I Portici di Bologna

Illustrazione Manuela Santini

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Il sito seriale I Portici di Bologna è uno dei sistemi porticati più rappresentativi al mondo. Si tratta di un catalogo che rappresenta tutte le fasi storiche, e quindi architettoniche, avvenute, di cui le dodici
componenti sono i risultati più rilevanti e prestigiosi.
Queste componenti, selezionate tra gli oltre 62 km di portici bolognesi situati sia nelle aree centrali sia nelle aree periferiche, secondo un criterio di rappresentatività, sintetizzano l’intero sistema. Costituiscono un insieme rappresentativo di tipologie, caratteristiche architettoniche e funzioni urbane e sociali in un arco temporale molto ampio.
Dunque, in sintesi, gli elementi che trasmettono l’OUV del sito sono i cinque appena elencati: lunghezza dell’arco temporale, permanenza, varietà funzionale, varietà tipologica, uso sociale dello spazio urbano.
Il portico pubblico, come modello di una vita sociale particolarmente attiva in ogni momento e in qualsiasi condizione climatica, è una tipologia antichissima di interesse globale, un elemento adottato da secoli in tutto il mondo. Esso trova in Bologna una rappresentazione eccezionale e completa dal punto di vista cronologico, tipologico e funzionale.
È un modello architettonico ma anche sociale, luogo di integrazione e scambio, in cui i principali
protagonisti della città (cittadini, migranti e studenti) vivono e condividono tempo e idee, relazioni e
pensieri. È un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile dove spazi civili e religiosi e
residenze di tutte le classi sociali sono perfettamente integrati: un luogo di continuo scambio di valori
umani che pervade e plasma la vita della città. Questa è la ragione per cui le persone che sono passate a Bologna, nei secoli, hanno apprezzato e decantato il portico, ed è il motivo per cui il modello porticato è stato continuamente esportato in altre parti d’Italia e d’Europa.
Inoltre, a Bologna, i portici sono il risultato eccezionale di un sistema di regole urbanistiche. Questo ha
favorito la creazione di una tipologia architettonica che è stata declinata in modi diversi nella città di
Bologna nel corso di nove secoli. Il mantenimento della normativa regola l’uso, la gestione e la costruzione dei portici nell’attuale corpus normativo e la volontà di proporre il modello porticato, anche laddove l’espansione moderna della città non prevede l’applicazione dello Statuto duecentesco.
Infine, l’aspetto sociale e comunitario è ciò che contraddistingue questi spazi coperti che sono nati come, e continuano ad essere, proprietà privata ad uso pubblico. Per questi motivi la comunità, ma anche i visitatori, hanno sempre riconosciuto e riconoscono ancora oggi l’elemento porticato come elemento identificativo della città.

  • Valore UNESCO

    Il bene seriale si compone di dodici parti componenti costituite da insiemi di portici e dai loro lotti edificati circostanti, ubicati nel Comune di Bologna dal XII secolo ad oggi. Questi complessi di portici sono considerati i più rappresentativi tra i portici della città, che coprono un’estensione complessiva di 62 km. Alcuni dei portici sono realizzati in legno, altri in pietra o mattoni, nonché in cemento armato, coprendo strade, piazze, vialetti e camminamenti, su uno o su entrambi i lati di una strada. La proprietà comprende edifici porticati che non formano un continuum strutturale con altri edifici e quindi non fanno parte di un percorso o passaggio coperto completo. I portici sono apprezzati come camminamenti riparati e luoghi privilegiati per le attività mercantili. Nel XX secolo, l’uso del cemento ha permesso la sostituzione dei tradizionali portici a volta con nuove possibilità costruttive ed è emerso un nuovo linguaggio architettonico per i portici, come esemplificato nel rione Barca. Insieme, i portici selezionati riflettono diverse tipologie, funzioni urbane e sociali e fasi cronologiche. Definiti proprietà privata ad uso pubblico, i portici sono diventati espressione ed elemento dell’identità urbana di Bologna.

    Le caratteristiche del sito
                       

    Bologna vanta un’estensione di tratti porticati pari a ben 62 chilometri, dato che non trova eguale in nessun altro luogo al mondo. È straordinario anche il fatto che i portici siano stati costruiti in città dal XII secolo fino ai giorni nostri, senza soluzione di continuità, andando così a creare un vero e proprio catalogo di forme architettoniche che si differenziano per stile, materiali, tipologia edilizia, funzione, ruolo urbano. In molte altre città in Italia, in Europa e nel mondo, il portico è presente, ma mai in modo così pervasivo e variegato come a Bologna.

    Grazie al particolare apparato normativo e alla definizione del portico come spazio di proprietà privata ma ad uso pubblico, i portici a Bologna hanno potuto resistere per un lungo arco temporale e diventare elemento d’identità cittadina e luogo di socialità e relazione. A chi passeggia per Bologna ancora oggi si presenta una varietà di architettura porticata eccezionale. D’altra parte, proprio questo aspetto ha sempre colpito viaggiatori di passaggio, artisti e studiosi, che hanno poi contribuito all’esportazione del modello del portico bolognese e alla sua diffusione in tutto il mondo.

    Le 12 componenti candidate sono tutte necessarie alla completa rappresentazione dei valori del sistema porticato bolognese, in quanto ciascuna presenta caratteristiche specifiche espresse sia dalla tipologia architettonica, sia dal ruolo che la componente possiede/possedeva all’interno della città.

    Per saperne di più

    L’origine dei portici a Bologna

    I portici di Bologna nacquero in maniera pressoché spontanea, probabilmente nell’alto medioevo, come una proiezione (all’inizio abusiva) di edifici privati su suolo pubblico allo scopo di aumentare gli spazi abitativi. La prima testimonianza storica risale all’anno 1041. In un primo periodo si aumentò la cubatura delle case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e, in caso di forte sporgenza, da mensole dette “beccadelli”. Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, venendo così a creare i portici.

    I portici, oltre a offrire riparo dalle intemperie e dal sole, hanno rappresentato anche uno strumento per l’espansione di attività commerciali e artigiane, oltre a rendere più abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia e dai liquami delle strade. Nei secoli successivi, il numero dei portici aumentò in modo massiccio, soprattutto grazie al forte incremento della popolazione dovuto all’arrivo di studenti e professori all’Università di Bologna, e al processo di inurbamento dalle campagne. La massima espansione dei portici si ebbe dal 1288, quando uno Statuto del Comune stabilì che tutte le nuove case dovessero essere costruite con il portico e quelle già esistenti lo aggiungessero. Al proprietario veniva quindi offerta la possibilità di ampliare la metratura della propria abitazione, in cambio avrebbe contribuito a rendere più fruibili e pulite le vie della città mantenendo a proprie spese lo spazio sotto al portico che sarebbe restato di proprietà del Comune. Nel testo erano esplicitate anche le misure dei portici: dovevano essere alti almeno 7 piedi bolognesi (2,66 metri) e larghi altrettanto, per permettere il transito di un uomo a cavallo. Queste direttive non furono però rispettate nelle zone più povere, in cui i portici venivano costruiti con altezze decisamente inferiori. Gli statuti del 1352 imposero un’altezza e una profondità di 10 piedi (3,60 metri) per i nuovi edifici.

    In principio i portici erano realizzati in legno, poi, successivamente a un decreto emanato il 26 marzo 1568 dal governatore pontificio Monsignor Giovanni Battista Doria e dal Gonfaloniere Camillo Paleotti, furono convertiti in laterizio o pietra. Nonostante ciò, sopravvivono ancora in città edifici con portico in legno, alcuni risalenti all’epoca medievale, altri ripristinati all’inizio del Novecento.

    Nella seconda metà del XVI secolo comparvero alcuni dei più importanti portici-loggia di Bologna: il portico che sostiene e nasconde la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano in strada Maggiore, opera di Andrea da Formigine, il loggiato di Palazzo del Monte in via Galliera. Alcune nobili famiglie della città, tuttavia, vollero distinguersi e seguire la cosiddetta “moda romana” e chiesero una dispensa per evitare di costruire la propria casa con portico; sono esempio di questa pratica i palazzi Davia-Bargellini, Fantuzzi, Bevilacqua, Bentivoglio.

    I Beni

    Il sito nel suo complesso risulta un esempio rappresentativo di una tipologia architettonica; il portico, infatti, è un elemento adottato da secoli in tutto il mondo, ma è proprio a Bologna che trova la sua più completa rappresentazione.

    Le 12 componenti selezionate tra i 62 Km di portici bolognesi riassumono nel loro complesso l’intero sistema e sono: Santa Caterina e Saragozza; Santo Stefano e Mercanzia; Baraccano; Galliera; Pavaglione, Banchi e Piazza Maggiore; San Luca; Università e Accademia; Certosa; Cavour, Farini e Minghetti; “Treno della Barca”; MAMbo; Strada Maggiore.

    Portici residenziali di Santa Caterina e Saragozza

    Questi portici appartengono a una serie di edifici residenziali minori (case popolari costituite da piccoli spazi domestici) che hanno mantenuto l’originario modello tipologico e strutturale in un contesto sociale che è rimasto anch’esso “popolare” e artigianale.

    I portici architravati di Santa Caterina sono una rara e preziosa testimonianza di una delle più antiche lottizzazioni di proprietà monastica realizzate in una delle più dinamiche città europee del Medioevo.

    Queste fragili strutture, sopravvissute allo sventramento di quest’area nel XIX e XX secolo, sono state accuratamente restaurate grazie al celebre Piano di Conservazione del Centro Storico di Bologna del 1970. Da allora sono riconosciute a livello internazionale come modello per la salvaguardia del patrimonio residenziale storico. La componente comprende l’intera matrice architettonica dell’isolato medievale. I portici e il lotto retrostante hanno costantemente mantenuto la loro funzione di residenze popolari sin dal medioevo. Il portico è una sorta di spazio-filtro tra la strada e i negozi al piano terra e in stretto rapporto con i cortili interni, relazioni che sono ancora oggi chiaramente visibili.

    Piazza Porticata di Santo Stefano e Mercanzia

    La componente comprende la Basilica di Santo Stefano e il tessuto architettonico circostante della piazza nel suo insieme, compreso anche il trecentesco Palazzo della Mercanzia, con la sua loggia monumentale. In questo modo è possibile sottolineare il rapporto tra le funzioni residenziale, religiosa e commerciale dei palazzi e quella pubblica della piazza, mediata dal portico. I portici dei palazzi tardo-medievali e rinascimentali inclusi in questa componente sono espressione di una cultura architettonica di grande raffinatezza, sia nel disegno complessivo sia nei singoli elementi architettonici all’antica che li compongono (colonne, basi, capitelli, volte, ecc.). Le funzioni dei palazzi che caratterizzano questa componente sono rimaste immutate da più di 800 anni. In particolare, il Palazzo della Mercanzia è tuttora sede della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bologna.

    Portico del Baraccano

    Questa componente comprende una serie di portici che si intersecano a diverse altezze, costruiti tra il XVI e il XVII secolo non solo per produrre una serie di percorsi coperti, ma anche per creare volutamente un ambiente urbano caratterizzato da molteplici prospettive e panorami con grandi e ricercati effetti scenografici. Va in questo caso sottolineata la funzione sociale di questo luogo che doveva essere inclusivo e aperto alla partecipazione dei cittadini.

    Il Santuario di Santa Maria del Baraccano è collegato al portico di via Santo Stefano dal cosiddetto “voltone del Baraccano”.

    Strada porticata di Galliera

    Fanno parte di questa componente importanti palazzi senatoriali e i loro portici che fiancheggiano via Galliera, cardo massimo della città romana, via Manzoni e il complesso di San Colombano.

    I portici quattrocenteschi e cinquecenteschi esibiscono tipologie architettoniche che sono presenti solo in quest’area della città, come l’uso particolare degli ordini classici nel Palazzo dal Monte.

    Queste caratteristiche rivelano la volontà delle famiglie importanti bolognesi di fare del portico un forte elemento espressivo sulla scena urbana che esprimesse il prestigio e la magnificenza della casata e, contemporaneamente, di creare un contesto residenziale elitario per l’aristocrazia della città.

    Portici commerciali del Pavaglione e dei Banchi e Piazza Mercato

    Questi portici comprendono uno degli spazi pubblici di origine medievale più importanti e meglio conservati di tutta Europa costituito da Piazza Maggiore, Piazza Re Enzo e Piazza del Nettuno, con la monumentale fontana del Giambologna (XVI secolo).

    La lunga struttura porticata che unifica tutti i principali edifici pubblici di Bologna costituisce un percorso monumentale le cui caratteristiche architettoniche emergono con forza nella città storica. Di particolare importanza qui sono il Pavaglione, il portico ininterrotto più lungo di Bologna, quello dell’Archiginnasio, in origine sede dell’Università, e i portici delle strutture circostanti, che furono costruite per collegarsi armoniosamente ad esso.

    La continuità con il passato è stata preservata anche nelle funzioni, rimaste sostanzialmente immutate nel corso dei secoli.

    Portico devozionale di San Luca

    Il portico di San Luca è un eccellente esempio di “via coperta” devozionale realizzata in Italia in epoca barocca. Questa componente inizia in città e termina presso il Santuario della Madonna di San Luca, che era la fine del percorso di pellegrinaggio. È il portico più lungo mai realizzato e da oltre tre secoli svolge ininterrottamente la sua funzione civile e religiosa; misura 3.796 metri e consta di 666 arcate.

    Il portico fu costruito tra il 1674 e il 1721 sotto la direzione dell’architetto Gian Giacomo Monti con il contributo dell’intera cittadinanza. Lungo il portico si possono ammirare le quindici piccole cappelle in cui sono dipinti i misteri del Rosario, purtroppo in maggioranza rovinati.

    Portici di Università e Accademia

    Questi portici riuniscono importanti strutture accademiche porticate, come Palazzo Poggi, l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca Nazionale di Bologna a sottolineare il valore storico di una strada che funge da centro della vita studentesca della città da oltre 200 anni.

    Il moderno campus urbano infra muros di Bologna risale all’epoca napoleonica e il suo nucleo corrisponde al perimetro di questa componente; al suo interno si trovano i principali edifici accademici dotati di portici.

    Portico della Certosa

    Il lungo portico rettilineo che si dirama dal portico di San Luca verso il cimitero della Certosa è un esempio unico di portico sepolcrale di epoca moderna. Fu progettato dopo l’editto napoleonico di Saint- Cloud del 1804 che stabiliva che i cimiteri fossero posti fuori dalle mura cittadine. Il portico si ispira alle antiche strade sepolcrali romane, con l’aggiunta della “copertura” tipica di Bologna.

    Portici Cavour, Farini e Minghetti

    Gli edifici porticati intorno alle piazze Cavour e Minghetti rientrano nell’ambito di riqualificazione ottocentesca della città storica; anche dopo l’Unità d’Italia, Bologna continuò a costruire portici su edifici sia pubblici che privati, progettati in coerenza con i principi architettonici e i Regolamenti del Comune medievale. In particolare, l’area delle prestigiose strutture finanziarie e commerciali costruite lungo l’asse moderno di via Farini divenne un nesso architettonico di chiara connotazione storicistica. Qui il portico assunse un tono borghese e signorile, ben distinto da quello dell’area circostante, divenendo un modello per la progettazione dei quartieri commerciali porticati nella città europea di fine Ottocento.

    Treno della Barca

    Questo lunghissimo edificio porticato di edilizia popolare moderna risale al 1962.  È una struttura innovativa di alta qualità architettonica e con profonde radici nella storia locale. Costruito secondo rigorosi principi funzionalisti, il “Treno della Barca” rappresenta una rielaborazione in chiave moderna del tradizionale portico bolognese, a cui ridà vita in una zona periferica della città, evidenziandone l’incessante vitalità espressiva e la forza identitaria, radicata in una tradizione secolare.

    Edificio porticato del MAMbo

    Il portico novecentesco dell’antico forno pubblico, oggi sede del Museo di Arte Moderna di Bologna documenta la persistenza del portico monumentale nelle grandi opere pubbliche di riqualificazione urbana dei primi del Novecento in una parte della città storicamente dedicato alle attività industriali premoderne. Il riuso odierno di questa area urbana è stato realizzato con l’obiettivo di un recupero rispettoso dell’ambiente.

    La componente comprende l’intera area dell’antico Porto Navale, recentemente trasformato e riproposto come polo culturale (Manifattura delle Arti), dove il portico funge da varco di ingresso, e soprattutto da luogo noto per il suo ruolo come centro di socialità culturale.

    Portici trionfali di Strada Maggiore

    Strada Maggiore è stata un asse viaria cruciale per la città fin dall’epoca romana, ma fu nel Medioevo che divenne “specchio” di magnificenza urbana del portico su entrambi i lati della strada.

    Le fonti documentarie la descrivono come strada “nobile” per eccellenza grazie alla concentrazione qui di residenze signorili e come strada “trionfale” per il suo ruolo di via papalis; ancora oggi si percepisce un elevato tono sociale lungo tutta la strada.

    Nel corso della sua lunga storia, la città è cresciuta lungo questo asse viario e per questo, Strada Maggiore presenta numerosi episodi di eccezionale originalità architettonica del portico, dal Medioevo fino all’età moderna. Tra questi il portico di Casa Isolani, probabilmente il più antico portico medievale ancora esistente in una città europea; il portico e il quadriportico della Chiesa di Santa Maria dei Servi; e il cosiddetto portico degli Alemanni, primo esempio di via coperta fuori delle mura della città.

    Lo statuto del 1288

    La regolamentazione dell’edificazione dei portici bolognesi è legata alle indicazioni degli statuti del 1288. In modo particolare il decimo libro tratta del “Regolamento urbano e lavori pubblici da fare e da mantenere”; oltre alle prescrizioni e divieti riguardanti l’igiene pubblica, la manutenzione dei condotti idrici e fognari, delle chiuse e delle mura, delle piazze e delle strade, dei ponti e dei pozzi, con norme antincendio e antinquinamento, ci soffermeremo sulle disposizioni sulla costruzione dei portici.

    Nella decima rubrica sono presenti le prescrizioni sulle modalità e sulle misure per l’edificazione dei portici lasciando intravedere l’animazione e il relativo disordine della vita quotidiana in una vivace città medievale.

    “Decretiamo che tutti i portici o travi di portico delle case della città, dei borghi e dei suburbi siano dell’altezza di sette piedi almeno dalla terra in su non scavando terra a pena e bando di dieci lire di bolognini per chiunque contravvenisse e per denuncia fattagli o comando o annuncio fattogli entro i quindici giorni prossimi venturi. Inoltre, che i portici della città o dei suburbi siano tenuti sgombri in modo che chiunque possa andare e venire, a meno che non vi siano delle scale nel qual caso possono esservi liberamente; se vi siano sia senza impedimenti per quattro piedi dalle colonne da portico oltre le scale o al banco (basamento) del muretto senza inganno e siano sgomberati fin tanto che – sia che vi siano scale o banco o colonne o non –rimangano tutti i portici sgombri per quattro piedi in modo che chiunque possa uscire liberamente in strada e liberamente entrare nel portico. E chi contravverrà paghi in nome del bando cento soldi di bolognini e non di meno sia tenuto a sgombrare. E nessuno tenga sotto il suo portico carri, pali né stanga davanti al suo portico che non sia in alto almeno sette piedi da terra a pena e bando per qualunque contravvenente e per ogni volta di venti soldi di bolognini”.

    Sullo stesso tema ancora più interessante appare la cinquantaduesima rubrica dello stesso decimo libro che, per quanto breve, rivela la motivazione fondamentale che ha reso Bologna la città dei portici. A partire dal XIII secolo anche qui come in altri comuni cittadini si vollero impedire le invasioni di suolo pubblico con cui in precedenza si erano edificati i portici, ma, mentre altrove si proibirono nuove edificazioni, a Bologna si impose addirittura che si continuassero a costruire portici sul fronte strada degli edifici, non più ovviamente sul suolo pubblico, bensì su quello privato, dove peraltro doveva essere consentito il transito di tutti. Con questa inversione di competenze e di uso degli spazi porticati – dal suolo pubblico invaso dall’uso privato, al suolo privato che diveniva di uso pubblico – si ottenevano molteplici scopi. L’utilità degli spazi protetti veniva estesa affinché a giovarsene non fosse più soltanto il proprietario dello stabile, ma tutta la comunità; contemporaneamente, con la spettanza privata della proprietà, si scaricava su di essa sia l’onere della costruzione sia quello ben più gravoso, significativo e prolungato della manutenzione. Sui portici da farsi nella città e nei borghi:

    «Stabiliamo che tutti i soggetti e i sottostanti agli ordinamenti del comune di Bologna che abbiano nella città o nei borghi case o casamenti senza portici che sono soliti avere portici, tali portici se non sono stati fatti siano tenuti a fare e a completare, cioè ciascuno per la sua facciata con un’unica sponda del muro verso il casamento a pena e bando ad arbitrio del podestà, se poi si siano fatti siano mantenuti in perpetuo a spese di coloro dei quali sono i casamenti predetti».

    Protagonisti

    Giovanni Giacomo Monti (1620 – 1692)

    Architetto, scenografo e pittore italiano, fu allievo di Agostino Mitelli, il principale esponente della corrente pittorica della quadratura, che prevede la creazione di effetti illusionistici nei soffitti grazie alle prospettive ed alla rappresentazione di architetture. La sua collaborazione con Baldassarre Bianchi gli valse ingaggi per le più celebri corti italiane, come gli Este e i Gonzaga, per i quali realizzò anche apparati effimeri per tornei, rappresentazioni teatrali e allestimenti cittadini. Dopo il 1665 Monti torna a Bologna e si dedica all’architettura, tenendo ben presente l’esperienza da scenografo per creare forte spettacolarità. Tra le tante committenze e opere realizzate a Bologna va ricordato il suo ruolo nella costruzione del portico di S. Luca, che da Porta Saragozza sale al santuario, che comportò un significativo intervento urbanistico aggiunto ad un adeguamento del suo indirizzo stilistico, più consono a esigenze devozionali di sapore controriformato, senza perdere la suggestione ottica.

    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

    Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!»

    Stendhal, Voyages en Italie, 1826

     

    Di Bologna amo i portici traboccanti, l’aria di libertà e entusiasmo, le note di Guccini, il profumo di buono e il suo essere ponte tra le persone.

    Fabrizio Caramagna

     

    Bologna è tra le città più belle d’Italia e d’Europa. Non esiste città che le assomigli, e che possa sostituirla. E’ bella per la carica, per l’abbondanza del colore; e il colore che la satura è prevalentemente il rosso o il rossastro. Firenze è magra, longilinea. Invece a Bologna, i portici, gli archi, le cupole, tutto fa pensare a una rotondità carnosa.

    Guido Piovene

    Legami tra i siti Unesco italiani

    I portici di Bologna e... Barumini

    I nuraghi di Barumini rappresentano una tipologia edilizia, unica e caratterizzante di una località e di un paesaggio. Contrariamente al caso di Barumini in cui la tipologia edilizia è legata strettamente ad un unico periodo storico, i portici a Bologna sono una costante dal Medioevo ai giorni nostri.

    I portici di Bologna e... i Trulli di Alberobello

    La tipologia edilizia del trullo è diffusa in tutta la zona rurale pugliese e ha origini antichissime. La sua massima diffusione e concentrazione nell’area di Alberobello avviene dal XVI sec. La presenza dei trulli si è mantenuta nel tempo fino creare un paesaggio culturale unico. La stessa cosa può dirsi a Bologna per i portici che però variano stilisticamente nelle diverse epoche storiche divenendo allo stesso tempo una costante urbana e una variante cronologica stilistica.

    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Bocchi F., I Portici di Bologna e l’edilizia civile medievale, Bologna, Grafis Edizioni, 1990.

    Bocchi F., Bologna e i suoi portici. Storia dell’origine e dello sviluppo, Bologna, Grafis Edizioni, 1995.

    A.A. V.V., I portici di Bologna nel contesto europeo, Bologna, Luca Sossella edizioni, 2015. A cura di Bocchi F. e Smurra R.

     

    Nel Web
    Webgrafia

    https://whc.unesco.org/en/list/1650/http://comune.bologna.it/portici/beni

  • Valore UNESCO

    Il bene seriale si compone di dodici componenti costituite da insiemi di portici e di edifici legati a essi, tutti nel Comune di Bologna e realizzati dal XII secolo a oggi. I portici inseriti nel sito sono considerati i più rappresentativi tra quelli della città. Alcuni sono realizzati in legno, altri in pietra o mattoni e altri ancora in cemento armato. I portici sono sempre stati luoghi utili per camminate riparate in caso di brutto tempo e spazi privilegiati per le attività legate al commercio perché coprono strade, piazze, vialetti e camminamenti. I portici inseriti nel sito rappresentano tutti insieme diverse tipologie di costruzione, funzioni urbane e sociali e periodi storici. Sono l’elemento caratteristico dell’identità della città di Bologna.

    Le caratteristiche del sito

    Bologna ha ben 62 chilometri di portici. Nessun’altro luogo al mondo ne ha altrettanti. È straordinario anche il fatto che i portici siano stati costruiti in città dal XII secolo fino ai giorni nostri, andando così a creare un vero e proprio catalogo di forme architettoniche diverse fra loro per stile, materiali, tipologia edilizia, funzione, ruolo urbano. In molte altre città in Italia, in Europa e nel mondo, il portico è presente, ma mai in modo così costante nel tempo e differenziato nelle forme come a Bologna.

    Grazie ad alcune leggi scritte in epoca medievale, i portici a Bologna hanno potuto resistere per molto tempo e diventare luogo di relazione tra le persone.

    Le 12 componenti inserite nel sito sono tutte necessarie per rappresentare i valori del sistema porticato bolognese, perché ciascuna rappresenta caratteristiche specifiche all’interno della città.

    Per saperne di più

    Le origini dei portici a Bologna

    I portici di Bologna sono nati in modo spontaneo nel medioevo per poter aumentare la superficie abitabile delle case senza pagare tasse sul suolo pubblico. La prima testimonianza storica risale all’anno 1041. Quando i piani superiori delle abitazioni venivano allargati troppo sfruttando il prolungamento delle travi portanti del solaio diventava necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, creando i portici.

    I portici offrono riparo dal brutto tempo e dal troppo sole, spazio aggiunto per le attività commerciali e artigiane e rendono più abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia delle strade. Nei secoli successivi, il numero dei portici aumentò perché sempre più persone venivano ad abitare in città: studenti e professori dell’Università e contadini che non riuscivano più a lavorare nelle campagne. La massima espansione dei portici si ebbe dal 1288, quando uno Statuto del Comune stabilì che tutte le nuove case dovessero essere costruite con il portico e quelle già esistenti lo aggiungessero. Al proprietario veniva quindi offerta la possibilità di ampliare la propria abitazione; in cambio avrebbe contribuito a rendere più comode e pulite le vie della città. Nel testo troviamo anche le misure dei portici: dovevano essere alti almeno 7 piedi bolognesi (2,66 metri) e larghi altrettanto, per permettere il passaggio di un uomo a cavallo. Queste direttive non furono però rispettate nelle zone più povere, in cui i portici venivano costruiti con altezze decisamente inferiori. Gli statuti del 1352 imposero un’altezza e una profondità di 10 piedi (3,60 metri) per i nuovi edifici.

    Nonostante le leggi sull’obbligo di realizzare i portici (che) rimasero in vigore nel tempo, alcune nobili famiglie della città vollero distinguersi e chiesero una dispensa per evitare di costruire la propria casa con portico; sono esempio di questa pratica i palazzi Davia-Bargellini, Fantuzzi, Bevilacqua, Bentivoglio.

    Le città nel Medioevo

    Il sistema delle strade della città che si sviluppa dal Medioevo è legato a molti fattori: sfruttare lo spazio delle vie già esistenti, per motivi legati alle attività economiche o per la presenza di mura o fossati.

    Gli isolati sono costituiti grazie all’aggregazione di più abitazioni o edifici pubblici accostati l’uno all’altro sul fronte della strada. Le aree verdi, come giardini e cortili, si trovano all’interno degli isolati o nei chiostri dei conventi. La vita pubblica delle strade viene di fatto separata dalla vita privata. Unico elemento di mediazione tra queste due sfere sono i portici.

    Nel Medioevo, la massa della popolazione cittadina era costituita da inservienti, stallieri, osti, mugnai, lavandai, cantinieri, garzoni, sellai, facchini, camerieri, calzolai, muratori, artigiani e bottegai. La tipologia della casa ottimale è quella che vede la coincidenza del luogo di lavoro con quello di residenza.

    Da qui nasce il concetto di casa-bottega che vede nel portico, il prolungamento aperto al pubblico dell’attività commerciale o artigianale del proprietario della casa.

    Materiali di costruzione

    I portici di Bologna sono stati realizzati nell’arco di ottocento anni. I materiali utilizzati sono stati quindi diversi a seconda del periodo storico. In principio i erano realizzati in legno; quelli che sono ancora visibili sono di epoca medievale e restaurati all’inizio del Novecento. Con un decreto del 1568 viene dato il permesso e fortemente consigliato di utilizzare laterizio o pietra per rendere la struttura più stabile e sicura. Per i portici più moderni del Novecento viene utilizzato il cemento che permette una maggiore libertà stilistica.

    I portici inseriti nel sito e le loro caratteristiche

    Le 12 componenti selezionate tra i 62 Km di portici bolognesi riassumono l’intero sistema dei portici con le loro diverse funzioni. Sono: Santa Caterina e Saragozza; Santo Stefano e Mercanzia; Baraccano; Galliera; Pavaglione, Banchi e Piazza Maggiore; San Luca; Università e Accademia; Certosa; Cavour, Farini e Minghetti; “Treno della Barca”; MAMbo; Strada Maggiore.

    I Portici residenziali di Santa Caterina e Saragozza sono collegati a piccole case popolari. De sempre sono utilizzati da piccole attività artigianali. Tra questi va ricordato il portico più stretto della città, appena 95 centimetri di larghezza, che si trova in via Senzanome. La Piazza Porticata di Santo Stefano e Mercanzia unisce la Basilica di Santo Stefano e il Palazzo della Mercanzia. Questo palazzo era il foro mercantile e il luogo dove venivano amministrate le questioni in ambito mercantile e controllata la compilazione dei libri contabili dei commercianti. Il Portico del Baraccano comprende una serie di portici costruiti tra il XVI e il XVII secolo per creare un percorso coperto caratterizzato da prospettive ed effetti scenografici secondo il gusto e la moda del periodo di realizzazione. La Strada porticata di Galliera affianca quello che era il cardo massimo della città romana. Su questa via si affacciano i palazzi delle famiglie più importanti del Rinascimento bolognese che utilizzano le decorazioni ricche dei portici per affermare il loro prestigio e, allo stesso tempo, per creare un’area residenziale esclusiva per l’aristocrazia della città.

    I Portici commerciali del Pavaglione e dei Banchi e Piazza Mercato sono composti da tre parti: il portico del Pavaglione, lungo 139 metri, che deve il suo nome al mercato di bachi da seta (Pavajon in dialetto bolognese significa appunto Padiglione dove si svolgevano le trattative), il portico dell’Archiginnasio, in origine sede dell’Università, e i portici delle strutture circostanti, che furono costruite per collegare le due strutture precedenti. Il portico di San Luca inizia in città e termina presso il Santuario della Madonna di San Luca. È il portico più lungo mai realizzato; misura 3.796 metri. La sua funzione è devozionale: accompagna in una via coperta i pellegrini fino al santuario. Il portico fu costruito tra il 1674 e il 1721 sotto la direzione dell’architetto Gian Giacomo Monti con il contributo dell’intera cittadinanza. Lungo il portico si possono ammirare le quindici piccole cappelle in cui sono dipinti i misteri del Rosario.

    I Portici di Università e Accademia sono il centro della vita studentesca della città da oltre 200 anni.

    La sede moderna dell’Università di Bologna risale all’epoca napoleonica e il suo nucleo corrisponde al perimetro di quest’area del sito. Il Portico della Certosa è quello del Cimitero. Fu progettato dopo l’editto napoleonico di Saint- Cloud del 1804 che stabiliva che i luoghi di sepoltura fossero posti fuori dalle mura cittadine. Il portico si ispira alle antiche strade sepolcrali romane, con l’aggiunta dei portici, la “copertura” tipica di Bologna. I Portici Cavour, Farini e Minghetti fanno parte di un progetto di riqualificazione ottocentesca della città storica. Gli edifici collegati a questi portici sono borghesi e signorili e furono un modello per la progettazione dei quartieri commerciali porticati nella città europea di fine Ottocento. Il Treno della Barca è lunghissimo edificio porticato di edilizia popolare moderna del 1962.  Rappresenta una rielaborazione in chiave moderna del tradizionale portico bolognese in una zona periferica della città.

    Edificio porticato del MAMbo comprende il portico novecentesco dell’antico forno pubblico, oggi sede del Museo di Arte Moderna di Bologna testimonia la presenza costante del portico monumentale nelle grandi opere pubbliche di riqualificazione urbana dei primi del Novecento in una parte della città dedicata alle attività industriali. I Portici trionfali di Strada Maggiore seguono l’asse viaria principale per la città fin dall’epoca romana. Le fonti la descrivono come strada “nobile” per eccellenza grazie alla concentrazione qui di residenze signorili e come strada “trionfale”. Fanno parte di questo sistema di portici quello di Casa Isolani, probabilmente il più antico portico medievale ancora esistente in una città europea, il portico e il quadriportico della Chiesa di Santa Maria dei Servi e il cosiddetto portico degli Alemanni, primo esempio di via coperta fuori delle mura della città.

    Protagonisti

    Giovanni Giacomo Monti (1620 – 1692)

    Architetto, scenografo e pittore italiano, fu allievo di Agostino Mitelli, il principale esponente della corrente pittorica della quadratura, che prevede la creazione di effetti illusionistici nei soffitti grazie alle prospettive e alla rappresentazione di architetture. La sua collaborazione con Baldassarre Bianchi gli valse ingaggi per le più celebri corti italiane, come gli Este e i Gonzaga, per i quali realizzò anche apparati effimeri per tornei, rappresentazioni teatrali e allestimenti cittadini. Dopo il 1665 Monti torna a Bologna e si dedica all’architettura, tenendo ben presente l’esperienza da scenografo per creare forte spettacolarità. Tra le tante committenze e opere realizzate a Bologna va ricordato il suo ruolo nella costruzione del portico di S. Luca, che da Porta Saragozza sale al santuario, che comportò un significativo intervento urbanistico aggiunto a un adeguamento del suo indirizzo stilistico, più consono a esigenze devozionali di sapore controriformato, senza perdere la suggestione ottica.

    Legami tra i siti Unesco italiani

    I portici di Bologna e... Barumini

    I nuraghi di Barumini rappresentano una tipologia edilizia, unica e caratterizzante di una località e di un paesaggio. Contrariamente al caso di Barumini in cui la tipologia edilizia è legata strettamente ad un unico periodo storico, i portici a Bologna sono una costante dal Medioevo ai giorni nostri.

    I portici di Bologna e... i Trulli di Alberobello

    La tipologia edilizia del trullo è diffusa in tutta la zona rurale pugliese e ha origini antichissime. La sua massima diffusione e concentrazione nell’area di Alberobello avviene dal XVI sec. La presenza dei trulli si è mantenuta nel tempo fino creare un paesaggio culturale unico. La stessa cosa può dirsi a Bologna per i portici che però variano stilisticamente nelle diverse epoche storiche divenendo allo stesso tempo una costante urbana e una variante cronologica stilistica.

    Glossario
    Glossario

    Bene seriale – questa espressione indica un sito Patrimonio Mondiale composto da una serie di luoghi.

    Suolo pubblico – sono le strade, i corsi, le piazze e tutti i beni che appartengono al demanio, ai Comuni e alle Province.

    Travi portanti – strutture interne che permettono di sostenere i piani superiori di un edificio.

    Solaio – s.m., è un piano orizzontale che sostiene il tetto o i piani superiori di un edificio.

    Statuto – s.m., è un atto giuridico, un insieme di norme o leggi che indica i principi fondamentali che riguardano l’organizzazione di uno stato.

    Rimanere in vigore – espressione con cui si indica la continuità di valore di una legge o norma.

    Laterizio – s.m., materiali da costruzione, mattoni.

    Foro mercantile – luogo dedicato alla compravendita di beni e ad attività commerciali.

    Libri contabili – sono registri in cui viene tenuta monitorata la contabilità aziendale.

    Devozionale – agg. si dice di qualsiasi cosa legata alla meditazione religiosa.

    Quadratura – s. f., tecnica pittorica che prevede la creazione di effetti illusionistici nei soffitti grazie alle prospettive e alla rappresentazione di architetture. Questa tecnica fa apparire i soffitti come aperti verso altri spazi che sono però solo dipinti. È tipica dello stile barocco.

    Garzone – s.m., giovane di bottega addetto ai lavori più umili.

     

Iscrizione UNESCO

2021, Fuzhou (China)/Online meeting, 44° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale.

Sito Culturale
Centro Storico-Città d’arte, Età Medievale
Italia nord-orientale. Regione Emilia Romagna.

Criteri di Iscrizione

(iv): la serie dei portici di Bologna, selezionati nel contesto del sistema porticato che permea la città storica e ha significative presenze nella città contemporanea, rappresenta in maniera esemplare una tipologia architettonica di antica origine e ampia diffusione, mai abbandonata fino ad oggi, ma in continua evoluzione attraversando le fasi storiche delle trasformazioni urbane.
La serie rappresenta esemplarmente, nelle varie declinazioni cronologiche, tipologiche e funzionali, una varietà di tipologie edilizie porticate, diffuse tra le abitazioni civili della classe operaia e le residenze aristocratiche, le fabbriche pubbliche e religiose, che sono state sviluppate dal XII secolo all’epoca contemporanea. Fu impiegata una gamma ampia di materiali e stili che sussiste ancora oggi come risultato di una città che si espande e cambia nel tempo.

Integrità
Le 12 componenti che compongono il bene seriale, nel loro insieme, garantiscono una rappresentazione completa del bene, includendo tutti gli attributi e le caratteristiche a sostegno del suo Valore Eccezionale Universale.
Le parti componenti riescono a rappresentare pienamente le diverse funzioni sociali legate agli strumenti di attuazione che caratterizzano i criteri di progettazione, i materiali da costruzione, le tecniche architettoniche.
L’integrità cronologica è rappresentata dalla serie che ripristina integralmente l’arco cronologico che ha caratterizzato la continuità di costruzione e manutenzione del portico nella città di Bologna (dal XII al XXI secolo).
L’integrità funzionale di tutti i ruoli urbani legati ai portici è stata mantenuta anche considerando le
trasformazioni e gli sviluppi della città nel corso dei secoli.
Anche l’integrità strutturale è verificata, sia dal punto di vista urbano che architettonico. La struttura
urbana nel suo complesso ha mantenuto il suo assetto originario ed è facilmente riscontrabile anche nei portici selezionati: le caratteristiche costruttive originali sono identificabili, pur avendo subito restauri o ricostruzioni nel corso dei secoli. In generale, l’insieme della legislazione esistente in Italia, composta da leggi di tutela nazionali, regionali e locali, contribuisce alla corretta conservazione e valorizzazione dei portici, talvolta come elementi separati, talvolta come porzione di un insieme più ampio, contribuendo anche al mantenimento dell’integrità visiva.
Non ci sono prove di pressioni che danneggino l’integrità.
Autenticità
Ogni componente del bene seriale è illustrato da iconografie storiche, dipinti, incisioni, disegni progettuali, oltre a numerose fotografie d’epoca che accrescono la conoscenza della forma e del design, delle tecniche costruttive, dei materiali, talvolta anche dell’identità dei progettisti. Il vasto patrimonio documentario illustra come Bologna abbia sempre avuto nuovi spazi porticati, secondo le nuove trasformazioni urbanistiche che hanno cambiato la città nel tempo. La straordinaria corrispondenza del passato collabora ad affermare il ruolo dei componenti del sistema e come questi, con le loro caratteristiche, contribuiscano al valore universale dell’immobile.
Lo sviluppo urbanistico del sistema porticato nelle sue 12 componenti è perfettamente leggibile, come la disposizione originale di ogni componente. Le testimonianze materiali sulla proprietà corrispondono ancora fedelmente alle tappe dello sviluppo della città. Inoltre, i portici attuali sono fedeli al progetto originale e mantengono le stesse caratteristiche; ciò permette di mantenere la loro autenticità anche dove sono stati necessari lavori di restauro.
L’uso sapiente di materiali durevoli, principalmente la pietra, ha permesso la conservazione costruttiva durante i secoli. Questo approccio ha assicurato uno straordinario stato di conservazione della maggior parte dei portici selezionati. Tuttavia, essendo stata una delle città italiane più bombardate durante la seconda guerra mondiale, Bologna è stata sottoposta a restauri piuttosto estesi, che hanno sempre mirato a mantenere la sua autenticità originale.
L’autenticità funzionale è sempre stata mantenuta; grazie allo Statuto del 1288, l’elemento del portico è stato mantenuto dalla fine del XIII secolo fino ad oggi. La funzione pubblica dell’area porticata coperta è infatti una costante nei secoli, anche se è di proprietà privata.
I portici sono oggetti architettonici che si relazionano sia con lo spazio pubblico circostante che con
l’edificio di cui fanno parte. Il sistema di gestione pubblico-privato (proprietà privata, uso pubblico) è stato mantenuto e implementato nel corso dei secoli.
Questa caratteristica si riflette nell’autenticità dello “spirito e del sentimento”; per il significato che i portici avevano e hanno ancora oggi per la comunità come luogo di eccellenza per la vita sociale, le relazioni e gli scambi.
Estensione del bene


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