Il Centro Storico di San Gimignano

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

La cittadina di San Gimignano delle “Belle Torri” si trova in Toscana, 56 Km a sud di Firenze. Era un importante punto di ristoro per i pellegrini che si recavano a Roma o tornavano da essa lungo la Via Francigena. Le famiglie nobili che controllavano la città avevano costruito ben 72 case-torri alte fino a 50 metri, simboli della propria ricchezza e potere. Di queste torri ne restano solo 14 ma San Gimignano ha conservato la sua atmosfera ed il suo aspetto feudale. La città conserva, inoltre, degli importanti capolavori dell’arte italiana del XIV e XV secolo.

  • Valore UNESCO

    San Gimignano è uno dei simboli del Medioevo italiano, nota come “la città dalle belle torri” per le numerose torri gentilizie che ne disegnano il profilo urbano, la città si trova nel cuore della Toscana e intrattiene un virtuoso dialogo  con il paesaggio che la circonda. Visse il suo massimo splendore tra i secoli XIV e XV, divenendo un gioiello dell’urbanistica medievale e scrigno di capolavori artistici insuperabili. La città si è conservata intatta nel suo aspetto trecentesco, offrendo della sua epoca un’autentica e privilegiata testimonianza storica, architettonica e artistica.

    Dalle origini al Medioevo
    Posta in un territorio ricco di insediamenti etruschi, le origini della cittadina sono tuttora incerte. La tradizione narra di due giovani patrizi complici di Catilina che, per sfuggire alla punizione di Roma, si rifugiarono in Valdelsa dando vita a due insediamenti; uno di questi, Silva, originò San Gimignano. La realtà sembra essere diversa, il ritrovamento di alcune tombe di epoca ellenistica portano a collocare in questo periodo le origini della cittadina. La posizione elevata rende il colle di San Gimignano un punto strategico, dominante sulla valle circostante. Secondo la leggenda, la città prese il nome dal vescovo modenese che, con un miracolo, difese il borgo dall’esercito di Attila (che visse, però, molti anni dopo la morte del santo). La città iniziò a crescere nel corso del Medioevo, la prima testimonianza documentale è del 929, diventando un centro importante lungo la Via Francigena che portava i pellegrini del centro Europa a Roma. Inizialmente feudo del vescovo di Volterra, San Gimignano si costituì in libero comune nel 1199. I secoli del Basso Medioevo, nonostante aspre lotte politiche, furono per la città il momento di massimo splendore; la produzione di vino Greco e della famosa Vernaccia, il commercio di tessuti, il prestito di denaro ad usura, le attività agricole e la coltivazione dello Zafferano resero la città collinare uno dei centri più ricchi della Toscana. Questo grandioso periodo non durò a lungo; la pestilenza dei primi decenni del Trecento, che sterminò un terzo dei cittadini, e la crescita del potere di Firenze condannarono San Gimignano a una lenta decadenza. Questa improvvisa perdita di centralità, pur portando alla distruzione o allo scadimento di molti edifici e torri, permise la conservazione, fino a oggi, del centro storico di epoca comunale. Pochi e di modesta entità furono gli interventi architettonici successivi al Trecento.
    Le torri: simbolo di una città in crescita e in lotta…
    Delle 72 presenti nel Trecento ne restano 14 e sono il simbolo della città. Sorte a partire dal X secolo le torri, dati gli ingenti capitali necessari per costruirle, sono l’emblema delle famiglie più ricche della città. L’aumento delle torri – ogni famiglia ne possedeva una – mostra la grande crescita di San Gimignano nel corso del Medioevo e il continuo confronto e la rivalità tra le famiglie più abbienti. Questi alti edifici, insieme alla nuova cinta muraria e alle grandi porte erano il simbolo di una città ormai ricca e definitivamente affermata nello scacchiere regionale. Le torri, che avevano principalmente scopo abitativo, ebbero inizialmente un’architettura molto solida e spartana: muri spessi in grado di garantire isolamento termico, pochissime aperture e una suddivisione interna atta a salvaguardare gli abitanti dal rischio di incendi (le cucine erano al piano più alto). Solo tra il XII e il XIII secolo, su modello dell’edilizia pisana, si iniziò a costruire strutture con grandi aperture e ballatoi in legno che ampliavano notevolmente lo spazio interno.
    Chiese, palazzi, edifici pubblici: il cuore artistico di San Gimignano
    Alle torri, nel corso del Duecento, si affiancarono strutture di tipo palaziale. Il ritorno del mattone, usato ormai largamente, permise il parziale o totale abbandono della più costosa pietra. Sia i membri più facoltosi della società sia i rappresentanti del potere comunale si dedicarono alla costruzione di numerosi palazzi ispirati alle varie tradizioni che si stavano sviluppando nelle grandi città della Toscana (Firenze, Pisa, Lucca e Siena). Il Palazzo Comunale, costruito come sede del Podestà, raccoglie nella sua Pinacoteca dipinti di Pinturicchio, Filippo Lippi, Pier Francesco Fiorentino, Benozzo Gozzoli e la grandiosa “Maestà” di Lippo Memmi. Al pari delle architetture laiche, le Chiese svolsero un ruolo importante nel periodo medievale. Il Duomo, pregevole esempio di romanico toscano, raccoglie al suo interno opere di enorme valore. Nel corso dei decenni fu arricchito dal genio di alcuni dei massimi artisti del tempo: Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio, Bartolo di Fredi, Jacopo della Quercia e Taddeo di Bartolo. La Chiesa di Sant’Agostino raccoglie affreschi di Benozzo Gozzoli e Benedetto da Maiano oltre a opere del Pollaiolo, Pier Francesco Fiorentino e di Sebastiano Mainardi. Ma è tutta la collina a essere punteggiata di splendidi luoghi di culto, quasi tutti risalenti al Medioevo. Questo ricco patrimonio artistico e architettonico, superati i secoli della decadenza, diventò la chiave di volta per restituire la bellezza di San Gimignano al mondo. A partire dal tardo Ottocento, nel clima di esaltazione del periodo comunale che accompagnò il processo unitario, la città iniziò ad essere riscoperta. Dichiarata monumento nazionale nel 1929, è oggi universalmente riconosciuta e studiata come uno dei più grandi gioielli della Toscana.
    Per saperne di più
    La Vernaccia: vanto e simbolo di San Gimignano
    La storia dei luoghi non è fatta di soli uomini. La Vernaccia, al pari delle torri, è il simbolo della città. Noto sin dal Duecento, cantato dai poeti locali come Folgòre, il tipico vino bianco di San Gimignano fu per secoli sulle tavole di potenti, papi e artisti. Amato in Italia e in Europa dai più grandi intellettuali del Medioevo (Dante, Boccaccio, Cecco Angiolieri, Jofroi de Waterford e Servais Copale, traduttori del Segré des segrez, e Geoffrey Chaucer ne cantarono le doti), la Vernaccia divenne un prodotto di punta dell’economia cittadina. Durante il Rinascimento era sulle tavole delle più importanti corti italiane; Ludovico Il Moro pretese dalla città 200 botti di Vernaccia per ‘bagnare’ il matrimonio di un Visconti con Isabella di Napoli. La passione per questo vino crebbe ulteriormente tra Cinquecento e Seicento quando la sua produzione restò uno dei pochi punti di forza di una San Gimignano in decadenza. Con il cambio dei gusti e l’arrivo di nuove bevande al seguito delle grandi esplorazioni geografiche, la Vernaccia perse parte del suo fascino e quasi scomparve dai vigneti di San Gimignano. Grazie all’impegno di Carlo Fregola, agronomo attivo in Toscana negli anni trenta del Novecento, si salvò dalla scomparsa il vitigno, ormai raro e sparso nella campagna a coltura promiscua che circonda la città. Terminata la seconda guerra mondale, nel clima del boom economico, la Vernaccia venne reimpiantata secondo i metodi della viticoltura specializzata. Dagli anni sessanta la produzione è in continua crescita, quantitativa e qualitativa, tanto da meritarsi la DOCG nel 1993.
    Il Palazzo Comunale e i suoi tesori d’arte
    Il Palazzo Comunale, sorto nel tardo Duecento sui resti di un edificio più antico, divenne da subito la sede del Podestà. Il più alto funzionario del comune, per garantirne la trasparenza, veniva sempre scelto tra personalità non locali. Nei suoi spazi, ampliati nel corso del Trecento, si riuniva anche il Pubblico Consiglio. Perso il ruolo politico e amministrativo, il palazzo divenne la sede dei Musei Civici di San Gimignano. La Sala del Consiglio, al primo piano, fu dedicata a Dante Alighieri in memoria della sua visita come ambasciatore della Lega Guelfa (1299). L’importante luogo di riunione venne affrescato, sul finire del Duecento, con scene cavalleresche e di caccia dal fiorentino Azzo di Masetto. Nel 1317 Lippo Memmi, pittore della scuola senese di Simone Martini, vi aggiunse l’opera “Maestà”. Altri affreschi, di argomento morale, vengono attributi al padre di Lippo, Memmo di Filippuccio. La ricca Pinacoteca raccoglie opere che testimoniano la grandezza raggiunta da San Gimignano nel tardo Medioevo; Coppo di Marcovaldo, Rinaldo, Benozzo Gozzoli, Benedetto da Maiano, Filippo Lippi e Pinturicchio sono solo alcuni dei grandi artisti visibili in questi spazi. Nel cortile, oltre a un dipinto cinquecentesco del pittore Sodoma, è conservata la campana originale del 1328.
    La Rognosa, regina delle torri
    Il Palazzo Comunale non fu la prima residenza del Podestà, prima della sua edificazione, infatti, la massima carica comunale risiedeva nel Palazzo Vecchio. Costruito nell’XI secolo, il complesso venne restaurato nel Duecento prima di perdere il suo ruolo a scapito del nuovo Palazzo Comunale. Trasformato in un teatro nel corso del Cinquecento, divenne famoso per la sua grande torre, la Rognosa: appartenuta alla famiglia Gregori e a quella degli Oti, la Rognosa prese il suo nome quando venne trasformata in prigione, venendo, quindi, utilizzata da chi aveva delle rogne, dei guai. Costruita in blocchi di pietra ben sbozzata, a base quadrata e con la sua altezza di 52 metri divenne il metro di paragone per le altre torri di San Gimignano. Nel 1255 la sua sommità divenne per legge il limite massimo per le nuove torri ma le leggi non impedirono ad alcune nobili famiglie, come gli Ardinghelli e i Salvucci, di costruire edifici più alti. Tuttavia, ancor oggi, alla Rognosa è riservato il ruolo di regina della ‘città dalle belle torri’.
    Protagonisti
    Benozzo Gozzoli
    Benozzo Gozzoli (Firenze, 1420 – Firenze, 1497)

    Cresciuto, secondo il Vasari, alla scuola del Beato Angelico, Benozzo diventa presto uno dei pittori più importanti del Quattrocento toscano. Lavora prima con il maestro, collabora poi con Lorenzo Ghiberti e suo figlio Vittorio alla decorazione della Porta del Paradiso nel Battistero fiorentino. Continua fino al 1449 il suo sodalizio con Beato Angelico che lo porterà a lavorare su importanti commissioni in Vaticano. Si muoverà poi, per circa un decennio, in Umbria per tornare infine a Firenze dove dipingerà per la casata medicea. Ormai maturo verrà chiamato, nel 1467, a San Gimignano dove dipingerà la meravigliosa Vita di Sant’Agostino e due immagini di San Sebastiano oltre a dedicarsi al restauro della Maestà del Memmi. Impegnato per alcuni anni a Pisa e poi a Pistoia, morirà a Firenze nel 1497. Pittore dal grande spirito di osservazione, studioso della prospettiva e attento a riprodurre nei minimi particolari la realtà che lo circondava, Benozzo divenne uno degli artisti più amati e richiesti del suo tempo. Famosa è la sua capacità di riprodurre – il padre era un sarto – con estremo realismo i tessuti di ogni genere e colore.

    Iacopo di Michele detto Folgòre da San Gimignano
    Iacopo di Michele detto Folgòre da San Gimignano (San Gimignano, 1270 – San Gimignano, 1332)

    Poco è noto sulla vita di Iacopo di Michele, detto Folgòre. Combattente prima che poeta, servì la parte guelfa della sua città nei primi anni del Trecento e fu ordinato cavaliere. Il soprannome onorifico Folgòre, già noto nel 1295 segnala che in tale data Iacopo doveva aver già acquisito una certa notorietà. Probabilmente unì il suo ruolo di militare a quello di poeta cortigiano o di trovatore, figure tipiche della cultura italiana tra Duecento e Trecento. I componimenti di Folgòre rispecchiano la ricchezza e la spensieratezza della vita cittadina e del ceto borghese che tra Duecento e Trecento rese grande San Gimignano. Temi cavallereschi, comici, esaltazione dei piaceri della vita e ripresa del plazer di tradizione provenzale – nei suoi testi le cose liete e piacevoli vengono contrapposte a quelle tristi e noiose – fanno di Folgòre un esempio emblematico del sentire culturale del suo tempo.

    Filippo Buonaccorsi detto Callimachus
    Filippo Buonaccorsi detto Callimachus (San Gimignano, 1437 – Cracovia, 1496)

    Nato a San Gimignano da nobile famiglia iniziò la sua carriera come intellettuale a Roma, qui conobbe Pomponio Leto (1428-1498) con cui fondò l’Accademia Romana. Nel cenacolo di intellettuali presieduto dal Leto, la devozione alla cultura classica si accompagnò a un singolare progetto di restaurazione del culto pagano. Scoperta una congiura ai suoi danni nel 1468, Paolo II sciolse l’Accademia torturando e imprigionando molti dei suoi membri. Buonaccorsi, per non essere ucciso, scappò verso l’Europa orientale. Giunto in Polonia lavorò instancabilmente per i suoi regnanti, diventando al contempo un intellettuale prolifico e molto noto nell’Europa del Quattrocento. Partecipò come rappresentante del regno polacco ad ambascerie e convegni, diventando nel paese adottivo una figura di grande rilievo. La sua produzione letteraria e intellettuale, improntata inizialmente a un classicismo marcato ispirato a Marziale, si spostò poi su tematiche filosofiche che lo portarono a entrare in polemica con il grande umanista toscano Marsilio Ficino (1433-1499). La presenza di Buonaccorsi e il ruolo che riuscì a ritagliarsi alla corte di Cracovia diedero un importante impulso alla diffusione dell’Umanesimo in Polonia.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    “[…] In un posto come questo ci si sente veramente nel cuore delle cose, e lontano dalla pista battuta. Affacciandomi ogni mattina ad una finestra gotica, mi sembra impossibile che il Medioevo sia tramontato.”

    Edward M. Forster, Monteriano (1905)

     

    “He drinkkith ypocras, clarre, and vernage / of spices hote, to encrese his corrage.” 

    Geoffrey  Chaucer, Il racconto del mercante da I racconti di Canterbury (XIV secolo)

     

    “E poi tornare a casa e dire al cuoco: | “To’ queste cose e acconcia per dimane, | e pela, taglia, assetta e metti a’ fuoco; || ed abbie fino vino e bianco pane, | ch’e’ s’apparecchia di far festa e giuoco: | fa che le tue cucine non sian vane!” 

    Iacopo di Michele detto Folgòre da San Gimignano, Sonetto del Sabato (XIV secolo)

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    San Gimignano e... il Centro Storico di Siena
    La grandezza di Siena, in perenne rivalità con Firenze, è contemporanea a quella di San Gimignano. Il suo aspetto gotico ancora evidente nel suo centro storico, le sue torri, i suoi edifici nobiliari e il suo grande Palazzo Comunale diventano esempio e modello per i territori limitrofi. Dalla scuola senese di Simone Martini provengono alcuni dei primi artisti che contribuiranno ad abbellire il nascente potere di San Gimignano. I due centri storici rappresentano nel mondo l’eccellenza del grande Medioevo toscano.
    San Gimignano e... il Centro Storico di Firenze
    Se il legame con Siena è forte, quello con il principale centro della regione lo è ancora di più. San Gimignano, infatti, finirà per soccombere e sottomettersi al potere fiorentino. Se la fine delle libertà comunali e l’avvento della potente Signoria Medicea non portò grandi cambiamenti nell’impianto urbanistico, favorì l’arrivò in città di alcuni dei grandi artisti che frequentavano la corte fiorentina. Benozzo Gozzoli, uno dei grandi del Rinascimento, lavorò a San Gimignano per tre anni regalando alla città alcune delle sue opere più maestose. Lo stile architettonico del tardo Medioevo fiorentino servì come costante ispirazione per il rinnovamento edilizio di San Gimignano tra Duecento e Trecento.
    San Gimignano e... la Piazza del Duomo a Pisa
    San Gimignano deve parte della sua ricchezza a Pisa; sorse infatti sulla diramazione che dalla Via Francigena raggiungeva la città costiera permettendo di raggiungere il Mediterraneo occidentale. La città della Torre Pendente svolse un ruolo fondamentale nel promuovere e diffondere modelli abitativi e artistici che faranno scuola in tutta la regione e saranno copiati a San Gimignano dai magnati costruttori di torri.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Carli, J. V. Imberciadori, San Gimignano, Electa, Milano, 1987

    AA.VV., San Gimignano: provincia di Siena, Regione Toscana, Firenze, 1990

    AA.VV., Il Museo Civico di San Gimignano, Giunti, Firenze, 1992

    L. Giomi, L’istinto e la ragione di Filippo Buonaccorsi, italiano in Polonia, Nencini, Poggibonsi, 1994

    Benozzo Gozzoli in Toscana, a cura di A. Padoa Rizzo, Octavo, Firenze, 1997

    P. Grassi, San Gimignano: il centro storico, Libreria dello Stato – Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2002

    C. Acidini Luchinat, Benozzo Gozzoli, Antella, Firenze, 2007

    Il giuoco della vita bella: Folgore da San Gimignano, studi e testi, a c. di M. Picone, Città di San Gimignano, San Gimignano, 2009

    San Gimignano: Musei civici: Palazzo comunale, Pinacoteca, Torre Grossa, a cura di A. Mennucci, Silvana, Cinisello Balsamo, 2010

    AA.VV., Vernaccia di San Gimignano, Cambi, Poggibonsi, 2012

  • Valore UNESCO

    San Gimignano è uno dei simboli del Medioevo italiano, nota come “la città dalle belle torri” per le numerose torri gentilizie che ne disegnano il profilo urbano, la città si trova nel cuore della Toscana e intrattiene un virtuoso dialogo con il paesaggio che la circonda. Visse il suo massimo splendore tra i secoli XIV e XV, divenendo un gioiello dell’urbanistica medievale e scrigno di capolavori artistici insuperabili. La città si è conservata intatta nel suo aspetto trecentesco, offrendo una testimonianza storica autentica e privilegiata della sua epoca dal punto di vista artistico e architettonico.

    Dalle origini al Medioevo
    Posta in un territorio ricco di insediamenti etruschi, le origini della cittadina sono tuttora incerte. La città iniziò a crescere nel corso del Medioevo, la prima testimonianza documentata è del 929, diventando un centro importante lungo la Via Francigena che portava i pellegrini del centro Europa a Roma. Inizialmente feudo del vescovo di Volterra, San Gimignano si costituì in libero comune nel 1199. I secoli del Basso Medievo, nonostante aspre lotte politiche, furono per la città il momento di massimo splendore; la produzione di vino Greco e della famosa Vernaccia, il commercio di tessuti, il prestito di denaro, le attività agricole e la coltivazione dello zafferano resero la città collinare uno dei centri più ricchi della Toscana. Questo grandioso periodo non durò a lungo; la pestilenza dei primi decenni del Trecento, che sterminò un terzo dei cittadini, e la crescita del potere di Firenze condannarono San Gimignano a una lenta decadenza. Questa improvvisa perdita di centralità, pur portando alla distruzione o alla perdita di prestigio di molti edifici e torri, permise la conservazione, fino a oggi, del centro storico di epoca comunale. Pochi e di modesta entità furono gli interventi architettonici successivi al Trecento.
    Le torri: simbolo di una città in crescita e in lotta…
    Delle  72  torri presenti nel Trecento ne restano 14 e sono il simbolo della città. Sorte a partire dal X secolo le torri, dati gli ingenti capitali necessari per costruirle, sono l’emblema delle famiglie più ricche della città. L’aumento del numero delle torri mostra la grande crescita di San Gimignano nel corso del Medioevo e il continuo confronto e la rivalità tra le famiglie più abbienti. Questi alti edifici, insieme alla nuova cinta muraria e alle grandi porte erano il simbolo di una città ormai ricca e definitivamente affermata nello scacchiere regionale. Le torri, che avevano principalmente scopo abitativo, ebbero inizialmente un’architettura molto solida e spartana: muri spessi in grado di garantire isolamento termico, pochissime aperture per diminuire le probabilità di essere attaccate, e strutturate all’interno in modo da diminuire il rischio di incendi ponendo, ad esempio, le cucine al piano più alto. Solo tra il XII e il XIII secolo, su modello dell’edilizia pisana, si iniziò a costruire strutture con grandi aperture e ballatoi in legno che ampliavano notevolmente lo spazio interno.
    Chiese, Palazzi, Edifici pubblici: il cuore artistico di San Gimignano
    Alle torri, nel corso del Duecento, si affiancarono strutture di tipo palaziale. Il ritorno del mattone, usato ormai largamente, permise il parziale o totale abbandono della più costosa pietra. Sia i membri più facoltosi della società sia i rappresentanti del potere comunale si dedicarono alla costruzione di numerosi palazzi ispirati alle varie tradizioni che si stavano sviluppando nelle grandi città della Toscana (Firenze, Pisa, Lucca e Siena). Al pari delle architetture laiche, le chiese svolsero un ruolo importante nella San Gimignano medievale. Il Duomo, realizzato in stile romanico toscano, raccoglie al suo interno opere di enorme valore. Nel corso dei decenni, infatti, fu arricchito dal genio di alcuni dei massimi artisti del tempo: Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio, Bartolo di Fredi, Jacopo della Quercia e Taddeo di Bartolo. La Chiesa di Sant’Agostino raccoglie affreschi di Benozzo Gozzoli e Benedetto da Maiano oltre a opere del Pollaiolo, Pier Francesco Fiorentino e di Sebastiano Mainardi. Questo ricco patrimonio artistico e architettonico, superati i secoli della decadenza, diventò la chiave di volta per restituire la bellezza di San Gimignano al mondo. A partire dal tardo Ottocento, nel clima di esaltazione del periodo comunale che segue gli anni dell’unificazione dell’Italia (1861), la città iniziò ad essere lentamente riscoperta. Dichiarata monumento nazionale nel 1929  è oggi riconosciuta e studiata come uno dei più grandi gioielli della Toscana.
    Per saperne di più
    La Vernaccia: vanto e simbolo di San Gimignano
    La storia dei luoghi non è fatta di soli uomini. La Vernaccia, al pari delle torri, è il simbolo della città. Noto sin dal Duecento, cantato dai poeti locali come Folgòre, il tipico vino bianco di San Gimignano fu per secoli sulle tavole di potenti, papi e artisti. Amato in Italia e in Europa dai più grandi intellettuali del Medioevo, la Vernaccia divenne un prodotto di punta dell’economia cittadina. Durante il Rinascimento era sulle tavole delle più importanti corti italiane; Ludovico Il Moro pretese dalla città 200 botti di Vernaccia per ‘bagnare’ il matrimonio di un Visconti con Isabella di Napoli. La passione per questo vino crebbe ulteriormente tra Cinquecento e Seicento quando la sua produzione restò uno dei pochi punti di forza di una San Gimignano in decadenza. Con il cambio dei gusti e l’arrivo di nuove bevande al seguito delle grandi esplorazioni geografiche, la Vernaccia perse parte del suo fascino e quasi scomparve dai vigneti di San Gimignano. Solo l’impegno di Carlo Fregola, agronomo attivo in Toscana negli anni trenta del Novecento, salvò dalla scomparsa il vitigno, ormai raro e sparso nella campagna a coltura promiscua che circonda la città. Terminata la seconda guerra mondiale, nel clima del boom economico, la Vernaccia venne reimpianta secondo i metodi della viticoltura specializzata. Dagli anni sessanta la produzione è in continua crescita, quantitativa e qualitativa, tanto da meritarsi la DOCG nel 1993.
    Il Palazzo Comunale e i suoi tesori d’arte
    Il Palazzo Comunale, sorto nel tardo Duecento sui resti di un edificio più antico, divenne da subito la sede del Podestà. Il più alto funzionario del comune, per garantirne l’imparzialità, veniva sempre scelto tra personalità non locali. Nei suoi spazi, ampliati nel corso del Trecento, si riuniva anche il Pubblico Consiglio. La Sala del Consiglio, al primo piano, venne dedicata a Dante Alighieri  in memoria della sua visita come ambasciatore della Lega Guelfa (1299). L’importante luogo di riunione venne affrescato, sul finire del Duecento, con scene cavalleresche e di caccia dal fiorentino Azzo di Masetto. Nel 1317 Lippo Memmi, pittore della scuola senese di Simone Martini, vi aggiunse l’opera “ Maestà”. Altri affreschi, di argomento morale, vengono attributi al padre di Lippo, Memmo di Filippuccio. Nel cortile, oltre a un dipinto cinquecentesco del pittore Sodoma, è conservata la campana originale del 1328.
    La Rognosa, regina delle torri
    Il Palazzo Comunale non fu la prima residenza del Podestà, prima della sua edificazione, infatti, la massima carica comunale risiedeva nel Palazzo Vecchio. Costruito nell’XI secolo, il complesso venne restaurato nel Duecento prima di perdere il suo ruolo a scapito del nuovo Palazzo Comunale. Trasformato in un teatro nel corso del Cinquecento, divenne famoso per la sua grande torre, la Rognosa. Appartenuta alla famiglia Gregori e a quella degli Oti, la Rognosa prese il suo nome quando venne trasformata in prigione e veniva, quindi, utilizzata da chi aveva delle rogne, dei guai. Costruita in blocchi di pietra ben sbozzata, a base quadrata e con la sua altezza di 52 metri, divenne il metro di paragone per le altre torri di San Gimignano. Nel 1255 la sua sommità divenne per legge il limite massimo per le nuove torri; le leggi non impedirono ad alcune nobili famiglie, gli Ardinghelli e i Salvucci, di costruire edifici più alti. Tuttavia, ancora oggi, alla Rognosa è riservato il ruolo di regina della ‘città dalle belle torri’.
    Protagonisti
    Benozzo Gozzoli
    Benozzo Gozzoli (Firenze, 1420 – Firenze, 1497)

    Cresciuto alla scuola del Beato Angelico, Benozzo diventa presto uno dei pittori più importanti del Quattrocento toscano. Lavora prima con il maestro, collabora poi con Lorenzo Ghiberti e suo figlio Vittorio alla decorazione della Porta del Paradiso nel Battistero fiorentino. Continua fino al 1449 il suo sodalizio con Beato Angelico che lo porterà a lavorare su importanti commissioni in Vaticano. Lavorerà poi, per circa un decennio, in Umbria per tornare infine a Firenze dove dipingerà per la casata medicea. Ormai maturo verrà chiamato, nel 1467, a San Gimignano dove dipingerà la meravigliosa Vita di Sant’Agostino e due immagini di San Sebastiano oltre a dedicarsi al restauro della Maestà del Memmi. Impegnato per alcuni anni a Pisa e poi a Pistoia, morirà a Firenze nel 1497. Pittore dal grande spirito di osservazione, studioso della prospettiva e attento a riprodurre nei minimi particolari la realtà che lo circondava, Benozzo divenne uno degli artisti più amati e richiesti del suo tempo. Famosa è la sua capacità di riprodurre – il padre era un sarto – con estremo realismo i tessuti di ogni genere e colore.

    Iacopo di Michele detto Folgòre da San Gimignano
    Iacopo di Michele detto Folgòre da San Gimignano (San Gimignano, 1270 – San Gimignano, 1332)

    Poco è noto sulla vita di Iacopo di Michele, detto Folgòre. Combattente prima che poeta, servì la parte guelfa della sua città nei primi anni del Trecento e fu ordinato cavaliere. Il soprannome onorifico Folgòre, già noto nel 1295 segnala che in tale data Iacopo doveva aver già acquisito una certa notorietà. Probabilmente unì il suo ruolo di militare a quello di poeta cortigiano e di trovatore, figure tipiche della cultura italiana tra Duecento e Trecento. I componimenti di Folgòre rispecchiano la ricchezza e la spensieratezza della vita cittadina e del ceto borghese che tra Duecento e Trecento rese grande San Gimignano. Temi cavallereschi, comici, esaltazione dei piaceri della vita e ripresa del plazer di tradizione provenzale  – nei suoi testi le cose liete e piacevoli vengono contrapposte a quelle tristi e noiose – fanno di Folgòre un esempio emblematico del sentire culturale del suo tempo.

    Filippo Buonaccorsi detto Callimachus
    Filippo Buonaccorsi detto Callimachus (San Gimignano, 1437 – Cracovia, 1496)

    Nato a San Gimignano da nobile famiglia iniziò la sua carriera come intellettuale e letterato a Roma, qui conobbe Pomponio Leto (1428-1498) con cui fondò l’Accademia Romana. Nel cenacolo di intellettuali presieduto dal Leto, la devozione alla cultura classica si accompagnò a un singolare progetto di restaurazione del culto pagano. Scoperta una congiura ai suoi danni nel 1468, Paolo II sciolse l’Accademia torturando e imprigionando molti dei suoi membri. Buonaccorsi, per non essere ucciso, scappò verso l’Europa orientale. Giunto in Polonia lavorò instancabilmente per i suoi regnanti, diventando al contempo un intellettuale prolifico e molto noto nell’Europa del Quattrocento. Partecipò come rappresentante del regno polacco ad ambascerie e convegni, diventando nel paese adottivo una figura di grande rilievo. La presenza di Buonaccorsi e il ruolo che riuscì a ritagliarsi alla corte di Cracovia diedero un importante impulso alla diffusione dell’Umanesimo in Polonia.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    San Gimignano e... il Centro Storico di Siena
    La grandezza di Siena, in perenne rivalità con Firenze, è contemporanea a quella di San Gimignano. Il suo aspetto gotico ancora evidente nel suo centro storico, le sue torri, i suoi edifici nobiliari e il suo grande Palazzo Comunale diventano esempio e modello per i territori limitrofi. Dalla scuola senese di Simone Martini provengono alcuni dei primi artisti che contribuiranno ad abbellire il nascente potere di San Gimignano. I due centri storici rappresentano nel mondo l’eccellenza del grande Medioevo toscano.
    San Gimignano e... il Centro Storico di Firenze
    Se il legame con Siena è forte, quello con il principale centro della regione lo è ancora di più. San Gimignano, infatti, finirà per soccombere e sottomettersi al potere fiorentino. Se la fine delle libertà comunali e l’avvento della potente Signoria Medicea non portò grandi cambiamenti nell’impianto urbanistico, favorì l’arrivò in città di alcuni dei grandi artisti che frequentavano la corte fiorentina. Benozzo Gozzoli, uno dei grandi del Rinascimento, lavorò a San Gimignano per tre anni regalando alla città alcune delle sue opere più maestose. Lo stile architettonico del tardo Medioevo fiorentino servì come costante ispirazione per il rinnovamento edilizio di San Gimignano tra Duecento e Trecento.
    San Gimignano e... la Piazza del Duomo a Pisa
    San Gimignano deve parte della sua ricchezza a Pisa; sorse infatti sulla diramazione che dalla Via Francigena raggiungeva la città costiera permettendo di raggiungere il Mediterraneo occidentale. La città della Torre Pendente svolse un ruolo fondamentale nel promuovere e diffondere modelli abitativi e artistici che faranno scuola in tutta la regione e saranno copiati a San Gimignano dai magnati costruttori di torri.
    Glossario
    Glossario

    ballatoio, s.m., terrazza (esterna) o pianerottolo (interno).

    cenacolo, s.m., ambiente in cui si consumavano i pasti condivisi; luogo dell’ultima cena di Cristo. La parola può indicare in generale una cerchia, un gruppo di intellettuali e artisti legati tra loro da interessi e orientamenti, o indicare l’ambiente fisico in cui essi si ritrovano.

    palaziale, relativo al palazzo con funzione di centro del potere politico, economico e militare.

    promiscuo, s.m., misto, non di una sola specie o genere, ibrido.

    sodalizio, s.m., legame, unione di reciproco vantaggio e di condivisione; associazione culturale, religiosa, politica, sportiva (confraternita, congregazione).

    spartano, s.m., della città greca di Sparta, protagonista nell’Antichità. Il termine ha poi assunto in senso figurato il significato di rigoroso, asciutto, privo di orpelli, poichè Sparta era proverbiale per i costumi severi ed austeri dei suoi cittadini.

    torri gentilizie, torri che le famiglie più importanti costruivano per dimostrare la loro posizione sociale.

    trovatore, s.m., figura di poeta e musicista itinerante, nella Provenza medievale. Cantore, bardo.

Iscrizione UNESCO

1990, Banff, Alberta, Canada, 14a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale


Età Medievale


Italia Centrale
Regione Toscana


Criteri di Iscrizione

(i) Il centro storico di San Gimignano conserva una serie di capolavori dell’arte italiana del XIV e XV secoli nel loro contesto architettonico originale. Nella Collegiata, in particolare, si trovano l’affresco con il Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo (1393), il Martirio di San Sebastiano di Benozzo Gozzoli (1465) e soprattutto i magnifici affreschi di Domenico Ghirlandaio (il ciclo di Santa Fina, 1475), mentre l’Annunciazione nel Battistero (1482). Altre opere di eccezionale valore sono i grandi affreschi di Benozzo Gozzoli che raffigurano San Sebastiano e Sant’Agostino.

(iii) San Gimignano è una testimonianza eccezionale della civiltà medievale poiché racchiude, all’interno di un’area limitata, tutte le strutture tipiche della vita urbana: piazze e strade, case e palazzi, pozzi e fonti. Gli affreschi di Memmo di Filippuccio, commissionati dalla Città nel 1303 per decorare le stanze del Podestà nel Palazzo del Popolo, sono tra i documenti più frequentemente utilizzati per illustrare, fin nei dettagli dello spazio domestico, la vita quotidiana del XIV secolo.

(iv) Mentre il paesaggio urbano di Firenze, dominato dalle torri dei suoi palazzi pubblici (Palazzo del Podestà e Palazzo della Signoria) mostra come le pubbliche istituzioni prevalessero sul potere personale – l’altezza delle case-torri gentilizie fu periodicamente ridotta dopo il 1250 -, a San Gimignano, il cui incastellamento risale al 998, le 14 torri orgogliosamente levate sopra i suoi palazzi conservano l’aspetto di una città feudale toscana, controllata da fazioni rivali sempre pronte al conflitto. Esse mostrano un momento significativo della storia che non può essere documentato in città come Firenze, Siena, Bologna, nonostante i loro straordinari monumenti.

Integrità
Il perimetro del Sito è definito da due anelli concentrici di mura. L’anello interno è stato costruito alla fine del X secolo e nel XIII secolo è stato rafforzato con la costruzione del muro esterno. All’interno, la città medievale contiene tutti gli elementi che contribuiscono al suo Eccezionale Valore Universale: torri e case-torri, palazzi nobiliari ricchi di decorazioni in pietra e terracotta, chiese tardo-romane, così come il modello urbano delle vie. Inoltre, il tessuto urbano si combina perfettamente con un prezioso sistema di frutteti posti lungo le strade secondarie e le zone prive di costruzioni, che completano l’impianto urbanistico tardo medievale. Il panorama unico della città, altezzosamente arroccato in una posizione dominante, può essere goduto dai principali coni visivi. Nonostante la trasformazione sociale a causa dello sviluppo nel corso degli ultimi 60 anni, il centro storico conserva ancora le stesse antiche tradizioni, basate su vivaci dinamiche sociali. Il Sito è vulnerabile agli effetti del crescente turismo e alla relativa pressione sulle modifiche al tradizionale uso degli edifici. Esistono opportunità per il riuso delle attuali aree vacanti dell’ex carcere e convento di San Domenico. Inoltre, il centro storico è a rischio di attività sismica nella regione e frane sulla collina.
Autenticità
La posizione di San Gimignano, su una altura, continua a dominare la campagna circostante. Ha conservato la sua autenticità grazie alla rigorosa applicazione dei principi di restauro. Gli interventi su monumenti ed edifici rispettano le caratteristiche principali dei beni culturali, dell’architettura, della storia e dell’arte. In particolare, il centro storico ha mantenuto intatti gli spazi, i volumi e le decorazioni all’interno della struttura medievale, grazie alle normative vigenti che vietano rigorosamente sostituzioni e alterazioni di edifici storici. Inoltre, vengono utilizzati solo materiali e tecniche tradizionali. Nel corso del tempo, sono state apportate modifiche per l’utilizzo di molti degli edifici storici, alcuni dei quali oggi supportano il turismo.
Estensione del bene

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