Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

L’arte rupestre della Valle Camonica

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

 

Il sito preistorico della Valle Camonica, non ancora completamente esplorato, si estende su di un’area di 70 chilometri. Sono state individuate oltre 40.000 figure scavate su circa 2.400 rocce. Questi petroglifi, di cui esistono esempi anche in Spagna, Hesse, Svezia e Gran Bretagna, sono di natura simbolica ed evocano la navigazione, la danza, la guerra, l’agricoltura, la magia, ecc.
  • Valore UNESCO

    La Valle Camonica è nota in tutto il mondo per la straordinaria ricchezza e varietà di incisioni rupestri, inserite nel 1979, quale primo sito italiano iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Essa rappresenta un luogo di fascino e suggestione davvero unico, in cui l’Uomo e l’ambiente hanno interagito fin dalla Preistoria, caratterizzandola come “La Valle dei Segni”.

    ► I numeri del Sito, la sua geografia e il valore di una gestione lungimirante: il primo Sito italiano iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale

    La Valle Camonica occupa l’area settentrionale della provincia di Brescia, fra il Lago d’Iseo e i passi del Gavia e del Tonale. L’arte rupestre è attestata su tutto il territorio della Valle Camonica, la più vasta delle valli bresciane, attraversata dal fiume Oglio: ad oggi sono state censite oltre 180 località con incisioni, per un totale di circa 2000 rocce istoriate (arenarie e conglomerati), oltre 300.000 grafemi plurimillenari , distribuite in oltre 30 dei 42 Comuni della Valle. Attualmente i parchi in cui si possono ammirare le incisioni rupestri sono otto, ma il loro numero è destinato a crescere, non solo per la ricchezza di testimonianze archeologiche presenti in altre aree della Valle Camonica ma anche per l’impegno degli Enti Locali, consapevoli che la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio costituisca una importante prospettiva di sviluppo socio-economico. Al riguardo, dal 2006 in Valle Camonica è stato istituito il Gruppo Istituzionale di Coordinamento (GIC). Si tratta di un tavolo di lavoro che ha il compito di occuparsi dell’attuazione del Piano di Gestione di questo sito UNESCO e di collaborare per le attività di tutela, conservazione, valorizzazione e promozione turistica e culturale del patrimonio archeologico.

    ► L’arte dei Camuni dalla Protostoria alla Storia

    Le incisioni sono state realizzate lungo un arco di tempo di oltre 13.000 anni, dalla fine del Paleolitico Superiore alla fine del I millennio a.C., quando si conclude il grande ciclo dell’arte camuna. La pratica di incidere le rocce tuttavia prosegue anche dopo la conquista della Valle da parte dei Romani, giungendo fino all’epoca medievale e moderna. Le raffigurazioni, incise talora con grande accuratezza, trattano aspetti della spiritualità e momenti della vita quotidiana degli antichi abitanti della Valle. L’arte rupestre pertanto riveste un’importanza fondamentale non solo per la quantità di soggetti incisi e per l’evoluzione cronologica, ma anche per lo stretto legame che le incisioni hanno con la storia dell’Uomo: scoprire e conoscere l’arte rupestre camuna permette di compiere un viaggio unico e indimenticabile nella preistoria e protostoria europea per giungere, attraverso le incisioni di età storica (romana, medievale e moderna), sino alle soglie del XX secolo.

    ► L’evoluzione della società camuna

    Sulle superfici delle rocce è scritta l’epopea della società camuna ed i mutamenti che la interessarono, poiché l’arte rupestre riflette il passaggio da popolo cacciatore a popolo artigiano e agricoltore. Le rocce istoriate più antiche appartengono al Paleolitico superiore e al Mesolitico e sono caratterizzate da semplici rappresentazioni realistiche, specialmente di animali (caprioli, alci) in cui spicca, su tutti, il cervo: i Camuni qui dimostrano la loro natura di predatori (cacciatori e pescatori), che nei luoghi dei bivacchi (anche in quota) istoriavano i massi accanto ai quali trovavano riparo. Nel Neolitico (VI-IV millennio a.C.), con la comparsa della agricoltura e dell’allevamento e con il progredire delle lavorazioni artigianali (tessitura, ceramica, levigatura della pietra), assume più importanza la figura umana anche in relazione a gesti rituali ed ai significati religiosi. Tipica del periodo è la figura dell’orante, un uomo stilizzato con braccia e gambe piegate, forse in posizione di preghiera o di danza. Ma accanto alle incisioni figurative sono presenti anche dischi, spirali e composizioni geometriche interpretate come l’immagine dei campi coltivati. Nell’Età del Rame (metà del IV-III millennio a.C.), con lo sviluppo della metallurgia per la produzione di armi e oggetti ornamentali e l’uso del carro e dell’aratro, l’arte rupestre camuna è caratterizzata da stele e massi –menhir istoriati collocati in luoghi interpretati come “centri cerimoniali “ o “ santuari” frequentati per millenni e dove si svolgevano attività connesse al culto. Composizioni di gruppi di uomini, di animali (stambecchi, cervi, volpi, maiali o cinghiali), di scene di aratura e di traino del carro e di armi (pugnali, asce e alabarde), di ornamenti sono i nuovi elementi che testimoniano l’aumento della complessità dell’organizzazione sociale. La sfera della spiritualità è caratterizzata da una religiosità di tipo sciamanico dove sono praticati danze sacre, riti di iniziazione e il culto dei morti. Con l’Età del Bronzo (II millennio a.C.) si ritorna a incidere le superfici rocciose all’aperto e tra le figure di questo periodo si annoverano ancora vari tipi di armi, come asce e pugnali, ma anche scene rituali con figure di oranti, telai e palette. Le incisioni datate all’Età del Ferro (I millennio a.C.) costituiscono il complesso figurativo più numeroso dell’intero ciclo camuno e mostrano contatti e influssi con le altre popolazioni italiche (Reti, Veneti, Celti, Etruschi, etc.). Molte raffigurazioni possiedono uno stile naturalistico e descrittivo, caratterizzato talora da una notevole ricchezza di particolari: figure di guerrieri armati e impegnati in duelli oppure nella caccia al cervo, a cavallo, talvolta aiutati da cani domestici, rappresentano forse prove di iniziazione di giovani aristocratici. Tra le raffigurazioni di questo periodo si possono ricordare anche edifici, raffigurazioni di uccelli, carri a quattro ruote, armi isolate (asce e coltelli) e numerose figure simboliche tra cui le impronte di piede, la rosa camuna, le stelle e le palette. Compare la scrittura, anche se sono ancora oggetto di discussione i modi e tempi di diffusione: le più antiche iscrizioni secondo alcuni studiosi si collocherebbero tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del V secolo a.C., secondo altri nel IV secolo a.C. L’alfabeto camuno, derivante da quello etrusco con adattamenti locali, è attestato in alcuni alfabetari ma la maggior parte delle iscrizioni, eseguite soprattutto su roccia ma anche su massi erratici con tecnica a martellina o a grafito, è riferibile a nomi di persona o di divinità. Con l’arrivo dei Romani nel 16 a.C., la pratica di incidere le rocce si affievolisce e il grande ciclo camuno pare terminare con il crollo del sistema romano e con l’affermarsi della cristianizzazione in Valle. All’età storica (medievale e moderna) sono riferibili raffigurazioni di croci, chiavi, date, segni di confine, simboli araldici e ostensori. E’ ancora un’iscrizione, datata al 1908 e incisa su una roccia del Monticolo a Darfo Boario Terme (BS), che commemora i lavori per la costruzione della linea ferroviaria Bresci-Iseo-Edolo, a testimonianza che l’azione di incidere la roccia costituisce l’aspetto identitario della Valle Camonica, che ancora oggi con i suoi misteriosi e incancellabili segni continua ad affascinare il mondo.
    Per saperne di più

    ► Il nome arcano di un popolo misterioso

    Camuno” è una parola la cui origine etimologica è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, anche se l’ipotesi più accreditata la attribuisce al ceppo celtico indoeurepeo. Strabone li chiamò Kàmaunoi, Plinio Camunni (Nat. Hist. III, 133-134). Il nome mostra la stessa radice presente in “camoscio” (camox) con un significato collegato all’indicazione della presenza di corna piccole o curve. Il fatto che il nome dei Camuni sia classificabile nelle lingue celtiche può essere spiegato con una origine celto-retica dei Camuni stessi o con un esoetnico.

    ► Arte parietale e Arte rupestre

    L’espressione artistica dell’Homo sapiens si manifestò in due modalità principali: sulle pareti all’interno delle grotte (arte parietale), e su rocce affioranti dal terrreno o pareti rocciose esterne alla mercè degli agenti atmosferici (arte rupestre). Le più alte testimonianze mondiali dell’arte parietale preistorica si trovano ad Altamira in Spagna e a Lascaux in Francia, mentre il complesso dell’arte rupestre della Valle Camonica è considerato il più importante nel suo genere a livello mondiale, per la quantità di incisioni, per la sua enorme varietà e per la lunghezza dell’arco temporale che copre.

    ► Come i Camuni incidevano le rocce

    La pratica dell’arte rupestre era presso i Camuni una tradizione molto consolidata e, alla luce della quantità delle incisioni individuate oggi, doveva essere una parte importante della loro cultura. Erano due le tecniche impiegate per ottenere le incisioni; la prima è detta “a martellina”, poiché l’incisione si formava battendo ripetutamente una punta di pietra o, in seguito di metallo, sulla superficie della roccia: in tal modo le figure venivano formate da “punti”, cioè da una serie di piccole picchiettature di forma circolare concave. In alternativa, l’incisione era prodotta dal solco di una punta, anche con ripetuto sfregamento (tecnica “filiforme” o “a graffito”). In molti casi, le raffigurazioni erano realizzate con entrambe le tecniche combinate.

    ► La scoperta delle incisioni rupestri e gli studi del ciclo camuno

    Nel 1909 Walter Laeng, giovane alpinista e geografo bresciano, scoprì alcune incisioni su alcuni massi di Cemmo e ne segnalò la presenza al Comitato Nazionale per la Protezione del Paesaggio e dei Monumenti; successivamente, nel 1914, curò una nota per la Guida d’Italia del Touring Club Italiano in cui si menzionavano i massi “con sculture e graffiti simili a quelli famosi del Lago delle Meraviglie nelle Alpi Marittime”. Prima d’allora, le incisioni rupestri della Valle Camonica erano state misteriosamente ignorate, pur essendo note da sempre ai valligiani che le chiamavano nella lingua locale “pitóti” (pupazzetti), e le consideravano tracce di arcaiche credenze o di creature magiche ormai perdute e dimenticate. Grazie a Walter Laeng, si destò l’attenzione di studiosi e istituzioni verso l’incredibile patrimonio d’arte rupestre della Valle Camonica. All’inizio degli anni ‘30 si compirono ricerche ad opera dell’antropologo Giovanni Marro e dei paletnologi Paolo Graziosi, Raffaello Battaglia, Giuseppe Bonafini. Nel 1956, Emmanuel Anati diede la svolta decisiva allo studio del ‘ciclo camuno’ e fondò (1964) il Centro Camuno di Studi Preistorici a Capo Di Ponte, avviando, su concessione del Ministero, campagne archeologiche di ricerca e documentazione sistematiche a tutt’oggi attive.

    ► La scrittura camuna

    I Camuni nella seconda metà del I millennio a.C. importarono e ‘copiarono’ i caratteri dell’alfabeto dagli Etruschi ma li adattarono alla propria lingua. Perciò, le iscrizioni camune sono leggibili ma non sono ancora state decifrate. Sulla Roccia 50 di Naquane, completamente istoriata,oltre a figure di oranti, di grandi guerrieri armati e di abitazioni, compaiono alcune iscrizioni isolate o associate a impronte umane e a barche solari.

    ► La lotta cristiana alle iscrizioni pagane

    Dopo la conquista da parte dei Romani (I secolo a.C.) l’arte rupestre camuna registrò un rallentamento ma non svanì completamente. La pratica di incidere le rocce era radicata nella cultura del luogo in modo ancestrale e l’evangelizzazione cristiana (dal IV secolo d.C.) fu costretta ad una dura lotta. Per combattere la saxorum veneratio, condannata come idolatria pagana, la Chiesa innalzò pievi ed edicole proprio nei luoghi sacri protostorici.
    Protagonisti

    ►Sacerdote che corre

    Nel Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, la Roccia 35 si trova nell’area Sud del parco e, tra le altre, esibisce un’incisione di grande rilevanza e fama, attribuita all’età del Ferro. Si tratta di un uomo in movimento con un copricapo rituale, forse di piume piegate all’indietro che danno l’idea del movimento; la figura maschile rappresenta presumibilmente uno sciamano intento in una danza rituale. Sulla Roccia 35 sono presenti molte incisioni ricondotte a periodi diversi, che complessivamente raffigurano una grande scena di villaggio. Oltre al “sacerdote che corre”, in particolare vi si leggono scene di caccia al cervo e una cosiddetta “scena del fabbro”, dove una figura umana sembra intenta a battere sull’incudine (età del Ferro).
    Testimonianze d’autore

    Testimonianze

      “In un campo che si incontra prima di giungere alla Pieve [si notano] due grossi trovanti con sculture e graffiti simili a quelli famosi del Lago delle Meraviglie nelle Alpi Marittime…”

    Walther Laeng, 1914

     

    Legami tra i siti Unesco italiani

    Valle Camonica e...le Palafitte dell’Arco Alpino

    La vicinanza geografica facilita il collegamento tematico esistente tra questi due Siti del Patrimonio Mondiale, che testimoniano entrambi la vita dell’uomo preistorico e protostorico europeo. Dalle aree della Valle Camonica infatti non è necessario cambiare regione per recarsi in alcune delle località appartenenti al Sito UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’Arco Alpino”. Si tratta di un sito seriale transnazionale con 111 resti di villaggi palafitticoli, databili tra il 5.000 e il 500 a.C., iscritti tra Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. In Lombardia le palafitte sono concentrate principalmente in due aree: attorno al Lago di Varese e attorno al Lago di Garda.
    Note bibliografiche

    Bibliografia

    E. Anati, Studi per la lettura dell’arte rupestre, Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, 2008.

    E. Anati, La civiltà delle pietre. Valcamonica una storia per l’Europa, Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, 2004.

    Anati, Alle origini della civiltà europea: l’arte rupestre in Valcamonica, Novara, De Agostini, Novara 1985.

    I Camuni: alle radici della civiltà europea – catalogo della mostra, Palazzo dell’Arte, 16 giugno-30 novembre, mostra promossa dal Comune di Milano, Ripartizione cultura e spettacolo, ideata e organizzata dal Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte e dal Centro culturale S. Carlo, Milano – Milano, Jaca Book, 1982.

    E. Anati, Evoluzione e stile nell’arte rupestre camuna, Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, 1975.

    V. Fusco, A. Galbiati, Naquane: Parco nazionale delle incisioni rupestri : guida itineraria, Libreria del Parco, Naquane, 1990.

    V. Mariotti, a cura di, Il teatro e l’anfiteatro di Cividate Camuno. Scavo, restauro e allestimento di un parco archeologico, All’Insegna del Giglio, Firenze 2004.

    A. Marretta, R. Poggiani Keller, a cura di, Bibliografia sull’arte rupestre e sui contesti e ritrovamenti preistorici e protostorici della Valle Camonica, Quaderni del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, n. 1, 2005.

    A. Marretta, S. Solano, a cura di, Pagine di Pietra: scrittura e immagini a Berzo Demo fra età del Ferro e romanizzazione, Quaderni del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, n. 4, 2014.

    G. Motta, Le incisioni rupestri camune. Percorsi didattici alla scoperta di un grande archivio di pietra Grafo, 1994.

    M. Pavese Rubins, La Valcamonica tra camuni e romani. L’impatto romano in una valle alpina, Edizioni Effedì,

    R. Poggiani Keller, C. Liborio, M.G. Ruggiero, a cura di, Arte Rupestre della Valle Camonica. Sito UNESCO n. 94. 2005 Piano di Gestione, Quaderni del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, n. 2, 2007.

    R. Poggiani Keller, a cura di, Arte rupestre della Valle Camonica. Storia delle ricerche: protagonisti, tendenze, prospettive attraverso un secolo, Quaderni del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, n. 3, 2009.

    R. Poggiani Keller, a cura di, La Valle delle Incisioni. 1909-2009 cento anni di scoperte. 1979-2009 trenta anni con l’UNESCO in Valle Camonica, catalogo della mostra, Brescia, 2009.

    F. Rossi, La dea sconosciuta e la barca solare. Una placchetta votiva dal santuario protostorico di Breno inValcamonica, Milano, 2005.

    F. Rossi, a cura di, Il santuario di Minerva. Un luogo di culto a Breno tra protostoria ed età romana, Edizioni ET, 2010.

    F. Rossi, S. Solano, a cura di, L’area del palazzo a Cividate Camuno. Spazi pubblici e privati nella città antica, La Cittadina, Gianico (BS) 2011.

    M.G. Ruggiero, R. Poggiani Keller, a cura di, Il progetto “Monitoraggio e buone pratiche di tutela del patrimonio del sito UNESCO n. 94 Arte rupestre della Valle Camonica” Legge 20 febbraio 2006, n. 77, E.F. 2010, Quaderni del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, n. 5, 2014.

    Valcamonica preistorica: guida ai parchi archeologici, a cura di A. Fradkin, E. Anati, Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, 2001.

     

  • Valore UNESCO

    La Valle Camonica è nota in tutto il mondo per la straordinaria ricchezza e varietà di incisioni rupestri, inserite nel 1979, quale primo sito italiano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Essa rappresenta un luogo di fascino e suggestione davvero unico, in cui l’Uomo e l’ambiente hanno interagito fin dalla Preistoria, caratterizzandola come “La Valle dei Segni”.

    ► I numeri del Sito, la sua geografia e il valore di una gestione lungimirante

    La Valle Camonica occupa l’area settentrionale della provincia di Brescia, fra il Lago d’Iseo e i passi del Gavia e del Tonale. L’Arte rupestre è attestata su tutto il territorio della Valle Camonica, la più vasta delle valli bresciane, attraversata dal fiume Oglio: ad oggi sono state censite oltre 180 località con incisioni, per un totale di circa 2000 rocce istoriate, oltre 300.000 grafemi plurimillenari, distribuiti in oltre 30 dei 42 comuni della Valle. Attualmente i parchi in cui si possono ammirare le incisioni rupestri sono otto, ma il loro numero è destinato a crescere, non solo per la ricchezza di testimonianze archeologiche presenti in altre aree della Valle Camonica ma anche per l’impegno degli Enti Locali, consapevoli del Patrimonio culturale del territorio costituisca una importante prospettiva di sviluppo socio-economico.

    ► L’arte dei Camuni dalla Protostoria alla Storia

    Le incisioni sono state realizzate lungo un arco di tempo di oltre 13.000 anni, dalla fine del Paleolitico Superiore alla fine del I millennio a.C., quando si conclude il grande ciclo dell’arte camuna. La pratica di incidere le rocce tuttavia prosegue anche dopo la conquista della valle da parte dei Romani. Le raffigurazioni trattano aspetti della spiritualità e della vita quotidiana degli antichi abitanti della Valle e sono importanti per comprendere la storia dell’Uomo: scoprire e conoscere l’arte rupestre camuna permette di compiere un viaggio unico e indimenticabile nella preistoria e protostoria europea per giungere, attraverso le incisioni di età storica (romana, medievale e moderna), sino al XX secolo.

    ► L’evoluzione della società camuna

    Sulle superfici delle rocce è scritta l’epopea della società camuna ed i mutamenti che la interessarono, poiché l’arte rupestre riflette il passaggio da popolo cacciatore a popolo artigiano e agricoltore. Le rocce istoriate più antiche appartengono al Paleolitico superiore e al Mesolitico e sono caratterizzate da semplici rappresentazioni, specialmente di animali in cui spicca  il cervo. Nel Neolitico (VI-IV millennio a.C.), con la comparsa della agricoltura e dell’allevamento e con il progredire delle lavorazioni artigianali (tessitura, ceramica, levigatura della pietra), assume più importanza la figura umana. Tipica del periodo è la figura dell’orante, un uomo stilizzato con braccia verso l’alto e gambe piegate, forse in posizione di preghiera o di danza. Accanto alle incisioni figurative, è presente anche uno stile geometrico caratterizzato da dischi, spirali, in geoglifi anche di grandi dimensioni, talvolta interpretati come l’immagine di campi coltivati. Nell’età del Rame (metà del IV-III millennio a.C.), con lo sviluppo della metallurgia per la produzione di armi e oggetti ornamentali e l’uso del carro e dell’aratro, i segni rappresentano battute di caccia e scene di vita quotidiana legate all’agricoltura. Si registra inoltre un alto numero di stele e massi-menhir istoriati e disposti a formare santuari cerimoniali frequentati per millenni. La sfera della spiritualità è caratterizzata da una religione di tipo sciamanico dove sono praticati danze sacre, riti di iniziazione e il culto dei morti. Le incisioni datate all’Età del Ferro (I millennio a.C.) costituiscono il complesso figurativo più numeroso dell’intero ciclo camuno e mostrano contatti e influssi con le altre popolazioni italiche. Molte raffigurazioni possiedono uno stile naturalistico e descrittivo caratterizzato talora da una notevole  ricchezza di particolari: figure di guerrieri, armati e impegnati in duelli oppure nella caccia al cervo, a cavallo, talvolta aiutati da cani domestici, rappresentano forse prove di iniziazione di giovani aristocratici. Tra le raffigurazioni di questo periodo si possono ricordare anche edifici, raffigurazioni di uccelli, carri a quattro ruote, armi isolate (asce e coltelli) e numerose figure simboliche tra cui le impronte di piede, la rosa camuna, le stelle e le palette. Compare la scrittura anche se sono ancora oggetto di discussione i modi e tempi di diffusione: le più antiche iscrizioni secondo alcuni studiosi si collocherebbero tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del V secolo a.C., secondo altri nel IV secolo a.C. L’alfabeto camuno, derivante da quello etrusco con adattamenti locali, è attestato in alcuni alfabetari ma la maggior parte delle iscrizioni, eseguite soprattutto su roccia ma anche su massi erratici con tecnica a martellina o a graffito, è riferibile a nomi di persona o di divinità. Con l’arrivo dei Romani nel 16 a.C., la pratica di incidere le rocce si affievolisce e il grande ciclo camuno pare terminare con il crollo del sistema romano e con l’affermarsi della cristianizzazione in Valle. All’età storica (medievale e moderna) sono riferibili raffigurazioni di croci, chiavi, date, segni di confine, simboli araldici e ostensori. E’ ancora un’iscrizione, datata al 1908 e incisa su una roccia del Monticolo a Darfo-Boario Terme (BS), che commemora i lavori per la costruzione della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo, a testimonianza che l’azione di incidere la roccia costituisce l’aspetto identitario della Valle Camonica, che ancora oggi con i suoi misteriosi e incancellabili segni continua ad affascinare il mondo.

     

    Per saperne di più

    ► Il nome arcano di un popolo misterioso

    Camuno” è una parola la cui origine è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, anche se sembra appartenere a gruppo celtico delle lingue indoeurepee.  Il nome mostra la stessa radice presente in “camoscio” (camox) con un significato collegato all’indicazione della presenza di corna piccole o curve.

    ► Arte parietale e arte rupestre

    L’espressione artistica dell’Homo sapiens si manifestò in due modi principali: sulle pareti all’interno delle grotte (arte parietale), e su rocce affioranti dal terreno o pareti rocciose esterne alla mercé degli agenti atmosferici (arte rupestre). Le più alte testimonianze mondiali dell’arte parietale preistorica si trovano ad Altamira in Spagna e a Lascaux in Francia, mentre il complesso dell’arte rupestre della Valle Camonica è considerato il più importante  a livello mondiale, per la quantità di incisioni, per la sua enorme varietà e per la lunghezza dell’arco temporale che copre.

    ► Come i Camuni incidevano le rocce

    La pratica dell’arte rupestre era presso i Camuni una tradizione molto consolidata e, alla luce della quantità delle incisioni individuate oggi, doveva essere una parte importante della loro cultura. Erano due le tecniche impiegate per ottenere le incisioni: “a martellina”, poichè l’incisione si formava battendo ripetutamente una punta di pietra, o in seguito di metallo, sulla superficie della roccia: in tal modo le figure venivano formate da “punti” circolari concavi; nella tecnica “filiforme” o “a graffito, l’incisione era prodotta dal solco di una punta, con ripetuto sfregamento.

    ► La scoperta delle incisioni rupestri della Valle Camonica e gli studi del ciclo camuno

    Nel 1909 Walter Laeng, giovane alpinista e geografo bresciano, scoprì alcune incisioni in massi di Cemmo e ne segnalò la presenza al Comitato Nazionale per la Protezione del Paesaggio e dei Monumenti. Prima d’allora, le incisioni rupestri della Valle Camonica erano state misteriosamente ignorate, pur essendo note da sempre ai valligiani che le chiamavano nella lingua locale “pitóti” (pupazzetti), e le consideravano tracce di arcaiche credenze o di creature magiche ormai perdute e dimenticate. Grazie a Laeng, si accese l’attenzione di studiosi e istituzioni verso l’incredibile patrimonio d’arte rupestre della Valle Camonica. All’inizio degli anni ’30 furono effettuate ricerche dall’antropologo Giovanni Marro e dai paletnologi Paolo Graziosi, Raffaello Battaglia, Giuseppe Bonafini. Nel 1956, Emmanuel Anati diede la svolta decisiva allo studio del ‘ciclo camuno’ e fondò nel 1964 il Centro Camuno di Studi Preistorici a Capo Di Ponte, avviando campagne archeologiche di ricerca e documentazione sistematiche attive ancora oggi.

    ► La scrittura camuna

    I Camuni nella seconda metà del I millenio a.C. importarono e ‘copiarono’ i caratteri dell’alfabeto dagli Etruschi ma li adattarono alla propria lingua. Perciò, le iscrizioni camune sono leggibili ma non sono ancora state decifrate. Sulla Roccia 50 di Naquane, completamente istoriata, oltre a figure di oranti, di grandi guerrieri armati e abitazioni, compaiono alcune iscrizioni isolate o associate a impronte umane e a barche solari.

    ► La lotta cristiana alle iscrizioni pagane

    Dopo la conquista da parte dei Romani (I secolo a.C) l’arte rupestre camuna registrò un rallentamento ma non svanì completamente. La pratica di incidere le rocce era radicata nella cultura del luogo in modo ancestrale e l’evangelizzazione cristiana (dal IV secolo d.C.) fu costretta ad una dura lotta. Per combattere la tradizione delle incisioni, condannata come idolatria pagana, la Chiesa innalzò pievi ed edicole  nei luoghi sacri protostorici.

     

    Protagonisti

    ► Sacerdote che corre

    Nel Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, la Roccia 35 si trova nell’area Sud del parco ed esibisce una incisione di grande rilevanza  attribuita all’età del Ferro. Si tratta di un uomo in movimento con un copricapo rituale, forse di piume piegate all’indietro; la figura maschile rappresenta presumibilmente uno sciamano intento in una danza rituale. Sulla Roccia 35 sono presenti molte incisioni ricondotte a periodi diversi che complessivamente raffigurano una grande scena di villaggio. Oltre al “sacerdote che corre”, in particolare vi si leggono scene di caccia al cervo e una cosiddetta “scena del fabbro”, dove una figura umana sembra intenta a battere sull’incudine (età del Ferro).
    Legami tra i siti Unesco italiani

    Valle Camonica e...le Palafitte dell’Arco Alpino

    La vicinanza geografica facilita il collegamento tematico esistente tra questi due Siti del Patrimonio Mondiale, che testimoniano entrambi la vita dell’uomo preistorico e protostorico europeo. Dalle aree della Valle Camonica infatti non è necessario cambiare regione per recarsi in alcune delle località appartenenti al Sito UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’Arco Alpino”. Si tratta di un sito seriale transnazionale con 111 resti di villaggi palafitticoli, databili tra il 5.000 e il 500 a.C., iscritti tra Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. In Lombardia le palafitte sono concentrate principalmente in due aree: attorno al Lago di Varese e attorno al Lago di Garda.
    Glossario

    Glossario

    ancestrale, s.m., che si riferisce al passato remoto, al tempo dei più lontani predecessori.

    censito, s.m., registrato nell’elenco di un censimento, dove un censimento è una raccolta organizzata di dati secondo parametri specifici e numerici per registrare la situazione di un determinato fenomeno collettivo (censire i beni, censire una popolazione…).

    epopea, s.f., racconto poetico che narra di eroi e delle loro imprese; il genere letterario epico comprende l’inclusione di elementi mitologici e fantastici (es. epopea omerica, epopea carolingia). In senso ampio, il termine può essere riferito ad una narrazione storica per sottolinearne la sua importanza o il suo valore culturale.

    geoglifo, s.m., è un termine composto da due parole greche: , terra, e glýpho, incido, intaglio, scolpisco; segno prodotto sulla terra o sulla pietra, avente grandi dimensioni.

    grafema, s.m., dal greco gràpho, scrivo; segno, unità grafica della scrittura.

    idolatria, s.f., venerazione di un idolo, celebrazione di una divinità che non è quella riconosciuta dalla religione ufficiale dominante della comunità.

    istoriato, s.m., superficie lavorata con una decorazione che racconta una storia; che è decorato con immagini che illustrano una narrazione, storica, mitologica, religiosa.

    massi erratici, si intendono le rocce trasportate dal ghiacciaio a fondovalle.

    menhir, s.m., monumento preistorico formato da un masso di medie o grandi dimensioni collocato nel terreno, spesso assieme ad altri massi simili, e venerato come roccia sacra o elemento di un luogo di culto.

    orante, s.m., dal verbo latino orāre, pregare; colui che è intento nell’atto del pregare; la figura dell’orante è uno stilema, un modello stilistico, che ricorre nell’arte preistorica e arcaica ed ha significato religioso.

    pagano, s.m., riferito a pratiche o credenze che appartengono o si richiamano alla cultura europea precristiana.

    petroglifo, s.m., glifo o segno inciso su una superficie rocciosa (dal latino pètra, roccia, rupe); il vocabolo si estende semanticamente anche alle incisioni rupestri eseguite a martellina.

    rupestre, s.m., che riguarda le rupi, le rocce. L’arte rupestre preistorica è costituita da opere umane realizzate sulle superfici rocciose esterne.

    sciamanico, s.m., dello sciamano, capo religioso di una comunità, che conduce riti magici e di iniziazione. Lo sciamanesimo è caratteristico in particolare delle popolazioni dell’area artica e delle antiche comunità americane e dell’Asia settentrionale (dalla lingua tungusa ŝaman, “colui che è in stato di estasi”).

Iscrizione UNESCO

1979, Luxor, Egitto, 3a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale

Sito Culturale e seriale

Preistoria

Italia Settentrionale. Regione Lombardia.

 

Criteri di Iscrizione

(iii) Le incisioni rupestri della Valle Camonica sono scaglionate lungo gli 8000 anni che precedono l’era attuale. Non è necessario sottolineare l’impareggiabile valore di manifestazioni umane risalenti a un’epoca così antica. (vi) Le incisioni rupestri della Valle Camonica rappresentano una straordinaria documentazione figurativa dei costumi e della mentalità preistorica. L’interpretazione sistematica, la classificazione tipologica e lo studio cronologico di questi petroglifi hanno notevolmente contribuito alle conoscenze nei campi della preistoria, della sociologia e dell’etnologia.

Autenticità

L’arte rupestre della Valle Camonica, in quanto reperto archeologico, ha mantenuto alti livelli di autenticità nella forma, nell’iconografia e nel materiale. L’autenticità fisica del Sito è preservata grazie a un monitoraggio continuo, al restauro e al controllo assicurati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e da una specifica rete di Parchi di incisioni rupestri. Tutti i lavori di restauro vengono eseguiti sotto la direzione del Ministero, in conformità con i principi della Carta di Venezia.

Integrità

Il Sito contiene gli elementi necessari per esprimere il suo Eccezionale Valore Universale. Il Sito inscritto comprende le incisioni più straordinarie, che documentano e forniscono la prova più completa della mentalità e dei costumi preistorici. Lo stato generale di conservazione delle superfici rocciose e la visibilità delle immagini di arte rupestre è buono. Aspetti caratteristici del Sito sono responsabili della sua vulnerabilità, dovuta, ad esempio, all’esposizione delle incisioni agli agenti atmosferici e climatici, la presenza di boschi e i possibili danni causati dall’inquinamento o dal diretto intervento dell’uomo.

Estensione del bene

 

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