dal conte Guidantonio da Montefeltro, suo nonno ma, poiché senza eredi, lo fece passare per suo figlio illegittimo. Federico ricevette un’educazione cavalleresca e, all’età di dodici anni, fu inviato a Mantova dove frequentò la prestigiosa scuola di Vittorino da Feltre. Oddantonio, fratello di Federico nato dal secondo matrimonio di Guidantonio con Caterina Colonna, successe al padre salendo al potere ma nel 1444 Oddantonio morì e Federico gli subentrò divenendo signore di Urbino e del ducato. Federico fu un condottiero dalle importanti e vittoriose campagne militari e politiche che gli valsero un ricco patrimonio e abili alleanze nella scacchiera dei più importanti stati rinascimentali della penisola; suo perpetuo rivale e nemico fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Il mito di Federico, “luce d’Italia”, principe umanista, uomo universale in cui tutte le virtù coesistevano, condottiero e sapiente, si originò e si diffuse oltre le mura di Urbino già nel Cinquecento. È indiscutibile che la sua figura storica risulti esemplare quale connubio perfetto di ‘armi e lettere’, di potere militare e amore per le arti. Le sue biografie lo tratteggiano dotato di infinite qualità: accortezza, prudenza, saggezza, acutezza, magnificenza. L’Ottocento interpretò la figura di Federico da Montefeltro come personalità simbolo del Rinascimento italiano e precursore della Modernità (Burckhardt, Nietzsche). I più celebri ritratti dei duchi di Urbino, Federico da Montefeltro e sua moglie Battista Sforza, sono opera di Piero della Francesca e sono conservati oggi agli Uffizi. I due dipinti vennero realizzati dall’artista tra il 1465 e il 1472 e costituiscono uno dei capolavori del Rinascimento italiano, fulgido esempio della rappresentazione umanistica del principe. Nei due oli su tavola, Federico e Battista sono dipinti di profilo. Nel viso del duca è evidente il solco netto all’attaccatura del naso che fu provocato da un incidente nel corso di un torneo nel 1451. A causa d’un colpo di lancia non solo il naso venne deturpato poiché Federico perse l’occhio destro. Nell’opera, su un paesaggio a grande distanza, la sagoma del busto del duca si staglia grazie a linee rigorose ed al colore rosso luminoso del cappello e del manto; la composizione pittorica riesce ad esprimere l’alta dignità e la forza della personalità di un grande protagonista del suo tempo.
Guidobaldo I da Montefeltro
Guidobaldo I da Montefeltro (Gubbio, 1472 – Fossombrone, Urbino, 1508)Figlio di Federico da Montefeltro, successe al padre come Duca di Urbino; fu un condottiero valoroso che seppe riconquistare per ben due volte il suo ducato, consolidando i suoi possedimenti. Sposò la principessa Elisabetta Gonzaga, che gli fu accanto reggendo lo stato quando i frequenti impegni militari lo chiamavano al di fuori della corte e che contribuì allo splendore culturale di Urbino. Principe buono e ammirato, che alla nascita aveva tutte le carte in regola per divenire uno dei più grandi condottieri e uomini del suo tempo, anche se venne fiaccato già in giovane età da malattie e dall’incapacità di generare figli. Fu elogiato da Macchiavelli per la sua capacità diplomatica di mediazione. Entrò in contatto con molte personalità letterarie e artistiche dell’epoca, tanto che annovera un lungo elenco di dediche di opere letterarie e poetiche. Tra i più grandi intellettuali che gli orbitarono attorno ci furono Baldassarre Castiglione, dal 1504, e Pietro Bembo, ad Urbino dal 1506 al 1511.
Baldassarre Castiglione
Baldassarre Castiglione (Casatico, Mantova, 1478 – Toledo, 1529)
Letterato, poeta e diplomatico, di nobili natali – aveva dal ramo materno parentela con i Gonzaga mentre il padre era uomo d’arme del marchese di Mantova – ricevette un’alta formazione umanistica a Milano. Trascorse la sua vita nelle più raffinate corti italiane del Rinascimento, prima nella Milano di Ludovico il Moro, poi a Mantova (1499) alle dipendenze di Francesco Gonzaga, quindi dal 1504 e per i quasi dieci anni successivi visse nella corte del ducato di Urbino. Fu a Roma, in qualità di ambasciatore dei duchi d’Urbino e, in seguito alla morte della moglie (1520), prese gli ordini religiosi riuscendo ad ottenere l’incarico di nunzio papale presso la corte spagnola. Il suo progetto mirava ad una riconciliazione tra Chiesa e Impero, ma la sua missione fallì miseramente e venne ritenuto responsabile da papa Clemente VII del sacco di Roma del 1527 ad opera dell’esercito di Carlo V. È ricordato per la sua opera maggiore che divenne celebre in tutta Europa, il Cortegiano.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
► “Non siete mai stati a Urbino? Se continuerete a rispondere di no, dovrete sentirvi in colpa, perché vi mancherà una dimensione della civiltà italiana. E questo lo si dice non soltanto per quello che è il suo patrimonio artistico, no, lo si dice per quella che è la fisionomia stessa della città, per la sua aria, per la straordinaria bellezza della sua terra. Urbino è un paesaggio incantato.”
Carlo Bo (1984)
► “Chi arrivi ad Urbino ignaro della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi ad un miracolo. Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d’accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato nè intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito”.
Carlo Bo (1984)
► And Guidobaldo, when he made/ That mirror-school of courtesies/ where wit and beauty learned their trade/ upon Urbino’s windy hill/ Had sent no runnersto and fro/ that he might learn the sheperds’will”.
W.B. Yeats, To a Wealthy Man (1914)
Legami tra i siti Unesco italiani
Urbino e... Milano rinascimentale
Tra Urbino e la Milano rinascimentale esistono numerosi collegamenti attraverso l’intrecciarsi delle vicende storiche e artistiche delle due città signorili. Una ricognizione sulle biografie e le opere dei massimi artisti italiani dell’epoca permetterà di tracciare interessanti raffronti per avvicinarsi alle complesse dinamiche della civiltà cortese italiana. Ad esempio, Donato Bramante, tra i più grandi architetti del Rinascimento, nacque nei pressi di Urbino nel 1444 e si formò nella corte urbinate osservando Laurana, Piero della Francesca, Paolo Uccello; venne poi chiamato da Ludovico il Moro a Milano e nella corte sforzesca svolse una intensa attività, tra cui le opere di completamento e riconfigurazione della Chiesa e del Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, destinata ad accogliere il mausoleo del Duca.Urbino e... Roma e Firenze
La vita e le opere di Raffaello Sanzio tracciano un fil rouge storico e artistico tra Urbino, Roma e Firenze. A Firenze Raffaello giunse nei primi anni del Cinquecento, dove osservò le opere di Leonardo e Michelangelo e lavorò per alcuni casati fiorentini. A Roma Raffaello espresse il suo genio al servizio della corte papale. Grazie a Bramante, Raffaello ottenne da Giulio II l’incarico della decorazione delle Stanze Vaticane, la prima grande committenza ufficiale. Nacquero così gli insuperabili affreschi della Stanza della Segnatura, i quali esprimono fortemente l’apporto scientifico matematico che Raffaello aveva appreso dall’ambiente della corte urbinate. L’organizzazione dello spazio rispecchia l’impianto concettuale rinascimentale, dove sono celebrati in modo esemplare i valori della cultura umanistica: euritmia, equilibrio, misura, razionalità che sono le vie al Sommo Bene. Nella Scuola d’Atene l’influsso della paideia matematica urbinate è evidente e si ritrova l’alta dignità attribuita alle discipline meccaniche e alle arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica), tanto care a Federico da Montefeltro.Urbino e…le corti rinascimentali di Mantova e Ferrara
La storia di queste città e delle famiglie nobiliari che le reggono si incrocia spesso per gli scambi culturali che le unirono. Il topos del Princeps rinascimentale viene perfettamente incarnato dai regnanti delle famiglie dei Montefeltro, dei Gonzaga e degli Este anche perché la formazione e l’educazione dei governanti si crea nello stesso ambito culturale. Gli interventi che il Principe attua sulla corte, sull’assetto urbanistico e gli artisti che ospitano a corte rispecchiano tratti comuni. Va inoltre ricordato che le politiche matrimoniali all’interno delle corti rinascimentali, contribuirono a saldare i rapporti tra queste famiglie nobiliari.Note bibliografiche
Bibliografia
Città e corte nell’Italia di Piero della Francesca, Atti del Convegno internazionale di studi, Urbino, 4-7 ottobre 1992, a cura di C. Cieri Via, Marsilio, Venezia, 1996
Federico di Montefeltro: lo Stato, le arti, la cultura, a cura di G. Cerboni Baiardi, G. Chittolini, P. Floriani, Bulzoni, Roma, 1986
Itinerari storico artistici della provincia di Pesaro e Urbino, a cura di G. Tabanelli; testi per Urbino: B. Papi, per l’entroterra: F.V. Lombardi; presentazione di C. Bo], Regione Marche, Ancona, 1992
Il Rinascimento a Urbino. Fra’ Carnevale e gli artisti del Palazzo di Federico, a cura di A. Marchi, M.R. Valazzi, Skira, 2005
L. Benevolo, P. Boninsegna, Urbino, Laterza, Roma, 2000
C. Bo, A casa del Duca, Associazione per la ricerca religiosa S. Bernardino, Urbino, 1982
G. De Carlo, Urbino: la storia di una citta e il piano della sua evoluzione urbanistica, Marsilio, Padova, 1966
G. De’ Rossi, Vita di Federico di Montefeltro, a cura di V. Bramanti, Olschki, Firenze, 1995
M.L. Mariotti Masi, Elisabetta Gonzaga duchessa di Urbino nello splendore e negli intrighi del Rinascimento, Mursia, 1995
G. Santi, La vita e le gesta di Federico di Montefeltro duca d’Urbino (poema in terza rima, codice vat. ottob. lat. 1305), a cura di L. Michelini Tocci, Biblioteca apostolica vaticana, Città del Vaticano, 1985
- Valore UNESCO
Il Centro Storico di Urbino costituisce una testimonianza privilegiata e intatta della civiltà rinascimentale italiana; la sua eccellenza monumentale ed artistica venne realizzata tra il XV secolo e il XVI secolo, la stagione d’oro di Urbino, che da centro medioevale arroccato entro le mura divenne splendida capitale d’arte e cultura.
Il paesaggio culturale e urbano del Rinascimento: la corte del principe illuminato
Nello scenario delle morbide colline marchigiane, Urbino è fasciata dalla cinta delle mura in cotto e la trama urbana trova il suo fulcro nella Piazza della Repubblica, tra vie strette e saliscendi. Ma è Palazzo Ducale il grandioso protagonista del tesoro urbinate, dove oggi ha sede la Galleria Nazionale delle Marche, che ospita capolavori del Quattrocento e del Cinquecento. Il palazzo è legato alla personalità storica a cui la città deve la sua fama, Federico da Montefeltro, che governò Urbino dal 1444 al 1482 ed incarna il perfetto esempio di principe illuminato: abile condottiero, cultore e protettore delle arti, scaltro uomo politico, raffinato collezionista, umanista appassionato di geometria e matematica. Importanti maestranze vennero coinvolte nell’impresa di edificazione del palazzo, partendo dall’ampliamento di strutture preesistenti lungo Piazza del Rinascimento, tra cui la dimora di Guidantonio, padre di Federico. I lavori iniziarono nel 1459 sotto la guida del fiorentino Maso di Bartolomeo, durarono fino alla fine del secolo e vi intervennero anche altri architetti, quali Luciano Laurana – a cui si devono numerosi ambienti al piano nobile e i caratteristici torricini della facciata – Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. Uno degli ambienti più celebri di Palazzo Ducale è lo studiolo del duca, dove egli si raccoglieva e conversava con i sapienti della sua corte. Per lo studiolo, Federico commissionò una sublime collezione di dipinti e tarsie lignee.Quadreria, biblioteca, università
Il Palazzo Ducale ospitava una magnifica collezione di opere d’arte frutto della committenza di Federico, che attualmente è in parte esposta nelle sale del Palazzo, e in parte esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze, in quanto passò sotto l’egida fiorentina quando (1631) l’ultima discendente della casata, Vittoria della Rovere, sposò il granduca Ferdinando II de’ Medici e il ducato di Urbino venne riassorbito nello Stato Pontificio. Federico creò anche una biblioteca eccezionale con quasi un migliaio di preziosi codici miniati, poi acquistati dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Al figlio di Federico, Guidobaldo I da Montefeltro è da ricondurre la fondazione dell’università di Urbino, nel 1506, e il proseguimento del progetto politico paterno.Il mito di Urbino: “città in forma di palazzo”
Grazie al mecenatismo di Federico di Montefeltro e di Guidobaldo, Urbino completò la sua trasformazione da borgo medievale a splendida corte principesca e centro d’attrazione per artisti e studiosi italiani e stranieri, tra i quali si annoverano Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Paolo Uccello, Melozzo da Forlì, Serafino Aquilano, i fiamminghi Giusto di Gand e Pedro Berruguete, i matematici e astronomi Jacopo da Spira e Paolo di Middelburg, Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo, questi ultimi considerati personaggi di primo piano nella cultura del Cinquecento. Nel clima vitale e stimolante della corte ducale, compirono la loro prima formazione anche Bramante e Raffaello. La stagione d’oro di Urbino non fu lunga, poiché si trattava di uno stato di dimensioni limitate che non riuscì nel tempo a mantenere la sua forza di attrazione, tuttavia l’intensità delle esperienze e la qualità delle opportunità che la corte urbinate offrì tra Quattro e Cinquecento agli artisti dell’epoca alimentò la formazione del mito di Urbino rinascimentale, quale città ideale e esempio supremo delle corti italiane. Proprio ad Urbino, Castiglione e Bembo maturarono le proprie poetiche e convinzioni, diffondendo poi con le loro opere la fama della splendida Urbino.Per saperne di più
La cultura cortigiana
La cultura cortigiana si riferisce ad un preciso quadro politico e socio-culturale che vede nella corte il centro e l’ambiente esclusivo in cui si svolge la vita politica, diplomatica, sociale, culturale. Tale forma peculiare si sviluppò in Italia e in Europa tra il Quattro e il Cinquecento, seppur non in modo omogeneo. La corte si affermò come luogo di formazione di funzionari e amministratori, come polo di attrazione di artisti e intellettuali, chiamati a tessere l’ideologia del principato e animare e celebrare lo spettacolo della vita cortigiana, che si svolgeva nel palazzo e nelle altre residenze signorili dalla famiglia del principe. Il mecenatismo principesco raccolse i migliori ingegni tra umanisti, architetti, poeti, musicisti, i quali poterono realizzare opere di altissimo valore in cui l’antico sapere mitologico, astronomico, filosofico rinasceva per costituire la nuova simbologia del potere del principe. Il fiorire delle arti legato alla cultura cortigiana tuttavia portò anche a considerazioni critiche da parte di alcuni intellettuali, i quali non mancarono di denunciarne i limiti e gli aspetti più negativi – prima di tutto l’assenza di libertà, talvolta l’irriconoscenza e spesso la labilità della grazia concessa dai signori. Ludovico Ariosto, poeta nato e vissuto alla corte di Ferrara, celebrò con gloria i suoi signori, gli Este, e le altre corti italiane, come quelle di Mantova e Urbino, ma in alcuni suoi scritti non risparmiò le critiche al mondo cortigiano che pure rappresentava il suo pubblico ideale.Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione e l’esperienza nella corte di Urbino
Il Cortegiano è un trattato dell’umanista Baldassarre Castiglione ed è considerato il monumento letterario della civiltà delle corti rinascimentali italiane. Castiglione iniziò la stesura dell’opera in seguito alla sua esperienza alle corti di Milano, Ferrara, Mantova ed Urbino – quest’ultima venne da lui idealizzata come perfetto esempio di civiltà. L’opera è articolata in quattro libri e adotta la forma del dialogo; si propone come guida pedagogica per il gentiluomo moderno, come programma educativo per colui che vuole vivere come diplomatico nelle corti principesche. Il successo dell’opera fu dovuto al fatto che, in seguito, si sposò agli ideali dell’assolutismo Cinque e Seicentesco e divenne la lettura privilegiata, il manuale di educazione per le élite diplomatiche delle corti europee della prima Età Moderna.Città ideale, un dipinto simbolo di un’epoca
Si tratta di uno dei più noti dipinti in tutto il mondo, si trova ad Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche, ed è considerato il simbolo del Rinascimento. La tavola rappresenta la veduta in prospettiva di una piazza rinascimentale deserta. La piazza è scandita da complesse geometrie marmoree e vi sono collocati due pozzi ottagonali; nel punto di fuga, insiste un edificio a pianta circolare e colonnato su due ordini, forse un tempio; ai lati della piazza, le vie sulle quali si affacciano palazzi di ispirazione albertiana; oltre si scorge un dolce paesaggio collinare. La tavola raffigura l’immagine perfetta della città ideale, frutto della razionalità geometrica, della proporzione, della misura, dove regna la bellezza e l’ordine. Essa incarna il buon governo di Federico, la radice della sua politica, in cui la prudenza, la magnificenza, la giustizia del principe si associa alla sapienza dei dotti di cui egli si circonda.Oratori di San Giovanni e di San Giuseppe
L’Oratorio di San Giovanni è più antico, fondato nella seconda metà del Trecento. La facciata venne rifatta nel XIX secolo ma l’interno, ad aula unica e fittamente decorato, conserva un ciclo eccezionale di affreschi che occupa la parete di fondo con una immensa Crocifissione e l’intera parete destra. L’epoca di esecuzione ricade all’inizio del Quattrocento (1416). La parete destra, scandita in nove riquadri, racconta le storie di San Giovanni Battista ed è opera di due fratelli, Lorenzo e Iacopo Salimbeni, maestri del gotico marchigiano. L’Oratorio di San Giuseppe risale al 1515 e venne completato sotto l’egida di Francesco Maria I ed Eleonora Della Rovere. All’interno dell’Oratorio si trova un presepe a dimensioni naturali opera dell’urbinate Federico Brandani, che vi lavorò tra il 1545 e il 1550. Le statue sono realizzate in scagliola, polvere di gesso che attraverso una particolare lavorazione permette di ottenere un effetto raffinato e simile al più nobile marmo. L’ambientazione inoltre cerca di riprodurre realisticamente lo scenario della grotta della Natività, con pomici e stucchi che rivestono le pareti della cappella. L’Oratorio possiede anche altre ricchezze artistiche collezionate nei secoli seguenti, in particolare nel corso del Settecento, quando Urbino visse il suo secondo ‘rinascimento’.Casa natale di Raffaello
Raffaello Sanzio nacque ad Urbino il 28 marzo 1483 da Giovanni Santi, umanista e pittore che lavorò nella corte urbinate di Federico da Montefeltro. La casa natale di Raffaello è una semplice dimora rinascimentale che si trova in una zona dove risiedevano anche altri artigiani della città. Raffaello ricevette la primissima formazione proprio nella bottega paterna che si trovava al piano terra e che lavorava seguendo le influenze della scuola fiamminga, veneta e ferrarese. Nel 1635 la casa venne comprata da un altro illustre esponente della città, il matematico e ingegnere Muzio Oddi, che acquistò anche l’abitazione attigua, unendo e ristrutturando gli edifici. Altra data importante per la storia di questo monumento è il 1873, quando l’Accademia Raffaello la acquisì e la assunse a propria sede. La casa-museo è oggi un centro per lo studio e la ricerca sull’opera di Raffaello ed ospita esposizioni temporanee ed una collezione di opere e testimonianze relative al Rinascimento, tra cui ceramiche, testi, monete. In quella che potrebbe essere stata la stanza natale dell’artista, si può ammirare l’affresco Madonna con Bambino, opera giovanile di Raffaello probabilmente realizzata assieme al padre.La corte della duchessa Elisabetta Gonzaga, signora di Urbino
La corte di Urbino beneficiò della personalità di una gran dama del Rinascimento italiano, Elisabetta Gonzaga (Mantova 1471 – Urbino 1526). Colta, appassionata di poesia e musica e sempre circondata di artisti e poeti, sapeva muoversi nel difficile ambiente della corte con determinazione, senso pratico e diplomazia. Era considerata bella e la sua figura venne omaggiata in alcuni ritratti celebri, come quello esposto agli Uffizi a Firenze, che si disse opera di Raffaello. Nel febbraio 1502, Elisabetta Gonzaga partecipò assieme al consorte al corteo nuziale e ai festeggiamenti del matrimonio a Ferrara tra Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este. Lucrezia, Isabella d’Este e Elisabetta Gonzaga vennero commentate per mesi nelle cerchie cortigiane, per i modi raffinati, la dotta conversazione, l’elegante contegno, gli abiti splendidi.La cultura matematica alla corte di Urbino
Alla corte feltresca era dedicata grande attenzione agli studi matematici e furono chiamati diversi studiosi di tale disciplina che diedero origine ad una tradizione matematico-umanistica anche finalizzata alle sue applicazioni tecniche di tipo ingegneristico, militare e meccanico. Si può perciò parlare di un ‘Rinascimento matematico’ che ebbe proprio il suo cuore ad Urbino e che elevò la scienza della misura a supremo fondamento del sapere (razionale), del vedere (artistico) e dell’agire (politico) umano. Le cronache ricordano quanto Federico da Montefeltro fosse appassionato di letture d’aritmetica e geometria, che proseguì con diletto fin in punto di morte. Federico rappresenta in modo compiuto il principe rinascimentale ‘edificatore’, colui che trasforma la realtà che lo circonda anche partecipando alla costruzione del suo palazzo e della città, disegnate secondo il numero, la proporzione, la misura in una unità di qualità ideali, politiche e morali. Luca Pacioli (1445-1517), figura di spicco della storia della Matematica, fu molto presente alla corte urbinate e promosse l’idea che la matematica fosse la radice della creazione divina del cosmo: le proporzioni matematiche scaturivano dalla bontà e dalla perfezione del disegno del Creatore ed esse erano il fondamento della realtà naturale. Attraverso la matematica, l’architettura ideale e quella reale coincidevano poiché le forme dei poliedri regolari costituivano i corpi fisici mondani. La posizione di Pacioli determinò così la rivalutazione degli aspetti tecnici su quelli meramente teorici e contribuì a consolidare la convinzione che la matematica fosse la chiave dell’azione dell’uomo sul mondo.Protagonisti
Federico da Montefeltro
Federico da Montefeltro (Gubbio, 1422 – Ferrara, 1482) Nacque a Gubbio il 7 giugno 1422 e sulle sue origini la ricerca storiografica si è interrogata a lungo. Tra le varie ipotesi, sembra attestata la discendenza dal conte Guidantonio da Montefeltro, il quale era suo nonno ma, poiché si trovava senza eredi, lo fece passare per suo figlio illegittimo. Federico ricevette un’educazione cavalleresca e, all’età di dodici anni, fu inviato a Mantova dove frequentò la prestigiosa scuola di Vittorino da Feltre. Oddantonio, fratello di Federico nato dal secondo matrimonio di Guidantonio con Caterina Colonna, successe al padre salendo al potere ma nel 1444 Oddantonio morì e Federico gli subentrò divenendo signore di Urbino e del ducato. Federico fu un condottiero dalle importanti e vittoriose campagne militari e politiche che gli valsero un ricco patrimonio e abili alleanze nella scacchiera dei più importanti stati rinascimentali della penisola; suo perpetuo rivale e nemico fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Il mito di Federico, “luce d’Italia”, principe umanista, uomo universale in cui tutte le virtù coesistevano, condottiero e sapiente si originò e si diffuse oltre le mura di Urbino già nel Cinquecento. È indiscutibile che la sua figura storica risulti esemplare quale connubio perfetto di ‘armi e lettere’, di potere militare e amore per le arti. Le sue biografie lo tratteggiano dotato di infinite qualità: accortezza, prudenza, saggezza, acutezza, magnificenza. L’Ottocento interpretò la figura di Federico da Montefeltro come personalità simbolo del Rinascimento italiano e precursore della Modernità (Burckhardt, Nietzsche). I più celebri ritratti dei duchi di Urbino, Federico da Montefeltro e di sua moglie Battista Sforza, sono opera di Piero della Francesca e sono conservati oggi agli Uffizi. I due dipinti vennero realizzati dall’artista tra il 1465 e il 1472 e costituiscono uno dei capolavori del Rinascimento italiano, fulgido esempio della rappresentazione umanistica del principe. Nei due oli su tavola, Federico e Battista sono dipinti di profilo. Nel viso del duca è evidente il solco netto all’attaccatura del naso che fu provocato da un incidente nel corso di un torneo nel 1451. A causa d’un colpo di lancia non solo il naso venne deturpato poiché Federico perse l’occhio destro. Nell’opera, su un paesaggio a grande distanza, la sagoma del busto del duca si staglia grazie a linee rigorose ed al colore luminoso del cappello e del manto rossi; la composizione pittorica riesce ad esprimere l’alta dignità e la forza della personalità di un grande protagonista del suo tempo.Guidobaldo I da Montefeltro
Guidobaldo I da Montefeltro (Gubbio, 1472 – Fossombrone, Urbino, 1508)Figlio di FederIco da Montefeltro, successe al padre come Duca di Urbino; fu un condottiero valoroso che seppe riconquistare per ben due volte il suo ducato, consolidando i suoi possedimenti. Sposò la principessa Elisabetta Gonzaga, che gli fu accanto reggendo lo stato quando i frequenti impegni militari lo chiamavano al di fuori della corte e che contribuì allo splendore culturale di Urbino. Principe buono e ammirato, che alla nascita aveva tutte le carte in regola per divenire uno dei più grandi condottieri e uomini del suo tempo, anche se venne fiaccato già in giovane età da malattie e dall’incapacità di generare figli. Fu elogiato da Macchiavelli per la sua capacità diplomatica di mediazione. Entrò in contatto con molte personalità letterarie e artistiche dell’epoca, tanto che annovera un lungo elenco di dediche di opere letterarie e poetiche. Tra i più grandi intellettuali che gli orbitarono attorno ci furono Baldassarre Castiglione, dal 1504, e Pietro Bembo, ad Urbino dal 1506 al 1511.
Baldassarre Castiglione
Baldassarre Castiglione (Casatico, Mantova, 1478 – Toledo, 1529)Letterato, poeta e diplomatico, di nobili natali – aveva dal ramo materno parentela con i Gonzaga mentre il padre era uomo d’arme del marchese di Mantova – ricevette un’alta formazione umanistica a Milano. Trascorse la sua vita nelle più raffinate corti italiane del Rinascimento, prima nella Milano di Ludovico il Moro, poi a Mantova (1499) alle dipendenze di Francesco Gonzaga, quindi dal 1504 e per i quasi dieci anni successivi visse nella corte del ducato di Urbino. Fu a Roma, in qualità di ambasciatore dei duchi d’Urbino e, in seguito alla morte della moglie (1520), prese gli ordini religiosi riuscendo ad ottenere l’incarico di nunzio papale presso la corte spagnola. Il suo progetto mirava ad una riconciliazione tra Chiesa e Impero, ma la sua missione fallì miseramente e venne ritenuto responsabile da papa Clemente VII del sacco di Roma del 1527 ad opera dell’esercito di Carlo V. È ricordato per la sua opera maggiore che divenne celebre in tutta Europa, il Cortegiano.
Legami tra i siti Unesco italiani
Urbino e... Milano rinascimentale
Tra Urbino e la Milano rinascimentale esistono numerosi collegamenti attraverso l’intrecciarsi delle vicende storiche e artistiche delle due città signorili. Una ricognizione sulle biografie e le opere dei massimi artisti italiani dell’epoca permetterà di tracciare interessanti raffronti per avvicinarsi alle complesse dinamiche della civiltà cortese italiana. Ad esempio, Donato Bramante, tra i più grandi architetti del Rinascimento, nacque nei pressi di Urbino nel 1444 e si formò nella corte urbinate osservando Laurana, Piero della Francesca, Paolo Uccello; venne poi chiamato da Ludovico il Moro a Milano e nella corte sforzesca svolse una intensa attività, tra cui le opere di completamento e riconfigurazione della Chiesa e del Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, destinata ad accogliere il mausoleo del Duca.Urbino e... Roma e Firenze
La vita e le opere di Raffaello Sanzio tracciano un fil rouge storico e artistico tra Urbino, Roma e Firenze. A Firenze Raffaello giunse nei primi anni del Cinquecento, dove osservò le opere di Leonardo e Michelangelo e lavorò per alcuni casati fiorentini. A Roma Raffaello espresse il suo genio al servizio della corte papale. Grazie a Bramante, Raffaello ottenne da Giulio II l’incarico della decorazione delle Stanze Vaticane, la prima grande committenza ufficiale. Nacquero così gli insuperabili affreschi della Stanza della Segnatura, i quali esprimono fortemente l’apporto scientifico matematico che Raffaello aveva appreso dall’ambiente della corte urbinate. L’organizzazione dello spazio rispecchia l’impianto concettuale rinascimentale, dove sono celebrati in modo esemplare i valori della cultura umanistica: euritmia, equilibrio, misura, razionalità che sono le vie al Sommo Bene. Nella Scuola d’Atene l’influsso della paideia matematica urbinate è evidente e si ritrova l’alta dignità attribuita alle discipline meccaniche e alle arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica), tanto care a Federico da Montefeltro.Urbino e…le corti rinascimentali di Mantova e Ferrara
La storia di queste città e delle famiglie nobiliari che le reggono si incrocia spesso per gli scambi culturali che le unirono. Il topos del Princeps rinascimentale viene perfettamente incarnato dai regnanti delle famiglie dei Montefeltro, dei Gonzaga e degli Este anche perché la formazione e l’educazione dei governanti si crea nello stesso ambito culturale. Gli interventi che il Principe attua sulla corte, sull’assetto urbanistico e gli artisti che ospitano a corte rispecchiano tratti comuni. Va inoltre ricordato che le politiche matrimoniali all’interno delle corti rinascimentali, contribuirono a saldare i rapporti tra queste famiglie nobiliari.Glossario
Glossario
egida, s.f., protezione, appoggio, tutela, patrocinio.
gentiluomo, s.m., detto di uomo di nobili natali, di moralità integra, di maniere eleganti.
poliedro, s.m., solido formato da facce poligonali.
prospettiva, s.f., rappresentazione della realtà che raffigura la dimensione della profondità degli oggetti e dello spazio. I primi ad utilizzare il termine per indicare questo specifico modo di rappresentare lo spazio furono gli artisti fiorentini nel XV secolo, che utilizzarono le leggi dell’ottica.
studiolo, s.m., è un ambiente privato di un palazzo dove il signore può ritirarsi per dedicarsi ai propri interessi culturali.
tarsia, s.f., intarsio, intarsiatura, tassello. Si tratta di una tecnica artistica che realizza decorazioni con tessere di legno o in pietra per formare un’immagine predeterminata.
Il sito per immagini 
1998, Kyoto, Giappone, 22a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale
Età Rinascimentale
Italia Centrale
Regione Marche
Criteri di Iscrizione
(ii) Durante la sua breve supremazia culturale, Urbino ha attirato alcuni dei più illustri studiosi e artisti del Rinascimento, che hanno creato un complesso urbano di eccezionale omogeneità, la cui influenza si è largamente estesa al resto d’Europa.
(iv) Urbino rappresenta un vertice dell’arte e dell’architettura del Rinascimento, così armoniosamente adattata al suo ambiente fisico e al suo passato medievale che la città diventa del tutto eccezionale.




