Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

La Città di Verona

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

 

La storica città di Verona, fondata nel I secolo a.C., ha conosciuto periodi d’espansione nel XIII e XIV secolo sotto il dominio della famiglia degli Scaligeri e dal XV al XVII secolo sotto la Repubblica di Venezia. Costituisce, inoltre, un eccezionale esempio di piazzaforte. Verona ha conservato un notevole numero di monumenti antichi, di epoca medievale e del Rinascimento. E’ una città di cultura e di arte.

  • Valore UNESCO

    La città di Verona svolse un ruolo di primaria importanza nella storia europea, quale crocevia delle arti e dei popoli, di eserciti e di culture. Fondata da antiche  tribù, divenne colonia romana nel I secolo a.C., accrescendo rapidamente la sua importanza. Fu occupata dal re ostrogoto Teodorico (V secolo), dai Longobardi e da Carlo Magno. Prosperò durante il dominio degli Scaligeri e in particolare sotto Cangrande I (XIV secolo). Nel 1405 passò sotto il dominio di Venezia (XV-XVIII secolo); dal 1797 passò sotto la repubblica Cisalpina, mentre nel 1815, a seguito del Congresso di Vienna, fu inserita nel regno Lombardo-Veneto annesso all’Impero Austro-Ungarico. Nel 1866 entra a far parte del Regno d’Italia.

    ► Le origini e la fortuna romana

    Fin dalle sue origini, Verona venne favorita da una collocazione geografica strategica che la elevò a chiave di volta degli assi di comunicazione tra le Alpi e la Pianura Padana e le vie commerciali verso l’Adriatico. Le dolci anse dell’Adige che attraversano Verona e le colline che la cingono dal lato settentrionale ne determinano la bellezza e l’armonia paesaggistica. Nel I secolo a.C. ebbe inizio la vita di Verona romana. La città romana, racchiusa dal fiume Adige, costituisce il nucleo della città. Quello che prima era soltanto un guado colonizzato da una tribù dei Galli sulla significativa via fluviale dell’Adige, secondo quanto riporta lo storico Tito Livio, venne elevata a rango di Municipium romano nel 42 a.C., importante centro direttivo dello stato romano e dei suoi reparti militari. Dell’epoca romana rimangono tracce significative, dalla straordinaria Arena al Teatro Romano, dall’Arco dei Gavi a Porta Borsari, all’area archeologica di Porta Leoni.

    ► Gli Scaligeri (XIII e XIV secolo) e il dominio di Venezia (XV-XVIII secolo)

    La presenza a Verona della famiglia Della Scala è attestata già nell’XI secolo. Sotto la Signoria scaligera la città raggiunse un periodo di grande splendore. Gli Scaligeri riedificarono la cinta muraria includendo un più vasto territorio a ovest e un’ulteriore ampia zona sulla sponda orientale del fiume: la città ha mantenuto costanti queste dimensioni fino al XX secolo. Con la dominazione veneziana non vennero inibite le energie economiche e culturali di Verona, tanto che la città si rinnovò, adornandosi di nuovi palazzi e opere d’arte.

    ► La città fortezza

    Le mura della città sono le parti che meglio possono aiutare a comprendere l’evoluzione di Verona: presenti in perimetri via via più estesi a seconda dell’epoca della costruzione, conferiscono un aspetto particolare alla città e ci forniscono gli strumenti per un’analisi storica e urbanistica. Se delle due cinte successive erette dai Romani rimane ben poco, le mura comunali, ricostruite dopo l’inondazione del 1239, sono ancora in ottimo stato. Il perimetro fatto erigere dalla Signoria scaligera, che racchiudeva un’area di 450 ettari, fu sostanzialmente confermato dai Veneziani nel Cinquecento e così pure nell’Ottocento dagli Austriaci, che fecero di Verona una delle quattro città fortificate del Quadrilatero. Le porte monumentali e le fortificazioni testimoniano l’importanza strategica della città, grandioso esempio di roccaforte militare.

    ► Verona città d’arte

    Verona fu fucina delle Arti: dalle origini fu anche città di cultura, centro vivace di richiamo per artisti e letterati. Alla bellezza della città contribuirono molti artisti tra i quali Fra’ Giocondo, Girolamo dai Libri, Liberale da Verona, Michele Sanmicheli, il Pisanello e il Veronese. Numerosi sono sempre stati i suoi visitatori, alcuni dei quali particolarmente illustri, come Dante, Mozart, Goethe, Ruskin. Sempre celebrata in quadri, opere, scritti e poesie, si ricorda William Shakespeare che non visitò mai la città, ma la celebrò in uno dei suoi più celebri componimenti, Romeo e Giulietta. Ancora oggi Verona, con la sua eleganza e raffinatezza, rappresenta un centro vitale per la cultura in Europa.
    Per saperne di più

    ► Verona ai tempi di Cangrande della Scala

    Verona trecentesca era una città piena di vita, nelle strade si incontravano nobili e cavalieri, dame e folle di popolani accorsi a vedere “a magnificenza di messer Cane de la Scala”. Il brano che segue offre una possibile ricostruzione di una scena di vita quotidiana alla corte di Cangrande.

    “Per le vie che conducono a palazzo si aggirano destrieri e corsieri, masnade con bandiere, corazze e scudi, musici con loro trombe, chitarre, liuti, viole, tamburi, zufoli e flauti; nei cortili si agita il ‘poverame’ […], i villani […] si frammischiano ai baroni e i marchesi gentili e cortesi ai dottori di astrologia e di filosofia e di teologia fra loro disputando in latino; uomini d’arme e mercanti italiani, tedeschi, francesi, fiamminghi, inglesi conversano nelle rispettive lingue, come se fosse in Babele. […] Nel palazzo di Cangrande si balla, si canta, si suona, si ride, si mangia e si ruba il tagliere senza che il signore se ne dia preoccupazione, felice della felicità altrui che deriva dalla sua magnificenza, dalla sua gioia di vivere”.

    (M. Carrara, Gli Scaligeri, cit., pp.117-118)

    ► I barbari a Verona e la congiura di Rosmunda

    Verona fu la maestosa sede del potere ostrogoto in Italia col re Teodorico (493-526). Durante il suo regno la città fu il più importante centro militare del regno e la sede prediletta del re, che la restaurò ed abbellì. Vennero costruiti palazzi, portici, terme e rialzate le mura, atterrate dalle precedenti incursioni barbariche. In seguito Verona venne presa dai Longobardi, discesi in Italia nel 568 d.C. guidati da re Alboino. Secondo lo storico Paolo Diacono, nel 572 la regina Rosmunda si alleò con i nemici del re architettando una congiura proprio contro suo marito, il re Alboino. Una tradizione notissima narra, infatti, che avendo il re costretto Rosmunda a bere nella tazza fatta con il teschio del padre ucciso, questa decise di vendicarsi ad ogni costo riuscendo a far uccidere Alboino.

    ► La casa di Giulietta

    In via Cappello numero 23, non lontano da Piazza delle Erbe, sorge un edificio risalente al XIII secolo, a lungo proprietà della famiglia Dal Cappello, che fece accrescere la leggenda e la credenza  popolare che la identificava come casa natale di Giulietta Capuleti della tragedia shakespeariana. All’interno si trovano arredi e costumi usati nel celebre film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli del 1968, ceramiche di epoca medievale e del primo Rinascimento di provenienza veronese e una collezione di incisioni che raffigurano scene ispirate alla tragica storia dei due amanti.

    Giulietta: – Oh! Come entrasti tu qui? Ed a qual fine? I muri che circondano questo giardino sono ardui, e pressoché inaccessibili; ed il luogo in cui stai ti sarà tomba, se alcuno de’ miei ti sorprende.

    Romeo: – Coll’ali dell’Amore valicai l’altezza di que’ muri, ché barriera non v’ha al prepotente Amore: tutto che Amor può tentare, Amor l’osa; onde a’ tuoi non ebbi riguardo allorché qui venni.

    (William Shakespeare, Giulietta e Romeo, Atto II, scena II)

    ► L’Indovinello Veronese

    Presso la Biblioteca Capitolare di Verona venne ritrovato da Luigi Schiaparelli, nel 1924, un antico codice su cui, a margine di una pergamena, si trova una scrittura risalente al VIII-IX secolo. L’Indovinello Veronese, probabilmente vergato dalla mano di un amanuense della stessa Biblioteca Capitolina, è stato al centro di importanti studi, analisi e discussioni nel campo linguistico-filologico. Ad oggi si esclude l’ipotesi che si tratti della più antica testimonianza del volgare di area italiana, dato che non sembra sottintendere una vera e propria coscienza linguistica che lo distingua nettamente dal latino. Inoltre, la scrittura caratterizzata da tratti tipici del dialetto di area veronese.

    Boves se pareba

    Alba pratalia araba

    Et albo versorio teneba

    Et negro semen seminaba

    L’interpretazione di questo versi svela un significato autoreferenziale del testo: una metafora dell’atto o mestiere dello scrivere, tramite la quale le dita dello scrittore sono paragonate a buoi attaccati ad un albo versoio (rudimentale aratro, ovvero la penna d’oca per scrivere), che arano campi bianchi (i fogli) spargendo semi neri (l’inchiostro con cui si scrivono le parole).

    ► Il congresso della Santa Alleanza del 1822 a Verona

    In seguito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte nel 1814, Verona divenne una città dell’Impero austriaco. Il nuovo imperatore Francesco I d’Asburgo Lorena fu accolto con favore dalla popolazione provata da decenni di lotte e repressioni, e volle che il Congresso della Santa Alleanza (9-14 ottobre 1822) si svolgesse proprio a Verona. Dalle più potenti nazioni europee sovrani, principi e ambasciatori giunsero in città e alloggiarono nei palazzi veronesi; la città godette, seppur brevemente, dell’atmosfera di una grande capitale. Per l’occasione, nell’anfiteatro Arena venne organizzato uno spettacolo con la partecipazione di Gioacchino Rossini, il quale diresse un coro in onore della Santa Alleanza.

    ► L’Arena di Verona dalle lotte dei gladiatori alle sfide tenorili

    L’inaugurazione dell’anfiteatro, di pianta ellittica, è collocata attorno al 30 d.C. Nei secoli altomedievali, nell’Arena avevano luogo le ‘lotte giudiziarie’, che ricalcavano l’antica tradizione dell’ordalia di origine germanica: una pratica giuridica secondo cui l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato venivano determinate sottoponendolo ad una prova dolorosa o a un duello. La determinazione dell’innocenza derivava dal completamento della prova senza subire danni, oppure dalla vittoria nel duello. Oggi l’anfiteatro accoglie una rassegna operistica ed eventi musicali con protagonisti di fama mondiale.
    Protagonisti

    ► Cangrande I Della Scala

    Cangrande I Della Scala (Verona, 9 marzo 1291 – Treviso, 22 luglio 1329)

    Una cronaca cittadina lo descrive “di grande statura e bella, piacente a tutti, grazioso di modi e di parola e valoroso in armi”. Magnanimo con i nemici, mecenate generoso, i letterati dell’epoca ne trasmisero e consacrarono la fama di principe audace, forte e allo stesso tempo benevolo. Nonostante Cangrande, campione del mondo ghibellino del Trecento, fu un tiranno per i guelfi, gli venne riconosciuta la generosità d’animo dai più alti poeti italiani. Non ebbe eredi diretti dalla moglie Giovanna di Svevia, figlia di Corrado di Antiochia, ma molti discendenti illegittimi. Il padre, Alberto della Scala, scelse il suo nome – Cane Francesco o Canfrancesco detto “Canis magnus” – forse pensando al Gran Kan del Milione di Marco Polo. Inoltre, bisogna ricordare che nell’araldica medievale il cane era un animale con alti significati, quali nobiltà, fedeltà, fierezza ed eleganza. Il percorso politico di Cangrande lo vide sempre fedele all’imperatore Enrico VII e in costante conflitto con Padova. Alla sua casata procurò prestigio e compattezza dei legami familiari, consolidando i possedimenti e i rapporti d’alleanza. Cangrande consegna alla storia il disegno di una consapevole ‘missione politica’ a favore dell’impero nei territori italiani – una scelta che valse al signore di Verona la scomunica papale ma gli fece guadagnare la stima e gli onori del Sommo Poeta Dante Alighieri, il quale gli dedica la cantica del Paradiso della Divina Commedia.

    Testimonianze d’autore

    Testimonianze

      “Non c’è mondo al di fuori delle mura di Verona…

    William Shakespeare

     

      “Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l’incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell’odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti…

    Charles Dickens

     

    Legami tra i siti Unesco italiani

    Verona e... i Longobardi in Italia

    Verona fu una delle prime città a cadere sotto il dominio dei Longobardi, dopo Cividale del Friuli. Precedentemente centro del regno ostrogoto di Teodorico, venne scelta come quartier generale dal re e condottiero longobardo Alboino, continuando a essere uno dei centri principali del potere in quella parte detta Langobardia detta Maior, cioè la parte settentrionale dei possedimenti longobardi in Italia.

    Verona e... Venezia

    Il pittore Paolo Caliari, meglio noto come il Veronese, nacque nel 1528 e si formò nella città di Verona: svolse il suo apprendistato nella bottega di Antonio Badile, ma il talentuoso stile del Veronese si dovette soprattutto al rapporto che Paolo ebbe da giovane con l’architetto Michele Sanmicheli, che gli trasmise l’influenza del manierismo di matrice tosco-romana. Il Veronese risedette e operò dal 1556 a Venezia, lasciando nel Rinascimento un segno illustre di eccezionale genialità artistica. Anche in laguna il genio del Veronese rimase caratterizzato da un’identità artistica in un certo senso “altra”, “foresta”, e ciò si può notare, per esempio, nel trattamento del colore che adopera per i suoi lavori, che è differente rispetto a quello della tradizione autoctona veneta: il Veronese non farà mai del tutto suo il tonalismo (caratteristica di fondo della pittura veneziana del tempo che prevedeva una particolare sensibilità del colore), ma preferirà un uso del colore netto e vivace, con campiture ben definite e caratterizzate.
    Note bibliografiche

    Bibliografia

    Mantegna e le arti a Verona, 1450-1500, a cura di S. Marinelli, Paola Marini, Venezia, Marsilio, 2006

    Il Museo del Risorgimento. Verona dagli Asburgo al Regno d’Italia, a cura di E. Napione, Silvana Editoriale, Milano, 2011

    Gli Scaligeri: 1277-1387. Saggi e schede pubblicati in occasione della mostra storico-documentaria allestita dal Museo di Castelvecchio di Verona, giugno-novembre 1988, a cura di G.M. Varanini, Verona, Mondadori, 1988

    M. Carrara, Gli Scaligeri, Dall’Oglio Editore, Varese, 1966

    A. Castellani, I più antichi testi italiani: edizione e commento di Arrigo Castellani, Bologna, Patron, 1973

    L. Puppi, Michele Sanmicheli architetto di Verona, Marsilio, Venezia, 1971

    M. Girardi, Verona tra Ottocento e Novecento, Canova, 2004

  • Valore UNESCO

    La città di Verona svolse un ruolo di primaria importanza nella storia europea, come luogo di incontro di arti e di popoli, di eserciti e di culture. Colonia romana nel I secolo a.C., accrebbe rapidamente la sua importanza. Fu occupata dal re ostrogoto Teodorico (V secolo), dai Longobardi e da Carlo Magno (774). Prosperò durante il dominio degli Scaligeri e in particolare sotto Cangrande I (XIV secolo).  Nel  1405  passò  sotto  il  dominio di Venezia (XV-XVIII secolo); nel 1797 passo sotto la repubblica Cisalpina, mentre nel 1815, a seguito del Congresso di Vienna, fu inserita nel regno Lombardo-Veneto annesso all’Impero Austro-Ungarico. Nel 1866 entra a far parte del Regno d’Italia.

    ► Le origini e la fortuna romana

    Fin dalle sue origini, Verona venne favorita da una collocazione geografica strategica al centro degli assi viari tra le Alpi e la Pianura padana e le vie commerciali verso l’Adriatico. Nel I secolo a.C. ebbe inizio la vita di Verona romana. Quello che prima era soltanto un guado colonizzato da una tribù dei Galli sulla via fluviale dell’Adige, secondo quanto riporta lo storico Tito Livio, divenne Municipium romano nel 42 a.C., importante centro direttivo dello stato romano e dei suoi reparti militari. Dell’epoca romana rimangono tracce significative, dalla straordinaria Arena al Teatro Romano, dall’Arco dei Gavi a Porta Borsari, all’area archeologica di Porta Leoni.

    ► Gli Scaligeri (XIII e XIV secolo) e il dominio di Venezia (XV-XVIII secolo)

    La presenza a Verona della famiglia Della Scala è attestata già nell’XI secolo. Sotto la Signoria scaligera la città raggiunse un periodo di grande splendore. Anche sotto la dominazione veneziana, Verona continuò a prosperare adornandosi di nuovi palazzi e opere d’arte.

    ► La città fortezza

    Le mura della città sono tra gli elementi che meglio possono aiutare a comprendere l’evoluzione di Verona: presenti in perimetri via via più estesi a seconda dell’epoca della costruzione, conferiscono un aspetto particolare alla città. Poco rimane delle mura erette dai Romani, mentre le mura comunali sono ancora in ottimo stato. Il perimetro risalente alla Signoria scaligera, che racchiudeva un’area di 450 ettari, fu confermato dai Veneziani nel Cinquecento e così pure nell’Ottocento dagli Austriaci, che fecero di Verona una delle quattro città fortificate del Quadrilatero. Le porte monumentali e le fortificazioni testimoniano l’importanza strategica della città, grandioso esempio di roccaforte militare.

    ► Verona città d’arte

    Verona fu fucina delle Arti: fin dalle origini fu anche città di cultura, centro vivace di richiamo per artisti e letterati. Alla bellezza della città contribuiromo molti artisti tra i quali Fra’ Giocondo, Girolamo dai Libri, Liberale da Verona, Michele Sanmicheli, il Pisanello e il Veronese. Numerosi sono sempre stati i suoi visitatori, alcuni dei quali particolarmente illustri, come Dante, Mozart, Goethe, Ruskin. Sempre omaggiata  in quadri, opere, scritti e poesie, si ricorda William Shakespeare che non visitò mai la città, ma la celebrò in uno dei suoi più celebri componimenti, Romeo e Giulietta. Ancora oggi Verona, con la sua eleganza e raffinatezza, rappresenta un centro vitale per la cultura in Europa
    Per saperne di più

    ► Verona ai tempi di Cangrande della Scala

    Verona trecentesca era una città piena di vita, nelle strade si incontravano nobili e cavalieri, dame e folle di popolani accorsi a vedere “a magnificenza di messer Cane de la Scala”. Il brano che segue offre una possibile ricostruzione di una scena di vita quotidiana alla corte di Cangrande.

    “Per le vie che conducono a palazzo si aggirano destrieri e corsieri, masnade con bandiere, corazze e scudi, musici con loro trombe, chitarre, liuti, viole, tamburi, zufoli e flauti; nei cortili si agita il ‘poverame’ (la povera gente) […], i villani […] si frammischiano ai baroni e i marchesi gentili e cortesi ai dottori di astrologia e di filosofia e di teologia fra loro disputando in latino; uomini d’arme e mercanti italiani, tedeschi, francesi, fiamminghi, inglesi conversano nelle rispettive lingue, come se fosse in Babele. […] Nel palazzo di Cangrande si balla, si canta, si suona, si ride, si mangia e si ruba il tagliere senza che il signore se ne dia preoccupazione, felice della felicità altrui che deriva dalla sua magnificenza, dalla sua gioia di vivere”.

    (M. Carrara, Gli Scaligeri, cit., pp.117-118)

    ► I barbari a Verona e la congiura di Rosmunda

    Verona fu la maestosa sede del potere ostrogoto in Italia col re Teodorico (493-526). Durante il suo regno la città fu il più importante centro militare del regno e sede prediletta del re, che la restaurò ed abbellì. Vennero costruiti palazzi, portici, terme e rialzate le mura, atterrate dalle precedenti incursioni barbariche. In seguito Verona venne presa dai Longobardi, discesi in Italia nel 568 d.C. guidati da re Alboino. Secondo lo storico Paolo Diacono, nel 572, la regina Rosmunda si alleò con i nemici del re architettando una congiura proprio contro suo marito, il re Alboino. Una tradizione notissima narra, infatti, che avendo il re costretto Rosmunda a bere nella tazza fatta con il teschio del padre ucciso, questa decise di vendicarsi ad ogni costo riuscendo a far uccidere Alboino.

    ► La casa di Giulietta

    In via Cappello numero 23, non lontano da Piazza delle Erbe, sorge un edificio risalente al XIII secolo, a lungo proprietà della famiglia Dal Cappello, che fece accrescere la leggenda e la credenza popolare che la identificava come casa natale di Giulietta Capuleti della tragedia shakespeariana. All’interno si trovano arredi e costumi usati nel celebre film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli del 1968, ceramiche di epoca medievale e del primo Rinascimento di provenienza veronese e una collezione di incisioni che raffigurano scene ispirate alla tragica storia dei due amanti.

    ► Il congresso della Santa Alleanza del 1822 a Verona

    In seguito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte nel 1814, Verona divenne una città dell’Impero austriaco. Il nuovo imperatore Francesco I d’Asburgo Lorena, accolto con favore dalla popolazione provata da decenni di lotte e repressioni, volle che il Congresso della Santa Alleanza (9-14 ottobre 1822) si svolgesse proprio a Verona. Dalle più potenti nazioni europee sovrani, principi e ambasciatori giunsero in città e alloggiarono nei palazzi veronesi; la città godette, seppur brevemente, dell’atmosfera di una grande capitale. Per l’occasione, nell’anfiteatro Arena venne organizzato uno spettacolo con la partecipazione di Gioacchino Rossini, il quale diresse un coro in onore della Santa Alleanza.

    ► L’Arena di Verona dalle lotte dei gladiatori alle sfide tenorili

    L’inaugurazione dell’anfiteatro, di pianta ellittica, avvenne attorno al 30 d.C. Nei secoli altomedievali, nell’Arena avevano luogo le ‘lotte giudiziarie’, che ricalcavano l’antica tradizione dell’ordalia di origine germanica: una pratica giuridica secondo cui l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato venivano determinate sottoponendolo a una prova o a un duello. La determinazione dell’innocenza derivava dal completamento delle prova senza subire danni oppure dalla vittoria nel duello. Oggi l’anfiteatro accoglie una rassegna operistica ed eventi musicali con protagonisti di fama mondiale.
    Protagonisti

    ► Cangrande I Della Scala

    Cangrande I Della Scala (Verona, 9 marzo 1291 – Treviso, 22 luglio 1329)

    Una cronaca cittadina lo descrive “di grande statura e bella, piacente a tutti, grazioso di modi e di parola e valoroso in armi”. Magnanimo con i nemici, mecenate generoso, i letterati dell’epoca ne trasmisero e consacrarono la fama di principe audace, forte e allo stesso tempo benevolo. Nonostante Cangrande, campione del mondo ghibellino del Trecento, fu un tiranno per i guelfi, gli venne riconosciuta la generosità d’animo dai più alti poeti italiani. Non ebbe eredi diretti dalla moglie Giovanna di Svevia, figlia di Corrado di Antiochia, ma molti discendenti illegittimi. Il padre, Alberto della Scala, scelse il suo nome – Cane Francesco o Canfrancesco detto “Canis magnus” – forse pensando al Gran Kan del Milione di Marco Polo. Inoltre, bisogna ricordare che nell’araldica medievale il cane era un animale con alti significati, quali nobiltà, fedeltà, fierezza ed eleganza.

    Legami tra i siti Unesco italiani

    Verona e... i Longobardi in Italia

    Verona fu una delle prime città a cadere sotto il dominio dei Longobardi, dopo Cividale del Friuli. Precedentemente centro del regno ostrogoto di Teodorico, venne scelta come quartier generale dal re e condottiero longobardo Alboino, continuando a essere uno dei centri principali del potere in quella parte detta Langobardia detta Maior, cioè la parte settentrionale dei possedimenti longobardi in Italia.

    Verona e... Venezia

    Il pittore Paolo Caliari, meglio noto come il Veronese, nacque nel 1528 e si formò nella città di Verona: svolse il suo apprendistato nella bottega di Antonio Badile, ma il talentuoso stile del Veronese si dovette soprattutto al rapporto che Paolo ebbe da giovane con l’architetto Michele Sanmicheli, che gli trasmise l’influenza del manierismo di matrice tosco-romana. Il Veronese risedette e operò dal 1556 a Venezia, lasciando nel Rinascimento un segno illustre di eccezionale genialità artistica. Anche in laguna il genio del Veronese rimase caratterizzato da un’identità artistica in un certo senso “altra”, “foresta”, e ciò si può notare, per esempio, nel trattamento del colore che adopera per i suoi lavori, che è differente rispetto a quello della tradizione autoctona veneta: il Veronese non farà mai del tutto suo il tonalismo (caratteristica di fondo della pittura veneziana del tempo che prevedeva una particolare sensibilità del colore), ma preferirà un uso del colore netto e vivace, con campiture ben definite e caratterizzate.
    Glossario

    Glossario

    congiura, s.f., complotto, accordo segreto, macchinazione.

    ellittico, s.m., ovale, ovoidale.

    fucina, s.f., laboratorio per la lavorazione dei metalli mediante surriscaldamento. L’uso figurato della parola si adatta a luoghi che possiedono alto potere creativo, dove lavorano o vengono formate menti altamente produttive.

    magnanimo, s.m., (da latino magnus, grande, nobile) di buon animo; l’essere magnanimo significa possedere anche generosità, indulgenza, comprensività, saggezza.

    municipium, con il termine municipio (in lingua latina mūnǐcǐpǐum) si identificava, nell’antica Roma e in particolare nella Roma repubblicana, una comunità cittadina legata a Roma. Il municipium conservava un certo grado di autonomia, mantenendo i propri magistrati e le proprie istituzioni, ma erano prive dei diritti politici dei cittadini romani.

    quadrilatero, s.m., figura geometrica piana con quattro lati, quadrangolo. La parola si trasferisce dal campo matematico- geometrico a quello della storiografia perchè viene impiegato per indicare il sistema difensivo austriaco progettato dal feld-maresciallo Joseph Radetzky, governatore del Regno Lombardo Veneto. Il Quadrilatero era formato dalle piazzeforti di Verona, Mantova, Peschiera e Legnago; Verona assolveva a funzioni logistiche.

Iscrizione UNESCO

2000, Cairns, Australia, 24a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale

Sito Culturale

Età antica, Medioevo, Rinascimento, Età moderna e contemporanea

Italia nord-orientale. Regione Veneto.

 

Criteri di Iscrizione

(ii) Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti.

(iv) Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea.

Integrità

La struttura urbana di Verona mostra una eccezionale coerenza e un ampio grado di omogeneità. Il piano di ricostruzione del 1946, a seguito delle ingenti distruzioni provocate dalla Seconda Guerra Mondiale, ha tenuto conto del criterio di conservazione della struttura originaria della città.

Autenticità

La città di Verona ha conservato pressoché intatta la sua stratificazione storica fino alla Seconda Guerra Mondiale. Gli interventi di restauro architettonico ed urbano condotti all’epoca e proseguiti fino ad oggi hanno messo sempre al primo posto il rispetto della testimonianza storica materiale. Per quanto riguarda la città fortificata, il sistema difensivo è stato ben conservato nella continuità del suo uso militare nel tempo.

Estensione del bene

 

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