Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Il Monte Etna

Illustrazione Elena Prette

Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale

 

Il sito Patrimonio Mondiale del Monte Etna (19.237 ha) comprende l’area del vulcano più rigorosamente protetta e scientificamente importante, che fa parte del Parco dell’Etna, parco naturale regionale. Il Monte Etna è rinomato per il suo eccezionale livello di attività vulcanica e per la documentazione della sua attività per almeno 2.700 anni. La sua notorietà, l’importanza scientifica e il valore culturale ed educativo sono di importanza globale.
  • Valore UNESCO

    Il Monte Etna è il vulcano più grande d’Europa ed è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale per il suo eccezionale valore naturalistico, geologico ed ecologico. Ha rilevanza su scala mondiale per l’ininterrotta attività eruttiva e per la documentazione storico-scientifica, che lo interessa a partire dall’VIII secolo a.C. fino ai tempi moderni e gli ha conferito una notorietà ed un rilievo internazionale.

    ► Il più grande vulcano d’Europa

    Situato sulla costa orientale della Sicilia, in provincia di Catania, il Monte Etna raggiunge un’altezza di circa 3340 metri sopra il livello del mare su di un diametro di base di circa 45 chilometri. Occupa un’area di 1.250 km2 dal perimetro di 135 km. Queste dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea. I Monti Nebrodi e Peloritani chiudono a Nord-Ovest e a Nord il Monte Etna, mentre a Sud e Sud-Ovest si trova la piana di Catania.

    ► Come nasce l’Etna

    Si tratta di uno stratovulcano poligenetico (vulcano multiplo) che iniziò ad originarsi nel Pleistocene inferiore medio (570.000 anni fa) nel corso degli eventi geologici che riguardarono la formazione dell’intero bacino mediterraneo e la frizione tra la placca tettonica Euro-Asiatica e quella Africana. L’attività eruttiva del Monte Etna è databile a partire da 350.000 anni fa e la fuoriuscita di lave è determinata dalla presenza di una linea di rottura della crosta terrestre siciliana, chiamata Scarpata Ibleo-maltese. Come i vulcani del suo genere, il cono vulcanico principale (con più bocche sommitali e geologicamente più recente – 60.000 anni fa) è dovuto alla fuoriuscita di colate laviche la quali si accumulano e si sovrappongono a ‘strati’ l’una dopo l’altra determinando l’elevazione della struttura del vulcano. Il Monte Etna offre una straordinaria composizione di differenti fenomeni vulcanici le cui caratteristiche divengono studiabili nelle loro geo-diversità in un laboratorio a cielo aperto dove si trovano edifici vulcanici, tunnel di lava, grotte con particolari mineralizzazioni i quali testimoniano la continuità delle attività eruttive etnee nel corso della storia umana e la cui evoluzione geo-stratigrafica è ancora in corso. In particolare, nei suoi strati rocciosi, la Valle del Bove, un’ampia depressione di 37 kmq situata sul pendio a levante del complesso etneo – racconta la storia del vulcano fin dalle sue origini. L’aspetto è quello di un grande anfiteatro naturale con aspre pareti verticali tra i 400 e i 1000 metri. Al suo interno gli studiosi hanno riconosciuto le testimonianze dei centri eruttivi etnei originari, ormai scomparsi, identificando la genesi composita del vulcano.

    ► L’attività vulcanica

    Se da lontano, il Monte Etna mostra un aspetto lineare con un unico cono che si erge verso il cielo, la sua conformazione reale, al di sopra dei 2.500 metri di altitudine, è più complessa e presenta molti coni minori fumanti. Durante gli episodi vulcanici più severi, il fumo generato da tali crateri è trasportato dal vento e lascia scie visibili per centinaia di chilometri. Il Monte Etna ha una attività in prevalenza effusiva, ovvero di fuoriuscita di magma fluido, ma nella sua storia vi sono state attività esplosive, anche relativamente recenti.

    ► L’ecosistema etneo

    La regione del Monte Etna ha una storia biologica che si è evoluta in relazione all’attività vulcanica e offre una eccezionale occasione per studiare i processi di colonizzazione di un ambiente naturale estremo da parte di specie animali e vegetali. Le condizioni estreme prima sconosciute nell’area hanno determinato, sull’Etna, lo sviluppo di specie endemiche. La distribuzione della vita nel paesaggio avviene in funzione delle fasce d’altitudine, dei microclimi caratteristici di ogni versante e della presenza umana. Tra i 1000 e i 1500 metri di altitudine abbondano i castagneti e i querceti; questi ultimi, nel versante ovest, più asciutto, sono maggiormente rappresentati dalle querce a foglia persistente quale il leccio, mentre nel versante orientale, più umido, ritroviamo le querce a foglia caduca come la roverella e il cerro. Salendo di quota la vegetazione forestale è caratterizzata dalla presenza della betulla (endemismo etneo), del pioppo che predilige la frescura degli impluvi, del pino e del faggio che sull’Etna realizza due primati, i popolamenti etnei sono quelli più meridionali d’Europa e contestualmente raggiungono le altitudini maggiori, fino ai 2300 metri. Tra le piante colonizzatrici delle quote più basse è da ricordare la Genista aetnensis, la ginestra dell’Etna, una specie endemica che all’inizio dell’estate colora di giallo le scure distese di lava con i suoi cespugli odorosi. Le specie pioniere ricoprono le rocce fino ai 2900 metri, a queste quote grande è la presenza di specie endemiche. Oltre c’è solo il cosiddetto “deserto vulcanico”, dove le forze primordiali dell’Etna regnano indisturbate. Anche la distribuzione della fauna è in funzione delle fasce d’altitudine. Il disboscamento e l’antropizzazione hanno causato la scomparsa dei grandi mammiferi come il daino, il capriolo e il lupo. Oggi l’istrice, il gatto selvatico, la martora, la volpe, la lepre e il pipistrello sono presenze comuni. Gli uccelli che abitano il parco sono l’aquila reale, il falco pellegrino, lo sparviero, la poiana, il gufo e il barbagianni.

    ► Testimonianze storiche

    L’Etna è un vulcano attivo e le sue eruzioni vennero documentate nel corso dei secoli a partire dagli antichi Greci e Romani. L’immaginazione mitologica abitò il luogo di leggende di grande suggestione, ispirate dalle sorprendenti caratteristiche del paesaggio vulcanico: l’eccezionale altezza del cono vulcanico che protende il monte verso il cielo, la persistenza di nevi e ghiacci che coesistono con un fuoco perennemente ardente, la spettacolarità della fuoriuscita di lave, fiamme, ceneri e fumi cangianti, la violenza distruttiva del ‘gigante’ Etna. Sono i temi che compongono l’icona del Monte Etna e che ispirarono e colpirono tanto i poeti quanto i filosofi, gli storici, i geografi tra i quali: Eschilo, Empedocle, Pindaro, Tucidide, Platone, Aristotele, Posidonio, Diadoro Siculo, Strabone, Claudiano. Il primo trattato ‘scientifico’ sulle lave etnee è il poema latino Aetna,scritto nel I secolo a.C. e di incerta attribuzione – Virgilio, Lucilio, o altro autore sconosciuto. Ad osservare e studiare l’Etna poi si susseguirono intellettuali e accademici che registrarono le attività effusive e talvolta esplosive del vulcano siciliano. Tra tutti, sono da ricordare l’illuminista francese Deodat De Dolomieu, che, oltre alla Dolomiti a cui diede il nome, si dedicò all’Etna e ai vulcani delle Eolie. E poi Lazzaro Spallanzani, Sir Charles Lyell, Wolfang Goethe, Guy de Maupassant, il Canonico Giuseppe Recupero, ancora oggi considerato molto importante per gli studi scientifici sull’Etna, i fratelli Mario e Carlo Gemmellaro, Wolfgang Sartorius, Orazio Silvestri e, in epoca più recente, Alfred Rittmann e Haroun Tazieff.

    ► Il continuo monitoraggio del Monte Etna

    Il Monte Etna è costantemente monitorato dalla comunità scientifica e oggetto di ricerche internazionali. Meta di visite di studiosi e appassionati da tutto il mondo, è un ‘parco didattico’ geomorfologico irripetibile che offre una straordinaria varietà tipologica tra colate, valli e grotte.
    Per saperne di più

    ► Un nome importante

    Nella lingua greca antica il verbo aìthō significa ‘incendio, brucio, ardo’, nel fenicio attano indica la ‘fornace’. È possibile che il toponimo Etna provenga dal greco Aìtna; i Romani lo chiamavano Aetna. Mongibello è il nome con cui oggi ci si riferisce all’intera area del Monte Etna e tale appellativo proviene dal composto arabo-latino mons gibel, ‘la doppia montagna’. Gli abitanti chiamano il Monte Etna a’ muntagna.

    ► Le grotte dell’Etna

    Il Monte Etna è caratterizzato da una alta concentrazione di grotte e gallerie frutto delle attività eruttive – solo quelle censite sono più di 250. La classificazione e lo studio di tali formazioni si basano sulle loro proprietà genetiche, morfologiche e dimensionali. Talvolta le cavità si sono originate dallo scorrere della lava oppure dall’espansione dei gas all’interno dei magmi, da esplosioni o da fratture eruttive; le grotte spesso presentano forme e strutture complesse e contengono formazioni minerali estremamente rare. Le grotte ipogee dell’Etna sono l’habitat di organismi animali e vegetali. Anche l’uomo storicamente frequentò queste cavità sotterranee e ne rimase affascinato, talora per l’aspetto bizzarro o inquietante.  Le grotte etnee permettono un’esperienza speleologica formidabile, spesso sotto la guida esperti, come la Grotta dei Ladroni, di Serracozzo, degli Archi, delle Palombe, la Grotta dei Tre Livelli – di dimensioni imponenti, con diverse gallerie e una profondità di circa 300 m. La Grotta del Gelo (2030 m s.l.m.) è forse la più conosciuta a livello internazionale, per la caratteristica presenza di ghiaccio al suo interno, che la rende estremamente interessante sotto il profilo vulcanospeleologico. È situata sul versante nord-occidentale del complesso etneo e meta di numerosi visitatori. Le grotte etnee sono presenti nei racconti del folklore popolare come ricoveri di pastori, luoghi di meditazione o nascondigli per i fuorilegge e i loro tesori.

    ► Il mito del respiro dell’Etna: il gigante Encelado

    Narrando le battaglie tra gli dei dell’Olimpo e i Giganti, divinità primordiali figlie di Urano, il Cielo, e Gea, la Terra, un racconto mitologico tramanda che Atena sconfisse il gigante Encelado relegandolo per l’eternità in una prigione sotterranea sotto l’isola della Sicilia, dove si trova oggi il Monte Etna. Secondo il mito, l’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano sarebbero il ‘respiro’ infuocato del gigante intrappolato, mentre gli episodi sismici sarebbero causati dal suo rigirarsi tra le catene. Secondo la leggenda, anche i Ciclopi sono legati a queste zone.

    ► Lo scienziato illuminista Lazzaro Spallanzani visita l’Etna

    Lazzaro Spallanzani fu uno scienziato italiano che visse nel XVIII secolo, famoso per l’introduzione del metodo sperimentale in Biologia – da alcuni definito il ‘Galilei della Biologia’. Spallanzani compì un lungo viaggio in Italia per ampliare le sue conoscenze e compilò un diario di viaggio scientifico (Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, 1792) nel quale dedicò la sua attenzione ai fenomeni di vulcanismo osservati in Sicilia: sul Monte Etna e nelle Isole Eolie. L’interesse per le “cose vulcaniche” allora non era molto diffuso, ma i suoi ragionamenti sono interessanti perché catturano una fotografia del Sito e testimoniano l’approccio sperimentale basato sull’osservazione dei fatti (“noi potendo se non con la vista formare idee giuste e compiute di oggetti sì grandi”); inoltre dalla vulcanologia moderna, sono considerati un’importante fonte storica. Nel luglio del 1788, l’illustre viaggiatore rimase colpito dal paesaggio etneo, dove la vegetazione mediterranea lasciava via via il posto ai profili nudi dei canaloni con il procedere verso la sommità del “formidabil vulcano”. La coraggiosa ascesa non fu senza difficoltà per Spallanzani, che esplorò il gigante siciliano con “sacro orrore”, giungendo fino alle labbra del cratere. Quanto ai “fumajoli sulfurei”, Spallanzani li paragonò a delle sentinelle che proteggono il monte dai curiosi (“Pare che la natura così all’Etna, che negli altri monti che gettan fuoco, posto abbia a guardie cotesti nocevolissimi fumi, per impedire gli avvicinamenti ai curiosi, quasi che gelosa fosse in que’ suoi misteriosi ed ammirandi lavori di non esser scoperta”). Raffrontando poi le sue minuziose osservazioni con quelle documentate da altri viaggiatori settecenteschi e seicenteschi, senza dimenticare alcune fonti classiche, giunse alla corretta conclusione che il Monte Etna fosse soggetto a rapidi mutamenti (“Desso è una sterminata fucina, che in ragione della violenza del fuoco, dell’indole delle fossili materie su cui agisce, e degli elastici fluidi che le attizzano e mettono in movimento, ora fabbrica, ora distrugge, ora il distrutto riordina e rimette allo stato di prima”). Sulla sommità del cono del Monte Etna, Spallanzani rimase estasiato dal panorama che gli si aprì alla vista e rapito da un “ineffabil diletto per la multeplicità e vaghezza dei punti di veduta” contemplò con chiarezza gran parte della Calabria e della Sicilia, giungendo a scorgere Malta. Dall’Etna le isole Eolie, con “il fumante Vulcano, e l’avvampante Stromboli, […] a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani”.

    Cfr. Lazzaro Spallanzani, Viaggio all’Etna, a c. di Paolo Gasparini, CUEN, Napoli, 1994.

    ► Sant’Agata e il Monte Etna

    La santa patrona di Catania è Sant’Agata. Il culto della martire, morta secondo alcune fonti a Catania nel 251 d.C., è legato al Monte Etna in quanto si tramanda che i catanesi pregarono la santa per far cessare un’eruzione lavica iniziata il 1 febbraio 252 d.C. che minacciava la città e la supplica ottenne la grazia. La leggenda narra che gli abitanti opposero al fiume di lava il Velo virginale che era posto sul sepolcro della santa; questo da candido mutò il suo colore in rosso e l’incedere della colata infuocata si arrestò nel giorno esatto dell’anniversario di morte di Sant’Agata, il 5 febbraio. Anche oggi Sant’Agata è invocata come protettrice dalle forze distruttive del fuoco e il suo Velo, che misura circa 4 metri per 50 centimetri, è custodito in un prezioso reliquiario.
    Protagonisti

    ► Empedocle

    Empedocle (V secolo a.C.) è un filosofo greco presocratico, celebre per la dottrina delle quattro radici dell’essere. Nato ad Agrigento, la sua opera ci è arrivata in una raccolta di frammenti la cui interpretazione è ancora oggetto di dibattito. Seguito dai suoi discepoli, sembra fosse un maestro carismatico, con le capacità di un mago o di un taumaturgo. Nella sua visione filosofica vi è l’influenza dell’orfismo e di tradizioni sapienziali misteriche. Sulla sua morte si tramanda una leggenda secondo la quale si gettò nel cratere dell’Etna per dimostrare la sua natura divina, ma la lava lo inghiottì e rigettò fuori soltanto un suo sandalo di bronzo.
    Testimonianze d’autore

    Testimonianze

     “Etna fumoso, colonna del cielo,

    perenne nutrice di fulgida neve,

    tra le cui latebre rigghiano

    fonti purissime d’orrido fuoco”.

    Pindaro  (V secolo a.C.)

     

     “Rizzandosi l’Etna a enorme altezza sopra il livello del mare, suole avere la sua testa coronata di nevi e di ghiacci, e le più volte offuscata da’ nuvoli, quando questi non siano più bassi e non ne radano i fianchi. Senza che i venti frequentemente colassù imperversano in guisa, che gli uomini non possono reggersi in piedi, per tacere l’acuto freddo, per cui intirizzan le membra”.

    Lazzaro Spallanzani, Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, 1792

     

     “Con grande fatica, ma anche piacere, giunsero prima dell’alba alle rovine di un’antica struttura chiamata la ‘Torre del Filosofo’ (probabilmente costruita da Empedocle) o, come altri dicono, ‘le rovine del tempio di Vulcano’. In questo luogo si fermarono per un po’ di tempo. Il cielo era sereno ed appariva in tutta la sua maestosità e splendore. Osservarono, con stupore, che il numero delle stelle sembrava infinitamente maggiore e che la loro luce appariva più intensa del normale. Ad occhio nudo, riuscirono ad osservare ammassi di stelle che erano totalmente invisibili da Nicolosi”.

    Patrick Brydone, 1770

     

    Legami tra i siti Unesco italiani

    Il Monte Etna e... le Isole Eolie

    Il Monte Etna è da considerare in relazione ai fenomeni vulcanici che originarono e, ad oggi, caratterizzano l’arcipelago eoliano. La complessità tettonica del bacino del Mediterraneo infatti spiega la vicinanza dei due patrimoni naturalistici italiani perché entrambi i complessi vulcanici si trovano in prossimità di una linea di frattura della crosta terreste, connessa alla collisione tra la placca Euro-Asiatica e la placca Africana.
    Note bibliografiche

    Bibliografia

    Dentro il vulcano, Le grotte dell’Etna, a cura del Centro Speleologico Etneo, Parco dell’Etna, Nicolosi, 1999.

    Parco dell’Etna, Touring Club Italiano, Milano, 1993

    S. Agati, M. La Greca, G.M. Licitra, P. Maenza, A. Messina, et al., Etna, un vulcano una civiltà, Giuseppe Maimone, Catania, 1988.

    F. Alaimo, Parco dell’Etna, Fabio Orlando, 2002

    F. Alaimo, Etna: parco naturale regionale, Sicilian tourist service, Palermo, 1990 [libro illustrato]

    A. Di Marco, Etna, colonna del cielo: presente, passato e futuro del gigante di fuoco, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2005.

    S. Gesù, G. Maimone (a cura di) L’Etna nel cinema: un vulcano di celluloide, Catania, 2005 (Catalogo della Mostra tenutasi a Catania nel 2005).

    G. Perricone, La mia Etna, Giuseppe Maimone, Catania, 2004.

    F. Russo, Il parco dell’Etna, Parchi naturali di Sicilia, Edizioni Arbor, 1992.

  • Valore UNESCO

    Il Monte Etna è il vulcano più grande d’Europa ed è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale per il suo eccezionale valore naturalistico, geologico ed ecologico. Ha rilevanza su scala mondiale per l’ininterrotta attività eruttiva e per la documentazione storico-scientifica, che lo interessa a partire dall’VIII secolo a.C. fino ai tempi moderni e gli ha conferito una notorietà ed un rilievo internazionale.

    ► Il più grande vulcano d’Europa

    Situato sulla costa orientale della Sicilia, in provincia di Catania, il Monte Etna raggiunge un’altezza di 3.340 metri sopra il livello del mare su di un diametro di base di circa 45 chilometri. Occupa un’area di 1.250 km2 dal perimetro di 135 km. Queste dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea. I Monti Nebrodi e Peloritani chiudono a Nord-Ovest e Nord il Monte Etna, mentre a Sud e Sud-Ovest si trova la piana di Catania.

    ► Come nasce l’Etna

    Ripercorrere la storia del Monte Etna permette di comprendere alcuni fenomeni di formazione della Terra. L’Etna uno stratovulcano poligenetico (vulcano multiplo) che iniziò ad originarsi nel Pleistocene inferiore medio (570.000 anni fa) nel corso degli eventi geologici che riguardarono la formazione dell’intero bacino mediterraneo e la frizione tra la placca tettonica Euro-Asiatica e quella Africana. L’attività eruttiva del Monte Etna è databile a partire da 350.000 anni fa e la fuoriuscita di lave è determinata dalla presenza di una linea di rottura della crosta terrestre siciliana, chiamata Scarpata Ibleo-maltese. Come i vulcani del suo genere, il cono vulcanico principale (con più bocche sommitali e geologicamente più recente – 60.000 anni fa) è dovuto alla fuoriuscita di colate laviche, le quali si accumulano e si sovrappongono a ‘strati’ l’una dopo l’altra determinando l’aumento dell’altezza della struttura del vulcano. Il Monte Etna offre una straordinaria composizione di differenti fenomeni vulcanici la cui caratteristiche divengono studiabili nelle loro geo-diversità in un laboratorio a cielo aperto dove si trovano edifici vulcanici, tunnel di lava, grotte con particolari mineralizzazioni che testimoniano la continuità delle attività eruttive etnee nel corso della storia umana e la cui evoluzione geo-stratigrafica è ancora in corso. In particolare, nei suoi strati rocciosi la Valle del Bove – che è una ampia depressione di 37 kmq situata sul pendio a levante del complesso etneo – racconta la storia del vulcano fin dalle sue origini. L’aspetto è quello di un grande anfiteatro naturale con aspre pareti verticali tra i 400 e i 1000 metri. Al suo interno gli studiosi hanno riconosciuto le testimonianze dei  centri eruttivi etnei originali, ormai scomparsi, che permettono di comprendere la nascita del vulcano nella sua complessità.

    ► L’attività vulcanica

    Da lontano, il Monte Etna ha un aspetto lineare con un unico cono che si erge verso il cielo, ma in realtà, al di sopra dei 2.500 metri di altitudine, ci sono più coni minori fumanti. Durante gli episodi vulcanici più importanti, il fumo generato da tali crateri è trasportato dal vento e lascia scie visibili per centinaia di chilometri. Il Monte Etna ha una attività in prevalenza effusiva, cioè di fuoriuscita di magma fluido, ma nella sua storia vi sono state attività esplosive, anche relativamente recenti.

    ► L’ecosistema etneo

    Gli animali e le piante che abitano la zona del Monte Etna devono confrontarsi con un ecosistema particolare, con condizioni estreme ed in continuo cambiamento, perché il vulcano è sempre attivo. Per questi motivi, il Parco del Monte Etna è un eccezionale laboratorio a cielo aperto per studiare i processi di colonizzazione delle forme di vita di un ambiente naturale dalle caratteristiche uniche. La distribuzione della vita nel paesaggio etneo è funzione delle fasce d’altitudine, dei microclimi caratteristici di ogni versante e della presenza umana. Per quanto riguarda la flora, tra i 1000 e i 1500 metri di altitudine abbondano i castagneti e i querceti; questi ultimi, nel versante ovest, più asciutto, sono maggiormente rappresentati dalle querce a foglia persistente quale il leccio, mentre nel versante orientale, più umido, ritroviamo le querce a foglia caduca come la roverella e il cerro. Salendo di quota la vegetazione forestale è caratterizzata dalla presenza della betulla (endemismo etneo), del pioppo che predilige la frescura degli impluvi, del pino e del faggio che sull’Etna realizza due primati, i popolamenti etnei sono quelli più meridionali d’Europa e contestualmente raggiungono le altitudini maggiori, fino ai 2300 metri. Tra le piante colonizzatrici delle quote più basse è da ricordare la Genista aetnensis, la ginestra dell’Etna, una specie endemica che all’inizio dell’estate colora di giallo le scure distese di lava con i suoi cespugli odorosi. Le specie pioniere ricoprono le rocce fino ai 2900 metri, a queste quote grande è la presenza di specie endemiche. Oltre c’è solo il cosiddetto “deserto vulcanico”, dove le forze primordiali dell’Etna regnano indisturbate. Anche la distribuzione della fauna è in funzione delle fasce d’altitudine. Il disboscamento e l’antropizzazione hanno causato la scomparsa dei grandi mammiferi come il daino, il capriolo e il lupo. Oggi l’istrice, il gatto selvatico, la martora, la volpe, la lepre e il pipistrello sono presenze comuni. Gli uccelli che abitano il parco sono l’aquila reale, il falco pellegrino, lo sparviero, la poiana, il gufo e il barbagianni.

    ► Testimonianze storiche

    L’Etna è un vulcano attivo e le sue eruzioni vennero documentate nel corso dei secoli a partire dagli antichi Greci e Romani. L’immaginazione mitologica abitò il luogo di leggende di grande suggestione, ispirate dalle sorprendenti caratteristiche del paesaggio vulcanico: l’eccezionale altezza del cono vulcanico che protende il monte verso il cielo, la persistenza di nevi e ghiacci che coesistono con un fuoco perennemente ardente, la spettacolarità della fuoriuscita di lave, fiamme, ceneri e fumi cangianti, la violenza distruttiva del ‘gigante’ Etna. Sono i temi che compongono l’icona del Monte Etna e che ispirarono e colpirono tanto i poeti quanto i filosofi, gli storici, i geografi tra i quali: Eschilo, Empedocle, Pindaro, Tucidide, Platone, Aristotele, Posidonio, Diadoro Siculo, Strabone, Claudiano. Il primo trattato ‘scientifico’ sulle lave etnee è il poema latino Aetna,scritto nel I secolo a.C. e di incerta attribuzione – Virgilio, Lucilio, o altro autore sconosciuto. Ad osservare e studiare l’Etna poi si susseguirono intellettuali e accademici che registrarono le attività effusive e talvolta esplosive del vulcano siciliano. Tra tutti, sono da ricordare l’illuminista francese Deodat De Dolomieu, che, oltre alla Dolomiti a cui diede il nome, si dedicò all’Etna e ai vulcani delle Eolie. E poi Lazzaro Spallanzani, Sir Charles Lyell, Wolfang Goethe, Guy de Maupassant, il Canonico Giuseppe Recupero, ancora oggi considerato molto importante per gli studi scientifici sull’Etna, i fratelli Mario e Carlo Gemmellaro, Wolfgang Sartorius, Orazio Silvestri e, in epoca più recente, Alfred Rittmann e Haroun Tazieff.

    ► Il continuo monitoraggio del Monte Etna

    Il Monte Etna è costantemente monitorato dalla comunità scientifica e oggetto di ricerche internazionali. Meta di visite di studiosi e appassionati da tutto il mondo, è un ‘parco didattico’ geomorfologico irripetibile che offre una straordinaria varietà tipologica tra colate, valli e grotte.
    Per saperne di più

    ► Un nome importante

    Nella lingua greca antica il verbo aìthō significa ‘incendio, brucio, ardo’, nel fenicio attano indica la ‘fornace’. È possibile che Etna provenga dal greco Aìtna; i Romani lo chiamavano Aetna. Mongibello è il nome con cui oggi ci si riferisce all’intera area del Monte Etna, e tale appellativo proviene dal composto arabo-latino mons gibel, ‘la doppia montagna’. Gli abitanti chiamano il Monte Etna a’ muntagna.

    ► Le grotte dell’Etna

    Il Monte Etna è caratterizzato da una alta concentrazione di grotte e gallerie frutto delle attività eruttive – solo quelle censite sono più di 250. La classificazione e lo studio di tali formazioni si basano sulle loro proprietà genetiche, morfologiche e dimensionali. Talvolta le cavità si sono originate dallo scorrere della lava oppure dall’espansione dei gas all’interno dei magmi, da esplosioni o da fratture eruttive; le grotte spesso presentano forme e strutture complesse e contengono formazioni minerali estremamente rare. Le grotte ipogee dell’Etna sono l’habitat di organismi animali e vegetali. Anche l’uomo storicamente frequentò e venne affascinato da queste cavità sotterranee, talora dall’aspetto bizzarro o inquietante.  Le grotte etnee permettono una esperienza speleologica formidabile, spesso con la guida esperti, come la Grotta dei Ladroni, di Serracozzo, degli Archi, delle Palombe, la Grotta dei Tre Livelli – di dimensioni imponenti, con diverse gallerie e che arriva ad una profondità di circa 300 m. La Grotta del Gelo (2030 m s.l.m.) è forse la più conosciuta a livello internazionale, per la caratteristica presenza di ghiaccio al suo interno – caratteristica che la rende estremamente interessante sotto il profilo vulcanospeleologico. È situata sul versante nord-occidentale del complesso etneo e meta di numerosi visitatori. Le grotte etnee sono presenti nei racconti del folklore popolare come ricoveri di pastori, luoghi di meditazione o nascondigli per i fuorilegge ed i loro tesori.

    ► Il mito del respiro dell’Etna: il gigante Encelado

    Narrando le battaglie tra gli dei dell’Olimpo e i Giganti, divinità primordiali figlie di Urano, il Cielo, e Gea, la Terra, un racconto mitologico tramanda che Atena sconfisse il gigante Encelado relegandolo per l’eternità in una prigione sotterranea sotto l’isola della Sicilia, dove si trova oggi il Monte Etna. Secondo il mito, l’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano sarebbero il ‘respiro’ infuocato del gigante intrappolato, mentre i terremoti sarebbero causati dal suo rigirarsi tra le catene. Secondo la leggenda, anche i Ciclopi sono legati a queste zone.

    ► Lo scienziato illuminista Lazzaro Spallanzani visita l’Etna

    Lazzaro Spallanzani fu uno scienziato italiano che visse nel XVIII secolo, famoso per l’introduzione del metodo sperimentale in Biologia – da alcuni definito il ‘Galilei della Biologia’. Spallanzani compì un lungo viaggio in Italia per ampliare le sue conoscenze e compilò un diario di viaggio scientifico (Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, 1792) nel corso della sua visita sul Monte Etna e nelle Isole Eolie. Il suo diario è interessante perché ci racconta l’aspetto che allora aveva il vulcano e testimonia un chiaro esempio del metodo sperimentale basato sull’osservazione dei fatti; inoltre dalla vulcanologia moderna, è considerato un’importante fonte storica. Nel luglio del 1788, l’illustre viaggiatore rimase colpito dal paesaggio etneo, dove la vegetazione mediterranea lasciava via via il posto ai profili nudi dei canaloni con il procedere verso la sommità del “formidabil vulcano”. La coraggiosa ascesa non fu senza difficoltà per Spallanzani, che esplorò il gigante siciliano con “sacro orrore”, giungendo fino alle labbra del cratere. Sulla sommità del Monte Etna, Spallanzani rimase estasiato dal panorama che gli si aprì alla vista e contemplò con chiarezza gran parte della Calabria e della Sicilia, giungendo a scorgere Malta. Dall’Etna le isole Eolie, con “il fumante Vulcano, e l’avvampante Stromboli, […] a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani”.

    Cfr. Lazzaro Spallanzani, Viaggio all’Etna, a c. di Paolo Gasparini, CUEN, Napoli, 1994.

    ► Sant’Agata e il Monte Etna

    La santa patrona di Catania è Sant’Agata. Il culto della martire, morta secondo alcune fonti a Catania nel 251 d.C., è legato al Monte Etna in quanto si tramanda che i catanesi pregarono la santa per far cessare un’eruzione lavica iniziata il 1 febbraio 252 d.C. che minacciava la città e la supplica ottenne la grazia. La leggenda narra che gli abitanti opposero al fiume di lava il Velo virginale che era posto sul sepolcro della santa; questo da candido mutò il suo colore in rosso e l’incedere della colata infuocata si arrestò nel giorno esatto dell’anniversario di morte di Sant’Agata, il 5 febbraio. Anche oggi Sant’Agata è invocata come protettrice dalle forze distruttive del fuoco e il suo Velo, che misura circa 4 metri per 50 centimetri, è custodito in un prezioso reliquiario.
    Protagonisti

    ► Empedocle

    Empedocle (V secolo a.C) è un filosofo greco presocratico, celebre per la dottrina delle quattro radici dell’essere. Nato ad Agrigento, la sua opera ci è arrivata in una raccolta di frammenti la cui interpretazione è ancora oggetto di dibattito. I suoi discepoli vedevano in lui un saggio, un mago e un taumaturgo. Sulla sua morte si tramanda una leggenda secondo la quale si gettò nel cratere dell’Etna per dimostrare a tutti la sua natura divina, ma la lava lo inghiottì e rigettò fuori soltanto un suo sandalo di bronzo.
    Legami tra i siti Unesco italiani

    Il Monte Etna e... le Isole Eolie

    Il Monte Etna è da considerare in relazione ai fenomeni vulcanici che originarono e, ad oggi, caratterizzano l’arcipelago eoliano. La complessità tettonica del bacino del Mediterraneo infatti spiega la vicinanza dei due patrimoni naturalistici italiani perché entrambi i complessi vulcanici si trovano in prossimità di una linea di frattura della crosta terreste, connessa alla collisione tra la placca Euro-Asiatica e la placca Africana.
    Glossario

    Glossario

    antropizzazione, s.f., intervento dell’uomo sull’ambiente naturale, per adattarlo, trasformarlo e alterarlo, alle sue necessità e ai suoi usi.

    colonizzazione, s.f., in biologia, ‘colonizzare’ significa che un gruppo di organismi iniziano a diffondersi e ad abitare stabilmente un ecosistema; questo fenomeno implica sia degli adattamenti nella specie colonizzante, sia dei cambiamenti nell’ambiente stesso. Processo nel quale una popolazione si stabilisce in uno spazio (ad esempio le colonizzazioni storiche dei Greci nell’Italia meridionale nell’VIII secolo a.C., la colonizzazione spagnola e portoghese delle Americhe a partire dal Cinquecento, le colonie inglesi in India nei secoli XVIII-XIX).

    endemica, legata esclusivamente a un determinato territorio.

    flora, s.f., l’insieme di tutte le specie vegetali che popolano un determinato luogo.

    placca tettonica, l’espressione appartiene alla Tettonica, una disciplina scientifica della Geologia che studia la forma, l’origine e i mutamenti della crosta terrestre. La crosta terrestre è formata da placche, o zolle (calotte rigide) che si muovono – in modo lentissimo – sulla parte superiore del mantello della Terra.

    taumaturgo, s.m., in greco thaùma vuol dire portento, prodigio, miracolo. Il taumaturgo è colui che è in possesso di poteri miracolosi, anche di guarigione.

Iscrizione UNESCO

2013, Phnom Penh, Cambogia, 37a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale

Sito Naturale

Età della Terra

Italia Isole. Regione Sicilia.

 

Criteri di Iscrizione

(viii) L’Etna è uno dei più attivi vulcani iconici del mondo e uno straordinario esempio di processi geologici continui e formazioni vulcaniche. Lo stratovulcano è caratterizzato dalla quasi continua attività eruttiva dai crateri del suo vertice e abbastanza frequenti eruzioni e colate laviche dai crateri e fessure sui suoi fianchi. Questa eccezionale attività vulcanica è stato documentata da esseri umani per almeno 2700 anni ed è una delle più lunghe registrazioni documentate al mondo di vulcanismo storico. Il vario e accessibile assemblaggio di caratteristiche vulcaniche come la vetta dei crateri, i coni di cenere, le colate di lava, le grotte laviche e la depressione della Valle del Bove hanno reso il Monte Etna una destinazione privilegiata per la ricerca e l’educazione. Oggi l’Etna è uno dei meglio studiati e monitorati vulcani del mondo e continua ad influenzare la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienze della terra. La notorietà, l’importanza scientifica e culturale e il valore educativo sono di importanza globale.

Integrità

I confini del bene sono chiaramente definiti e comprendono le caratteristiche geologiche più importanti del Monte Etna. La proprietà include poche infrastrutture: alcuni sentieri di foresta e montagna, una serie di rifugi lungo le principali piste forestali, oltre 50 piccole stazioni di monitoraggio sismico e un osservatorio scientifico. Una zona cuscinetto di 26.220 ettari circonda la proprietà, includendo il Parco Naturale Regionale dell’Etna e due aree di turismo. Queste ultime comprendono alloggi (hotel, rifugi), parcheggi, ristoranti, bar, una funivia, seggiovie e sciovie per il turismo sciistico, punti di informazione e biglietterie per visite guidate, escursioni a cavallo e asino.

Estensione del bene

 

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