Illustrazione Elena Prette
I paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e del Monferrato in Piemonte sono costituiti da cinque aree vinicole distinte e un castello, i cui nomi evocano esperienza profonda e antica nel rapporto tra l’uomo e il suo ambiente. Essi riflettono l’associazione sviluppatasi lentamente tra una vasta gamma di terreni, vitigni che spesso sono nativi, e processi di vinificazione idonei. Offrono panorami di colline coltivate con attenzione, seguendo le antiche divisioni del territorio, punteggiato da edifici che danno struttura allo spazio visivo: borghi, castelli, chiese romaniche, fattorie, ciabòt, cantine e magazzini per l’invecchiamento e per la distribuzione commerciale del vino nelle piccole e grandi città ai margini dei vigneti. Il Bene seriale si distingue per l’armonia e l’equilibrio tra le qualità estetiche dei suoi paesaggi, le diversità architettoniche e storiche dei manufatti associati alle attività di produzione di vino e dell’arte autentica e antica della vinificazione.
- Valore UNESCO
Colline ricoperte di viti a perdita d’occhio, borghi d’altura, casali e cantine secolari, torri e castelli d’origine medievale che svettano nel panorama. I territori di Langhe-Roero e Monferrato possiedono un eccezionale valore paesaggistico poiché sono espressione concreta, secolare e vitale allo stesso tempo, della cultura vitivinicola piemontese. Le eccellenze delle tecniche di coltivazione, le innovazioni negli aspetti produttivi, l’evoluzione di secolari saperi artigiani, la qualità dei vini prodotti – il Barolo, il Barbaresco, l’Asti Spumante e il Barbera d’Asti – ne fanno un riferimento su scala mondiale. La bellezza del Basso Piemonte, dove si trovano le 6 aree o ‘componenti’ del Sito seriale, è riconosciuta a livello internazionale come modello di interazione tra uomo e ambiente, dove i vitigni, gli insediamenti e i sistemi produttivi formano un immenso affresco in cui la natura del luogo e la storia degli uomini si intreccia inestricabilmente. Tre aree si trovano nella regione delle Langhe, due in quella dell’Alto Monferrato e una nel Basso Monferrato e tutte testimoniano la tradizione piemontese del vino come dimensione totalizzante di tali luoghi poiché essa ha orientato tutti gli aspetti della vita. Il paesaggio vitivinicolo piemontese rappresenta un archetipo europeo e costituisce un fenomeno d’eccellenza mondiale.
Un paesaggio ‘vivente’ in evoluzione: prodotti, cultura, storia
Gli elementi che compongono il paesaggio vitivinicolo del Piemonte sono molteplici e testimoniano la profondità culturale e l’importanza del tessuto agricolo, urbano e sociale che si è generato nel corso di una trasformazione agraria secolare. Nel Basso Piemonte, la cultura del vino costituisce la base dell’identità della regione e scoprire le sue determinazioni permetterà di conoscere un patrimonio materiale e immateriale che, nel suo genere, è una eccellenza mondiale in termini di qualità e autorevolezza. I luoghi del vino occupano tutto il territorio: i campi delle colture, gli spazi della produzione e della conservazione, le reti distributive sono tutti parti di una filiera complessa che ha concorso a modellare i contesti rurali e urbani, le forme di aggregazione sociale, i rapporti umani. Per questo il vino nel Basso Piemonte è presenza del quotidiano, oggi come nel passato. Di grande fascino e valore storico sono poi i saperi artigianali e tecnologici legati alla tradizione vitivinicola, che dai secoli medievali si sono tramandati e sviluppati fino all’età contemporanea coinvolgendo una generazione dopo l’altra e affinando sempre più l’adattamento delle attività umane alle specifiche caratteristiche del territorio. Per controllare il risultato del prodotto finale, è necessario lo studio analitico del suolo e del clima, in ogni sua più minuta caratteristica, dalla composizione dei terreni, alle precipitazioni, ai venti dominanti. La conoscenza degli aspetti morfologici, pedologici e climatici dell’ambiente naturale si associa a una pratica costante di esperienza, osservazione, sperimentazione paziente e accurata che ha selezionato i vitigni migliori e più idonei. In costante equilibrio tra tradizione e innovazione, tra fedeltà e rispetto di pratiche antiche e la coraggiosa ricerca di nuove soluzioni, i vini di Langhe-Roero e Monferrato sono internazionalmente riconosciuti tra i più importanti prodotti enologici del mondo, tutelati da opportune Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG, è il marchio italiano che attesta l’origine geografica di un vino in base a criteri rigorosi sulle modalità di produzione; si tratta del più alto riconoscimento di qualità del vino in Italia). Il sistema vitivinicolo piemontese e le sue tecnologie colturali hanno generato tra i più famosi enologi italiani, scuole enologiche e innumerevoli contributi e studi nella scienza enologica e ampelografica moderna.Per saperne di più
Componente 1: la Langa del Barolo
È situata nella provincia di Cuneo ed è caratterizzata da dolci colline a sud del fiume Tanaro dove il suolo è composto da marne tufacee e calcaree chiare. In un territorio che comprende 11 Comuni (Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco, Roddi) si concentra la coltivazione antichissima delle uve Nebbiolo, dalle quali si ottiene il celebre Barolo, il “re dei vini”, vino rosso a lungo invecchiamento, famoso in tutto il mondo e che prese il nome dal Castello di Barolo. Il castello ha origine altomedievale e risulta proprietà della famiglia Falletti dal tardo Duecento. Il casato amplia l’edificio nel XVI secolo e conserva il castello fino all’Ottocento, che in seguito diviene Collegio e ora è Museo del Vino. La via che condusse alla nascita del Barolo alla metà secolo XIX si lega ad alcune storiche tenute vitivinicole della zona, tra cui quella di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba, che fu proprietà di re Vittorio Emanuele II, e quella della famiglia Falletti, poiché l’ultima marchesa Falletti, Juliette Colbert, si impegnò per migliorare la vinificazione delle ottime uve Nebbiolo dei suoi possedimenti e correggere le tecniche di fermentazione. Anche nelle cantine reali si operò per ottenere un nuovo vino “secco e austero” per accompagnare la selvaggina. Il Barolo riuscì armonioso, strutturato, persistente, un vino che venne giudicato così nobile da poter presiedere le tavole delle corti europee. Le Langhe del Barolo offrono un paesaggio affascinante, dove, nel susseguirsi di pendii ordinati a vite, si incontrano l’uno dopo l’altro tanti piccoli borghi medievali ciascuno coronato dal proprio castello, come quello di Serralunga d’Alba e quello di Castiglione Falletto.Componente 2: il Castello di Grinzane Cavour
Poco a Sud di Alba, a Grinzane Cavour, si trova il bel Castello medievale dove risedette per alcuni anni Camillo Benso Conte di Cavour; anche il grande statista risorgimentale appartiene alla storia del Barolo, poiché, con una accorta gestione delle tenute di famiglia, contribuì alla definizione e diffusione di tale pregiatissimo vino dal bouquet complesso e avvolgente, che con il tempo si affina anziché indebolirsi. Il Castello sorse nel XIII secolo ma l’aspetto odierno è frutto di alcune modifiche successive; oggi vi hanno sede l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour e il Museo etnografico sulla civiltà contadina che operano per la documentazione, la promozione e la valorizzazione delle cultura vitivinicola di Langhe-Roero e Monferrato. Il Castello è attorniato da un vigneto dove si conducono sperimentazioni e in cui si può ammirare una vastissima collezione di vitigni.Componente 3: le colline del Barbaresco
La zona si estende a pochi chilometri a Nord-Est di Alba e comprende i borghi di Barbaresco e Nieve, nelle cui colline viene prodotto il Barbaresco, anch’esso frutto esclusivo di uve Nebbiolo. Il Barbaresco è un vino dal colore rosso granato e dal sapore intenso e vellutato, a lungo invecchiamento. Nel paesaggio delle colline del Barbaresco spicca la torre medievale del borgo omonimo; essa si affaccia sul fiume del Tanaro e dalla sua sommità, oggetto di un recente brillante restauro, si gode una vista panoramica imperdibile sulle Langhe. Domizio Cavazza (1856-1913) è da molti considerato il padre del Barbaresco Moderno; aprì la Scuola Pratica di Viticoltura e di Enologia di Alba.Componente 4: Nizza Monferrato e il Barbera
Il Barbera è il pregiato vino che individua la quarta zona di appartenenza del Sito Patrimonio Mondiale – sottozona “Nizza” del territorio della DOCG Barbera d’Asti. Il vitigno Barbera è coltivato da tempi remotissimi e la filiera produttiva è oggi contraddistinta da una rete di aziende di alto profilo e dalle cantine sociali di Vinchio e Vaglio Serra che hanno reso il Barbera il vino piemontese più esportato all’estero. Il Museo Bersano si trova a Nizza Monferrato ed è dedicato alla civiltà enoico-contadina. La cittadina di Nizza Monferrato, nota come capitale del Barbera, ha un passato di notevole centro agricolo medievale grazie alla ricca produttività dei terreni.Componente 5: Canelli e l’Asti Spumante
L’area è situata nei territori della DOCG Asti, identificata nella sottozona “Canelli”. La coltivazione prevalente è il Moscato Bianco giunto in Piemonte all’epoca delle Crociate e diffuso poi nel XVI da Emanuale Filiberto di Savoia. Nei secoli passati si otteneva un vino fermo; bisogna attendere il 1865, quando, grazie alla ricerca di Carlo Gancia, nasce il primo spumante italiano. Alla fine dell’Ottocento si rivoluziona il metodo di produzione grazie al procedimento messo a punto dall’enologo piemontese Federico Martinotti e nasce il vino spumante aromatico Asti. Da quel momento lo sviluppo dell’industria spumantiera piemontese decolla, concentrandosi attorno alla città di Canelli. Caratteristiche del settore, che vanta eccellenze qualitative e innumerevoli traguardi commerciali, sono le cosiddette cattedrali sotterranee, che si trovano a Canelli e sono immense cantine dove si affinano i vini spumanti; questi imponenti ambienti produttivi si compongono di sale, gallerie e tunnel, alcuni dei quali scavati secoli fa per far riposare le botti di Moscato durante la fermentazione. Il borgo medievale di Calosso è noto come il “paese dei crotìn”: i ‘crotìn’ sono cantine scavate nel tufo al di sotto delle abitazioni, utilizzate per conservare il vino più prezioso e altri prodotti alimentari. La pratica popolare di scavare cunicoli e dispense sotterranee sembra avere inizio nel XVIII secolo.Componente 6: il Monferrato degli Infernot
L’Infernot è il protagonista dell’ultima area inserita nel Sito Patrimonio Mondiale. Si tratta di una tipologia di manufatti realizzati con una particolare pratica architettonica di origine popolare che consiste nel ricavare cantine e vani sotterranei scavando la Pietra da Cantoni, roccia tipica del Basso Monferrato utilizzata anche come materiale da costruzione degli edifici dei borghi della zona che costellano il paesaggio.Il curioso nome del Nebbiolo
Tra le varietà di viti coltivate nelle aree che compongono il Sito seriale dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, ha un posto d’onore il Nebbiolo. Il nome potrebbe essere ricondotto alla parola “nebbia”, poiché gli acini del frutto sono ricoperti da un caratteristico strato biancastro e quindi appaiono come avvolti da una delicata brina. Altre fonti sostengono che il nome derivi dal periodo della vendemmia, in quanto il periodo di maturazione spesso giunge in autunno e coincide con l’arrivo delle prime fredde nebbie. Curiosa, infine, è l’etimologia proposta da Giovan Battista Croce (seconda metà del secolo XVI), gioielliere di Emanuele Filiberto di Savoia e poi di Carlo Emanuele I di Savoia. L’orafo reale, che si dilettò anche di architettura e di agronomia, sosteneva che il nome Nebbiolo fosse una errata trasposizione di ‘Nobile’, poiché la pianta regalava un vino “generoso” e “gagliardo”. Croce scrisse due operette sui vitigni piemontesi: “Della eccellenza e diversità de i vini che nella montagna di Torino si fanno (1606) e l’Instruttione di piantare le spargiere all’uso di Lombardia (1607). I trattatelli erano il frutto della sua passione e della sua pratica da intenditore, ma vennero molto letti e apprezzati già dal Seicento.” (G. Dalmasso, G. Dell’Olio ed A. Corte, Voce Nebbiolo, in Principali vitigni da vino coltivati in Italia – Volume II, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 1962)Colline, cantine e Maisons dello Champagne e i Climats della Borgogna in Francia
Nel 2015, secondo i criteri (iii), (iv), (vi), è stato iscritto il Sito che riconosce i valori storici, culturali e antropologici dell’intero sistema di produzione dello Champagne, considerato “una attività artigianale altamente specializzata che è diventata una impresa agro-industriale”. Nel Nord-Est della Francia il paesaggio si è organicamente evoluto con la crescita delle attività vitivinicole: la pianificazione urbanistica, i monumenti e le architetture produttive, le grandi cantine, i centri di distribuzione si sono evoluti in modo funzionale allo sviluppo della produzione enologica tipica, lo Champagne, ideato con l’invenzione del metodo della rifermentazione in bottiglia (Metodo Classico) nel XVII secolo e prodotto poi industrialmente già nel XIX secolo. Sempre nel 2015, è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale anche il paesaggio culturale dei Climats dei Vigneti della Borgogna, dove una tradizione vitivinicola, radicata fin dal Medioevo e attenta delle particolarissime condizioni climatiche dei suoi terreni, ha raggiunto livelli di eccellenza mondiale, producendo tra i vini più pregiati e costosi del mondo.Protagonisti
Camillo Benso Conte di Cavour
Camillo Benso Conte di Cavour (Torino, 1810 – Torino, 1861)Statista e protagonista del Risorgimento italiano, ricoprì il ruolo di Ministro e di Presidente del Consiglio. Fu il fautore del Regno d’Italia, unificato sotto la corona sabauda di Vittorio Emanuele II. Di fede politica liberale, utilizzò le armi della diplomazia per portare a compimento la sua visione riformatrice e monarchica. In giovane età, si occupò della gestione dei beni fondiari di famiglia e per un certo periodo risiedette nel Castello di Grinzane. Estese le colture a vite e introdusse una gestione razionale ed efficiente. Si servì della consulenza del famoso enologo francese Louis Claude Oudart per migliorare la produzione del Barolo delle sue tenute. L’enologo fornì indicazioni per cambiare alcune fasi della tecnica della vendemmia e della fermentazione, consigliando cambiamenti per ‘stabilizzare’ meglio il processo di fermentazione.
Federico Martinotti
Federico Martinotti (Villanova Monferrato, 1860 – 1924)Professore all’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, è considerato l’inventore del Metodo Italiano o Metodo Martinotti per la spumantizzazione su scala industriale, metodo più veloce ed economico seppur capace di ottenere una altissima qualità nel risultato. Il procedimento introdusse per la prima volta la rifermentazione in autoclavi pressurizzate e a temperatura controllata per un tempo dai 30 giorni ai 6 mesi. Secondo tale metodo, ideato nel 1895, la fondamentale fase di spumantizzazione o ‘presa di spuma’ prevede l’aggiunta al vino fermo di una miscela di lieviti e zucchero; i lieviti si nutrono dello zucchero e producono alcol e anidride carbonica, donando al vino le sue caratteristiche bollicine. Il protocollo di Martinotti venne ripreso da Eugène Charmat, l’enologo francese che poi brevettò il procedimento nel 1910. La differenza principale tra il Metodo Martinotti o Metodo Italiano e il Metodo Classico francese è che nel secondo la rifermentazione avviene direttamente in bottiglia e in tempi più lunghi.
Carlo Gancia
Carlo Gancia (Canelli, 1829 – 1897)
Fin da piccolo resta affascinato di come le sapienti mani del padre riescano a trasformare i grappoli d’uva in vino, tanto da farne una passione. Iniziò a frequentare studi di farmacia e chimica a Torino che gli diedero l’opportunità di sperimentare nuove tecniche anche in campo enologico. Durante gli studi universitari Carlo inventò una ricetta per migliorare il sapore di un vino liquoroso all’epoca molto di moda: il vermut. Decise di utilizzare il moscato come base per l’infusione delle erbe e ottenne così un prodotto innovativo e di successo. Verso la metà dell’Ottocento, la città francese di Reims, si impose come capitale della produzione di Champagne. Carlo si trasferì quindi in quella zona facendosi assumere dalla rinomata ditta Piper-Heidsieck per imparare le tecniche del metodo di lavorazione classico detto metodo champenoise. Tornato in patria tentò di semplificarne il procedimento utilizzando le uve moscato; ciò avrebbe consentito un risparmio di lavorazione e di tempo, nonché un abbassamento dei costi di produzione. Nel 1850 Carlo iniziò a sperimentare l’adattabilità della vinificazione francese all’uva moscato. Nacque così la casa “Fratelli Gancia”. Nel 1865, finalmente riuscì, togliendo gli sciroppi richiesti dalla lavorazione francese, a produrre il primo spumante italiano.
Testimonianze d’autore
Testimonianze
“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” Ernest Hemingway
“Bere un bicchiere di vino è come assaporare una goccia del fiume della storia umana”.
Clifton Fadiman
“Non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e della terra cotta dal sole d’agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore”.
Cesare Pavese, La luna e i falò (1950)
Legami tra i siti Unesco italiani
Paesaggi Vitivinicoli e... La Val d’Orcia e la tradizione toscana della viticoltura
Sia il Sito seriale piemontese che il Sito toscano della Val d’Orcia sono patrimoni di paesaggio culturale, in cui l’uomo è riuscito a rispettare e al contempo sfruttare in modo mirabile le caratteristiche dell’ambiente naturale, lasciando che le sue imprese modificassero lo spazio. Anche la Val d’Orcia, con le sue suggestioni paesistiche medievali, vanta una eccellente tradizione vitivinicola, con diversi celeberrimi vini a marchio DOCG. Il nobile Brunello di Montalcino è ottenuto soltanto da uve Sangiovese, prodotto nel territorio del comune di Montalcino, delimitato dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone, in provincia di Siena. È annoverato tra i vini di fama già nelle cronache medievali. Vi è poi il Carmignano, vino rosso prodotto con le pregiate uve delle colline di Carmignano e Poggio a Caiano, Prato. Nel Settecento, il Gran Duca di Toscana, Cosimo III de’ Medici, emanò un bando per stabilirne i confini di produzione, mentre il poeta Francesco Redi cantava: “ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano/così grato in sen mi piove/che ambrosia e nettar non invidio a Giove”. Infine, il grande Chianti il cui vitigno principe è ancora il Sangiovese e la cui tradizione vitivinicola sulle colline omonime è davvero plurimillenaria, poiché secondo alcune fonti la coltivazione della vite fu qui introdotta dagli Etruschi… ma potrebbe essere addirittura più antica!Paesaggi Vitivinicoli e... Residenze Sabaude del Piemonte
La storia di questi due Patrimoni Mondiali Piemontesi si intreccia in numerosi nodi storici, come abbiamo già avuto occasione di vedere. La Casa Savoia ebbe un ruolo non marginale nel decollo della tradizione vitivinicola piemontese e nel renderne i prodotti celebri nel resto del mondo. I Savoia si occuparono di migliorare e innovare le tecniche di coltura, di raccolta, di produzione, di affinamento delle uve cresciute nei propri possedimenti fondiari. Per limitarsi ai legami tra i beni iscritti nelle due nomine a Patrimonio Mondiale, si può ricordare che il Castello di Govone, entrato nelle proprietà del casato nel XVIII secolo, si trova nel Roero ed è circondato da nobili vitigni.Paesaggi Vitivinicoli e... Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
Entrambi i siti sono testimonianza della tradizione di viticoltura e vinificazione che ha radici in epoche antiche e che continua a essere un’eccellenza italiana. Rappresentano inoltre l’interazione dell’uomo con questi territori che ha portato alla creazione di paesaggi culturali e ambienti naturali unici strettamente connessi alla cultura vitivinicola.
Note bibliografiche
Bibliografia
Principali vitigni da vino coltivati in Italia, voll. 5, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, Roma, 1952-1966
E. Gribaudi Rossi, Ville e vigne della Collina torinese, Torino 1975
L. Picco, Tra filari e botti. Per una storia economica del vino in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, Giappichelli, 1989
S. Cavicchioli, Camillo Cavour e l’agricoltura, Carocci, 2011
Cavour e l’agricoltura nel periodo risorgimentale, a cura dell’Accademia di Agricoltura di Torino, San Rocco, 2012
Il Maestro di vino, a c. di C. Cipolla, Franco Angeli, 2013
E. Remmert, L. Ragagnin, L’acino fuggente. Sulle strade del vino tra Monferrato, Langhe e Roero, Laterza, 2013
Federico Martinotti oltre il Metodo, a cura della Società Culturale Villaviva, Appunti di Alessandria, 2013
M. Braghiroli, Il vino, filosofia del territorio. Origine e storia dell’enologia in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, Hever, 2014
E. Sabena, R. Mantovani, P. Ramuno, Scoprire le Langhe a piedi tra le colline del Barbaresco, dell’Alta Langa e del Barolo, Fusta Editore, Cuneo, 2015
- Valore UNESCO
Colline ricoperte di vigneti a perdita d’occhio, borghi d’altura, casali e cantine secolari, torri e castelli d’origine medioevale che svettano nel panorama. I territori di Langhe-Roero e Monferrato possiedono un eccezionale valore paesaggistico poiché sono espressione concreta, secolare e vitale allo stesso tempo, della cultura vitivinicola piemontese. Le eccellenze delle tecniche di coltivazione, le innovazioni negli aspetti produttivi, l’evoluzione di secolari saperi artigiani, la qualità dei vini prodotti – il Barolo, il Barbaresco, l’Asti Spumante e il Barbera d’Asti – ne fanno un riferimento su scala mondiale. La bellezza del Basso Piemonte, dove si trovano le 6 aree o ‘componenti’ del Sito seriale, è riconosciuta a livello internazionale come modello di interazione tra uomo e ambiente, dove i vitigni, gli insediamenti ed i sistemi produttivi formano un immenso affresco in cui la natura del luogo si intreccia con la storia degli uomini. Tre aree si trovano nella regione delle Langhe, due in quella dell’Alto Monferrato e una nel Basso Monferrato e tutte testimoniano la tradizione piemontese del vino. Il paesaggio vitivinicolo piemontese rappresenta un archetipo europeo e costituisce un fenomeno d’eccellenza mondiale.
Un paesaggio ‘vivente’ in evoluzione: prodotti, cultura, storia
Gli elementi che compongono il paesaggio vitivinicolo del Piemonte sono molteplici e testimoniano la profondità culturale e l’importanza del tessuto agricolo, urbano e sociale che si è generato nel corso di una trasformazione agraria secolare. Nel basso Piemonte, la cultura del vino costituisce la base dell’identità della Regione. I luoghi del vino occupano tutto il territorio: i campi delle colture, gli spazi della produzione e della conservazione, le reti distributive sono parte di una filiera che ha concorso a modellare i contesti rurali e urbani, l’organizzazione sociale, i rapporti umani. Per questo il vino nel basso Piemonte è presenza del quotidiano, oggi come nel passato; il vino può essere considerato la cifra unificante del volto di una Regione, impronta eminente dell’area geografica. Di grande fascino e valore storico sono poi i saperi artigianali e tecnologici legati alla tradizione vitivinicola, che dai secoli medioevali si sono tramandati e sviluppati fino all’età contemporanea coinvolgendo una generazione dopo l’altra e affinando sempre più l’adattamento delle attività umane alle specifiche caratteristiche del territorio. Per controllare il risultato del prodotto finale, è necessario lo studio del suolo e del clima, in ogni sua più minuta caratteristica – dalla composizione dei terreni, alle precipitazioni, ai venti dominanti. La conoscenza degli aspetti morfologici, pedologici e climatici dell’ambiente naturale si associa ad una pratica costante di esperienza, osservazione, sperimentazione paziente ed accurata che ha selezionato i vitigni migliori e più idonei. In costante equilibrio tra tradizione e innovazione, i vini di Langhe-Roero e Monferrato sono internazionalmente riconosciuti tra i più importanti prodotti enologici del mondo, tutelati da Denominazioni di Origine Controllata e Garantita – DOCG, il marchio italiano che attesta l’origine geografica di un vino in base a criteri rigorosi sulle modalità di produzione; si tratta del più alto riconoscimento di qualità del vino in Italia. Il sistema vitivinicolo piemontese e le sue tecnologie colturali hanno generato tra i più famosi enologi italiani, scuole enologiche e innumerevoli contributi e studi nella scienza enologica e ampelografica moderna.Per saperne di più
Componente 1: la Langa del Barolo
È situata nella provincia di Cuneo ed è caratterizzata da dolci colline a sud del fiume Tanaro. In un territorio che comprende 11 comuni (Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco, Roddi) si concentra la coltivazione antichissima delle uve Nebbiolo, dalle quali si ottiene il celebre Barolo, il “re dei vini”, vino rosso a lungo invecchiamento, famoso in tutto il mondo e che prese il nome dal Castello di Barolo. Il castello ha origine altomedievale e risulta proprietà della famiglia Falletti dal tardo Duecento. Il casato amplia l’edificio nel XVI secolo e conserva il castello fino all’Ottocento, che in seguito diviene Collegio ed ora è Museo del Vino. La via che condusse alla nascita del Barolo alla metà secolo XIX, si lega ad alcune storiche tenute vitivinicole della zona, tra cui quella di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba, che fu proprietà di re Vittorio Emanuele II e quella della famiglia Falletti, poichè l’ultima marchesa Falletti, Juliette Colbert, si impegnò per migliorare la vinificazione delle ottime uve Nebbiolo dei suoi possedimenti e correggere le tecniche di fermentazione. Anche nelle cantine reali si operò per ottenere un nuovo vino “secco e austero” per accompagnare la selvaggina. Il Barolo riuscì armonioso, strutturato, persistente, un vino che venne giudicato così nobile da poter presiedere le tavole delle corti europee.Componente 2: il Castello di Grinzane Cavour
Poco a Sud di Alba, a Grinzane Cavour, si trova il bel Castello medioevale dove risedette per alcuni anni Camillo Benso Conte di Cavour; anche il grande statista risorgimentale appartiene alla storia del Barolo, poiché, con una accorta gestione delle tenute di famiglia, contribuì alla definizione e diffusione di tale pregiatissimo vino che con il tempo si affina anziché indebolirsi. Il Castello sorse nel XIII secolo ma l’aspetto odierno è frutto di alcune modifiche successive; oggi vi hanno sede l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour ed il Museo etnografico sulla civiltà contadina che operano per la documentazione, la promozione e la valorizzazione delle cultura vitivinicola di Langhe-Roero e Monferrato. Il Castello è attorniato da un vigneto dove si conducono sperimentazioni e in cui si può ammirare una vastissima collezione di vitigni.Componente 3: le colline del Barbaresco
La zona si estende a pochi chilometri a Nord-Est di Alba, e comprende i borghi di Barbaresco e Nieve, nelle cui colline viene prodotto il Barbaresco, anch’esso frutto esclusivo di uve Nebbiolo. Il Barbaresco è un vino dal colore rosso granato e dal sapore intenso e vellutato, a lungo invecchiamento. Nel paesaggio delle colline del Barbaresco spicca la torre medioevale del borgo omonimo; essa si affaccia sul fiume del Tanaro e dalla sua sommità, oggetto di un recente brillante restauro, si gode una vista panoramica imperdibile sulle Langhe.Componente 4: Nizza Monferrato e il Barbera
Il Barbera è il pregiato vino che individua la quarta zona di appartenenza del Sito Patrimonio Mondiale – sottozona “Nizza” del territorio della DOCG Barbera d’Asti. Il vitigno Barbera è coltivato da tempi remotissimi e la filiera produttiva è oggi contraddistinta da una rete di aziende di alto profilo e dalle cantine sociali di Vinchio e Vaglio Serra che hanno reso il Barbera il vino piemontese più esportato all’estero. Il Museo Bersano si trova a Nizza Monferrato ed è dedicato alla civiltà enoico-contadina. La cittadina di Nizza Monferrato, nota come capitale del Barbera, ha un passato di notevole centro agricolo medioevale grazie alla ricca produttività dei terreni.Componente 5: Canelli e l’Asti Spumante
L’area è situata nei territori della DOCG Asti, identificata nella sottozona “Canelli”. La coltivazione prevalente è il Moscato Bianco giunto in Piemonte all’epoca delle Crociate e diffuso poi nel XVI da Emanuale Filiberto di Savoia. Nei secoli passati, si otteneva un vino fermo; bisogna attendere il 1865, quando, grazie alla ricerca di Carlo Gancia, nasce il primo spumante italiano. Alla fine dell’Ottocento, si rivoluziona il metodo di produzione grazie al procedimento messo a punto dall’enologo piemontese Federico Martinotti, e nasce il vino spumante aromatico Asti. Da quel momento lo sviluppo dell’industria dello spumante piemontese decolla, concentrandosi attorno alla città di Canelli. Caratteristiche del settore, che vanta eccellenze qualitative e innumerevoli traguardi commerciali, sono le cosiddette cattedrali sotterranee, che si trovano a Canelli e sono immense cantine dove si affinano i vini spumanti; questi imponenti ambienti produttivi si compongono di sale, gallerie e tunnel, alcuni dei quali scavati secoli fa per far riposare le botti di Moscato durante la fermentazione. Il borgo medioevale di Calosso è noto come il “paese dei crotìn”: i ‘crotìn’ sono cantine scavate nel tufo al di sotto delle abitazioni, utilizzate per conservare il vino più prezioso e altri prodotti alimentari. La pratica popolare di scavare cunicoli e dispense sotterranee sembra ebbe inizio nel XVIII secolo.Componente 6: il Monferrato degli Infernot
L’Infernot è il protagonista dell’ultima area inserita nel Sito Patrimonio Mondiale. Si tratta di una tipologia di manufatti realizzati con una particolare pratica architettonica di origine popolare che consiste nel ricavare cantine e vani sotterranei scavando la Pietra da Cantoni, roccia tipica del Basso Monferrato utilizzata anche come materiale da costruzione degli edifici dei borghi della zona che costellano il paesaggio.Il curioso nome del Nebbiolo
Tra le varietà di viti coltivate nelle aree che compongono il Sito seriale dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, ha un posto d’onore il Nebbiolo. Il nome potrebbe essere ricondotto alla parola “nebbia”, poiché gli acini del frutto sono ricoperti da un caratteristico strato biancastro, e quindi appaiono come avvolti da una delicata brina. Altre fonti sostengono che il nome derivi dal periodo della vendemmia, in quanto il periodo di maturazione spesso giunge in autunno e coincide con l’arrivo delle prime fredde nebbie. Curiosa infine è l’etimologia proposta da Giovan Battista Croce (seconda metà del sec. XVI), gioielliere di Emanuele Filiberto di Savoia e poi di Carlo Emanuele I di Savoia. L’orafo reale, che si dilettò anche di architettura e di agronomia, sosteneva che il nome Nebbiolo fosse una errata trasposizione di ‘nobile’, poiché la pianta regalava un vino “generoso” e “gagliardo”. (G. Dalmasso, G. Dell’Olio e A. Corte, Voce Nebbiolo, in Principali vitigni da vino coltivati in Italia – Volume II, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 1962)Protagonisti
Camillo Benso Conte di Cavour
Camillo Benso Conte di Cavour (Torino, 1810 – Torino, 1861)Statista e protagonista del Risorgimento italiano. Ricoprì il ruolo di ministro e di presidente del Consiglio. Fu il fautore del Regno d’Italia, unificata sotto la corona sabauda di Vittorio Emanuele II. Di fede politica liberale, utilizzò le armi delle diplomazia per portare a compimento la sua visione riformatrice e monarchica. In giovane età, si occupò della gestione dei beni fondiari di famiglia, e per un certo periodo risiedette nel Castello di Grinzane. Estese le colture a vite e introdusse una gestione razionale ed efficiente. Si servì della consulenza del famoso enologo francese Louis Claude Oudart per migliorare la produzione di Barolo delle sue tenute. Il francese fornì indicazioni per cambiare alcune fasi della tecnica della vendemmia e della fermentazione.
Federico Martinotti
Federico Martinotti (Villanova Monferrato, 1860 – 1924)Professore all’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, è considerato l’inventore del Metodo Italiano o Metodo Martinotti per la spumantizzazione su scala industriale – metodo più veloce, economico seppur capace di ottenere una altissima qualità nel risultato. Il procedimento introdusse per la prima volta la rifermentazione in autoclavi, pressurizzate e a temperatura controllata per un tempo dai 30 giorni ai 6 mesi. Secondo tale metodo, ideato nel 1895, la fondamentale fase di spumantizzazione o ‘presa di spuma’ prevede l’aggiunta al vino fermo di una miscela di lieviti e zucchero; i lieviti si nutrono dello zucchero e producono alcol e anidride carbonica, donando al vino le sue caratteristiche bollicine. Il protocollo di Martinotti venne ripreso da Eugène Charmat, l’enologo francese che poi brevettò il procedimento nel 1910. La differenza principale con tra il Metodo Martinotti o Metodo Italiano e il Metodo Classico francese è che nel secondo la rifermentazione avviene direttamente in bottiglia e in tempi più lunghi.
Carlo Gancia
Carlo Gancia (Canelli, 1829 – 1897)
Fin da piccolo resta affascinato di come le sapienti mani del padre riescano a trasformare i grappoli d’uva in vino, tanto da farne una passione. Iniziò a frequentare studi di farmacia e chimica a Torino che gli diedero l’opportunità di sperimentare nuove tecniche anche in campo enologico. Durante gli studi universitari Carlo inventò una ricetta per migliorare il sapore di un vino liquoroso all’epoca molto di moda: il vermut. Decise di utilizzare il moscato come base per l’infusione delle erbe e ottenne così un prodotto innovativo e di successo. Verso la metà dell’Ottocento, la città francese di Reims, si impose come capitale della produzione di Champagne. Carlo si trasferì quindi in quella zona facendosi assumere dalla rinomata ditta Piper-Heidsieck per imparare le tecniche del metodo di lavorazione classico detto metodo champenoise. Tornato in patria tentò di semplificarne il procedimento utilizzando le uve moscato; ciò avrebbe consentito un risparmio di lavorazione e di tempo, nonché un abbassamento dei costi di produzione. Nel 1850 Carlo iniziò a sperimentare l’adattabilità della vinificazione francese all’uva moscato. Nacque così la casa “Fratelli Gancia”. Nel 1865, finalmente riuscì, togliendo gli sciroppi richiesti dalla lavorazione francese, a produrre il primo spumante italiano.
Legami tra i siti Unesco italiani
Paesaggi Vitivinicoli e... La Val d’Orcia e la tradizione toscana della viticoltura
Sia il Sito seriale piemontese che il Sito toscano della Val d’Orcia sono patrimoni di paesaggio culturale, in cui l’uomo è riuscito a rispettare e al contempo sfruttare in modo mirabile le caratteristiche dell’ambiente naturale, lasciando che le sue imprese modificassero lo spazio. Anche la Val d’Orcia, con le sue suggestioni paesistiche medievali, vanta una eccellente tradizione vitivinicola, con diversi celeberrimi vini a marchio DOCG. Il nobile Brunello di Montalcino è ottenuto soltanto da uve Sangiovese, prodotto nel territorio del comune di Montalcino, delimitato dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone, in provincia di Siena. È annoverato tra i vini di fama già nelle cronache medievali. Vi è poi il Carmignano, vino rosso prodotto con le pregiate uve delle colline di Carmignano e Poggio a Caiano, Prato. Nel Settecento, il Gran Duca di Toscana, Cosimo III de’ Medici, emanò un bando per stabilirne i confini di produzione, mentre il poeta Francesco Redi cantava: “ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano/così grato in sen mi piove/che ambrosia e nettar non invidio a Giove”. Infine, il grande Chianti il cui vitigno principe è ancora il Sangiovese e la cui tradizione vitivinicola sulle colline omonime è davvero plurimillenaria, poiché secondo alcune fonti la coltivazione della vite fu qui introdotta dagli Etruschi… ma potrebbe essere addirittura più antica!Paesaggi Vitivinicoli e... Residenze Sabaude del Piemonte
La storia di questi due Patrimoni Mondiali Piemontesi si intreccia in numerosi nodi storici, come abbiamo già avuto occasione di vedere. La Casa Savoia ebbe un ruolo non marginale nel decollo della tradizione vitivinicola piemontese e nel renderne i prodotti celebri nel resto del mondo. I Savoia si occuparono di migliorare e innovare le tecniche di coltura, di raccolta, di produzione, di affinamento delle uve cresciute nei propri possedimenti fondiari. Per limitarsi ai legami tra i beni iscritti nelle due nomine a Patrimonio Mondiale, si può ricordare che il Castello di Govone, entrato nelle proprietà del casato nel XVIII secolo, si trova nel Roero ed è circondato da nobili vitigni.Paesaggi Vitivinicoli e... Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
Entrambi i siti sono testimonianza della tradizione di viticoltura e vinificazione che ha radici in epoche antiche e che continua a essere un’eccellenza italiana. Rappresentano inoltre l’interazione dell’uomo con questi territori che ha portato alla creazione di paesaggi culturali e ambienti naturali unici strettamente connessi alla cultura vitivinicola.
Glossario
Glossario
ampelografico, s.m., dell’ampelografia (dal greco àmpelos, ‘vite’, e grafè, ‘scrittura’, ‘descrizione’, ‘catalogo’), disciplina dell’agraria che si occupa della classificazione dei vitigni, in base alle caratteristiche morfologiche della pianta (ad esempio in base all’aspetto dei germogli, delle foglie, dei frutti, ecc.).
archetipo, s.m., modello, esempio da seguire.
autoclave, s.f., cisterna a chiusura ermetica destinata a contenere materiali allo stato liquido o gassoso e sottoporli ad una pressione più alta di quella atmosferica.
enologico, s.m., della enologia (dal greco oìnos, ‘vino’), scienza del vino. L’enologia ha per oggetto di studio l’attività di produrre il vino, e comprende la conoscenza delle piante, delle tecniche di coltura e di produzione.
filiera, s.f., in ambito economico e commerciale, il termine comprende tutte le fasi di realizzazione di un determinato prodotto: la produzione, la distribuzione, il consumo. Concetto moderno che raccoglie l’insieme dei soggetti produttori, delle tecnologie di lavorazione e delle modalità di circolazione di un prodotto. L’idea del ‘filo’ esprime la successione dei passaggi attraverso cui il prodotto si genera a partire dalle materie prime fino al risultato finale in mano al consumatore.
gagliardo, forte, robusto.
idoneo, di cosa adatta, appropriata, che ha qualità indispensabile allo scopo.
interazione, s.f., azione, influenza reciproca tra due o più persone, sostanze, fenomeni.
pedologico, s.m., della pedologia (dal greco pédon, ‘suolo’, ‘terreno’), ovvero della disciplina che si occupa dello studio del terreno, del suolo, inteso come strato più esterno della terra. La pedologia studia le caratteristiche geologiche, climatiche e biologiche del terreno al fine di stabilirne l’idoneità e la capacità agricola; legata all’agronomia, è la pedologia che fornisce le informazioni sulle caratteristiche di un determinato suolo e quali sono le specie adatte ad esservi coltivate.
Il sito per immagini 
2014, Doha, Qatar, 38a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale
Sito Culturale, Seriale.
Età Medievale, Rinascimento, Età Moderna e Contemporanea.
Italia Nord Occidentale
Regione Piemonte
Province di Alessandria, Asti, Cuneo
Criteri di Iscrizione
(iii) I paesaggi culturali vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato offrono una eccezionale testimonianza vivente delle tradizioni di viticoltura e vinificazione che vantano una lunga storia e che sono continuamente migliorate e adattate fino ad oggi.
(v) I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale. Grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e delle conoscenze sulla viticoltura è stato realizzato il migliore adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima. I paesaggi vitivinicoli esprimono anche grandi qualità estetiche, rendendolo un archetipo di paesaggio vitivinicolo europeo.




