Le Residenze della Casa Reale di Savoia in Piemonte

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

Le Residenze della casa reale dei Savoia, situate a Torino e dintorni, rappresentano un panorama completo dell’architettura monumentale europea del XVII e XVIII secolo, usando stile, dimensioni e spazi che illustrano eccezionalmente la dottrina prevalente della monarchia assoluta in termini materiali.

  • Valore UNESCO

    Nel 1563, Torino divenne la capitale del Ducato di Savoia. Nei secoli seguenti, la città si affermò come grande centro europeo, e venne investita da un programma di rinnovamento monumentale attraverso la costruzione di regge, palazzi e castelli nell’area urbana, nelle immediate vicinanze di Torino, e, in seguito, nelle terre rurali della regione. Le residenze sabaude furono l’espressione materiale della monarchia assoluta e sono oggi la testimonianza dell’architettura monumentale moderna europea; il casato incaricò i migliori architetti e artisti – tra cui Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini, Filippo Juvarra, Michelangelo Garove, Benedetto Alfieri, Daniel Seiter, Francesco Solimena, Sebastiano Ricci, Charles André Vanloo, Claudio Francesco Beaumont – di realizzare capolavori insuperabili.

    La “Zona di Comando” a Torino
    Il razionale e il meraviglioso sono le due cifre nelle quali è da leggere la Torino sabauda, nel doppio registro urbanistico e simbolico: l’impianto urbanistico, ridisegnato sotto il segno della linearità di matrice illuminista che dispone le regge governative in un bell’ordine da parata militare, si accompagna a uno spettacolo pirotecnico di sfarzo e ricchezza che interessa saloni, arredi, giardini, fontane. La colossale operazione di propaganda inizia con Emanuele Filiberto, si rafforza con il suo successore Carlo Emanuele I e si sviluppa nei secoli seguenti fino al XIX secolo. Quando nel 1713, Vittorio Amedeo II acquista il titolo regio, si predilige un’iconografia mitologica e allegorica a esaltazione della gloria e della virtù dei sovrani, perfettamente allineata con il gusto estetico dell’Ancient Régime. L’impronta barocca, attraverso i suoi simboli e immagini tipiche, riesce nel compito di stupire l’Europa intera e allineare la Casata dei Savoia alle grandi dinastie regnanti dell’epoca. Il monumento più ampio della Zona di Comando è Palazzo Reale, che è il centro attorno al quale vanno considerate le strutture vicine: Palazzo Chiablese, la Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, le Segreterie di Stato, l’Archivio di Stato, il Teatro Regio, l’Accademia Militare, la Cavallerizza Reale e la Regia Zecca. L’idea originaria di un complesso unitario è opera di Amedeo di Castellammonte. La Zona di Comando comprende anche Palazzo Madama, che assolse innumerevoli funzioni: fortezza, residenza ducale, ufficio di governo, sede del senato, prigione, museo e osservatorio astronomico. Situato nella centrale Piazza Castello, è una dimora dalla storia millenaria, poiché qui si trovava la porta romana orientale della città (I secolo d.C.), che venne poi fortificata e modificata fino a tramutarsi in castello nel XIII secolo. Il castello vide nozze e ricevimenti e ospitò appartamenti di rappresentanza. Nel 1718 il geniale Architetto Regio Filippo Juvarra riprogettò la facciata del palazzo nella forma che conserva attualmente e che mostra echi di Palazzo Barberini e della facciata verso il giardino di Versailles. Nel 1832, su iniziativa di Carlo Alberto ospitò la Reale Galleria o Pinacoteca Sabauda. Sempre nelle vicinanze di Piazza Castello, si trova Palazzo Carignano, progettato da Guarino Guarini e costituito tra il 1679 e il 1685 per i principi di Savoia Carignano. È uno splendido esempio di barocco europeo, con la sinuosa facciata in cotto e gli spettacolari appartamenti barocchi recentemente restaurati e dove vi fu anche lo studio del conte di Cavour. Dal 1848 il palazzo fu sede del Parlamento Subalpino e ospitò il primo Parlamento italiano, legandosi per sempre all’epoca del Risorgimento italiano.
    La “Corona di Delizie” e “Le residenze di caccia”
    La Casa Savoia aveva la necessità di luoghi sfarzosi dove sistemare la corte e trasferirsi in occasione di feste e balli o dove praticare l’arte venatoria, così tra il XVI e il XVIII secolo realizzò una serie di delizie extraurbane. Talvolta rifacendo palazzi già esistenti, talaltra edificando nuove teatrali residenze, simbolo dello stato e nel quadro di una unitaria organizzazione amministrativa e viaria del territorio.
    Il Castello del Valentino
    Il Castello del Valentino ebbe origine da una villa fluviale sul fiume Po che venne acquistata nel 1564 da Emanuele Filiberto; nel 1620 la dimora fu trasformata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte in maison de plaisance per volere di Cristina di Francia. Il suo aspetto ricorda i castelli francesi, con quattro torri a base quadrata e tetto acuto.

    La Villa della Regina è un complesso scenografico dotato di vigna e giardini all’italiana. Il progetto seicentesco di Ascanio Vitozzi si ispirava alle antiche ville romane e venne commissionato dal principe cardinale Maurizio di Savoia; a metà Seicento, all’epoca della principessa Ludovica, furono ingranditi i giardini e gli appartamenti, decorandoli a nuovo. Per volere di Vittorio Amedeo II e Anna Maria d’Orleans, la Villa fu rimodernata e assunse il suo aspetto definitivo arricchendosi degli interventi dei grandi artisti della corte sabauda, Juvarra, Seyter, Somasso, Crosato, Giaquinto, Dallamano.

    Il Castello di Moncalieri e il Castello di Rivoli nacquero da esigenze difensive e si tramutarono poi in splendide residenze per gli svaghi di duchesse e principi. Il Castello di Rivoli in origine roccaforte medievale sulla collina all’inizio della Val di Susa, venne poi ampliato nel Seicento con la costruzione della Manica Lunga, un’ala destinata alla Pinacoteca ducale. Subì gravi danneggiamenti da parte dell’esercito francese nel 1693, ma venne interessato da un grandioso progetto di ricostruzione nel ‘700 – a firma di Juvarra e rimasto tuttavia incompiuto – quando Vittorio Amedeo II, insignito del titolo reale, lo rese uno dei luoghi principali della sua corte e vi celebrò molti avvenimenti importanti del regno.

    Il Castello di Venaria Reale
    Il Castello di Venaria Reale è frutto di un grandioso progetto che interessò: la reggia monumentale, 600 ettari di giardini, il borgo di Venaria, i boschi del Parco La Mandria, dove già dall’inizio del XVIII secolo i duchi di Savoia vi allevavano i propri cavalli, da sella, da caccia e da carrozza. Il castello di Venaria Reale sorse a metà del Seicento sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte, che ideò lo scenografico palazzo assieme ai giardini all’italiana, terrazzati e ornati di fontane, statue, scalinate. Allo scadere del secolo, si aprì un periodo di rinnovamento per la Venaria Reale: Vittorio Amedeo II volle che i giardini fossero ancora più stupefacenti e incaricò Juvarra di ampliare la reggia, che venne esaltata dalla famosa Galleria Grande o di Diana. Il risultato fu uno scenario da far invidia al re di Francia, nel gusto barocco amato dall’Ancient Régime. Scuderie, citronerie, padiglioni di equilibrate armonie, vasche per naumachie si fusero al paesaggio, mentre i giardini si aprivano all’orizzonte. Il XIX secolo vide l’inizio del declino della Venaria Reale, che venne trasformata in caserma con l’occupazione napoleonica e rimase luogo militare fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Un triste periodo di abbandono e depredazioni si chiuse solo nel 1999 con l’inizio di un grandioso cantiere di restauro, concluso nel 2007. Si tratta di uno dei maggiori interventi di recupero e conservazione di beni culturali mai effettuato in Europa, che ha ripristinato stucchi, affreschi, giardini, peschiere, scuderie e reso il complesso nuovamente visitabile e luogo di esposizioni ed eventi culturali.
    La Palazzina di Caccia di Stupinigi
    La Palazzina di Caccia di Stupinigi è meravigliosa, teatrale, sontuosa e dista solo 10 km da Torino. Opera di Juvarra che iniziò i lavori nel 1729, venne completata da Benedetto Alfieri divenendo un gioiello del rococò europeo. Vera e propria reggia, è caratterizzata, è caratterizzata da un corpo centrale a croce di Sant’Andrea, il cui nucleo è il grande salone delle feste; lateralmente si sviluppano le originali fabbriche degli ampi bracci laterali. Fu luogo prediletto per i matrimoni della Casa di Savoia e venne scelta da Napoleone come propria residenza.
    “I luoghi di villeggiatura” ottocenteschi

    Nell’Ottocento, la Casa Sabauda volle dotarsi di una serie di nobili residenze di villeggiatura dove trascorrere i periodi estivi, circondata dal verde delle campagne piemontesi. La dinastia così restaurò e ampliò dimore già esistenti dislocate nel territorio.

    Il Castello di Agliè, di fondazione medievale, si trova ad una quarantina di chilometri a Nord di Torino. È dotato di serre e di un ampio parco; con le sue oltre 300 stanze dai disparati allestimenti, testimonia i gusti di duchi, principi e reali nel corso dei secoli.

    Il Borgo Castello della Mandria venne progettato come luogo destinato agli allevamenti di cavalli per la corte sabauda, nel grandioso complesso costituito dal Parco e dalla Reggia di Venaria Reale.

    Il Castello di Racconigi rivestiva un ruolo strategico importante, poiché si trovava sul collegamento tra Torino e Cuneo. Fu dal Seicento residenza del ramo Savoia Carignano, i quali incaricarono Guarino Guarini di ampliamenti dell’edificio. Nel Settecento il castello fu investito da un rinnovamento in stile neoclassico, mentre nel secolo successivo il parco fu trasformato in “giardino romantico all’inglese” dall’architetto paesaggista Xavier Kurten, il quale intervenne, sempre su incarico di Carlo Alberto, anche nei parchi del Castello di Agliè e del Castello di Pollenzo. A Racconigi, Kurten fu “direttore del Parco Reale” e lavorò assieme all’artista Pelagio Palagi, realizzando capolavori come le serre neogotiche, la Cascina del cacio e della Margaria.

    Il Castello di Pollenzo si configurò tra il 1832 e il 1849 come tenuta reale voluta da Carlo Alberto, dedicata allo sviluppo vitivinicolo del territorio. Il Castello e il Parco acquistarono un aspetto neogotico e romantico. Anche il centro di Pollenzo fu investito da un rinnovamento architettonico, mentre nelle vigne e nelle cantine del Castello si sperimentavano le tecniche di vinificazione dei vini rossi delle Langhe. Grazie ad un progetto di Slow Food, oggi il Castello ha mantenuto l’originale vocazione agricola e ospita l’Università di Scienze Gastronomiche, la Banca del Vino e l’albergo dell’Agenzia.

    Il Castello di Govone ha origini medievali. I conti Solaro – antica famiglia piemontese – alla fine del Seicento gli conferirono l’odierno aspetto barocco. Successivamente, venne frequentato da Carlo Felice come residenza estiva; a tale periodo risalgono gli arredi e le decorazioni a tema mitologico del salone d’onore e degli appartamenti. Il Castello era circondato da giardini all’italiana, classici e geometrici, che vennero trasformati, su progetto di Xavier Kurten, in un parco all’inglese, dove si accentuavano gli aspetti scenografici della natura con fontane, cascate, collinette e boschi artificiali. Recentemente è stato ripristinato il settecentesco roseto e il Castello è famoso per le spettacolari fioriture primaverili di tulipani.

    Per saperne di più
    Palazzo Reale
    Il primo progetto seicentesco è di Ascanio Vitozzi su incarico del duca Carlo Emanuele I, ma nei secoli a seguire la reggia subì molti interventi e ampliamenti anche ad opera di Filippo Juvarra. Soffitti in legno dorato, pavimenti ad intarsio, boiserie, opere ebanistiche, specchi, stucchi, dipinti, porcellane e arazzi celebrano la magnificenza sabauda. Si accede al primo piano nobile dallo Scalone d’onore, dove si trovano appartamenti e sale di rappresentanza: il Salone d’Onore, la Sala del Trono, la Sala da Pranzo, il Gabinetto Cinese e la Scala delle Forbici – questi ultimi sono opera geniale di Juvarra. Sempre al primo piano nobile si trova la Galleria e la Cappella della Sindone, progettata da Guarino Guarini nel 1667, dove venne conservata la preziosa reliquia cristiana fino al 1997. Al secondo piano nobile vi è l’Appartamento dei Principi di Piemonte, un insieme di ambienti destinati ai sovrani organizzati secondo il cerimoniale di corte e articolati in sale di rappresentanza e spazi privati, come lo studio e la camera da letto. In occasione di nozze reali, l’appartamento fu via via interessato da riqualificazioni.
    Un sistema monumentale regale che disegna il paesaggio piemontese
    Il Sito è composto da 22 residenze, delle quali 13 si trovano all’interno della città di Torino, mentre le altre sono diffuse tra la provincia di Torino e la provincia di Cuneo. Osservando la localizzazione delle residenze sulla mappa geografica regionale, si vede come esse siano distribuite in modo radiale rispetto alla capitale, seguendo un piano complessivo articolato in tre macroaree. Nello spazio urbano si trova il nucleo centrale, anche chiamato “Zona di Comando”, poiché vi sono collocati i palazzi destinati all’esercizio del potere politico e amministrativo centrale. In una ampia fascia che circonda la città e si snoda nei terreni extraurbani, è situata la “Corona di Delizie” e “Le residenze di caccia” che avevano il compito di ospitare la corte nei suoi nobili svaghi e di celebrare il casato reale con la loro magnificenza. Infine, vi sono le residenze che divennero i luoghi di villeggiatura ottocenteschi per la corte e che sono disseminate nel paesaggio piemontese. Tale disposizione fa comprendere il disegno complessivo della Casata sabauda di esprimere l’antichità, il potere e il prestigio della dinastia con un sistema monumentale radicato nel paesaggio e in grado di riprofilarne il volto attraverso nuove costruzioni, interventi su edifici preesistenti, modifiche della rete viaria, trasformazioni dei centri abitati vicini alle residenze.
    Torino nel Gran Tour d’Italia
    La corte di Torino alla fine del Settecento era inserita tra le mete artistiche del Grand Tour della nobiltà europea; era considerata un centro socialmente e politicamente di alto prestigio, dove i rampolli delle èlite aristocratiche avevano occasioni educative, si potevano incrontrare personalità importanti, visitare luoghi eccezionali e osservare straordinarie collezioni artistiche.
    Protagonisti
    Carlo Emanuele I
    Carlo Emanuele I (Rivoli, 1562 – Savigliano, 1630) L’erede di Emanuele Filiberto e Margherita di Valois venne alla luce nel Castello di Rivoli il 12 gennaio del 1562. Superò l’infanzia nonostante le preoccupazioni dei genitori per la sua costituzione gracile e successe al padre sul trono nel 1580. Fu tra i protagonisti nella scacchiera politica e militare dei regni europei; attuò un’abile strategia dinastica e consolidò il suo ducato, promuovendo il commercio, le arti, gli studi.
    Filippo Juvarra
    Filippo Juvarra (Messina, 1678 – Madrid, 1736)

    Fu architetto, urbanista e scenografo, tra i maggiori maestri del Barocco europeo del XVIII secolo. Il suo lavoro si concentrò nelle capitali di Torino e Madrid; il suo genio artistico e la sua capacità operativa gli permisero una carriera professionale segnata da un crescendo di successi. Possedeva una personalità gioviale, brillante, pragmatica, ironica che gli permise di entrare nelle grazie dei committenti reali del suo tempo ed ebbe successo perché le fonti lo descrivono come un lavoratore instancabile, esuberante, prodigioso, rapido e meticoloso. Ciò lo dimostrano anche i suoi taccuini di viaggio zeppi di disegni e progetti, e la sua copiosa produzione di disegni e tavole. La prima formazione la trascorse nella bottega orafa paterna; tra il 1704 e il 1714 lavorò a Roma sotto la guida di Carlo Fontana, dove acquisì una completa padronanza dei modelli architettonici antichi e moderni. Dal 1708 cominciò ad ottenere prestigiose committenze da cardinali e principesse, fino all’incontro con il re Vittorio Amedeo II di Savoia, nel 1714, che gli conferì l’incarico del rifacimento di Palazzo Reale di Messina. Iniziò così il duraturo rapporto con la dinastia Sabauda che portò Juvarra a Torino, come Architetto Regio. In un arco di circa vent’anni, Juvarra firmò la regia del programma di rinnovamento urbanistico e architettonico della Torino sabauda e del suo territorio e realizzò opere grandiose che gli aprirono le porte di altre corti reali europee. Progettò il nuovo Palazzo Reale di Madrid, dove egli dimostrò la capacità di progettare “in grande”, su temi monumentali e in relazione al paesaggio e al contesto urbano.

    Le origini del Ducato di Savoia
    La dinastia sabauda vantava un longevità secolare che aveva avuto inizio nel Tardo Medioevo. Il ducato di Savoia era composto da un aggregato di diverse aree e comunità, e si ripartiva in un versante francese ed uno italiano. I domini transalpini erano costituiti dalla Savoia, dalla Tarantasia e dalla Moriana, aree che appartenevano all’antico regno di Borgogna; anche la Valle d’Aosta, ancora francofona nel Tardo Medioevo, era sotto il controllo della Casa. I domini cisalpini erano costituti da ampi territori in Piemonte e in Lombardia, anche se questi ultimi vennero ottenuti con successive espansioni. I paesi perciò sotto il controllo sabaudo erano eterogenei, con forme diversificate di pressioni fiscali, dove l’iniziativa locale era ancora molto forte. Nel corso del Quattrocento e del Cinquecento, il ducato sabaudo fu un laboratorio politico estremamente innovativo, che vide il rafforzamento di una amministrazione unica e centrale, la quale fu poi all’origine dell’Italia unificata.
    Testimonianze d’autore
    Testimonianze

      Attendo con ansia tue notizie, quando ti sarai stabilito a Torino; i mesi che trascorrerai laggiù saranno decisivi. Gli esercizi dell’Accademia, le maniere di corte devono essere osservate ed acquisite, e intanto procederanno anche gli altri tuoi studi. Sono sicuro che non trascorrerai, né desidererai una sola ora d’ozio, poiché non riesco ad immaginare che tu possa trovare in qualsiasi altro momento della tua vita sei mesi tanto interessanti quanto quelli che trascorrerai a Torino”.

    Lord Chesterfield, L’educazione del gentiluomo. Lettere al figlio, a c. di R. Bernascone, Mondadori, Milano 1991, p. 109. (Il brano riportato proviene da una lettera del 1749, che il nobile inglese scrisse al figlio cadetto mandato a studiare all’Accademia Reale di Torino].

     

     “Per sollievo dell’animo più volte oppresso dalle continue cure del Governo dello Stato, et per honesto trattenimento de’ regij Figli fondò Madama Reale [Cristina di Francia] sù le rive dell’Eridano questo grand’Edificio [Castello del Valentino]; lo rese eccelso nell’altezza delle mura, mirabile nell’Architettura, florido ne’ Campi, steso ne’ Viali, ombroso nelle Selve, ricco negli ori, e vago non meno, che misterioso nelle Pitture”.

    Filindo il Costante, Accademico Solingo [Filippo di San Martino d’Agliè], Le delitie, relatione della Vigna di Madama Reale Christina di Francia, Torino 1667.

     

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Le Residenze sabaude in Piemonte e... il centro storico di Napoli
    L’eccelso architetto siciliano Filippo Juvarra lavorò lungamente al servizio dei Savoia, rendendo il loro patrimonio monumentale invidiabile ed equiparabile alle altezze trionfali delle corti moderne di Vienna, Parigi, Madrid, Lisbona. Tanto Torino quanto Napoli intrattengono un legame artistico grazie al rilievo che nella loro immagine monumentale ha lo stile Tardo Barocco.
    Le Residenze sabaude in Piemonte e... la Reggia di Caserta
    I due Siti Patrimonio Mondiale appartengono all’universo culturale dell’assolutismo e nel loro valore monumentale rappresentano il principio monarchico come fautore dello stato moderno. Nel 1750 Carlo III di Borbone, re di Napoli, affidò all’architetto Luigi Vanvitelli il compito di erigere a Caserta un Palazzo Reale circondato dall’ampio Parco che costituì il modello architettonico della reggia, tipico dell’ancien régime settecentesco.
    Note bibliografiche
    Bibliografia

    Casa Savoia: storia di una famiglia italiana, a c. di F.B. di Tornaforte, Milano, Electa, 2009

    Filippo Juvarra e l’architettura europea, a c. di A.Bonet Correa, B. Blasco Esquivias, G. Cantone, Electa, Napoli, 1998

    A. Barbero, Il ducato di Savoia. Amministrazione e corte di uno stato franco-italiano, Laterza, Bari, 2002

    P. Bianchi, La corte dei Savoia. Disciplinamento del servizio e delle fedeltà, in I Savoia. I secoli d’oro di una dinastia europea, a c. di W. Barberis, Torino, Einaudi, 2007

    P.P. Merlin, Tra guerre e tornei. La corte sabauda nell’età di Carlo Emanuele I, Torino, SEI, 1991

  • Valore UNESCO

    Nel 1563, Torino divenne la capitale del Ducato di Savoia. Nei secoli seguenti, la città si affermò come grande centro europeo, e venne investita da un programma di rinnovamento monumentale attraverso la costruzione di regge, palazzi e castelli nell’area urbana, nelle immediate vicinanze di Torino, e, in seguito, nelle terre rurali della regione. Le residenze sabaude furono l’espressione materiale della monarchia assoluta e sono oggi la testimonianza dell’architettura monumentale moderna europea; il casato incaricò i migliori architetti ed artisti – tra cui Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini, Filippo Juvarra, Michelangelo  Garove, Benedetto Alfieri, Daniel Seiter, Francesco Solimena, Sebastiano Ricci, Charles André Vanloo, Claudio Francesco Beaumont – di realizzare capolavori insuperabili.

    Un sistema monumentale regale che disegna il paesaggio piemontese
    Il Sito è composto da 22 residenze, delle quali 13 si trovano all’interno della città di Torino, mentre le altre si trovano tra la provincia di Torino e la provincia di Cuneo. Nello spazio urbano si trova il nucleo centrale,  chiamato “Zona di Comando”, poiché vi sono collocati i palazzi destinati all’esercizio del potere politico e amministrativo centrale. In una ampia fascia che circonda la città e si snoda nei terreni extraurbani, è situata la “Corona di Delizie”, “Le residenze di caccia” e i luoghi di villeggiatura ottocenteschi per la corte e che sono disseminate nel paesaggio piemontese. Il sistema monumentale delle residenze dei Savoia venne realizzato per dimostrare le antiche origini, il potere, la solidità e il prestigio della dinastia.
    La “Zona di Comando” a Torino
    I Savoia riorganizzarono la città di Torino poiché essa doveva essere il centro supremo del comando del ducato e in linea con la moda artistica in voga nelle corti reali europee dell’epoca, il gusto barocco caratterizzò molte delle opere realizzate e la città continuò a svilupparsi nei secoli seguenti fino al XIX secolo. Il fulcro della  ‘Zona di Comando’ è Palazzo Reale, che è il centro attorno al quale vanno considerate le strutture vicine: Palazzo Chiablese, la Biblioteca Reale, l’Armeria  Reale, le  Segreterie  di  Stato, l’Archivio di Stato, il Teatro Regio, l’Accademia Militare, la Cavallerizza Reale e la Regia Zecca. L’idea originaria è opera di Amedeo di Castellamonte. La Zona di Comando comprende anche Palazzo Madama, che riunisce un insieme di stili e assolse innumerevoli funzioni, di fortezza, residenza ducale, ufficio di governo, sede del senato, prigione, museo, osservatorio astronomico. Nel 1718 l’Architetto Regio, Filippo Juvarra, riprogettò la facciata del palazzo nella forma che conserva attualmente. Oggi è sede del Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Nelle vicinanze  si trova Palazzo Carignano, progettato da Guarino Guarini e costruito tra il 1679 e il 1685 per i principi di Savoia Carignano. È uno splendido esempio di barocco europeo. Dal 1848 il palazzo fu sede del Parlamento Subalpino, ed ospitò il primo Parlamento italiano, legandosi per sempre all’epoca del Risorgimento italiano.
    La “Corona di Delizie” e “Le residenze di caccia”
    La Casa Savoia aveva la necessità di luoghi sfarzosi dove sistemare la corte e trasferirsi in occasione di feste, balli e dove praticare l’arte della caccia, così tra il XVI e il XVIII secolo realizzò una serie di delizie extraurbane.

    Il Castello del Valentino ebbe origine da una villa fluviale sul fiume Po che venne acquistata nel 1564 da Emanuele Filiberto; nel 1620 la dimora fu trasformata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte in maison de plaisance per volere di Cristina di Francia. Il suo aspetto ricorda i castelli francesi, con quattro torri a base quadrata e tetto acuto.   

    La Villa della Regina è un complesso  dotato di vigna e giardini all’italiana. Il progetto seicentesco di Ascanio Vitozzi si ispirava alle antiche ville romane; a metà Seicento, la principessa Ludovica ingrandì i giardini e gli appartamenti, ridecorandoli a nuovo. Poi, Anna Maria d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II, rimodernò la Villa che assunse il suo aspetto definitivo e si arricchì degli interventi dei grandi artisti della corte sabauda, Juvarra, Seyter, Somasso, Crosato, Giaquinto, Dallamano.

    Il Castello di Moncalieri e il Castello di Rivoli nacquero da esigenze difensive e si tramutarono poi in splendide residenze per gli svaghi di duchesse e principi. Il Castello di Rivoli in origine era una roccaforte medievale sulla collina all’inizio della Val di Susa, che venne poi ampliata nel Seicento. A firma di Juvarra, nel ‘700 venne interessato da un grandioso progetto di ricostruzione, rimasto tuttavia incompiuto. Vittorio Amedeo II, insignito del titolo reale, lo rese uno dei luoghi principali della sua corte e vi celebrò molti avvenimenti importanti del regno.

    Il Castello di Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi sono tra le più sontuose residenze sabaude destinate alla caccia e alle feste. La Venaria Reale è frutto di un grandioso progetto che comprendeva: la reggia monumentale, 600 ettari di giardini, il borgo di Venaria e i boschi del Parco La Mandria, dove già dall’inizio del XVIII secolo i duchi di Savoia vi allevavano i propri cavalli. Il castello di Venaria Reale sorse a metà del Seicento sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte, che ideò lo scenografico palazzo assieme ai giardini all’italiana, terrazzati e ornati di fontane, statue, scalinate. Allo scadere del secolo, si aprì un periodo di rinnovamento per la Venaria Reale: Vittorio Amedeo II volle che i giardini fossero ancora più stupefacenti e incaricò Juvarra di ampliare la reggia.. Scuderie, padiglioni, vasche per naumachie si fusero al paesaggio, mentre i giardini si aprivano all’orizzonte. Il XIX secolo vide l’inizio del declino della Venaria Reale, che venne trasformata in caserma con l’occupazione napoleonica e rimase area militare fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1999 iniziò un grandioso cantiere di restauro con interventi di recupero e conservazione che ha portato al ripristino degli stucchi, degli affreschi, dei giardini, delle architetture e che ha reso il complesso nuovamente visitabile e luogo di eventi culturali. La teatrale e sontuosa Palazzina di Caccia di Stupinigi dista solo 10 km da Torino. Opera di Juvarra che iniziò i lavori nel 1729, venne completata da Benedetto Alfieri elevandosi a gioiello del rococò europeo. Vera e propria reggia, è caratterizzata da un corpo centrale a croce di Sant’Andrea ed il cui nucleo è il grande salone delle feste. Fu luogo prediletto per i matrimoni della Casa  di Savoia e venne scelta da Napoleone come  residenza italiana.

    “I luoghi di villeggiatura” ottocenteschi
    Nell’Ottocento, la Casa Sabauda volle dotarsi di una serie di nobili residenze di villeggiatura nei periodi estivi, circondata dal verde delle campagne piemontesi restaurando  dimore già esistenti  nel territorio.

    Il Castello di Agliè, di fondazione medioevale, si trova ad una quarantina di chilometri a Nord di Torino. È dotato di serre e di un ampio parco; con le sue oltre 300 stanze dai disparati allestimenti, testimonia i gusti di duchi, principi e reali nel corso dei secoli.

    Il Borgo Castello della Mandria venne progettato come luogo destinato agli allevamenti di cavalli per la corte sabauda, nel grandioso complesso costituito dal Parco e dalla Reggia di Venaria Reale.

    Il Castello di Racconigi rivestiva un ruolo strategico importante, poichè si trovava sul collegamento tra Torino e Cuneo. Fu dal Seicento residenza del ramo Savoia Carignano. Nell’Ottocento, il parco fu trasformato in “giardino romantico all’inglese” dall’architetto paesaggista Xavier Kurten.

    Il Castello di Pollenzo si configurò tra il 1832 e il 1849 come tenuta reale voluta da Carlo Alberto, dedicata allo sviluppo vitivinicolo del territorio. Il Castello ed il Parco acquistarono un aspetto neogotico e romantico. Anche il centro abitato di Pollenzo fu investito da un rinnovamento architettonico, mentre nelle vigne e nelle cantine del Castello si sperimentavano le tecniche di vinificazione dei vini  rossi delle Langhe.

    Il Castello di Govone ha origini medievali. I conti Solaro alla fine del Seicento gli conferirono l’odierno aspetto barocco e fu frequentato da Carlo Felice come residenza estiva. Il Castello era circondato da giardini all’italiana, classici e geometrici che vennero trasformati, su progetto di Xavier Kurten, in un parco all’inglese con fontane, cascate, collinette e boschi artificiali.

    Per saperne di più
    Palazzo Reale
    Il primo progetto seicentesco è di Ascanio Vitozzi su incarico del duca Carlo Emanuele I, ma nei secoli a seguire la reggia subì molti interventi e ampliamenti anche ad opera di Filippo Juvarra. Soffitti in legno dorato, pavimenti ad intarsio, boiserie, opere di ebanisteria, specchi, stucchi, dipinti, porcellane e arazzi celebrano la magnificenza sabauda. Al primo piano nobile si trova la Galleria e la Cappella della Sindone, progettata da Guarino Guarini nel 1667, dove venne conservata la preziosa reliquia cristiana fino al 1997.
    Le origini del Ducato di Savoia
    La dinastia sabauda aveva avuto inizio nel Tardo Medioevo. Il ducato di Savoia era composto da un insieme di diverse aree e comunità, e si ripartiva in un versante francese ed uno italiano. I dominini transalpini erano costituiti dalla Savoia, dalla Tarantasia e dalla Moriana, aree che appartenevano all’antico regno di Borgogna; anche la Valle d’Aosta, ancora francofona nel Tardo Medioevo, era sotto il controllo della Casa. I domini cisalpini erano costituti da ampi territori in Piemonte e in Lombardia, anche se questi ultimi vennero ottenuti con successive espansioni. I paesi perciò sotto il controllo sabaudo erano eterogenei, con forme diverse di pressioni fiscali, dove l’iniziativa locale era ancora molto forte. Nel corso del Quattrocento e del Cinquecento, il ducato sabaudo fu un laboratorio politico innovativo che fu poi all’origine dell’Italia unificata.
    Torino nel “Gran Tour” d’Italia
    La corte di Torino alla fine del Settecento era inserita tra le mete di viaggio del “Grand Tou”r della nobiltà europea. Torino  era considerata un centro socialmente e politicamente di alto prestigio, dove i discendenti dell’aristocrazia potevano accedere a istituti educativi superiori, dove si potevano incrontrare personalità importanti, dove era possibile visitare luoghi eccezionali e osservare collezioni artistiche stupefacenti.
    Protagonisti
    Carlo Emanuele I
    Carlo Emanuele I (Rivoli, 1562 – Savigliano, 1630) L’erede di Emanuele Filiberto e Margherita di Valois venne alla luce nel Castello di Rivoli il 12 gennaio del 1562. Superò l’infanzia nonostante le preoccupazioni dei genitori per la sua costituzione gracile e successe al padre sul trono nel 1580. Fu tra i protagonisti nella scacchiera politica e militare dei regni europei; attuò un’abile strategia dinastica e consolidò il suo ducato, promuovendo il commercio, le arti, gli studi.
    Filippo Juvarra

    Filippo Juvarra (Messina, 1678 – Madrid, 1736) Fu architetto, urbanista e scenografo, tra i maggiori maestri del Barocco europeo del XVIII secolo. Il suo lavoro si concentrò nelle capitali di Torino e Madrid. Possedeva una personalità gioviale, brillante, pragmatica, ironica che gli permise di entrare nelle grazie dei committenti reali del suo tempo ed ebbe successo perchè era un lavoratore instancabile, esuberante, prodigioso, rapido e meticoloso. La prima formazione la trascorse nella bottega orafa paterna; tra il 1704 e il 1714 lavorò a Roma dove acquisì una completa padronanza dei modelli architettonici antichi e moderni. Dal 1708 cominciò ad ottenere prestigiosi lavori da cardinali e principesse, fino all’incontro con il re Vittorio Amedeo II di Savoia, nel 1714, che gli conferì l’incarico del rifacimento di Palazzo Reale di Messina. Iniziò così il duraturo rapporto con la dinastia Sabauda che portò Juvarra a Torino, come Architetto Regio. In un arco di circa vent’anni, Juvarra lavorò al programma di rinnovamento urbanistico e architettonico della Torino sabauda e del suo territorio e realizzò opere grandiose che gli aprirono le porte di altre corti reali europee.

    Legami tra i siti Unesco italiani
    Le Residenze sabaude in Piemonte e... il centro storico di Napoli
    L’eccelso architetto siciliano Filippo Juvarra lavorò lungamente al servizio dei Savoia, rendendo il loro patrimonio monumentale invidiabile ed equiparabile alle altezze trionfali delle corti moderne di Vienna, Parigi, Madrid, Lisbona. Tanto Torino quanto Napoli intrattengono un legame artistico grazie al rilievo che nella loro immagine monumentale ha lo stile Tardo Barocco.
    Le Residenze sabaude in Piemonte e... la Reggia di Caserta
    I due Siti Patrimonio Mondiale appartengono all’universo culturale dell’assolutismo e nel loro valore monumentale rappresentano il principio monarchico come fautore dello stato moderno. Nel 1750 Carlo III di Borbone, re di Napoli, affidò all’architetto Luigi Vanvitelli il compito di erigere a Caserta un Palazzo Reale circondato dall’ampio Parco che costituì il modello architettonico della reggia, tipico dell’ancien régime settecentesco.
    Glossario
    Glossario

    cisalpino, s.m., che si trova al di qua delle Alpi, rispetto a Roma.

    cortigiano, s.m., di corte, proprio di chi vive nella corte, alle dipendenze del signore. In senso dispregiativo, servile, ossequioso, adulatorio.

    Croce di Sant’Andrea, è una croce i cui bracci non si intersecano perpendicolarmente ma in diagonale, come nella lettera “X”. La croce ha preso il nome di Sant’Andrea perchè la tradizione racconta che fu martirizzato su un tale tipo di croce.

    francofono, s.m., che parla la lingua francese.

    gracile, s.m., debole, magro, fragile.

    naumachia, s.f., spettacoli costituiti da battaglie navali, in uso nel mondo antico. I Greci e i romani erano soliti organizzare grandiosi giochi; anche nel Rinascimento talvolta si ripropose tale intrattenimento.

    orafo, s.m., dell’arte orafa, arte che realizza gioielli e oggetti ornamentali con i metalli preziosi.

    transalpino, s.m., che si trova al di là delle Alpi, rispetto a Roma.

    vitivinicolo, s.m., che riguarda la coltivazione della vite e la produzione del vino.

Iscrizione UNESCO

1997, Napoli, Italia, 21a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale


Sito Culturale e seriale


Età Moderna e Contemporanea.


Italia nord occidentale
Regione Piemonte


Criteri di Iscrizione

(i) Le Residenze Sabaude sono una testimonianza rilevante dell’esuberante genialità dell’arte e dell’architettura del Barocco e del Tardo Barocco. Diversi decenni hanno visto il susseguirsi di architetti eccelsi impegnati nella loro progettazione: da Ascanio Vitozzi a Benedetto Alfieri passando per Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini e Filippo Juvarra. La qualità delle residenze risulta evidente dai progetti e dal loro aspetto attuale.

(ii) Il considerevole complesso di edifici delle Residenze Sabaude costituisce un importante e dettagliato capitolo dell’architettura barocca europea. La serie delle Residenze rappresenta la sintesi di un notevole scambio di capitale umano e di valori, grazie all’immenso lavoro di creazione ed omogeneizzazione, decorazione e perfezionamento, condotto nell’ambito di quell’episodio Barocco che ha caratterizzato l’Europa nei secoli XVII e XVIII.

(iv) Il sistema delle Residenze Sabaude rappresenta un insieme architettonico monumentale che illustra materialmente, in modo eccezionale, la dottrina dominante della monarchia assoluta. In effetti il complesso di edifici estende il dominio dello stato e, mediante le cellule costituenti il sistema e la loro distribuzione nello spazio, garantisce sia il controllo reale che simbolico del territorio, caratteristica dell’assolutismo moderno.

(v) Le Residenze Sabaude costituiscono un patrimonio dinastico complesso ma unitario che rappresenta un’autentica simbiosi tra cultura e natura attraverso la supremazia sullo stato urbano e la pianificazione di vaste aree rurali. Questo importante patrimonio è caratterizzato da un notevole livello di ordine e concentrazione, risultato di una rilevante razionalità politica e dinastica: un’organizzazione concentrica autoritaria che garantisce un continuo, rapido e centrifugo accesso a tutte le Residenze. Il cuore di questo patrimonio è naturalmente il cuore di Torino stessa che domina, nel vero senso del termine, un anello di edifici.

Integrità
Il complesso sistema delle Residenze Sabaude che compone il sito seriale include gli edifici più rappresentativi realizzati e riorganizzati dalla dinastia dei Savoia tra i secoli XVII e XIX. La distribuzione sul territorio di questi immobili coinvolge più ambiti territoriali: il centro storico della città di Torino, dove sono presenti gli edifici della “Zona di Comando”; le residenze immediatamente esterne all’area urbana dei secoli XVII e XVIII che rappresentano la “Corona di Delizie”; le residenze esterne di Racconigi, Govone, Agliè e Pollenzo. I perimetri delle zone tampone includono i parchi, giardini e centri storici, elementi che tuttora integrano il valore originale delle Residenze. Il Palazzo Reale di Torino, gli edifici che costituiscono la “Zona di Comando” ed il complesso delle ville suburbane destinate alla villeggiatura e alla caccia, formano un bene culturale di valore universale e sono la testimonianza materiale del ruolo attribuito dai Savoia all’architettura e all’urbanistica quali supporti all’impegno militare e politico che porterà la dinastia al trono d’Italia nel 1861. dopo l’unificazione del nuovo Stato, il ruolo delle Residenze subisce una modifica radicale. Gli edifici vengono destinati ad altre attività: amministrative, militari e di residenza; in alcuni casi vengono alienati, interrompendo la gestione comune del patrimonio architettonico. A tutela dell’integrità, nel 2010 si è provveduto ad istituire alcune zone tampone mancanti (Castello del Valentino, Villa della Regina, Castello di Moncalieri, Castello di Govone), altre sono state ampliate (Castello di Rivoli, Reggia di Venaria Reale, Castello di Agliè, Castello di Racconigi). Allo stato attuale, ad esclusione delle residenze cittadine, tutti gli edifici sono circondati da un’area tampone. I perimetri di queste zone includono parchi, giardini e centri storici, elementi che tuttora integrano il valore originale degli edifici.
Autenticità
Numerosi sono gli interventi di restauro che hanno interessato gli edifici compresi nel sito UNESCO. L’opera di conservazione e restauro intrapresa si basa su una paziente ricerca stratigrafica, su studi archivistici, su analisi scientifiche e strutturali. In alcuni casi i lavori sono stati impostati per riportare alla luce elementi che precedenti attività di rinnovamento avevano nascosto e per correggere/rettificare precedenti interventi edilizi. Gli interventi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio delle Residenze Sabaude ai fini di una fruizione pubblica, sono stati avviati negli anni Settanta. Con il progetto di restauro del Castello di Rivoli e la riconversione dello stesso in Museo di Arte Contemporanea (inaugurato nel 1984) è stato avviato il processo di ricomposizione e restituzione alla fruibilità pubblica di un patrimonio storico, architettonico ed artistico di valore inestimabile.
Estensione del bene

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