Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Villa Adriana a Tivoli

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

 

Villa Adriana è un capolavoro che in modo unico riunisce le più alte forme di espressione della cultura materiale dell’antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono Villa Adriana ha giocato un ruolo cruciale nella riscoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del periodo Barocco. Essa ha inoltre profondamente influenzato numerosi architetti e progettisti del XIX e XX secolo.
  • Valore UNESCO

    Villa Adriana di Tivoli è un complesso monumentale unico ed eccezionale che risale al II secolo d.C. e che fu costruito dall’imperatore Adriano. È un sito archeologico che testimonia i valori della civiltà romana e rappresenta nella sua forma e nelle sue componenti una “villa-città ideale”. Mostra, inoltre, il sincretismo culturale della personalità di Adriano e della sua epoca, con una originale combinazione di elementi mediterranei, appartenenti alla classicità greca, alla cultura egizia e mediorientale. Le rovine della Villa influenzarono i viaggiatori europei e l’architettura del Rinascimento e del Barocco, in particolare di Bernini e Borromini.

    ► Tivoli, il luogo perfetto per la Villa dell’imperatore

    Ai piedi dei Monti Tiburtini, su un pianoro del colle di Tivoli, la Villa fu eretta dall’imperatore Adriano come residenza suburbana, considerata oggi “la regina delle ville dell’Antichità”. I lavori durarono circa vent’anni, tra il 118 e il 138 d.C., e furono impiegate tecniche avanzate di costruzione e di idraulica. L’imperatore, formidabile stratega, scelse proprio tale posizione per la sua villa per numerosi fattori. Il luogo possedeva un alto valore paesaggistico, con una flora rigogliosa, freschi boschi frondosi, prati e campi; molti corsi d’acqua solcavano la giovane catena dei Monti Tiburtini (originatisi soltanto nel Pliocene, vale a dire tra cinque e due milioni di anni fa), e a causa della morfologia e dell’orogenesi del territorio, alle fresche e abbondanti acque superficiali si aggiungeva la presenza di polle e sorgenti di fonti termali. La vicinanza con Roma – sole 17 miglia romane, ovvero 28 chilometri e sul collegamento della via Tiburtina – unita alla posizione rialzata e panoramica, situata tra due affluenti dell’Aniene, la rendeva un sito strategico, agevole e allo stesso tempo facilmente difendibile e controllabile; inoltre era anche non lontano dalle locali cave di travertino.

    ► Un repertorio eccezionale dell’arte e della cultura romana

    Il progetto architettonico, elaborato dallo stesso Adriano, armonizzava una serie di strutture che assieme componevano l’imago mundi all’epoca del massimo fulgore dell’impero romano e si estendevano su circa 120 ettari. Per il suo riflettere gli spazi della città romana e le stesse province dell’impero, la Villa è da leggere come una città ideale, dove le parti si accordano le une alle altre in una allegoria dell’universo culturale e politico di Adriano, in una descrizione simbolica del mondo mediterraneo dell’epoca. Summa delle memorie dei viaggi di Adriano nelle province, compiuti per consolidare il suo potere, la Villa dedica gli edifici maggiormente monumentali alla Grecia, all’Egitto, alla Siria. Il Pecile ripropone la Stoà di Atene, il celebre porticato sotto cui si discuteva di filosofia e scienza; di matrice orientale è invece il Canopo, che richiama l’ambiente del Nilo e la cultura alessandrina con la presenza dominante dell’elemento acquatico. Oltre al Palazzo imperiale che occupò l’area di una precedente villa repubblicana, vi erano templi, biblioteche, teatri, terme, ninfei, l’odeon, l’arena, l’accademia e poi parchi, magazzini e alloggi per la servitù e le guarnigioni. L’apparato decorativo e scultoreo era di altissimo livello: ovunque troviamo statue, giochi d’acqua, colonnati, marmi pregiati, affreschi, stucchi e mosaici policromi. Negli studi più recenti e a fronte di scavi di recupero, si è rivalutata l’importanza delle strutture “di servizio”, come le Cento Camerelle. La complessità e l’accuratezza negli impianti suggeriscono anche una funzione organizzativa rispetto al territorio svolta dal complesso adrianeo, che non sarebbe stato esclusivamente un immenso locus amoenus dedicato all’otium dell’imperatore e a celebrarne l’ideologia.

    ► La Villa Adriana nei secoli: abbandono e spoliazioni fino al recupero in età moderna

    Con il declino dell’Impero, subì varie razzie anche ad opera degli Ostrogoti di Totila che vi stanziò il suo esercito. Per molti secoli fu lasciata in stato d’abbandono e sfruttata come cava di materiali da costruzione impiegati a Tivoli e dai nobili romani nelle proprie residenze. Nel XV secolo venne identificata come villa dell’imperatore Adriano grazie all’umanista Flavio Biondo. Il prodigioso patrimonio di statue venne spoliato via via da papi e cardinali, a partire dal Cinquecento. Le superbe rovine della Villa sono state studiate da artisti come Raffaello, Michelangelo, Palladio, Canova e Borromini, determinando la storia universale dell’Arte. Iniziarono alla fine del XIX secolo le prime sistematiche opere di recupero, quando la Villa entrò nel patrimonio del Regno d’Italia, che si protrassero per tutto il XX secolo, coinvolgendo specialisti archeologi internazionali. Sono ancora in corso scavi e studi, poiché non è stata chiarita la funzione di tutte le strutture.
    Per saperne di più

    ► Il Canopo

    Il Canopo è una valle artificiale che si estende per circa 200 metri. È ispirata al canale egizio che congiungeva l’omonima città di Canopo, sede di un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria, sul delta del Nilo. Anche a Villa Adriana un canale si sviluppa nella sua lunghezza e termina nel Serapeum, un tempio-ninfeo a esedra semicircolare. Il Serapeo era interamente adorno di statue che raffiguravano il culto di  Osiride e il culto di Serapide, ed era dedicato ad Antinoo, giovane favorito dell’imperatore, annegato misteriosamente nelle acque del Nilo nel corso del viaggio in Egitto. Vi era una grande cascata, azionata e regolata da canalizzazioni e piccole chiuse idrauliche, che simboleggiava le piene del Nilo ed era sovrastata dalla statua della dea Iside. Sembra che alcune delle statue, come quella di un coccodrillo, contribuissero a creare giochi d’acqua poiché al loro interno presentano i meccanismi idraulici per il passaggio dell’acqua. Il Canopo-Serapeo fu interpretato come santuario e luogo religioso, ma oggi non si scarta l’ipotesi che fosse invece uno spettacolare e scenografico edificio per i banchetti dell’imperatore.

    ► Teatro Marittimo

    È un complesso circolare del diametro di circa 43 metri. Un porticato forma l’ellisse al centro della quale si trovava un’isola, separata da un canale cui si accedeva tramite ponti levatoi. Sull’isola artificiale si ergeva una villa con nove sale. Alcuni hanno interpretato la villa come il rifugio privato di Adriano.

    ► Le rovine e l’immaginario dei visitatori

    Villa Adriana ebbe un ruolo fondamentale per la riscoperta dell’architettura antica per merito degli umanisti del Cinquecento. Pirro Ligorio, su incarico del cardinale Ippolito d’Este, studiò i resti della Villa e operò i primi scavi per il recupero di statue ed opere d’arte da posizionare nella principesca villa tiburtina che stava ultimando per il suo committente, Villa d’Este. Per tutto il Rinascimento, la Villa, svolse un ruolo fondamentale per la riscoperta dell’arte e dell’architettura antica e fu visitata dai più geniali artisti italiani. Nei secoli seguenti, la Villa divenne simbolo del paesaggio boschivo pastorale. Un luogo d’idillio per i viaggiatori sei-settecenteschi, con le rovine che pittorescamente emergevano tra i tralci di viti, tra gli olivi o tra le fronde selvatiche. Il tema del decadimento e nello stesso tempo della persistenza dell’antico affascinò la mente di schiere di intellettuali ottocenteschi che scrissero nelle loro lettere descrizioni della Villa e ne riprodussero le vedute in disegni e incisioni nelle quali Villa Adriana appare avvolta da una vegetazione infestante, impoverita da secoli di depredazioni, ma ancora estremamente evocativa e in grado di emanare il potente fascino degli Antichi. La nostalgia del perduto splendore, l’avanzare dell’incuria che porta all’oblio dei fasti di Adriano sono temi romantici che tornano nelle memorie e nelle illustrazioni dei viaggiatori per alimentare il mito di Villa Adriana.
    Protagonisti

    ► Adriano imperatore

    Adriano imperatore (Italica, Spagna, 76 d.C. – Baia, 138 d.C.)

    Di origine ispanica, divenne imperatore romano fondando e consolidando un impero mediterraneo unitario sulla base della cultura romana occidentale, armonizzata con la cultura greco-orientale. La missione universalistica dell’impero, di cui era profondamente convinto, venne promossa con viaggi nelle province, imprese architettoniche diffuse, riforme nella pubblica amministrazione. Adriano possedeva una personalità poliedrica, si dilettava di diverse arti, tra cui musica, architettura, letteratura, filosofia.

    Testimonianze d’autore

    Testimonianze

      “Il Poicile è occupato da sei gran vigne, tra l’altre quelle di Bianchino, e da altri luoghi, che si sementano. […] l’Accademia è occupata dalla Vigna di Mr. Persio, e da quelli di M. Simon Petrarca, e dall’altre di altri cittadini. […] Il Liceo è occupato dagl’Oliveti di M. Francisco Censi, e da gl’altri suoi Parenti, con altre cane e vigne”.

    Pirro Ligorio (descrizione della villa nella metà del XVI secolo)

      “Per mezzo della scala […] si saliva al Poggio sopra il Canopo. Bella oltremodo è la veduta, che ti si apre dinnanzi da quel sommo. Le loggie laterali del Canopo, le Terme, le ruine del Palazzo, le Cento Camerelle, il Pecile fanno un contrasto ammirabile co’ pini, co’ cipressi, cogli ulivi, ed in lontananza il piccolo castello, che è piatato sul monte Patulo serve pittoricamente a riempire un vano, che troveresti nel quadro senza di esso. Copiata alla meglio quest’imponente prospettiva, m’avviai alla volta dell’Accademia”.

    Filippo Alessandro Sebastiani (Viaggio a Tivoli, 1825)

      “L’insieme era coordinato da imponenti sistemazioni arboree e giardiniere disseminate di fontane, di ninfei e di opere decorative di ogni genere, sì che il complesso doveva presentarsi pittoresco e unitario, e di una tale inconfondibile singolarità da non trovare alcun riscontro in opere similari del mondo antico e moderno”.

    Francesco Fariello (Arte dei Giardini, Roma, 1967)

      “La Villa e i suoi edifici, fatti per l’intimità e il riposo, sono le vestigia di un lusso senza fasto, meno imperiali possibile, furono create da un fine conoscitore, che seppe unire le delizie dell’arte con la dolce vita dei campi”.

    Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

     

    Legami tra i siti Unesco italiani

    Villa Adriana e... la nascita del giardino italiano in relazione alle Ville con giardino rinascimentali

    Adriano aveva progettato ampi spazi a giardino, in un programma unitario che vedeva il dialogo tra architettura, paesaggio, e giardino artificiale.  Le colture erano selezionate e vedevano l’alternarsi di alberi da frutto ad alberi ornamentali, i cipressi delimitavano gli spazi e i viali, l’alloro formava boschetti, l’acanto incorniciava le fontane, assieme a felci e bordure fiorite, amanti dell’acqua. La presenza di vigneti e oliveti, impiantati successivamente nei secoli seguenti, divenne parte dell’immagine della Villa e fornì da esempio per i giardini rinascimentali. L’uso di statue e il ruolo fondamentale dei giochi d’acqua, talvolta anche molto complessi, costituirono, inoltre, un modello per i giardini nobiliari rinascimentali, ispirati al gusto antico. Nei giardini delle Ville medicee e nello stesso giardino di Villa d’Este riprese, quindi, vita il giardino imperiale di Adriano.
    Note bibliografiche

    Bibliografia

    Villa Adriana. Paesaggio antico e ambiente moderno: elementi di novità e ricerche in corso, a cura di A.M. Reggiani, Atti del Convegno, Roma, Palazzo Massimo Terme, 23-24 giugno 2000, Electa, Milano, 2000

    F. Gregorovius , Vita di Adriano: memorie dell’età dell’oro dell’Impero, Fratelli Melita, Genova, 1988

    M.A. Levi, Adriano: un ventennio di cambiamento, Rusconi, Milano, 1994

    M.A. Levi, Adriano Augusto: studi e ricerche, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1993

    E. Salza Prina Ricotti, Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L’Erma di Bretschneider, Roma, 2001

    M. Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi, Torino, 1981

  • Valore UNESCO

    Villa Adriana di Tivoli è un complesso monumentale unico ed eccezionale che risale al II secolo d.C. e che fu costruito dall’imperatore Adriano. È un sito archeologico che testimonia i valori della civiltà romana e rappresenta nella sua forma e nelle sue componenti una “villa-città ideale”. Mostra inoltre il sincretismo culturale della personalità di Adriano e della sua epoca, con una originale combinazione di elementi mediterranei, appartenenti alla classicità greca, alla cultura egizia e mediorientale. Le rovine della Villa influenzarono i viaggiatori europei e l’architettura del Rinascimento e del Barocco, in particolare di Bernini e Borromini.

    ► Tivoli, il luogo perfetto per la Villa dell’imperatore

    Ai piedi dei Monti Tiburtini, su un pianoro del colle di Tivoli, la Villa venne eretta dall’imperatore Adriano come residenza suburbana ed è considerata oggi ‘la regina delle ville dell’Antichità’. I lavori durarono circa vent’anni, tra il 118 e il 138 d.C., e vennero impiegate tecniche avanzate di costruzione e di idraulica. L’imperatore scelse tale posizione per la sua villa per numerosi fattori. Dal punto di vista paesaggistico la zona presentava una grande ricchezza d’acqua e di vegetazione, inoltre la vicinanza con Roma, sole 17 miglia romane, ovvero 28 chilometri e sul collegamento della via Tiburtina, unita alla posizione rialzata e panoramica, situata tra due affluenti dell’Aniene, la rendeva un sito strategico, agevole e allo stesso tempo facilmente difendibile e controllabile; inoltre, era anche non lontano dalle locali cave di travertino.

    ► Un repertorio eccezionale dell’arte e della cultura romana

    Il progetto architettonico – elaborato dallo stesso Adriano – armonizzava una serie di strutture che si stendevano su circa 120 ettari. La Villa ripropone gli spazi della città romana e le stesse province dell’Impero, è quindi da leggere come una città ideale, dove le parti si accordano le une alle altre in una grande descrizione simbolica del mondo mediterraneo dell’epoca di Adriano. In ricordo dei viaggi di Adriano nelle province, compiuti per consolidare il suo potere, la Villa dedica gli edifici monumentali alla Grecia, all’Egitto, alla Siria. Il Pecile ripropone la Stoà di Atene, il celebre porticato sotto cui si discuteva di filosofia e scienza; di matrice orientale è invece il Canopo, che richiama l’ambiente del Nilo. Oltre al Palazzo imperiale che occupò l’area di una precedente villa repubblicana, vi erano templi, biblioteche, teatri,  terme, ninfei, l’odeon, l’arena, l’accademia e poi parchi, magazzini e alloggi per la servitù e le guarnigioni. L’apparato decorativo e scultoreo era di altissimo livello: ovunque troviamo statue, giochi d’acqua, colonnati, marmi pregiati, affreschi, stucchi e mosaici policromi.

    ► La Villa Adriana nei secoli: abbandono e <u>spoliazioni</u> fino al recupero in età moderna

    Con il declino dell’Impero, subì varie razzie, anche ad opera degli Ostrogoti di Totila che vi stanziò il suo esercito. Per molti secoli venne lasciata in stato d’abbandono e sfruttata come cava di materiali da costruzione impiegati a Tivoli e dai nobili romani nelle proprie residenze. Nel XV secolo venne identificata come villa dell’imperatore Adriano grazie all’umanista Flavio Biondo. Il prodigioso patrimonio di statue venne spogliato via via da papi e cardinali, a partire dal Cinquecento. Le superbe rovine della Villa sono state studiate da Raffaello, Michelangelo, Palladio, Canova e Borromini. Iniziarono alla fine del XIX secolo le prime opere di recupero sistematiche, quando la Villa entrò nel patrimonio del Regno d’Italia, e si protrassero per tutto il XX secolo, coinvolgendo specialisti archeologi internazionali. Sono ancora in corso scavi e studi, poiché non è stata chiarita la funzione di tutte le strutture.

    Per saperne di più

    ► Il Canopo

    Il Canopo è una valle artificiale che si estende per circa 200 metri. È ispirata al canale egizio che congiungeva l’omonima città di Canopo, sede di un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria, sul delta del Nilo. Anche a Villa Adriana un canale si sviluppa nella sua lunghezza e termina nel Serapeum, un tempio-ninfeo a esedra semicircolare. Il Serapeo era interamente adorno di statue che raffiguravano il culto di Osiride e il culto di Serapide, ed era dedicato ad Antinoo, giovane legato all’imperatore e annegato misteriosamente nelle acque del Nilo nel corso del viaggio in Egitto. Vi era una grande cascata, azionata e regolata da canalizzazioni e piccole chiuse idrauliche, che simboleggiava le piene del Nilo ed era sovrastata dalla statua della dea Iside.  Il Canopo-Serapeo fu interpretato come santuario e luogo religioso, ma oggi non si scarta l’ipotesi che fosse invece uno spettacolare e scenografico edificio per i banchetti dell’imperatore.

    ► Teatro Marittimo

    È un complesso circolare del diametro di circa 43 metri. Un porticato forma l’ellisse al centro della quale si trovava un’isola, separata da un canale cui si accedeva tramite ponti levatoi. Sull’isola artificiale si ergeva una villa, con nove sale. Alcuni hanno interpretato la villa come il rifugio privato di Adriano.

    ► Le rovine e l’immaginario dei visitatori

    Villa Adriana ebbe un ruolo fondamentale per la riscoperta dell’architettura antica ad opera degli umanisti del Cinquecento. Pirro Ligorio, su incarico del cardinale Ippolito d’Este, studiò i resti della Villa e operò i primi scavi per il recupero di statue ed opere d’arte da posizionare nella principesca villa tiburtina che stava ultimando per il suo committente, Villa d’Este. Per tutto il Rinascimento svolse un ruolo fondamentale per la riscoperta dell’arte e dell’architettura antica e venne visitata dai più geniali artisti italiani. Nei secoli seguenti, la Villa fu amata dai viaggiatori sei-settecenteschi per il suo paesaggio, con le rovine che emergevano tra i tralci di viti, tra gli olivi o tra le fronde selvatiche. La nostalgia del perduto splendore, l’avanzare dell’incuria che porta all’oblio dei fasti di Adriano sono temi romantici che tornano nelle memorie e nelle illustrazioni dei viaggiatori per alimentare il mito di Villa Adriana.
    Protagonisti

    ► Adriano imperatore

    Adriano imperatore (Italica, Spagna, 76 d.C. – Baia, 138 d.C.) di origine ispanica, divenne imperatore romano, fondando e consolidando un impero mediterraneo sulla base della cultura romana occidentale armonizzata con la cultura greco-orientale. La missione universalistica dell’impero, di cui era profondamente convinto, venne promossa con viaggi nelle province, imprese architettoniche diffuse, riforme nella pubblica amministrazione. Adriano possedeva una personalità poliedrica, si dilettava di diverse arti, tra cui musica, architettura, letteratura, filosofia.
    Legami tra i siti Unesco italiani

    Villa Adriana e... la nascita del giardino italiano in relazione alle Ville con giardino rinascimentali

    Adriano aveva progettato ampi spazi a giardino, in un programma unitario che vedeva il dialogo tra architettura, paesaggio, e giardino artificiale.  Le colture erano selezionate e vedevano l’alternarsi di alberi da frutto ad alberi ornamentali, i cipressi delimitavano gli spazi e i viali, l’alloro formava boschetti, l’acanto incorniciava le fontane, assieme a felci e bordure fiorite, amanti dell’acqua. La presenza di vigneti e oliveti, impiantati successivamente nei secoli seguenti, divenne parte dell’immagine della Villa e fornì da esempio per i giardini rinascimentali. L’uso di statue e il ruolo fondamentale dei giochi d’acqua, talvolta anche molto complessi, costituirono, inoltre, un modello per i giardini nobiliari rinascimentali, ispirati al gusto antico. Nei giardini delle Ville medicee e nello stesso giardino di Villa d’Este riprese, quindi, vita il giardino imperiale di Adriano.
    Glossario

    Glossario

    poliedrico, s.m., che possiede molte capacità, caratteristiche, interessi; il termine proviene da poliedro, solido formato da molte facce piane poligonali, anche chiamato “solido platonico”.

    sincretismo, s.m., indica la mescolanza, il contatto e la fusione tra tradizioni culturali diverse. La parola spesso è impiegata in ambito religioso, per parlare dei fenomeni di contaminazione e scambio tra religioni differenti.

    spoliazione, s.f., saccheggio.

    suburbano, s.m., che si trova in posizione periferica rispetto al centro della città o in prossimità di essa.

Iscrizione UNESCO

1999, Marrakech, Marocco, 23a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale

Sito Culturale

Età antica.

Italia centrale. Regione Lazio.

 

Criteri di Iscrizione

(i) e (iii) Villa Adriana è un capolavoro che racchiude in un unico complesso le più alte espressioni culturali dell’antico mondo del Mediterraneo.

(ii) Lo studio dei monumenti che compongono Villa Adriana ha giocato un ruolo fondamentale nella riscoperta dell’architettura classica degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Inoltre ha profondamente influenzato molti architetti del XIX e del XX secolo.

Autenticità

L’autenticità complessiva di Villa Adriana è alta. La disposizione originale delle strutture che la compongono è perfettamente conservata, così come il loro rapporto con il paesaggio circostante. Nonostante secoli di saccheggi e distruzioni, la qualità monumentale è stata mantenuta a un livello molto elevato. Progetti di restauro e conservazione sono stati lievi nel corso dell’ultimo secolo e mezzo e sempre in pieno accordo con i più alti standard contemporanei.

Estensione del bene

 

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